annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Quale comics stai leggendo?

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi


  • Testi_ Andrea Baricordi / Disegni_Gianluca Liani.
    Con sovra copertina; b/n (con toni di grigio) , 92pp., 12,00€.
    Due amici cazzeggiano con l’ambizione di diventare filmakers indipendenti ( leggi senza un euro), barcamenandosi in saggi per concorsi e micro produzioni su commissione, coinvolgendovi col massimo di faccia tosta amici e parenti; ponendo basi per il proprio futuro e cercando magari di vivacizzare la propria vita sentimentale, o almeno (?) sessuale…

    Fumetto umoristico con gag visive, incentrato su due inseparabili nerds, fisicamente e caratterialmente agli antipodi ( il grasso timido e l’allampanato scafato sedicente), cinefili e vogliono sperare cineasti dalla passione di uno Spielberg ma dai risultati di un Ed Wood alla buona. La loro “naturale” cialtronaggine si riverbera regolarmente in tormentoni comportamentali e sfighe sovrapposte che portano _ alla maniera della commedia all’italiana_ di norma ad esiti nulli ed inconcludenti. Il volume raccoglie quattro parti , realizzate tra il 1996 ed il 2005 , con trama consecutiva ed aperta ad ulteriori sviluppi.

    Le Tipe sembrano un poco apparentate a “Liberty Meadows” (John Cho), mentre le esagerazioni espressivo-caricaturali prendono la via di uno stile manga, che d’altronde il disegnatore padroneggia avendo, unico occidentale, lavorato su “Lupin III”. Non scontata nel suo genere la cura anche sulla costruzione degli sfondi.

    Simpatico.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

    Commenta


    • Con le armi di proposito contaminate del sangue infetto dei vaganti , I Salvatori sferrano in forze l’offensiva. Usando i loro mezzi meccanici come arieti sfondano le protezioni rinforzate dai ribelli ed ingaggiano una guerriglia urbana che stressa Rick ed i suoi nel logorante mantenimento difensivo delle loro posizioni; e danno a Negan e all’ambiguo doppiogiochista (triplo?) Dwight l’occasione di tagliare la testa della rivolta attingendo mortalmente RicK !
      Intanto Eugene, col suo gruppo del laboratorio delle munizioni, aiutati da un rinnegato della comunità avversa , tenta di ricongiungersi con i suoi amici; defilandosi tra òle vie di comunicazione allorché l’infuriare della guerra minaccia di attirare una grande quantità di non-morti. Cosa che non pare preoccupare eccessivamente Negan, accampato accarezzando l’idea che i suoi nemici stiano mutando con consapevole sofferenza in…
      Anche un tema elementare come il rancio od il siparietto civettuolo tra Carl e la (non più tanto) piccola Sophia, sostengono Kirkman nel differenziare il carattere motivazionale dei due “eserciti” contrapposti; e specchiati nelle personalità dei rispettivi leader. Con mestiere, lo sceneggiatore ci para davanti degli ostacoli che non paiono sormontabili, tenendo sulle spine i lettori presentando un “diavolo” che _conoscendo lo stile dello scrittore_sarà forse infine meno peggio di come è stato “dipinto”.Lecito avere delle riserve sulla logicità plausibile di alcune scelte compiute… La conclusione dello story arc è comunque rimandata al prossimo numero. Sul piano dei disegni di Charlie Adlard (ripassati dalle chine di Stefano Gaudiano) spicca la mole di tavole ambientate in notturna e la variazione bipolare della gabbia, tra vignettoni a doppia pagina alternati a numerose finestrelle che registrano le reazioni dei tanti personaggi, a cui è concessa _specie se con pochi dialoghi_ talvolta l’enfasi di un proprio quadro panoramico.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

      Commenta



      • Saldapress. 170pp; b/n, con toni di grigio. 13,50€.
        Testi_Robert Kirkman / Disegni_ Charlie Adlard (matite); Stefano Gaudiano (chine).
        Post datato di qualche anno , il “mondo” di TWD, dopo la fine della guerra.
        Come capita a molta serialità televisiva, Kirkman scava un solco temporale e ci invita a familiarizzare coi personaggi che conosciamo alla luce del loro invecchiamento; e con esso l’aggiornamento della situazione ambientale, fatalmente in modificazione da come l’avevamo lasciata. Un momento adatto per innestare nuovi personaggi , glissare sulla sorte di altri, rimodellando i caratteri storici della serie.
        Cinque sopravvissuti , guidati da una donna di nome Magna , a qualche distanza da Alexandria incrociano un vasto e minaccioso gregge di vaganti, scoprendo che sono scortati e deviati lontano dalle comunità umane da una squadra a cavallo capeggiata da Aaron, Eugene e Jesus. Non senza remore malfidenti i cinque sbandati accettano di provare a convivere nella fortificata Alexandria, capeggiata dal riverito eroe onusto di gloria e un po’ claudicante nel fisico_ che risente di troppe ferite e degli anni che passano_; chi non gli è particolarmente vicino lo chiama Signore : è Rick Grimes! Mentre Maggie Greene manda avanti Hilltop , crescendo suo figlio , con piglio deciso ma in pace, altrettanto prospera Alexandria, che ha potuto avviare allevamenti ed agricoltura, e perfino un mulino … E Carl , ormai adolescente è affascinato dall’abilità manuale del fabbro di Hilltop , e vi si vorrebbe trasferire come suo garzone, incontrando la resistenza “sentimentale” di suo padre , sempre legato ad Andrea. Una serie di problemi quasi “normali”, ma destinati ad essere sovvertiti da una nuova “mimetica” minaccia…

        Dunque ritroviamo un Rick patriarcale, con adesso folta barba da saggio, un po’ impedito fisicamente ma non “buonista” , orgoglioso di far marciare la sua gente_ che lo venera ai limiti dell’imbarazzo_ verso una prospettiva di tranquillizzato benessere. Col suo “cerchio magico” di collaboratori ed un margine di ragionevole prudenza tenta di inglobare Magna , tipa tosta che si tiene altrettanto sulla difensiva. Kirkman non allarga di molto la visuale geografica sulla propagazione dei morti viventi né fa passi avanti nella loro definizione biologica , anche se cela una sorpresa tra di essi (ma l’idea era stata sfruttata anche nella serie tv…). Fa di Carl un ometto meno asociale di come si potesse temere ; rafforza l’emancipazione di Maggie e delinea qualche nuovo protagonista, abbastanza simpatico per lasciarci preoccupare della sua vita… Ci rivende comunque lo stesso prodotto , maturato in stagionatura, che consumiamo nella sua scorrevole scrittura, in attesa di capire cosa sarà ancora in grado d’inventarsi per alzare il livello di brutalità drammatica già variegato e sperimentato negli scorsi cento e passa episodi.
        E’ abbastanza logico che Charlie Adlard faccia parecchi totali e vignette ampie, di presentazione delle svariate novità introdotte, così come che Carl stia prendendo la fisionomia di suo papà… I disegni a tutta pagina fungono da sottolineatura drammatica; od illustrano la magnificenza “grassa” degli insediamenti governati da Rick e Maggie, in contrapposizione alla precarietà ansiogena dei tempi addietro.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

        Commenta


        • Collana Weird Tales. 96pp., b/n, 3,20 euro.
          Testi_Jacques Lamontagne / Disegni_ Sinisa Radovic (1° parte); Bill Reinhold (2° parte).
          Il torpore artificioso indotto dalla morfina e la assillante prodigalità del suo maggiordomo lasciano Doc Abraham Van Helsing a sprofondare nella malinconia, solo nella sua magione londinese, a pagare i postumi psicologici dell’ immane scontro tra i gelidi Carpazi col Conte Dracula!
          A destarlo dalla patologica e malconcia abulia, la preghiera del suo amico Ispettore della Yard Fraderick Abberline di essergli consulente per catturare lo Squartatore che si autografa confidenzialmente Jack, attivo nell’ east end della città a seminare panico, psicosi e delitti feroci di povere prostitute.
          Con la dedizione ai casi il dottor Helsing recupera vigore ed iniziativa , spronato dal susseguirsi di omicidi, che peraltro hanno fatto scatenare la stampa più sensazionalista riportandolo, pure sgradevolmente, al centro dell’attenzione collettiva…

          Nell’ Inghilterra Vittoriana di questo ciclo di storie tutti i famosi e i famigerati , scaturiti dalla fantasia piuttosto che dalle cronache del tempo, convivono ad un tiro di sputo gli uni dagli altri , finendo per diventare caratterialmente intercambiabili. Con ciò Van Helsing sciorina le capacità deduttive e pure i vizi privati di un Sherlock Holmes che se le canta e se le suona col fido Watson/ Abberline. Lo sceneggiatore appronta l’ennesima versione del tacito consenso delle alte sfere di non divulgare la infine conosciuta identità di Jack per non dare scandalo. Ci arriva col carico del classico “spiegone” didascalico, che piglia al balzo lo stordimento da drogastico del doctor per giocarsi il tema del doppio alla Jekill/Hyde , tirando dentro di passata, già che c’è , John Merrick aka The Elephant Man. Stracotto anche il tema del depresso ma gentleman, che si muove tra i fetidi vicoli di una parte di Londra spaventosamente imbevuta e sovrappopolata di miseria e cenciosa disperazione. Tema forte,veicolato dalla bontà dei disegni , spronati a far emergere _su uno schema di gabbia vario_ l’affastellarsi di cose e persone perlopiù dei bassifondi, in un espressionistico bianco e nero ( di norma è qui pubblicata una versione decolorata dei comics…), più denso nella seconda parte, che ha conseguentemente un segno più sintetico e più rigido nei tratteggi.

          In sintesi : Collana che ri-combina elementi narrativi conosciutissimi in premessa, secondo un ordine che sta diventando (inevitabilmente?) ripetitivo. Disegni che appagano l’occhio. Non più che discreto grado di coinvolgimento emozionale, imho.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

          Commenta



          • Storia completa. 96pp., b/n, 3,00€.
            Testi_ Thomas Mosdi / Disegni_ Mario “Majo” Rossi.
            E’ un bel tenentino di vascello della marina militare francese. In servizio sulle rotte che presidiano L’Impero Bonapartista ,fin alla Indie orientali a sgrugnarsi con gli inglesi per le colonie. Non (gli) mancò il coraggio ma la fortuna e, nel vedere l’alba del diciannovesimo secolo , Josse e un pugno di suoi compagni sperimentano la loro prima resa e carcerazione.

            In buona sintesi tutto il fumetto precipita _nell’arco temporale di oltre un decennio_ nella corto circuitazione di rocambolesche fughe dai bagni penali, assortite a rovesci della malasorte, in cui Josse ed i compagni di sventura si intorcinano a cascata in un girone dantesco di supplizi crescenti. E se l’onore non viene mai meno, la disperazione dei galeotti o la politica politicante che provvede a procurare alla Francia nuovi accaniti nemici_ magari fino a poco prima alleati_ lo trascina verso infernali esperienze. Che iniziano in maniera piuttosto tollerabile (pur avendo, come ufficiale, il “dovere” di tentare la fuga , senza tuttavia venir meno alla parola data)al confino, in un entroterra inglese che gli offre pure occasioni galanti , con “ospitali” dame. Ma poi , senza vera colpa, lo scaraventa in una gelida fortezza inaccessibile e tremenda; ma neppure la peggiore delle galere che, suo malgrado, dovrà visitare. Il privilegio di essere un graduato scompare progressivamente, ma non prima di dargli la possibilità di farsi ben volere dai suoi uomini ed intercedere per loro presso i carcerieri; ed anche attraverso la violenza a mutare i rapporti di forza tra le stesse diverse comunità che stazionano nei penitenziari. Nei periodi di libertà coltiva le amicizie ed affina le sue abilità marinaresche. Non dimenticando i connazionali lasciati indietro ,è pronto ad imbarcarsi in una ultima proditoria incursione di salvataggio, ma…

            Di terra e di mare una rassegna di gattabuie e grandi fughe, con l’intreccio che si “limita” alla attuazione escapista in un clima di amicizia virile ( talvolta fatalmente luttuosa),e di rari momenti ricreativi se gentiluomini questurini lo permettono.

            Imbarazzante la mancanza del colore, evocato nei dialoghi col passaggio dal giorno alle notti senza trovarne alcun riscontro visivo, “denudando” matite che, nonostante il senso di incompiutezza non corretta dalle cromaticità, riempiono magistralmente le vignette, con senso della spazialità ed intensità drammaturgica (letteralmente: c’entra anche il Teatro…)nei ritratti dei personaggi ,come pure degli ambienti e degli eventi atmosferici, che imprigionano azioni e speranze oltre il perimetro di fetide celle.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

            Commenta



            • 96pp., b/n, 3,20€.
              Coi capitoli 9_12. Sempre alle prese con l’handicap di Derrick , il suo amico Clint confabula e contratta con Selena , doverosamente preoccupata del rallentamento imposto dalla condizione del menomato; a sua volta ben conscio di zavorrare le speranze degli altri due di raggiungere Londra, dove Clint più che mai è risoluto ad arrivare ,per portare all’esterno la testimonianza giornalistica delle reali condizioni in cui è stata gettata la capitale dopo il contagio. Al loro viaggio si aggrega il ragazzino che, secondo i patti, erano andati a recuperare per conto della madre, in cambio dell’accudimento di Derrick. ( vedi 28GD 2).

              I quattro erranti, uniti nonostante tutto , avanzando in zone forestali isolate ricevono le indesiderate attenzioni di un reparto di soldati americani , ma capeggiati da un ufficiale inglese che vuole Selena morta! Ulteriore grattacapo, un corpo para-militare (?) Usa sta appiccando incendi e mettendo trappole per catturare infetti e…

              La trama orizzontale comincia a carburare sganciandosi dal parentevole TWD per abitare territori narrativi propri, pur senza esaltarsi in esuberanti prove di originalità. Ai testi, Michael Alan Nelson puntella dialoghi insaporiti di umorismo nero e scandisce l’azione con la fattualità di un efficace senso del ritmo, cercando le sottolineature con le splash-page e digressioni alla “Lost” in cui , in lenta progressione, un protagonista svela l’origine di alcune sue peculiarità biografiche. Rimane “Kirkmaniano” nella ricerca del colpo di scena crudelmente ferale…

              I disegni del cap.9 sono inscritti a Leonardo Manco , che sente il bisogno di sporcare le vignette ,dando un effetto di “vissuto” con molte sottili linee superflue salvo mancare nella definizione di alcuni particolari ( i capelli del ragazzo; la carnosità delle labbra di Selena…) , od infossare le ombreggiature degli occhi , peraltro accrescendo la cupa intensità degli sguardi di Selena e Clint in contrappunto alla liquidità albina delle retine di Derrick ( che in sede di sceneggiatura si sta quasi trasformando in un guerriero capace di avere intuizioni amplificando la sensibilità dei sensi rimanenti…). Piace meno, per il resto dell’albo, il titolare della serie Declan Shalvey , che pare sempre di più pressato dal desiderio di licenziare le tavole sbrigandosela in maniera grossolana ed andante.
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

              Commenta



              • Collana Weird Tales. 96pp., b/n , 3,20€.
                Testi_Sylvain Cordurié /Disegni_ Laci.
                Per mare, al seguito di una spedizione scientifica che fa approdo alla Penisola Antartica , Sherlock Holmes si tiene occupato, si accultura e sbollisce la sua dipendenza dalla bamba (mixata a morfina secondo “ricetta”…). Una salutare esperienza bruscamente interrotta ( come ci è fatto presagio nel prologo) da inquietanti visioni che lo legano _ in un’ampia accezione del termine_ al perfido Moriarty , già dato per morto ma, con l’aiuto di un Alchimista , ritornato “un po’” in vita (!) per reclamare a Sherlock qualcosa di decisamente “personale” che gli ha lasciato in (involontario) affidamento…
                I riempimenti a china lasciano, a voler essere incontentabili, una parvenza di chiazza oleosa che si aggruma sullo sfarzo barocco di composizioni rifinite in ogni particolare, lasciando sovente lo sguardo del lettore ad esplorare panoramicamente l’abbondanza degli elementi disegnati, calibrandone dinamicità e peso volumetrico ( es: pag.4, la fisicità di Norton; pag.18_26 est./int. Cimitero) in un crescendo di esaltazione prospettica e spettacolare; castrata (imho) dalla pacchianeria degli “effetti speciali” che danno sostegno alla “imbarazzante” sceneggiatura, la cui chiave di volta è far rivivere purchessia la malvagia nemesi Moriarty, ridotto all’incirca ad uno zombie senziente votato alle scienze occulte, in combutta con un negromante coi poteri di un Maestro Jedi che vuole aprire porte dimensionali e scatenare Dei preistorici su Londra, con opzione mondo intero. C’è un “Alto Lord” che pare Mr. Hyde non più in procinto di remissione , tramite della Regina; Lei in posa da disincantata che la sa lunga , allusiva di una “macchina” che immagino verrà buona in una prossima, ulteriore, incasinata storia. Al saputello Sherlock ed a una tipa che pare Mary Astor lo sbattimento di districare il guazzabuglio , in modi e metodi di risibile credibilità.
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                Commenta



                • Kappa Edizioni . 144pp., a colori. 16,00€.
                  Testi e Disegni_ Sara Colaone
                  Il titolo omaggia la canzone di Modugno, e climatizza l’amarcord di una storia raccontata a ritroso da una madre ,che parla di se stessa giovane, alla figlia divertita, e un po’ commossa ,dagli aneddoti e dai ricordi che le trasmette. Le due donne commentano ( nei balloon…) fuori campo come se guardassero vecchie ( e riprodotte tal quali) fotografie; che scandiscono a capitoli la “straordinariamente normale” esperienza di vita della protagonista.

                  La diciottenne Valeria, figlia della guerra e delle poche possibilità offerte dalla provincia di Pordenone nel 1959, si vede costretta ad emigrare, da sola, in Svizzera_ Cantone tedesco_ , dove una cugina le ha trovato un modesto posto alle pulizie di una struttura sanitaria. Certamente spaesata nel nuovo ambiente e con il dovere comunque di mandare soldi a casa , Valeria cerca comunque di impegnarsi , accettando i rimbrotti dei suoi padroni e mettendosi di buona lena ad imparare i rudimenti della lingua. A conforto delle sue difficoltà ,il sostegno morale delle sue amiche ed una inossidabile passione per le serate danzanti, a cui nonostante tutto si dà appuntamento la comunità italiana in loco; per riconoscersi e stare tra connazionali, magari avviando un legame sentimentale…

                  Rintuzzando gli atteggiamenti sprezzanti di alcuni svizzeri, come pure le malelingue provenienti da “fuoco amico”, la ragazza matura la cura di sé _anche concedendosi qualche piccola auto-gratificazione_, conosce un ragazzo in cui scorge una tenera ma convinta affinità , e sperimenta una indipendenza di azione e pensiero “moderni” che forse a casa sua non avrebbe trovato, con tanta urgenza ed intensità. Quando poi, in capo ad un anno e tre lavori cambiati, la famiglia le prospetta la possibilità di impiego al suo paese, lei…

                  Lasciamo una piccola suspense, ad un’opera che non vive di questo ma di piccoli preziosi ritratti di persone “comuni” _ma non immobili_ nel loro tempo.
                  Un tema portante è l’emigrazione italiana all’estero: non manca il resoconto di umiliazioni e prepotenze; ma il “messaggio” che traspare è piuttosto un invito alla fiducia ( senza manicheismi su italiani-brava-gente o svizzeri tedeschi tutti carogne…), a non lasciar passare la vita spiandola da dietro le persiane , ma accettando di immischiarsene con gli altri. E ballare, che passano le tristezze!

                  C’è un lavoro sulle forme verbali per non far sembrare il parlato ( dialoghi asciutti) troppo intellettualizzato; e puntelli di micro avvenimenti ( come può esserlo ,ad esempio, un taglio di capelli. O perfino solo una cartolina senza testo…)rilasciati con sapiente finezza. Finale anti-retorico, ma bello ed efficace.

                  La sceneggiatrice e disegnatrice (nata a Pordenone ) è anche docente accademica ma (imho) non si discosta dall’idea che una GN per essere “d’Autore “ debba avere disegni stilizzati e un po’ punitivi. I personaggi sono i “nonni” delle Miss attuali: ci sta che siano brevi , tracagnotti, con le tinte degli abiti tendenti allo smorto ed al grigiore, con facce ordinarie e segnate dalle fatiche fisiche; ma _dentro vignette dalla conformazione abbastanza libera_ il segno è parecchio draw e non si perita affatto di nasconderlo , con matite spesse che “mangiano" i colori imponendo cascate di tratteggi. Magari le espressioni dei visi in evidenza sono precisi , ma peggiorano per approssimazione nelle figure in secondo piano.

                  Un fumetto "gentile" ma non smielato; "epocale" senza essere tronfio, ed amabile senza scomodare eroismi troppo esemplari.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                  Commenta



                  • 27pp. , b/n, all’interno della rivista “Internazionale” (n.ro1122; 3,00€).
                    Tutte le strade portano a Roma e Rebibbia Regna (!), nella circonlocuzione dell’espediente narrativo ( una foto che sembra Roma, non è affatto Roma, eppure ha familiarità romana…); di una trasferta conoscitiva in Siria ad un passo dai Daesh/Isis combattenti. Ritrovando un Capo militare donna, Curda [ZC ha sempre uno sguardo/riguardo molto "femminista), già intravista sempre a Roma , dove era stata a documentare il conflitto armato _di cui in Italia si parla transitivamente e nella comodità dei salotti mediatici_, che svela lo sconcertate retroscena dietro ad un attentato kamikaze contro volontari turchi , impegnati al sostegno umanitario nel Kurdistan (entità geografica “intrappolata” tra diversi Stati sovrani). Calcare, alzando pure una obiezione meta-narrativa sulla possibilità di produrre un istantaneo graphic journalism ,media culturalmente attingendo dall’immaginario esperienziale popular italico ( o di nuovo romano-centrico) le sfumature che discernono criticamente la retorica dai sentimenti veri e vissuti.
                    Iconograficamente sempre riconoscibile, allergico agli spigoli ed aduso alle quadrature della tavola “a mano libera”, si concede dei tagli sbilenchi ( cioè: in una vignetta sviluppata orizzontalmente i personaggi vi compaiono sul lato corto…) e close-up di selezione sul particolare.

                    Rispetto per l’artista e l’uomo.
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                    Commenta


                    • sto recuperando tutti i fumetti di rat-man, non essendo uno che legge fumetti ne li ho letti mai da piccolo, direi che è l'unico che mi ha preso cosi tanto, divertente e con una storia ben archiettata...
                      "As the world fell, each of us in our own ways were broken. It was hard to tell who was more crazy... me... or everyone else."

                      Commenta



                      • Testi_ Jean Van Hamme / Disegni_Francis Vallès.
                        Il “Segreto” dei Mastri birrai; o “Heimat” ( con echi di “Novecento”ed anticipazioni di “Black Book”) della nona arte. In due tomi, l’edizione italiana integrale di una saga familiare ed industriale snodata in circa centocinquanta anni [1854_1997], attorno alle vicissitudini della Storia e le vicende personali che ruotano attorno alla produzione della bevanda, a Dorp, ai piedi delle Ardenne, in Belgio.
                        Ogni capitolo è introdotto da una vista panoramica del paese, a coglierne ammodernamenti e ingrandimenti (bombardamenti bellici permettendo…), ed inizia “spoilerando” l’albero genealogico della famiglia Steenfort, di cui perciò conosciamo anni di nascita, matrimonio e decesso.

                        L’inizio della dinastia è poco glorioso e nemmeno troppo onesto , allorché un novizio senza vera vocazione, ma con impellente necessità di tirare a campare, si agita spiritualmente alla “religione” della birra selezionata e non disdegna la carnalità dell’affettuoso congiungimento con una coetanea locandiera, intraprendente e maliziosa. Il quasi fraticello perde la testa per lei (ricambiato) e rinuncia ai voti, se non quelli di costruirsi una birreria. Che vara con l’aiuto societario di un amico d’infanzia ma facendo concorrenza al borgomastro _a sua volta avviato produttore_, che prima gliela giura ma poi diventa suo interessato (…). E’ solo l’innesco del comic, che si dipana in una girandola di amori, tradimenti, dispute ereditarie/finanziarie, rovinose o provvidenziali scelte volte a fortificare il migliore stabilimento per la lavorazione industriale della birra. Tangenzialmente bussano i grandi conflitti storici : dalle rivendicazioni operaie alla Grande Guerra, a cui i leader imprenditoriali della famiglia dovranno far fronte, anche rischiando di sbandare in derive reazionarie. Vediamo pertanto i personaggi invecchiare ed uscire di scena, avvicendati da altri , magari figli naturali di relazioni poco ortodosse…

                        La vita, la morte e soprattutto i “miracoli” degli Steenfort, di chi li ha amati e di chi li ha combattuti, affrescati sulla volta dei cambiamenti sociali, politici e non ultimo tecnologici europei, da metà Ottocento fino alle soglie del Duemila. Appassionante melodramma, con gli ingredienti delle soap ma cucinati con largo respiro ed affascinante dispiego del quadro storico e protagonisti che sterzano anche violentemente sul piano caratteriale nel corso del tempo, per poi trovare una loro forma di redenzione. Quasi sempre forti e centrali le donne, che mettono in campo tutte le loro “armi” per affiancare o talvolta sopperire gli uomini che si sono andate a scegliere (magari di volta in volta ). Vale chiedersi se l’interesse per queste storie si tramuti in simpatia per le classi sociali che le generano per finzione ( ma con riferimenti esattamente storicizzati).

                        Colorazione di Marie-Paule Alluard, piacevolmente “analogica” ( belle, in specie , le dominanti bluastre notturne…) su disegni solidamente descrittivi , decisi nei contorni quanto nelle pieghe interne; tendenti al realismo ed impegnati a fissare costumi, utensili e costruzioni anche molto elaborati.
                        In Francia il fumetto è stato adattato anche in sceneggiato televisivo.

                        RW Lion. 200pp. ,a colori. 18,95€.
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                        Commenta



                        • E’ America, ma si respira l’olezzo mefitico di Mafia Capitale; con citazioni cinematografiche che svariano da Gaspar Noé, Howard Hawks ed una capatina nel feticcio attoriale dei Dardenne ( un personaggio pare Jérémie Renier), a mettere insieme una storia _ai testi Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza_ che apparecchia, tramite il sillogismo di Garden City, temi di sicura attualità come l’accoglienza dei migranti richiedenti Asilo e la loro non indolore integrazione nel corpo sociale ospitante. La sceneggiatura protende ad una problematica esemplarità, non chiudendosi alle posizioni conservatrici, messe però in stretto connubio con forme di nazionalismo che in Europa sfociano apertamente nella conflittualità militare ( la situazione degli indipendentisti ucraini e dei connazionali invece separatisti filo-russi fa da background importato sul suolo Usa dagli specifici protagonisti dell’episodio). Mentre le dinamiche dei “cattivi” stranieri ricordano la scelleratezza nevrotica dei soldati del film di De Palma “Vittime di guerra”; quelle degli “indigeni” guardano apertamente ai traffichini laici di casa (e Cosa…) nostra intenti a spremere business dalle altrui disgrazie, adombrando pure un profilo umanitario… Ma possono sempre fare la differenza le singole persone, se non incasellate in stereotipi etnici senza poter dare prova del valore di sé. Julia si addentra in queste vicissitudini tramite l’opera instancabile di un prete di frontiera ( lo stesso che gli ha portato il suo “figlio adottato a distanza”) , e del deplorevole assassinio di una donna con mansioni di pulizia, simbolo delle classi sociali disagiate che entrano per prime in contatto/conflitto con le genti forestiere. Trovata l’occasione di rinverdire alcuni passaggi tipici della serie (le litigate con Webb; gli incubi di Julia; la combattività verbale di Emily…) , la parte investigativa si risolve da sé una volta collegati tra loro alcuni degli elementi in causa. La criminologa paga dazio alla sua incolumità nelle battute salienti della vicenda : situazione non certo nuova per lei, e piegata con una grinta che tuttavia sembra sempre perdersi tra un caso e l’altro, fino al successivo rischio e pericolo.

                          Senza sbavature la prova di Claudio Piccoli ai disegni : spazi e volumi sempre ben composti e mai anonimi; precisione e pulizia del segno che non vengono mai meno anche nei campi lunghi ed un’inchiostrazione che si impone senza soffocare le matite.

                          In sintesi: storia trattata con sensibilità e gusto sociologico; intreccio giallo poco elaborato e disegni più che buoni, imho.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                          Commenta



                          • 96pp., b/n, 3,50€.
                            Testi_ Stefano Marsiglia e Michele Monteleone / Disegni_Fabrizio Des Dorides.
                            Una produzione italiana indipendente, dalla fragile e travagliata factory “Villain Comics”, creata dagli stessi autori e posta sotto il patrocinio tutelare di Roberto Recchioni, ora offerta nel circuito delle edicole sotto l’insegna della Cosmo Ed.. Nelle tavole c’è la sana energia di chi vuol farsi notare , con arditezze visive ed una commistione di generi , farcita di western/horror, arti marziali e suggestioni video ludiche. L’enfatizzazione spinta degli scontri fisici e dei gesti atletici ( oltre che a furiose pistolettate…)magari sacrifica la resa realistica delle anatomie; come d’altronde l’impronta espressionista imposta dagli onnipresenti chiaroscuri (con)fonde i particolari, saturati a nero.

                            Il Ranger texano John Hays, nella prima metà dell’ottocento capitana una variopinta squadra _ cinque uomini di diversa e non raccomandabile estrazione_ che incrocia il suo destino col vissuto e ben noto Samuel Colt e uno speciale culto indiano selenita di osservanza mannara ( va beh, la copertina esplicita piuttosto anzichèno), che ringalluzzisce una Tribù poco incline a farsi marginalizzare dall’uomo bianco o quasi (giù battute perfide sui messicani, che neanche i carabinieri…).

                            Geyser di sangue e gusto per il motteggio spavaldo accompagnano una lettura di facile fruizione ,con appigli per futuri (?) episodi. Quasi un “Magico Vento” in versione ridanciana.

                            Sinteticamente: tamarrata esibita e consapevole ; disegnata un pelo arruffata ma gagliarda.
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                            Commenta



                            • Dove si narra la fine della Guerra e si gettano le basi _solide come mai dopo la Catastrofe_ di una convivenza avanzata tra le comunità dei sopravvissuti umani , nel reciproco interesse di un riacquistabile benessere, coordinato dalla visione strategica del leader Rick Grimes.
                              Il “condottiero” si rende credibile non già intessendo machiavellismi ma gettandosi guerrescamente oltre le barricate per confrontarsi con Negan in un duello rusticano,patendo l’ennesima offesa corporea e riservandosi una mossa a sorpresa contro un avversario assolutamente irridente e deviato,che tuttavia ,se lo volesse, potrebbe essere dotato di un barlume di ragionevolezza ( fatto che ha già colpito qualcuno dei suoi luogotenenti…):l’impressione che ci lascia Kirkman nel mettere un punto alla storia. Quasi che volesse correggere in senso “liberal” la rotta per così dire ideologica dei personaggi che andava puntando con decisione a destra. Mentre ora pare prioritario recuperare un maggiore senso cooperativo di civiltà, benché spiccatamente Presidenziale. Una conversione che peraltro incontra, tutto sommato, resistenze velocemente superate .

                              Visualmente contano molto le reazioni facciali dei principali protagonisti in lotta ( anche fisica, certamente…) , ripresi frontalmente e spesso da soli. Drammaticità a parte, l’effetto foto-tessera è scongiurato da espressioni emotivamente cariche e da Jesus e Michonne sempre plasticamente protesi al combattimento. Seguirà il ciclo “Un Nuovo inizio” ,raccolto dalla Saldapress nel TP22 da fumetteria.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                              Commenta



                              • Collana Weird Tales.96pp., b/n, 3,20€.
                                Testi_ Olivier Peru / Disegni_ Cristian Pacurariu.
                                Antica organizzazione settaria, la cui origine si tramanda ai tempi dei Faraoni, si perpetua nel preservare uno sconvolgente segreto , anche dalle mire dei Potenti che lo potrebbero piegare a scopi totalitari. Ed infatti un adepto se lo rivende come suo , fondando una religione di qualche successo con il nome d’arte di …Gesù Cristo. Tempo un migliaio d’annetti e i settari si ritrovano in casa Le Crociate : l’unica strada da allora diventa l’immolarsi contro gli estranei o tentare di integrarne alcuni tra i più ricettivi e riservati. Altri mille anni ed il “secolo breve” consegna un Lawrence D’Arabia parecchio Indiana Jones ed erudito sulla esistenza degli “Assassini”, che muove da un interesse archeologico; mentre altri nella vecchia Europa meditano nei due decenni successivi il riscatto alla resa militare della Grande Guerra . Tra le più infide e motivati le cellule spionistiche organizzate da un crucco che sembra lo zio di Peter Lorre , che arriva a Lawrence ed al suo giovine assistente ( Batman e Robin però etero…)studiando i dossier che gli passa la Thule su Segreti esoterici che “devono” essere stupefacenti se tanto ben occultati ai più. Lawrence ed il suo protetto , passati al rito degli Assassini ne detengono Uno , che però giunge lo stesso all’orecchio del Cancelliere tedesco , un omino con strani baffetti e pessime manie di grandezza e prevaricazione…

                                Indiavolata nel ritmo, e deificata al non risparmiare ne santi ne fanti , una scorribanda con elementi di ucronie cospirazioniste, del doppi gioco e degli omicidi mirati a scopi politici dietro le quinte di una imminente ma “forse” non inevitabile tragedia. I Protagonisti , scalmanati dietro sparatorie e colpi di mano all’arma bianca giocati su diversi fronti tenteranno di fermare la carneficina ( della Seconda Guerra) Mondiale…The edge of Tomorrow.

                                Un racconto screanzato, che non lesina riferimenti impegnativi né frena la fantasia nelle sue fantastiche ed ipotetiche conclusioni, cucendo un iper-complotto globale che sa sacrificare, anche sbrigativamente, alcuni tra i suoi protagonisti eccellenti.

                                Largamente tratteggiate con matite grasse, le vignette assecondano l’aspetto vintage della storia ma , vuoi il formato ridotto a bonellide vuoi i molti passaggi narrativi imposti dalla sceneggiatura , soffocano i disegni , spesso ancorati a descrivere un largo dispiego di uomini , magari impegnati in azioni diverse , in stanze e città sovraccariche di barocchismi ed ammennicoli d’ogni fattezza. Anche se non vengono usati artifici grafici per staccare tra pagine che combaciano anni differenti, il fumetto non si inceppa nella leggibilità e fornisce un moderatamente accattivante intrattenimento.
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                                Commenta

                                In esecuzione...
                                X