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    KEN PARKER _ Casa dolce casa
    Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ ivo Milazzo.

    Scendendo dai territori del Montana, dopo otto anni _dove è stato praticamente ovunque _ Ken se ne torna in Wyoming , concedendosi una quasi licenza premio per incontrare i suoi commossi (ed oramai un po’ anziani) genitori; e con la malinconia di visitare la tomba in cui riposa il fratello Bill. Contemporaneamente, da Rapid City nel South Dakota converge dalle sue parti in fretta e furia Dick Eliot, un carissimo amico d’infanzia che , votato ad una condotta a dir poco scapestrata , si vede braccato da tre ex compari che ha tirato a fregare in scellerati atti criminali e da un distinto signore nero vestito , metodicamente implacabile nel non perderlo di vista. Con Ken si ritrova cordialmente ( anche lui ha cercato ristoro in casa della comprensiva mamma e del retto e rigido padre…)e persino riallaccia un forte legame con una persona che era stata cara ad entrambi, ma il carattere scostante di Dick e le malevole intenzioni dei suoi nemici gli remano contro un destino chiamato a compiersi in una “esemplare” circolarità di luoghi e di tempi. KP non assisterà passivamente.

    Quasi auto-denunciandosi ( cioè ammiccando in citazione…), Berardi scrive uno svelto “romanzo d’appendice” con la gittata di un melodramma sentimentale che infil(z)a una trama in cui gli elementi e i non pochi personaggi chiamati in causa ( …e magari lasciati in uno stallo operoso…) trovano i perché della loro convocazione in scena, ad ondate utili a sciogliere le briglie del ritmo e dei colpi di scena. Doveroso lasciare qualche pausa per il recupero dei rapporti tra figli e vecchi, in un amalgama riuscito e saporoso, temprato da una violenza , “strategicamente” solo a volte lasciata fuori campo.
    Milazzo, ho l’ardire di scrivere “se ci si mette” pennella vignette entusiasmanti per senso compositivo e profondità,lavorando in qualche occasione a sgarzinare le chine a là Dino Battaglia, rimane ineccepibile nell’espressività dei ritratti, riprende forti contrasti in chiaro scuro ma taglia corto in diversi altri frangenti , alla soglia dello schizzo andante ad arrangiare il quadro. Le vignette scontornate, narrativamente rimangono versatili , sapendo esprimere raccoglimento intimista piuttosto di esplosiva e concitata azione (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      DARWIN 4 Di Aquile, cigni e corvi
      SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
      Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto, Renato Riccio e Matteo Santaniello.

      Ehm, non bastasse che i personaggi del fumetto sono fin troppi e sparsi in tondo ( solo Darwin, Ryan e Kinja hanno effettivamente lasciato Parigi, per imbucarsi in un contesto al momento parecchio a là “The Walking Dead”, comic peraltro già concluso), dediti a basilari e ripetitive mansioni , con poco da dire (?); di norma e regola scontrandosi con piccole comunità “feudali”, bizzarre quanto intrinsecamente portate all’uso di armi varie, allo stupro di gruppo e rituali iniziatici cruenti… Questo numero si dilunga ad introdurre nuove altre belle sagome : una ex manager sfoltitrice di forza lavoro finita a tagliare altro e fatta prigioniera da Cheiko, uno Sciamano dalle psichedeliche percezioni, ed un misterioso samaritano che tira fuori dalle acque le due stordite che hanno grigliato la faccia di Zen . Se son rose ramificheranno in ulteriori risvolti della storia? Anche no, grazie.
      Con l’indiano si gioca graficamente al Toppi, la Capa taglia-teste non schioda lo stereotipo Lara Croft e il benefattore misterioso sembra qualcuno che abbiamo già visto (…per forza, si somigliano “tutti”). Sempre lodevoli le vedute d’insieme , l’incisività nel modulare l’illuminazione anche sui ritratti e la ricerca di pose mosse e dinamiche. Si continua, con la voglia di “suonare il clacson” per imprimere una marcia utile a procedere (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        MAGICO VENTO_ Il Ritorno 3. Il Fuoco e il vento
        SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
        Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Darko Perovic.
        Dopo aver frenato nottetempo un’azione d’attacco al Forte ,degli Apaches , servendosi dell’aiuto di Lozen e della sua gente, Magico Vento si costituisce prigioniero dell’Esercito, sperando di parlamentare con ufficiali ragionevoli ed avveduti della “grave crisi diplomatica” acuita anche dalla pessima gestione del “caso Il Sognatore” ( vedi episodi precedenti…), che peraltro non ha sfiorato il suo Mentore , l’ideologo Mingus _ faticosamente inseguito da Poe_ , il quale non si limita ad inboscarsi coi suoi adepti ( consumando forniture che possono dare la chiave di dove si trova…)ma mette in atto comportamenti deliberatamente devastanti ed oltraggiosi , allo scopo di fomentare gli animi _ di chi fosse pure mosso solo da “volgari” rendiconti veniali_ sino al precipizio di una guerra senza quartiere. Vedendosi costretto ad abbracciare il male minore , anche Ned Ellis /Magico Vento dà battaglia , muovendosi su un crinale pericoloso , sia per la sua incolumità e sia per la decenza etica delle sue intemerate.
        Una lettura che merita e d’altronde richiede attenzione per cogliere le intenzioni , spesso furtive e volubili( tradotte in sceneggiatura bandendo didascalie e, stavolta, molto peso dai dialoghi…) dei molti protagonisti di una trama generale che ha provveduto di norma a spezzare in più tronconi ,separati, i gruppi di personaggi che fanno riferimento a “bianchi” e nativi, tra loro comunque ulteriormente “mischiati” da scelte di fondo in cui probabilmente nessuno ha completamente torto o ragione , ma tutti rischiano di rinfocolare un conflitto dalle dimensioni ingestibili. Quasi stride , in cotanta premessa realistica il mezzo “soprannaturale “ con cui Ned e Poe riescono a non ignorare completamente le faccende reciproche.

        Si diceva già di qualche problemino del disegnatore di rispettare proporzioni anatomiche e regolarità delle forme , quasi un Gino D’Antonio meno in controllo , un po’ evanescente negli sfondi e monotono nel dare , letteralmente, un’ossatura a tipi e tipacci che non vorrebbero fare altro che distinguersi ad occhio. Molto bella, anche per scelta e gradazione dei colori la cover, by Corrado Mastantuono (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          TEX WILLER 5 I Due disertori
          SBE. 66pp., b/n. 3,20.
          Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Bruno Brindisi.

          In avvicinamento a Saint Thomas, per raggiungere Tesah colà dirottata dopo i fatti del Medaglione ( vedi “Tex Willer” 1-4), Tex intercetta presso San Esteban (New Mexico) una masnada di militari messicani imboscati e sconfinanti per carpire il presunto tesoretto aureo custodito dai Religiosi di una datata Missione spagnola. Salvati i fraticelli e i laici presenti nella struttura consacrata, Tex in ripartenza si sobbarca pure due prigionieri ( i soli rimasti in vita della banda…), verso una meta costellata da nuovi episodi di morte violenta, che gli mettono una certa sollecitudine di rivedere la sua amica nativa sana e salva; guardandosi contemporaneamente dalla coppia di messicani, equivocamente in cerca di un nuovo “capo” da seguire per razzie. Ma Tex, che ha però ancora la reputazione infangata _suo malgrado_ per un grave episodio di sangue, è tutt’altro di tal fatta ;-) . Tuttavia perfino gli ex soldati “greaser” sapranno comportarsi, a loro modo, con coerenza…

          Numero di acclimatamento ed apertura di un nuovo ciclo narrativo, che annusa i miasmi della guerra civile in corso in terra Messicana ( senza fornire particolari sul “colore” politico delle parti in campo, e fatti salvi quei “salti mortali” con cui le fazioni in guerra possono progressivamente variare di schieramento…) , fornendo i brutti ceffi bucherellati dal Tex in complesse e coreografiche “pistolettate” ( anzi, in verità vanno molto fucili e baionette) , sempre con la battuta e la baldanza pronte, l’occhio allenato alle trappole e la risolutezza di chi somministra Giustizia(lismo?)seduta stante. Così è se vi pare e piace (ridondante).
          Più sobrio e controllato che nelle sue ultime prove “sperimentali” su “Dylan Dog” si impegna su una sceneggiatura che richiede la limpidezza dello sguardo di Tex giovane ed al contrario una certa maschia sciatteria dei comprimari, dei “caratteristi” che devono saper “recitare” in primo piano e riempire la vignetta con una solida ambientazione western nei campi lunghi; con un dinamismo naturalmente preponderante allo stampare icone di sbiadita fissità frontale Un po’ abusato l’effetto da “grafite su superficie porosa” distribuito dai muri ai più vari capi d’abbigliamento. Continua. (imho).
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            TEX WILLER 6 Coyoteros
            SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
            Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Bruno Brindisi.
            La salva di spari che accoglie Tex e i due soldati disertori messicani alle viste di Saint Thomas_fuoco di sbarramento di suoi abitanti_ è eloquente del pericolo che li ha precipitati la razzia dei Comancheros , già attivi e sanguinari nel ranch che l'ameno terzetto ( vedi “Tex Willer” 5 )aveva incrociato sulla pista per arrivare da Tesah, che invece purtroppo è…

            Non che le storie del (giovane) Tex abbiano, di base, una grandissima varietà di situazioni che lo muovono, peraltro in un territorio che ha battuto in lungo ed in largo; una “certa” fama lo precede ,eppoi ci pensa lui a “ratificarla” con qualche scazzottata virilmente chiarificatrice , guadagnandosi un ruolo di riguardo tra gli uomini e comunque sempre pronto a dare buoni esempi d’iniziativa individuale. Alla carica con pistolettate/fucilate ed ugualmente disinvolto a mani nude ed atletici slanci acrobatici, può vantare la fratellanza col capo indiano Cochise ma d’altro canto i nativi sono tanti quanto vari e perciò pure brutti e cattivi . Nessun dubbio piuttosto sui “Comancheros”, sorta di trafficanti senza scrupoli , pronti a depredare e rivendersi pure al demonio qualsiasi cosa ; ed altrettanto evidente che le magagne giudiziarie sembrano appiccicate a Tex Willer più che altro per non farne un perfettino e so-tutto-io a prescindere. Questo è lo schema narrativo che perdura lungo gli episodi finora editi , e non ci stupiremo _specie in una fase transitoria come in questo caso_ di sapere T. scalmanato sulle piste degli uni (i nativi della tribù del titolo) e degli altri , i felloni comancheros. Messaggio forte e chiaro : lui sta arrivando!
            Sui disegni valgono le considerazioni del numero precedente, con nota di plauso per come Brindisi riesce a gestire vignette ingombre di personaggi (e cavalli) che hanno tutti una propria direzione comportamentale e riconoscibilità somatica. Continua (imho).
            Ultima modifica di henry angel; 09 ottobre 19, 02:02.
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              JULIA n.ro 253 L’Ombra della vendetta
              SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
              Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Francesco Bonanno.

              Una storia che parte da lontano, (ma) nel divenire attualissima nei temi trattati anche in corso alle sue implicazioni più controverse, senza tradire lo spirito di fondo “liberal” dei suoi autori. Indaffarata con gli operai edili per casa _intenti al laborioso rifacimento del tetto_ Julia raccoglie il lamento di un pensionato , che si sente minacciato di morte. Dieci anni prima infatti, fu testimone oculare della morte di una giovane signora, finita, al colmo dell’ennesimo litigio col coniuge e in rotta per l’affidamento della loro unica figliuola , sotto la macchina di famiglia. Il marito alla guida prese una condanna penale _ora appena estinta_ , probabilmente covando vendetta nei confronti di chi l’ha mandato al gabbio. L’anziano tuttavia non può produrre “prove oggettive” di quanto denuncia, e la criminologa non può fare altro che congedarlo e consigliargli la trafila burocratica di un esposto di segnalazione alla polizia.
              Finirà di nuovo in tragedia, e tumultuosamente Julia si sentirà fortemente richiamata in causa.
              A supporto dei definitivi colpi di scena, solo l’ultima parte della vicenda estremizza caratteri e comportamenti che nei personaggi defluivano altrimenti _ da sceneggiatura, ovviamente_ calibrati , tutti, in misura credibilmente contraddittoria e passionale. Con un ex galeotto impaziente, irritabile e scontroso ( ma dunque anche violento ?) che fatica a reinserirsi , ma senza indugio vuole essere accettato dalla figlia, una brava ragazza che sta finendo il liceo ed è fidanzata e verso di lui ha sentimenti contrastanti, polarizzati al peggio dagli zii adottivi , non privi di problemi di famiglia ma certo rancorosi verso chi gli ha strappato la congiunta. Infine , quasi “tra l’incudine ed il ,martello” , il vecchio e solitario in cerca di protezione preventiva , un “caso” quasi esemplare per stimolare un dibattito sulle misure _altrettanto anticipatrici ma sostanzialmente liberticide_ date/auspicate a porsi a sbarramento di quello che si identifica posteriormente come “catastrofe annunciata”. E se le basi di partenza della valutazione fossero tuttavia errate (;-) )? La vita vissuta d’altronde si offre a mille sfumature di esperienze e significato , ravvisabili perfino tra i ponteggi di una dimora ristrutturata…
              Buoni i disegni, direi esemplari di come si possa coniugare un segno ricco e nitidamente realistico usando anche chiaro scuri pieni e decisi ,che soccorrono ottime linee e fughe prospettiche, cedendogli tridimensionalità e stacco nel piano compositivo di vignette che peraltro non hanno mai bisogno di forzare la gabbia per antonomasia bonelliana.
              Un numero che sa “spettacolarizzare” momenti esistenziali che filtrano, a noi, come genuini e comprensibili ( al solito anche grazie a dialoghi fluidamente strutturati anche nelle parti apparentemente comprimarie), servito da un livello grafico di pregio (imho).
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                BERLIN 1. La Città delle pietre
                Coconino Press / Fandango. 216pp., b/n. 17,00€.
                Testi e Disegni_ Jason Lutes.

                Primo volume di tre parti dalla gestazione editoriale ultraventennale, per un capo d’opera che si propone di abbracciare nel suo farsi la Storia berlinese (ossia tedesca, ovvero europea e mondiale…) del ventesimo secolo, già spezzato dalla Grande Guerra che consegna ai tedeschi i lutti della sconfitta militare e l’umiliazione capestro della resa del ’18, firmata a Versailles. Le scorie della disfatta e della fase politica che vi si apre rendono peraltro il Governo del Paese suscettibile delle bordate d’insofferenza (…delle più che reali criticità socio-economiche post-belliche)dei reduci e nazionalisti fagocitanti una Grande Germania che si riprenda il “diritto” a ricostituirsi (anche) come Forza armata; e da sinistra da una montante “coscienza sociale”dei lavoratori verso una via teutonica e/o internazionale del socialismo marxista, inevitabilmente in ebollizione dalla coeva esperienza sovietica. Nel mezzo la “moderazione” della classe Borghese , che ha fatto fruttare i suoi “privilegi” innervando la società _tornando sul focus di Berlino city_ di una spina dorsale di benessere , favorente l’effervescenza di iniziative artistiche e culturali frizzanti, variegate ed audaci. L’inizio…Della fine di questa fase storica si colloca nel 1928 , dall’autunno “caldo” da dove principia “Berlin _ City of Stones” (2001)donandoci la conoscenza di personaggi d’ogni estrazione sociale ,accomunandosi in città , magari sfiorandosi , unendosi ma pure dividendosi (anche all’interno di famiglie formate) nella polarizzazione di cui sopra : moderati, nazionalsocialisti, socialdemocratici, “rossi”. Vite da vivere, dal background significativo pure se non necessariamente troppo eclatante , che “scaldano” ed infondono al fumetto afflati di partecipabile emozione , da condividere anche nella verità di pieghe caratteriali imperfette e contraddittorie , come umanamente “giusto”. Così come il libro , dopo otto capitoli culmina”lanciando pietre” ( metafora descrittiva della stessa metropoli…) nelle manifestazioni del 1 maggio 1929 con un abbastanza saldo punto di vista e con la perdita struggente di una persona ,perno delle vicissitudini illustrate, anche con la pregnanza di dialoghi densi di dotte e divulgative citazioni (…perfino ipertestestuali, dato che la prima donna introdotta dalla graphic novel studia disegno alle Belle Arti), dettanti il ritmo di fruizione di tavole che dal taglio canonico delle quattro fasce di norma e regola piuttosto si prende vignette larghe per una fine e puntuale descrizione ambientale , da far seguire (al flusso del parlato ed alle sue reazioni) un _per così dire_ montaggio di clip strette e ricorrenti , mondate di sfondi e con una campitura d’inchiostrazione satura. La morbidezza delle linee può richiamare il cinema d’animazione vicino ai tempi raccontati nel fumetto; lo stile di Georges Prosper Remi (Hergé) e la marcata essenzialità di un Riccardo Pagliarini. Volume bello ed appassionante (imho).
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                  TEX WILLER 7 Rancho sangriento
                  SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
                  Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Bruno Brindisi.
                  Col favore delle tenebre, agendo di soppiatto , consci della inferiorità numerica rispetto ai malviventi e frazionato dalle intemperanze scriteriate di alcuni suoi membri, il gruppetto di cow boy guidato da Tex riesce ad intercettare la tribù indiana ( i Coyotero)alleata dei comancheros, che hanno loro ceduto parte degli ostaggi (ma non Tesah e la “bianca” Julie …) prelevati da Saint Thomas per farne schiavizzati commerciabili (!). Incontenibile nella sua cieca irruenza Jim , il fidanzato di Julie, trascina Tex Willer ed i suoi “estemporanei soci” , i disertori dell’esercito messicano Miguel e Pedro ; ed è oltre confine che i quattro dovranno spingersi nella loro missione liberatoria. ..

                  Notoriamente le gesta eroiche del tex fanno capo ad un numero finito di opzione; ed anche questa versione “giovane” ( che sta già dispensando un ragguardevole countdown di morti ammazzati :-p )rispetta piuttosto collaudate bisettrici narrative , sparpagliandoLo a destra e manca per recuperare ( vedi i numeri precedenti…) donne e medaglioni ; dare il ben servito ai cattivi e mettere al loro posto pure quei “buoni” che hanno pensate inopportune. Risoluto di parola e di pistole , il personaggio in questo episodio mi pare esternare completamente l’aderenza reimpostata al modello (auto)referenziale Aquila Della Notte in fieri ( e qui mi fermo essendo il meno adatto a ricostruire la mitopoietica del Tex ), lasciando facoltà al lettore di supportare la limpida offerta di codesto fumetto western.

                  Si dà atto dello “sbattimento” nel dover rendere graficamente le molte volpine situazioni notturne e la concertazione e compenetrazione nello spasmo dell’azione di uomini, cavalli e flora semi desertica offesa da deficit idrico …Però, con la pignoleria dell’incontentabile l’occhio cade su linee che potevano essere chiuse e rifinite meglio , e su quell’effetto di sgranatura delle chine ( volgarmente lo accosto ai toner delle fotocopiatrici in bianco e nero mentre sporcano i fogli…) appunto impregnando assai alcune vignette, quasi “sbavate” d’inchiostro (imho).
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                    KEN PARKER_ Ranchero!
                    Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Giancarlo Alessandrini.

                    In simpatica e “pressante”compagnia della quattordicenne Pat O’Shea , KP se ne scorrazza dalle parti di Sioux Falls, in un rigoglioso North Dakota che non risparmierà ai due una robusta dose di guai. La ragazzina infatti adocchia una bella fattoria , in cui ripone immediatamente le sue aspettative di stabilità, decidendovi d’investire i suoi risparmi, anche grazie ai buoni uffici di un agente immobiliare salvato da Ken durante un pestaggio. Le doti “innate” di Parker come pugilatore gli arrideranno nella riparazione, di lì a poco, di uno spiacevole ed economicamente sanguinoso equivoco…

                    Un episodio piacevolmente leggero , quasi un western “all’italiana” nelle corde (del ring ;-) ) della commedia , dove gli scambi di battute sono secchi, rapidi e spettacolari come l’azione che ne consegue, non priva di una “morale” che tuttavia non intende regalare una esemplarità poco riscontrabile nell’imperfezione dei comportamenti umani; sullo sfondo del nascente movimento sportivo della Boxe, già peraltro contaminato dal “verme” delle scommesse e del lucro. E la premura dei soldi _in determinate circostanze_ può investire anche la “spartana” vita di Lungo fucile; come del resto l’allevamento intensivo del bestiame nei ranch si avvia ad essere un ulteriore tassello “normalizzatore” del far west.

                    In seconda di copertina di nuovo erroneamente attribuiti ad Ivo Milazzo i disegni invece competono ad Alessandrini , che aderisce al canone grafico imposto appunto da Milazzo non tradendosi con le sue linee chiuse ( qui però anche ricche di orditi di tratteggio )e le sue tipiche anatomie imponenti, quindi ironicamente adatto alla versione, sobriamente massiccia, di Ken versione “Rocky Balboa”, mentre all’impertinente Pat credo non si neghi una paffuta somiglianza con “Pippi Calzelunghe”. Considerando anche che la prima edizione del fumetto risale alla lontana estate del ’78, la storia non perde di piacevolezza e mordente (imho).



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