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Rick’s Cafè Americain: il topic sul cinema classico

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  • #2665513
    ColonelBlimpColonelBlimp
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    Ammazza che filotto!

    A parte il primo, tutti capolavori.

    Scrivimi fermo posta è semplicemente magico per come riesce a bilanciare tutti i suoi elementi e per il profondo senso di calore umano che comunica. Peccato per il doppiaggio datatissimo. Da vedere assolutamente in inglese. Recupera tutto quello che ti riesce di Lubitsch: ha girato una quantità di capolavori imbarazzante.

    Condivido l’entusiasmo per Johnny Guitar, un western fuori da ogni schema; ai generi che citi tu, aggiungerei addirittura la Tragedia per un senso acutissimo della fatalità e del destino, per la ieraticità dei volti e dei gesti – vere e proprie maschere greche – e infine per la stilizzazione estrema della messa in scena, volutamente anti-naturalistica. E che bello il tema di Victor Young, suonato al piano dalla Crawford in una delle scene più cariche di tensione, e affidato al commento extra-diegetico durante la dichiarazione d’amore spassionata di Johnny.

    #2665518
    UomoCheRideUomoCheRide
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    Confesso, pur essendo un amante della commedia, di non aver apprezzato nè Scrivimi fermo posta nè le opere di Lubitch….ne apprezzo moltissimo la cura registica, ma le trovo troppo datate per essere realmente divertenti (tutto il contrario del suo discepolo Wilder).

    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?

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    #2665535
    Foto del Profilobarbayannis
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    Iscritto il: 16/09/2016

    Ammazza che filotto!

    A parte il primo, tutti capolavori.

    Scrivimi fermo posta è semplicemente magico per come riesce a bilanciare tutti i suoi elementi e per il profondo senso di calore umano che comunica. Peccato per il doppiaggio datatissimo. Da vedere assolutamente in inglese. Recupera tutto quello che ti riesce di Lubitsch: ha girato una quantità di capolavori imbarazzante.

    Condivido l’entusiasmo per Johnny Guitar, un western fuori da ogni schema; ai generi che citi tu, aggiungerei addirittura la Tragedia per un senso acutissimo della fatalità e del destino, per la ieraticità dei volti e dei gesti – vere e proprie maschere greche – e infine per la stilizzazione estrema della messa in scena, volutamente anti-naturalistica. E che bello il tema di Victor Young, suonato al piano dalla Crawford in una delle scene più cariche di tensione, e affidato al commento extra-diegetico durante la dichiarazione d’amore spassionata di Johnny.

    Giusto, la tragedia greca. Sopratutto nella scena dell’incendio con McCambridge che ride invasata mi ha fatto pensare a quello che dici tu, con la faccia dell’attrice trasformata in una maschera sadica. L’unica scena che è quasi del tutto western direi che è quella iniziale con Johnny e la banda di Kid nel locale.

    Lubitsch è un regista di cui sono praticamente a digiuno (ho visto solo Scrivimi Fermo Posta), mi è venuta voglia di recuperare suoi film dopo aver finito di vedere le commedia di Hawks. Ho già in lista Vogliamo vivere e Ninotchka, e sto cercando
    Partita a quattro e Il cielo può attendere.

    Comunque per puntualizzare, io i film ormai li vedo sempre in lingua originale (per motivi logistici diciamo). A parte film che ho già visto anni fa, di solito quelli di cui sto parlando qua gli ho visti in inglese.

    #2665537
    UomoCheRideUomoCheRide
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    Iscritto il: 20/09/2007

    Vogliamo vivere è davvero molto bello. Superiore al suo remake con Brooks degli anni 80 (essere o non essere) il quale tuttavia presenta dei dialoghi piu freschi e una maggior cura nella scelta dei volti dei caratteristi.

    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?

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    #2665552
    ColonelBlimpColonelBlimp
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    Iscritto il: 13/02/2012

    Ho già in lista Vogliamo vivere e Ninotchka, e sto cercando
    Partita a quattro e Il cielo può attendere.

    Perfetto! E ti consiglio anche MANCIA COMPETENTE e LA VEDOVA ALLEGRA. Ma ne mancano tanti altri anche a me…

    #2665557
    UomoCheRideUomoCheRide
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    Iscritto il: 20/09/2007

    ecco il mio problema con Lubitch…molti suo film mi scivolano addosso…Mancia Competente ricordi di averlo visto (è quello con la coppia di ladri?) ma non ricordo altro.

    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?

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    #2665624
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    Iscritto il: 16/09/2016

    Ieri ho visto Vogliamo Vivere!, stimolato dai commenti e dalla voglia di chiudere una lacuna grossa.

    Non sono rimasto deluso. Il coraggio di fare un film del genere in quel momento storico è sicuramente una qualità, ma non è l’unica. Il film parte lento con la parte prima della guerra, ma poi il ritmo sale e così le situazioni comiche. Non è una commedia basata sulla battuta o sul ritmo farsesco (seppur entrambe le componenti sono presenti), ma è una satira acida su una situazione storica agghiacciante (‘E così mi chiamano Campo di concentramento Earhardt’) e in quel momento attuale. Oggi sarebbe impensabile fare un film del genere su, per dire, l’ISIS.
    Attori tutti bravissimi, anche se alcuni restano poco impressi. La parte finale al teatro mi ha fatto pensare a Bastardi Senza Gloria.

    #2666204
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    Riporto in auge il topic con qualche nuova visione:

    Ormai in mood Gary Cooper, ho visto L’idolo delle folle (1942) di Sam Wood. Biopic sportivo sulla vita dello sfortunato Lou Gehrig, che era morto l’anno prima della realizzazione per la malattia che oggi porta il suo nome. E’ l’archetipo di praticamente tutti i film sportivi successivi, con aggiunte da biopic epico che di solito non vengono inserite più nei film sportivi.
    Detto questo, il film è abbastanza normale nel suo svolgimento, con qualche difetto e faciloneria assortita (ad esempio non è così chiaro come Gehrig diventa indispensabile per la squadra, o non viene praticamente spiegata la rivalità con Babe Ruth).
    Cooper è fuori parte per almeno metà film (cioè quando è all’università e quando è a inizio carriera), per quanto come al solito ci mette la sua bravura sopratutto nel bellissimo finale, dove ripete il celebre discorso che fece lo stesso Gehrig nella sua partita d’addio (e che in America è famoso quasi quanto i discorsi presidenziali).

    Gunga Din (1939) di George Stevens.
    Film d’avventura esotica tipico dell’epoca, è parzialmente ispirato ad un poemetto di Kipling. Racconta di tre sergenti dell’esercito britannico fuori dagli schemi (Cary Grant, Douglas Fairbanks Jr. e Victor McLaglen) in India combattere contro un’insurrezione dei Thugs, aiutati dal portatore d’acqua Gunga Din (Sam Jaffe).
    Mi tolgo subito il dente: la visione del film è molto colonialista (sebbene non particolarmente razzista) e gli indiani sono tutti bianchi pittati (ma dove li trovavano ad Hollywood un centinaio di comparse indiane nel 1939?).
    Detto questo (se per voi è un problema, per me non lo è), il film è estremamente divertente, pieno d’azione e momenti leggeri (c’è tutta una sottotrama sul personaggio di Faibanks Jr che vuole dimettersi dall’esercito per sposarsi e McLaglen che cerca di fermarlo), in quel modo unico che solo l’Hollywood dell’epoca riusciva a fare. Dei tre personaggi principali quello più sacrificato è Cary Grant, che fa il sergente scavezzacollo e pieno d’inventiva a caccia di tesori nascosti, il migliore è probabilmente McLaglen, con il suo sergente offeso dalle scelte dell’amico.
    Molto influente come film, sopratutto nella rappresentazione dell’India. Spielberg lo ha sicuramente visto mentre preparava Indiana Jones e il tempio maledetto (una scena è praticamente uguale, e pure il cattivo è identico). Doveva dirigerlo Hawks e si capisce benissimo come sarebbe stata una sua versione (fu escluso dal film per via del flop di Susanna!, incredibile a pensarlo oggi), ma Stevens fa comunque un ottimo lavoro.

    La Carovana dei mormoni (1950) di John Ford
    Un Ford meno noto, chissà perché (ma è uno dei film più amati da Ford stesso). Forse per la mancanza di attori famosi (ci sono alcuni tra gli attori feticcio di Ford, ma nessun nome veramente famoso). Comunque sia, mi azzardo a dire che è uno dei suoi western migliori.
    Parla di una carovana di mormoni che deve raggiungere una valle dove stanziarsi e vengono aiutati da due commercianti di cavalli. Ci sono tutte le tematiche classiche di Ford, inserite in una storia (la carovana alla ricerca della terra promessa, una cosa che più biblica non si può) che è uno dei clichè del Western.
    Da riscoprire.

    L’eterna Illusione (1937) di Frank Capra. Uno dei film più giustamente noti di Capra. James Stewart e Jean Arthur sono due innamorati ma di due classi sociali diverse (lui ricco rampollo, lei da una famiglia di svitati), ma la scena è tutta per i capifamiglia, Lionel Barrymore e Edward Arnold.
    E’ un film a tesi e questo forse lo penalizza un po’ (ma è una costante del Capra al suo apice), perché il messaggio è spesso ripetuto fin all’eccesso, ed è forse un messaggio un po’ banale oggi (ma non meno potente).
    Non è il mio Capra preferito e forse non è nemmeno tra i migliori tre (per chi fosse interessato, i miei tre preferiti sono la vita è meravigliosa, Mr. Smith va a Washington e E’ arrivata la felicità), ma è un gran film.

    Per chiudere con l’angolo Hawks, particolarmente povero stavolta:
    Il Grande Cielo (1952). Un film che quasi fa le prove generali per Hatari, con un gruppo di trapper in esplorazione e i loro incontri con gli indiani nel nord America del 1830. Tipicamente hawksiano nelle dinamiche di gruppo e nello scarso interesse per una storia forte. Carino, ma con poche cartuccie da sparare.

    #2666254
    UomoCheRideUomoCheRide
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    Ottimo lavoro! Davvero una gran selezione.
    Hai mai visto qualcosa di Cukor?

    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?

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    #2666281
    Nonno AbeNonno Abe
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    sto cercando
    Partita a quattro e Il cielo può attendere.

    Ciao Barbayannis, meritano tantissimo entrambi! “Partita a quattro”, nonostante l’età e i conseguenti limiti censori imposti (non c’era ancora il codice Hays ma non si era comunque negli anni ’70 😉 ), si permette di trattare situazioni decisamente spregiudicate (guardandolo con la malizia necessaria da della birra a molte commedie dei decenni seguenti). “Il cielo può attendere” è uno dei suoi quattro che non mi stanco mai di rivedere (con “Ninotchka”, “Vogliamo Vivere” e “Scrivimi fermo posta”).
    Di Capra hai visto “Arsenico e vecchi merletti”? Una godibilissima anomalia nera nella sua filmografia.

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