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  • Qualcuno ha letto Duckenstein, l'ultima parodia del duo Enna/Celoni?
    purtroppo credo sia una delle piu deboli tra le parodie fin ora prodotte...per carità, bella l'intuizione per eliminare i cadaveri da una storia come Frankenstein, creando immagini suggestive come il volo sull'aquilone o il parallelismo con i cartoni animati...ma non si sente mai il senso del pericolo che muove il racconto, cosa che era presente sia in Dracula, che nel Dottor Ratkyll che in Moby Dick...ciò perchè si capisce da subito quanto possa essere innocuo il mostro in questo caso.
    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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    • JULIA n.ro 218 La Valle dei droni
      SBE. 132pp., b/n. 3,70€.
      Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_Giuseppe Candita.
      Un’azienda in Colorado sviluppa droni per scopi militari , su commesse dell’Esercito, ma cova una Spia nell’organigramma dei suoi progettisti. Allertata da Matt Bradley, dirigente del Bureau amico dall’Università e brevemente suo ex, Julia accetta, sotto copertura , di sollecitare i dipendenti della Ditta, pure vincolati da protocolli di riservatezza , con test psicologici di routine _ che lei tuttavia non ha mai direttamente trattato_ che possano innervosire o mettere in imbarazzo il collaboratore infedele,e gli eventuali complici. Sotto una tormenta di neve, parzialmente isolata salvo l’adiacente paesino dove ha preso alloggio Julia ben presto verrà puntata da crescenti pericoli…

      Non esagera la cover a drammatizzare i contenuti dell’albo, ma forse toglie qualche aspettativa nel finale “spoilerando” Leo Baxter. Poco male poiché molte cose accadono fino ad allora. Piccole o meno reticenze ed ambiguità rimpinguano la lista dei sospettabili , nella verità prettamente umana che ognuno di noi dice di sé solo una parte di ciò che porta nel suo animo (im)perscrutabile; con la psicologia e la tecnologia ( i droni appunto…)che lo indagano nel profondo , in una misura anche inquietante e non autorizzata ( oppure acconsentita per leggerezza…). Non mancano per contro i “paranoici” del “complotto” permanente, che si rendono subito riconoscibili trasmettendo reciproca diffidenza; e chi, nella condizione ambientale in cui si trova, scatena reazioni che forse ed altrove non gli apparterrebbero del tutto. Con l’educazione formale non meno perniciosa della schiettezza burina dei villici, in un ritratto un poco stereotipato dei caratteri. Letteralmente una brusca svolta consegna l’episodio ( integralmente tenuto , va detto, da dialoghi concisi e filanti) ai territori dell’action , stremando la tenuta fisica e la stessa incolumità di J. Quindi Leo, ed improvvisati alleati le danno man forte mentre continua a prendersi i suoi rischi ( quasi in compensazione della relativa e più “dimessa” staticità osservata da lei nei “mesi” addietro). Chissà se ne parla con franchezza al fidanzato Ettore? Se “spy-story” dev’essere è accettabile la conclusione, che non chiude il cerchio delle domande senza una risposta, ossia la sfocata identificazione di coloro che dovrebbero soddisfarle, tanto più se possono agire da remoto , comandando strumenti che sanno dare anche la morte.
      Solo lodi al comparto grafico, cristallina dimostrazione (imho)di come si possa conservare la chiarezza e la ricchezza del tratto _ a suo agio in ogni genere di elemento rappresentato_ anche con una inchiostrazione di peso e bordature sottolineate, che non concorrono a dare l’impressione di riempire vignette esteticamente altrimenti povere o peggio mal bilanciate da anonime volumetrie rese svogliatamente ; e non è davvero questo il caso.
      Sempre sul pezzo con “Julia”!
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • MARTIN MYSTERE _LE NUOVE AVVENTURE A COLORI
        Capitolo 01 ( di 12) : Ritorno all’impossibile. SBE, 96pp., a colori.2,00€.
        Testi _AA.VV. / Disegni_ Fabio Piacentini.
        Gli sceneggiatori Andrea Artusi, Diego Cajelli , Giovanni Gualdoni, Ivo Lombardo , Enrico Lotti e Andrea Voglino, indistinti nel collettivo “I Mysteriani” raccolgono da Alfredo Castelli l’eredità del personaggio di Martin Mystère per “reincarnarlo” in una forma attualizzata temporalmente e ringiovanita anagraficamente. Lo troviamo (o ritroviamo, si potrebbe dire per i lettori storici della serie; a cui però spetta un protagonista diversamente affaccendato nelle linee di continuità fin qui da loro conosciute…) in uno sfarzoso castello svizzero _ su invito di un vegliardo ricchissimo e chiacchierato collezionista d’Arte e di pezzi “Unici”_ come già titolato professore a periziare quello che sembra uno studio preparatorio di un dipinto , poi andato perduto, di Leonardo Da Vinci (!). In un momento di burrascosa distrazione (…).

        MM giovane è accompagnato dalla flemmatica imperturbabilità che gli ha dato da “Buon Vecchio Zio Martin” Giancarlo Alessandrini, qui poco funzionale ad una storia che vuole essere trascinante e movimentata ( da inseguimenti, sparatorie, colluttazioni…), elaborata graficamente anche col supporto del mezzo informatico e compatibilmente al soggetto resa con stile realistico e levigato, assorbendo colori che appaiono liquidi e quasi traboccanti (vedi gli incarnati) sebbene mai aggressivi sul piano cromatico.
        La vicenda in sé incrocia come soggetto ben due altri albi presenti attualmente in edicola ( “The Professor” e “Le Storie”) e si risolve in modo simile a loro,prendendosi un ulteriore finale soprannaturale che, per quanto elaborato, si salva ( e salva MM) pienamente entro le convenzioni fantasy del suo genere. Meglio dunque la prima parte , che sa un po’ di “Indiana Jones” e dello“Sherlock Holmes” in estrogeni delle ultime versioni cinematografiche; pagando parzialmente dazio alla esposizione nozionistica inerente l’opera Leonardesca.
        Questo primo episodio non consegna un protagonista particolarmente charmant e capace di spiccare nelle sue caratteristiche intrinseche. Al momento (imho). Prezzo di lancio contenuto in due euro.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • CRIMINAL 1 Codardo
          Panini Comics. 128pp., a colori. 13,00€.
          Testi_ Ed Brubaker / Disegni_ Sean Phillips/ Colori_ Val Staples.
          Bel racconto a fumetti di genere noir, che ammaestra pochi ma ben orchestrati elementi caratteriali e narrativi sulla bisettrice tra la razionalità _seppure criminale_ ed una forma di sentimentalismo da onorare , magari con scelte scriteriate ma comunque necessarie, pur intravvedendo pertugi da dove sgusciare , allontanando l’amaro calice di un triste destino. L’attenta pianificazione dei rischi e l’affidabilità di degni compari sono la regola del solitario _ con “zio” malato a carico_ Leo, rapinatore che , dalla “gavetta” dei borseggi sperimentata ancora bambino all’ombra dei suoi genitori (delinquenti), si trova partecipe di elaborati colpi, evitando ingaggi con armi da fuoco e tenendosi sempre pronto a sganciarsi per la fuga, come un “codardo”, un’accusa che di norma lo lascia indifferente e soprattutto vivo. Un pegno pagato alla pena della compagna di un suo ex socio lo costringerà a rivedere le sue priorità, liberando _ forse per necessità e forse anche per sopravvenuta saturazione_ il suo lato più personale, tormentato e rischioso . Non finirà bene, come allude sin dall’inizio la sua voce interiore ( didascalie, in fumetto…) che lo interroga continuamente sugli sbagli che comunque non vorrà non fare. Poliziotti corrotti , col fiato sul collo di un pappone-spacciatore aspirante Boss metropolitano ed un furgone portavalori da assaltare sono gli ingredienti salienti di una pietanza al sangue che porta Leo a rivivere i luoghi della sua infanzia, in una parentesi tonda ( nel senso del tempo dei ricordi che vi affiorano) impietosamente breve , ulteriore spinta in una avanscoperta questa volta senza cercare vie di fuga. Le cadenze di un linguaggio molto discorsivo prendono spesso vignette strette, con la secchezza di primi piani , anche d’ascolto, dei personaggi fagocitati dal sibilare delle pallottole o dei fendenti di coltello, strumenti abituali di chi è venuto su “dalla strada” con sistemi malviventi . L’ambiente fa l’uomo (duro) e i colori densi e liquorosi sottolineano il dolore di vivere o morire; le ombreggiature sono toste e tamponano linee che nella loro spezzata essenzialità di un Angelo Stano e gli atticciati omoni di Micheluzzi e Males.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • DR1VE_ James Sallis
            Edizioni BD. 104pp., a colori. 14,00€.
            Testi_ Michael Benedetto / Disegni_ Antonio Fuso (matite) e Emilio Lecce (chine) / Colori_ Jason Lewis e Stefano Simeone.

            Riduzione a fumetti del romanzo breve che ha generato anche l’omonimo film con Ryan Gosling ; da cui si distacca per alcune scelte qualificanti nella definizione del protagonista, anche qui metodico pilota stunt man prestato al cinema e pure alle rapine , rigorosamente driver, alle sue condizioni intrattabili. In questa versione lui è più giovane ed incline a rivangare gli ancora freschi del suo problematico passato; e come conseguenza il suo rapporto con Irina (nuova vicina di casa nell’ennesimo trasloco in un anonimo modesto palazzo )ed il piccolo Benicio è più immaturo e sul platonico. Via anche il giubbino da tamarro, il segno distintivo del personaggio permane il desiderio di costruirsi attorno un qualche surrogato di famiglia unita, perfino includendo la mezza tacca di marito di Irina, che lo tira dentro ad un lavoro “facile”. Ma, come in “Le Iene”, qualcuno non la racconta giusta, durante il colpo fanno brutto; e dopo…E’ anche peggio.
            Racconto asciutto, affidato a poche parole ed a un impianto grafico dai colori elettrici,acidamente saturi e anti-realistici, con le vignette che sembrano listelle assemblate in collage su pagina in forme irregolari, talvolta intervallate da pezzi di cronaca nera di quotidiani losangelini. L’inchiostrazione si adatta ad un segno che predilige linee geometricamente taglienti , vive nel trasmettere dinamismo con un tratto essenziale che tuttavia , intriso nel colore lascia a desiderare talvolta una maggiore precisione anatomica. Incorniciato da una prefazione e da una breve intervista allo scrittore James Sallis, illustrazioni libere e tavole preparatorie assottigliano lo spazio effettivo richiesto dalla storia , ricercatamente senza fronzoli ma forse anche per questo (imho) scaglionata in una consequenzialità piana e _non solo per i motori_ meccanica; guidata da un taciturno asso del volante che prende le pose imparate (od imitate?)alla scuola dei duri, dove è matricola. La battuta migliore del testo , a mio avviso, è invece il giro di parole usato da Irina per indicare il compagno in galera: il pilota chiede quale sia la sua occupazione: Irina “ultimamente è impegnato in opere per la comunità, aiuta gli impiegati statali ad avere più lavoro”. Pilota in silenzio (non deve aver bene afferrato…); Irina “è dentro”.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • L’UOMO DELL’ANNO 1848_ 1666 ( Editoriale Cosmo)
              Fumetto a colori in due parti distinte. 128pp. 5,00€.
              Testi_ Jean-Pierre Pécau (1848) Fred Duval e Nicolas Moustey (1666) / Disegni _ Benoit Dellac (1848) Stevan Subic (1666) / Colori_ Morgann Tanco (1848) Scarlett Smulkowski (1666).
              Base narrativa di entrambe le storie Londra, con uno stacco bi-centenario che non annulla le fetide condizioni dei bassifondi della città e dei suoi volgari (da volgo) e plebei abitanti.
              1848
              Ricamando su fonti storiche non confermabili ( ma non in tutto inventate di sana pianta…) conosciamo il capitano (di corsari!) francese Lafitte che, forte di esperienze “socialiste” nell’enclave piratesca di Barataria ( Louisiana, Stati Uniti) s’è dato a far stampare un libello piuttosto “impertinente” del suo amico Carlo Marx; e siccome la revolution non è un pranzo di gala ( e non garba al Re di Prussia ma nemmeno ai neo-repubblicani di Francia) Lafitte deve far espatriare da Paris il Carlo, pagando la dovuta riservatezza pure a filo di lama, inorridendo i professorini della lega (praticamente carbonara) comunista , tutta teoria e poca prassi. Se questo dualismo è il messaggio _per così dire_ della dialettica politica , la storia è più una biografia del discutibile lupo di mare,controverso quanto “necessario” nell’esperienza delle sue scorribande per custodire la persona ed il lascito intellettuale del nascente , e già duramente represso, marxismo. Potenti e resi con meticolosità da bei tagli di inquadratura i luoghi intorno alle vie portuali londinesi , caricando sui ritratti provati e macilenti di marinai , ladri e donne di malaffare che vi orbitano. Le diverse temperature colore indirizzano le tinte dominanti , da cui scalano le sfumature.
              1666
              Lavorando sodo, un panettiere, la sua famiglia ed il suo garzone ottengono commesse ordinative di prestigio. Ma una notte , per incuria e stanchezza le braci ancora vive del suo forno danno principio ad un incendio colossale ed inarrestabile, complice il vento e le povere case di legno e paglia, facilmente combustibili; continua ad autoalimentarsi avanzando a cingere anche i quartieri dei benestanti in solida muratura, ma al dunque non capaci di arrestare le fiamme. Si salvi chi può!
              Una sorta di kolossal catastrofico, una cronaca incalzante _aggiornata ora in ora_ del drammatico tentativo di domare il fuoco, ovvero di togliergli materiale da ardere, a discapito degli interessi più o meno veniali di una folla montante di disperati, che cercano con tutti i mezzi di salvare la ghirba, mentre le autorità ( provenienti da classi sociali più elevate ,“naturalmente”…) si ingegnano a trovare la soluzione al gigantesco problema, che avrebbe bisogno di un coordinamento stretto di tutti i cittadini, specie quando “chi di dovere” mostra di essere inetto ed opportunista. Il calore dell’inferno dantesco spinge inoltre a dar credito a voci che si rincorrono incontrollate. Le dicerie diventano giustizialismo inappellabile; e sul nulla delle ceneri fumanti di ciò che il fuoco ha annientato, l’opinione pubblica riceverà quello che comunque pretende il suo astio, mandando in fumo la verità.
              Graficamente le figure sono centrifugate in un continuo spasmo dinamico, magari accentuato da vignette compresse nelle dimensioni , di conseguenza numerose e finanche caotiche, come montate in “cut jump”. Prevedibilmente i toni rossastri e quelli plumbei a contrasto danno il grosso della colorazione.
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • NEVE : FONDAZIONE ( Ed. Cosmo)
                Storia completa. 176pp., b/n e toni di grigio. 5,90€.
                Testi_ Didier Convard e Eric Adam / Disegni_ Didier Poli e Jean-Baptiste Hostache.
                Prequel della mini serie “Neve” ( che non ho letto); immagina l’ incubo apocalittico di una Europa sferzata da un perenne gelido inverno, che ha fatto perdere le vestigia del vivere civile ai sopravvissuti di una catastrofe climatica, combinata con una misteriosa forma virale che porta alla morte i non appositamente vaccinati. Gli scampati sono organizzati in senso tribale, autonomi e nel migliore dei casi affratellati in una mutua collaborazione,autoregolamentata con leggi draconiane ,tra chi _nelle zone periferiche_ può offrire “proteine fresche” e chi , asserragliat o in ghetti metropolitani decadenti, li può scambiare con servizi , chimica (medicine…) , e luoghi riparati dal freddo lancinante. Ma ai margini di queste comunità , più o meno organizzati, agiscono in bande briganti e disperati stravolti dalla malattia , pronti ad attaccare chiunque nella feroce lotta per la sopravvivenza.
                Storia raccontata con convulsione tempistica e una superficialità d’insieme che lascia scorgere una pressata quantità di rimandi a cose lette e viste altrove e meglio . Con tanto di bandane al vento un videogioco alla “Metal Gear Solid” , con missioni da svolgere tra tatticismi e lotte a viso aperto quando opportuno, con un reparto grafico che paga l’occhio nella grandiosità fatiscente di sinistri ambienti da esplorare e percorrere alla ricerca di (…qualcuno che si lascia desiderare , come “Star Wars” o “The Day after Tomorrow); in un patto virile tra leader ( alla Rick Grimes vs. Negan), per difendersi da gentaglia motorizzata ( “Mad Max”) o sub umani cannibali purulenti da cinema horror, essere sballottati da informazioni parziali ed enigmatiche, e scoprire che i personaggi in vista sono tutti imparentati tra loro , come nelle telenovelas…
                L’ultima parte aggancia , pare, la situazione presentata nel sequel , è ambientato a Bruxelles e dintorni ed ha (anche per questo) una qualche valenza metaforica in chiave politica ,intrecciando pure cose alla “I Promessi sposi” senza lieto fine. Qualche dialogo è sopra le righe , uno sfogo alla laconicità comunicativa degna di un John Rambo che pervade invece la maggior parte delle pagine , di un fumetto (imho) bello da sfogliare ( però il rigore realistico dei bellissimi sfondi non è appieno rispettato nei ritratti , che sembrano marcati alla scuola dei recenti film animati disneyani) , ma con una trama che ti sembra di aver letto ancora prima di iniziare :-p .
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • LILITH 17 ( di 18) Il Grande oriente
                  SBE. 132pp., b/n e toni di grigio. 4,00€.
                  Testi e Disegni_ Luca Enoch.
                  Episodio di mezzo della trilogia finale della serie, destinata a concludersi con l’albo, il diciottesimo, che uscirà solo però il 10 giugno 2017 (sic!), come da prassi bi-annuale.
                  Vengono mantenuti alcuni elementi distintivi e ricorrenti nelle peripezie di Lyca / Lilith, a partire naturalmente dall’aggancio alla parte introduttiva _ “Lilith” numero 16_ della ucronìa nord-americana che vede i fondatori dell’indipendentismo federale statunitense , ed un drappello di alleati europei ( francesi, polacchi e danesi) e di tribù native marciare verso ovest per sfuggire alle mire colonialiste e repressive dell’impero britannico ed offrire un patto di alleanza ai giapponesi , detentori del territorio orientale (!) , e primi competitori degli inglesi; e con altrettante realtà indiane a fare , loro malgrado, da scomodo cuscinetto, fagocitati dall’aggressività dei forestieri bianchi. Alla composita delegazione di fuggiaschi si è aggregata Lilith, con Lo Scuro (peraltro ora manifesto a chiunque, ma pervaso da una tacita quanto sottile ambiguità…) che avverte la compresenza vicina del Triacanto e del Cardo Gesuita, mentore del giovane Samurai Jerome ( vedi anche “Lilith” numero 9) che, pagando il prezzo della sua impulsività sentimentale, arriva anch’egli a mettersi a servizio di un feudatario orientale ( ossia il west americano…). Ben organizzati sul territorio , i Dragoni del Re d’Inghilterra fiutano le piste dei loro nemici, mentre Lilith ( alla Mosè sul monte Sinai) si intrattiene in una conversazione rivelatrice…
                  Se le ampie parti introduttive e finali della storia consegnano ancora una volta L. alla battaglia( con approfondimento di suoi antagonisti nell’immediato futuro…), il “discorso della montagna”, ascoltato in segreto anche da un nativo ( ad ulteriore giustificazione di dove è ubicata la storia…), irridendo le ipotesi più ovvie s’inerpica sulla ricerca spirituale e definitiva dell’anima Terrena , nell’accezione globale ed inclusiva del termine, che punzecchia le religioni rivelate ed accetta la vertigine di dare una definizione “formata” all’essenza stessa di ciò che chiamiamo anima, magari declinandola all’immortalità promessa dalla “setta” ( definizione scambiata nel fumetto…) dei cristiani; ed in definitiva dà uno scopo al Triacanto ( raffigurato come un particolare albero…), naturalmente dal punto di vista soggettivo delle sue emanazioni “vegetali”. Forse solo Carlo Ambrosini nella recente serialità by Bonelli aveva osato saggiare uno scenario tanto ostico e vertiginoso; ma qui Lilith è ancora , in senso lato, libera di muoversi e determinare un destino che, come intuiamo, certamente non riguarderà solo i pochi che le stanno accanto.
                  Il segno di Luca Enoch appare portato con naturalezza all’arte grafica di gusto orientale, che asseconda con una felice e particolareggiata elaborazione delle figure, costumate ed inserite negli ambienti consoni alla riproduzione degli stilemi della madrepatria giapponese; accanto però agli altrettanto maestosi luoghi che ci sono noti dell’epopea conquistatrice del far west. Nei frangenti di alleggerimento Luca sa imprimere uno stile più funny , rapidamente rimontato dai bui e tristi eventi che da tempo non lasciano indifferente la pure addestratissima crono-agente, alle viste della prova suprema.
                  Bellissimo (imho).
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • [img]//i.imgur.com/5sWKgcF.jpg[/img][/img]

                    LA CASA _ ROWANS RUIN ( Ed. Cosmo)
                    Storia completa. 96pp., b/n e toni di grigio. 3,50€.
                    Testi_ Mike Carey / Disegni_ Mike Perkins.
                    Una travel blogger americana scambia temporaneamente il monolocale dove vive con una antica magione nella campagna inglese, abitata da una timida ragazza single che vuole concedersi una vacanza lontana dal suo ambiente ,che la tipa statunitense , infine giunta sul posto , trova suggestivamente gradevole, in via generale. Ma, specialmente “ricettiva” fin da piccola nell’assorbire le “tracce energetiche” immateriali che pervadono ciò che la circonda , comincia ad avere notti insonni ed agitate nella grande casa vuota. Una esperienza scioccante ma dai contorni non facilmente deducibili la spronerà definitivamente a saperne di più sulla casa di Rowans Ruin e sulla controversa sorte di chi vi ha soggiornato…
                    Le facoltà paranormali della protagonista sveltiscono il procedere della trama e fungono da “spiegone” _ lodevolmente quasi del tutto risolto in termini visivi_ di una storia che trae il suo profilo di godibilità nell’impostazione moderna ( il fumetto , in origine della Boom! Studios, è terminato nel gennaio 2016) impressa allo stile del racconto. La vivacità e la presenza di spirito della travel blogger non viene sovrastata dagli accadimenti e domina nel piglio comunque ironico e comunicativo che traspare nei dialoghi e nelle numerose didascalie , in genere rese alla stregua di “post” o “chat line”, strumenti che lei del resto ugualmente utilizza per contattare i genitori e la contro parte inglese . L’elemento ultraterreno , a là “Sospesi nel tempo”, è integrato da ricerche ed intuizioni investigative che la ragazza svolge attingendo da sistemi tradizionali , semmai fagocitati dall’erompere ectoplasmatico, comunque non di puro servizio (evito di dilungarmi per non incorrere a spoiler…) e con un minimo di variazioni in tema. Su una base di disegno propendente al realismo ed ad una calibrata esacerbazione espressiva, la regia delle tavole prende in considerazione i mezzi mediatici atti a registrare le immagini, perciò avremo vignette che sfruttano come gabbia la forma di uno smartphone , ed ancora parti in soggettiva ( o semi-soggettiva : il punto di vista di un killer!) e tavole spaginate compendiarie. Buono l’impatto complessivo, molto poggiato sui grigi per trovare profondità e spazialità a tante situazioni enfatiche e movimentate. Un fumetto forse non originalissimo sul piano ideativo del soggetto, però scorrevole ed accattivante , specie se non si è dei “puristi” del horror gotico refrattario ad ogni ironia.
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                    • Mi piace molto la passione con cui pubblichi tutte queste recensioni, pur ricevendo pochi feedback da noi utenti. Vorrei essere più addentrato nella materia per poterti rispondere adeguatamente.
                      Hai mai letto qualcosa di A. Moore? Mi piacerebbe sapere la tua opinione in materia.
                      Qui a Torino poi trovo spesso degli albi del Bonelliano Julia, fumetto quasi sconosciuto per noi meridionali. Qual'è la tua opinione su tale personaggio? Io di Bonelli ho sempre coperto solo DD.
                      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                      • Semplicemente : leggo quello che penso possa incuriosirmi e tralascio il resto. Di conseguenza ho voragini di incompetenza che non sono nemmeno così interessato a colmare, perciò prudenzialmente evito discorsi compendiari che esulano dal mio gusto definito ( sulla preferenza di un fumetto alla base realistico, con una solida trama od almeno una cornice definita che sviluppi approfondimenti psicologici ed umanistici). Di Moore ho letto solo V for Vendetta, ai tempi dell'uscita del film, e me lo ricordo scorrevole nella prima metà e poi appesantito da una certa cerebralità sentenziosa). Di "Julia" invece ho letto quasi tutto ed apprezzo altrettanto , con l'eccezione delle avventure più improbabili, che coincidono con prove fisiche esagerate e scriteriate che stonano, a parer mio, su un personaggio che ha finezza psicologica , presa sul presente ed un non pedante bagaglio culturale ( non esente da situazioni "tormentone"), utile a sbrogliare le variegate trame gialle ma forse e soprattutto a far luce sull'animo umano, anche di persone che sbagliano gravemente ( così sembra Don Matteo, ma non è...xD ). Protagonista e comprimari hanno facce da cinema, le ambientazioni sono molto varie anche se di partenza si svolgono in una città medio piccola del New Jersey.

                        Ecco un fumetto che esce dai miei "canoni" ed infatti mi è piaciuto poco :-p :


                        KILLBOOK_ HOMO HOMINI LUPUS (Editoriale Cosmo)
                        Storia completa. 96pp., b/n. 3,90€.
                        Testi_ Giulio A. Gualtieri / Disegni_ Giacomo Bevilacqua.
                        Nella villa settecentesca dove un vampiro pasteggiò a sangue di vergini (!), stringendo un patto di mutua collaborazione con una stirpe di licantropi (!!), ai giorni nostri, i fondatori di un social network per sociopatici assassini stile “Hostel” (!!!) organizza una riunione “conviviale” degli iscritti. Il succhiasangue e i lupi mannari si coalizzano per cacciarli dalla magione. Incontreranno una fiera resistenza .

                        Assai elementare lo sviluppo della trama , sostanzialmente tutta incentrata all’assalto del villone, esaurita la presentazione degli eccentrici protagonisti , debitamente pervertiti e scaltramente preparati all’ingaggio di violenze , in un tripudio granguignolesco di mutilazioni e “indigestioni di piombo”. A condimento la fissa della “condivisione” online, che lo sceneggiatore segnala come portato esibizionista deprivato di freni inibitori e lo stesso destinato comunque ad essere macinato e digerito dalla rete, magari avvicendato da nefandezze di eguale ma più “fresco” spessore, sterilizzate dal filtro della ripresa video. Il tenore della storia comunque vira al horror comedy, infilando qualche battuta freddura “all’inglese” , con blando tentativo di satira teologica e nichilista, tanto per giustificare il titolo. Il fumetto è una riedizione ampliata e corretta dagli autori, attualizzata e montata nel formato bonellide . Grezzi talvolta al limite dell’amatoriale i disegni di G.”Keison” Bevilacqua , che slanciano le figure umane con un taglio da figurini per cartamodelli d’abbigliamento , con una spigolosità che pure accontenta forme sexy, ovviamente qui esibite, col minimo sforzo di stagliarle dagli sfondi concisi .
                        Non è un granché (imho).

                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • CRIMINAL 2 Senza legge_ Lawless
                          Panini comics. 128.pp , a colori. 12,00€.
                          Testi _ Ed Brubaker / Disegni_ Sean Phillips.
                          Continuano i racconti di malavita di “Criminal”, con i sopravvissuti del primo volume defilati in ruoli di supporto od occasionale compartecipazione alle pene del protagonista, infiltrato sotto falso nome come driver della banda di cui faceva parte il suo fratellino, morto ammazzato; per trovare il colpevole e fargliela pagare .Sotto la neve natalizia scorgiamo “dickensianamente” le brutture che hanno unito l’infanzia e la prima adolescenza dei fratelli, fino a dividerne il destino, ingombri della pessima figura paterna e di una mamma mancata presto. L’assaggio di qualche colpo minore aiuta l’autista a prendere familiarità con i componenti della batteria, in particolare la ex del defunto… Mentre la gran rapina progettata per la notte della vigilia servirà da resa dei conti, disturbata dagli scagnozzi di un Boss che ha, parallelamente, conti da regolare e non lasciar cadere, fosse solo per una questione di “prestigio”(delinquenziale).
                          Piacevolmente ben congegnata la storia, che offre al lettore smaliziato la ragionevole certezza che la copertura del protagonista salterà in maniera inopportuna, eppure fagocitando reazioni che non è detto saranno del tutto catastrofiche ;-) . Una di quelle occasioni dove si volta pagina con una certa premura di sapere come andrà a finire; e se il “cattivo-buono” salverà la pelle, magari per una volta violentando la sua “natura”.
                          Le diffuse dominanti cromatiche (per i colori : Val Staples) paiono efficaci specie nelle molte tavole ambientate in notturna. Rispetto alla prova precedente mi sembra in positivo di notare una maggiore accuratezza nel lavorare i secondi piani , e nel dare un effetto di luce radente che esalta il vissuto delle facce. Del resto , in prefazione , i complimenti al disegnatore arrivano da un “certo” Frank Miller.?

                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • JULIA n.ro 219 Il Ricatto dal passato
                            SBE. 132pp., b/n e toni di grigio. 3,70€.
                            Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Luigi Pittaluga.
                            Trovata una simpatica scusa per rifugiarsi nella soffitta della sua casa ,Julia si lascia toccare dai vecchi e cari ( ed insieme addoloranti ,col precocissimo ricordo della morte dei genitori…) oggetti ed effetti personali che hanno punteggiato il suo percorso di vita, e quello delle persone a lei più vicine. Ritrovando un diario mai letto della madre , coglie un’ombra nel passato del papà, una figura che Julia non è mai riuscita a mettere a fuoco; e che, senza preconcetti , cerca ora _ con l’indagine_ di restituirsi nella sua pienezza, anche nell’ansia di riceverne una postuma delusione. Intanto la sua amica giornalista televisiva Tina Davis sta per presenziare ad una mostra fotografica omaggiante gli scatti del padre, un foto-reporter di valore che ha sempre messo il suo “occhio indiscreto” su realtà difficili, documentando fatti scomodi e criminosi… Sua figlia riceve in loco un tragicamente perentorio avvertimento , che costringe il Tenente Webb a metterla sotto protezione ; mentre Julia e Leo ( che spalleggia l’amica criminologa nella parallela indagine ad uso chiarimento personale…) cercano di risalire a chi può aver avuto un tale risentimento verso la Davis , fino ad esporsi in un tanto plateale tentativo di rivalsa…

                            Service fan (?) , vediamo finalmente il volto del signor Kendall, sempre fino ad ora travisato nei viaggi onirici di sua figlia Julia _ anche qui presenti, in maniera un po’ diversamente strutturati dal solito; con l’aggiunta di una teatraleggiante evocazione cosciente ( immaginata nella penombra di un austero archivio cartaceo) , in cui i genitori interagiscono idealmente nel riassumere il caso che li riguarda(va) .
                            Giocando sulle aspettative del lettore, magari un po’ sulle spine nel “non volere” scoprire un Kendall malfattore, i due “gialli” tra passato e presente si risolvono eludendo probabilmente le ipotesi più pensosamente complesse e negative che , da presunti smaliziati , saremmo propensi a cogitare. E se l’assunto può sembrare stiracchiato ( cioè, possibile che Julia non si sia mai accorta del diario?), il dato emotivo e sentimentale _ che sgorga copioso in questa storia_ può farci accettare la conscia “distrazione” della “nostra” protagonista.

                            In luoghi disdicevoli e mal frequentati come i forum sui fumetti ( xD ) usa l’ingenerosa espressione “…alla Montanari/Grassani” per indicare uno stile di disegno corretto ma datato, tradizionalista e scontatamente scolastico. Ehm, qualcosa del genere si potrebbe dire del buon Pittaluga , a cominciare dalla distribuzione di luci ed ombre ,peraltro addolcite coi grigi in rappresentanza dei flashback temporali. Episodio comunque (imho) carino.
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • Un'ottima naalisi sulla nuova parodia disney Duckleto, con numerosi riferimenti alla naturale teatralità dei personaggi Disney Barksiani e sul ruolo dell'attore nella commedia degli umori.
                              http://www.lospaziobianco.it/comeunromanzo/2016/12/03/duckleto/
                              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                              Spoiler! Mostra

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                              • DYD 363 Cose perdute
                                Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Giovanni Freghieri.
                                Un killer psicopatico sevizia crudelmente vittime accuratamente selezionate; mentre Dylan Dog è tormentato da ricordi che sembrano affondare nella sua infanzia solitaria, in qualche misura congiunta agli omicidi!
                                Abbiamo da subito un DYD versione barbetta mal fatta, dunque, secondo convenzione , sofferente ed a disagio ( con un tocco, per l’occasione, di menomante fragilità psico-somatica) per incubi notturni putacaso inerenti alla (stessa)storia , sebbene la sceneggiatura _ alquanto spezzettata _ stenti parecchio a quagliare una direzione compiutamente riconoscibile. Questa prima forzatura narrativa peraltro consegna un duo Dylan e Groucho piuttosto vecchia maniera, con una punta di passività contemplativa che pareva dispersa nell’ultimo aggiornamento imposto ai personaggi della serie. In cui rientra di “prepotenza” S.H. Bloch, che si muove da pensionato e padre putativo ( di D.) nell’ambiente della polizia, operativamente appannaggio della stg. Rakim e del suo superiore, il cagnaccio Carpenter .
                                Non bastassero i sovrabbondanti elementi onirici distribuiti lungo tutta la vicenda appare ugualmente inverosimile , purtroppo, anche nella metodologia che fa’ agire il Dylan dei giorni odierni sulle piste dei suoi giocosi pomeriggi ( “che durano una vita” cit.)da impubere, come da risposta terapica suggerita da una genia di strizza-cervelli che la Barbato è sarcasticamente (?) soddisfatta di enumerare. Finale sbrigativo, forse addebitabile ai disturbi del pluri assassino.
                                Cover della new entry Gigi Cavenago, che presenta con bei giochi di luce un posato dello Studio al 7 di Craven Road. Eccetto qualche dettaglio minore un po’ tirato via Freghieri ha la bontà stilistica che gli conosciamo, sempre elegante nel tempestare con le luci un buio che nell’albo è questione interpretativa ancor prima che estetica.
                                Un numero complessivamente poggiato (imho) su un soggetto fragile, che tenta _ credo consapevole delle sue discrepanze_ di imbozzolare uno svenevole Dog nell’autodifesa inconscia del suo ormai ben lontano passato.
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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