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    MISTER NO _ Le Nuove avventure 6. A Costo della vita
    SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
    Testi_ Luigi Mignacco/ Disegni_ Roberto Diso.

    L’episodio apre ma non esaurisce la parentesi dell’ingiusta carcerazione dell’Indio Jesus e dei non ortodossi tentativi di Mr. No ed Esse Esse ,suoi amici, di liberarlo. L’espediente del racconto differito ( a Drake sr.) consente ancora una volta allo sceneggiatore di congelare la linea di narrazione principale, che dovrebbe tornare col prossimo mumero. Premesso che le pagine conclusive di questo albo lasceranno Mister No in una situazione alquanto di color marrone… Non sembra impossibile intuire quale risorsa toglierà i nostri (anti)eroi dalle peste,è tuttavia proprio il loro carattere guascone ed impertinente in ogni circostanza e a prescindere a fomentare cadute e precipitose variazioni programmatiche nei piani di ricognizione e fuga da loro escogitati,non in difetto di coraggio (e mordendo il freno quando l’eccesso di impulsività non sarebbe propizio…) ma in deficit di ponderatezza nell’affrontare , d’altronde, situazioni imbrigliate e caotiche già per loro natura. Intrattiene dunque questo palleggio tra intemerate con parata e risposta dei “cattivi”, segnatamente il bastardissimo capo delle guardie carcerarie e i massimi dirigenti del penitenziario : fratello e sorella nazistoidi (non per modo di dire e non gli unici nel contesto territoriale e alle date in cui storicamente si colloca “Mister No”) pronti a cavare “extra gettito” lucrando sul “materiale umano” a disposizione. Peraltro e sebbene per motivi nobili anche ai nostri serve un “basista” ben avviato nel bagno penale, un’altra parabola morale _per così dire_ da mettere nel novero di solide caratterizzazioni di un tema, la detenzione coercitiva e sadica molto oltre il civilmente consentito, di immediato impatto e presa drammatica. L’intreccio tuttavia si concretizza anche sulla scorta di fluenti dialoghi, attivi talvolta su una gabbia di quattro fasce , specie nella prima parte poco disciplinate ad uno schema fisso. Poco male , visto come Diso riesce a ben gestire compositivamente le spesso affollate vignette . Il prologo è ancora quello ambientato nel tempo presente di Mister No e “raschia” via qualche finitura dei disegni, riguadagnata nell’ampia parte in prison , magari ricavata all’interno di ben puntualizzate bordature. Ci sta che si perda qualcosa nei campi lunghi . Potente la digressione onirica, opportunamente calata nel contesto escapista (imho).



    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      JULIA n.ro 256 La Casa dei veleni
      SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
      Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Paolo Di Clemente.
      In clinica, per accertamenti dopo un improvviso mancamento, Lillian Osborne è assistita da sua nipote Julia; con una certa apprensione tanto da richiamare anche la sorella Norma dal suo lavoro di modella. Incidentalmente, proprio nelle corsie dell’ospedale la criminologa incrocia la suocera di un ricoverato, spirato causa avvelenamento. La parente dell’estinto è in effetti una facoltosissima ereditiera, che pur disprezzando il genero (marito della sua defunta figlia e padre del suo unico nipote decenne…) prega Julia stessa d’indagare sulle cause di una morte che appare da subito predisposta, ossia premeditata. Nella sfarzosa villa dove abitava la vittima, con i due congiunti, la servitù e i collaboratori stretti può annidarsi la chiave del mistero, e magari lo stesso _lui o lei_assassino (!).Prendendo informazioni dentro e fuori la sontuosa abitazione, con l’accompagnamento di Leo e non potendo lasciar fuori anche la Polizia , Julia si troverà a rovistare tra parecchi “scheletri” , annunciando alla padrona di casa una delicata e sconcertante verità.

      Agatha Christie è il nome messo in chiaro _in un dialogo_ dagli sceneggiatori , che si appartano dunque in una cornice sperimentata per cavarevuna storia comunque dai risvolti crudeli , dentro un “gioco” che svela altarini e debolezze composite, rendendo tutti plausibilmente sospettabili, senza virare sul “solito “_ pur presente e mellifluo _ Maggiordomo ;-) , dunque concedendo poche scorciatoie ad una dura “verità” che richiama in causa ogni attore della vicenda. E se Julia stavolta non rischia la sua incolumità, non di meno sarà chiamata ad un investimento emotivo da sopportare insieme all’ansia per i disturbi di salute della nonna.

      La produzione grafica di un albo di questa portata richiede mesi , se non anni per i progetti meno assidui, e nella generale bontà dei disegni _forse un poco algidi , e senza particolari guizzi nel dare l’inchiostrazione_ si intravvede qualche discrepanza del tratto, che passa da sottile e compiuto a _pari soggetto_ spessore più grasso , magari con linee aperte o spigolose ( Alan Webb in questo senso sembra godere di un trattamento “particolare”), che incidono su sfondi , talvolta deperiti od appoggiati alle “consuete” incisioni geometriche di stipiti, quadri ed arredi. Anche Norma Kendall trova una controparte cinematografica : Matilde Gioli! xD (imho).







      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        KEN PARKER_ La Ballata di Pat O’Shane
        Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
        Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
        Lasciati a loro stessi, col solo conforto di un gruzzolo di contanti da amministrare, i giovanissimi Lukas e Pat ( Patricia, sua sorella…) calano nella rustica Deerlane ( Alaska). Il ragazzo ha l’immediata ed infausta idea di mettersi a bere, ed intavolare una disfida a poker con un barbuto carognoso, già componente di una banda di sanguinari rapinatori ( un altro,suo “compare”, sta subendo nel medesimo villaggio uno spiccio processo che lo porta per “direttissima” al patibolo!). Omissis anti spoiler: l’incrocio di questi avvenimenti faranno incontrare Pat e Ken Parker , tra scintille verbali e slanci di imbarazzato ma sincero affetto, senza convenevoli costretti a riparare nel vicino territorio canadese , uniti dal mutuo interesse ad intercettare lo sciagurato pokerista; che mangia presto la foglia e ricaccia Ken e Pat in guai fatali, se non fosse per l’intervento “autorevole” di un Ranger d’oltreconfine, inteso ad acciuffare proprio la banda di malfattori. Un (ingombrante) alleato di fatto , per KP ma anche per la piccola Pat , sempre pronta a mostrare (/manipolare/millantare) nuove vivaci risorse.

        Dando fondo pure alla sua vena di autore musicale Berardi mette “effettivamente” in rima una “Ballata” che accompagna _come fosse un riassunto _ una storia molto articolata e sorprendente fino all’ultima pagina, scoppiettante d’azione (con accenti di violenza piuttosto crudi) e servita da brillanti dialoghi che pescano senza edulcorare il contesto ma sapendolo declinare con ironia nella discriminazione razziale degli afroamericani piuttosto che nella “nascente” stampa popolare pulp/scandalistica ,che affascina la “piccola donna” dalle maniere assai poco ortodosse Patricia ma non solo ;-). Colpisce anche come la sceneggiatura sappia legare con naturalezza consecutiva alcuni particolari e dettagli concorrenti al compatto, teso _e venato di “giallo”_ finale.
        Ivo Milazzo si sobbarca con evidente abnegazione un albo che richiede la maestosità di scenari naturali in cui far muovere frenetiche fughe e furiose pistolettate,ma anche di posarsi sulla varia umanità che riempie fumosi saloon piuttosto che austere (circa) aule giudiziarie. Da studiare l’inchiostratura : corposa e tuttavia mai meramente coprente ma assolutamente significativa nel creare “atmosfera” e staccare tridimensionalmente l’elaborata composizione delle vignette. Virtualmente un episodio perfetto di “Ken Parker”, dentro una continuità narrativa _ non asfissiante ma presente_ che ci farà ancora ritrovare la “peperina” Pat O’Shane(imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          MISTER NO_ Le Nuove avventure 7. Intrigo a Manaus
          SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
          Urge rettifica : per una madornale svista ho attribuito a Roberto Diso i disegni dell’intero episodio pur nell’evidenza (l’ho pure scritto , sic!) del cambiamento stilistico che volutamente stacca dal “prologo” ( effettivamente quello è suo…) . Come si dice mi scuso con l’interessato e con i miei due (uno?) lettori.

          In questo albo convivono la conclusione delle vicende narrate nel numero precedente e , da pag.40, inizia il propriamente detto “Intrigo a Manaus”.
          Tolto “l’epilogo” (pagg.35_40), di nuovo affidato Roberto Diso (giuro!) le tavole di pagg. 5_34 , come del resto _escluso il prologo _ il num. Precedente sono di Marco Foderà , a suo agio complessivamente con l’enfasi dell’assalto alla prigione (!) da parte del sicario pentito fratello di Mala , che pone , nel “si salvi chi può” generale , termine alle angherie dei tre aguzzini che dirigevano la galera ed avevano persino acchiappato Esse Esse e Mister No ( un primo piano in una vignetta di “A Costo della vita” evidenziava l’arma “impropria che ne giustizierà due su tre. Il Capo delle guardie verrà invece“solo” abbondantemente ripassato dai pugni del Mister…). Ricercate ed estremizzate visualmente le inquadrature , per alimentare un senso di “fuggi fuggi” oltremodo premuroso, come ad “imbufalire” la corsa innanzi agli ostacoli ( i secondini sparano in risposta al fuoco dei liberatori eppoi dei detenuti stessi …)con spinti giochi di fuga prospettica , magari poi “congelata” da inquadrature dall’alto che “congelano” quanto avvenuto ed incidere la parola fine a questo “segmento”. Le pagg.41_98 passano ai testi di Luigi Mignacco (che firmò _oh, mamma mia!_ solo il prologo del cinque , cedendo il resto della sceneggiatura a Maurizio Colombo. Mie scuse bis!)ed ai disegni di Stefano Di Vitto , molto capace nel ravvivare i popolosi quartieri vintage di Manaus come altrettanto le circostanti zone naturali extraurbane, con uno stile più terso nei tratteggi del Foderà. Ma la novità di rilievo sbarca dal cielo aeroportuale, non passando inosservata nel nevralgico passaggio di consegne dei “protettori” criminali della città, cosa che d’altronde aveva convinto l’ex incontrato Boss ( il capo, tra gli altri, del fratello di Mala…)Angelo a favorire la fuga di Esse Esse , Mister No e Jesus e saldare con loro un patto di non belligeranza . E’ sbarcato dunque a Manaus il sempre più ambiguo Ing. (atomico) Cohen , già collega di Jean Reid ( messa a parte del suo arrivo…) e membro della spedizione scortata da Mister No ma uso a equivoche frequentazioni ( lumate da Esse Esse…), e che di nuovo _nei suoi sorvegliati spostamenti_ sembra latore di affari loschi e sodale di compagnie opinabili. Egli stesso però suibisce un “contrattempo” che lascia interdetto chiunque si stava “occupando2 di lui. Un “semi-episodio” dunque dove Mignacco non perde in chiarezza espositiva ma riesce ad imbrigliare le coordinate narrative della serie, facendo leva su un credibile contesto di sospetti incrociati ,che partoriscono verticisticamente un nuovo e misterioso “burattinaio”. Abbastanza per rendere ancora più calda la faida malavitosa di Manaus. Continua (imho).

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            KEN PARKER_ Lassù nel Montana
            Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
            Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Maurizio Marraffa e Vincenzo Monti.
            Neppure il tempo di accamparsi per la notte, occasionalmente nel territorio del Montana , e KP rischia prima di essere falciato da una mandria di cavalli rubati e immediatamente dopo di venir impallinato come sospetto ladro dai legittimi proprietari delle bestie. Accettata la riparazione del malinteso diviene ospite di queste persone e ne conosce le impellenti difficoltà : la loro fattoria è ipotecata e la vendita dei cavalli serviva esattamente a riscattarla; ed il furto _con ogni probabilità_ è avvenuto su commissione : il signorotto azionista della banca creditrice vuole arraffare il ranch con ogni mezzo, compreso (secondo il ragionato sospetto della vedova…)eliminare in un “incidente” il capofamiglia e strozzare di debiti moglie e figlio. Ken si vede obbligato ad intervenire in loro difesa quando due galoppini del banchiere si presentano da loro per dare avvertimenti in stile “mafioso”; ne nasce una colluttazione che avrà una coda vendicativa da parte degli sgherri quando KP cerca di procurarsi un cavallo per ripartire , di fatto presso la “tana” del “lupo “ affarista (sporco e specialista corruttore), sempre deciso a schiacciare chi osa resistergli…

            Con una serie di tratteggi insistiti ed ordinati, linee diligentemente chiuse ed ombre compatte a sottolineare come in estate nel Montana il sole batta duro, i disegnatori danno idea di aver ben studiato le pose e le inquadrature del cinema “Spaghetti” Western , pronti a riprodurre le acrobazie dei “cascatori” e la lunga teoria di “pistolettate” che puntellano questa storia _ giocata su ben pensati agguati e astute fughe_ che ha il nerbo ed il sapore di un film. In cui non mancano i “caratteristi”: il cattivone benvestito e finto cordiale; il vecchio Fattore macchietta ma dignitoso nei momenti più bui ed il delfino di casa che morde il freno del suo giovanile ardore, fino alla fiera ed intelligente Vedova, che non le manda a dire per difendere il suo. C’è dunque da ammazzare e da trovare un “Giudice in Montana”per mettere le cose a punto e naturalmente …Kenneth Parker nel posto sbagliato al momento giusto :-p (imho).
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              CAPTAIN MARVEL _ 1 Un Nuovo inizio!
              Panini Comics. 32pp., a colori. € 1,00.
              TestI_ Kelly Thompson / Disegni_ Carmen Carnero / Colori_ Tamra Bonvillain.
              Aggrappato al neghittoso motivo che l’albo costa un euro , scopro questa testata da edicola, digiuno d’ogni contiguità/continuità con il complesso (eufemismo) Marvel Universe, che ha scaturito pure questa signora , al secolo Carol Denvers, accreditata di mega super poteri e di rientro dallo spazio (!) ove ha tenuto a bada una ferale minaccia dell’umanità , ed ora torna a bazzicare NYC per un “nuovo inizio” da cui possiamo agganciare le sue avventure supereroistiche. L’antipasto è _senza porre tempo in mezzo_ il contenimento di un Kraken in emersione su Manhattan (!!) , occasione per buone azioni e ricontattare il team degli Avengers , in nome di passate e leali collaborazioni. Da qui , via Tony Stark / Iron Man la Carol testa gli aspetti più “burocratici” del mettersi in mostra come super-eroina ai tempi dei social media , ovvero il rapporto da coltivare coi followers mentre vive le incombenze del suo particolare status , come fare da tutrice ad una squinzia pure lei super od incontrare con reciproco imbarazzo un ex. L’irrompere di un nuovo nemico poi la catapulterà in un “altrove” immagino alternativo e non troppo conflittuale con l’interazione delletorie dei suoi illustri colleghi.

              Specie in abiti “borghesi” la capitana (mi) ricorda Annie January in “The Boys” , senza la scrittura (così) fluida e divertente di Garth Ennis ma un po’ con similiari grattacapi nel dare e mantenere un’immagine pubblica potabile alle “masse”; e a volersi spingere un po’ (tanto) all’estremo confrontandola pure come una Samantha Cristoforetti , verso cui i “maligni” ancora si chiedono quale fosse il suo effettivo ed attivo ruolo in sei mesi e passa di permanenza in orbita spaziale :-p. I colori sembrano”sovraesposti” d’imperante luminosità, che tuttavia non brucia la sicura ed espressiva direzione degli sguardi che l’autrice dei disegni riesce ad infondere in eleganti e slanciate figure (…d’altronde) super fisicate. Appena un pelo tozzi forse , gli autoveicoli (imho).


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                KICK-ASS _ La Nuova /Tipa Libro Tre
                Panini Comics. 152 pp. Cartonato a colori. 19,00€.
                Testi_Steve Niles / Disegni_ Marcelo Frusin / Colori_ Sonny Cho.

                L’aver conquistato il controllo dei traffici malavitosi di Albuquerque segando (letteralmente…) i vertici della criminalità autoctona presenta a Patience Lee/ Kick-Ass un vuoto di potere che mafiosi russi e narcos messicani sono ben decisi a riempire, in un oligopolio da tregua armata. I piani di Patience vanno piuttosto nella direzione di restituire i proventi economici delle sgominate bande criminali alle comunità, in specie religiose, della città, oltre ad eliminare le partite di stupefacenti da lei requisite e gestite con la sua gang, arricchita da quattro toste girls ( ex sfruttate nella preparazione al dettaglio delle dosi…) determinate in tutto a seguire le sue orme . Ma la spina nel fianco di Patience, più dell’inetto marito e di quella, dolce, delle attenzioni un po’ imbranate dell’ex commilitone Coop, rimane il cognato Maurice, uscito dal suo stato di coma e subito pronto a ricattare Kick-Ass ( ne conosce la vera identità avendola malmenata per conto del suo Boss, ora bello che andato) e, ancora sul letto dell’ospedale, a volersi elevare lui stesso come Capo zona, perfino al costo di…
                Ci sta pure un’ulteriore bounty killer donna specialista delle armi da taglio ad alimentare un gineceo che decapita (di nuovo, in senso stretto!)la manovalanza del narcotraffico ed ingaggia furiosi e ginnici duelli ove si sfruttano variegate risorse, coniugando “coreografia” e la necessaria “praticità” di chi si sta giocando l’esclusiva delle piazze dello spaccio . Ed anche se la sceneggiatura ancora si sofferma sulle difficoltà della doppia vita della protagonista, che in panni civili è madre di due bambini, cameriera in un fast food e pure iscritta all’università, risulta un poco difficile sintonizzarsi empaticamente con la “Tipa”, comunque invischiata in una lunghissima catena di omicidi , per tenere “col pugno di ferro” una preminenza nelle attività rovinosamente illecite in quella parte del New Mexico ( qualche riferimento a “Breaking Bad” ci scappa ;-) )dove i timorati magari è meglio non si chiedano da dove vengono certe copiose donazioni caritatevoli. In un arco di episodi anche un poco bruschi talvolta nell’affastellare le varie vicende spicca evidentemente (oltre alla “sorpresa” finale…) il rapporto Patience/Maurice giocato su un filo di minacce e gravi(de) sinistre allusioni , che permea e condiziona una Kick-Ass ben diversa dunque dal “modello” originale.
                Ben calibrati gli accostamenti e le dominanti tonali della colorazione, brillante nel destreggiarsi con l’illuminazione (virtualmente) solare e non di meno con l’artificiale ed in notturna. Dei disegni mi sono piaciuti kolto i forti ritratti ed il piglio espressivo dei vari personaggi afro-americani e la padronanza dinamica di pose votate all’espressione estrema delle fisicità atletiche. Meno certi momenti di raccordo in campo lungo (vedi le esterne dei locali e del traffico) risolti con grasse , poche ed elementari linee pendule più che definitive e strutturate (imho).


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                  VOLT _ Che vita di mecha 2 (St.2) Non Aprite quel negozio
                  Saldapress.66pp., b/n e toni di grigio. 3,30€.
                  Testi e Disegni_ Stefano Conte “The Sparker”.
                  Corredato da contenuti accessori : le ironiche schede sulla tipologia dei clienti di fumetteria più “Strazianti” o con le richieste più assurde ( questa striscia sembra però più “romanzata” del solito…) , ed infine con le “granitiche” avventure dell’ Uomo Pigro alias “The Tired Mask”; un numero che mette in commedia il genere horror , con un soggetto abbastanza avulso _salvo forse il finale all’insegna del “boicottaggio della Fumetteria”, oltre al prologo introdotto da Volt versione nonno _ da linee di continuità narrativa con la serie ; ma in questa novità ha forse il limite d’essere imperniato su una sola idea di sceneggiatura : canzonare la “categoria” degli avventori nerd del negozio con la fissa di presentarsi in anticipo rispetto gli orari di apertura dell’esercizio ( e lamentarsi di trovare…Chiuso) nella snervata speranza di accaparrarsi la rarefatta nuova uscita di un particolare titolo “underground” ( …qui parodia di un noto manga…), perseverando con monomaniacale tormento inflitto ai comessi ( Volt giovane…). Praticamente un’orda di zombie famelici!
                  La “tipica” situazione d’assedio della trama consente a The Sparker di sbizzarrirsi anche nella parte grafica : asciugati i dialoghi le tavole montano di una certa enfasi con vignette larghe, panoramiche , trapezoidali , nella concitazione “chiassosa” degli eventi; lasciando però l’impressione di fondo, appunto, di una storia un po’ fumosa , pretestuosa ed in definitiva piatta , nonostante lo sforzo dell’originalità. Una divagazione, se “necessaria”, non particolarmente memorabile (imho).

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                    JULIA n.ro 7 La Lunga notte di Sheila
                    SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                    Testi_ Giancarlo Berardi e Giuseppe De Nardo / Disegni_ Luigi Siniscalchi.
                    Una bella ragazza afroamericana, Sheila Russel, dopo una per lei non felice serata se ne torna a casa , tagliando per il parco cittadino. Sarà ritrovata uccisa e mutilata in maniera raccapricciante. Il Procuratore Robson , temendo di essere tacciato di lassismo investigativo dalla comunità dei neri , mette la polizia 24h sul caso e si avvale di ogni collaboratore esterno. Julia risponde all’appello, autorizzata perfino a mettere Leo Baxter in nota spese. Con gli agganci e la faccia tosta del biondo investigatore privato,la criminologa può iniziare una verifica sul “campo” del profilo che sta redigendo sull’assassino. Pur non potendo del tutto estraniarsi dal dolore che ha prodotto la tragica fine di Sheila, le balzano agli occhi alcune incongruità comportamentali insolite e contraddittorie rispetto al quadro dei “disturbi” attribuibili all’autore dello scempio omicida. Il primo e naturale sospettato è il reprensibile fidanzato della vittima…
                    La sceneggiatura procede ad ondate, ossia alimenta a scaglioni di nuove notizie (di reato)la demolizione degli incerti alibi del fidanzato “presunto colpevole” , mentre Julia e Leo _ muovendosi a loro rischio e pericolo senza la copertura (o la diffidenza…)generata dall’essere intruppati in una “divisa” ufficiale_ coltivano il tarlo del dubbio guardando anche in altre direzioni. Non si tratterà di tignosa avversione precostituita per le tesi dell’accusa, quanto _per Julia_ rimanere fedeli alle proprie perizie, trovando piuttosto una spiegazione logica alle intrinseche divergenze confrontate tra il delitto “reale” e le basi di studio della criminologia. Magari è il troppo amore di Berardi/ De Nardo per il colpo di teatro che “stroppia” un finale , ad una rilettura piuttosto ardito nella tenuta di verosimiglianza, anche considerato che forse nel 1999 (anno di pubblicazione originaria dell’albo)gli alibi non potevano cadere coi mezzi di riscontro scientifico/genetico sofisticati (?) dei giorni nostri.
                    Trovando quartiere , ai tempi, anche in “Nick Raider” (eppoi in “Dylan Dog”), Siniscalchi affronta il poliziesco realistico trattenendo la superfetazione del segno, con sbavature nella proporzionalità anatomica e nell’ineguale incisività dei ritratti ( abbastanza amene le persone di colore, a cominciare dalla dentatura equina _sic!_ di Emily…), puntando a geometrie elementari e rigide per risolvere panneggi e sfondi, belli inzuppati d’inchiostrazione. Anche questo, nelle sue sue dinamiche generali, un numero “fondativo” della serie sul modus operandi delle investigazioni, che nel loro vasto futuro editoriale magari perderanno la presenza di Robson sul luogo del crimine e forse pure un po’ di puntiglio di Julia nello stilare e difendere conclusioni preliminari (imho).

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                      LOCO CHAVEZ _ Professione : Reporter 1
                      Editoriale Cosmo. 192pp., b/n. 6,90€.
                      Testi_ Carlos Trillo / Disegni_ Horacio Altuna.
                      Cronista un po’ svagato e fanfarone per un importante quotidiano di Buenos Aires, Hugo “Loco” Chavez è adagiato sulla professione più con lo spirito di un compiaciuto flaneur piuttosto che col “sacro fuoco” del corrispondente in prima linea ; ma in fondo è un buon diavolo e rapportarsi con gli altri lo mette in condizione di essere spesso d’aiuto. In particolare con le donne : lui vorrebbe atteggiarsi a sciupa femmine ma di norma finisce sempre a supportarle in maniera disinteressata e quasi del tutto platonica , rimediando giusto gli spunti per qualche pezzo giornalistico “di colore”, utili a sfangarla col ringhioso ed onnipresente capo redattore. In questo primo arco di storie, raggruppate con un filo di continuità (…ma l’ultimo episodio è tronco e rimanda alla seconda uscita, prevista dal 20/02/2020) in cui il personaggio rimane fedele a se stesso _ magari rinfrancato d’imbroccare qualche “scoop” ,un po’ nei temi e nei modi anche della commedia cinematografica (all’)italiana_ , gli autori non sembrano cercare l’affondo polemico o la presa di petto di argomenti divisivi ma piuttosto paiono orientati ad una parodia dei cani da guardia del potere (cit.) edulcorata e quasi farsesca, inquadrata da e verso una borghesia medio-alta ed intellettualoide , ben radicata negli usi e specie nei costumi/consumi anni ’70 e non propensa apertamente ad esercitare una critica dell’assetto politico contemporaneo argentino, forse da dettato editoriale stabilito con gli autori. D’altronde il fumetto esce “ironicamente”, nel 1975, proprio su un giornale quotidiano , il “Clarin” destinato quindi ad un pubblico generalista e non necessariamente particolarmente interessato alla nona arte. Qui si può congetturare su quanto la qualità di stampa ( economica e bassa, immagino, nel periodo…)abbia influito sulla qualità esecutiva del disegnatore , piuttosto pesante nel ripasso delineante o riempitivo delle chine, integrate di retinature. Mai compromessa peraltro la capacità magistrale di Altuna di pennellare le ombre mantenendo profondità e tridimensionalità in vignette di grande suggestione compositiva. Ma piuttosto le pose chapliniane quasi clownesche e scalmanate del “Loquito” impongono tagli stretti , ritmati e reiterati , comunque accompagnati dalla certosina cura nel particolareggiare gli sfondi , brillando nel gusto per i ritratti quasi caricaturali ma di nuovo attenti a caratteristiche pettinature ed alle fogge degli accessori seventies (imho).

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                        IL COMMISSARIO RICCIARDI Magazine 2019
                        SBE. 176pp., b/n. 7,50€.
                        Come nell’edizione del 2018, però col prezzo lievitato di 60 cent. , Maurizio De Giovanni ci regala diversi aneddoti sulla stesura dei suoi libri e firma il soggetto di quattro storie a fumetti ( più l’estratto de “I Bastardi di Pizzofalcone” , sempre in bianco e nero) , che talvolta anticipano ,costeggiano od intersecano temporalmente quelle (lunghe) già pubblicate ne “Le Stagioni del Commissario Ricciardi”. Anche in mancanza della intrigante disciplina di un intreccio giallo investigativo di peso, i racconti agguantano il lettore con la partecipata attenzione umanistica alle sorti , infine solitamente amare, dei protagonisti , dolenti con ( e talvolta per…) il Commissario ; di suo già latore di mestizia causa il “dono” soprannaturale di recepire “l’impronta psichica dei morti ammazzati” ( ovvero “vede” gli spettri dei morti , la loro ultima espressione e le loro ultime parole, in loop, abbandonando disgraziatamente la vita terrena). Non viene meno una certa comprensione per chi ha sbagliato poiché, nel pur occhiuto autoritarismo fascista la giustizia “formale” spesso cozza e pecca in difetto con quella “sostanziale” , fermo restando la povertà diffusa e la distanza tra le classi sociali nella Napoli inizio anni ’30. Sceneggiatori e disegnatori si sono già misurati su “Ricciardi…”, direi tutti con buoni riscontri nell’impegno di rendere il capoluogo partenopeo sotto molteplici e dettagliati aspetti e di far “recitare” i personaggi , con a disposizione la ricchezza della “lingua” napoletana ma pure anche solo l’intensità di uno sguardo ardente. Sempre, il “super-potere” che M. De Giovanni ha inflitto a Ricciardi è piuttosto una sfida lanciata al lettore per scovarei rei, solitamente ricavabili da intuizioni logiche e conseguenti , a cui arriva il pubblico ufficiale della Regia Questura campana…
                        1. “I Vivi e i morti”. Testi _ Sergio Brancato / Disegni_ Daniele Bigliardo.Un po’ il debutto di Luigi Alfredo Ricciardi, Qui col titolo di “Delegato” ed insoliti, per lui, baffetti, chiamato a trovare il nesso che lega l’uccisione di un prete, un guappo e la tenutaria di una casa chiusa. Congeniale al realismo espressivo il segno di Bigliardo , tornato alla ortodossia _si fa per dire_ dopo gli esperimenti su “Dylan Dog”.
                        2. “Quando si dice il destino “. Testi_ Claudio Falco / Disegni_ Lucilla Stellato. Sempre gentile , modulato e lieve il tocco della disegnatrice, invero allergica alle chine sature , per le note malinconiche di una parabola laica che vede la giovane vedova di un povero marinaio ancora struggersi per il suo uomo ed una signora che invece ha troncato lo spento e lungo matrimonio che la legava…
                        3. “L’Ultimo passo di Tango”. Testi_ Paolo Teracciano / Disegni_ Alessandro Nespolino. Disegni ben centrati sull’alto bordo sfarzoso della società dell’epoca , per un episodio che racconta cosa capitava a Livia (in) Vezzi, prima di incontrare R. e come vive la sua vita in attesa di un riscontro passionale del Commissario.
                        4. “Mammarella”. Testi_ Claudio Falco / Disegni_ Luigi Siniscalchi. Un delitto nella stanza chiusa (letteralmente) : chi ha ucciso barbaramente Gilda, una delle meretrici più belle di Napoli? Sinis. , retini e ghirigori è sempre lui : prendere o lasciare (imho).


                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          JULIA n.ro 257 Giustizia privata
                          SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                          Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Antonio Marinetti.
                          Nuovo episodio che interroga e drammatizza l’attualità, volgendo lo sguardo alle vicissitudini comuni _anche nel senso di interconnesse_ delle fasce di popolazione socialmente medio-basse , (e) per come reagiscono individualmente od in base al nucleo familiare ed al “clan” in cui trovano un residuo di solidarietà collettiva sebbene non laica ( nel “branco” vengono riconosciute gerarchie preminenti…)alle intemperie “oggettive” che gli riserva la vita, oggi, nelle società (post) industrializzate occidentali. Così un non più giovane signore solo ha i soldi contati per la spesa, mentre una brava ragazza sedicenne, abitante nel suo palazzo, già deve cercare lavoro per tirare avanti, goffamente corteggiata da un coetaneo che sta dentro un giro di amicizie di ragazzotti perdigiorno ma con la fissa di tirare su la grana e godersela. Intanto pure Emily Jones è non poco abbattuta : con un avviso di sfratto deve cercare un altro alloggio , poco dispendioso d’affitto ma grande da poter ospitare la sua numerosa prole. Julia si presta ben volentieri ad accompagnarla per agenzie immobiliari, almeno finché la ragazza di sedici anni denuncia tragicamente un ulteriore scatto nel degrado. Qualcuno chiamerà/cercherà una riparazione, ancora una volta senza chiamare in causa “Le Istituzioni” che d’altronde di norma sorvolano sulle sue esigenze.

                          Gli attori della vicenda sotto altre spoglie tornano ad affacciarsi con una certa frequenza nella serie, peritata ad osservare “il reale”, senza smussarne gli spigoli ma tentando pure di mettere in prospettiva comportamenti estremi che, seppur concepibili, se messi in atto dilanierebbero fuori misura i pur censurabili ( senza se e senza ma in caso di particolari crimini…). L’atto punitivo si risolve in non molte pagine , anche grazie ad un grossolano errore del reo : pazienza.
                          Mi ha perfino entusiasmato Marinetti in altre prove, ma qui l’ho trovato piuttosto fuori forma. Scontata la prassi invadente ed un po’ indigesta di importare foto dal vero ed elaborarle (quasi) come fossero create con gli strumenti da disegno ed a completamento di elementi già inseriti “manualmente” nella vignetta per un risultato finale composito, si avverte una certa piatta svogliatezza nel risolvere gli sfondi, unita ad una caducità gommosa e smorfiosa di molti ritratti : non si guarda neppure Julia (!), che pare invecchiata di botto coi “colpi di sole” ai capelli. Sic! (imho).
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                            MISTER NO_ Le Nuove avventure 8. I Pirati dell'aria
                            SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                            Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Stefano Di Vitto ( pagg. 5_ 84) e Massimo Cipriani ( pagg. 85_98).
                            Calati dai tetti, Esse Esse, Jesus e Mister No compiono una sortita serale nell'ufficio commerciale in cui è stato visto entrare l'Ing. Cohen ( vedi Mr. No 7) prima di essere prelevato da (…), per farsi un'idea della situazione , non dipendendo esclusivamente dalle informazioni che arrivano loro dallo scomodo “alleato” gangster Patrao Angelo di Manaus. Ne ricavano che la pista della miniera di uranio amazzonica è ancora calda in tutti i sensi : è in partenza un aereo cargo con del materiale per riavviarla. Jerry Drake, il suo socio tedesco e l'amico Indio s'ingegnano a sabotarlo , di nuovo con l'aiuto degli uomini di Angelo e la complicità spalleggiante di molta povera gente che tira avanti intorno alla zona portuale della città; a cui peraltro ritornano per cercare nuove “dritte” su Cohen , al costo di attirare la vendicativa attenzione dei padroni criminali insediati sulla piazza


                            Il buon Mignacco attenua il rischio della decompressione narrativa di un soggetto di (mini)serie incardinato su pochi e ripetuti elementi di scopo, sviscerati non senza una certa verbosità (tipici i passaggi dove i protagonisti si ritrovano in un posto riservato per fare il punto della situazione...), offrendo colpi di scena perfino brutali nella mancanza di antefatti che invece di norma affiorano col contributo facilitante e caratteristico di alcuni aiutanti che assistono Mister No & co., giustamente non dotati di ubiquità ma pronti a caricare come tori, previo “piano organizzato” il da farsi di ingiustizie e scelleratezze. In questo episodio sembra svelarsi peraltro l'identità del principale villain “Yanqui” (?), che già possiamo temere insidierà con l'inganno Jean Reid, qui defilata ma sempre nel cuore del mister.
                            Non passa inosservato il cambio di disegnatore nella parte finale dell'albo, davvero suggestiva nel coprire una movimentata ambientazione notturna; e senza togliere meriti al Di Vitto che si spreme sulle ingombre parti dei quartieri popolari di Manaus come sulla foresta , fitta quanto attraversata da mezzi di terra ed aria gustosamente , per noi, vintage (imho).
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                              Samuel Stern 3. Legione
                              Bugs Comics. , 98pp., b/n . 3,50€.
                              Testi_ Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro / Disegni_ Marco Perugini.
                              Gli autori di questa serie sembrano avere in carico l'impegno _ piuttosto sentito ed onesto_ di contemplare e diffondere il loro interesse specifico per la demonologia, la teologia, la psicanalisi ed argomenti affini, con un taglio divulgativo non superficiale o privo di addentellati teorici culturalmente solidi, sorvegliando una scrittura che sa dosare/gestire momenti di alleggerimento, parti introspettive che delineano la personalità ed i trascorsi di S. S.ed una ricerca della spettacolarizzazione di eventi inconsueti / inconsulti senza, possibilmente, scadere nella baracconata tronfia ed involontariamente ridicola. Ci stanno discretamente riuscendo , anche a mezzo di citazioni ferrate e non invasive ed a testi che si lasciano leggere seppur con qualche lungaggine nozionistica e da “spiegone”. In questa terza uscita si sedimentano alcune caratteristiche operative del protagonista ma si allarga il campo di definizione intenzionale dei demoni, e se vogliamo “una” loro ragione filosofica, intendendoli come promanazione del sentire umano, barcamenandoli peraltro come da sacre scritture (Nuovo Testamento), in un mix conoscitivo che colloca di nuovo Stern tra un Dylan Dog ed un Harlan Draka ( Dampyr). E forse serviva ubn segno grafico maggiormente evocativo di quello prestato dal Perugini, al minimo sindacale dello sbatti nel compendio degli sfondi e nello studio (...parolona) delle ombreggiature. Penso di sapere a quali autori si rifà lo stile di disegno ma mi taccio dovendo ricavarne qui la deriva “trash”,forse dovuta a contingenze stringenti, leggi : l'editore non paga abbastanza le tavole che of course tirano via di linee aguzze e perentorie, grasse pennellate di china e smottamenti del segno che fanno apparire talune (non poche diciamo) illustrazioni alla stregua ed effetto di statue di cera squagliate dal sole,lasciando a desiderare nella tenuta delle proporzioni e nella comprensibilità del tutto, specie abbracciando dimensioni fantascientifiche , nel senso del rimando degli autori ad interrogativi “estremi”affrontati in chiave religiosa quanto scientista un po' cheap (imho).
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                                LE AVVENTURE DI SUPERMAN n.02
                                Planeta De Agostini . 96pp., a colori . 1,95 € (in bundle col fascicolo 1).
                                Testi_ John Byrne / Disegni_ John Byrne (matite) e Dick Giordano (chine) / Colori_ Tom Ziuko.
                                L'albo contiene la quinta e sesta parte ( di sei)della mini-serie “Man of Steel” più altre due storie dei medesimi autori , in parziale continuità di comprimari ed avversari , peraltro lasciati “in sospeso”nei rispettivi archi della narrazione seriale. In maniera un po' pedestre nei soggetti e piuttosto risibile negli pseudo-tecnicismi scientifici che adornano i cogitabondi e fluviali testi ( qua e là è sospettabile qualche incertezza nella traduzione italiana...), facili all'introspezione come scusa per formare l'auto-coscienza di Kal-El e spiegare e ribattere a puntino ogni benedetto passaggio della trama . Che comprende quei soggetti “essenziali” visti _ e ripeto, per fortuna un po' meglio_ negli episodi cinematografici : Superman interconnesso con la sua natura aliena ( ma fiero, nel fumetto , di essersi determinato come americano/repubblicano); Superman che patisce la sua vulnerabilità alla kryptonite ed ancora l'uomo d'acciaio alle prese con un alter ego /sdoppiamento in versione “cattiva”; con infine una puntata alle origini terrestri di Smallville , a rinfrancare il rapporto con gli attempati genitori adottivi e la mai dimenticabile Lana Lang (benché, sempre nel comic, faccia un punto ”d'onore” cercare di bombarsi Lois Lane nei panni di Clark Kent...), sempre nel quadro di affermare le radici statunitensi e contemporaneamente far partire la svolta di sceneggiatura sullo scoprire chi si è imbertato l'astronave “uovo” che lo sparò da piccino ai lidi terrestri. Inevitabile perdinci tornare all'infido Lex Luthor , che perde il pelo (rosso, dei capelli residui) ma non certo il vizio di intrigare a nuocere , grazie all'arroganza dispotica del suo patrimonio.


                                E' roba degli anni '80 e questo paga, negativamente , nel piattume della colorazione, qui particolarmente allergica alle sfumature e poco _ come dire_ fantasiosa nel variare le tinte in gioco nella stessa vignetta , fino ad avviluppare i disegni di una dominante chiara che arriva a bruciare le bordature del segno, ovviamente supereroistico ma che non sfugge a semplificazioni facili a scadere nella involontaria semi-caricatura, specie nella caratterizzazione dei “Cattivi”, ma pure con un Kent abbastanza versione “gorilla”. Nell'ultimo episodio S. è affiancato da i Nuovi Titani , squadra di giovani supereroi : bravi quaglioni pure con dentro un ragazzo muto ed un afroamericano; sempre per dire di non menarla troppo con le minoranze neglette e di mettersi sotto a lavorare ché gli USA offrono le meglio opportunità ai volenterosi.Scat-ta-re!(imho).
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