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  • Grazie per la segnalazione. Di questi ho letto solo Persepolis (molto bello), gli alti mi mancano.

    Il mondo fumettistico, che sia USA (supereroi e non-supereroi), europeo o orientale ha sicuramente delle opere di grandissimo livello.

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    • La scuola europea è veramente vasta e abnorme. Il problema è che costano un botto i cartonati francesi.

      Ultimamente mi sto dando ai fumetti Italiani, ho recuperato un paio d'opere di Pazienza (Zanardi e Pompeo) e tutta l'opera omnia di Hugo Pratt e Guido Crepax. Corto Maltese e Valentina, due capolavori del fumetto mondiale. Non hanno niente da invidiare agli autori stranieri come Moore, Miller o Gaiman.

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      • Crapax disegna capolavori !
        [URL=http://s03.flagcounter.com/more/ojF][/U

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        • Testi e disegni :Reinhard Kleist
          Dalla modesta casa in L’Habana, dove vive in pianta stabile, l’anziano foto-reporter di origine tedesca karl “Carlos” Mertens scartabella i suoi archivi rimembrando il lontano 1958, in cui lui, da Berlino, si era fatto inviare da un giornale del suo Paese, sulla base di un reportage uscito sul New York Times, con la speranza di strappare un’intervista al carismatico e quasi inavvicinabile sedicente rivoluzionario Fidel Castro. Armato solo di una Leica e convinto di attenersi ad una stretta deontologia professionale finirà invece _ anche per amore di una soldatessa,Lara_ , senza più lasciare l’isola, per accompagnare e testimoniare le tappe dell’ascesa dei Ribelli; la progressiva presa del potere del Lider Maximo, le storture e l’involuzione di un regime dittatoriale a cui Carlos tuttavia non si sentirà mai di voltare completamente le spalle, perdendo amori, amicizie e probabilmente la capacità di sostenere una realtà in cui gli ideali della rivoluzione sono stati del tutto pervertiti, o comunque hanno generato diffuso scontento e drammatica penuria materiale. Condividendo con Castro alla fine, il crepuscolo della vita e un bagaglio di ricordi da pararsi davanti agli occhi, magari in sostituzione di un mondo ormai irriconoscibile, specie all’esterno, giacché Fidel, Raul Castro, e i Carlos della loro generazione tengono ancora le briglie della loro nazione.

          Un personaggio di fantasia il tedesco, dalla parabola esistenziale abbastanza esemplare, tramite cui l’autore inanella vicende che hanno fatto la storia, e principalmente costituiscono una biografia di Fidel Castro fino ai giorni nostri; con notazioni aneddotiche di una vita avventurosa che l’introduzione al volume ci assicura veritiera, per quanto sembri estrema e romanzesca (e in effetti…).

          Disegni un po’ spartani e frettolosi. Da lettori rischiamo di perderci nella fisionomia dei personaggi, specie da giovani e non caratterizzati dalle “famose” barbe; di conseguenza la perdita di orientamento nei conflitti a fuoco nella Sierra, essa stessa _come detto_ resa con approssimazione, in circa duecentottanta tavole nel bianco e nero di pennellate veloci e segni spessi. La stilizzazione pare giovare invece alla plasticità di alcune pose, per esempio il Castro comiziante ed il “Che” Guevara ispirato e guerrigliero, colti nel trascorrere dei decenni e dunque nel loro invecchiamento. La nota torrenzialità dell’eloquio di Fidel è arginata in maniera ironica; la sua irruenza militare unita al pragmatismo politico ed ancora alle sue conquiste femminili tengono la storia su un piano avvincente, ulteriormente corroborato dall’intensità delle scelte (e titubanze) rivendicate/rammaricate da Carlos. E’ anche, naturalmente un “ripasso” di oltre mezzo secolo di quello che è successo ai cubani ed agli equilibri geo-politici indotti e diversificati dall’esperienza del “socialismo caraibico” , per altro non sbocco “automatico” delle idee e della prassi rivoluzionaria dei “Ribelli” di Cuba.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • Numero 2. Agosto 2015 .Spillato mensile. 98pp. b/n e colore, 3,50 €.
            Supplemento dell’omonimo contenitore di fumetti (con un paio di rubriche redazionali) che ,celebrativamente, si ripropone di stampare storie libere ed autoconclusive, anche composte da pochissime tavole ( i cosidetti “fumetti completi”) ed episodi o parti di saghe e raccolte più ampie sostanzialmente autonome e comprensibili a se stanti, pescate nel grande serbatoio della scuola sudamericana, colonna portante della missione divulgativa dell’editore, già Eura.
            Il tipo di colorazione porta il peso “primitivo” dei suoi tempi, nell’arco quarantennale abbracciato dalla pubblicazione in “Yor_ Il Cacciatore “ di Collins/Zanotto [https://it.wikipedia.org/wiki/Yor,_il_cacciatore ] ed “I Partigiani_Iron Gate” di Lebovic/Jules” , rievocazione della IIa Guerra Mondiale a base di sabotaggi, azioni proditorie, imboscate e contro-spionaggio. Peggio fa il western “sociale” in bianco e nero ma con parti colorate per sottolineatura drammaturgica “Fino all’ultimo raggio di sole” di Armayor/Fernandez, col latifondista cattivo e la poetica del sacrificio. Tratto pesantissimo e spalmature cromatiche da filtro fotografico.Di seguito tutti in B/N. “Flopi di giorno” è un due tavole di Trillo_ Maicas/ Garcia Seijas, con una tipa svampita e discinta. Altrettanto in “La Balena bianca” di Saccomanno/Campdepadros, che cita Moby Dick in un clima di superamento delle convenzioni borghesi che potrebbe rimandare alla filmografia di un Di Leo; in fissa con i tratteggi e le fisicità scultoree. Infine Boix è autore unico di “Anima distrutta” un horror alla Poe ,e se vogliamo alla Dylan Dog disegnato da un Freghieri, dove il lettore non può mai definitivamente sapere se sta assistendo a dei fatti od alla proiezione malata del subconscio del disturbato protagonista. Cover di Luis Royo sulla falsariga (solita) della bella ragazza desnuda.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • Testi e disegni di Hermann. 48pp. a colori. 4,90 €.
              Una raccolta di brevi storie declinate nel macabro sleazy horror, datate al copyright 1988. L’occhio allenato all’estetica del periodo ritrova gli incarnati color “mattonella in cotto” (sic!) e una certa propensione ad uniformare i colori come se persone e cose fossero investite selettivamente da luci filtrate da un prisma ottico. L’episodio “Una storia di angeli” si avvale della collaborazione di Christian Godard e di una colorazione acquerellata che tiene conto dell’incidenza della luce solare sui tessuti . E’ il segmento più parlato e forse meglio compiuto, con la vicenda di una ragazzetta brasiliana a cui tocca frugare nella monnezza fino a quando viene “salvata” da una signora altolocata, che intende regalarle il meglio della vita, ma… ( c’è una “sorpresa” che lascerà allibito il lettore”). In “La Vendetta” uno schivo immigrato in Belgio tenta di vivere sotto-traccia ma viene letteralmente inseguito da una Maledizione ,scaturita da un misfatto che ebbe a compiere nella sua terra d’origine… Una fitta tessitura di tratteggi dissimula gli effetti della materia negata alla vista da nebbie e foschie. Altrimenti i volumi sono precisati da un’imbastitura di linee fluidamente sottili. La maggior parte dei protagonisti è piuttosto “sciupata” e ciò rende giustificabili i segni d’espressione e di difetti epidermici che l’artista tende comunque ad elargire all’eccesso, imho. Proseguendo: “Il Massacro” è una variazione del tema sulla vendetta del mansueto. Con una fortunata intuizione un Dandy riesce a scovare la base della banda di sciagurati che gli hanno appena massacrato l’amica. Gli si avventa contro con la imperizia del Cane di paglia , ma la fortuna assiste l’audace…
              In “La Gabbia” scorgiamo lo spicchio di una civiltà post-apocalittica, che tenta di sopravvivere alla barbarie più anarchica dandosi delle regole draconiane. Temo di non avere ben colto il “simbolismo” dell’amaro finale. Infine “La Fuga” pare un esercizio di humor nero, con una tipa che sogna cavernicoli ghermiti da ominidi stupratori assassini, e si ritrova…
              Questa collana, denominata “Cosmo Color” ,dal prossimo numero assume cadenza bimestrale, rinnovando l’appuntamento in edicola per fine ottobre.
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • Numero due, con i capitoli 5_8 in stretta continuità, eccetto l’iniziale, che è _in senso narrativo_ una sorta di prequel introduttivo dei personaggi di Clint il giornalista e Derrick l’operatore video, che nel tempo presente della storia è malconcio ( oltre che menomato della vista, ironico destino…) , ma insieme all’amico, ed alla loro “guida”, la ex infermiera Selena, sono gli ultimi tre scampati della spedizione verso Londra ( vedi 28GD 1). L’episodio ci mostra i suoi traumi pregressi e di come ,per dargli una “scossa”, Clint ( che ora si sente particolarmente responsabile di lui…) l’abbia trascinato nell’avventura di raggiungere la Gran Bretagna, ormai diventata un protettorato dell’esercito americano , che la sta mettendo interamente in mora per scongiurare la propagazione degli Infetti ( il fumetto prende lo spunto dall’omonimo film horror diretto da Danny Boyle), per dare documentazione al mondo dei fatti che stanno accadendo; con la punta di narcisismo dell’ arrivarci primi ed unici. Disegnato da Marek Oleksicki, con un realismo dalla correttezza quasi “asettica” ( i personaggi hanno, imho, un aspetto così regolare che si rischia di confonderli…).

                Ora, dicevamo… Derrick ha bisogno di medicine e assistenza , pesando inevitabilmente su Clint, che non lo vuole lasciare indietro a nessun costo e Selena che già tante e troppe volte si è vista costretta a prendere simili decisioni , per sperare di sopravvivere agli attacchi degli Infetti, ben presenti anche nelle zone più periferiche. Duri e disumanizzanti rovelli morali assediati dalla paura di non sopravvivere fino a domani. Tutti i testi sono di Michael Alan Nelson, mentre Declan Shalvey ripiglia il timone dei disegni , sempre squadrati “col machete” e piuttosto sommari nei campi lunghi ,eccetto le vignette spaginate in stile “The Walking Dead”. E d’altronde il “genere” non pare offrire grosse alternative variabili ad uno schema rodato , dove i pochi sopravvissuti si organizzano in diffidenti gruppi autonomi per blindare la propria sicurezza, arrischiata per necessità con le avanscoperte in cerca di cibo od altro. Ne scaturisce di conseguenza un fumetto tosto ma derivativo in tutte le sue ispirazioni. Finora.
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • Incaricato dal Governatore del Texas , lo Sceriffo Pat Garrett si sta smazzando il confine col Messico alla ricerca della bella sgualdrina Charlotte, per arrivare suo tramite a Billy the Kid e rispedirlo all’inferno una seconda volta; dato che, da qualche tempo, lui e diversamente molti altri sono “rinvenuti” dalle tombe e deambulano con l’appetito della carne umana. Zombie ma pensante, Billy si sta organizzando come sobillatore di “pelleossa” ( così definiti, dagli umani non divorati, i morti viventi più macilenti e decerebrati…) per le sue scorrerie. Il potere politico è insofferente del bandito anarchico , ma conta piuttosto di contenere l’emergenza indirizzandola ad un vantaggio economico; mentre il duro Garrett vuol chiudere un contenzioso che lo tocca sul personale.

                  Sceneggia Roberto Recchioni , con velleità metaforiche aperte al sociale ma senza perdere di vista la missione di intrattenimento, con una storia asciutta come si conviene al genere, col mordente di dialoghi sprezzanti e diretti, ed incline alle “scene madri” con un taglio delle vignette sviluppato panoramicamente, con l’occhio cinematografico di un Lloyd Kaufman intento ad escogitare una pazzerella commistione dei generi che qui peraltro si fa sentire in maniera dirimente nel finale, poco tranquillo (eufemismo ) alla maniera del RRobe, che centra il suo obiettivo con una fucilata di Winchester, portandoci a spasso ( l’albo è accreditato di 208pp., in b/n , venduto a 5,90 euro) in piste narrative che aprono la strada _ come è ovvio pensare dall’inizio_ allo scontro Garrett/Billy.

                  Tre i disegnatori che si spartiscono i vari tronconi della vicenda . Werther Dell’Edera ( inchiostrato dallo stesso Recchioni) ha il suo solito tratto grossier buttato giù di linee spesse, con le anziane che sembrano tutte la Strega Bacheca, peli superflui compresi. Meno “picassiano” ma farcito di segni anche Riccardo Burchielli (sua la cover) ; mentre Cristiano Cucina si fa preferire con uno stile forte ma tendente al realistico, non sempre forse bilanciatissimo nel dettagliare gli sfondi. Ho recuperato il fumetto in edicola , dove giaceva (immagino per un mancato reso…) da Marzo 2014. La mia copia si è praticamente sfaldata scollandosi dalla copertina e dividendosi in più punti . Sgrunt!
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • se io volessi acquistare la saga di paperon de paperoni di Don Rosa come dovrei fare? su amazon non la trovo, in qualche fumetteria la si trova?

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                    • Originariamente inviato da Atlantide Visualizza il messaggio
                      se io volessi acquistare la saga di paperon de paperoni di Don Rosa come dovrei fare? su amazon non la trovo, in qualche fumetteria la si trova?
                      Io mi trovo bene con mangamaniafirenze.it
                      Sia per comics che per manga. Inoltre, quando un numero non è disponibile, ti avvisano tempestivamente non appena gli ritorna in magazzino.
                      E’ fondamentale per qui numeri introvabili e fuori catalogo. Tra l’altro, una volta inserito qualcosa nel carrello, puoi farlo rimanere dentro quanto vuoi.
                      E’ una mano Santa.

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                      • Senza operare stravolgimenti, poco consoni del resto all’impostazione della serie, anche il passo narrativo di questo episodio scarta percettibilmente dagli schemi abituali. Con un gusto effervescente nel rimandarsi le battute dei dialoghi Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza ( citatala collaborazione di Maurizio Mantero) stavolta decidono di investire direttamente Julia nella valutazione investigativa di un fatto di sangue avvenuto a Garden City ,ben quarant’anni addietro , e che oggi può essere riaperta iniziando da un’ambigua nota autografa , recuperata da una donna dagli effetti personali del padre , deceduto in sospetta concomitanza (?) con il caso in esame.
                        L’imprudente iniziativa di uno degli attori della vicenda mette Julia e Leo Baxter ,che l’aiuta, in una delicata e pericolosa situazione…

                        Facendo un parallelo con la precoce perdita del suo stesso papà, Julia torna a demandare all’Analista la composizione simbolica che le espone l’inconscio nei suoi cadenzati incubi; e per il resto si “conserva” in un ruolo che _meno di molte altre volte_ accetta “i rischi del mestiere” senza però sfidare sempre la sorte, esponendosi in maniera frontalmente diretta. Su di lei allenta ( solo professionalmente?) la presa anche il Ten. Webb, che pare lasciarle una maggiore discrezionalità operativa, raccogliendo i frutti delle sue elaborazioni deduttive tenendosi ad una certa distanza. Stonano forse alcune leggerezze procedurali , in un racconto che potrebbe ricordare i successi di Stieg Larsson, e che fa trovare una criminalità in giacca, cravatta e business plan con degli scagnozzi che regolano però i loro “affari” alla “solita” maniera mafiosa ed assassina.
                        Con l’ausilio di Vittorio Tolu per le piacevoli tavole ambientate nel passato, i disegni sono curati da Francesco Bonanno. Bravo a cercare punti di vista d’impatto ed a gestire le ombre negli interni ,ogni tanto (imho)lascia la sensazione di ingrossare ed appesantire i particolari in vignetta passando a china.
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • Originariamente inviato da Roy E. Disney Visualizza il messaggio
                          Io mi trovo bene con mangamaniafirenze.it
                          Sia per comics che per manga. Inoltre, quando un numero non è disponibile, ti avvisano tempestivamente non appena gli ritorna in magazzino.
                          E’ fondamentale per qui numeri introvabili e fuori catalogo. Tra l’altro, una volta inserito qualcosa nel carrello, puoi farlo rimanere dentro quanto vuoi.
                          E’ una mano Santa.
                          Grazie!!!!

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                          • Dopo lo stallo della parte centrale, che ha stemperato il ritmo di progressione della storia, questa terza e conclusiva parte riprende vigore, movimenta i personaggi e li inquadra in una prospettiva che appare sorprendente, senza essere incoerente con le premesse del soggetto. Lo sceneggiatore Luigi Mignacco ci ha condotti a palpitare per le loro sorti, sfaccettando i loro caratteri alla luce dei drastici avvenimenti che li investono; e che d’altronde fanno evolvere l’opinione stessa che gli uni hanno degli altri. Inoltre fissa con abilità un finale compiuto, che tuttavia ,e bene ,non dice tutto del Soggetto della loro ricerca. Ancora una volta è il viaggio ad essere più formativo ed in fondo importante dell’arrivare ad una meta…
                            Perno inscindibile di questa costruzione narrativa il detective Ray Harvest (vedi TB 1), di cui veniamo a conoscere uno spicchio qualificante del suo passato “civile” , che si adopera innanzi tutto (vedi TB 2) a togliere dalle peste i compagni di viaggio, caduti con lui nella trappola dell’assedio del villaggio dei Papuani a causa dell’avidità di una cricca di avventurieri australiani… Dalla “padella alla brace” saranno nuovamente soverchiati ma l’investigatore potrà notare la traccia decisiva a mettere il punto sul caso ( ed in effetti L’immagine di quarta di copertina del numero due è un indirizzo da spoiler ).

                            Ai disegni Marco Foderà pencola tra la grazia ed il nitore conferito agli elementi in primo piano, e gli sfondi anche un po’ raffazzonati e “provvidenzialmente” scuriti da ombre impenetrabili.
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • Rizzoli/Lizard. 155pp. a colori ,16,00€ .
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                              Una proiezione biografica della carriera professionale di Maria Grazia Cutuli, giornalista della redazione esteri del “Corriere della sera”, e per suo espresso desiderio inviata nelle zone più “calde” investite dalla Storia moderna, al principio dei conflitti scaturiti dopo l’11 Settembre 2001.
                              Dagli inizi nel catanese, nella terra di Sicilia che sentiva comunque troppo stretta per le sue aspirazioni, al rimbalzo di collaborazioni in magazine “femminili”, ad “Epoca” nella sua ultima fase editoriale, fino all’approdo al Corsera dove comunque l’aspetta uno sgradito tirocinio redazionale di oscura filtrazione dei lanci di Agenzia; che ambirebbe ad integrare “sul campo”, dopo aver maturato _letteralmente a spese sue_ esperienze in Paesi dilaniati dalla guerra od in procinto di volgere ad una sofferta pacificazione civile. Un ritratto anche spigoloso , di una personalità che si realizza con la scrittura e la testimonianza rigorosamente diretta e verificata _ e perciò esposta a vari pericoli_, con le sue impuntature, i suoi vezzi , e pure una certa insofferenza per colleghi “prudenziali”, che si limitano a rilanciare notizie apprese senza mettere naso fuori dall’albergo. Mentre lei inquieta freme, per farsi assegnare la corrispondenza da Kabul, peraltro già coperta da un collega, muovendosi in concerto agli inviati delle varie testate internazionali, a lei caratterialmente più affini. Festeggia il suo trentanovesimo compleanno in Pakistan, la “retrovia” da cui si organizzano pure le truppe _ come i Pashtun filo-monarchici_ che puntano ad inserirsi nel variegato scacchiere Afghano mentre la Regione tenta di epurarsi dall’invasione Talebana senza, peraltro, badare troppo al miglioramento della condizione sociale specie femminile, uno dei principali interessi di Maria Grazia, infine avviata sulla via accidentata che la porta a…

                              La “regia” della sceneggiatura ci fa sospirare il viaggio in Afghanistan, incastrandolo in una serie di eventi e contrattempi che ne fanno un “amaro calice” che poteva essere scostato dalle labbra di una bella e _anzi per questo_ e volitiva reporter, di cui , in apertura e chiusura del fumetto viene lasciato il racconto lieve e solare di un aneddoto significativo vissuto con un’amica in Cambogia .

                              La parte è illustrata con un soffice tratto a matita rossa. I colori, per il resto, sono terragni e sobri fino all’iperrealismo. C’è lo sforzo a muovere le tavole e a sfogare il racconto in termini visivi, ma d’altro canto imperano gli appunti di testo e dialoghi zeppi di nominativi ed informazioni che schiacciano il fumetto sul piano del linguaggio e ne preservano il portato iconico perlopiù a fini illustratativi, di paesaggi e figure posate in una elegante ma abbastanza fredda fissità. Completano il volume alcuni contributi testuali, che possono suscitare riflessioni _volendo anche polemiche_ sulla cronaca ( a cui si attiene questo comic book) e la ricerca di una verità giudiziaria che va’ a coincidere la “verità” storica.
                              Ben vengano opere come questa, meglio se maggiormente aderenti ad una arte, la nona, che non è costituita “solo” di scrittura con sotto “bei” disegni.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Testi_ Stéphane Betbeder / Disegni_ Bojan Vukic. Collana “Weird Tales”. 96pp. , b/n, 3,20 euro.
                                Ai giorni della dipartita Regina Vittoria, london City ribolle del malcontento dei portuali e di tutta la plebe dei bassifondi, per le tremende condizioni lavorative e di vita imposte dal progresso industriale, che pare arridere alla minoranza benestante dei quartieri alti, da cui si attiva tuttavia una suffragetta, figlia di un politicante progressista, attenta alle cause e conseguenze sociali della miseria, che incrocia il suo caritatevole percorso umanitario con il brutto e bestiale Dorian Gray , un sudicio e deturpato barbone con appresso un ben strano ritratto (!), a sua volta entrato in contatto con L’Uomo Invisibile (!!), vocato al ladrocinio solitario; ma colpito da una “malattia” che lo trasforma in un fumantino Vampiro-Hellraiser (!!!), si converte a sovrano populista dei cafoni diseredati , su un crinale di ostilità che pare presagire una guerra civile, mentre i due degni compari trovano uguamente il modo di recuperare i loro abietti interessi. Li agevola peraltro l’instancabile idealismo modernizzatore della giovane nobildonna…

                                La sceneggiatura stenta a focalizzarsi su un perno d’interesse fondativo, ma ad ogni rigagnolo della trama fa affiorare una cornucopia di riferimenti ad opere letterarie e cinematografiche “all inclusive”, con pure un terzo incomodo, un pittore, che lancia un finale intimisticamente sentimentale (eppure crudele…), rifluito dai furori delle masse insorte, derelitte ma in definitiva abbindolate.

                                Il formato 16x21 penalizza la lettura dei testi, causa caratteri micro.L’impianto delle tavole è tipicamente di scuola franco-belga, nel montaggio delle fasce di vignette, quanto nella loro spaginata apertura. Vertiginosa ed imponente la resa degli ambienti , architettonicamente molto complessi e combinati su vari piani comunicanti. Il brulicare della vita londinese è reso a partire da una base realistica , ma a cui sfugge il gusto per un approccio caricaturale, comunque affatto alieno alle esigenze della narrazione e peraltro pure in linea al gusto dell’epoca.
                                Sintetizzando: disegni spettacolosi, ma testi che sembrano davvero fare copia-incolla di letture e visioni riconoscibilissime.
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