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    PARAISO PUNK ROCK BAR ( Kappa Edizioni)
    Testi e Disegni_ Javi Rodriguez. 136pp. , b/n, 16,00€.
    Ancora ai tempi della peseta , sul finire della lunga convalescenza post franchista ( che mantiene comunque le sue propaggini reazionarie…), una Tipa intraprendente ( specie nell’esplorare accuratamente la sua sessualità…) di Gijon, concretizza il sogno di aprire un disco pub capace di calamitare le forze culturali giovani ed alternative della sua città. Imbarca nella faticosa ma gratificante impresa gli amici stretti; e con grande scorno dei benpensanti _ capitanati da suo fratello, neofascista facinoroso_ ottiene un immediato consenso di avventori. Ma (…).

    Formalizzato come romanzo a fumetti PPRB ( ovviamente è l’insegna del locale…) è piuttosto una raccolta di storie brevi , qui indicate in capitoli, tutte denominate col titolo del volume . Un nucleo di personaggi fissi con aggiunte e defezioni in corso d’opera , legati affettivamente, familiarmente o più o meno ben trovati attraverso l’esercizio pubblico e la espressione di sé ( nella forma artistico- musicale ma anche ricreativa in senso di abbruttimento droga stico) , che scambiano spesso e volentieri effusioni e fluidi corporei , in chiave etero e omo, magari cercando la disponibilità di esperienze fuori dal proprio orientamento sessuale. Situazioni piuttosto piccanti ma meno smaliziate di come sarebbe lecito aspettarsi (?), come se l’autore cercasse di suscitare l’ilarità del lettore con soggetti mutuati dalla commedia classica degli equivoci o dalle telenovelas ( ci sono a proposito precisi ammiccamenti meta-fumettistici); quasi a voler apparire provocatorio nei temi _tenuto conto che guardava al suo presente, ovvero fine anni novanta_ ma comunque portatore di una visione della realtà ormai abbastanza irreversibilmente integrata nella società urbana spagnola del suo tempo. L’epilogo peraltro è posticipato di cinque anni , una distanza che i protagonisti colmano imborghesendo , quasi del tutto pronti infine a dichiarare chiusa ed irripetibile l’esperienza vissuta intimamente in comune.
    Tra i debiti artistici non dichiarati citerei Howard Cruse, in un pantheon in cui Rodriguez stesso denuncia l’ispirazione dovuta a Richard Corben e Frank Miller, in senso però non attinente al suo stile , più indie , su linee tondeggianti e tendenti al caricaturale. Cover audace da mettere sotto spoiler.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • L’UOMO DELL’ANNO 1917 L’UOMO DELL’ANNO 1431
      Ed. Cosmo. Fumetto a colori in due parti distinte. 128pp. tot. 5,00€.
      Testi_ Fred Duval e Jean-Pierre Pécau (1917) Eric Corbeyran (1431) / Disegni_ Mr Fab (1917) e Horne (1431), colorato da Vincent Froissard (1431).
      1431. Qualcuno dei suoi favorì la cattura di Giovanna D’Arco, tradendola e sabotando i tentativi di strapparla al nemico ed al destino del rogo? Scottante dubbio che il Re di Francia , quattro anni dopo la dipartita della pulzella, affida alle riservate investigazioni di due ex commilitoni della vergine condottiera. Con i metodi spicci di chi è aduso regolare i conti a fil di spada, la coppia di soldati in momentaneo congedo finisce a torchiare un prelato, un politicante, un miliziano in carriera ed un intrepido Cavaliere, tutti con motivi di rivalsa apparente contro Giovanna. Ma , instradati da un misterioso personaggio incappucciato , gli incaricati saranno messi di fronte ad una verità credibile ,che però chiederà l’omissis della ragion di Stato.
      Romanzesco nel far trovare e “debitamente” distruggere le prove , telegrafico nei dialoghi , il comic sciorina prevedibili false piste , e duelli coreografati senza particolare trasporto, lasciandosi alleggerire dalle matasse del giallo concedendo al lettore un non ripetibile spiraglio storiograficamente revisionista.
      Dotati di attenzione paesaggistica e colorazione pittorica, le tavole sono compattate in una ambienza d’oscurità ; e nella precisione realistica accompagnata da tinte metalliche rimane imbrigliata , o raffreddata, la dinamicità delle vignette.
      1917. La Grande Guerra trascina al fronte tanti giovani dall’Africa, colonizzati e comandati dagli ufficiali dell’esercito francese, di norma con sprezzo razzista ed ingrato. La reciproca e crescente stima tra un ragazzo ivoriano ed il figlio arruolato di un capo piantagione francese li porterà a collaborare strettamente durante le durissime battaglie di trincea. Vedranno le peggiori carneficine,si faranno onore mentre altri, imboscati, otterranno avanzamenti di grado ed infine sapranno giurarsi una poco riparatrice ma comunque eterna riconoscenza…
      Un episodio estremamente prevedibile negli snodi del racconto , rispettabile ( ed abbastanza coinvolgente)ad ogni modo per farci immergere nella cruda _a dir poco_ realtà di un massacro umano mostruoso nelle dimensioni ,ed aberrante nelle modalità. Colorazione sobria, virata allo scurire, per disegni ottimamente organizzati nel senso della tridimensionalità e nell’espressione del furore militaresco. Appena un poco lezioso nel voler riprodurre ( vedi la libera uscita parigina…) certe “cartoline” dell’epoca e stridente con la resa di macabri dettagli cadaverici sul fangoso campo di battaglia.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • MANDALAY ( 1 di 2)
        Editoriale Cosmo. 96pp., a colori. 4,60€.
        Testi_ Philippe Thirault / Disegni_ Buthc Guice ( collaborazione alle chine di Mike Perkins) / Colori_ Joelle Comtois.
        Una stirpe di esoteristi birmani maneggia _per trasmissione ereditaria_ un malefizio millenario che versa sul Paese demoni di diversa ed oscura caratura, ed instilla un tremendo potere soprannaturale a chi vi si accosta, tramite degli inscalfibili specchi che, con opportune orazioni emettono creature di prima grandezza degli inferi asiatici. Dopo secoli , nella circostanza della dominazione anglosassone che sta per essere contestata da spinte popolari riformatrici in senso indipendentista, l’ultimo discendente dei “maghi” di Myanmar usa la leva “demoniaca” per dividere i cuori ed i destini dei figli gemelli del Governatore, un britannico ben deciso _ con ogni mezzo e pretesto_ a reprimere con la forza le inclinazioni “comuniste” degli attivisti nazionalisti. I due rampolli finiranno ad inseguirsi e combattersi per annullarsi reciprocamente.

        Il fumetto non sembra ambire a marcate profondità contenutistiche, preferendo ritmare un’azione spettacolarizzata da effetti degni degli “X-Men”, su una trama salgariana, magari meno polarizzata tra buoni vs. cattivi alla “Sandokan”. Le “formule magiche” sono lasciate in lingua originale, i più perciò passeranno oltre ,fruendo di un’ulteriore marcia dinamica in una sceneggiatura spronata all’enfasi dei gesti.
        Le tavole non si aprono ad illustrazioni scontornate ma sfruttano soluzioni visive anche di taglio verticale od orizzontale molto schiacciate, talvolta perdendo in definizione sui campi lunghi, pure a causa di voler prevedere ombreggiature di colore ( proiettate da palazzi e fitta boscaglia)sul vestiario. Gli indigeni hanno perlopiù una fisicità nervosa e scattante, mentre i fratelli una certa imponenza anatomica guerriera , grazie ad un tratto ( almeno nei piani ravvicinati) puntuale, realistico ed aggraziato. Un comic dunque che ho trovato un po’ esasperato nella forma e un po’ raccogliticcio nella sostanza (imho).?
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • GOLDEN DOGS ( 1 di 2)
          Ed. Cosmo. 128pp. , a colori. 5,00€.
          Testi_ Stephen Desberg / Disegni_ Griffo / Colori_ Roberto Burgazzoli e Bautista.
          Una batteria di giovani e spregiudicati fuorilegge, romanzo criminale nella Londra _ dai bassifondi ai quartieri alti_ ottocentesca (1830 ca.). L’alchimia di un poker di anime perdute, ognuna con i suoi lati oscuri ed inconfessabili , che si unisce divenendo uno strumento perfettamente accordato alla realizzazione di colpi sempre più eclatanti e rinomati. Divideranno l’ebbrezza del potere conquistato saccheggiando le sostanze degli opulenti con i fratelli della loro condizione d’origine,ma fatalmente pesteranno i piedi a più di una personalità della City dagli interessi opachi , costringendosi a disperdere il loro patto di amicizia e mutua collaborazione, pur promettendosi di riformare a scadenza annuale e futura la loro banda : I Golden Dogs!
          A partire dal tono colloquiale di didascalie che alludono a segreti e tradimenti in via solo parziale di svelamento ( potremo congetturare sui legami personali tra personaggi apparentemente molto distanti…)la storia procede speditamente , dando spessore ai protagonisti anche conservando delle pene che non dividono nemmeno con i compagni giurati. Tuttavia la durezza delle loro traversie biografiche è resa con una certa franchezza , ed il tono esaltato delle loro “imprese” sembra il contro-canto di rivalsa ad una situazione generale spietatamente regolata dalle differenze di censo. Come “sempre” al disegnatore “scappano” ritratti caricati e smorfiosi pur sapendo mantenere una espressiva ed adeguata aderenza ai sentimenti imposti dalla sceneggiatura che così non si sente in dovere di spiegare tutto dirottando sui testi. Sfarzoso l’impegno su costumi e scorci cittadini , lasciando calibrare la colorazione nel conto di una illuminazione in genere artificiale, compatibile ai sistemi dell’epoca.?

          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • I ROSA CROCE ( 1 di 2)
            Ed. Cosmo. Collana Weird Tales. 96pp., b/n , 3,20€.
            Testi_ Nicolas Jarry e France Richemond / Disegni_ Luigi Critone.
            Uso a bazzicare l’antro del nonno alchimista (!) fin da ragazzino , nella Brandeburgo del 1696, Johann F. Bottger è riconosciuto coltivatore di un “dono” per l’esoterismo ed osservato speciale di una setta di incappucciati, che non è un circolo di briscola ma una loggia con mire d’influenza sulla politica dell’Impero. Per scongiurare rogne (?) il patrigno di Jo lo spedisce, solo quattordicenne, a Berlino ad ammaestrarsi di chimica farmaceutica ; ma durante la scarpinata verso la città…

            Colpisce in negativo la povertà concettuale (imho) di una sceneggiatura che delega alle sbalorditive Arti di pochi e torvi Iniziati il compito di far procedere la storia, a colpi di “superpoteri” che magari agiscono in delega ed a distanza , togliendo “piacere” alla franchezza degli scontri diretti. L’educazione di Jo è sgranata nel corso di varie annate, un “Erasmus” dove attira l’ostilità di un congiunto del suo maestro, si imbottisce di nozioni segrete guardando ai richiami del nonno e non del marito di sua madre, ed affida ad una mondana altri tipi di iniziazione. Dunque ci scappano pipponi sulle differenze tra stregoneria ed alchimia e personaggi che appaiono in diverse spoglie, a supporto di cervellotiche interdizioni a scalate di Potere. Alcuna vignetta è abbandonata dai toni di grigio, che danno corposità a figurini ( in primis il protagonista…) che altrimenti sembrerebbero grucce per abiti. Gli stessi, con stole e parrucche peraltro aiutano a fissare le figure con solidità tridimensionale ( vedi pag.71), mentre le chine talvolta cedono il passo in previsione di colori che, nella più tipica veste da fumetto bonellide adattato, lasciano soppesare la loro mancanza. Manca in tutto l’albo una significativa epesegesi delle qualità di Jo, un “predestinato” a fare cose che si spera più avvincenti e meno “sensazionalistiche” ( dato il soggetto la vedo dura…)di questa prolissa e tediosa introduzione.?

            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • LA GENERAZIONE (Graphic Novel)
              Bao Publishing. 144pp., b/n e toni di grigio. 15,00€.
              Testi e Disegni_ Flavia Biondi.
              Matteo.Tre anni via, a Milano, inseguendo un amore corrisposto, la chiave di una orientata omosessualità che, dichiarata al padre ne recide burrascosamente ogni rapporto, esiliandolo dal natio paesello toscano, in cui il giovane infine ritorna ; in una fase di raffreddamento della storia col suo compagno, che gli rinfaccia di non aver mai sviluppato un progetto di futuro per la sua vita. Con la copertura di dicerie sul suo conto come studente universitario distaccato e fuori corso , per non affrontare direttamente il confronto col genitore ( mai più visto o sentito negli ultimi tre anni, come del resto ogni altro parente…), Matteo chiede temporanea ospitalità alla cara nonna, trovandola provata in salute da complicazioni diabetiche e già convivente con le tre zie e la cugina incinta, tutte finite ad abitare sotto il medesimo tetto!

              Mancanza di privacy , spazio e i soldi sempre contati faranno emergere vecchi e nuovi rancori , avvilendo Matteo ma anche spronandolo a non rendersi vincibile dai suoi problemi.

              Opera toccante ma non ruffiana; matura nel gestire tempi e mandare a registro toni e vezzi da commedia drammatica. Si richiamano assonanze con la toscanità fumantina dei film di Monicelli e Virzì; un’ombra di Muccino e perfino la Rosabella di “Quarto Potere”, qui un ciclomotore “Ciao”. Scappa (ci può stare) un certo gusto epigrafico che eccede il disegno ( risolvono le didascalie), ma non si avverte la prosopopea di chi cerca di stabilire un contatto immediato ed accattivante col lettore. Anzi, la militanza LGBT trova un protagonista che esclude paternità surrogate; e gli etero un ragazzo gay che forse ingrossa le sue paure per non affrontarle, prende il buono ed il meno buono da tutti, senza fare sconti innanzitutto a se stesso. E senza venature ricattatorie che farebbero “ammodernare” i caratteri. La nonna è verace , ma non è la borghese liberal che ha allevato Julia Kendall ( “Julia_ Le Avventure di una criminologa”. SBE). Le zie guardano Maria De Filippi e vi filtrano opinioni sedimentate. Le zitelle inacidiscono e da bacucche sentenziano ai giardinetti.

              La copertina è uno spoiler, coerente al titolo : da prendersi letteralmente e non come strizzata d’occhio da libercolo di Fabio Volo.
              Disegni…Insomma. Si ricerca una autorialità commerciabile con aggiunte discutibili ( i segni di imperfezione epidermica rifilati a chiunque e le continue ribattiture delle linee dritte) ed approssimazioni “cubiste” non fatte per limati ripensamenti.


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              • IL SILENZIO E IL SANGUE ( 4 di 4)
                Editoriale Cosmo . 192pp., b/n ; 6,90€.
                Testi_ François Corteggiani / Disegni_ Emanuele Barison.
                Le briglie in conduzione della vasta inchiesta giornalistica sulle Mafie mondiali passano a Frank Tonetto, sopravvissuto alla drammatica dipartita di Villanova; e del suo infido collega Kluver ( di cui ignora l’esatta fine, pur appoggiandosi con frequenza crescente ad un parente affiliato a Cosa Nostra; come aveva saputo lo stesso Villanova nel capitolo precedente) . Mentre sta revisionando le bozze di un libro dedicato alla malavita Marsigliese fino agli anni ’50, viene sollecitato a seguire l’attualità col diramarsi della mafia russa. L’interesse professionale del cronista scivola ben presto e rischiosamente nel privato quando stringe un’affettuosa amicizia con la figlia di un ex militare sovietico ed ex KGB ora invischiato nei traffici redditizi ed illeciti che si offrono alle organizzazioni criminali meglio pianificate e subdolamente pervasive.

                I capitoli del libro spediti via fax all’editor costituiscono una narrazione parallela agli atti che avvengono nel “presente” e che talvolta si intersecano (Esempio : l’editor sta leggendo di un personaggio che sta andando ad aprire una porta; Tonetti al contempo è ugualmente sulla soglia e riceve una visita…) in un meccanismo a rischio fraintendimenti. Le pagine grondano dati ed appunti, e pure le conversazioni paiono inanellate per fornire il quadro delle ricerche dell’autore a tema mafioso che iniettano sostanza al racconto; che in varie declinazioni descrive brusche parabole criminali, nel tempo evolute ( si fa per dire…) acquisendo professionalità specialistiche ( avvocati, chimici, esperti di finanza…) in supporto e parziale sostituzione della sola forza bruta. Capitolo parallelo la politica e i servizi segreti, spesso partners inconfessabili ma smaccati degli uomini d’onore. Il gregario Tonetti sfodera una disinvoltura che non gli si riconosceva, finendo impelagato in faccende eccessive per qualsiasi reporter senza paura , non lasciandosi sfilare l’occasione di sedurre una bellissima femmina fatale.
                Il disegnatore ha lavorato su “Diabolik” e si vede, dai sosia di Ginko ed Eva Kant resi con tagliente compattezza e pulizia del segno. L’inchiostrazione ha una resa di stampa ottimale quando è incisa con una uniformità quasi metallica che nell’ultimo episodio cede ad un tratto più ammodernato e lievemente schiarito. Fine.
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • FACCIAMO UN FUMETTO ( libro illustrato)
                  Videocorso di scrittura creativa e di tecnica di disegno per il fumetto.
                  Loescher Editore. Illustrazioni in b/n e toni di grigio. 90pp., 5,50€.
                  A cura di Antonio Serra e Daniele Raineri.
                  Maneggevole manuale(tto) , riccamente illustrato e con la particolarità di una controparte in video liberamente consultabile, condotta dagli stessi autori : lo sceneggiatore Serra e il disegnatore Raineri.

                  http://www.facciamounfumetto.loescher.it/Index.html

                  Molto conciso nella teorizzazione, il testo si appoggia a precisi riferimenti anatomici e studi di prospettiva per i disegni; mentre Serra esaurisce l’escursione storica sui fumetti per concentrarsi sulla ideazione e presentazione professionale di una storia, anche comprensiva di elaborate citazioni , molto rappresentative dell’editore _ Sergio Bonelli _ a cui collabora continuativamente. Con insistita gradualità , partendo dalla necessità e opportunità di pianificare bozze molto sintetiche per arrivare a modellare linee e forme più complesse ed abbellite Raineri ci guida nelle convenzioni e nei “trucchi” del suo mestiere, comprensivi della scelta dei materiali da disegno e delle priorità da accordare in base alla resa sul foglio.
                  Essenziale, tecnico più che altro nello specificare la muscolatura umana, un libretto che propone anche note a margine ed esercitazioni pratiche (riprese nei video…) , con linguaggio piano e diretto; ad un costo contenuto.
                  Abbastanza imperdonabile il refuso su Aurelio Galleppini.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • PINKERTON s.a. SUPERNATURAL AFFAIRS (Star Comics)
                    Divulgatore scientifico a la page, il narciso Dirk Pinkerton ottiene la conduzione di uno show televisivo da cui sbugiarda i sedicenti dotati di poteri paranormali, e firma dei libri dello stesso tenore razionalista. Anche appassionato di armi e discipline marziali si gode un dispendioso stile di vita, fatto di ville con piscina e morosa carrozzatissima. Purtroppo per lui il successo gli arride in maniera effimera… Finisce velocemente mollato dalla Tipa, strangolato dai debiti ed infine in galera (!).
                    A cavarlo dal “fresco” arriva una Funzionaria della Sicurezza Nazionale, che si ricorda di lui come discendente dai fondatori dell’agenzia d’ investigazione e security P. omonima e gli offre la classica “seconda possibilità”: lavorare per il Governo, ma in una sezione specifica e particolare, allertata su casi che sembrano presentare elementi soprannaturali (!!). Il tempo di riaversi dalla sbalorditiva proposta e d’incontrare un vecchio amico sceriffo, ed un pericolo d’origine ignota taglia la sua strada…

                    Primo numero di una mini-serie di sei, uscita in edicola a bimestri dal maggio 2010 ( formato bonelliano; b/n, 96pp., 2,70 euro al lancio) scritta da Andrea Aromatico. Che non si preoccupa troppo che l’episodio sia auto-conclusivo ( ed anzi la storia gira a regime proprio in vista dell’apertissimo finale…), ma di incardinare le sottotrame che ci portano a scoprire le difficoltà di chi ha giocato la carta dell’ingaggio di Dirk, anch’esso oberato di un passato che pure tenta di rimuovere. Il personaggio racchiude , concentrato in se stesso, una dualità alla Scully e Mulder, rigetto e curiosità per l’inspiegabile, ed apertura circospetta ad una sintesi concettuale oltre la ragione. Od almeno queste sembrano le linee guida sopra le quali dovrebbe tararsi la serie. Un altro elemento paradossalmente distintivo è che DP entra in scena da cicisbeo belloccio ma dopo la “cura” carceraria diventa un ombroso parolacciaio obeso e scorbutico, in strana coppia con uno sceriffo indiano dichiaratamente omosessuale…Diversi spunti dunque, per una abbastanza promettente commistione di generi, che dà l’impressione di poter tenere nella distanza delle uscite previste , amalgamando ingredienti solidi in difetto di novità.
                    Disegna Giuseppe De Luca, un po’ alla Italo Mattone, tendenzialmente a sfumare i chiaro scuri , tenendo la carreggiata di un realismo apprezzabilmente pulito ma un pelo asettico.
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                    • FACTOR_V ( Star Comics)
                      Testi_ Sergio Stivaletti e Luca Cerretti / Disegni_ Daniele Statella ( matite) e Matteo Bussola ( chine).

                      Un cattedratico, prostrato dalla sparizione della compagna, intensifica febbrilmente le sue ricerche in campo antropologico e genetico-evolutivo, avvicinando conclusioni sconcertanti per l’ambiente accademico scientificamente accreditato. Nella sua città, anche tra professori e studentesse del plesso universitario, avvengono intanto degli omicidi che lasciano salme totalmente dissanguate…

                      Il titolo dell’albo : “L’inconfutabile verità sui vampiri” non lascia ovviamente inevaso il soggetto a cui si incardina questo numero, introduttivo di una mini-serie che prese la via delle edicole dal marzo 2010 per sei bi-mensilità (formato bonelliano; b/n , 96pp., 2,70€ al lancio) con l’imprimatur alla firma dei soggetti del noto artista degli f/x _sovente in campo horror_ Sergio Stivaletti.

                      La scrittura, come presa da ansia espositiva, è bulimica in quantità (didascalie e parlato), citazionista in maniera percepibile ma ancora tollerabile e scadente nella ridondanza nei momenti topici. Che arrivano scaraventando in scena delle “sagome” delineate per grotteschi e sommi capi, ridicole nella loro seriosità. L’effetto sarà anche voluto, ma il risultato (imho) imbarazza, pure per un retro gusto di ambiguità, data l’arrancante figura del Prof. che _ad ora_ studia molto ma non è “sul pezzo”, e si arrovella su cosa caspita sia il “fattore V”.

                      Tirati via i disegni, troppo spesso minorati in termini di finitura ed unanimità dei particolari, per rendere impressionanti mutilazioni e ferite da taglio, in senso grafico qui pochissimo accattivanti. Un guazzabuglio piuttosto indigesto, specie se non si sono amate le saghe teen horror ciclicamente di moda.
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                      • L’UOMO DI MOSCA (Graphic Novel)
                        Coniglio Editore. 64pp., b/n, 7,50€.
                        Testi_ Roberto Dal Prà / Disegni_ Giancarlo Alessandrini.
                        E’ in arrivo la primavera, a Mosca, nella Russia sovietica ancora congelata negli apparati e nelle rigide gerarchie dei burocrati , occhiuti controllori del Partito; quando peraltro l’unica cosa che funziona ancora egregiamente in città è il mercato (nero). Eccezione coscienziosa, anarcoide ed al contempo irreprensibile, l’alto funzionario di polizia Alexander Ivanovic Kolda . La fermezza delle sue idee e la coerenza nella prassi professionale non sono tradite da una pure complessa personalità , temprata da esperienze private dolorose, e in gioventù anche contraddittorie. Si ritrova ad indagare sul rinvenimento , cadavere, di una ragazza, inserviente presso un albergo cittadino di lusso ( un posto di lavoro ambito per le mance in valuta pregiata lasciate dalla clientela straniera). Colleghi e superiori _con sospetta premura_ vorrebbero archiviare il caso rubricandolo a morte naturale, giunta improvvisa a stroncare la vita della povera giovane, tra l’altro molto avvenente. Kolda pare rassegnato all’andazzo, in mancanza d’altronde di elementi indiziari diversi, ma riceve una soffiata da (…)

                        Non disturbano gli accenti letterari che talvolta imbellettano i testi e fissano l’atmosfera malinconica di una storia che copre forse troppo le carte di un intreccio giallo sostanzialmente basato sulle epifanie deduttive di Kolda , mutuate da antefatti che il lettore non può conoscere. Tocca quindi lasciarsi investire dal flusso dei fatti e dei colpi di scena, apprezzando (?) la franchezza ed il puntiglio descrittivo dell’indole sovietica, moscovita in particolare, immessa sulla strada oramai segnata dell’implosione delle repubbliche socialiste .

                        Il segno grafico è radicalmente demandato alla linea. Molto sporadici i volumi riempiti dall’inchiostrazione, lavorata con una ristretta scelta di punte. I ritratti dei visi sono larghi e nel caso di persone anziane geometricamente spigolosi nella forma, con marcature profonde delle rugosità. Non mancano somiglianze estetiche con “Martin Mystère”, uno dei più longevi fumetti SBE, che ebbe i diritti di sfruttamento di quest’opera, poi arrivati a Francesco Coniglio , passando per la Acme Fumetti di cui mantiene traccia la copertina.
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                        • THE WALKING DEAD Vol. 24 Vita e morte
                          Saldapress. 144pp. , b/n e toni di grigio. 13,50€.
                          In un clima di laboriosa confusione si sta approntando la prima “Fiera di Alexandria”, fortemente incentivata da Rick per la distensione e lo svago della comunità di sopravvissuti che, attraverso lo strumento del baratto , possono godere dell’abbondanza materiale di oggetti ed alimenti finalmente prodotti in proprio ed ingegnarsi a farla fruttare , secondo un abbozzo di neo-capitalismo che rincuora nella stabilità ri-acquisita al benessere. Ma intorno alla manifestazione iniziano a germinare nuovi teatri di dolore e morte…

                          Una lettura che offre intrattenimento e chiavi interpretative diversificate, mantenendo alto (imho) il livello dei dialoghi e dei fatti messi in scena, sebbene gli zombie _ salvo un passaggio statico ma inquietantemente minaccioso_ siano qui ridotti a “palestra” per tenere allenate “antiche” prassi difensive…Non dimenticate nel contesto peculiare di Hilltop , dove Maggie Greene deve affrontare la responsabilità di reprimere in maniera “sicura” il complotto assassino attuato contro di Lei , e parare la situazione di Carl in conosciuta da Rick, che a sua volta viene sorpreso da un comportamento del galeotto Negan, verbalmente urticante sulla sua personalità, in termini ben diversi indagata anche da una vecchia amica, lei stessa in crisi di coscienza.

                          L’apocalisse zombie ha tagliato i ponti con le usanze civili ed i collegamenti geografici che sono in graduale ripristino , nuovi arrivi e nuovi sbocchi arricchiscono le comunità organizzate. Ma altre persone hanno radicalizzato il proprio stile di vita “riducendosi” ad uno stato di natura , accettandone i risvolti più ferini in confidenza al raggiungimento di una esistenza non mediata da cultura e sovrastrutture del fu cosiddetto mondo civilizzato. Carl ne è entrato in conflitto . La negoziazione di uno stato di non belligeranza viene poi disatteso da una macabra ed omicida rappresentazione…
                          Il comic in Usa viene dato in calo di vendite, che dunque non premiano la scrittura invece ancora brillante di Robert Kirkman , rinvigorita dalla vena di Charlie Adlard di trovare nuovi tagli di inquadratura per rappresentare i personaggi , che nei momenti topici godono di vignette spaginate anche doppie , alternate all’espressione di molti primi piani , adatti a raccogliere i caratterizzanti dialoghi e la risposta emotiva che ne può scaturire; magari libera da eventi contemporanei giustapposti ma fuori dall’orizzonte della loro vi(s)ta. Ancora per poco.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • JULIA n.ro 212 Il Manoscritto K
                            Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Federico Antinori.
                            Due ipotetici incidenti domestici avvenuti con modalità insolitamente simili allarmano l’FBI, che sta seguendo a Garden City una Organizzazione radicale ultra settaria , dagli intenti violenti ed illegali. Una cellula che , per scopi operativi si vuole auto-finanziare entrando indirettamente nella tentata cessione di un manoscritto semi inedito attribuito a Franz Kafka , perciò di notevole valore culturale- collezionistico; riparato in Svizzera dal leader dei millantati rivoluzionari. Il Bureau vuole impadronirsene, ma usando appoggi del tutto informali e segreti. Perciò , tramite Julia, richiede i servigi di Tim O’Leary, seduttivo ladro gentiluomo (circa), con la battuta sempre pronta, il fare da “lumacone” ed una mezza infatuazione per la criminologa (!); fidanzatissima con Ettore e delusa di non poterlo rivedere , dal vicino Cantone Ticino via Malpensa, “inevitabilmente” al seguito di Tim. Che punta, sotto copertura, ad una facoltosa vedova amica del Rivoluzionario, in vero un nichilista subito attratto da Julia, a sua volta sotto le mentite spoglie di una scrittrice…

                            A dispetto del genere ( azione, spy-story…) la trama si lascia seguire scorrevolmente, oliata dagli spigliati battibecchi tra lo spudorato Tim e Julia, che stavolta si limita nelle prodezze atletiche e per finta si illanguidisce per circuire il suo bersaglio . Obbligatorio aspettarsi che i due infiltrati possano rischiare di essere scoperti, prima di un lieto fine che imbosca però le informazioni più sensibili.

                            Ai disegni _ con i flashback totalmente virati in grigio_ la certezza del tratto pulito e realistico dell’apprezzabile autore, che predilige la costruzione delle forme con bordature sottili ma eventualmente rinforzate tenuto conto della spazialità dei volumi e dell’incidenza luminosa. Per necessità Julia tradisce il “politicamente corretto” tirando sassi ad un cane inopportunamente rumoroso.?
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • SIP KIDS (Bao Publishing)
                              Cartonato a colori. 96pp., 17,00€.
                              Testi e Disegni _ Terry Moore.

                              Una costola di umorismo puro, da “Strangers in paradise” qui in formato mignon nell’ispirazione ai Peanuts di Charles M. Schulz, ma con l’attivo innesto delle figure genitoriali alla “Mafalda” ( con echi ne “Il Monello” di Chaplin). Godibile come lettura a se stante, e di più nel gioco al confronto delle rispettive controparti adulte, in divenire da questi panni pre-puberali di studenti alle prese coi giochi, gli sport, le amicizie e qualche grana familiare che _ inevitabilmente_ segnerà la formazione delle loro personalità …
                              Lo sviluppo dei macro capitoli inanella gag visive e tormentoni ricorrenti, affilando al contempo il già straripante carattere di Katchoo, mentre Francine mette le basi _si fa per dire_ ai suoi futuri patemi di giro vita e di cuore, con Freddie ( che pare invero il moroso di “Juno”…). David è un puro e sognatore , mentre la sorella Darcy promette …Male. I colori sono quelli per il target fanciullesco , senza plasticosità che non ammettono sfumature, a completamento di vignette affinate su una economia dei tratti che valorizza personaggi vivi dinamicamente , che prendono autonomia nella collocazione di spazi serviti da una incisiva profondità tridimensionale.
                              Volume dunque deliziosamente divertente , ben scritto e disegnato, che ci lascia al desiderio di vedere continuate le avventure “in piccolo” dei nostri stranieri in paradiso.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • ROURKE ( Star Comics)
                                Testi_ Federico Memola / Disegni_ Cosimo Ferri.
                                Sì, è irlandese e rassomiglia all’omonimo attore, almeno ai tempi di “Una Preghiera per non morire”. Un irascibile tracannatore di alcolici, ma con un fisico _potenza del fumetti_ da culturista, ed una figlia tredicenne ed impertinente a cui badare. Visitato dal fantasma della madre strega (!) sbarca il lunario nella cristologica situazione di assumere su di sé le “maledizioni” che hanno colpito i suoi assistiti, una clientela sconcertata che deve vincere l’imbarazzo di opzionare ipotesi soprannaturali dei i propri guai.

                                Da Dublino, R. intraprende una trasferta nella cittadina dove è nato, per seguire una coetanea di sua figlia , che sta liberando una “energia” incontrollata e devastante, dalla origine destabilizzante e ignota alla stessa ragazzina. Si frappone una pervasiva e segreta Organizzazione cattolica vuole ghermirla , vedendo in lei (…).
                                Lo scheletro del racconto ritrova la struttura del primissimo “Dylan Dog”, con il protagonista già formato nelle sue caratteristiche peculiari e vezzosità ricorrenti ( la patologica necessità di bere, le schermaglie con la figlia da genitore “all’antica” e riluttante alle “diavolerie” tecnologiche…). I suoi antagonisti per ora si giovano dell’ambiguità di non essere messi del tutto a fuoco dalla sceneggiatura, per offrirsi ad una dualità , preti vs. “streghe”, che andrà a svilupparsi nel corso di otto numeri, per una mini serie datata all’edicola a partire _ ogni due mesi_ da aprile 2009 , nel formato 16x21, b/n, 96pp., che costava 2,70€; quasi che l’autore voglia riconoscere ed esorcizzare i territori del sacro, togliendoli però al “monopolio amministrativo” della Chiesa cattolica apostolica romana. Alla bisogna un anti eroe dalla “scorrettezza” maleducata che anche qui sembra calibrata per rispondere ai pilastri del fumetto targato Sergio Bonelli Editore .
                                Tengono botta i disegni ( collabora alle fosche e robuste chine Samanta Cefaliello), in una commistione di stile che ricorda un Giovanni Freghieri con le morbidità di una Anna Lazzarini. Escono fuori dei profili talvolta smilzi, mentre Rourke al contrario appare talvolta di eccessiva ed irrigidita prestanza fisica. Un albo abbastanza vincolato al genere esoterico _ per ora non trattato in maniera pesante_ , con una solidità di fondo che potrà persuadere a continuare la lettura dei numeri successivi.
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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