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  • Ed. Cosmo. 160pp., b/n, 5,90 euro.
    Testi: Ade Capone / Disegni: Michele Cropera.
    Il Cap. Magdalene Wellman riprende servizio a Chicago, dopo che, nella traumatica trasferta a NY , ha assicurato Eleanore Glenn ad un ospedale psichiatrico criminale , dove la Erinni sconta la sua cattura
    _sorvegliata a vista dal FBI_ estraniandosi in un in scalfito mutismo.
    Ma un ( od una?) copycat inizia a mietere vittime tra prostitute e sessuomani , nelle modalità macabre consuete ad Erinni, lanciando un nitido guanto di sfida a Magda, firmando gli omicidi con citazioni da Tragedie Classiche. L’investigatrice, selezionando la collaborazione con una volenterosa recluta , Delay, e tenendo a distanza un ex e i mastini del Bureau si getta con ansiogena determinazione sul caso, a cui si accorpano nuove, rituali e serrate uccisioni. Riscontrando solo gli indizi che la “neo” Erinni decide di rilasciare sui luoghi dei delitti, Magda si persuade a stimolare una consultazione con Eleanore, da cui non ha mai del tutto reciso (né compreso originariamente) l’intimo contatto telepatico (?) che in momenti “particolari” le accumuna.

    Concepita agli albori del nuovo millennio , la seconda stagione di “Erinni” si compiace di sfruttare gli strumenti digitali più moderni in quel dato periodo; perciò è tutto un andare di e-mail, cernita di indirizzi internet e, condivisione files e stampate da pc.Non mancano ,s’intende, i classici inseguimenti tra i vicoli , conseguenti ad un’indagine deduttiva piuttosto canonica , ma compatta ed accattivante; forse anche più sostanziosa che nella prima serie , fin troppo celebrativa delle efferatezze della Prof.ssa Eleanore Glenn, ora internata che pare la Jeanne D’Arc di Dreyer ;per poi ripescare un ruolo da Hannibal Lecter che negozia con i suoi carcerieri ,avendo in mente…
    Dialoghi improntati su una certa crudezza _ma con sfoggio di citazioni e simbolismi acculturati_ ed una sensualità esondante, che il disegnatore omaggia illustrando belle donne, spesso svestite, quasi da ogni possibile angolazione visuale. Cadono in secondo piano gli sfondi, spesso neutri o magari sacrificati nei cluster che isolano particolari e muovono la gabbia.

    Promettente.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • XIII n.1

      [FONT=Merriweather Sans]
      Ci troviamo di fronte alla ristampa di un [FONT=inherit]capolavoro assoluto realizzato da J. Van Hamme e W. Vance. Editoriale Aurea ha ereditato la serie e la sta proponendo in un formato economico (parliamo di soli 3 euro a numero) e comodo da portare in giro (si avvicina a quello classico italiano, ma è leggermente più lungo per rispettare le tavole originali). Il [FONT=inherit]XIII targato Aurea si distingue del tutto da quello che la Panini ci ha fatto conoscere, visto che in questo modo è più facile accedere a questo straordinario successo di J. Van Hamme e W. Vance, senza dover aspettare "secoli" - ci troviamo di fronte ad una collana mensile - e potendo goderci ben due episodi alla volta.

      [FONT=Merriweather Sans]Dunque nel primo volume è possibile leggere [FONT=inherit]sia l'episodio introduttivo Il giorno del sole nero, sia La' dove va l'indiano. Materiale abbondante e che crea immediatamente un legame forte tra la storia ed il lettore, tra il protagonista e chi sta imparando a conoscerlo. [FONT=inherit]Chi è XIII? Nessuno può rispondere a questa domanda, anche se in tanti ci provano dalla prima all'ultima pagina dell'albo. Il divertimento non si ferma qui, visto che lo sceneggiatore ha la capacità di costruire una storia così viva che sembra trovarsi di fronte ad una serie tv perfetta nella sua costruzione.XIII [FONT=inherit]è un mistero vivente, ma la sua caratterizzazione conquista il cuore, vista la sua grande forza, le sue illimitate capacità e quell'aria da smemorato che lo mette in evidenza come una vittima in grande difficoltà. Dopotutto, durante la lettura, diventa difficile giudicare la sua persona. Non è buono, o forse lo è, non è un cattivo o forse è il più cattivo.
      [FONT=Merriweather Sans]Enigmi su enigmi inseriti in una trama sempre in movimento, che [FONT=inherit]toglie il fiato al lettore e che emoziona anche per la buona descrizione di quei personaggi secondari o di passaggio che fanno da contorno perfetto alle straordinarie vicende di un perfetto sconosciuto.

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      • Della edizione economica in b/n ne avevo già accennato (l'editor mi ha incollato molte parole non so perché) qui:
        http://www.badtaste.it/forum/showthr...ola+fumetteria
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • Principia l’arco di storie ( originariamente in dodici episodi americani ; racchiusi dalla Saldapress in sei volumetti _perciò dal numero 31 al numero 36 incluso_, aventi tutte le cover originali, ovvero due diverse per ogni uscita) in cui Rick Grimes, il suo gruppo, uomini e donne di tre comunità indipendenti si coalizzano nel massimo sforzo di neutralizzare la tirannide di Negan, sfidandolo in campo aperto e frontalmente, presso la sua base blindata.
          Non senza dubbi personali Rick, ancora una volta, si assume la responsabilità di guidare un coordinamento di forze _mai così imponenti nella sua esperienza_ sia sul piano operativo, destinato inevitabilmente a produrre nuove vittime , che sulla ideazione di un piano tattico di massima, elaborato tenendo conto delle reazioni prevedibili dei nemici. E una mattina, nella calma che precede la tempesta , è ora di andare…

          A tempo debito è stata avviata la sottotrama di Eugene che ha preso l’iniziativa di riuscire a fabbricare proiettili ; e poter “sprecare” i colpi è ora una parte integrante della pianificazione militare ( ). Significativo (pag.10) che Rick parli proprio con Eugene, quasi l’emblema di una mente razionalizzante, accennando che le possibilità di rivalsa su Negan non debbano necessariamente (?) concludersi con uno sterminio. Gesto eroico ed avventato di una comprimaria, che apre al problema dei prigionieri e degli ostaggi. Negan è al solito ringhiante e parolacciaio , ma non può certo esimersi _ perfino con cenni di umorismo_ dall’organizzare una difesa, ma (il lettore può sospettarlo) qualcuno della sua cerchia potrebbe remargli contro…

          Ci sta ,dato il momento , che la regia delle tavole produca anche vignettoni doppi ed uno sviluppo panoramico di molte altre vignette. Delicatamente opportuna la versione “prima mattina” di Andrea: capelli sciolti e postumi del pestaggio subito ( vedi TWD 30). Accreditato alle chine Stefano Gaudiano; e si nota l’ incisività di un senso di maggiore “personalità” (de)finita aggiunta al disegno. Decisamente ,continua…
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • Alla fine l'ho fatto. Chissà... forse notando che oggi è pure il compleanno di henry angel... Preso il primo volume di Strangers in paradise... COMPLETAMENTE A SCATOLA CHIUSA.

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            • Testi di Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza. Disegni e cover Cristiano Spadoni. Colorazione di Arianna Florean.
              SBE, 132pp., a colori, 3,70 €.
              Numero che celebra _ed ammicca anche nella sceneggiatura_ le ben duecento uscite mensili consecutive della serie. Tradizione dell’editore , si passa eccezionalmente ad illustrare l’episodio con il colore; non mero accessorio ma utile valorizzatore della storia, dando profondità di campo e staccando /sfumando i piani che spaziano la costruzione delle vignette. La paletta delle tinte , stesa con garbo , incontra le sembianze gentili impresse dal disegnatore od assecondano funzionalmente il tenore drammatico degli avvenimenti, anche quelli in chiave onirica.

              Con qualche imbarazzo Julia ospita il nuovo fidanzato della sorella, proseguendo il suo lavoro all’Università ed il rapporto a distanza col moroso italiano ed il bambino che segue in Africa (vedi “Julia” n.ro 199). Intanto in città c’è chi , camuffando da disgrazie azioni deliberate, tenta di far recedere “definitivamente”chi potrebbe nuocergli.

              Sul versante della vita privata ri-emerge un tentativo di auto-analisi di J., accompagnata dai suoi soliti sonni agitati ; e dal linguaggio del corpo che fa accendere dubbi sul “cognato”, un laureato di origine brasiliana che sciorina un qualche repertorio di nozioni politico-sociali, integrate anche nella presentazione degli altri comprimari. Un “curiosario” da rivista di ampia divulgazione, atta ad inquadrare positivamente la preparazione dei personaggi e fornire un intrattenimento stimolante. Sotto il profilo psicologico si potrebbe pure indagare per quali pulsioni scriteriate la criminologa si trova fin troppo frequentemente con un’arma da fuoco puntata addosso da un qualche figuro di cattivissimo umore (sic!). Comunque, il coronamento investigativo che ha collegato in un nesso logico due persone che sembrerebbero distanti, se non vogliamo offendere l’intelligenza del lettore non appare di eclatante perspicacia .
              In sintesi un episodio di medio interesse ,accattivante nei dialoghi e nella resa visiva , magari utile all’acquirente occasionale per avere un’infarinatura di massima su cosa offre la testata. Che taglia comunque questo altro importante traguardo.

              Speriamo che Roy E. Disney si goda il suo "SiP" , favorito anche dalla congiunzione astrale (xD) che in parte mi ha riguardato.
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • Originariamente inviato da Roy E. Disney Visualizza il messaggio
                Alla fine l'ho fatto. Chissà... forse notando che oggi è pure il compleanno di henry angel... Preso il primo volume di Strangers in paradise... COMPLETAMENTE A SCATOLA CHIUSA.

                Giudizio ?

                Micol
                [URL=http://s03.flagcounter.com/more/ojF][/U

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                • Il tempo che arrivi a casa... xD

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                  • Saldapress, 48pp. , b/n, 2,30€.
                    Un Man in black dai comportamenti misteriosi, tendenti al brutto, ha fatto visita alla madre comatosa di Kyle Barnes, per poi installarsi vicino a (…). L’esperienza di Kyle e del Rev. Anderson col bambino “posseduto”non è passata inosservata ad un detective, da poco vedovo a causa di un amico/collega che pare aver perso la tramontana e sembra un “Caso” adatto da trattare con le particolari competenze che il reietto si trova quasi costretto a prestare , sempre fagocitato dal prete sui generis ( per altre cose pure lui parecchio incasinato). Tappa iniziale, l’interrogatorio in cella dell’assassino.
                    Vezzose piccole vignette quadrate sospese tra le fasce delle tavole vanno ad evidenziare particolari che le spalmate di grigio e le pennellate spesse ma un po’ sommarie di Paul Azaceta tenderebbero a tradire. Espediente che risulta tuttavia meccanicamente reiterato. Lietissimo di essere smentito quanto prima , la struttura delle sceneggiature pastura la serializzazione ( il pilot di un omonimo telefilm infatti è già stato realizzato…) con una trama orizzontale che si svela lentamente e situazioni contingenti liquidabili nel tempo di un singolo episodio. Qualche dialogo felice ma nell’insieme logorroico, il fumetto pare in debito di originalità e sconta un protagonista protratto in pose da renitente abbattuto, che poco quagliano l’empatia.

                    Freddino.
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                    • Collana Weird Tales, 96pp., b/n, 3,20€.
                      Sceneggiato da Dobbs /Disegnato da Stéphane Perger .
                      Nelle mefitiche coltri londinesi tardo vittoriane, la Yard paga lo scacco delle pregresse gesta assassine di Jack The Ripper scendendo a patti con la malavita locale. Si rende improrogabile d’altronde riacciuffare il sadico e psicopatico Robert M. Renfield, fatto evadere da una tradotta del carcere, assieme ad un degno compare. Diventa dunque interesse comune della polizia, ma pure della delinquenza disciplinata levare di mezzo una mina vagante assetata _in senso stretto!_ di sangue. Si forma all’uopo una insolita “task force” che allinea un Ispettore della Yard caduto in disgrazia, un eccentrico quanto brillante studioso, una gentil-donna emancipata e di carattere ed infine un monello svelto di mano quanto di lingua. Parte la caccia all’uomo, sulle tracce di una “lucida” follia di cui conosceremo le origini e la biografia, “saccheggiata” da un tale drammaturgo Bram Stoker, in cerca di spunti per iniziare a scrivere un romanzo gotico che avrà un qualche successo…

                      I grigi acquerellati e la precisione realistica della maggior parte delle figure rimandano alle foto-notizie da riviste d’antan , rincarando però in senso orrori fico. Specie nella seconda parte del racconto l’impatto dinamico che dava carica alle tavole sin dall’inizio “esplode” scomponendo ogni quadratura della gabbia , come a spargere sul piano del foglio una serie di istantanee sparate a raffica , in cui raccogliere e collegare le azioni che vanno dispiegandosi ,con crescente frenesia. Il gusto descrittivamente pittorico non intralcia comunque la possibilità di tagli di visualizzazione arditi fino alla distorsione ottica. Comparsata di John Merrick, e si fa intendere sia stato tra le fonti d’ispirazione ambientale_ se non caratteriale_ affacciata alla fantasia di Stoker. . Trama poliziesca non snervante ma discretamente intricata.
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                      • Storia completa. 144pp., b/n , 5,00€.
                        Testi : Makyo / Disegni : Massimo Rotundo.
                        Un Funàmbolo, dopo un tragico incidente , smette di esibirsi e passa all’Arte della scultura (!). Mal gliene incolse, in un momento di bruciante disperazione, l’aver danneggiato una statua della Vergine, posta in una Chiesa periferica. Tornato sui suoi passi anni dopo e sinceramente rincresciuto anche grazie alla mediazione di sua moglie, è di nuovo sfortunato , poiché la donna comincia a manifestare comportamenti deliranti, finendo rinchiusa in una struttura psichiatrica. Con comprensibile scoramento e segnato dallo scetticismo, lo scultore nel decorrere dei mesi cerca di rifarsi una vita, senza abbandonare completamente la consorte,precipitata in uno stato semi –catatonico, nonostante gli sforzi della dottoressa che la segue . Un’altra paziente, instabile e con scatti di rabbiosa violenza, intanto inizia con sospetta precisione a predire il giorno della morte di persone che sta incontrando, tra le quali la psichiatra e lo stesso scultore. L’uomo non vorrebbe dar peso alle farneticazioni dell’internata, ma inesorabilmente è assalito dall’inquietudine : la morsa del destino che ha già ghermito altri sembra aver puntato su di lui , sottraendo il tempo che gli è necessario ad onorare gli impegni che si è imposto. Se i fatti che accadono non sono necessariamente da ascrivere al soprannaturale , le sue febbricitanti ossessioni sono diventate quanto mai vere, e contrastabili solo passando all’agire…

                        Storia non scaldata dalla fiamma dell’emozione (imho); è una macedonia assemblata con ingredienti pre-confezionati, probabilmente buttando più di un occhio ai successi editoriali di Dan Brown, ma senza un soggetto forte ed originale, con la tendenza ad appoggiarsi interamente sull’ambiguità clinica dei disturbati psichici, vettori di messaggi cripto- sibillini e comportamenti alla “ci fai o ci sei?”. Colpi di scena tele-guidati oppure al contrario calati senza preavviso su personaggi inverosimilmente stupiti da se stessi. Per eccesso di prevedibilità non celabile come spoiler l’ovvietà che lo scultore dovrà a più riprese rispolverare le sue doti atletiche di equilibrista per sfangare un lieto fine. Il livello generale è quello di un episodio di routine di una serie lunga bonelliana.

                        Salvabile l’apparato iconografico , con la nitida eleganza dei disegni e la valida scansione (montaggio) e pezzatura (forma) delle vignette, che fissano le azioni in maniera pertinente , anche senza dialoghi ed un parco uso delle didascalie.
                        Sito del disegnatore (illustratore, pittore): http://www.massimorotundo.com/index.php?pag=2
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • inauguro le recensioni unicamente visive:



                          che meraviglia.

                          "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

                          "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


                          ~FREE BIRD~

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                          • 96pp., a colori, 4,60€.
                            Testi_ Chuck Dixon/ Disegni_ Butch Guice/ Colorazione_Diego Rodriguez.
                            Continuazione delle avventure post-apocalisse tra il tragico ed il picaresco del burbero Scully con tasso ammaestrato (?) Rahrah e della forosetta Wynn ,nello scenario di una Terra praticamente ghermita da una glaciazione persistente.
                            Il filo del racconto è piuttosto labile e non pare necessario conoscere dettagliatamente gli antefatti che portano i due costantemente su una via lastricata dal freddo, sempre in cerca nell’immediato delle rimanenze (cibi conservati, ripari, mezzi di locomozione e carburanti) della Era moderna, di cui si sta perdendo perfino il ricordo tramandato. Non si vive di solo pane (…ehm, che manca del tutto in verità…), e la giovane Wynn cerca di acculturarsi come può, compatita da Scully, più scontroso e pratico. Abbastanza pochi altri resistono in vita, muovendosi autonomamente od organizzati in piccole comunità che difendono _od offendono_ (per) il poco che hanno. Nonostante tutto l’uomo e la ragazzina avanzano ,con la vaga ed accidentata promessa di trovare infine un posto tranquillo e… Caldo.
                            Un guizzo satirico a pervertire le tesi del libro di Al Gore sui “gas-serra” ed una ficcante secchezza nei dialoghi non salvano la sceneggiatura dal cumulo di situazioni estreme ma assolutamente codificate e risapute nel genere di appartenenza; e già sviscerate in numerose opere di fiction. Superfluo peraltro sbizzarrirsi nel creare mondi fantasy , giacché il ghiaccio salda oceani e terraferma , tracciando con ciò grandiosi ed inediti scenari naturalistici, trattati nei disegni con ampiezza visiva panoramica ,ma anche spezzati in vignette quadrate consecutive, per cogliere le azioni salienti durante le periodiche “toccate e fughe” dei protagonisti, avvicinati in parallelo da almeno due comprimari che è facile presagire alimenteranno le tribolazioni dei nostri due freddolosi viandanti. Intense e ben colorate le figure in primo piano , mentre il trattamento degli sfondi sembra risentire di una decisa elaborazione in digitale.
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • Storia completa a colori f.to album; 128pp., 6,90 euro.
                              Testi e disegni Eric Hérenguel.
                              1880. Tra i boschi del New Hampshire prospera la cittadina di Providence. Gli abitanti ci vivono in relativa pace , fatta la tara per i “negri” ed i pellerossa da cui fieramente _per la maggior parte_ diffidano energicamente, del resto insieme agli stranieri che gli appaiono tracotanti o semplicemente eccentrici. Lo sceriffo tenta di mediare tra i facinorosi, senza perdere la sua autorità ; che tuttavia viene messa in discussione da personalità in vista della comunità allorchè cominciano a verificarsi degli omicidi efferati, con sempre più sinistra frequenza. Accusato pure di essere distratto nell’idillio con un’avvenente signorina appena giunta in treno, si vede imporre un Cacciatore di taglie , dai modi e dalle idee urticanti _che tuttavia fanno presa sulla popolazione impaurita_ che ha dei trascorsi da quelle parti e la marziale determinazione di stanare chi o cosa sta attaccando Providence.
                              Lo sceneggiatore non sembra dare a se stesso disegnatore uno scenario da riprodurre pigramente e (salvo forse le prime tavole) si mette di buzzo buono a coordinare fughe prospettiche che, avvalse delle sfumature di colore, danno soddisfazione di senso dinamico ed una strutturata visione d’insieme (quando serve). Peraltro non scende nell’arena dell’iperrealismo, ma espone un “concitato” funny-style, cartoon esco e para disneyano, che sostiene coerentemente il tono brillante impresso ad una vicenda comedy-horror-fantasy in salsa western. Il campo del soprannaturale pregna il soggetto, che tuttavia si riserva un epilogo ampiamente occupato da molto terrene passioni umane. Le transizioni narrative sono ritmate e la quadratura del soggetto cerca di non inanellare eccessive coincidenze o furbe rivelazioni estemporanee. Curiosamente l’autore si congeda ( lasciando uno spiraglio per un seguito?) con dei titoli di coda da film, assumendosi il ruolo di “regista”. Data la riuscita complessiva del fumetto si può perdonare che le singole parti che ne compongono l’ossatura ideativa non peschino certo nell’inedito.
                              Piacevole e divertente, imho.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • MIRACLEMAN.
                                Che fottuto capolavoro. Che Moore fosse un genio è cosa risaputa, ma leggendo questa serie si capisce quanto fosse realmente avanti in quegli anni. Tra questa e Swamp Thing praticamente ha reinventato il fumetto mainstream nello stesso periodo.
                                Sono una persona semplice, guardo film e non rompo il cazzo.

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