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    THE WALKING DEAD Volume 31 Corrotti nel profondo
    Saldapress. 144pp., b/n e toni di grigio. 13,90€.
    Testi_ Robert Kirkman / Disegni_ Charlie Adlard (matite) e Stefano Gaudiano (chine).

    Inizia il processo di assimilazione delle comunità di Hilltop, Alexandria , Il Regno e di ciò che è rimasto “post-Negan” del gruppo autonomo degli ex Salvatori _ ognuno passato in rassegna dalla visita di Rick Grimes, complessivamente compiaciuto dei “miglioramenti” trovati il loco_ al Commonwealth, il cui Governatore Pamela Milton accompagna diplomaticamente Rick , forte comunque della grandezza e prosperità della sua organizzazione sociale ( proto-capitalista e classista…). I metodi incrociati della gestione del pericolo Zombie, ovvero l’avanzata messa in sicurezza della vasta area insediata e le innegabili agiatezze raggiunte dalle personalità di spicco del Commonwealth favoriscono una fraternizzazione che diviene effervescente con la nascita ed il consolidamento di numerose relazioni amorose; di pari passo con l’instancabile ed ingegneristica “voglia di fare” di chi può sognare (ora) concretamente balzi “tecnici” di una neo-civilizzazione ( riavviare ad esempio una tratta ferroviaria!) i cui frutti sono distribuiti secondo i criteri un utilitarismo inesorabilmente verticistico. Che (però) non è la “visione” di Rick , a cui del resto si era “convertita” il grosso della gente sotto Negan ( vedi Dwight…) almeno dopo la “Guerra” (sic!). D’altro canto Michonne si è splendidamente “stabilizzata” nel Com. , posando la katana (…diciamo quasi del tutto) e resettandosi al suo “vecchio lavoro” di apprezzata avvocato penalista… Tuttavia basta nel frattempo un episodio pubblico “minore” per esacerbare l’insofferenza montante di molti cittadini dei ceti medio-bassi , che da tempo “percepiscono” l’onnipresente schiera delle milizie non (più) come un servizio essenziale di protezione dagli zombie ma come uno “stato di polizia” di ruffiani armati (… e portati alla violenza contro la gente) posti a garanzia dell’intoccabilità della parte abbiente e potente della popolazione. Una sperequazione che sembra riaprire ferite intollerabili ed incancellabili del passato di Dwight, trattenuto a fatica da Rick _ che non ne disconosce del tutto le ragioni_ , mentre Michonne tenta ulteriormente , per “quieto vivere”, di fermare l’ebollizione di una rivolta (!) senz’altro dolorosa e destinata ad investire in pieno anche il ruolo della Milton.
    Siamo ad un solo TP (il volume trentadue ) dalla fine (definitiva!) della saga e lo si nota da una certa concitazione drammatica nel far precipitare gli eventi , consumato l’acclimatamento di Rick e i suoi alla nuova preponderante realtà, che è dunque l’ultimo scoglio della provocazione politica di Kirkman alla ricerca di un assetto sociale ideale e duraturo seguente la deprivazione radicale di ciò che era stato prima, in conseguenza di una ecatombe “zombesca” in cui in fondo nessuno è più autorizzato di altri a recriminare il passato perduto… Ma a questa crisi Kirkman fa’ assumere una prospettiva inedita , nelle premesse e nelle proporzioni : sono i “nostri” , i personaggi storici della serie, che cospirano per rovesciare una governance di persone peraltro equilibrate e rispettabili , mosse da una visione del mondo che ha sì alimentato delle storture e dei disallineamenti castali ma per converso sta producendo valore, ordine e prospettive omnidirezionali di sviluppo ulteriore. Il logorio di una guerra di nervi che nel drammatico finale precipita in un oltre dai confini sinistri al suo divenire verso…La fine !?

    La franchezza del confronto /scontro dei vari personaggi in lizza ed il loro contorcersi (chi più , chi meno…) in scrupoli etici riformisti o d’ imboccare tangenziali rivoluzionarie cruente applica in gabbia grafica un ‘estesa gamma di formati delle vignette, atte ad ospitare solidi primi piani, che passano dall’esprimere ( con incisività) languore e soddisfazione sottaciuta fino a deflagrare in arrabbiatura feroce e rancorosa , senza il pudore di nascondere le lacrime. Non mancano, giustamente, i totali necessari per inquadrare gli ambienti , quelli inediti del Commonwealth , così come quelli in continua manutenzione degli avamposti finora noti , in una ricerca prospettica vivace e “mossa” dall’attraversamento di vivi e non morti. Soddisfatti della lettura, in attesa di un “degno” gran finale (imho).


    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      JULIA n.ro 254 Il Mistero di Venezia
      SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
      Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Federico Antinori.
      All’imbarco del volo che la porterà dal suo Ettore , in vista di una romantica vacanza a Venezia, Julia fraternizza con una simpatica ed espansiva signora, Cindy Gibson, ugualmente in partenza verso la Laguna addirittura come promessa sposa di un veneto, un bell’uomo finora frequentato esclusivamente in internet (!). Già in aereo si ripromettono di incontrarsi tra le calli e le gondole…Ma , mentre Julia comincia felicemente il suo “tour” col moroso , Cindy si fa’ sentire solo sul cellulare , tradendo modi bruschi ed evasivi. Dando buca ai due fidanzati in un appuntamento serale concordato diviene virtualmente irreperibile, destandone la preoccupazione. E’ perciò deciso : i luoghi da visitare immantinente in città sono dettati dalle tracce lasciate dalla sfuggente presenza di Cindy.

      L’operazione è abbastanza tracciata , con la ricerca di un caso poliziesco esplicito ed attinente alla stretta attualità, dato _per un fatto di coscienza_ da sbrogliare a J., che tuttavia non deve rinunciare del tutto a fare la turista in Italy , anzi battendo scorci di Venezia meno convenzionali e stipati, coadiuvata robustamente da Ettore, fuori giurisdizione ma pur sempre dirigente njell’organico della PP.SS. Spettacolare ma in parte fuorviante la cover : in compagnia dell’amato Julia non si esporrà al pericolo fisico (…come invece tantissime volte a Garden City e dintorni ;-) ) , ma piuttosto vivrà una sorta di transfert onirico , prendendo contatto in un altrove (???) magico ed agreste , dove si farà ammirare persino da Giacomo Casanova ; di cui, peraltro, trasparirà lo spessore umano oltre al leggendario credito di indefesso seduttore. Un insolito diversivo, che lega ed un po’ moralizza la storia , priva di astrusità e quindi anche lineare ed anticipabile , intuendo il genere di reato posto alla sua base. Lecito, a non rovinare l’idillio dei due “colombi di San Marco”.
      Forse bisognerebbe vedere le tavole originali (?), ma non solo da questa prova Antinori tende _ come appare in stampa_ a trattare l’illuminazione come radente e pervasiva, fino quasi a bruciare i contorni ed i secondi piani per sovraesposizione , con perdita di dettaglio e definizione. Per contro tratta i flashback con una marcata compattezza di toni sul grigio , con predilezione per le bordature fini ma tuttavia si dispone anche a “sporcare” la vignetta , per dare a “Venèsia” un aspetto genuinamente vissuto ed antichizzato (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        MAGGY GARRISSON
        Coconino Press / Fandango. 150pp., a colori. 22,00€.
        Testi_ Lewis Trondheim / Disegni e Colori_ Stéphane Oiry.

        Over trenta, di aspetto ordinario, fieramente indipendente ma non single per vocazione,discreta birraiola (nel senso di bevitrice…), ironica e sempre in bolletta sparata Maggy Garrisson si arrabatta per vivere nella London City di questo secolo. Trovato un lavoro come segretaria tuttofare di uno scalcinato ed indolente investigatore privato , la sua prontezza d’iniziativa la porterà ad “intrufolarsi” nei casi ameni ( o talvolta inaspettatamente seri…)in carico al suo Capo, secondo le circostanze facendone anche le veci. L’obiettivo minimo è sbarcare il lunario, non avere un’occupazione troppo deprimente dimostrando alla famiglia di sapersi gestire e chissà, sorridere di nuovo all’amore. Ed in effetti rimedia un po’ tutte queste cose insieme, in un incrocio maldestro e talvolta pericoloso . In campana, Margareth!

        La struttura narrativa, in tre parti interdipendenti ricalca un poco quella delle serie televisive , con una corposa vicenda centrale conduttrice, spalmata a più riprese in tutto il volume e diverse altre “storie” di supporto che nascono e si esauriscono episodicamente, andando a formare la “turbolenta” quotidianità di M. G. , una tipa che difende con le unghie il suo peraltro esiguo spazio vitale nella società ( per dire : è vestita uguale dall’inizio alla fine, come un classico “eroe” da fumetto; ma più che altro non ha pecunia per altri abiti :-p ), complicandoselo anche nella scelta del suo uomo . Assimilabile questo ad un colpo di scena , nella migliore tradizione noir di visitare elementi lineari ed opponibili secondo una riconoscibile logica per poi _senza tradirli_ ri-mescolarli in maniera sorprendente, avendo magari cura di far (re)capitare oggetti e personaggi che ritornano poi “utili” in momenti assai diversi , fino a formare una catena di eventi magari incidentali eppure solutivi! Ci accompagna la presenza di spirito di una Maggie che regala presenza di spirito e un cabotaggio di aspirazioni comune (…pure nel voler chiedere/pretendere qualcos’altro)delle persone “normodotate”; abbastanza “alla mano” per farsi una pinta ed una paglia al Pub senza le paturnie estetico-salutiste di una Bridget Jones o gli scrupoli da finta verginella di una Ginetta Paltrow.
        Molto quadrato il piano grafico , nel senso letterale di vignette quadrate montate in fila , concedendosi una doppia/tripla per dare una visione ambientale più larga. Non particolarmente temerario l’accostamento (scalato) delle tinte , sebbene nettamente separate le parti investite dall’illuminazione artificiale, con effetti suggestivi ( tutte le parti in notturna…) ma talora forse deprimendo le matite ( vedi i personaggi di carnagione scura quasi “affogati” nella penombra delle birrerie…) . Come da cover ben dettagliata l’architettura urbana e sostanzialmente rispettata la proporzionalità anatomica e qualche vezzo da tratto “indie”. Un volume da tenere in considerazione se garba la commedia nera e noir di stampo realistico nelle proporzioni di un vissuto della porta accanto (imho).

        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          JULIA _ I Casi archiviati ( Ristampa) 12 Il Cacciatore
          SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
          Testi_ Giancarlo Berardi e Gino D’Antonio / Disegni_ Laura Zuccheri.
          Questa uscita estingue (definitivamente?) il ciclo delle ristampe di “Julia”. Si tratta ancora di un episodio degli albori della serie , distintivo del binomio approfondimento /azione , secondo una concatenazione conseguente che porta la protagonista ad esporsi al pericolo contingente, dopo aver formulato con successo l’identikit psicologico e motivazionale (deviato) di un pluriomicida ,che preleva prostitute da Garden City, le sevizia sadicamente per poi trasportarle completamente nude, di notte, in un Parco Naturale facendone “prede umane” liberate in loco , concedendo loro di eclissarsi disperatamente; divertendosi (sic!) poi a “stanarle” ed “abbatterle” con un fucile di precisione e visori notturni . Dunque Julia,chiamata a consulenza dal dipartimento poliziesco (GCPD) deve ben mostrare di sapere il fatto suo (perfino “fastidiosi” certi primi piani in cui si leva gli occhiali da sole per sottolineare una intuizioni definitiva…) tenendo testa a Webb sulla scelta di collaborare col “bellimbusto” Leo Baxter dando l’impressione pure di tenere entrambi sulla corda di possibili “sviluppi”sentimentali ed infondendo il suo fascino Audrey Hepburn Style nel corso delle indagini, ancorché la lista dei sospetti si riduce velocemente ( una volta intesa la dinamica _per così dire_ logistica dei casi d’omicidio…)ad un benestante ex colonnello , appassionato di caccia ed in generale di ispirazioni opposte a quelle della criminologa , ma comunque colto ed intelligente ( ha le fattezza di Anthony Hopkins), diventando stimolante al confronto sebbene col tarlo di poter essere profilato come il “Cacciatore” (nomignolo subito affibbiato dai mass media locali al serial killer)ma per qualcuno (Robson…)con l’imbarazzato riguardo di chiamare in causa una personalità di spicco e privilegiata della società. Le modalità con cui Julia e Leo si “imbucano” in tutta la spinosa faccenda , fino al confronto col vero (;-) )assassino calca un precedente che vedremo schematicamente riproposto in diversi altri numeri, che peraltro godranno della minore necessità di squadernare le risorse della protagonista e dunque risulteranno più sobri e contenuti nei testi , qui piuttosto densi.
          Laura Zuccheri si “scatena “ con le metafore _anche oniriche_ animali saggiate dentro un territorio agreste (lei è anche pittrice paesaggista e naturalista…), non perdendo di efficacia nelle parti in interni, specie nella distribuzione delle ombre . Non “sa” essere delicata d’altronde nell’inchiostrazione e questo forse sottolinea la “volgarità” delle vittime “mondane” del carnefice e rischia di posarsi d’altronde sul viso di J. , alla peggio tirato come la Lucrezia (xD ) di Silvia Ziche ma di norma salvato dall’espressività dei tratti facciali . Moderatamente fantasiose le soluzioni architettoniche e d’arredo , con linee poco filanti (vedi in aggiunta gli autoveicoli…)sebbene virtualmente impeccabili nella resa prospettica (imho).
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            TEX WILLER 11 I Cospiratori di Saint Louis
            SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
            Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Roberto De Angelis.

            A Saint Louis. Abilmente travestita da attempata gentildonna un po’ pettegola, Kate Warne prende informazioni e presidia l’albergo dove Abramo Lincoln sta alacremente lavorando alle sue tesi politiche, supportato dal segretario personale, quel Hugh Stanton irretito, in tutti i sensi, dai fratelli Dickart . Loro, separatamente coinvolti nella cospirazione contro l’aspirante senatore anti-schiavista (…e futuro Presidente Americano),da vertici organizzativi alle cui fila sta arrivando Tex Willer, millantando la fama di torturatore ed assassino della Pinkerton Lady (!), oltre che di rude texano fieramente razzista e pronto a tutto per denaro. Ma cercando d’altronde di non insospettire chi l’ha arruolato ,Tex non riesce troppo approfonditamente a carpire il piano eversivo dai sicari, anche perché neppure informato del suo preciso ruolo nella brutta faccenda, e si trova anche preclusa la possibilità di comunicare direttamente con la Warne; che dal canto suo inizia a sospettare dei comportamenti di Stanton, pedinandolo sino a (…).

            Qui Boselli introduce, benevolmente, Lincoln ma frena sulla escalation dell’attentato che monta alle sue spalle, prendendosi pure qualche tavola per illustrare come Tex e Kate si sono messi d’accordo ,e d’altronde l’intero albo può appunto essere letto come un antefatto di una fase topica a venire, in cui Dickart /Mefisto _ già disinvoltamente dotato del “superpotere” di suggestionare ed ipnotizzare immediatamente un po’ chiunque_ avrà un ruolo; sfruttando Lily , sua sorella,emissaria di sventure grazie ad un equivoco che potrebbe costare caro ad un Tex Willer doppiogiochista e baro, sempre sul filo del rasoio , alla stregua di un giallo di Patricia Highsmith . Non siamo, d’altronde in una collana “Weird Tales” , ovvero il destino dei personaggi reali o di fantasia che siano è storicizzato, ma dipende ed avvince il “come” succederà .Come in un giardino ben gestito le situazioni fioriscono dalle medesime zolle di partenza, ossia dalle provvedute capacità di Tex di massimizzare le risorse a disposizione, per quanto fragili rispetto ai pericoli incombenti.
            Citando una battuta di dialogo De Angelis si trova a sporcare l’angelico nitore delle sue figure anatomiche, specie giovanili, ri-facendo la faccia implume ma spigolosamente irregolare del “brutto”Abe Lincoln . Impeccabile piuttosto nel mettere in prospettiva gli elaborati ambienti cittadini , ancora sospesi tra sfarzose eleganze di grandi edifici in muratura e pietre due e sordide baracche di legno della periferia. Continua (imho).
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              JULIA (Ristampa)_ I Casi archiviati 10. Il Paese del grande spirito
              SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
              Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_Giorgio Trevisan , Laura Zuccheri e Claudio Piccoli.

              Albo gemellato , sebbene virtualmente separato da anni di vita dei protagonisti, con “Se le montagne muoiono” per la (com)presenza di George Valadier , il Nativo delle Badlands, che ricompare nella vita di Julia in una fase di “ripensamento” che entrambi stanno attraversando coi rispettivi partner; e rivedersi pare quasi una sfida _specie per Lei_ per mettere alla prova i propri sentimenti, e magari lasciarli sfogare in un ritorno di fiamma (?). Superato il disagio del periodo natalizio imbiancato fino al New Jersey dai rigori invernali (con la neve che non è solo mera cornice e metafora dei geli anche interiori ma un punto d’appoggio di più di uno snodo della trama…)Julia e George si ritrovano anche stavolta per il battagliero attivismo di Valadier in favore della sua gente, e che ora esplicita nel ruolo di giornalista redattore /editore di un Bollettino dove non ha remore a spingersi alla denuncia delle criticità che investono le Badlands,anche nelle sue poche (e magari sporche) attività redditizie. Ed è il caso grave della immotivata scomparsa di due operaie pellerossa _e conseguente intimidazione anonima di tenersi fuori dal mistero_ a convincere George ad avvalersi della sua (più che) amica. E se la Cultura indiana può offrire sprazzi di intensa spiritualità nondimeno gli uomini che la compongono o che ne sono finanche fieramente estranei sono spesso guidati da una mentalità utilitaristica e gretta, al limite dell’anaffettività.
              Episodio in cui Julia lascia l’impronta del suo metodo investigativo ma si concede “licenze” operative rischiose ed abbastanza scapestrate , dettate dalla circostanze quanto del suo stesso stato psicologico. Ne viene fuori una storia ben condotta e segmentata da parti deduttive ed altre di ruvida azione, puntando (e sfoltendo…) sospettati con vari gradi di ambiguità, ma verso un finale che vuole essere limpido , in ossequio alla semplicità dignitosa della biografia delle lavoratrici.
              Due innesti alla parte grafica (Zuccheri e Piccoli) tentano di tenere la carreggiata dello stile del decano Trevisan , che di suo già indulge al pittorico “piuttosto” che al fumettistico con un intessuto di tratteggi che, per carità, trovano la loro strutturazione formale ma certo non passano inosservati. Si nota quando la mano cambia ma non viene meno l’efficacia compositiva, al limite una lieve sensazione di alleggerimento del segno (imho).
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                DARWIN 5 Siamo fantasmi
                SBE. 66pp., b/n. 3,90€. Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto, Renato Riccio e Matteo Santaniello.

                Spiace essere ripetitivi, ma anche ‘sto numero cincischia svelando cose poco risolutive, schiodando qualche altro personaggio (comunque) in procinto di lasciare Parigi e tornando al passato remoto con un paio di figuri già visti e variamente impicciati perfino con la morte in croce del Cristo ( ! ), mentre dei “Demoni” si sono issati nello spazio per sbriciolare il satellite (!! ) e risputarcelo in terra nella forma devastante (pioggia di meteore infuocate…) che sappiamo (!!!). Stando al “superpotere” di Didier ( su cui parte un inciso a ribadire la sua domestica gaiezza e più o meno serena condivisione della facoltà di percepire i defunti in forma di fantasmi) conosciamo pure in anticipo (;-) ) la sorte di Arachne, mentre il solito Kinja si dà alle predizioni ermetiche ( leggi sfiga certa in arrivo…); con Cheiko e Sally ( quest’ultima sempre insieme a Lizard) hanno fitte al costato sincronizzate , prodromiche di (che???) . Bugarach sembra lontana, quanto capire il senso di questa diluita accozzaglia di fatterelli e visioni misticheggianti che, arrivati al “dunque” si spera non partorirà il proverbiale “topolino” di spiegazione globale filosofico-galattica nondimeno attesa stante le pre-pre-pre-premesse date. Insomma ci vorrebbe un gran finale, salvifico di una mini-serie che impressiona giusto e solo per la cura grafica di rendere ambienti parigini e limitrofi ( oltre che quant’altro evocati spazio-temporalmente…)opportunamente “guasti” dopo la grandinata di meteore; mentre la natura erratica del racconto consente ( e diciamocelo : abusa…) di connettere delle ventate quasi steampunk di nuovi estrosi personaggi . Continua (imho).

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                  LE AVVENTURE DI SUPERMAN n.01
                  Planeta DeAgostini. 104pp., a colori. 1,95€.
                  Testi e Disegni (matite)_ John Byrne / Dick Giordano (chine ) / Colori_ Tom Ziuko.
                  Un albo a prezzo calmierato che raccoglie le prime quattro parti della mini-serie “S_ The Man of steel”, lasciando le due rimanenti ed ulteriori due episodi ad essa collegata al fascicolo n.02, qui direttamente imbustato insieme al primo ( edizione acquistata su Amazon.it ;-) ) . Attribuita senza meno la paternità del personaggio ai suoi storici autori Jerry Siegel e Joe Shuster, lo sceneggiatore e disegnatore ne riscrive la biografia saliente , senza tralasciarne le stesse origini ma “ammodernando” gli aspetti tecnologici della storia ( dato che si parla diffusamente di giornalismo questo dato pare piuttosto scivoloso nella tenuta dell’operaxzione : il medium è il messaggio), e lasciando una nota patriottica antisovietica ancora congrua in un fumetto databile al 1986…
                  Esaurito senza tergiversare il necessario prologo sull’ipertecnologico ma ahimè morente Pianeta Krypton da cui il neonato futuro S. viene fiondato affatto a caso in Kansas e raccolto alle amorevoli cure dei bravi coniugi americani Kent, ritroviamo il giovine Clark fare sfracelli sul campo da football di Clerville ed invero quasi costretto ad allontanarsene per non dare troppo nell’occhio; peraltro _da bravo ragazzo_ già persuaso dalla guida genitoriale (gli adottivi terrestri Pà e Ma Kent) a non approfittarsi delle sue super-qualità per darsi all’arricchimento personale ma per mettersi al servizio dei bravi cittadini della sua base operativa (cit.) di Metropolis; un po’il contrario del riccone Lex Luthor , che ha mani in pasta ovunque ( forse sa-prà qualcosa perfino sulle origine dell’Uomo d’Acciaio…) e pure lo scellerato pallino di “comprarsi” lo stesso integro ed indomito S. Nel mentre il nostro (Super)eroe conosce la tosta cronista Lois Lane, si fa a sua volta assumere come redattore al “Daily Planet” e costumato con mantello nella sua versione pubblica “tiene d’occhio” il “collega” Batman di Gotham City,

                  Ipotizzando un confronto con la popolare versione cinematografica di Richard Donner (regia)la controparte a fumetti _in questo caso_ troviamo un Clark Kent meno zerbino di Lois Lane , più parac**o nella professione e scaltro nel proteggere la sua “copertura” ma pure più “maestrino” nel mettere in riga i cattivi , super-ando in giustizialismo perfino l’Uomo Pipistrello ;-). Se ne compiace una scrittura non scevra da ridondanze ; mentre la parte grafica appare datata nella colorazione , a tinte piattamente quasi del tutto uniformi e sature fino talvolta a mangiarsi l’inchiostrazione di disegni che scontano l’intrinseca burinaggine dei look anni ’80 con l’esasperazione delle figure e delle mosse atletiche _senza forse grossi picchi virtuosistici_ , tentando di levare quando possibile la stoica ed impettita regalità del Super-potenziato, per farne uscire gradienti di “umana” emozione. Continua (imho).


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                    DAVID MURPHY 911 Make America Great Again #01 ( di 6 )
                    Panini Comics. 24pp., a colori. 3,00€.
                    Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Pierluigi Minotti / Colori_ Mattia Iacono.
                    Sequel in sei mensilità previste di https://it.wikipedia.org/wiki/David_Murphy_-_911, che usci in formato bonellide e in b/n. Qui lo smilzo spillatino guadagna una mano di colore ( in poche tinte unite e pedalare…)su disegni belli grezzoni da battaglia (Pietro B. ), un po’ a là Paul Azaceta e un po’ al minimo sindacale, per una storia _ non esageriamo : per una introduzione , come da canone dei film di Bruce Willis il protagonista parte a basso regime, almeno fino a quando suo malgrado non viene investito di o da qualche inghippo catastrofico in fieri_ che si limita ad annunciare un DM che non vede da tempo il suo Paese ( ed un barbiere…). Pizzicato dalla pula a scavallare il confine venendo dal Mexico, fa’ giusto in tempo al fresco a farsi letteralmente riconoscere che un “oscuro Presagio” lo spurga all’esterno dalla cedevole contenzione, mettendolo in carreggiata, ossia sulla strada, a calamitare entranti casini. Continua (…e vorrei anche vedere!) sulla falsa riga di una bullizzata “Tamarreide”segnata dalla guida spirituale dell’ultimo boyscout intrappolato nel cristallo duro a morire tuttofare in due ore, fagocitato dalla grana grossa della scrittura del Rrobe(imho).
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                      DAVID MURPHY 911 #02
                      Panini Comics. 24pp., a colori. 3,00€.
                      Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Pierluigi Minotti / Colori_ Mattia Iacono.
                      Attaccando bottone con un ragazzo alla fermata del bus, David gli strologa la discendenza familiare a cui legarono la “maledizione” che ai giorni nostri tocca a lui : essere “l’uomo giusto nel posto sbagliato”. Per le statistiche un concentrato di iella ap-portata con incredibile c**o del cavarsela sempre, e per l’ex pompiere una occasione per dare una mano al prossimo; quasi una questione di Karma compensativo delle sue scellerate origini (?). E niente…Pure il giovanotto che lo stava più o meno ad ascoltare tira ai guai : una contromanifestazione per arginare “muscolarmente” l’adunata pubblica autorizzata di un movimento neo-nazi. Con qualche riserva etica DM finirà a dare man forte ai primi, per una “buona azione” che non passa inosservata a chi di dovere (…).
                      Salvo il cliffhanger finale , un episodio che pare letteralmente sedersi per ritagliare un break , riempito da una vivace dialettica esplicitamente improntata ad interrogare l’attualità, per stressare quelle pezze giustificative che in “Democrazia” ci fanno ( o farebbero…) ripudiare la violenza ed il sopruso anche “solo” verbale; uscendosene che , insomma, a mali estremi, quando ce vo’, ce vo’ ! Recchioni versione Centro Sociale, col suo David (meglio del ) 911 nell’America “Trumpizzata” in richiamo anche nel sottotitolo di testata “Make America Great Again”. Pur non mancando di immediatezza espressiva il segno grafico e la relativa colata cromatica risentono la gravezza del segno di Minotti, quasi sfaldato nella sua schematicità; appiattente anche negli sfondi (imho).
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                        DAVID MURPHY 911_ #03
                        Panini Comics. 24pp., a colori. 3,00€.
                        Testi_ Roberto Recchioni e Dario Sicchio / Disegni_ Pierluigi Minotti / Colori_ Mattia Iacono.

                        Dopo il “bordello” scatenato contro i neo-nazi (vedi DM 911 #02) , via autostop il biondo passa guai capita nell’amena cittadina di Colfax, nota per le squisite noci varietà Pecan e forse meno per un presidio militare dove si assemblano Sceriffi Robotizzati (!) , con caricato un algoritmo ricavato dalla combinazione del “rigore morale” (!!) di un Prete, di un Funzionario amministrativo e di un Generale di comprovata fede ultraconservatrice destrorsa (!!!). Lavorando con una sistematicità mirata quanto ottusa i “Marshal di latta” finiranno _tanto per (non) cambiare_ negli stinchi di David , moltiplicando gli scazzi che già gli pendono dietro…

                        Numero nettamente più “denso” e brillante dei precedenti ( merito dello sceneggiatore aggiunto?), narrativamente proposto in forma di deposizione concessa alla polizia da svariati testimoni , in una ricostruzione (parziale e soggettiva) delle “prodezze” di DM, ossia a quanto gli è attribuito dai loro punti di vista, corroborati nella conseguentemente illustrata forma visuale. Lo spazio d’interpretazione dei “confessati” offre taglienti dialoghi e gustose parodie del “sentire comune” in ottemperanza a linee guida culturali preminenti che si potrebbero irrigidire in modo asfissiante ( in linea generale più di qualcuno le sintetizzerebbe come “politicamente corrette” ;-) ), con cura ironica a sfottere le espressioni comportamentali della sedicente “America profonda”, tra Casalinghe disperate , Ragazzotti obesi e un po’ ciula e il resistibile mai sopito KKK . Finale un po’ a là “War Games_Giochi di guerra”, buono per lanciare /lasciare “Il Fuggitivo” al prossimo scoppiettante round, qui ma altrove.
                        Problema mio ma a sembrarmi “flaccidi” (cit.) sono di nuovo i disegni e relativi colori , che quasi inseguono un’essenzialità spartana e pre-scolastica da “Peppa Pig”, trasposta sullo scenario “True Detective” di “Die Hard”. Continua (imho) .
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          DAVID MURPHY 911 #04
                          Panini Comics. 24pp., a colori. 3,00€.
                          Testi_ Roberto Recchioni e Dario Sicchio / Disegni_ Pierluigi Minotti / Colori_ Mattia Iacono.

                          Cogitabondo a scrivere su fogli a righe in un Diner _ come tanti, vicino al confine con l’ Oklahoma , e corredato da una cameriera particolarmente affabile_ David Murphy cronometra il tempo che lo separa dall’insorgere della prossima “inevitabile” catastrofe, in cerca di una qualche costante nascosta ma dunque prevedibile. Però non siamo dentro “Lost”, pure se la rogna comunque poi arriva , costringendolo all’azione suo malgrado. E’ il succo, d’altronde della “maledizione” che ha ereditato come un Murphy; il calice amaro che ,addossandoselo da ormai dieci anni , tiene lontano dalla sua famiglia : la moglie ( ex di fatto, c’ha pure un moroso, giustamente…) e Hope la figlia ( …nella prima serie era letteralmente un personaggio in embrione…) che, se può , veglia da non tanto lontano .

                          Tolto l’ultimo vignettone , che profila nell’immediato zuccherini per diabetici da confronto senza via di scampo con una delegazione assai nutrita di suoi nemici (!), un episodio _ come lo era in parte il secondo_ in cui DM rimugina sul suo passato, i suoi affetti e quello che gli era successo prima di trovare il confine USA, dal Messico, murato ( l’incipit notturno del primo numero…), cercando di non spezzare la corrispondenza con la figliuola pre-adolescente. Buoni consigli e cattivi esempi elargiti da una sceneggiatura ancora brillante, che quasi “fatica” a rimanere nelle pagine a disposizione, scandendo /accelerando il ritmo della fruizione in lettura variando e scomponendo vivacemente la composizione della gabbia. Ne trae giovamento sia la colorazione (…adeguandosi ai vari piani d’ambientazione e temporali , che richiedono una propria specifica riconoscibilità), sia il pacchetto matite & chine, anch’esso portato a definirsi con una maggiore e strutturata accuratezza. Diciamo dunque un quarto segmento che palesa quel suo lato vagabondo da “Il Fuggitivo” seriale, unendovi una (e)mozione di sentimento (imho).




                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            DARWIN 6 Alla fine del giorno
                            SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
                            Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto , Renato Riccio e
                            Matteo Santaniello.

                            Esiste pure un “Darwin” numero sette, dunque avanti a piccoli passi come al solito; con contorno di flashback superflui ( notiziona : Darwin era il moroso di Arachne prima di conoscere _e bombarsi al volo_ Chieko…)e criptici ( i Nazisti, nel ’40, occupano la Francia e vanno a ravanare tra i misteri misteriosi del mont Bugarach. A proposito , nella sesta “tappa” di avvicinamento Chieko e Didier sono nel pallone ( nel senso di mongolfiera) ma siccome il Paese (il Mondo?)svacca di trogloditi che sparano di default rischiano di cadere; come del resto Sally e Lizard procedendo sulla rete fluviale “accidentata” dopo un fortunato incontro. Kent Darwin , Ryan e Kinja: puff! Spariti d’un colpo (?)i mocciosi che li “ospitavano”guadagnano l’uscita giusto in tempo per il Sensei di sputare l’anima : poté il cancro e/o quelle brutte bestie che vediamo apparire in cielo e terra come impresse sul negativo di pellicola fotografica e che ce l’hanno con lui e con lo sciamano dei numeri passati. Si procede insomma per inerzia, ché si sono “travestiti” tutti da giudici gendarmi Chuck Norris mangiarane dal grilletto facilissimo (Sic, boh, e meh), andando avanti se non altro per portarsi fuori tiro…
                            Carichi con lo splatter, i disegni respirano di doppie spaginate per uno studio schermistico virtuoso e ginnico , oltre a precisare la riconoscibilità di ancora altri personaggi che si aggiungono letteralmente cammin facendo, con linee così aguzze che sugli asiatici poco poco l’ imparentiamo a “Avatar” (xD ). Continua (imho).

                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              HIT-GIRL A HOLLYWOOD
                              Panini Comics .112 pp. Cartonato a colori. 16,00€.
                              Testi_ Kevin Smith / Disegni _ Pernille Orum / Colori_ Sunny Gho.

                              Nella biblioteca di una scuola superiore americana , gli studenti iniziano una qualunque mattinata di lezioni; ma(in) due che sembrano dei coetanei abbassano il passamontagna in viso ed alzano armi automatiche per iniziare una strage. Irrompe allora Hit-Girl avventandosi su di loro e spacciandoli con fragorosa foga; nel mentre adocchia un libro , che altro non è che un instant book sulle gesta di Hit-Girl, lanciato come base di un progetto cinematografico su di Lei…Perciò, nei panni borghesi di Mindy McCready, la supereroina formato puberale (!) si reca a Hollywood per sincerarsi di come si sta trasponendo la sua vita in fiction, con le licenze “artistiche” e le suggestioni (iper)realistiche sapute infondere da cast e crew di squinternati cinematografari . Avere (e dare) giustizia impegnerà Mindy / Hit-Girl in situazioni impreviste ed incontri/scontri affatto convenzionali.
                              Nell’Universo di “Kick-Ass”, Hit-Girl è sempre stata una presenza “ingombrante”, tanto da recidere consensualmente il legame con Dave Lizewski (…per andare a “far danni”giustizialisti in giro per il mondo), lasciando al ragazzo lo spazio opportuno per “regolarizzarsi” come poliziotto e fidanzato. Qui ritorna negli Usa sponda ovest, grazie alla sceneggiatura dell’insider Kevin Smith, ben noto come scrittore di dialoghi sboccati e fluviali , ed infatti per le prime ventidue tavole… Non si proferisce parola (xD ), per poi decollare in un bailamme di situazioni tiratissime e satireggianti “il mondo del cinema” , rigorosamente descritto con intuibili citazioni e fratto tra un aspetto (al) pubblico super formale e friendly ruffiano ed un “lato nascosto” di pervertiti e psicotici bramosi di successo e dei vantaggi derivanti : praticamente i distinti colleghi del cineasta Smith.
                              Lo stile di disegno young adult, un po’ a là “Runaways” e la stessa colorazione tenue,cerosa e gelatinosa probabilmente e volutamente smorzano l’impatto delle mutilazioni barra uccisioni che prendono a fioccare nell’ultima parte, cercando l’effetto splatter ma in una esagerazione surreale da cartoon : diciamo un fumetto per un pubblico maturo senza morbosità ( la stessa H-G ha spesso un’espressione “coreografata” sorridente, quasi una ginnasta o pattinatrice alle prese con esercizi fisici durissimi che “deve” comunque trasmettere una sensazione di aggraziata serenità…), con i suoi articolati colpi di scena ed un “tipico” finale incasinato da tutti gli attori _anche in senso lato_ della vicenda ammassati nello scontro. D’altronde Smith ha cura di chiamare in causa alcuni personaggi traslati od evocati ( vedi il papà “nrl film” di Mindy, che “rivive”l’agonia del genitore per via del set…) da “Kick-Ass”, la cui mini-serie dedicata “Hit-Girl” rimane forse insuperata ma che questo volume accessorio lascia in parte ritrovare comunque piacevolmente (imho).
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                                MISTER NO Le Nuove avventure 5_ La Città senza memoria
                                SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                                Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Stefano Di Vitto e (pagg. 56_61) Roberto Diso.

                                La pista di decollo per aerei leggeri ,nella disponibilità dei mercenari ,scorta in piena Selva da Esse Esse e Mister No consente ai due di tornare a Manaus e far sapere agli amici stretti di essersela cavata, a dispetto delle voci infauste già circolate. Ma in città trovano la brutta sorpresa che il loro amico indio Jesus è stato incarcerato per omicidio, mentre i componenti della spedizione di cui lui e Jerome “Jerry” Drake (Mr. No)erano scorta e guida sono perlopiù tornati alle loro occupazioni ; ma Jean Reid è rimasta nei paraggi. Ritrovarla, oltre che un piacere è per Jerry ed Esse Esse un primo passo fondamentale per indagare sulla sorte del loro compagno d’avventure indigeno in gattabuia. Gli è facile credere nell’estraneità del ragazzo al delitto, ma appare ostico trovare testimoni ( e del resto anche nella foresta amazzonica tutti i mercenari sono diventati cibo per vermie dunque rimangono del tutto oscure le generalità dei mandanti a monte degli avvelenamenti (radioattivi!) nel polmone amazzonico ): non resta che ripartire dalla “vittima”, un figuro che rimanda alla “mafia” dei gangster e dei loro appartati ma potentissimi Boss, con mani in pasta nelle “faccende”e vertici di una trattativa non schizzinosa sulle alleanze.
                                Episodio piacevole e di scorrevole letttura, sebbene molto gravato di parti statiche e dialoghi, necessari per mettere in prospettiva ciò che non si era visto esplicitamente durante le trasferte verso i villaggi indios, ovvero ed appunto cosa ne era stata della spedizione e come mai non erano scattati i soccorsi inerenti. Dato poi che Mr. No intende gestire il vantaggio dell’essere classificato “ufficialmente morto”, idem il sodale crucco, è quasi come se la storia si rilanciasse daccapo con scenari e personaggi parzialmente rinnovati .
                                Validi i disegni, dettagliati e corposi , eleganti nel modellare luci ed ombre e nell’offrire solidità e coerenza anatomica a figure _ come esige “l’avventura”_ guizzanti nelle sparatorie quanto pregnanti semplicemente sedute ad un tavolo od a un letto. L’impressione finale è che il “caso Jesus” sarà l’ultima digressione in pedice alla conclusione della mini-serie ;- ) (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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