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    KEN PARKER _ Casa dolce casa
    Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ ivo Milazzo.

    Scendendo dai territori del Montana, dopo otto anni _dove è stato praticamente ovunque _ Ken se ne torna in Wyoming , concedendosi una quasi licenza premio per incontrare i suoi commossi (ed oramai un po’ anziani) genitori; e con la malinconia di visitare la tomba in cui riposa il fratello Bill. Contemporaneamente, da Rapid City nel South Dakota converge dalle sue parti in fretta e furia Dick Eliot, un carissimo amico d’infanzia che , votato ad una condotta a dir poco scapestrata , si vede braccato da tre ex compari che ha tirato a fregare in scellerati atti criminali e da un distinto signore nero vestito , metodicamente implacabile nel non perderlo di vista. Con Ken si ritrova cordialmente ( anche lui ha cercato ristoro in casa della comprensiva mamma e del retto e rigido padre…)e persino riallaccia un forte legame con una persona che era stata cara ad entrambi, ma il carattere scostante di Dick e le malevole intenzioni dei suoi nemici gli remano contro un destino chiamato a compiersi in una “esemplare” circolarità di luoghi e di tempi. KP non assisterà passivamente.

    Quasi auto-denunciandosi ( cioè ammiccando in citazione…), Berardi scrive uno svelto “romanzo d’appendice” con la gittata di un melodramma sentimentale che infil(z)a una trama in cui gli elementi e i non pochi personaggi chiamati in causa ( …e magari lasciati in uno stallo operoso…) trovano i perché della loro convocazione in scena, ad ondate utili a sciogliere le briglie del ritmo e dei colpi di scena. Doveroso lasciare qualche pausa per il recupero dei rapporti tra figli e vecchi, in un amalgama riuscito e saporoso, temprato da una violenza , “strategicamente” solo a volte lasciata fuori campo.
    Milazzo, ho l’ardire di scrivere “se ci si mette” pennella vignette entusiasmanti per senso compositivo e profondità,lavorando in qualche occasione a sgarzinare le chine a là Dino Battaglia, rimane ineccepibile nell’espressività dei ritratti, riprende forti contrasti in chiaro scuro ma taglia corto in diversi altri frangenti , alla soglia dello schizzo andante ad arrangiare il quadro. Le vignette scontornate, narrativamente rimangono versatili , sapendo esprimere raccoglimento intimista piuttosto di esplosiva e concitata azione (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      DARWIN 4 Di Aquile, cigni e corvi
      SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
      Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto, Renato Riccio e Matteo Santaniello.

      Ehm, non bastasse che i personaggi del fumetto sono fin troppi e sparsi in tondo ( solo Darwin, Ryan e Kinja hanno effettivamente lasciato Parigi, per imbucarsi in un contesto al momento parecchio a là “The Walking Dead”, comic peraltro già concluso), dediti a basilari e ripetitive mansioni , con poco da dire (?); di norma e regola scontrandosi con piccole comunità “feudali”, bizzarre quanto intrinsecamente portate all’uso di armi varie, allo stupro di gruppo e rituali iniziatici cruenti… Questo numero si dilunga ad introdurre nuove altre belle sagome : una ex manager sfoltitrice di forza lavoro finita a tagliare altro e fatta prigioniera da Cheiko, uno Sciamano dalle psichedeliche percezioni, ed un misterioso samaritano che tira fuori dalle acque le due stordite che hanno grigliato la faccia di Zen . Se son rose ramificheranno in ulteriori risvolti della storia? Anche no, grazie.
      Con l’indiano si gioca graficamente al Toppi, la Capa taglia-teste non schioda lo stereotipo Lara Croft e il benefattore misterioso sembra qualcuno che abbiamo già visto (…per forza, si somigliano “tutti”). Sempre lodevoli le vedute d’insieme , l’incisività nel modulare l’illuminazione anche sui ritratti e la ricerca di pose mosse e dinamiche. Si continua, con la voglia di “suonare il clacson” per imprimere una marcia utile a procedere (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        MAGICO VENTO_ Il Ritorno 3. Il Fuoco e il vento
        SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
        Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Darko Perovic.
        Dopo aver frenato nottetempo un’azione d’attacco al Forte ,degli Apaches , servendosi dell’aiuto di Lozen e della sua gente, Magico Vento si costituisce prigioniero dell’Esercito, sperando di parlamentare con ufficiali ragionevoli ed avveduti della “grave crisi diplomatica” acuita anche dalla pessima gestione del “caso Il Sognatore” ( vedi episodi precedenti…), che peraltro non ha sfiorato il suo Mentore , l’ideologo Mingus _ faticosamente inseguito da Poe_ , il quale non si limita ad inboscarsi coi suoi adepti ( consumando forniture che possono dare la chiave di dove si trova…)ma mette in atto comportamenti deliberatamente devastanti ed oltraggiosi , allo scopo di fomentare gli animi _ di chi fosse pure mosso solo da “volgari” rendiconti veniali_ sino al precipizio di una guerra senza quartiere. Vedendosi costretto ad abbracciare il male minore , anche Ned Ellis /Magico Vento dà battaglia , muovendosi su un crinale pericoloso , sia per la sua incolumità e sia per la decenza etica delle sue intemerate.
        Una lettura che merita e d’altronde richiede attenzione per cogliere le intenzioni , spesso furtive e volubili( tradotte in sceneggiatura bandendo didascalie e, stavolta, molto peso dai dialoghi…) dei molti protagonisti di una trama generale che ha provveduto di norma a spezzare in più tronconi ,separati, i gruppi di personaggi che fanno riferimento a “bianchi” e nativi, tra loro comunque ulteriormente “mischiati” da scelte di fondo in cui probabilmente nessuno ha completamente torto o ragione , ma tutti rischiano di rinfocolare un conflitto dalle dimensioni ingestibili. Quasi stride , in cotanta premessa realistica il mezzo “soprannaturale “ con cui Ned e Poe riescono a non ignorare completamente le faccende reciproche.

        Si diceva già di qualche problemino del disegnatore di rispettare proporzioni anatomiche e regolarità delle forme , quasi un Gino D’Antonio meno in controllo , un po’ evanescente negli sfondi e monotono nel dare , letteralmente, un’ossatura a tipi e tipacci che non vorrebbero fare altro che distinguersi ad occhio. Molto bella, anche per scelta e gradazione dei colori la cover, by Corrado Mastantuono (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          TEX WILLER 5 I Due disertori
          SBE. 66pp., b/n. 3,20.
          Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Bruno Brindisi.

          In avvicinamento a Saint Thomas, per raggiungere Tesah colà dirottata dopo i fatti del Medaglione ( vedi “Tex Willer” 1-4), Tex intercetta presso San Esteban (New Mexico) una masnada di militari messicani imboscati e sconfinanti per carpire il presunto tesoretto aureo custodito dai Religiosi di una datata Missione spagnola. Salvati i fraticelli e i laici presenti nella struttura consacrata, Tex in ripartenza si sobbarca pure due prigionieri ( i soli rimasti in vita della banda…), verso una meta costellata da nuovi episodi di morte violenta, che gli mettono una certa sollecitudine di rivedere la sua amica nativa sana e salva; guardandosi contemporaneamente dalla coppia di messicani, equivocamente in cerca di un nuovo “capo” da seguire per razzie. Ma Tex, che ha però ancora la reputazione infangata _suo malgrado_ per un grave episodio di sangue, è tutt’altro di tal fatta ;-) . Tuttavia perfino gli ex soldati “greaser” sapranno comportarsi, a loro modo, con coerenza…

          Numero di acclimatamento ed apertura di un nuovo ciclo narrativo, che annusa i miasmi della guerra civile in corso in terra Messicana ( senza fornire particolari sul “colore” politico delle parti in campo, e fatti salvi quei “salti mortali” con cui le fazioni in guerra possono progressivamente variare di schieramento…) , fornendo i brutti ceffi bucherellati dal Tex in complesse e coreografiche “pistolettate” ( anzi, in verità vanno molto fucili e baionette) , sempre con la battuta e la baldanza pronte, l’occhio allenato alle trappole e la risolutezza di chi somministra Giustizia(lismo?)seduta stante. Così è se vi pare e piace (ridondante).
          Più sobrio e controllato che nelle sue ultime prove “sperimentali” su “Dylan Dog” si impegna su una sceneggiatura che richiede la limpidezza dello sguardo di Tex giovane ed al contrario una certa maschia sciatteria dei comprimari, dei “caratteristi” che devono saper “recitare” in primo piano e riempire la vignetta con una solida ambientazione western nei campi lunghi; con un dinamismo naturalmente preponderante allo stampare icone di sbiadita fissità frontale Un po’ abusato l’effetto da “grafite su superficie porosa” distribuito dai muri ai più vari capi d’abbigliamento. Continua. (imho).
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            TEX WILLER 6 Coyoteros
            SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
            Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Bruno Brindisi.
            La salva di spari che accoglie Tex e i due soldati disertori messicani alle viste di Saint Thomas_fuoco di sbarramento di suoi abitanti_ è eloquente del pericolo che li ha precipitati la razzia dei Comancheros , già attivi e sanguinari nel ranch che l'ameno terzetto ( vedi “Tex Willer” 5 )aveva incrociato sulla pista per arrivare da Tesah, che invece purtroppo è…

            Non che le storie del (giovane) Tex abbiano, di base, una grandissima varietà di situazioni che lo muovono, peraltro in un territorio che ha battuto in lungo ed in largo; una “certa” fama lo precede ,eppoi ci pensa lui a “ratificarla” con qualche scazzottata virilmente chiarificatrice , guadagnandosi un ruolo di riguardo tra gli uomini e comunque sempre pronto a dare buoni esempi d’iniziativa individuale. Alla carica con pistolettate/fucilate ed ugualmente disinvolto a mani nude ed atletici slanci acrobatici, può vantare la fratellanza col capo indiano Cochise ma d’altro canto i nativi sono tanti quanto vari e perciò pure brutti e cattivi . Nessun dubbio piuttosto sui “Comancheros”, sorta di trafficanti senza scrupoli , pronti a depredare e rivendersi pure al demonio qualsiasi cosa ; ed altrettanto evidente che le magagne giudiziarie sembrano appiccicate a Tex Willer più che altro per non farne un perfettino e so-tutto-io a prescindere. Questo è lo schema narrativo che perdura lungo gli episodi finora editi , e non ci stupiremo _specie in una fase transitoria come in questo caso_ di sapere T. scalmanato sulle piste degli uni (i nativi della tribù del titolo) e degli altri , i felloni comancheros. Messaggio forte e chiaro : lui sta arrivando!
            Sui disegni valgono le considerazioni del numero precedente, con nota di plauso per come Brindisi riesce a gestire vignette ingombre di personaggi (e cavalli) che hanno tutti una propria direzione comportamentale e riconoscibilità somatica. Continua (imho).
            Ultima modifica di henry angel; 09 ottobre 19, 02:02.
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              JULIA n.ro 253 L’Ombra della vendetta
              SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
              Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Francesco Bonanno.

              Una storia che parte da lontano, (ma) nel divenire attualissima nei temi trattati anche in corso alle sue implicazioni più controverse, senza tradire lo spirito di fondo “liberal” dei suoi autori. Indaffarata con gli operai edili per casa _intenti al laborioso rifacimento del tetto_ Julia raccoglie il lamento di un pensionato , che si sente minacciato di morte. Dieci anni prima infatti, fu testimone oculare della morte di una giovane signora, finita, al colmo dell’ennesimo litigio col coniuge e in rotta per l’affidamento della loro unica figliuola , sotto la macchina di famiglia. Il marito alla guida prese una condanna penale _ora appena estinta_ , probabilmente covando vendetta nei confronti di chi l’ha mandato al gabbio. L’anziano tuttavia non può produrre “prove oggettive” di quanto denuncia, e la criminologa non può fare altro che congedarlo e consigliargli la trafila burocratica di un esposto di segnalazione alla polizia.
              Finirà di nuovo in tragedia, e tumultuosamente Julia si sentirà fortemente richiamata in causa.
              A supporto dei definitivi colpi di scena, solo l’ultima parte della vicenda estremizza caratteri e comportamenti che nei personaggi defluivano altrimenti _ da sceneggiatura, ovviamente_ calibrati , tutti, in misura credibilmente contraddittoria e passionale. Con un ex galeotto impaziente, irritabile e scontroso ( ma dunque anche violento ?) che fatica a reinserirsi , ma senza indugio vuole essere accettato dalla figlia, una brava ragazza che sta finendo il liceo ed è fidanzata e verso di lui ha sentimenti contrastanti, polarizzati al peggio dagli zii adottivi , non privi di problemi di famiglia ma certo rancorosi verso chi gli ha strappato la congiunta. Infine , quasi “tra l’incudine ed il ,martello” , il vecchio e solitario in cerca di protezione preventiva , un “caso” quasi esemplare per stimolare un dibattito sulle misure _altrettanto anticipatrici ma sostanzialmente liberticide_ date/auspicate a porsi a sbarramento di quello che si identifica posteriormente come “catastrofe annunciata”. E se le basi di partenza della valutazione fossero tuttavia errate (;-) )? La vita vissuta d’altronde si offre a mille sfumature di esperienze e significato , ravvisabili perfino tra i ponteggi di una dimora ristrutturata…
              Buoni i disegni, direi esemplari di come si possa coniugare un segno ricco e nitidamente realistico usando anche chiaro scuri pieni e decisi ,che soccorrono ottime linee e fughe prospettiche, cedendogli tridimensionalità e stacco nel piano compositivo di vignette che peraltro non hanno mai bisogno di forzare la gabbia per antonomasia bonelliana.
              Un numero che sa “spettacolarizzare” momenti esistenziali che filtrano, a noi, come genuini e comprensibili ( al solito anche grazie a dialoghi fluidamente strutturati anche nelle parti apparentemente comprimarie), servito da un livello grafico di pregio (imho).
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                BERLIN 1. La Città delle pietre
                Coconino Press / Fandango. 216pp., b/n. 17,00€.
                Testi e Disegni_ Jason Lutes.

                Primo volume di tre parti dalla gestazione editoriale ultraventennale, per un capo d’opera che si propone di abbracciare nel suo farsi la Storia berlinese (ossia tedesca, ovvero europea e mondiale…) del ventesimo secolo, già spezzato dalla Grande Guerra che consegna ai tedeschi i lutti della sconfitta militare e l’umiliazione capestro della resa del ’18, firmata a Versailles. Le scorie della disfatta e della fase politica che vi si apre rendono peraltro il Governo del Paese suscettibile delle bordate d’insofferenza (…delle più che reali criticità socio-economiche post-belliche)dei reduci e nazionalisti fagocitanti una Grande Germania che si riprenda il “diritto” a ricostituirsi (anche) come Forza armata; e da sinistra da una montante “coscienza sociale”dei lavoratori verso una via teutonica e/o internazionale del socialismo marxista, inevitabilmente in ebollizione dalla coeva esperienza sovietica. Nel mezzo la “moderazione” della classe Borghese , che ha fatto fruttare i suoi “privilegi” innervando la società _tornando sul focus di Berlino city_ di una spina dorsale di benessere , favorente l’effervescenza di iniziative artistiche e culturali frizzanti, variegate ed audaci. L’inizio…Della fine di questa fase storica si colloca nel 1928 , dall’autunno “caldo” da dove principia “Berlin _ City of Stones” (2001)donandoci la conoscenza di personaggi d’ogni estrazione sociale ,accomunandosi in città , magari sfiorandosi , unendosi ma pure dividendosi (anche all’interno di famiglie formate) nella polarizzazione di cui sopra : moderati, nazionalsocialisti, socialdemocratici, “rossi”. Vite da vivere, dal background significativo pure se non necessariamente troppo eclatante , che “scaldano” ed infondono al fumetto afflati di partecipabile emozione , da condividere anche nella verità di pieghe caratteriali imperfette e contraddittorie , come umanamente “giusto”. Così come il libro , dopo otto capitoli culmina”lanciando pietre” ( metafora descrittiva della stessa metropoli…) nelle manifestazioni del 1 maggio 1929 con un abbastanza saldo punto di vista e con la perdita struggente di una persona ,perno delle vicissitudini illustrate, anche con la pregnanza di dialoghi densi di dotte e divulgative citazioni (…perfino ipertestestuali, dato che la prima donna introdotta dalla graphic novel studia disegno alle Belle Arti), dettanti il ritmo di fruizione di tavole che dal taglio canonico delle quattro fasce di norma e regola piuttosto si prende vignette larghe per una fine e puntuale descrizione ambientale , da far seguire (al flusso del parlato ed alle sue reazioni) un _per così dire_ montaggio di clip strette e ricorrenti , mondate di sfondi e con una campitura d’inchiostrazione satura. La morbidezza delle linee può richiamare il cinema d’animazione vicino ai tempi raccontati nel fumetto; lo stile di Georges Prosper Remi (Hergé) e la marcata essenzialità di un Riccardo Pagliarini. Volume bello ed appassionante (imho).
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                  TEX WILLER 7 Rancho sangriento
                  SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
                  Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Bruno Brindisi.
                  Col favore delle tenebre, agendo di soppiatto , consci della inferiorità numerica rispetto ai malviventi e frazionato dalle intemperanze scriteriate di alcuni suoi membri, il gruppetto di cow boy guidato da Tex riesce ad intercettare la tribù indiana ( i Coyotero)alleata dei comancheros, che hanno loro ceduto parte degli ostaggi (ma non Tesah e la “bianca” Julie …) prelevati da Saint Thomas per farne schiavizzati commerciabili (!). Incontenibile nella sua cieca irruenza Jim , il fidanzato di Julie, trascina Tex Willer ed i suoi “estemporanei soci” , i disertori dell’esercito messicano Miguel e Pedro ; ed è oltre confine che i quattro dovranno spingersi nella loro missione liberatoria. ..

                  Notoriamente le gesta eroiche del tex fanno capo ad un numero finito di opzione; ed anche questa versione “giovane” ( che sta già dispensando un ragguardevole countdown di morti ammazzati :-p )rispetta piuttosto collaudate bisettrici narrative , sparpagliandoLo a destra e manca per recuperare ( vedi i numeri precedenti…) donne e medaglioni ; dare il ben servito ai cattivi e mettere al loro posto pure quei “buoni” che hanno pensate inopportune. Risoluto di parola e di pistole , il personaggio in questo episodio mi pare esternare completamente l’aderenza reimpostata al modello (auto)referenziale Aquila Della Notte in fieri ( e qui mi fermo essendo il meno adatto a ricostruire la mitopoietica del Tex ), lasciando facoltà al lettore di supportare la limpida offerta di codesto fumetto western.

                  Si dà atto dello “sbattimento” nel dover rendere graficamente le molte volpine situazioni notturne e la concertazione e compenetrazione nello spasmo dell’azione di uomini, cavalli e flora semi desertica offesa da deficit idrico …Però, con la pignoleria dell’incontentabile l’occhio cade su linee che potevano essere chiuse e rifinite meglio , e su quell’effetto di sgranatura delle chine ( volgarmente lo accosto ai toner delle fotocopiatrici in bianco e nero mentre sporcano i fogli…) appunto impregnando assai alcune vignette, quasi “sbavate” d’inchiostro (imho).
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                    KEN PARKER_ Ranchero!
                    Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Giancarlo Alessandrini.

                    In simpatica e “pressante”compagnia della quattordicenne Pat O’Shea , KP se ne scorrazza dalle parti di Sioux Falls, in un rigoglioso North Dakota che non risparmierà ai due una robusta dose di guai. La ragazzina infatti adocchia una bella fattoria , in cui ripone immediatamente le sue aspettative di stabilità, decidendovi d’investire i suoi risparmi, anche grazie ai buoni uffici di un agente immobiliare salvato da Ken durante un pestaggio. Le doti “innate” di Parker come pugilatore gli arrideranno nella riparazione, di lì a poco, di uno spiacevole ed economicamente sanguinoso equivoco…

                    Un episodio piacevolmente leggero , quasi un western “all’italiana” nelle corde (del ring ;-) ) della commedia , dove gli scambi di battute sono secchi, rapidi e spettacolari come l’azione che ne consegue, non priva di una “morale” che tuttavia non intende regalare una esemplarità poco riscontrabile nell’imperfezione dei comportamenti umani; sullo sfondo del nascente movimento sportivo della Boxe, già peraltro contaminato dal “verme” delle scommesse e del lucro. E la premura dei soldi _in determinate circostanze_ può investire anche la “spartana” vita di Lungo fucile; come del resto l’allevamento intensivo del bestiame nei ranch si avvia ad essere un ulteriore tassello “normalizzatore” del far west.

                    In seconda di copertina di nuovo erroneamente attribuiti ad Ivo Milazzo i disegni invece competono ad Alessandrini , che aderisce al canone grafico imposto appunto da Milazzo non tradendosi con le sue linee chiuse ( qui però anche ricche di orditi di tratteggio )e le sue tipiche anatomie imponenti, quindi ironicamente adatto alla versione, sobriamente massiccia, di Ken versione “Rocky Balboa”, mentre all’impertinente Pat credo non si neghi una paffuta somiglianza con “Pippi Calzelunghe”. Considerando anche che la prima edizione del fumetto risale alla lontana estate del ’78, la storia non perde di piacevolezza e mordente (imho).



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                      JULIA n.ro 13 Cyrano
                      SBE: 132pp., b/n. 4,50€.
                      Testi_ Giancarlo Berardi e Michelangelo La Neve / Disegni_ Luigi Siniscalchi.
                      Data di pubblicazione dell’episodio : ottobre 1999. Saperlo ha una sua importanza, dato che tratta di crimini con l’utilizzo di mezzi informatici, nell’evidente intenzione degli autori di essere sul “pezzo” con un soggetto di ampia divulgazione (ma) comunque riferito a prestazioni tecnologiche del ventesimo secolo. Ecco allora famiglie sbalordite dai costi unitari delle bollette telefoniche a consumo ( del collegamento a internet) per consentire “primitive” chat testuali , terminali a (relativamente) ampio raggio di un mondo di “smanettoni” che si riunisce sotto codici e comportamenti carbonari e spesso a rischio di traboccare nell’illegalità : una cattiva fama talvolta meritata, spesso millantata. Una rete di conoscenze ed applicazioni informatiche che possono essere usate anche per adescare ragazzine teneramente ingenue, ammaliarle con una prosa in rima ispirate al ribaldo Cyrano de Bergerac di E. Rostand, farsele “amiche virtuali” fino a proporre in fiducia un incontro fisico, al turpe scopo di (…). L’ambientazione prettamente invernale copre e confonde d’altronde i rilievi materiali dell’indagine , ed in aggiunta al profilo di massima del reo stilato da Julia quasi non resta altro che rovistare nei database dei provider; operazione che, più dei “tecnici” della polizia sembra alla portata degli “hackers” , certo non vicini di norma alle guardie. Anche in questo interviene “energicamente” la mediazione /dissuasione della criminologa, peraltro “beccata” in un insolito scambio amichevole col Tenente Webb,si parva licet componere magnis quanto mai Bogartiano. L’albo è un po’ tutto qui.
                      Dovendo riprodurre molti ritratti giovani Siniscalchi si trattiene (un po’ eh…) da inondarli di segni e segnetti , dando corpo ai chiaroscuri con tocchi di pennello grassi e perentori, anche per formare abbastanza sommariamente gli sfondi e la competente illuminazione contrastata. Vivace e puntuale la carica espressiva infusa nei personaggi (imho).

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                        MAGICO VENTO_ Il Ritorno 4. OK Corral
                        SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                        Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Darko Perovic.

                        Quarto e conclusivo segmento della mini-serie, in cui il creatore/sceneggiatore interferisce nel dato storico di un (Far) West ormai avviato ad una irreversibile trasmutazione nella modernità, portando a Tombstone (…cittadina peraltro pienamente inserita nel processo di elevazione del tenore di vita di cui sopra…)l’ivi nato Mingus , e di conseguenza Magico Vento e Poe ,suoi giurati guastatori ; mentre i tre fratelli Earp e l’inseparabile Doc Holliday tenevano bordone alla Legge in un’ottica utilitaristica di clan familiare, sempre pronti a svicolare su occasioni redditizie ( tipo sostituire lo sceriffo di Tombstone ;-) ). Dapprima d’altronde Mingus li aveva fagocitati a combattere, palesando il suo disegno criminale sbarazzandosi del suo laido “socio” in seno all’Agenzia (federale) per gli affari indiani , trasformata in un covo di corruzione e destabilizzazione contro i nativi, magari già di per se visceralmente rivali. L’humus della speranza non resta poi che di affidarlo alle giovani generazioni. Ed in senso procreativo (?) Magico Vento si riavvicina parecchio a Lozen ; e perfino Willy “Poe” Richards pare avviato ad un ruolo familiare…

                        Gli arzigogoli della trama , in cui l’elemento della ricerca sciamanica di Ned, a parer mio, hanno il sapore di “effetti speciali” posticci e furbescamente intercalati per sveltire alcuni snodi narrativi ( e rimane comunque l’impressione di un finale che un po’ “taglia corto”)di una storia che _come spesso in Manfredi_ si lascia raccontare col linguaggio visivo del fumetto senza prescindere dal (rap)presentare un quadro socio-politico complesso e variegato, con un Ned Ellis /Magico Vento dolente o nolente pontiere “mobile” tra la parte composita dei nativi e quella dei “visi pallidi” da cui bene o male proveniva.
                        Le linee fini e modulate di Perovic offrono un quadro grafico corposo , dando bella presenza scenica ai personaggi ed integrando gli sfondi con una sufficiente tessitura di elementi ricorrenti ( assi di legno…) o peculiari (l’interno dei saloon, le visioni misticheggianti di MV…), ma continua a sembrare poco a suo agio nel ritrarre l’anatomia femminile (:-p). Fine (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          TEX WILLER 8 La Prigioniera
                          SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
                          Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Bruno Brindisi.
                          Giunti di soppiatto e notte tempo al Rancho Sangriento per liberare le ragazze ( vedi episodio precedente) , Tex & friends/amigos si appostano nei punti nevralgici del fortilizio per coprire _a suon di pallottole_ la sortita che tuttavia gli fa’ trovare solo la bionda Julie, che finalmente può sganciarsi verso la salvezza col fidanzato Jim. Invece Tesah era stata già prelevata dai suoi carcerieri per essere ceduta (sic!) ad un Generale messicano che mira al colpo di Stato ed ha sempre bisogno di rimpolpare le sue divisioni di nuove armi, mezzi logistici e uomini da aggregare alla sua causa. Il Tesoro in oro che la squaw custodisce per discendenza familiare ingolosisce il militare, che le usa una feroce violenza estorsiva. Non potendo perdere tempo Tex si reca all’accampamento dei soldati fingendo di volersi arruolare ; e ben presto (…).

                          Pure stavolta Boselli mette in scena un numero risicatissimo di situazioni epiche e di varianti connesse : praticamente la stessa missione ( togliere le donne da grinfie sgradevoli…), giocata prima nei ranghi ristretti di un Rancho e poi nel bel mezzo invece di un accampamento dell’Esercito (sebbene politicamente “irregolare” nella peraltro nebulosa guerra civile messicana in atto…); cerca di trasmettere il senso ansiogeno di una continua urgenza del da farsi , nell’irruenza impavida di un Tex portato al termine degli albi sul crinale di una svolta narrativa spinosa, secondo un flusso virtualmente inesausto di fatti separati ma connessi in una continuità per così dire progressiva in senso analogico. Insomma : pare ti stiano raccontando “sempre” la stessa storia che tuttavia subisce quella vivace impennata degli eventi che “costringe” a passare al numero successivo per sapere come andrà a finire. Per ora il “gioco” regge discretamente bene. Spettacolare la resa grafica del campo base guerrafondaio . Chiamato a tenere in scena un gran numero di personaggi ed elementi di contorno Brindisi intoppa qualche vignetta ma sfrutta i “caratteri” a disposizione per infondere una febbrile espressività ai suoi puntuali ritratti (imho).

                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            TEX WILLER 9 Sierra madre
                            SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
                            Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Bruno Brindisi.
                            O del talento di Mr. Willer di cavarsi dai brutti impicci. Disarmato delle sue pistole ma non certo dell’astuzia Tex tiene in piedi per sé , Tesah ed i due ex soldati Pedro e Miguel la speranza di sopravvivere vellicando l’ambizione deol Gen. Ortega di accaparrarsi il “Tesoro dei Pawnee”, loro tramite come guide.
                            Costantemente diffidente il militare costringe Tex a giocarsi le sue (poche) carte in bilico tra le lusinghe di farli arrivare alla ricchezza , ma rischiando di non protrarre il bluff. Urge pescare dal mazzo un jolly ( ;-) ) .
                            Boselli risolve l’arco narrativo con una fitta corrispondenza di battute in cui tutti rintuzzano le altrui provocazioni od aperture di credito; in un “gioco” che per reggere _ossia per appassionare il lettore_ non deve essere troppo sbilanciato di “credulità” dei cattivi , peraltro tra essi divisi in soldati e nei perfino più ignobili comancheros. Sempre stoico ed “in controllo” Tex , che sfrutta al massimo , rischiandosela, ogni risorsa praticamente fino all’ultima pagina in una qualche condizione minorata.Meritato lieto fine con congedo dei due amigos del Mexico.
                            Tipicamente Brindisi deve gestire vignette ingombre di personaggi, registrando le emozioni che si “stampano” sui loro volti , e lavorando su ogni genere di postura per non congelarli in pose rigide . Impegno anche nel variare gli sfondi ambientali , peraltro costituiti da soli strati di nude rocce e qualche magro cespuglio vegetativo . Col dieci si riparte da Saint Louis! (imho).
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                              MISTER NO _ Le Nuove avventure 4. La Montagna proibita
                              SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                              Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Marco Foderà e Roberto Diso ( pagg. 52_57).
                              Raggiunto Jerry Drake nella foresta ( è accaduto nell’episodio precedente…), Esse Esse lo ragguaglia di ciò che sa, ossia di cosa ha scoperto da quando,a Manaus, pedinò un membro della spedizione affidata alla guida dell’amico nelle sue equivoche frequentazioni di sinistri mercenari, sostituendosi ad uno di loro. Il tempo per annodare, almeno parzialmente, i fili della vicenda viene d’altronde bruscamente interrotto dagli stessi contractors, davvero privi di scrupoli nel levare di torno gli Indios entro il vastissimo perimetro che i loro committenti si sono unilateralmente annessi per segreti scopi , costringendo gli indigeni e la “nostra”coppia di avventurieri ad una ritirata strategica. Il patto di solidarietà che tuttavia sembra finalmente rinsaldato tra loro si concretizza nel mutuo aiuto che Esse Esse e Mister No vogliono dare alla riuscita di un piano per liberare dei figli e figlie dell’Amazzonia dalla brutale sottomissione schiavistica di cui i mercenari sono zelanti cani da guardia.

                              Lo schema narrativo (anche) di questo numero è classicamente adattabile ai più vasti contesti , dall’ecologismo sudamericano (qui) come a “Guerre Stellari”, secondo stereotipi che Mignacco padroneggia con una fluidità espositiva che tuttavia sfocia nel verboso (il cambio di disegnatore nel corpo centrale dell’albo sta a ricordarci , d’altronde, che la vicenda è rammentata da Mister No in favore del padre, ed amabilmente rievocata in posizione statica e rilassata…), dovendo “incastrare” gli avvenimenti in un quadro di sotterfugi e contrattempi _talvolta sfavorevoli_ utili, nella trama, a far lievitare la premura dell’agire ed una tensione ansiogena che sconta qualche eccesso ( i due “buoni” presi sistematicamente a mitragliate ne escono del tutto incolumi…)e prepara ulteriori “trappole” ( vedi il titolo , destinato ad influenzare le prestazioni degli Indios…): siamo d’altronde “solo” al giro di boa della mini-serie e perciò lo sceneggiatore tiene coperti ed in separata sede diversi interrogativi inerenti i protagonisti della storia, invero pure quelli che non sono ( non saranno?)rivelati, insieme al mistero di fondo dell’avvelenamento forestale.
                              Alla visione delle tavole di nuovo sopraggiunge la sensazione di un lavoro che si sarebbe ben prestato al colore, che tenta di misurarsi con l’affollamento dell’ambientazione per così dire in flora e fauna (umana) lavorando (bene) sui tagli prospettici e l’obliquità dell’illuminazione insinuata nel fogliame a terra come in cima ad alti alberi. Sembra di notare qualche passaggio venialmente più frettoloso ; ma il risultato portato a casa è complessivamente buono. Diso, per me, ha un che di horror ( vedi il cranio di Drake sr.) nell’impostare figure che se la ghignano dei pericoli scampati . Continua (imho).
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                                TEX WILLER 10 Pinkerton Lady
                                SBE. 66pp.,b/n. 3,20€.
                                Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Roberto De Angelis.
                                Prendendo tregua dalla “giustizia” che ancora ne richiede il capestro Tex Willer ritempra forze e finanze tra i battelli fluviali , che solcano il Missouri presso Saint Louis, “intrattenendo” i passeggeri con licenziose attività ludiche altrimenti , a terra, meno tollerate. Tuttavia l’abilità di Tex di spennare giocatori di poker subisce una battuta d’arresto per le indagini susseguenti casi di “borseggio” denunciati dagli spettatori di un teatro galleggiante dello show di magia esibito dagli intriganti fratelli Lily e Steve “Mefisto” Dickart, in cerca di lucrose occasioni…
                                Levate le tende per non incrociare gli inquirenti Tex ha la fortuita ventura di trovare nel suo destino una Lady , mandata da Pinkerton ( la primaria agenzia investigativa) su quelle sponde per una attività di security di un candidato al congresso , tale Abramo Lincoln. La scaltra Agente Kate Warne è però già stata puntata da loschi individui che sembrano conoscere i suoi piani e , contrastandola energicamente, dimostrano di voler attentare l’incolumità del politico. Nella necessità anche di scoprire chi è infedele alla Pinkerton , sul campo (Saint Louis…) Warne ha bisogno di immediati rinforzi, tanto più che _senza saperlo_ anche i due Dickart si sono uniti alla cospirazione…

                                Primo segmento di un ciclo narrativo promettente, che svezza alcuni comprimari ricorrenti nella mitopoietica del Tex, schiaffandoli in un intreccio multi-genere _western naturalmente, con richiami alla spy-story e forse al thriller dalle venature politiche_ che è iniziato subito scompaginando ruoli ed aspettative.
                                Nitidissime ed immagino ben documentate le “cartoline”che De Angelis fissa del 1858, spaziando dall’opulenza barocca di bei posti in centro ed eleganti mezzi di trasporto , fino a scivolare negli slums più fetidi,della plebaglia pezzente ed arrangiata, iniziando dai negri (cit.). Ugualmente radioso nei ritratti , senza mai sottrarsi a pose che esigono un inquadramento tridimensionale solido, pure considerando che la scrittura di Boselli tende ad inchiodare i personaggi a fluenti dialoghi ;-) ( imho).
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