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  • Shockdom s.r.l ; 48pp. a colori, 3,00€.
    Testi_ Lucio Staiano / Disegni_ Giulio “Batawap” Rincione.
    Prosegue l’oscuro scrutare di “Noumeno_ un thriller quantistico” nella (dis) percezione che abbiamo di noi stessi, ovvero che gli altri hanno di noi, ossia la modificazione della realtà nel momento stesso in cui viene (data come) percepita.

    Stephanie Green cerca investitori per il piano di ricerca indipendente dei suoi prodotti tecnologici e sponsorizza Salomon Maimon, dotandolo di un avveniristico prototipo di “QR”, un device mobile (volante!) in grado di elaborare esorbitanti quantità di dati in rete, prodotti o riguardanti l’utente , fornendogli soluzioni operative anche nelle sfere d’interesse più sensibili. Il QR preconizza un pericolo imminente alla persona di Salomon , persuadendolo a sparire dalla circolazione; ma mentre si trova lontano da casa (?) sua moglie (…).

    La situazione coniugale di S. è uno snodo significativo per constatare che le ambiguità rilevabili nella sceneggiatura sono _anche non volutamente_ frutto di altrettanti punti di vista riceventi la vicenda e giudicati al metro della soggettività personale. Dunque la moglie ci è sembrata ( vedi “Noumeno” 1) gelosa di Sthepanie; oppura l’abbiamo còlta riflettere su un matrimonio ormai esausto? Di conseguenza l’allontanamento precipitoso di S. sembra sospetto e colpevole; od invece ci appare come l’atto penoso di un distacco maturato da tempo? Siamo altrettanto benevoli nel (non) giudicare un giovane uomo che alcuni considerano un arrogante narcisista blogger sovrastimato , ed altri che lo vedono invece come un leader politico in ascesa che sta anteponendo a se stesso l’interesse della Comunità?
    Entrano nel “gioco delle apparenze” un avvocato svelto a sgusciare tra codicilli ed interpretazioni ; ed una ragazzina che in una stanza di discussione può prendere l’avatar di un agitatore populista che ostenta di sapere il fatto suo. Due stoccate alla democrazia partecipativa online ed alla retorica forense che fabbrica sofismi a guida dell’influenzabile opinione pubblica. Sullo sfondo , un misterioso “Controllore” globale ha mille occhi elettronici che registrano ogni Fenomeno…

    La colorazione di tipo pittorico smista la comprensione dei vari piani della vicenda connotando cromaticamente gli ambienti , distribuendosi su figurini fortemente slanciati in una stilizzazione che non pregiudica il carico emozionale che i personaggi sono chiamati via via a trasmettere, ma forse è anche poco in linea con il contesto asettico hi-tech che adorna la serie, ricordiamo proiettata nel futuro.
    Fumetto (imho) intrigante. Merita attenzione ed eventualmente una seconda lettura chiarificatrice di uno svolgimento _che a ben vedere_ è ancora ai termini preliminari.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • 96pp. , b/n , 3,20€.
      Testi_ Michael Alan Nelson / Disegni_ Pablo Peppino (cap. 21) e Alejandro Aragon (cap. 22_24).
      Conclude il suo ciclo di pubblicazioni questo fumetto, ispirato all’omonimo film , dandosi una chiusura piuttosto regolare e senza slanci pindarici di ideazione dei testi , che pure sono _ specie i dialoghi_ variare di tono , compresi tra i modi ermetici e bruschi dei marines ( però ora “buoni”) e la relazione sbocciata ( e largamente attesa…) tra Selena e Clint, infine giunti a London City.
      I due “fanno quello che devono fare” : lei si riconcilia col suo passato ante catastrofe , tra i ricordi lavorativi e la tragica fine del suo matrimonio; lui trova il modo di comunicare al giornale la situazione in città, sospesa tra una parte bonificata dall’esercito _ in cui la popolazione civile può svolgere in tranquillità le attività più “normali” _ e focolai d’infetti non annientati. Un equilibrio precario, destinato a spezzarsi, senza tuttavia trovare impreparati la guardinga neo coppia , costretta a prendere di nuovo la via di fuga marittima nonostante le trascorsa tragedia ( vedi 28GD 1) . Uno scalo in Francia è occasione per tubare ; e per lasciarsi definitivamente alle spalle l’inferno che comunque minaccia anche in Continente di poter esondare. Non tutti vissero felici e contenti.

      Continua (imho) a deludere il comparto disegnatori, con Peppino che pare avere problemi a sciogliere le anatomie , lasciando volentieri al colore (non previsto in questa edizione) il compito di coprire le approssimazioni nelle sue tavole. Aragon invece “pasticcia” vignette poco perfezionate ma invase da segni che confondono, senza sottilizzare nemmeno nell’armonizzazione dei ritratti.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • Storia completa. 96pp., a colori. 4,60€.
        Testi, Disegni e Colori di Youssef Daoudi.
        Lotte dinastiche fratricide per l’ascensione al trono di Tripoli nei primi anni dell’800; mentre la Marina Militare dei giovani Stati Uniti d’America contiene la pirateria dalle coste africane , facilitando trasporti , commerci ed interscambi tra il continente e L’Unione. Le gabelle imposte dal Pascià _ usurpatore dei titoli del fratello maggiore ad imperare _ si fanno sempre più esose , arrivando a sequestrare una nave da guerra americana con il suo equipaggio. .. L’affronto risulta indigesto al Presidente Jefferson ,che incarica un fidato conoscitore dell’Africa e soldato di rispondere con le armi al despota d’oltreoceano. Alle radici dell’interventismo Usa in terre e popolazioni consacrate all’islam , in un ampio ventaglio di divisioni tribali e con la trasversalità di miliziani occidentali ed “a contratto” che “mettono a terra gli scarponi” in garanzia del fluire convergente d’interessi economici che i Re locali più che altro delegano alla rendita parassitaria ed al taglieggiamento.
        Lo schema alla “Robin Hood”romanza e semplifica un trattatello che però ha ambizioni storicistiche. Questo paga una certa gravosità declamatoria nei dialoghi , che tuttavia solleva una istruttiva stratificazione degli avvenimenti , a beneficio di una resa generale del soggetto con colpi d’ala non del tutto banali. Divisa in capitoli , la sceneggiatura elargisce una mimetica ma estenuante marcia di guerra nel deserto che stressa un eterogeneo piccolo esercito di valorosi, capitanato _ con malumori_ da un manipolo di “infedeli” marines stelle e strisce. Gli uomini infine ingaggiano una prima offensiva contro la tirannide; ma il Pascià inaspettatamente asseconda i consigli di (…).

        L’ultima vignetta di pag.49, nella sua muta eloquenza dà indizio della mortificazione dei combattenti nella opacità della “real politik”, pron(t)a ai compromessi che tengono in piedi i più beceri, in nome di un presunto bene complessivo superiore.

        Non manca dunque di attualità (sic!) questo affresco storico iconograficamente ben strutturato su una gabbia duttile e talvolta da interpretare su due pagine concatenate. Lo sviluppo orizzontale di molte vignette contiene la portata degli ambienti , mentre le “inquadrature” più strette distribuiscono le parti dialogate e le non poche didascalie. Disegni e colori piacevolmente suggestivi ma non inutilmente ( irrealisticamente…) levigati.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • Una indagine che lievita nel corso del suo svolgimento, ricollegandosi ad un deplorevole atto di sabotaggio contro un cavallo purosangue, ossia ai danni della proprietaria di una scuderia , distaccata dalla giurisdizione di Garden City.

          Tentando di rinfrescare l’innesco procedurale, la storia scritta da Giancarlo Berardi con Maurizio Mantero trasla _ con un effetto un poco alla “Signora in Giallo” (sic!)_ il “fattaccio” dalla routine urbana, sacrificando del tutto Webb, Irving , Tait ecc…, nella chiamata in causa di Julia, che prende un preambolo abbastanza dispersivo prima di indirizzarsi nel provinciale allevamento di cavalli. Recuperando personaggi già apparsi in un episodio di anni fa ed una macchina ibrida con ciarliero computer di bordo ( che si prende un ruolo perfino ingombrante…), la Prof. di criminologia si ritrova a capitanare ( collaborare,ma dall’alto della fama che la precede…) una volenterosa squadra di poliziotti e soprattutto a tirare le fila di un gineceo che si allarga dalle vittime alle sospettate fino alle testimoni indirette, che si deve intendere in questo caso come apportatrici di fluente gossip. Poggiando dunque sul consolidato stereotipo dei perbenisti di facciata (?) che ne sanno e ne fanno di tutti i colori, il caso si sintetizza in un sottofinale che riserva una svolta inaspettata _si fa per dire_ frutto della pensosa cocciutaggine della protagonista, a cui gli autori sembrano voler (ri)dare una prontezza caratteriale anche spigolosa e fuori dai battibecchi “di principio” sostenuti col Ten. Webb. Il contenimento del pericolo trova inoltre Julia grintosamente coinvolta in frangenti d’azione, grazie alla maneggevole piccola “supercar” pronta a fare fino in fondo e oltre il suo dovere.

          Segnalato che nella mia copia alcune pagine tra quelle iniziali hanno lievi lordure d’inchiostro, le tavole di Antonio Marinetti _integralmente attenute alla classica gabbia bonelliana_ per la maggior parte godono (imho) di una finezza d’incisione grafica e di una capacità comunicativa mirabile ed ammaliante, scadendo relativamente invece in alcuni passaggi ( di situazioni movimentate; ma anche qualche sfondo statico…) più tirati via.

          Prossimo numero ambientato a Napoli (!), con la cover che promette concitazione , e spero (in) meno luoghi comuni .
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • SBE . 96pp., b/n, 3,50 euro.
            In questa parte Freghieri sperimenta sulle ombreggiature spaziando da Lichtenstein a Dorè, per dare l’impronta infernale e Glam ad “Hellnoir”, ma di nuovo sacrifica la definizione dei secondi piani ed abbozza sommariamente molti ritratti. Ruju ai testi è ammiccante nello stile ,ed erudito nel tracciare riferimenti culturali , ma piuttosto frenato nel dar corso agli eventi. Preoccupato di descrivere toponimi e ricostruire la “storia” di Hellnoir e della sua ancor più inquietante periferia; e di mettere “fuori combattimento” Melvin Soul proprio mentre sua figlia Cassie stringe sulla pista satanista, evidente tratto d’unione tra i due “mondi”. Si ha già un vago sentore di dove si andrà a parare, tra Mostri ma fighi, donne di carattere fatali (o materne) ed amor filiale capace di frangere (?) ogni barriera. Storia colloquiale, scorrevole e d’altronde di passaggio ( seppur disseminata di elementi in escludibili, ossia posteriormente rivelatori…) che si ferma a rispiegare a chi avesse perso il filo ,con l’adozione di una certa vivacità di scansione delle vignette. Continua e conclude in edicola il 27 gennaio. Ovviamente la copertina di Davide Furnò omaggia Hopper.


            NIOURK ( Ed. Cosmo)
            Storia Completa. 160pp. , a colori. 7,50€.
            Testi e Disegni _ Olivier Vatine. Tratto dal romanzo omonimo di Stefan Wul del 1957.
            Fantascienza distopica , col viaggio di formazione di un ragazzino nero , quasi reietto dalla tribù di uomini che popola la terra del futuro, secoli dopo una ecatombe ecologica che ha decimato il genere umano e sconvolto clima e geografia del pianeta. Piccole comunità paleolitiche (!) che resistono , cacciando, nella savana caraibica e delle nevi eterne di Haiti (!) , fino alla terra fertile e ricca di Niourk , l’antica New York (!) sormontata da rovi e sterpaglie che quasi inghiottono gli un tempo maestosi edifici. Una città degli Dei, secondo la credenza del ragazzino, intraprendente ma legato, a superstizioni preistoriche, che attaglia al mondo “rovesciato”, ed a un altrove che gli si manifesta dopo varie peripezie , deviando in maniera irreversibile il suo destino e quello della Terra.

            Antropologia ed avventura molto lineari nelle prime cento pagine ( ossia due episodi dell’originale francese), quasi giocose ed ingenue , col piccolo protagonista monello che equivoca segnali “soprannaturali” ed è lesto a rivenderseli alla sua gens per guadagnare in carismatico rispetto. L’entrata in gioco di personaggi tecnologicamente attrezzati e raziocinanti (che avviene nel secondo e si protrae nel terzo conclusivo episodio) trasforma letteralmente il ragazzino e sostanzialmente il modo di raccontare la storia, togliendogli ogni slancio reattivo e non premeditato in una (troppo) lunga spiegazione degli eventi passati , per immediatamente ricondursi sulla stressante necessità di contenere il presente e di fabbricarsi un destino comune, possibile in fieri. E peraltro alcuni passaggi rimangono ugualmente stiracchiati e passano con eccesso di disinvoltura.

            Certamente potente ed affascinante ma priva di novità ideative la decostruzione della Terra post catastrofe ,evocativamente puntellata dai colori a corredo di ambienti , situazioni climatiche e temporali. Posture e raffigurazioni per stile mi hanno rammentato Albert Uderzo, Lorenzo Ceccotti e le animazioni di Gerald Scarfe.


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            • SNOWPIERCER (Parte 2 di 2)
              Editoriale Cosmo. 128pp., a colori , 5,00€.
              Testi_ Olivier Bocquet / Disegni_ Jean-Marc Rochette.
              [NO SPOILER ]
              Al lettore non è dato verificare le premesse tradite dai colpi di scena che incontra; e tuttavia la storia trova una sua quadratura compiuta , anche struggente, seppure poggiata su elementi fantasiosi , che comunque parlano di problematicità attuali e comprensibili. Non di meno, i minimi termini in cui è ridotta l’umanità del Transperceneige facilita metafore sul totalitarismo e sull’eterna diarchia tra libertà e sicurezza .
              Disegni essenziali ed ancora poco limpidi, con tratteggi radi ma calcati e colorazione che spesso è mono-satura nelle tinte ( date le ambientazioni del tutto artificiali l’effetto estraniante non è sgradevole).

              L’elemento distintivo della prima parte, ossia la gravidanza di Val ed il distacco dal suo compagno Puig, qui si risolve perfino con un tocco di humor ed ha l’ulteriore pregio di non annichilire l’albo sulle vicissitudini della coppia, ma suo tramite abbraccia l’esplorazione e la “liberazione” di un mondo post-catastrofe ( adattato ad essa e non sua conseguenza diretta) e le sue regole draconiane ma perfino desiderabili , a confronto del noto e dell’ignoto situato “fuori”. Volutamente allergico a scontri “stellari” il finale porta una nuova speranza , in piccolo : quasi un ramoscello d’ulivo riportato al treno /Arca di Noè.
              Completano il volume alcune pagine di testo e fotografie che illustrano la genesi dell’opera e commentano la trasposizione cinematografica del primo volume, che Cosmo rende disponibile anche in grande formato.
              Si nota un passaggio con dialoghi fitti e surreali (l’ambulatorio…) che sembrano rimandare a “L’Esercito delle 12 scimmie” e di conseguenza al francese “La Jetée.
              Molto piaciuto, imho.


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              • HELLNOIR ( 4 di 4)
                SBE, 96pp. , b/n , 3,50 euro.
                L’epilogo. Che converge nella pronosticata brutalizzazione di Cassie Soul da parte di sgherri che sembrano usciti da “A Serbian Film” , in parallelo alla sulfurea Hellnoir , dove il babbo Melvin Soul , incurante di poter precipitare in inferni ancora più neri si arma alla bisogna della redde rationem con quel demonio (letteralmente) di Asmoday, coperto da un cecchino al servizio di intenzioni molto materiali. Tutto per “la sua bambina” , a cui la morte terrena gli ha strappato la possibilità di vederla crescere; ma grazie ad un varco spazio-temporale- dimensionale (sic!)…

                Faticosa e perfino affrettata conclusione della storia, con Mel in febbrile monologo interiore a comunicare al lettore i resistibili intoppi della trama , che l’investigatore è costretto _ dai testi didascalici di Pasquale Ruju_ ad enunciare appena prima di affrontarli . Da parte sua Cassie non può solo recitare il ruolo della donzella in pericolo , benché sia salvata dagli sconquassi fantasy horror dal banale intervento della PP. SS. Con una “postilla” narrativa che lascia temere un sequel alla “Omen_ Il Presagio”.

                Altalenante la resa di Giovanni Freghieri ai disegni (imho). Riserva a ben poche tavole lo schema della gabbia classica bonelliana per inerpicarsi su vignette a sviluppo verticale che recuperano talvolta anche lo splendore di sfondi particolareggiati o la migliore esuberanza visiva ( la prima tavola sembra “Inception”!)di un artista sempre capace di dare nerbo ai caratteri di tridimensionalità volumetrica dei suoi fumetti, anche solo lavorando per sottrazione su soggetti bagnati di luce. Fino al punto però di apparire _a sensazione_ sbrigativo ed abbozzato in altrettante sessioni.

                In sintesi una mini serie che ha ciurlato nel manico impiegando tante pagine per sviluppare idee poco sorprendenti e non sempre messe in pagina con fluidità discorsiva e densità estetica. Non mi stupirei se “l’impalcatura” del comic servisse in futuro a nuove rivisitazioni. Per adesso, fine.




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                • JULIA n.ro 209 Vedi Napoli e poi muori
                  Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero/ Disegni_ Steve Boraley.
                  Il fidanzamento italiano con l’Ispettore Ettore Cambiaso dà occasione a Julia ( ossia al suo creatore Giancarlo Berardi) di trasferte di piacere in Italia , che si trasformano in un tour gastronomico culturale dei luoghi che visita e pure nell’occasione di contribuire ad una qualche indagine omicidiaria. Causa mamma ( di Ettore) napoletana, la criminologa di Garden City può sperimentare l’ospitalità partenopea e la eccentrica umanità che sciama tra piazze , vicoli e caratteristiche botteghe, in un reticolato di ambienti e relazioni che partorisce un osservato e chiacchierato legame di amicizia tra un nobiluomo che ha visto tempi migliori ed una giovane dell’Est che cerca di strappare un suo lembo di benessere…

                  Più asciutta rispetto alla avventura genovese ( vedi J. 197) nel dare spazio all’aspetto indagativo , la storia limita la irritante convenzione di far parlare Julia in un italiano un po’ stentato, ma moltiplica il macchiettiamo a cui l’ospite americana è tenuta a fare onore. Uno spreco di sosia ( da Totò, a Tina Pica, passando da Carmelo Bene , Edoardo e Lello Arena con stralunato Massimo Troisi ;e perfino Berardi stesso…) che apportano la loro dose di stereotipi napoletani per un intreccio giallo che porta a spasso gli inquirenti attraverso la città , con tanto di irruente inseguimento motociclistico _ enfatizzato dalla cover_ a formare un mosaico le cui tessere chiave però erano da tempo, in qualche modo, sotto gli occhi di chi legge. Espediente che può divertire, più del gioco stucchevole (imho) delle varie citazioni.

                  Il solitamente preciso Boraley si fa prendere dall’enfasi per le “maschere napoletane” e ne de-forma i lineamenti in eccessive mimiche facciali e pose cerimoniose, condite da dialetto e una ricerca sociologica che non risparmia la sottolineatura di una popolazione campana spesso sovrappeso.



                  IL CORVO ( Edizione Definitiva)
                  Edizioni BD. 272pp., b/n e toni di grigio.16,90€.
                  Testi e Disegni di James O’Barr.
                  Quasi instupiditi nello loro totalizzante reciproca passione, Eric e Shelly si promettono eterno amore, matrimonio e figli bellissimi. Una gang di fattoni delinquenti rompe nella maniera più tragica l’umana purezza della loro unione. Per qualche arcano mistero ad Eric è concesso di tornare dalla tomba , diventare un’ombra scura e tangibile nella notte, evocare gatti neri , darsi un dialogo interiore con un corvo;e partire per la missione di una tremenda vendetta su chi(unque) ha fatto male all’amore, al suo amore!

                  Oltre l’antefatto che ci viene dettagliato solo dopo aver esaurito la presentazione di Shelly con asmpollosa sdolcinatezza , tutto il racconto palleggia tra il crogiolarsi di Eric/ Corvo sui bei ricordi passati e la sua punitiva determinazione a stanare i balordi criminali , segandoli nella maniere più truci , con la pesantezza della lama , del proiettile e di sparate verbali di dubbio senso allegorico (“Le ossa dei tuoi peccati sono abbastanza affilate da trafiggere le tue scuse?” compiutamente che caspita significa?).

                  La lattiginosità estetica e testuale dei momenti soft , ambrati da grigi alla Giovanna Casotto od alla Franco Saudelli dei poveri precipita poi in un groviglio di tratteggi , in una bruttura di panneggi “a caso” ed ad una incertezza di anatomie e di ingenuità prospettiche di amaro sapore dilettantistico. Grevemente allegro nelle proporzioni , il disegno trova le scappatoie per occultare evidenti carenze tecniche ( vedi la rigidità delle posture frontali o le teste “ghigliottinate” in sporgenza sulle riquadrature delle vignette). Le digressioni onirico fantastiche si possono prestare alla in essenzialità delle aggiunte “definitive” , consistenti in capitoletti di raccordo e poster promozionali ,forse buoni nell’esercizio masturbatorio di “Emo” pre adolescenti. Deludente assai, imho.
                  http://ecx.images-amazon.com/images/I/41iiNsvFI2L._SX337_BO1,204,203,200_.jpg


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                  • LINEA DEL FRONTE ( 1 di 2)
                    Ed. Cosmo , 128pp. , b/n , 3,90€.
                    Testi_ Jean-Pierre Pécau / Disegni_ Brada ( ep. “Stonne”) e Benoit Dellac ( ep. “ Il volo dell’acquila).
                    Convenuti a Berlino per i giochi olimpici, quattro giovani uomini e due ragazze , di diversa nazionalità ed estrazione sociale, stringono con rocambolesco trasporto un legame d’amicizia, saldato dalla comune avversione verso l’autoritarismo nazional-socialista hitleriano di lì a poco destinato a trascinarli nella barbarie del secondo conflitto mondiale, che li vedrà agire su molteplici fronti.

                    Così il ciclista medagliato francese Milou Berger mette a punto la sua passione per la meccanica divenendo un carrista impegnato nell’ingaggio coi panzer tedeschi sulle Ardenne; mentre il sodale riservista della Royal Air Force Tim Page scaccia i bombardieri crucchi in sortita sui cieli inglesi. A convergere nella sua terra la tedesca Magdalena Kopps, in un ambito sorprendente, dati i trascorsi; e la foto-reporter Cheryl Matthew, americana, già conoscente affettuosa di Tim.

                    L’albo è principalmente una esposizione di strategie e tatticismi in ambito bellico, con largo uso di nozioni tecniche a pianificazione di battaglie poi svolte tra imprevisti, solidarietà cameratesca, stressanti attese ed eventuali inettitudini di chi è preposto al comando, magari lontano dalla prima linea…
                    La preparazione delle missioni esige un lungo cappello introduttivo, successivamente velocizzato da dialoghi più secchi e tecniche di combattimento che lo sceneggiatore si sforza di rendere comprensibili in termini visivi. Somma di difficoltà per i disegnatori : rendere conoscibili sei personaggi riuniti spesso nelle medesime vignette ( squadrati e smorfiosi nell’interpretazione del primo capitolo; flosci nel secondo…) , e disporre aerei e tank sul campo di battaglia in maniera “dinamica” e non caotica. Non aiuta la mancanza del colore e (imho) non entusiasma il genere ( per come è) svolto.
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                    • SHERLOCK HOLMES SOCIETY (1 )
                      Collana Weird Tales. Ed. Cosmo. 110pp. , b/n , 3,90 €.
                      Testi_ Sylvain Cordurié / Disegni Stéphane Bervas ( ep.”Il Caso Keelodge”) e Eduard Torrents ( ep. “ Nere sono le loro anime”) .
                      Il mercuriale o malinconico alle sollecitazioni S. H. torna a frequentare Watson _di ritorno da un periodo di assenza per lutto_ dandosi l’opportunità di bloccare uno sciagurato emulo di Jack the Ripper ; e sollecitato dal fratello Mycroft di assumere l’indagine della scomparsa di una comune amica, impegnata ad arginare una inusitata epidemia che ha messo sotto osservazione dell’esercito l’intero appestato villaggio di Keelodge …

                      La serie preserva le asperità caratteriali e le salienti capacità deduttive e di organizzazione del pensiero, con prestazioni atletiche “gladiatorie” ,affini alle ultime incarnazioni cinematografiche del personaggio; nella sua classicità però coinvolto a fronteggiare pericoli insoliti ed inesplorati, magari mutuati da altra letteratura di intrattenimento. Lo sviluppo della storia è abbastanza avvincente e copre le carte per farci arrivare alla fine col desiderio di voler proseguire la lettura, demandata all’albo in uscita a marzo 2016. Sembra tuttavia che prema la necessità di accordare appunto il soggetto a vie del gotico-horror largamente battute , col pericolo di rimandi uroborici auto-referenzialmente infine sterili.

                      Notevoli i disegni, che spaziano dalla resa degli scenari agresti di Keelodge ai traboccanti interni ed esterni di London City, pullulanti di cose e persone incastonate tra architetture di maestosa resa tridimensionale. Non si può esimere la constatazione che le tavole andrebbero pensate complete di colore, con le parti inchiostrate in modo differenziato in genere per staccare le figure ( sostanzialmente realistiche…) di quinta o centrali dai molto particolareggiati e “pieni” elementi di sfondo. Continua…
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                      • GLI ESCAPISTI
                        Mini-serie completa in volume unico. Edizioni BD, 176pp. , a colori. 14,00€.
                        Dopo l’immaturo decesso del papà, un liceale nerd ed ebreo di Cleveland scopre che il genitore era uno sfegatato collezionista di materiali riguardanti un eroico personaggio dei fumetti , L’Escapista, ormai quasi dimenticato e dismesso da vari lustri. Se ne appassiona al punto di creare una società con i suoi praticamente soli due amici e diventare _ dopo una ulteriore sciagura personale che gli lascia un certo capitale a disposizione_ l’editore e l’autore del rilancio della testata. Tocca trovare le idee per le storie e soprattutto il modo di diffondere l’hype per il nostalgico ma rinnovato comic. Contagiati dall’entusiasmo al limite della sfrontatezza i tre ragazzi , dopo un primissimo inizio incoraggiante , loro malgrado finiscono a sbattere contro…

                        Città seminale ( ma il soggetto deriva precisamente da un romanzo di Michael Chabon , che qui si presta ad una prefazione che scherza sulle origini dello sceneggiatore…) ed attrattiva di numerosi fumettisti Cleveland, rampa di lancio per approdare a New York; così almeno nella biografia di Brian K. Vaughan ai (brillanti) testi, che pure rimandano _anche esteticamente _ agli italici Berto e Toni apprezzabili nell’antologico “Tutta colpa di Pupi Avati”; Kappalab, di Baricordi e Liani. Il racconto, incentrato sulle vicissitudini del trio di giovanissimi professionisti della nona arte è intercalato _ ricercando un work in progress meta-fumettistico_ dalle tavole in preparazione de “L’Escapista” , che assorbono le angosce e le problematiche dei loro autori , o semplicemente le questioni artistiche che pesano sulla riuscita di un’opera a fumetti. Non manca la platonica ( cioè non consumata o quasi…) relazione affettiva e la volontà di lasciare al lettore un messaggio ottimista, ma non intriso di melensaggine da obbligato lieto fine.
                        Ai disegni si cimentano in quattro (Rolston, Alexander , Bond , Barreto) chiamati ad illustrare l’intelaiatura della storia vissuta nella realtà dei ragazzi ( resa con morbidezza ed essenzialità del tratto) e sulla pagina disegnata del New Escapist, reso con i toni notturni e le pose imperiosamente stilizzate da supereroe ,o con colori cangianti che guardano allo stile dei tempi di Jack Kirby per la Marvel ; fino ad un bianco e nero molto contrastato e spigoloso.
                        Adatto a tutte le età.
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • IL SANGUE DEI CODARDI ( Ed. Cosmo)
                          Storia completa. 96pp., a colori. 4,60€.
                          Testi e Disegni di Jean-Yves Delitte.
                          Un giallo –thriller dalle ambientazioni esotiche, datato a cavallo della prima e seconda metà del 1600 , che importa i pregi e non dell’autore di “U-Boot”. Magnifico il respiro dato ai disegni, con la gratifica di molte splash page doppie e un’inesausta maniacale precisione nel rendere i mezzi marittimi, i paesaggi, le fortificazioni ed i costumi, bagnati da una colorazione ricercata, con gradazioni foto realistiche ed attenta posizione delle ombreggiature ( quelle sotto i cappelli però danno un effetto un po’ alla “Rat-man”). Gli fa’ difetto invece una certa incapacità di caratterizzare i protagonisti , che tendono a generare sovrapposizioni confusionarie, tanto più perché il racconto (altra cosa comune a “U- Boot”) si snoda in una serrata alternanza tra tre ( due in particolare…)piani temporali e le fattezze travisate sono un fattore ponderante nell’economia della trama.

                          Un intreccio fitto ma non lambiccato dalla pretestuosità o dalla gratuità ( le “simpatiche” coincidenze non sono mai o quasi la chiave per far avanzare la narrazione) , dotato di una parte finale votata ai colpi di scena vivi fino all’ultima vignetta.

                          La storia si snoda intorno agli interessi della Vereenigde Geoctroyeerde Oostindische Compagnie, abbreviato in VOC) , anche disdicevoli , nella iniziativa di suoi funzionari (in) fedeli .
                          Nel 1641 un Lord inglese viene trucidato con la sua ciurma da “Selvaggi” indonesiani ; nel 1643 la Corona inglese manda un Capitano dell’esercito ad indagare. Il suo diario personale,lui irreperibile, oltre vent’anni dopo viene trovato e letto da un ragazzo che curiosava nella soffitta dell’aristocratica nonna, parente del Cap. Il padre stesso del giovane è un ufficiale chiamato ad occuparsi della morte per smembramento (!) di più persone , scoprendo dei loro legami con la VOC…
                          Un fumetto che esige attenzione, infine ben ripagata (imho). ?

                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT
                            RCS Mediagroup spa. 32pp., a colori, 2,50€.
                            Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Giorgio Pontrelli / Colore_ Stefano Simeone / Cover variant_ Zerocalcare, Leo Ortolani, Giacomo Bevilacqua, Roberto Recchioni.
                            Una colorazione ultra pop non particolarmente ancorata a pretese di realismo. Disegni “Gipi-zzati” dai tratti poco scorrevoli e lo stesso malamente aggraziati , in una sintesi che lascia indietro pulizia e naturalismo. Pagata la gabella delle “recchionate” ( sì, ovviamente si menano per varie pagine…), il soggetto allunga qualche pensierino sul concetto di popolarità mediatica aleatoria (populista e qualunquista…) , annunciata con grevità trasteverina ed equilibranti sganassoni , distribuiti in regime di par-condicio. Cose già intuite con altrettanta felicità espositiva e senza il supporto dell’osservazione dei social-media da Tiziano Sclavi; e già rielaborate nel recente “Nick Banana”; mentre la veracità “maleducata” del personaggio si potrebbe accostare a “I Wanna die”. Il fumetto va’ in scia del film live action omonim o in uscita al cinema, offrendo un abbozzo di seguito della storia. Completa il volumetto brossurato una selezione di schede e fotografie che focalizzano i principali autori del lungometraggio come pure del comic, di (imho) onesta riuscita.

                            La cover è presa da "Badcomic", scusate l'ingombro ( non appariva altrettanto nella schermata) :-p
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                            • IL SILENZIO E IL SANGUE ( 3 di 4)
                              Ed. Cosmo. 192pp., b/n , 6,90€.
                              L’ambiziosa ricognizione romanzata delle ramificate vicende della Mafia italo-americana, a partire dall’insediamento degli immigrati negli Usa ( concorrenti in varie etnie alla criminalità organizzata) è svolta dallo scrittore François Corteggiani fornendo precise coordinate nominative prendendosi cioè la responsabilità di dare per assodate affiliazioni e complicità a vario livello con L’Onorata Società da parte di Personalità storicamente rilevanti . Comprensibilmente sarebbe (stato) irrealistico ricondurre la narrazione ad un unico perno diramante delle vicende mafiose; e perciò il colpo di scena che ci attende verso la fine dell’albo è eclatante seppure non imprevedibile, incanalando una disamina di fatti temporalmente sempre più vicini alla nostra attualità.
                              La pervasività della materia, entro l’orizzonte degli eventi “costringe” l’autore a prendere distanza da quei pochi fatti rilevanti in cui il ruolo dei vari Boss (gli) pare più defilato; o magari attribuito da altri per convenienza ( E’ stata la M.”). Vediamo sfilare alcuni dei più inquietanti “misteri” italiani, da Mattei a Calvi, da Dalla Chiesa fino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sovrapponendoli all’omicidio Kennedy ed agli enormi business circolanti attorno al mercato petrolifero e degli stupefacenti. Il punto di vista rimane limpidamente partigiano e problematico.
                              Il tutto però non soffoca la dinamicità e l’intrattenimento del racconto a fumetti, che riesce perfino a mantenere per buoni tratti un tono scanzonato ed un ritmo tambureggiante, sballottando i suoi protagonisti in situazioni pericolose e sul filo del rasoio, tra la “peccaminosa” ed al tempo molto filo-americana dolce vita di Cuba fino a dare una interpretazione anti-fascista di Cosa Nostra in agevolazione dello sbarco in Sicilia degli Alleati, sopravvenuta la seconda guerra mondiale. Il racket dell’autotrasporto e delle attività cinesi in Usa sono ulteriori tasselli di un vasto e rapace mondo di interessi fluidamente convergenti ed indissolubili tra gli Stati e i malavitosi.
                              L’epilogo/epitaffio è affidato ai disegni di Marc Malès, (pagg. 187_192) che prende e traduce in tutti i sensi un punto di vista “alato” con la gentile stilizzazione delle sue figure di “porcellana”, in un aneddoto che guarda in vago a “C’Era una volta in America”; mentre il resto del corposo numero è stipato dal segno di Jean-Yves Mitton , a cui “scappano” talvolta alcuni ritratti un po’ sul caricaturale, ma che in genere produce vignette impattanti , dal taglio cinematografico ed esondanti da angustie bi-dimensionali. Atteso ad aprile il numero conclusivo della saga, di pari foliazione.
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                              • JUPITER’ S LEGACY ( Volume 1)
                                Panini Comics. 136 pp., cartonato a colori. 16,00€.
                                Testi_ Mark Millar / Disegni_ Frank Quitely / Colori_ Peter Doherty.
                                Un brillante e carismatico giovane americano vede dissolversi il patrimonio economico della sua famiglia nella crisi sistemica al tracollo delle Borse del 1929, ed inizia a temere per la tenuta dell’intero modello patrio di Società.
                                Riceve tuttavia una “visione” onirica che lo trascina _ coinvolti il fratello, la futura moglie e tre cari amici_ alla ricerca di una misteriosa isola che dispensa…Superpoteri (!). Ai giorni nostri , con i capelli bianchi ma sempre sulla breccia, il nostro continua la sua missione solidaristica, senza tracimare nelle funzioni tipiche degli organi elettivi. Il fratello invece, amareggiato dalle vaste criticità del mondo industriale globalizzato vorrebbe piuttosto spendersi attivamente in un ruolo dirigenziale. I due entrano in un aspro conflitto personale che richiama ( e rinfaccia) l’educazione impartita ai rispettivi figli, lassisti e demotivati con superpoteri. Il conflitto sfocia in una drammatica diaspora ; ed otto anni dopo, nel futuro 2022…

                                Si cita tutto il citabile , da “ Vita da strega” a “Blade Runner” e praticamente non c’è snodo narrativo che non richiami qualche pezzetto di fiction e cultura pop largamente conosciuta dal più vasto pubblico. Dinamiche padri-figli altrettanto stantie, accompagnate da dialoghi imbolsiti di terminologie da “iniziati” che scazzano facendo cose straordinarie per la “gente normale” e sono troppo compiaciuti per accendere, se non raramente, la scintilla dell’empatia. La trama, per ora, procede a specchio (ossia invertendo le premesse…) di un “Runaways” e di un “The Boys”(quest’ultimo non viene citato nella presentazione, seppure pubblicato dallo stesso editore…), senza eguagliarne (imho) la consistenza.
                                Colori pastello “smorzati” (cit.) tinteggiano le vignette widescreen dai disegni che sfrigolano di tratteggi piluccati , renitenti alla compatta rotondità del segno, concesso solo alla copertina.
                                Bruttino.?
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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