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  • Spronata da un sinistro incubo premonitore Julia si persuade infine ad aggregarsi alla partenza di un volo umanitario per la Missione africana che dà rifugio ad Abebe , il bambino che lei assiste a distanza e visto solo in foto e rare video-chiamate. Con un medico operatore di ONG e due coppie di altri “genitori” ha così modo di sperimentare le bellezze naturali e culturali del Continente, non meno unite dai risvolti tragici e ferali delle asprezze politiche ed alle lotte di potere di una infinita guerra civile tra fazioni inconciliabili , impegnate a massacrarsi a vicenda o perlomeno ad accedere ad un sistema corruttivo basato su un circoscritto controllo territoriale. I Missionari sul posto, ingoiando qualche sgradevole compromesso, cercano di dare una prospettiva minima di vita dignitosa ai poveri ed agli indifesi , in un mondo in cui perfino i bambini sono passibili dell’abominio di diventare soldati od essere altrimenti sfruttati…
    Julia dovrà governare la personale emozione di fare la conoscenza di Abebe,subendo in parallelo le tensioni locali e l’ostilità armata di chi vede perfino nella Missione un minaccioso “covo” di nemici.

    In sede di scrittura G. Berardi e L. Calza si mantengono abbastanza sulle generali nell’ubicare lo scenario _ dunque abbastanza “esemplare”_ della storia, dispensando sensazioni e nozioni inerenti l’attualità africana, frenando dichiaratamente pietismi e sdolcinature che aiutano ad equilibrare il rapporto Julia/Abebe, conferendo a quest’ultimo un profilo non passivizzato nell’impotenza del vittimismo e dando alla Kendall il tempo di ricomporre i suoi slanci emotivi, adattati alla circostanza.

    Il decano Giorgio Trevisan (http://giorgiotrevisan.blogspot.it/2...segnatore.html ) firma i disegni saturando con i tratteggi qualunque elemento di qualunque vignetta. Si può apprezzare , od umilmente nel mio trascurabile caso , cogliere qualche impressione di un segno approssimato ed autoindulgente nel mancare di pulizia.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • Collana Weird Tales, 96pp., b/n, 3,00 euro.
      Amena e licenziosa commistione di plots letterari , icone pop, e figure storiche reali , racconta di una servetta-infermiera _che sa di più di quel che dice_passare dal capezzale dell’elefantiaco John Merrick al servizio dell’umorale dottor Jeckyll, impegnato in “certe” sue ricerche col bisogno di acquisire componenti in Svizzera , dove si imbatte nel “risultato” degli esperimenti _ altrettanto spregiudicati_ del fu Victor Frankenstein, che gli cascano a fagiuolo. Già che c’è si sottopone a colloqui con tal Sigismund S. Freud, che a dirla tutta quasi si fa fomentare con le teorie di dissociazione della personalità.

      Aiutandosi con le icone di super-forzuti Marvel ed il boss nemesiaco di un videogame Antonio Marinetti dà la sua interpretazione grafica ai due mostri, ma esalta piuttosto nel rendere macchinari, architetture, arredi e costumi della seconda metà dell’Ottocento, con arditezza e dinamismo prospettico, colmando le vignette dei particolari più minuti, senza deflettere dall’esigenza anche di rendere le ombrosità del racconto gotico, che lo sceneggiatore Dobbs _non senza ingegnosità_ cerca di incastrare negli archetipi che ha chiamato in causa. Il lettore erudito potrà trovare soddisfazione ( o senso del ridicolo?) nel veder esternare interrogativi etico-filosofici perfino nel mentre di una furibonda rissa tra “aberrazioni” di Natura, concepite da un fondo di Positivismo, ancorché arrogato da menti oltremodo egocentriche.

      In sintesi : storia passabile, disegni affascinanti.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • Collana Weird Tales, 96pp., b/n, 3,20€.
        Testi di Jean-Marc Lainé/ Disegni di Bojan Vukic.
        Novella marinaresca, che incrocia le rotte dell’avventura orrorifico-fantastica, con riverberi da favola ecologista che soddisferebbe “Greenpace” , facendosi testimoniare da nomi illustri.
        In una locanda , di un porto di mare del Massachussets intorno alla metà del secolo XIX, l’intellettuale Melville intrattiene con uno straordinario racconto il giovane ardimentoso Ismaele, in procinto di prendere la via del mare, esercitando una professione difficile quanto pericolosa, irta di ostacoli che la superstizione o la poca lucidità degli uomini di mare non sanno rendere conoscibili…

        Ecco sfilare dunque il capitano della baleniera , Il Pequod, Achab, integro fisicamente e già indiavolato nell’avventarsi sui capodogli, che tuttavia lasceranno le onde del mare aperto e la mente del navigatore ad un’altra insostenibile (invincibile?) ossessione,nella forma di una bestia ancestrale.
        Dopo incidenti di percorso ed assestamento, trovati come compagni di viaggio il più insolito dai naufraghi uniti al più delirante anziano esperto di oceani e vetuste premonizioni , sentito un teologo con memoria di testi proibiti, il Comandante Achab intraprende la sua missione di bonifica del mare, scoprendo si alleato degli ultimi che si aspetterebbe…

        Alcuni protagonisti sono scaraventati nella vicenda abbastanza pretestuosamente , dal vecchio poco lucido , che pare un incrocio tra Ben Gunn e L’Abate Farìa; mentre il fiocinatore forzuto è un “prezzemolo” di questo tipo di storie , seppur mai nominato esplicitamente. In questo caso si sfrutta l’imponenza del “Kraken” ( nella cover però sembra un ingannevole “Predator”), per concitate scene d’azione, che naturalmente chiamano dialoghi secchi e disperatamente ultimativi. Sconquassi e spasimi che il disegnatore rende vivi concedendosi l’imponenza dei vignettoni e saturando i quadri con una fitta mole di minuzie e particolari da ingegneria navale. Non sempre proporzionati i volti, con accesi segni di espressione. Vicenda piuttosto lineare e palleggiata dall’ambiente dell’osteria a quello, interposto, dei velieri. Niente di speciale, imho.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • starr l'uccisore

          fafhard e il gray mouser

          "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

          "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


          ~FREE BIRD~

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          • Topolino.

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            • Collana Weird Tales. 96pp., b/n, 3,20€.
              Testi di Richard D. Nolane/ Disegni di Patrick Dumas.
              Durante la guerra di secessione americana, in campo sudista ,un manipolo di uomini malmessi che si esprimono in una lingua forestiera cercano di trasportare via mare una cassa metallica dal misterioso contenuto (…). Tre lustri dopo , nella Francia destabilizzata intorno alla “Comune di Parigi” il Capitano Nemo ha urgenza dei servigi di uno studioso e gentiluomo , accompagnato da un’amica giornalista scaltra ed intraprendente. Li attende il sottomarino Nautilus, nella versione più ammodernata, per lanciarsi in un avventuroso viaggio, alle soglie di un avamposto sconosciuto che attenta all’umanità e non ultimo alla salute di Nemo. Di nuovo Jules Verne sarà pronto a “raccogliere” i “fatti accaduti”.

              Sceneggiatura che conta su lettori edotti di “20.000 Leghe sotto i mari”,”Gordon Pym” e le opere di H. P. Lovercraft ,elargendo bracciate di steampunk a mezzo di una storia affettata nei dialoghi e farraginosa nell’intreccio, che arriva al dunque per dissolversi in pochissime pagine finali. Disegni accettabili ,che sembrano tuttavia risentire la decolorazione e la compressione nel formato bonellide.
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • Ho iniziato a leggere Devil dal principio, ho letto i primi 3 numeri (che contengono anche la serie di Silver Surfer). Davvero di altri tempi, ma piacevole e curioso, merita di essere letto comunque. Conto di recuperare tutto il recuperabile!

                Nello specifico dei primi 3 numeri
                Spoiler! Mostra

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                • Testi e disegni: Mathieu Lauffray. A colori, 64pp., 4,60€.
                  Orrori viscerali nella città sconvolta dal Caos mutante e dagli inesorabili movimenti tellurici. Ad ondate, fantasmi , demoni, esseri in via di transustanziazione incontrollata si parano davanti a Jack Stanton _ed a suoi due alfieri _, ormai completamente costretto (e dilaniato) nel suo ruolo “profetico” ,alla ricerca di un possibile riscatto riparatorio delle sorti del pianeta. Suo malgrado intuisce la direzione in cui puntare le sue ricerche, a ritroso di scenari apocalittici che ha _del resto_ contribuito a scatenare…

                  Attesa alla conclusione nel prossimo fascicolo, la storia _ fatta di viaggi ed epifanie_ è immersiva nella grandiosità delle ambientazioni ,illustrate con tagli prospettici potenti , che affascinano ulteriormente con i guasti indotti alle architetture , deturpate ma talvolta lasciate alla emozione della loro (ri)conoscibilità. Avrebbe giovato, imho, una maggiore pulizia e precisione del segno, giacché le “creature” disegnate offrono scarsi appigli a prescindere al realismo, dunque si rischia la confusione nel decifrare gli elementi presenti nelle vignette. E d’altronde l’ampio uso di campi lunghi e totali sono ulteriormente deleteri a stringere una marcata definizione dei multiformi esseri chiamati a raccolta ad assediare Jack, e le residue speranze (?) di capovolgere il definitivo tramonto della nostra civiltà.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • Sto alternando Devil anni '60 a Devil & Hulk anni '90, rispettivamente in ordine cronologico (i primi decenni della Marvel richiedono di essere alternati con qualcosa di più recente).
                    Attualmente a Devil & Hulk 13 di 170. Molto apprezzata, non pensavo che potessero piacermi a tal punto, anche le storie autoconclusive.
                    Menzioni speciali per: lo scontro fra Devil e Kingpin e il ritiro di quest'ultimo, una bellissima parte. Vorrei vedere qualcosa di simile più avanti nella serie, soprattutto una scena folle con Kingpin alla guida di un camion.
                    Hulk, che non avevo mai letto tranne qualche numero random, mi ha sorpreso parecchio, anche perché questa serie inizia con dei risvolti psicologici interessanti del personaggio che ignoravo e tuttora la storia si sviluppa intorno a un Hulk con l'intelligenza di Banner, cosa che ha aperto a numerose possibilità. Non mi aspettavo neanche che fosse così divertente!

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                    • Convalescente ed ancora confinata nel letto d’ospedale Brenda Young torna a deporre al burbero detective Jack Sloane altri dettagli inerenti alla visita in casa sua del fidanzato Sam Zucco, un malavitoso manesco anche con lei, prima di essere freddato da un “soldato” con la faccia irriconoscibile. Un gesto che ha avuto la conseguenza anche di salvare la vita a Sloane, sempre più deciso a venire a capo della faccenda.
                      Intanto a Coney Island si fa vedere un gangster ,che bazzica il teatro del Mago Frolic_ aiutato per amicizia dal motociclista acrobatico in arte “Speedy”_, il primo ad aver “avvertito” il pericolo che si stava abbattendo su Brenda, e perciò provato da debilitante spossatezza…

                      I disegni della coppia Barbati/Ramella di nuovo ci gratificano nel riproporre il clima urbano degli anni ’20,aderendovi con non scontata perizia anche nei costumi, trucco&parrucco e nella montante rivoluzione dei trasporti . La sintesi del tratto e l’appoggio delle chine aiutano a non ingentilire oltre il necessario le corporature dei personaggi. Il tutto “analogicamente” affascinante.

                      La sceneggiatura di Gianfranco Manfredi rischia di sballare le geometrie del giallo mettendo in bocca a Sloane intuizioni che possono sembrare premature ; e fa perno sulla figura a dir poco ambigua di Frolic, lasciando aperta un’opzione perfino soprannaturale (ed in ogni modo suggestiva) e facendo entrare l’illusionista in ogni tranche della storia, che d’altronde si dipana collegandosi ad una guerra tra bande criminali , malviventi emergenti e della vecchia guardia ed appunto le motivazioni dissimulate da Frolic. Il colpo di scena che cade esattamente a metà albo ci conferma comunque la controllata maestria dell’autore di “Adam Wild”.

                      In bilico sulla verosimiglianza si attende con curiosità la terza e definitiva parte.
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                      • Vertigine immaginifica che setaccia l’animo del l’uomo che l’ha scatenata, per pulsioni fallaci ma concretizzabili e condivise, e perciò “umane troppo umane”.
                        La trama, quasi onirica e non strettamente consequenziale può indurre disorientamento ( si è portati a credere di aver saltato qualche passaggio…), e non tutti i risvolti della storia sono benedetti dalla originalità. Ma l’impianto estetico ruba l’occhio, anche perché antecede i momenti della devastazione di NYC ,che deflagra in tutta la sua drammatica spettacolarità, spendendosi in panoramiche splash page e riservando tagli di inquadratura pregnanti e tridimensionali. Il fondo di ironia che _nonostante tutto_ non si estingue nel protagonista, che spende massime pseudo-filosofiche gustose.
                        Un finale misurato lo immette nella carreggiata di una “normalità” ,che chi ha letteralmente vissuto l’inferno sulla propria pelle , bramando e specchiandosi nell’esaltazione, può ritenere, al momento, una cosa abbastanza desiderabile.

                        Di Mathieu Lauffray. Assistenti ai disegni Eric Henninot e Patrice Pion; per i colori Anthony Simon. Fascicolo 4 (di 4), 64pp., 4,60€.
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • 128pp., b/n, 2,90€.
                          Testi di Michele Monteleone/ Disegni di Fabrizio Des Dorides.
                          Ripresa del personaggio creato per la parte grafica da Massimiliano Leonardo (Leomacs), su sceneggiature di Roberto Recchioni (RRobe) che qui si ritaglia il ruolo di revisore dei testi ed ispiratore del soggetto. Che è un inedito , modellato sul formato pocket ( 12x17)che si potrebbe intendere come quello delle due vignette per pagina, qui largamente ridiscusso a tre ( se non addirittura in tripla fascia, oltre alle non più inconsuete vignette scontornate a tutta pagina) . Un bianco e nero contrastato ed espressionista ricava il modo di curare gli sfondi ; con i dettagli di un’epoca che _procedendo per ellissi_ incontra anni cruciali tra il 1930 ed il ’45. La premessa beffarda affidata ad una didascalia secondo cui “Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale” è bellamente sconfessata trattandosi la Edda Mussolini Ciano figlia del Capo Benito Dux buonanima.
                          La signora , dopo essersi sfarzosamente coniugata, sperimenta negli anni gli oneri e le complicanze della vita matrimoniale , avendo un ruolo anche pubblico _seppur sacrificato dal sessismo_ in una fase storica delicata. A vegliare sulle sue debolezze personali _su diretto incarico dell'ingombrante babbo_ Battaglia Pietro, armato di graffiante e virile sarcasmo ,oltre che e soprattutto di risorse sovrumane…

                          Si potrebbe schiaffare il giornalino nella collana dei “Weird Tales”, per quanto probabilmente non re-inventi la Storia (deviazioni nel fantastico a parte) più di tanto; tenendosi fedele alla linea fumettistica del suo ideatori, ossia battute svelte e gran mulinare di sganassoni; enfasi estetica e partitura del ritmo sapientemente compiaciuta.
                          Dato il protagonista ( che pare un Primo Carnera visto da Chester Gould), non sarà (?) troppo difficile vederlo “infiltrare” il proseguo delle italiche vicende, come del resto promette questa sfiziosa mini-serie, vintage anche nel claim e nell’immagine promozionale di lancio .
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • Alla fine ho ceduto e ho preso il primo volume di The Spirit di Will Eisner. Sarà bimestrale e non so se riuscirò a proseguire, dovrei tagliare un bel po' di roba per seguire anche questo asd

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                            • “Un’indagine del Commissario Ricciardi”. 144pp., b/n, 6,00€.
                              Adattamento a fumetti di un racconto di Maurizio De Giovanni in volume unico. Testi di Alessandro Di Virgilio; disegni di Emanuele Gizzi.

                              Vicoli di Napoli, 1930.I sorci sono grassi, gli scugnizzi meno; i cadaveri sanguinano di morte violenta e il Regime Fascista attecchisce prepotente. L’uguale mano omicida di un prete e di una donna è annessa e connessa alle intuizioni del pallido e tristanzuolo giovane questurino Ricciardi dott. Luigi Alfredo, dotato “letteralmente” di sesto senso.

                              Espresso dall’angustia piuttosto che da eclatanti azioni , Ricciardi è presenza quasi“vampiresca” e dolente, un “Valter Buio” con complessi irrisolti. Sfocato anche nella collocazione narrativa, dato che De Giovanni è un prolifico giallista e la stesura del suo racconto fa da introduzione al Commissario, svelandone parte della biografia e lanciando l’aleggiante potere di una imprecisata massoneria (?) capace di bloccare anche la Giustizia, se insinua il suo mandato a detrimento di classi ed interessi sociali sensibili. All’arrangiarsi del popolino mediano le forze sul campo della Pubblica Sicurezza di uguale estrazione, la cui “umanità” precede e forse trascende la necessaria scure giudiziaria. Pozzi di saggezza spicciola e battute salaci, prezzemolate con dialetto (Camilleri docet)dai comprimari :tra il vissuto amaro ed il macchiettistico da barzelletta, sono comunque esagitati e teatrali, a contrasto del quasi imperturbabile _sul lavoro_ Ricciardi. Che, senza troppi scossoni ,ricava il colpevole e si adatta alla “prudenza” dei suoi superiori.
                              Smanierete per questo Ispettore Derrick giovane e para-normale? Anche no.

                              Vi sono diverse pagine con poco o nulla testo, più che altro parti di raccordo, che dicono non molto , una volta collegate al senso generale della storia. E tocca decifrarle tra le linee spesse del segno di Gizzi, che carica di preferenza il contorno occhi ele rughe delle persone più attempate. Le atmosfere cupe lasciano comunque interpretare, come detto, le maschere della commedia dell’arte, fissate con l’ausilio di mani ampiamente gesticolanti e pose debitamente enfatizzate.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Shockdom s.r.l ; 48pp., a colori, 3,00 euro.
                                Testi Giovanni Guida. Disegni Davide Caporali. Colori Alberto Turturici.
                                Una comune mascherina gialla di Carnevale, ma irrorata di una scintilla di energia cosmica senziente (circa?) è finita sul naso di un nerd romano Max_ Massimiliano che acquisisce svariati super-poteri che solo incidentalmente riesce a controllare “litigandoseli” con la maschera, che li attiva praticamente a sua discrezione. Così Max-MG combatte il crimine perlopiù la sera ( ché di giorno fa’, senza entusiasmo, il clerk in una pizzeria per mantenersi con la madre sola…), in una Capitale che ha abbastanza assorbito l’abitudine ai supereroi che contrastano super nemici. MG si è fatto amico del giovane TNT, che governa le fonti di energia, e dell’incantevole VIOLET , temibile ninja tattica e sopraffina pianificatrice. Anche per naturale vanità le gesta di MG non passano inosservate ad una figura nell’ombra , che sembra conoscere da vicino Max ed avere sinistre intenzioni…

                                Già web comic di successo pare, trova la via delle edicole questo succedaneo di “Kick-Ass” con ‘a pummarola al posto del sangue e le pose da piacione che strizza l’occhio al lettore e se lo arruffiana con la citazioncina popular e un moderato richiamo alla situazione economica generale.Sottotrama con i ragazzi che non si riconoscono con le loro identità in borghese (sic!): espediente già liso ai tempi di Ludovico Ariosto. Come nei comic di Don Alemanno o G. Bevilacqua cade l’occasione di fare gran bordello, forse in omaggio (esteso ai disegni) a letture formative di manga ed affini. Di scuola indie l’alternanza tra vite private piuttosto comuni ed accenni a qualche complotto su larga scala. Non disprezzabile comunque la semplicità di fondo nella caratterizzazione di Max_MG che, presentandosi in forma operativa lascia la curiosità delle sue ed altrui origini, cattivi compresi.
                                Come bonus un’esangue brevissimo fumetto firmato Sio.
                                In sintesi un placebo: venefico non è , ma non rimedia abbastanza la necessità di soddisfarsi con prodotti del suo genere.
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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