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    VOLT_ Che Vita di Mecha 1. Un giorno da Rex
    Saldapress. 64pp., b/n e toni di grigio. 3,30€.
    Testi e Disegni_ Stefano “ The Sparker” Conte.
    A far data 31/01/2019, sulla distanza temporale del bimestre, la prima delle sei uscite che doppieranno numericamente gli albi già pubblicati e qui raccolti per gli archivisti sotto la dicitura “seconda stagione”. Invariata sia la formula editoriale che , al momento , quella narrativa : una storia lunga integrata da ironiche schede redazionali e da due strisce a fumetti : quella, ormai consueta dedicata ai più bizzarri clienti delle fumetterie; ed uno nuovo con protagonista un lottatore di wrestling messicano talmente accidioso da vincere gli avversari per sfinimento dei medesimi. Simpatico.
    Il corpo principale delle vicissitudini del robot aspirante disegnatore professionista che per ora si contenta di conservare il posto lavorativo in un negozio di fumetti , si sviluppa in continuità con la “prima serie”; e si nota che i contorni _ancorché vaghi, sempre in riferimento a ciò che ci è dato sapere fino ad adesso_ generali ed “orizzontali” della trama rimandano ad un “complottiamo”in fieri ad esempio presente nelle dinamiche di personaggi quali Dylan Dog vs. John Ghost, ed in “Volt” triangolate tra la madre del protagonista, il titolare del locale commerciale ed ulteriori convitati in ombra (!), mentre sembrano disporre del destino di V., che si racconta dal futuro _e dunque vecchiotto ed acciaccato_ ai tre incuriositi nipotini And, Or e Not. L’episodio sfrutta tuttavia solo come cornice contenitiva la quotidianità della Fumetteria , per ascrivere piuttosto una parabola morale _appoggiata sulla figura dell’invadente cliente/drago Tiberius Rex_ sul rapporto educativo e sentimentalmente viscerale , per estremi giustapposti, che unisce le mamme ad i loro figliuoli, ora troppo permissivo od al contrario intransigente? Ovvero bisogna prepararli alla vita in società liberi da costrizioni della loro personalità, oppure instradati da precisi paletti che ne regolano l’agibilità comportamentale? Dilemmi di assoluta attualità che plaudiamo venir trattati in forma spiritosa in un comic per giovani (…e non solo , naturalmente).
    Maggiormente sfumato nell’uso dei grigi , allo stile di The Sparker potremmo affiancargli la suggestione di un Reg Smythe per la geometrica esattezza di vignette reiterate inattesa della freddura comica; tuttavia in “Volt”,sempre attento alla “recitazione umanizzata” di elementi disparati non mancano certo le pose in ¾ e sono piuttosto gli sfondi a soffrire di una certa sbiadita ed appiattita genericità estetico funzionale. Continua. Carino (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      BERLIN 2 La Città di fumo
      Coconino Press/ Fandango. 216pp., b/n. 17,00€.
      Testi e Disegni_ Jason Lutes.
      Andato in stampa nel 2008, il secondo volume della trilogia dedicata all’alba (non) dorata dell’ascesa del nazionalsocialismo in Germania e piuttosto agli spassi ed agli stimoli che riservava nel contempo Berlino, perlomeno per le classi agiate e culturalmente ricettive. Come per esempio una Band di jazzisti afroamericani , sbarcati da oltreoceano e via Parigi ad inondare di nuovi suoni i club danzanti più in vista. Un “articolo” esotico che diventa anche “erotico” secondo le esigenze attrattive dei ragazzi del gruppo e del benestare indigeno,proteso _ anche con una certa “frivolezza”_ a procacciarsi nell’immediato l’appagamento edonistico e sessualmente disinibito in licenza straordinaria dei tempi. Quasi , involontariamente, un’arma di “distrazione di massa” invisa da chi tiene alta l’attenzione all’attualità, memore dei “disordini” del primo maggio del ’29, risolvendosi a vedere nelle guardie il braccio repressivo dello stato. D’altronde la messa in discussione dell’ordine costituito eccita oltremodo teste calde e perdigiorno, magari intruppati nelle ali politiche estreme, già in grado di drenare consenso dalle classi sociali impoverite e sotto occupate, ma pure di guadagnare simpatia tra file borghesi indisposte all’ipotesi “rossa” ( comunista internazionalista…), da sedare anche come ripristino di una facciata legalitaria non disgiunta da una martellante levata di scudi patriottico-revanscista. Insomma la (ir)resistibile ascesa parlamentare del partito di Hitler (del tutto assente iconicamente nel fumetto…), a cui solo uno dei musicisti neri ha la fortunata prontezza di scansare, letteralmente involandosi in Francia, con la morosa “scandalosamente”tedesca. Convitati di pietra i cittadini ebraici, magari persuasi ad assumere un salvifico basso profilo. Non servirà.

      Tornano ad incrociarsi, prendendo quota ed ulteriore spessore connotativo gli eterogenei personaggi di “Berlin” , toccati dai fatti del 1928-1929 ed evoluti nelle esperienze donate qui nelle vivide tavole di Lutes, sempre abile a filtrare l’informazione della “Grande Storia” con le pratiche vicissitudini quotidiane di uomini, donne e (poco più di) bambini disarcionati ( alla meglio per volontà propria…) dalle loro sicurezze e costretti a vivere di piani a breve termine nel subbuglio cittadino. Quasi una calamita però, la spuma dell’ondata di tsunami in arrivo, che li coglie pure nell’apprezzamento panico ( nel senso di dio Pan) ma non ne sconfessa la “natura” piuttosto tenacemente metropolitana. A Berlino succedono (Le ) cose, tra i fumi delle ciminiere industriali ( benedette da chi un’occupazione ce l’ha) e quelli più melliflui ed inebrianti di Bacco, Tabacco ( …cocaina) e Venere.

      Sempre divisa in otto capitoli la parte grafica si presta ad esperimenti ( come tavole mute a descrivere una performance di musica Jazz, od una sparatoria accennata con due sole vignette ed una onomatopea parzialmente fuori campo), nell’ambito di una gabbia che scala numerose vignette che si prestano al tratteggio per sfumare chine altrimenti compatte , per una stilizzazione ricercata sui motivi ambientali e sulla composizione architettonica , mentre pare orientata sulla figura umana a seguire modelli di riferimento del cinema di animazione e le caricature rilasciate nel ventennio nazi-fascista ; prendendosi il gusto di fissare punti di vista marcati di ricercatezza ( tipo tagli dal basso in alto…) in sottolineatura di momenti topici. Volume assolutamente ed ovviamente abbinabile al primo , ma con uno scarto narrativo e di evoluzioni caratteriali che lo può rendere apprezzabile eventualmente a sé. Un’opera valida ed appassionante (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        JULIA n.ro 255 Tigre 19
        SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
        Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Giuseppe Candita.
        La zona del porto fluviale di Garden City ha conosciuto tempi ed affari migliori; oggi, quasi del tutto dismessa, è diventata occasionale base logistica per traffici fuorilegge, come una ingente quantità di cocaina destinata a passare di mano tra delinquenti, individuati però dalla Polizia, appostata per coglierli in flagranza. Tuttavia, nel momento di stringere all’arresto due narcotrafficanti riescono a sgusciare con un Suv dalla “trappola” tesa dalla DEA e dal Ten. Webb, salvo, fuori mano, essere intercettati da una pattuglia coordinata con la Centrale ( con il codice “Tigre 19”). Ma il remunerativo carico può far gola anche ad un “piedipiatti” padre di (numerosa e povera) famiglia…

        Un episodio in cui _a parte la sostanziale premeditazione del poliziotto_ i fatti sono mostrati ed attribuiti senza deficit di comprensione ed è piuttosto il dato (pericoloso) dell’avventura d’azione a carpire l’attenzione del lettore, ancorché Julia sente di onorare la speranza della intristita moglie del Cop fedifrago oltre che infedele istituzionalmente _ nel frattempo uccel di bosco_ di “riaverlo” comunque vivo; e dei colleghi in divisa della “mela marcia” che ingaggiano collettivamente Lei e Leo Baxter per assicurare alla Giustizia il latitante, imboscato in Messico con l’amante originaria dei luoghi e una “dote” di droga, spendibile (?) per trovare protezione tra uno degli impenetrabili “Cartelli” dell’ingrosso stupefacenti uso esportazione dai “Gringos”. Quasi un esercizio di sceneggiatura per mediare tra fasi rocambolesche di fuga forsennata e una vagamente verosimile “messa in scena”( dagli stessi Leo e Julia…) delle trattative di compravendita di coca, in territorio ostile ed omertoso-colluso. La storia dunque funziona _direi a sufficienza_ sugli atti scriteriati ma con metodo (:-p) di Leo per cavarsi dai guai , mentre Julia non gli fa’ mancare il suo contributo , perlomeno in presenza di spirito (battagliero) : diciamo una pseudo puntata di “Narcos” vista dall’angolazione di un Barry Seal (;- ) ).

        Oserei dire goffe alcune composizioni di vignette ottenute rielaborando foto dal vero, che peraltro stonano con l’egregio e limpido lavoro complessivo ai disegni, molto brillanti nello scalare i piani prospettici ( vedi la naturalezza espositiva di passaggi affollati di persone e cose. Considerevolmente estese le parti in notturna , trattate con un effetto notte (cit.) da cinema ma comunque puntuali nel lasciar risaltare gli elementi in luce senza compressione delle componenti al buio. Incisiva la cover by Cristiano Spadoni (imho).


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          I MIEI EROI SONO SEMPRE STATI TOSSICI
          Panini Comics. 72pp. Cartonato a colori. 13,00€.
          Testi_ Ed Brubaker / Disegni_ Sean Phillips / Colori_ Jacob Phillips.

          Pregna di rimandi autobiografici ( ce lo svela Marco Ricompensa nella presentazione del volume) ed a latere della saga di “Criminal” da cui mutua dei personaggi ,in un gioco di rimandi di cui tuttavia non è indispensabile essere edotti, una graphic novel intrigante e ben costruita nello sviluppo della trama , principalmente grazie alla puntuta ed efficace economia del flusso dei dialoghi , traslati anche in “flashback” ( virati esteticamente in bianco e nero e toni di grigio…) rivissuti dalla peraltro giovanissima (ancora minorenne) protagonista, la turbolenta Ellie, accompagnata dal tutore in un rehab “a cinque stelle” specializzato nel recupero delle gravi (tossico)dipendenze. La ragazza _orfana_ ha d’altronde un disastrato trascorso familiare, a cominciare dalla mamma drogata pesta e dal babbo delinquente, che d’altro canto in un atto forse di autoaffermazione ed inopportuno compiacimento, non le impedisce di perorare una “cultura della droga” imperniata all’esempio di validi artisti _musicisti in primis_ che hanno lasciato opere concepite sotto influsso di svariate sostanze stupefacenti. La saputella scafata (?) attira l’attenzione di Skip, un ospite poco più grande di lei, col suo carico di problemi di varia origine domestica, e i due trovano il modo di far disperare lo staff del sanatorio, con le loro “prodezze” da monelli che praticamente li costringono ad “evadere” dalla struttura per vivere vagabondi, liberi, (forse)innamorati e di nuovo, beatamente fattoni. Ma le preferenze musicali fuori norma per la sua età e lo sfacciato spirito d’iniziativa di Ellie non ci preparano del tutto per la brusca e crudele svolta narrativa , pienamente nel solco del noir, che Brubaker assesta nell’asciutto sotto finale , in cui i tentacoli del crimine organizzato ghermiscono a tradimento chi ne è stato affiliato e forse intende(va) sganciarsene , secondo le “regole” comunque sporche della delazione degli ex degni compari. Qualcuno è finito in galera ( no, non il super Boss Hyde, che aleggia sulla storia, come del resto in “Criminal”)e di nuovo deve sgomitare anche nella “gerarchia” di quel micro-cosmo, ed ottenere “rispetto” per conti non lasciati in sospeso.
          Sapendo che Sean Phillips si aiuta con foto ( di se stesso, con un certo effetto di reiterazione grafica…), colpisce l’affinamento nei ritratti, con la sua Ellie in particolare assolutamente espressiva pur nell’economia di un segno che altrimenti deve caricarsi personaggi ben più maturi , rugosi e “distrutti” della minorenne biondina, peraltro fasciatissima di lenzuola durante/dopo i dunque casti quanto indispensabili frangenti di rapporto sessuale con Skip. Lascia qualche perplessità la colorazione , quasi richiamasse una psichedelica delle chiazze di colore (il nero già lo fornisce il disegnatore…), incongrua in ambienti che si suppone lindi e pinti , fino a “macchiare” i personaggi in qualsivoglia contesto, manco fosse pure il lettore un po’ drogato? Volume compatto promosso con lode (imho).
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            SAMUEL STERN 1. Il Nuovo incubo
            Bugs Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
            Testi_ Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro / Disegni_ Luigi Formisano.


            Una famiglia come tante : marito, moglie e la loro bimba, nella Edimburgo (Scozia) odierna. Ma il papà perde il lavoro e reagisce male, attaccandosi alla bottiglia e contraendo debiti con una marmaglia di disonesti. La mamma cerca di scuoterlo , ricavandone solo grandi litigate che tenta di lenire sfogandosi in confessione col suo prete (…di origini irlandesi), in cerca di comprensione ed aiuto. L’infante introietta il malanimo diffuso per casa , ma forse il suo crescente disagio ha una separata sinistra origine. Il parroco si consulta con un comune amico (…anche del marito), Samuel Stern, professione libraio con la specializzazione di restauratore di stampe antiche e…Demonologo!

            L’editore debutta in assoluto in edicola con questa serie mensile in formato bonellide, di produzione nostrana, baciata da una buona e vivace scorrevolezza dei dialoghi, introduttiva dei personaggi , fissati con delle prime caratteristiche personali (…che speriamo non monotone nei prossimi episodi…) grazie a coincidenze da ritenere digeribili solo se non ulteriormente reiterate. Naturalmente S.S. è provvisto di una reputazione che lo precede, qualche tarlo biografico che andrà approfondito (?) e la propensione/ vocazione laica ad addossarsi “certi” problemi altrui, in una concezione (dimensione) religiosa affrontata senza tracotanza ma neppure timore di apparire un passatista residuato nella secolarizzazioni. Complimenti ma…Il secondo atto della storia è preso tal quale da “L’Esorcista”, con l’aggravuio di ulteriori “spiegoni” che servono a deviare il soggetto in una diversa (parzialmente) conclusione e a far sfogare graficamente il maledetto demone. A proposito i disegni , sembrano allineati a pregresse produzioni Star Comics o Eura Ed., con molte semplificazioni di norma (ma non di regola: ci sono tavole ben documentate ambientalmente…) e stilizzazioni quasi da mangaka (le facce) , arrischiando il trash nelle “maschere” più horror , mantenendo però una buona sicurezza posturale e leggibilità emotiva.Inchiostrazione compatta ,”grassa” nel segno e coprente in senso riempitivo. Un fumetto che si può provare, confidando che il canovaccio dei futuri numeri non sia altrettanto pedissequo (imho).

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              THE WALKING DEAD_ Volume 32 Riposa in pace
              Saldapress. 224pp., b/n e toni di grigio. 13,90€.
              Testi_ Robert Kirkman / Disegni_ Charlie Adlard ( matite) e Stefano Gaudiano ( chine).
              Con un ultimo volume dalla robusta foliazione leggiamo la parola FINE messa da Robert Kirkman ,e da Charlie Adlard per la parte grafica, alla grande saga di “The Walking Dead”, capace di lasciare segni indelebili nella sua vocazione di genere horror, per poi aprirsi ad un percorso laico, civico, esistenziale e finanche “filosofico” di rifondazione dell’Essere Umano in se stesso e nell’indispensabile cooperazione con il prossimo , in un regime di durissima inferiorità a fronte di “sciami “ di zombie, che tuttavia nel tempo divengono nemici “secondari” dentro dinamiche sociali aspre sino a regredire nella “bestialità”, lasciando cicatrici fisiche e morali indelebili, e tuttavia spinte (caratteriali) per trovare una stabilità più avanzata, con il benessere e le conquiste di tranquillità derivanti , facendo squadra ma tornando a tollerare chi si perde e sbaglia. L’inedita complessità dei territori del Commonwealth e la stratificazione “castale” di chi vi abita quaglia da tempo in una crescente insofferenza nei confronti del Governatore Pamela Milton ,e l’aggregazione ospitale di Rick Grimes e dei rappresentanti dei presìdi che a lui fanno riferimento sembrano diventare rapidamente una concausa scatenante di un possibile scontro fratricida , che Rick _ e Michonne nella sua competenza giuridica_ vogliono assolutamente evitare, coscienti che ogni minima “provocazione” potrebbe dare la stura all’irreparabile…

              Una “volata” finale che parte piano, come altre volte in TWD, per dare sostanza e credibilità ai malumori dell’ambiente e per permettere a Rick Grimes di enunciare un suo “testamento etico” che scongiuri derive sanguinose ed ancor prima lasci prova della sua fede ed autorevolezza in un consesso che d’altronde ha imparato a conoscere/conoscerlo da poco. Magari in questo segmento i dialoghi non sono granché frizzanti né leggeri ma fanno impostare allo sceneggiatore una buona “metafora” del discorso politico, che prosegue dopo il break event di un grande colpo di scena e la proiezione in avanti (temporalmente) della storia , che ritrova con sorprese i suoi personaggi debitamente invecchiati , non necessariamente (tutti) più saggi ma inquadrati su un percorso progressista di vita , magari ancora a livelli di “decrescita felice” e con l’agguato della “burocrazia”e di una immemore restaurazione del passato storico. Non sapremo cosa originò il contagio da morti viventi ma davvero, e da molto, non è questo il fulcro di una saga che trova adesso congedo , forse in una fase calante di vendite degli albi mensili americani, chiusi al centonovantatre.
              Adlard si cimenta con ancora diversi scenari e perfino zombie più “freschi” del solito, studia come appesantire e raggrinzire i “suoi “ personaggi “storici” e forma la dimensione adulta di quelli che erano più giovani ( con i “limiti” di un idealtipo di riferimento abbastanza standard…)e lancia squillanti “spaginate”, dando risalto a situazioni che esigono una forte esclamazione.
              Grazie di tutto, TWD! . Fine (imho).
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                KEN PARKER_ Di Uomini, bestie ed eroi
                Mondadori Comics.96pp., b/n. 3,50€.
                Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.

                Per onorare il debito residuo contratto all’acquisto della sua fattoria ( è successo nell’episodio “Ranchero!”) Pat O’Shane si fa’ accompagnare da Ken sino a Dodge City per l’acquisto di una mandria bovina di cinquecento capi da spostare fino al ranch come allevamento all’ingrasso. Gli serve ingaggiare sul posto ( sfoderando millanterie e faccia tosta…)almeno quattro affidabili cow-boy per governare e sorvegliare la massa di bestie , almeno durante il lungo tragitto . Con lo stupore di KP riesce a rimediare tre originali personaggi e, con la marchiatura degli animali può sperare di partire…

                Soggetto dei più classici , con la sgroppata da ovest ad est irta di pericoli compositi da parte di una squadra quanto mai eterogenea che impara a rispettarsi e spalleggiarsi reciprocamente cammin facendo (verrà infine arruolato anche il quarto elemento), ognuno con qualche punto critico da proteggere/occultare e KP a far da mediatore, conscio che la vita del “vaccaro” non può essere la sua vocazione permanente e che Pat gli è ormai moltissimo e reciprocamente affezionata. Berardi sa giostrare a partire dal lungo preambolo a Dodge City situazioni buffe e persino esilaranti, inserendo negli ambienti commerciali frequentati dai farmers come “comparse di lusso” numerosi personaggi dei fumetti western ed i loro stessi creatori caricaturati e costumati alla bisogna. Situazioni e battute vanno a segno dando slancio all’altrettanto classico tema della perigliosa migrazione attraverso vari Stati e varie incombenze, dove intenderemo come il lavoro specializzato del “mitico” cow-boy del west fosse pesante, non necessariamente ben remunerato e per varie ragioni anche pericoloso :-p. I languori si protraggono sino al finale, “necessario” per chiudere la parentesi narrativa (di) Patricia O’Shane, a cui si lascia un’attività avviata e pure un fidanzatino alle viste : e vissero tutti commossi e abbastanza contenti (?).

                Indubbia la capacità di Milazzo nel dare volume tridimensionale e spiccato carattere estetico agli ambienti affollati e più urbani ( vedi il saloon od il quartiere delle mondane…) ed a una essenziale ma incisiva caratterizzazione grafica dei personaggi, illustrando egregiamente anche quelle operazioni _come la marchiatura ovviamente coatta dei grossi animali _ che impegnano uomini e cavalli in pose plastiche desuete dal solito “cavaliere e cavallo visti frontalmente”. Ci sta allora che qualche vignetta magari scontornata e/o in campo lungo rimanga un po’ abbozzata (imho).

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                  IL CONFINE 1.La Neve rossa
                  SBE. 80pp. Cartonato a colori. 16,00€.
                  Testi_Giovanni Masi e Mauro Uzzeo / Disegni_ Giuseppe Palumbo / Colori_ Adele Matera.
                  In alta montagna, presso un pezzo di frontiera italo-francese ai giorni nostri. Forse imboccando un percorso desueto, suscettibile di valanghe ,un pulmino –scuolabus con una classe liceale in gita scompare nel nulla. Divenuto (anche) un caso mediatico nazionale, la vicenda tiene banco con un grande dispiegamento di forze lavoro ed investigative deputate alla ricerca dei ragazzi (più autista del mezzo e Prof. accompagnatore…), purtroppo e verosimilmente cadaveri da estrarre dai detriti nevosi. In particolare vengono chiamati ad operare due cugini commissari _curiosamente pure con lo stesso nome ma italiano l’uno e francese l’altro ( sempre pronti a beccarsi patriotticamente)_, un’Agente specializzata in persone scomparse ed un giovane Naturalista francese assoluto esperto dei luoghi; da cui (…) ad un certo punto ed a sorpresa rispunta lo scuolabus , stranamente malandato, ornato di simboli (esoterici?) e completamente…

                  Primo volume , pregevole nella confezione ed arricchito da una presentazione del prossimo episodio e di materiali di “making of” della serie , di un’opera approdata in anteprima in libreria con l’ambizione di proporsi per riduzioni derivate nel campo della serialità televisiva, dell’animazione e finanche dei videogames. Quasi “troppa grazia” al momento “pagata” infilando una discreta sfilza di stereotipi “di genere”. C’è il mistero misterioso, che praticamente si scrive “da sé”( ed infatti la storia inizia dandolo come fatto acquisito), colpi di scena sulla soglia dell’inverosimile e del cripto-complottista ( della partita un vecchiaccio ricco sfondato che rema contro…), visioni sfasate e/o inaudite, ed una coppia di investigatori _ Laura e Antoine _ tra _e ti pareva!_ il genialoide e lo sciroccato spinto. Comprimari i compaesani e genitori dei missing , magari latori di segreti e peccati assortiti. Insomma pane e companatico degli amanti di “Lost” e “Twin Peaks” ( citati d’altronde dagli stessi autori come fonte di approccio ispirativo…) insieme forse a “X_ Files” e “ I Fiumi di porpora”. Se ne intravvede il potenziale quanto l’effetto copia & incolla intuitivo delle probabili digressioni attorno al corpo principale di un soggetto ,che si spera non troppo stroppiato e sgangherato da aggiunte e farciture oltre il confine della stramberia .
                  Avendo possibilità di confrontare in post-fazione il risultato definitivo dell’elaborazione di alcune tavole, espresse in uno stile (cito il disegnatore stesso)dinamico , esecutivamente rigoroso e limpido nella descrizione, innervando tavole volentieri fuori dalla gabbia bonelliana e febbricitanti degli spasmi dell’azione, come del gusto del particolare , eccentrico o perfino granguignolesco, facendo onore al titolo , ovvero ad una colorazione “lampadata” dagli effetti d’illuminazione e composta negli abiti e mezzi degli attori della vicenda . Rilevante l’inchiostrazione, che nelle bordature (più) grasse chiude la puntualizzazione di ciò che viene illustratato. Volano alto i rif. Per una Laura che penetra l’intensità di una Anna Magnani e di un Antoine /Vincent Cassel meno ruvido e più, se possibile, appartato. Continua e si può seguire , senza firme in bianco (imho).


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                    DARWIN 7 Adesso è buio
                    SBE.66pp., b/n. 3,90€.
                    Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto, Renato Riccio e Matteo Santaniello.
                    Tutto si tiene : la bomba atomica su Hiroshima; i soldati gas-sati nelle trincee durante la Grande Guerra; La Guerra civile spagnola e il Vietnam; L’Olocausto; lo schiavismo e lo sterminio dei nativi americani; le dittature sudamericane; i suicidi di massa nelle sette religiose; L’Isis; l’omicidio di JFK e l’arcipelago Gulag… Una parata muta ma eloquente di pregnanza iconica ( plauso ai disegnatori) dove l’umanissimo “Male”sembra prendere i contorni mostruosi di quegli “esseri” che abbiamo visto, a contorno della catastrofe, stagliarsi in cielo e quagliare in Terra. TAAK, stacco e troviamo Chieko e Didier ammaccati ed appiedati dalla mongolfiera . TAAK, flashback di Didier che rivive l’incubo dell’ultima serata col suo partner , preso di mira da tre energumeni fascio-omofobi. TAAK , tempo di ritrovare la macilenta faccia di Zen , che TAAK parte il di lui resoconto biografico di un’esistenza bella e saporitamente disgraziata di step infausti e vellicata da un certo latente sadismo. TAAK e precipitiamo in un altrove (l’aldilà?) presidiato dai personaggi più “mistici” e ineffabili sfilati nel corso della mini-serie, ed anche se sembrano, insieme, i Village People filosofeggiano criptici ed immaginifici (probabilmente questo fumetto non è la “sede” più adatta per farlo, e nemmeno conosciamo davvero loro per sapere se hanno spalle abbastanza larghe per sorreggere le tirate di Masiero ,in stile Claudio Chiaverotti nei suoi trip surreali…); finché li raggiunge (…) e TAAK licenziato in tronco l’ultimo barlume di realismo, secondo un “piano” millenarista che a confronto John Ghost in “Dylan Dog” parrebbe un dilettante scarso (!) , la storia imbarca una accelerazione spinta, ché d’altronde si deve chiudere al prossimo numero. A parte dare una risposta ad alcune sottotrame (in primis chi salvò dall’annegamento Sally e Lizard…), narrativamente rimaniamo all’accumulo /intasamento di premesse che solo nell’ ottavo episodio potranno (o dovrebbero) trovare soddisfazione. Nelle singole parti in cui si compone l’albo è comunque godibile, tornando ad applaudire le soluzioni estetiche che, anche senza aggiunte di testo, hanno una forte presa evocativa e generalmente sono sempre ben studiate e dettagliate. Il formato 17,5x23,5 cm aiuta la leggibilità anche nella organizzazione della gabbia non organicamente a tre fasce. Continua e speriamo finisce bene nel prossimo numero (imho).
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                      JULIA n.ro 19 L’Occhio del sole
                      SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                      Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Enio.
                      Ristampata nella collana “I Casi archiviati”, giunta al numero 7 ; è una storia in due episodi , completata dunque da “Cielo nero”, albo previsto in distribuzione dal 18/06/2019.
                      In questa prima parte si avverte una forte impronta conoscitiva, quasi scolastica ( beh, le lezioni universitarie di Julia “cascano” chiaramente a proposito…)nelle notazioni divulgative che prendono in considerazione la problematica delle Sette religiose, peraltro ribadendo nettamente una posizione iniziale agnostica sull’argomento, ed abbracciando piuttosto le molto condivise caratteristiche psicologiche che portano persone ad un ruolo passivo/gregario dentro di Esse, ovvero la disamina delle personalità dominanti/narcisistiche che le Sette le fondano e dirigono , alla peggio (eventualmente)passando da un “collettivismo psico-terapeutico” a buon mercato fino a sbandate coercitive di “adepti “ abusati e depredati nelle loro fragilità , peraltro altrove trascurate. Se l’impasto metodologico_ magari partito dalla più retta “normalità” borghese_ unisce sottili manipolazioni intellettive e drastici provvedimenti corporali , può scaturire la tragedia…

                      Dopo aver recitato tre pubblici proclami millenaristici tre individui si suicidano platealmente e contemporaneamente a Garden City , professando l’appartenenza ai credenti di un dio simboleggiato dal/nel sole. Se ce ne fosse ulteriore bisogno il procuratore Robson sollecita la polizia _ che di rimando chiede la collaborazione della criminologa_ a contenere e prevenire altri atti irreparabili.

                      Bene Enio, molto capace nel rendere ritratti di gente scaglionata nelle più ampie fasce d’età, assicurando ricche illustrazioni degli ambienti, elegantemente composti nelle linee di fuga prospettica che non sviliscono la solidità dell’impianto illustat(iv)o, anche grazie ad una accorta modulazione delle ombreggiature (imho).
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        JULIA n.ro 20 Cielo nero
                        SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                        Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Valerio Piccioni e Enio.
                        Anche la ristampa “I Casi archiviati”, giunta al numero otto, è investita del rincaro di 50 cent. Ripropone il numero venti della serie originale, sequel conclusivo di “L’Occhio del sole”. Si riparte dalla sparatoria che doveva far tacere per sempre la moglie di un adepto della Setta che non dà notizia di sé da anni (per ragione di una fuga sentimentale che ha tuttavia risvolti non del tutto plausibili…): vi rimane ferito seriamente Alan Webb, dunque fuori gioco all’ospedale. Gli subentra il suo Capitano (Carter), che s’impegna con Ben Irving e la GCPD per trovare la nuova sede della fanatica confraternita di adoratori del “dio Sole” e bloccare i loro inquietanti canali di approvvigionamento economico. Dal canto suo Julia si muove con testardaggine accorata ed un po’ spregiudicata ( facendo ancora una volta leva sul suo ruolo non organico nel Dipartimento di Polizia di Garden City…)per trovare una sintesi deduttiva alle reali intenzioni di Padre Connor, il “santone” loro capo “spirituale”: una personalità sfaccettata e contraddittoria, capace di assumere ruoli diversi nella società ma infine convinto di dare una “sterzata” clamorosa e drammatica al destino dei “fratelli e sorelle” che si sono adunati intorno a lui , con un entusiasmo fideistico scriteriato.
                        La sceneggiatura, avendo agio di allargarsi all’approfondimento pone le basi logiche per darsi un finale catartico e soprattutto per non liquidare completamente l’esperienza settaria come un’idiozia sprovveduta ma piuttosto come una seducente risposta ad istanze umane affatto pretestuose, al netto delle fragilità personali di chi le incarna e di chi le guida (…eventualmente meritandosi provvedimenti giudiziari agnostici). Tanto grande e tragica l’energia psichica convogliata dalla congrega, quanto banale l’errore che perderà Padre Connors, nel contrappunto ben scelto del comunque teso epilogo. Posta la differenza d’inchiostrazione in particolare , la ,mano di Piccioni eguaglia in positivo Enio nella ricca e composita illustrazione degli ambienti come delle travolgenti ondate emozionali che ghermiscono i personaggi del dittico, interessante e riuscito (imho).
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                          PAPER GIRLS 6
                          Bao Publishing. 144pp. Cartonato a colori. 18,00€.
                          Testi_ Brian K. Vaughan / Disegni_ Cliff Chiang / Colori_ Matt Wilson.

                          Più deviato su “Donnie Darko” che piuttosto su “Ritorno al futuro” ( con una esplicita ed ironica citazione di “Terminator”…) si conclude il loop spazio-temporale con le ragazze della consegna dei giornali , adolescenti degli anni ’80 sbatacchiate in un turbinio di “pieghe” di viaggi temporali che hanno richiamato le più strane creature sulla terra, dalla preistoria alla fine del mondo (!), facendone l’arena di scontro iper-tecnologico di una guerra letteralmente generazionale , nell’illusione appunto del controllo , infine, dell’inesorabile incedere del vissuto verso il futuro, vanamente trattenuto tentando di legarlo a feticci del nostro presente o pure peggio di un mitizzato e retorico passato. L’accumulo _un po’ spossante e farraginoso in ultima analisi_ di paradossi da crono-viaggiatori poi implica un necessario oblio e “restart” delle quattro girls/parti in causa, con forse un residuo di maggiore consapevolezza e dell’importanza delle esperienze collettive (anche opinabili : la prima sigaretta!), quanto della cognizione che i legami adolescenziali possono allentarsi potendo/dovendo ognuna prendersi e distanziare un proprio posto nella vita, fatti gli iniziali e capitali passi nel tessuto sociale ( il primo lavoretto come i baci saffici dati all’ innamorata…) e lasciando magari uno spiraglio alla fede in una entità superiore e creatrice. Anche volendo eclissare sussiegose ampollosità , tirare in porto il compimento della storia e della sua morale ecumenica implica giostrare ad oltranza tra almeno quattro scenari distinti e farli convergere in uno ulteriore, collimando un incastro di avvenimenti che _per quanto mi riguarda_ meriterebbe l’approfondimento di una seconda lettura dell’opera omnia ora a disposizione ;- ) , visualizzandoli graficamente nel rush finale con un’alternanza combaciata e simmetrica di quattro vignette panoramiche a pagina , specchiandole tra numeri pari e dispari. Le inquadrature sono sovente strette sulle protagoniste , in limpidi ed espressivi primi piani , senza sovraccaricare la paletta cromatica di contrasti “psichedelici”. Caratteristica del disegnatore l’alternanza in contemporanea di linee modulate ed all’opposto marcatamente spigolose in variamente spesso rati contorni. Fine (imho).
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                            LE SCAPPATELLE DEL SIGNOR LOPEZ
                            Editoriale Cosmo. 192pp., b/n. 6,90€.
                            Testi_ Carlos Trillo / Disegni_ Horacio Altuna.
                            Cinque pagine secche ad episodio per illustrare i sogni mostruosamente proibiti (cit.) di un fantozziano , grigio ed anzianotto contabile di mega-ditta , oggetto della disistima dei collega e delle vessazioni dei superiori, coniugato da troppi anni con una consorte altrettanto flaccidamente sfiorita (ma con un “residuo” di libido sessuale prontamente elusa dal marito…), che ricava un minimo di sollievo varcando una qualsiasi porta ( per comodità solitamente il gabinetto…), oltre la quale “vive” delle fantasiose “allucinazioni” esotiche, erotiche e/o meditatamente esistenziali, prima di tornarsene alla sua anonima vita reale, magari in tempo per prendersi i rimbrotti di gente arrogante ma probabilmente non tanto meno alienata ed insoddisfatta. Senza auto indulgenza l’umarel può pungere il malanimo del prossimo , quanto specchiare le proprie debolezze , evidentemente col virtuale vantaggio della riservatezza ; ovvero lascia pur sempre “il tempo che trova”ma inalbera una critica contemporanea della società in cui vive e , considerando che le historietas sono uscite tra il 1979 e l’82, forse non è banale dato il clima politico argentino di quegli anni…
                            Considerando anche che Trillo lascia sapientemente molto raccontare alle immagini risalta il lavoro di Altuna , levigato e di grande impatto ed inventiva nei tratteggi e chiaro-scuri; e non meno nei ritratti dei personaggi, anche involontariamente grotteschi, inseriti comunque in un contesto reso con geometrica precisione e ricchezza di dettagli , padroneggiando del tutto la _per così dire_ circunnavigazione grafica del suo Lopez , usato in diversificati siparietti buffi pure sulla testata , nei credits . Giustamente impietoso nel rendere l’ordinarietà del protagonista e delle “ maschere” che lo circondano “degnamente”, libera dopo la soglia paradisiache visioni femminili, naturalistiche o perfino futuribili a là Jean Giraud , ossia le piccole e grandi emozioni dell’uomo qualsiasi ragionier (?) Lopez. Buono (imho).
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                              SAMUEL STERN 2 . Il Mausoleo nero
                              Bug Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                              Testi_ Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro / Disegni_ Luca Lamberti.
                              Già al secondo numero affiora una routine narrativa strutturalmente molto affine a “Dampyr” e “Dylan Dog”, sia nello scandire i vari avvenimenti dell’episodio ( caricati di un loro portato “morale” di fondo) quanto nello sciorinare addentellati storici e culturali a sostegno del soggetto; con una interpretazione della “Demonologia” che si perita di essere dotta e rigorosa, con dispendio di nozioni “inflitte” al lettore. Ribattute le questioni irrisolte della biografia di Stern, la compresenza di Padre Duncan rende meno ombrosa la malinconia “di fondo” del protagonista , rendendolo più accessibile e propositivo e dunque caratterialmente non monocorde od ombroso , per quanto “specializzato” in poco allegre circostanze. Appunto la storia principia da un prologo remoto e sanguinoso ( la repressione dei Covenanters antipapisti da parte di Re Carlo I d’Inghilterra, fin oltre il 1679), a cui si fa’ combaciare un odierno ed ameno giro turistico nel cimitero monumentale che ospita quel poco che resta degli “ortodossi prresbiteriani” e dei loro aguzzini fratricidi, con finto bisticcio di una coppietta d’innamorati che una volta tornati a casa pagheranno un sinistro “influsso” promanato dal camposanto. Una sorte comune ad altri visitatori e non ultima “manifestazione” di una qualche energia “psichica” posata in quel particolare luogo. Eventuali testimonianze, raccolte da Stern e Duncan, prima di imbattersi (non) casualmente in…

                              Piuttosto solido il contributo grafico del disegnatore, chiamato a dar corpo a mostruosità abominevoli, mancante peraltro la possibilità del colore e naturalmente l’animazione, a creare suggestioni qui messe nelle tavole con la franchezza del mancato preavviso nella sceneggiatura. Qualche tratteggio forse superfluo e una minima sensazione di appiattimento dei secondi piani , causa asettica e formale precisione delle linee geometrie, richiamate d’altronde dalla composita austerità degli edifici , con ulteriore “farcitura” di addobbi natalizi ed imbiancatura nevosa da classico e comandato quadretto delle Feste (imho).
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                                LE PAROLE DI DON PRIMO
                                SEC. 24pp., a colori. 1,30€ (abbinamento editoriale).
                                Un albo spillato in formato 29,5x21 cm, allegato in distribuzione (e stampa, della Società Editoriale Cremonese)il 24/12/2019 al quotidiano di Cremona e Crema “La Provincia”. Un omaggio commemorativo alla sfaccettata e suggestiva figura del prete don Primo Mazzolari,
                                https://it.wikipedia.org/wiki/Primo_Mazzolari
                                che si compone di una parte di testo con fotografie ed estratti commentati degli scritti del sacerdote e dieci tavole a fumetti curate graficamente da cinque ex allievi del “Centro Fumetto Andrea Pazienza” . E sebbene ognuno di loro possa vantare un curriculum onusto di titoli accademici e lavori in corso di ulteriore pubblicazione, ho l’ardire di aver trovato alcune approssimazioni. In generale dato il soggetto e l’esiguità dello “spazio di manovra” le vignette appaiono perlopiù statiche , contemplative ed abbastanza staccate sequenzialmente, oltre che aggravate dal peso didascalico dei testi ( di don Umberto Zanaboni). La copertina e l’introduzione sono firmate da Alessandro Fusari _ come i colleghi conterraneo di don Primo_ , rodato anche come inchiostratore di “Nathan Never “, che rivela una mano felice anche nella accurata colorazione e nella compattezza realistica del segno. Elisa Mereu e Francesco Franzini proseguono stemperando quelli che paiono acquarelli alla Ivo Milazzo inghiottendo matite frolle rinforzate(leggi appesantite) alla meglio da un ricalco a china fastidioso nella caduta imprecisa dei panneggi e dalle posture “spastiche” di preti e soldati. Primo Paolo Mainardi pasticcia i totali affollati , mentre Marcello Moledda satura cromaticamente le vignette , andando sul caricaturale/deformed anonimo per ingombrare le vignette di quelle sottolineature dei contorni che almeno tolgono la sensazione di elementarità compositiva che alberga nella tavola finale, ancora della Mereu . Variamente patrocinato e sponsorizzato , un (breve) fumetto lacunoso ed acerbo (imho).
                                File allegati
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