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  • 5 di 6. 96pp. , b/n, 3,20 euro.
    Testi_ Michael Alan Nelson / Disegni_ Ron Salas (cap. 17); Alejandro Aragon (cap. 18_20).
    Capitoli che si caratterizzano per una lettura veloce e lineare, con venature introspettive ed azione praticamente del tutto slegata agli “infetti”. Finora è anche l’albo che contiene i più espliciti riferimenti alla trama del film all’origine del fumetto. Occasione per chiudere la macro-trama dell’ufficiale inglese che insegue Selena con la determinazione di un Terminator dal sadismo consapevole. Si affina la conoscenza e la complicità “quasi” affettuosa tra Clint e la ex infermiera ( con qualche segnale di pezzi mancanti della sua biografia), cementata dalle peripezie affrontate in comune , quando non costretti dalle circostanze a separarsi traumaticamente. Non si (soprav)vive di sole fughe , ed allora il buon C.A. Nelson cazzeggia con dialoghi ameni e condivisi sulla rotta di una comune assonanza di culture pop. Il finale come detto aggancia Alex Garland, mettendo però a terra gli scarponi dei soldati connazionali di Clint, di suo sempre meglio svezzato all’azione.

    Comparto disegni con Salas che cambia il look a Selena, trovando però proporzioni fisiche da bella statuina, mentre è fin troppo aguzzo e spigoloso su veicoli ed immobili, per un segno che trova i volumi digrossando le ombre. Per Aragon valgono le considerazioni del numero quattro.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • Julia torna in grembo a Madre Africa, in Nigeria, con la sofferenza di non poter trovare una via percorribile all’incontro del figlio adottato a distanza, Abebe. Contro il parere di Leo Baxter_ che pure, in via preliminare , gli aveva chiesto una consulenza_ si getta nella polveriera socio-politica di una nazione che conta gli strascichi sanguinari di lotte tribali e religiose, spesso piegate alla corruzione per il controllo delle risorse giacenti.
      Al costo di una carneficina viene rapito un ingegnere petrolifero originario di Garden City , ed ai tempi compagno di liceo di Leo che viene incaricato dalla famiglia di attivarsi per la risoluzione del sequestro; anche pagando una grossa cifra di riscatto fuori dalle regole federali statunitensi. L’ambasciata americana, del resto, non pare volersi prendere in carico la faccenda, mentre la madre e la fidanzata del rapito hanno solidi mezzi economici, oltre naturalmente la pressante angoscia per la sorte del loro congiunto. Un ulteriore richiamo , per Julia, ad agire.

      La peculiarità dell’ambientazione nigeriana non è ostativa di una storia dal solido impianto noir, con trama articolata su colpi di scena, doppi giochi e situazioni pericolosamente spinose, da aggirare con astuzia e prontezza d’animo : il riflesso di intuizioni scaturite da un’attenta ed accorta valutazione delle informazioni conoscibili. Le cose sono ben lontane da come appaiono , e lasciarsene sorprendere può significare la morte. La scrittura di Giancarlo Berardi , con Lorenzo Calza aggredisce la materia in maniera divulgativa, concisa senza sciatteria, lasciando forse un retrogusto dolciastro nella trattazione del quadro sociologico del Paese ( e Continente…) africano, e un approccio fortemente “liberal” sulle responsabilità penali dei singoli, specie se non militari.

      Disarmonico il quadro visivo, che vede impiegati ben quattro disegnatori : Luca Bonessi e Valerio Piccioni, supportati da Luigi Pittaluga e Marco Soldi.
      Sempre “sul pezzo” le citazioni ,da Boko Haram a la Sorbonne. Lievemente straniante la copertina.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • [ NO SPOILER]

        Saldapress. 128pp. a colori; 14,90 euro.
        Testi_ Ed Brissom / Disegni_ Johnnie Christmas / Colori_ Shari Chankhamma.
        Il personaggio (Clifford) intravisto alla fine del primo volume( ossia il capitolo quinto della numerazione originale americana) in una posizione, per lui e i suoi due accompagnatori, molto delicata lo ritroviamo in ufficio _due settimane addietro_ a perfezionare una fornitura commerciale alla “eccentrica” comunità “survivalista” di Safe Haven. Un problema di lavoro lo costringe a sobbarcarsi la consegna in loco, triangolandola con il trasporto di altra merce, facendosi aiutare da due amici. Troverà una situazione più sinistra di quanto avesse mai potuto immaginare, tra i freddi boschi innevati , temendo per la propria vita ed incredulo delle mostruosità scatenate contro di lui.

        Ben fornita e tornita sul fronte del gore ( il numero limitato di episodi autorizza, si direbbe, a sparare letteralmente tutte le cartucce disponibili…), la sceneggiatura è incalzante e ben distribuita sul piano del ritmo e dell’efficacia dei dialoghi, con l’antefatto iniziale che fa presa sulla suspense e conferisce spessore e dignità ai nuovi intervenuti sulla storia. L’approfondimento dei contenuti sociologici imbanditi dal fumetto, come pure la tregua bellicosa di fazioni che si guardano in cagnesco polarizzandosi intorno ad un leader carismatico autorizza richiami a “The Walking Dead”, fatto salvo di razionalizzare una situazione fortemente logorata nel presente e sotto lo scacco di un improbabile (?) divenire. La ricomposizione dei conflitti affascina nel suo “sbandare” da un estremo all’altro.

        Continuano (imho) a non entusiasmare i disegni, esasperati nelle gestualità e nella “bruttezza “ fisica dei protagonisti, perfino asessuati nelle loro posture iraconde. La colorazione sembra rassegnarsi al piattume da minimo indispensabile degli sfondi.

        Dunque più bello da leggere che da guardare , strappa comunque una piena sufficienza.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • Una ardimentosa e temprante battuta di caccia a selvatici cinghiali diventa una delle prove di selezione tra tre personalità in predicato di assumere la presidenza della RGS ,dopo gli ultimi scandali (vedi AW 12_14) che hanno peraltro portato l’ex reggente Webster e lo spregevole socio Manning al bagno penale , in attesa di una più che probabile esecuzione. Di malavoglia Adam si presta alla valutazione dei candidati, sempre ed a ragione più insofferente della rapacità dei presunti gentiluomini londinesi , con interesse alla geografia ed archeologia; e soprattutto è preoccupato dell’affidamento del Governo, che lo ha chiamato a spendersi in una delicata mediazione che in territorio africano potrebbe slittare in una azione di guerra…

          Gianfranco Manfredi forza, a mio parere, alcune caratteristiche del suo personaggio, come mai scorbutico e vendicatore (leggi reazionario); in un “bell’ambientino” dove sono tutti “Sir” eppure “il più pulito ha la rogna”. Occasione per menar le mani anzi la picca in un proto talent show regolato sulla sopraffazione e la malleabilità di sostanziali inetti. Gli sviluppi della trama parallela che coinvolge Amina/Narcy vs. Webster/Manning và a strappi ed è prevedibilissima ed insieme improbabile nella sua macchinosità , costringendo i protagonisti a comunicarsi al lettore per dare lucidità operativa a delle scelte che porteranno Adam , Amina e Narcy di nuovo sulle rotte del continente nero ( tuttavia in Nigeria!) ,ad inseguire i leggendari tesori di un mitico sito perduto bramati dai “cattivi” .

          Più Danny Trejo che Errol Flynn nei pennelli di Paolo Raffaelli, sempre copioso nell’inchiostrazione e succinto ma pesante nel segno, che appoggia le linee spesso senza chiuderle ; e se abbonda in tratteggi rischia di essere confuso.
          Annunciata la chiusura della serie col numero 26.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • Shockdom. 64pp., b/n e toni di grigio; 4,00€.
            Il vivace editore bresciano lancia in edicola una nuova serie italiana a fumetti, patrocinata dal collettivo di youtubers Nirkiop , di cui il co-fondatore Nicola Conversa è per l’occasione l’autore dei testi.
            Il genere è il comico citazionista e parodistico, ricettivo degli stimoli più disparati , insiti nella cultura popular su una base narrativa che ha comunque la saldezza di un progetto pensato , e direi discretamente congegnato.
            Localizzato in una Taranto dei giorni nostri ma stravolta da una epidemia (?) che ha tramutato la stragrande maggioranza della popolazione in zombie” I Wanna Die” racconta di Piero , nerd sovrappeso ed alquanto tardo, che vorrebbe darsi la morte _ destabilizzato in un inferno terreno dove è l’unico a non essere aggredito affatto dai morti viventi causa deficit di materia cerebrale e predisposizione genetica , che lo porterà dal socio scienziato del babbo , un Doc che ha predisposto una “capsula” per viaggiare nel tempo ; e come in “Lilith” ricaccia Piero alle epoche dei suoi avi , per distruggere la generazione ( e di conseguenza estinguere anche se stesso!) che ha incubato il gene zombie responsabile della catastrofe odierna.
            Già ben sbozzati i caratteri secondari ricorrenti , provvisti di tormentoni; e simpaticamente eccessivi gli alleati e i nemici episodici,ad ossatura di un comic svelto, ammiccante e non destituito di potenziale.

            Una larga disposizione dei grigi cercano , imho, di dare sostanza ai disegni di Francesco Macrì, un po’ esangui in una stilizzazione che prende la via di strip umoristica con richiami manga. Esordio incoraggiante.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • 128pp. 12x17; b/n , 2,90€.
              Testi_ Giulio A. Gualtieri / Disegni_ Walter Venturi.
              Un po’ “ The Descent”, un po’ “Il Nascondiglio del diavolo” , politicamente corretto a discapito di un titolo vagamente revanscista , questo episodio scivola via come acqua fresca perfino peggio del solito; anche poco coerente alla continuità della mini serie, oltre che all’irragionevole presenza dello stesso Battaglia (!). Elementare lo svolgimento di una sinossi che sta in due righe tutte di spoiler: Un tizio e Battaglia finiscono infoibati ; cercano via d’uscita sotterranea ma non sono soli. Il tipo qualunque e qualunquista cerca l’amicizia virile ma B. è buono solo per se stesso.

              L’impatto visivo delle Foibe è comunque inquietante, posta la rozzezza dei disegni , pure retinati alla viva il parroco, che risolvono alla peggio l’avviluppante oscurità delle grotte naturali.
              Si finisce in dieci minuti e si dimentica in cinque.
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              • Editoriale Cosmo. 96pp. , b/n , 3,20€.
                Testi e Disegni di Jean-Yves Delitte.
                Come modestamente previsto le ultime parti di questa mini serie non hanno un solido composito appeal narrativo, se non nella forma dispersiva di un continuo andirivieni temporale che tenta di mantenere vivo l’interesse opponendo fatti in successione non cronologica , per poi avanzarne una accettabile retrospettiva spiegazione. Non si notano (?) sbavature macroscopiche, tuttavia i temi trattati non sono emotivamente molto “caldi”; e pure rinchiusi in un recinto di sterile misoginia. Nei due episodi raccolti dall’albo sostanzialmente si ampliano e spiegano alcuni antefatti , trovando infine una collocazione al Mac Guffin da cui si srotola la storia, dall’incombente tramonto del Reich ( la supponenza dei fanatici è il tratto più tagliente dei virili dialoghi…) fino ad un futuribile 2059 dominato dalla Tecnologia e dalle Corporation.

                In un simile contesto l’autore , già “Pittore ufficiale della Marina belga” libera la sua perizia tecnica nel riprodurre mezzi bellici del passato o prototipi di un immaginario futuro , prendendosi ogni porzione necessaria della pagina ( anche doppia ), anche con tagli verticali di grande presa scenica. Non ha molta “fantasia” per le tipologie anatomiche e forse tende a segnare i volti oltre il necessario. A livello di elaborazione dettagliata il disegno fa comunque onore alla scuola che rappresenta.
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • Kappa Edizioni. 200pp. , b/n, 8,50€.
                  Testi e Disegni di Ebine Yamaji.
                  Piccole donne (lesbiche) crescono, si fortificano e cercano di trovare un sereno ma non gratuito equilibrio tra ricerca introspettiva, riconoscimento familiare e sociale ed indirizzo lavorativo intrapreso ( bandite comunque le mansioni manuali e gli interessi culturali bassamente plebei). Fumetto del 2001, a conferma che il “dibattito” nel frattempo non si è particolarmente evoluto neppure nella forma novellizzata di un racconto minimalista, borghesissimo, talvolta civettuolo ed ego riferirto , privo di veri drammi , eccetto la pregressa morte prematura di una madre.

                  Intreccio da soap : Ichiko (l’orfana) studia ed ama, ricambiata, Eriko , tre anni avanti a lei , consapevole del suo essere dopo deludenti esperienze etero ed una conflittualità cronica col padre, uomo di successo ma maschilista e str…,dalla cui freddezza trae _per sfregio_ le migliori energie nel tenergli testa. La più piccola invece denuncia più timidezza , tenendo di scorta l’amicizia con un ragazzo “ovviamente “ gay e gentile, e nonostante ciò rimedia una non del tutto platonica attrazione verso una tipa, la prima “grande prova” di frizione del rapporto con Eriko , pur sostenuto da tanto sesso e volentieri. La “feroce” selezione scolastica giapponese poi farà allontanare quest’ultima in full immersion nei libri. Niente Gps e Faccialibro creeranno un cuscinetto di piccoli misteri e sospiranti equivoci capaci di minare (?) l’idillio.
                  La classica soglia del comunicare al genitore sopravvissuto la propria condizione omofila investe Ichiko di un “colpo di scena” nemmeno imprevedibile, dato l’andazzo auto compiacente dei personaggi.

                  Il segno grafico ha bordature sottili e completamente uniformi; si auta talvolta con retini per dare profondità di campo ma in genere _attuito l’impatto dello sfondo_ guadagna l’esile costruzione dei volumi senza timore di concedere vuoti alla pagina bianca. Figurina esile , quasi comica e fanciullesca quando è infagottata da vestiti alla moda Ichiko (con Eriko) libera una certa sensualità fisica negli svariati momenti dove è spogliata ed a letto con la compagna. La storia è scandita da diverse puntate/capitoli introdotte dalla immancabile presentazione della protagonista , a latere di essenziali illustrazioni. Fumetto manga, perciò da fruire con lettura da destra a sinistra.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • Testi_ Jean Van Hamme / Disegni_ Francis Vallès
                    I pasticci dell’albero genealogico e le imperiose priorità dell’economia (finanziaria) globalizzata cementano la storia della Brasserie Steenfort, e del Clan che ne detiene il controllo, raccolta in una seconda e finale parte . Il Cognome _come rileva ad un certo punto uno dei personaggi_ è andato estinguendosi con l’impossibilità reiterata dei proprietari di avere una discendenza maschile diretta , incatenando una disposizione parentale frutto di tradimenti, matrimoni di convenienza e patti scellerati tra consanguinei. Nonostante tutto quindi , e nell’accezione più ampia, la famiglia controlla la Birreria e decide la politica aziendale , al costo di esporsi notevolmente con i creditori bancari. Rancori pregressi mai sopiti scatenano a più riprese una OPA ostile sul gruppo Steenfort , rimettendo in moto intrighi ed inganni fino a scendere in reati penalmente e moralmente spregevoli ( con sviluppo “giallo” per mettere una parola di verità e lieto fine). Una ulteriore coda narrativa chiarisce alcuni passaggi elusi lungo i capitoli, e frutto _ in un gioco di specchi da meta-fumetto_ delle interviste di uno sceneggiatore incaricato di trasporre in fiction le vicende degli Steenfort ( e che casualmente si chiama come il disegnatore del fumetto…). Molto improntata a seguire l’evoluzione dei tempi, quest’opera inquadra splendori e cadute della birreria nella logica di adattamento dei suoi affari al grado di modernizzazione offerto dalla competizione di soggetti economico-finanziari sempre più accorpati e dominanti, che si disputano il mercato agendo con prepotente disinvoltura. A contrastarli , almeno parzialmente, figure stoiche e forti (spesso donne…) , capaci di mantenere un legame familiare di sangue, sacrificando molta parte della propria stessa vita. Ingredienti molto classici, lavorati su una percorrenza di grande respiro; quasi epico, ma pure ironico ( es: il marchio della birra, che dovrebbe evocare nobile e solida tradizione, è in pratica il posto in cui il fondatore della Dinastia andava con la morosa in camporella…).

                    Il disegnatore si è colorato da sé, tentando sfumature bi-crome che (imho) non entusiasmano particolarmente. Mediamente accentuato il ripasso a china, che pare in cerca di sbrigare un segno tendente alla sintesi.

                    Recentemente ripubblicato nella collana “Ai Confini della Storia” ( Gazzetta dello sport /Panini Comics) in edizione cartonata a 10,99 euro, per 210pp. ,a colori.
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                    • SBE, 96pp., b/n, 3,50€.
                      Testi_ Pasquale Ruju / Disegni_ Giovanni Freghieri.
                      Era figlia di un Senatore, la ragazza uccisa con rituale da setta satanista. La scottante indagine viene arpionata dalla determinata detective Cassandra Soul (un tipa alla Sandra Bullock), che comunica con un Limbo (?) oltre tombale in cui “risiede” ed investiga il padre (praticamente Viggo Mortensen in trench), cristallizzato nella sua morte violenta avvenuta 28 anni prima (!) . E’ Hellnoir ,dove sarebbe attesa anche la giovane uccisa , portata da un Caronte in autobus ma subito presa in consegna dai Daem , demoni vampireschi dall’aspetto esteriore umano ( V_Visitors…), che, divisi in varie caste di crescente prepotenza , spadroneggiano nella città , peraltro ben rifornita di brutti ceffi , spesso sull’orlo della seconda e definitiva dipartita.

                      In ogni mo(n)do Melvin e Cassie cominciano ad essere pesantemente perseguitati nella loro speculare e parallela ricerca di verità.

                      Numero prevedibilmente transitorio, che fissa con più ampiezza le coordinate di Hellnoir City e saggia le capacità deduttive e l’implicito coraggio della donna in Polizia, senza inflazionare la licenza soprannaturale con cui contatta Mel, a cui lo sceneggiatore riserva le battute ad effetto ed il gusto della letterarietà che si perde nella sbrigativa sobrietà realistica dei nostri giorni.
                      Si delineano delle gerarchie e si guarda alla tradizione, dalla donna “fatale” all’amico burbero ma bonario; e _ lasciando intendere il nome fondativo del Maligno_ si scoperchiano alcune nefandezze del cattivone , peraltro celato visualmente.

                      In descrizione didascalica Hellnoir dovrebbe stare sotto una cappa di cielo grigio , generando luce diffusa e morbida, ma Freghieri _ che pure è anche fotografo_ spinge per un look iper contrastato , spesso non chiudendo le bordature per eccesso, appunto, di illuminazione dura. Espediente che toglie compattezza ed in definitiva lascia una qualche approssimazione , ovviamente meno marcata nella descrizione della realtà di Cassie e di ciò che convenzionalmente chiamiamo il nostro mondo.
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                      • Ed. Cosmo. 128pp., a colori. 5,00 euro.
                        Testi_ Olivier Bocquet / Disegni_ Jean-Marc Rochette.
                        [ NO SPOILER]

                        Espresso da Oltralpe, editorialmente intendendo, torna il Transperceneige in moto quasi perpetuo con gli stremati ultimi sopravvissuti alla più immane glaciazione conosciuta dalla Terra. Prosecuzione diretta del primo volume ( tradendone in parte l’impianto logico in quanto a tempistica…), in cui avevamo lasciato il treno _quel che ne rimane_ negli Stati Uniti via oceano atlantico ghiacciato (!) ad inseguire un segnale radio che si dimostrava essere solo un loop pre-registrato mandato in onda da una centralina disabitata e congelata come tutto il resto. Unica cosa da fare , munirsi delle indispensabili tute termiche ed organizzare una spedizione in cerca della fonte di energia elettrica che comunque rifornisce il ripetitore. La squadra esplorativa fa’ una straordinaria scoperta (…) , mentre la popolazione rimanente si da’ un auto governo populista giustizialista sobillato da un’anziana signora e teso a rovesciare i dignitari della casta dominante, tra cui Val che aspetta un figlio dal suo compagno Puig , il capo cordata dei volontari ricognitori.

                        Delle centodieci pagine effettive del fumetto ( in coda all’albo vi sono estratti di altre uscite Cosmo) l’iniziazione della storia prende parecchie tavole e ciò fa temere una certa aridità narrativa ; ma c’è modo di ricredersi con una svolta che proietta i passeggeri in un contesto ambientalmente diverso , comunque conducibile alla dicotomia “libertà” contro “sicurezza”; ovvero “caos” contro “regime” ,sparpagliando le opinioni dei passeggeri e naturalmente facendo gioco alla sceneggiatura a (s)coprire le ambiguità delle situazioni che si sono andate a creare , anche con i personaggi in parte o totalmente persi di vista. Magari citando “Maus” per contrappasso ironico.
                        I toni dei colori sono smorti e poco variegati in vignette che prediligono nettamente un taglio longitudinale, ingombre da dialoghi fatti di sostanza e pochi orpelli linguistici. Linee grezze ma molto incise tra abbondanti tratteggi incupiscono la formazione dei disegni, per una essenzialità vicina alla scuola sudamericana, e che a cascata ricorda i primi autori al lavoro su testate come “Magico Vento”. Continua e conclude a gennaio 2016.
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                        • Editoriale Cosmo. 144pp., b/n , 5,00€.
                          Testi_ François Corteggiani / Disegni_ Marc Malès.
                          I tre capitoli principianti , realizzati a partire dal 1986, di una biografia gangster che fa’ ponte tra la provincia siciliana e New York City , poggiando astutamente sui ricordi rilasciati da un ormai anziano cronista, Ciro Villanova, a due colleghi che lo agganciano all’uscita di una cerimonia funebre per un report giornalistico sulla mafia americana. Torna con la mente all’isola italiana, negli anni ’10 , alla fraterna amicizia col coetaneo Giovanni Macaluso presto vittima di una sanguinosa ritorsione criminale e costretto _poco più che bambino_ a riparare negli Stati Uniti per aver salva la vita, trascinando Ciro nelle sue sventure; e finendo attratto dalla criminalità che ha concorso ai suoi guai. Con la solidarietà di pochi fidati amici i due ragazzi tentano di darsi un’opportunità sul nuovo Continente; ma mentre Ciro si arrangia con umili lavoretti che nel corso degli anni lo porteranno nell’orbita professionale di un quotidiano della metropoli, Giovanni si destreggia nel sottobosco della illegalità , fino a scalare _ complice anche il primo dopoguerra_ di reato in reato i vertici della criminalità organizzata. La vita “regolare” di Ciro allontana nel tempo i due giovani, mettendo però Ciro in una situazione di impossibile neutralità, che gli porta qualche vantaggio sul lavoro, ma anche le indesiderate attenzioni di uno sbirro che intende incastrare Giovanni ad ogni costo, con dei mezzi che imprimeranno una tragica svolta alla sua vita ragionevolmente appagata ed onesta…

                          Affabulazione piana, intenta a fissare e talvolta ribadire con chiarezza i termini di un racconto che procede fluidamente e chiaramente comprensibile , anche nell’innesto di situazioni equivoche che seminano una crescente conflittualità tra i due amici. I tempi dilatati che si concede la mini serie promette di leggere “Una” storia americana di vari decenni ; coagulandosi ad ora in un esaustivo trittico che svolge le vicende dell’abbandono della Sicilia , dell’ambientamento a New York ed infine dell’affermazione di sé, cavalcando con spietato opportunismo le miopi leggi proibizioniste.
                          Spendendo qualche luogo comune sulla sicilianità ( furbo , si diceva, scansare un atteggiamento omertoso fornendo a Ciro una deontologia professionale, magari “abbellita” in passaggi che possono sembrare lecitamente poco realistici…) , anche il disegnatore riversa qualche bozzettismo estetico per poi confluire schematicamente su due tipologie definite : i “belli” dall’ovale molto schiacciato alla Jack Kirby , ed i “brutti” ( spesso cattivi…) con una scucchia al limite del deforme. Spettacolare la resa ricercata di costumi ed ambientazioni d’epoca, in vignette pregne di elementi, ben intarsiati nella apposizione dei piani prospettici, restituendo sempre una sensazione di palpabilità e solida cubatura.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • Editoriale Cosmo. 144pp., b/n , 5,00€.
                            Testi_ François Corteggiani / Disegni_ Jean-Yves Mitton.
                            Dove si narra l’accidentata (ir)resistibile ascesa criminale di Giovanni Macaluso alias Johnny Puparo, lordata di affari sporchi ed omicidi su commissione, cavalcando gli anni della Grande Depressione (1929 e successivi) fino all’allentamento delle leggi proibizioniste infine cassate da Roosevelt,pure non nuovo _ in fase di lancio della sua carriera politica_ ad abboccamenti con i presidi della malavita. Uno dei tanti intrallazzi in cui la criminalità sempre più organizzata , diversificata e ramificata sul territorio deve fare fronte, badando all’arcigna concorrenza della “vecchia” mafia d’impianto italiano e delle triadi cinesi che vogliono mettere i gomiti sul desco del malaffare. Le affinità criminali nascono da reciproci interessi, andando talvolta a scompaginare alleanze e rivalità non immutabili. Giovanni/Johnny muove con accortezza le sue pedine, ma una generazione di Pubblici Ufficiali incorrotta si appresta a far finire le sconcertanti faide che spargono sangue su New York, acquisendo un prestigio che rende impopolari gli omicidi,se “eccellenti”. Una forma di protezione di cui gode anche il “fratello” di J., Ciro Villanova, il cronista di nera che racconta senza infingimenti i racket delle Famiglie malavitose…

                            Tre capitoli ( corrispondenti ad altrettanti volumi dell’edizione originale francese datata 1990_ 1992) con un taglio noir, varie digressioni ( gustoso il cap. ambientato nella Hollywood che paga il pizzo…) ed una trama un poco cervellotica ad incrociare le fortune e le miserie dei Boss o aspiranti tali; e dei modi anche affatto ortodossi per contrastarli. Vedovo con figlio ,Villanova _ sostanzialmente il protagonista della serie_ si barcamena tra astio e residuo affetto per Johnny ,e ne riceve una ricompensa eticamente scomoda ma umanamente leale. E il suo compare non è certo l’unico disonesto in giro…

                            L’impronta della suggestione cinematografica sostiene un’inchiostrazione pregnante ( a tratti però, nel cap. “Omertà” si sfalda e perde incisione e contrasto…), a misura di tavole dinamiche e traboccanti di elementi di contorno. Ammessa qualche esasperazione dei tratti somatici, ad uso “recitativo” e distintivo di un numero kolossal di figuranti.

                            Pubblicazione bimestrale. Un bel leggere, imho.
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • Panini Comics. 48pp., a colori. 1,99€ .

                              Accodato al travolgente lancio del nuovo rifacimento del film, il franchise si espande pure in edicola. Questo spillato _con parecchie pagine di pubblicità editoriale_ è la ristampa di “Skywalker colpisce , Libro I” (Parte I), per i testi di Jason Aaron e i foto realistici disegni di John Cassaday diligentemente completati dai colori di Laura Martin , non troppo pompati da far perdere l’aspetto “vissuto” , marchio di fabbrica fantascientifico della Saga.

                              La storia è una sorta di “Star Wars 1.5”, ovvero si incunea tra la fine di Ep. IV e “L’Imperp colpisce ancora”, espandendo le avventure di Luke e soci senza pestare i piedi (?) alla continuità eternata nella prima trilogia cinematografica.
                              Cercando credo di recuperare la freschezza dei caratteri già fissati dalla mitologia ma non ancora “usurati” dalla confidenza e dagli sviluppi familiari e sentimentali proceduti nel corso dei vari film. Questa prima parte , chiaramente introduttiva e non auto conclusiva ( con gancio finale su un fatto saliente…), vede Han Solo [ NO SPOILER] in un ruolo sorprendente (…) ma tuttavia in linea con le sue caratteristiche di “Pirata”. Non mancherà l’occasione per fare lo splendido con Leia Organa e battibeccare con “Trepio”, mentre Luke Skywalker trova sulla sua strada il suo personale grande nemico ,in uno sviluppo che _secondo il punto di vista che vorrà concedere il lettore_ ha il pregio (od il difetto) di richiamare abbastanza fedelmente i passi della sceneggiatura di “Guerre Stellari”.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Volume unico. 192pp. , b/n , 6,90€.
                                Parto creativo giovanile di Diego Cajelli. Presentato nella forma di raccolta antologica ,arricchita da tavole di studio dei personaggi e di un’appendice di 32pp. che opziona un finale alternativo seguente il completamento di un arco narrativo virtualmente lasciato in sospeso alla datazione d’origine del fumetto (1995).
                                “Pulp Stories” si dimostra già opera matura , professionale ed accattivante; di uno sceneggiatore che ha introiettato con profitto l’economia dei mezzi espressivi e la scansione tempistica di genere ( noir metropolitano). Contravvenendo alla tradizione “conservativa” del comic seriale nostrano, il Cajelli spara spavaldamente le sue cartucce , indulgendo pochissimo su protagonisti che entrano ed escono ( con i piedi avanti…) di scena a vorticosa velocità, magari sfiorandosi fugacemente come comparse nelle “stories” polarizzate sugli altri. Tutto è sopra le righe e danza a ritmo sostenuto; e volentieri si passa oltre la pignola dissezione logica di elementi “troppo” spudoratamente coincidenti nella trama. Dialoghi frizzanti con ampi rimandi alla cultura Pop , che ci viene data in condivisione ( Chuck Norris; lo Stallone del periodo Cannon…) negli aspetti d’ispirazione probabilmente più “maleducati” dell’autore, che peraltro si diverte a chiamare in causa nominativa anche fior di filosofi…

                                La malparata di Caratteri include : killer mercenari e sentenziosi alla Tarantino; coppiette di assassini nati alla Stone; ragazzini saccenti alla Neil Simon; tipi ordinari che sbroccano nella follia alla Schumacher, insospettabili col vizio del torture porn alla Amenabar e guardie e ladri alla Friedkin. L’intreccio è robusto e variato , e gli dà l’innesco una femme fatale che si rivolge al classico private eye cinico e disilluso per una “banale” causa di corna coniugali, che al dunque scatena una sanguinosa sequela di omicidi.

                                Luca Rossi mette in grafica le nerissime vicende di “Pulp Stories” con un segno spigoloso, essenziale e fortemente connotato dalla profondità delle chine, che tuttavia non impastano o sottraggono la resa degli sfondi . Tagli prospettici talvolta spinti od addirittura “deformati” concorrono con efficacia a fissare il climax espressionista ma grottescamente eccessivo di questo ottimo ( imho) fumetto.
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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