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    IL CONFINE 2. Sotto l'arco spezzato

    SBE. 80pp. Cartonato a colori. 16,00€.

    Testi_ Giovanni Masi e Mauro Uzzeo / Disegni_ Bruno Cannucciari / Colori_ Alessia Pastorello.

    Nel passo ambizioso ed oneroso , anche per chi acquista e legge, di ventiquattro volumi in uscita bimestrale, in una confezione editoriale di pregio destinata ad ora alle librerie e che alle tavole del fumetto abbina ed aggiunge note testuali , stralci di sceneggiatura , prove e studi di lavorazione delle tavole oltre ad un irregolare mosaico di vignette che in due facciate riassumono la trama del primo ed anticipano cose del terzo episodio, questo numero due soffre di una forse inevitabile decompressione dello storytelling. Di sponda alle temperanze dei loro interlocutori poù o meno istituzionali si ri-puntella la eccentrica personalità dei due protagonisti e li si costringe ad interagire con il classico testimone chiave ma inattendibile (...in quanto ,parrebbe, fulminato di cervello), che naturalmente comunica in maniera criptica ed apparentemente insensata. Intanto scopriamo che non sono immuni da “stranezze” pure i giovani studenti non coinvolti nella gita fatale (?); qualcosa di più del vegliardo paraplegico infido e riccone (vedi Il Confine1)e di come la “libera stampa”martella l'esasperante complessità di una indagine che sconta la iattura burocratica di svolgersi a cavallo dei...Confini sovrani di Italia e Francia e di avere due “chiaccherati” consulenti investigativi , Laura Denti ed Antoine Jacob ossessi e strambi al limite della divinazione. Lui poi ha una “esperienza” in (alta)montagna oltre il limite del dato razionale con...




    Ostico seguire a fumetti, dato comunque atto anche alla colorista dello sforzo per non equivocare i piani della rappresentazione grafica , quello che pare piuttosto un F/X da telefilm ( media che peraltro “Il Confine” non ha mai nascosto di aspirare; oltre che fonte d'ispirazione del comic stesso...)intento a spostare il soggetto nei territori del fantascientifico appunto a là “Lost” ed affini. Purtroppo oserei dire, il disegnatore non frena un segno forse più adatto al genere satirico ed umoristico e gli escono perciò delle maschere un po' sgraziate , grottesche e “stortarelle”, con delle linee aggiunte quando piuttosto dovrebbero essere in levare. Sfondi dettagliati il giusto, però in interni tradiscono un che _ di nuovo _ di teatro di posa (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      VOLT_ Che Vita di Mecha St.2 Ep.3 Animali sci-fi e come domarli
      Saldapress. 64pp., b/n e toni di grigio.3,30€.
      Testi e Disegni_ Stefano “The Sparker” Conte.
      Con l'aggiunta delle strisce , sempre simpatiche, di “Tired Mask” e “Che Vita di Mecha”, queste ultime desunte da aneddoti “vissuti” al banco di fumetterie ed edicole e carto-librerie . Quasi a bilanciare (chissà...) l'episodio precedente, la storia di questo numero risulta parecchio più strutturata negli spunti ed articolata nella catena dei dialoghi , che al solito uniscono un'ironia complice del lettore nel citazionismo e libera situazioni comiche con gag visive molto dinamiche ed esasperate. In due tronconi complementari la sceneggiatura si riallaccia dunque alla tipica diatriba Volt giovane e Mamma autorevole secondo l'immaginifica investitura a Lei data a partire in special modo dal termine della prima serie (o St.1)e la contestualizza in un “affare domestico” ( vedi il titolo ;-) ) che chiama in causa almeno due icone del cinema e dei cartoon , quelli dei “Robottoni”peraltro usciti nello stesso periodo. Inoltre “The Sparker” non fa mancare una minaccia esterna che imbecca di sentenziosità fondamentalista contro la cultura ( e relativi cultori...) del fumetto in quanto tale. L'effetto anche qui risulta certamente ironico , con una punta di riflessione su posizioni che guastano ogni ragionevolezza se intinte nel fanatismo pregiudizialmente vieto.


      Eccetto le poche occasioni dove sono espressione rappresentativa stessa delle battute del testo gli sfondi a 'sto giro marcano visita e lasciano le vignette _ spesso scontornate_ all'abilità grafica dell'autore di infondere un'intonazione “recitante” a personaggi dalle fogge artificiali e “giocattolose”. Alla peggio si rischia di fare un “teatrino” con i pupazzi da prima infanzia, ma si plaude vol
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        ALAN FORD Original 608 Cinema,cinema

        1000Voltemeglio Publishing. 128pp., b/n. 4,00€.

        Testi_ Max Bunker / Disegni_ Dario Perucca.

        Mpf! Stuzzicato dal titolo mi sono lasciato tentare da questo albo , per una sporadica ri-frequentazione di un fumetto che _ come per molti _ fu, ai bei tempi, un passo “obbligato” nella “educazione” e nell'avvicinamento alla nona arte di pluri generazioni di affezionati lettori . Ma piuttosto e anzichèno l'ho trovato scaduto parecchio. Peraltro, non sapevo, la storia scorrerà a concludersi sul prossimo 609 e dunque concediamogli il dubbio che sarà infine meno squinternata di come pare qui (sic!), ovvero punitivamente raffazzonata e con poco mordente nel servire i personaggi. Neanche con un lettering accattivante (al contrario insomma...) , i dialoghi ristagnano in un piattume notarile che depotenzia del tutto o quasi ( giusto qualche “fiammella”in qualche cartello, od un rari scambi di battute ruspanti...)il fasto lessicale che c'innamorò di Alan. Lui poi ,è ridotto a zerbinaggio della moglie, una discreta str... imposta tanto sui comprimari ( alcuni , par di capire, riciclati da episodi precedenti...) quanto su quello che resta del Gruppo T.N.T, boccheggiante per avere un ruolo in commedia . Il soggetto procede a strappi ed in sé sarebbe riassumibile nel Numero Uno impiegato come interprete di un film ad Hollywood, quindi si subordina in disgressioni in cui entrano la politica e l'attualità , solo parzialmente inerenti ( con la “solita” figura del produttore che provina in forma sessuale ed inappropriata le aspiranti attrici...) . Il tutto è abbastanza stracco e spesso si limita a preannunciare eventi che andranno (forse) a verificarsi, lasciando un retrogusto di rassegnazione per personaggi iconici ora apparenti senza nerbo e strategicamente in balia di persone e cose di cui hanno meno controllo, paradossalmente, di quando Alan , Bob , Grunf e gli altri campavano in”epiche” ristrettezze e senza donne fisse...

        Dei disegni si può dare atto dell'applicazione nel rendere la profondità prospettica e di aver elaborato sfondi curati...Ma anche qui si fatica ad entrare nel mood di ritratti scialbi (Alan Ford!), fin troppo marcati di stridore facciale (le donne...) o caricaturati da sembrare finti prima che grotteschi ( vedi il produttore cinematografica). Rimandato a ...Marzo 2020, con propensione alla bocciatura (imho).
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          NAPOLEONE
          Rizzoli-Lizard. 304pp., b/n. 18,50€.
          Testi e Disegni_ Paolo Bacilieri.
          Su licenza di Sergio Bonelli Editore, un volume che raccoglie tre storie del personaggio creato da Carlo Ambrosini ,affidato a Paolo Bacilieri in veste di autore completo e corredato da una informale conversazione dei due artisti, introdotta e moderata da Franco Busatta.


          Dunque PB, che dimostra di aver “capito” ed introiettato bene il personaggio, viaggiando sempre più sicuro nei territori del giallo brillante , corroborato ed impratichito sia dei meccanismi della narrazione sia dei comprimari più o meno fissi di “Napoleone”, fino (nell'ultimo episodio, di lavori a partire dall'inizio di questo secolo) a non sottrarsi alla visceralità psicanalitica , immaginifica , archetipa (cit.) e metaforica che fecero di questo fumetto un “unicum” nel panorama della produzione pur seriale e popolare da edicola. Come del resto risulta immediata la riconoscibilità grafica del segno autoriale, al tempo lambiccato da una cornucopia di intessiture a tratteggio e di cura(anche) alle minutaglie, pur avendo alla bisogna una vena comica nel dominare la dinamicità posturale che rimanda ad un Paz (Andrea Pazienza), e col gusto citazionista del rimando cine-televisivo di casa in Bonelli. Validi di conseguenza intreccio e dialoghi, mai involuti in eccessi cervellotici o fumosamente lasciati in sospeso. Certamente “Napoleone” fu tra le prime creature Bonelliane a prendersi le sue libertà dalla tipica gabbia a tre fasce e Bacilieri non è da meno nell'eccedere e spaziare, con profitto , dalla consuetudine.
          In “Quando muoiono le balene”, dei Capodogli spiaggiati in Nuova Zelanda rimandano ad una preziosa statua propiziatoria sottratta all'”equilibrio” oceanico degli antipodi per finire nella vetrina di un antiquario ,amico di N. ed in crisi di liquidità : non il solo od il più acconcio ( in questi episodi scalano sempre diversi protagonisti attorno ad un preciso obbiettivo...) a bramare il valore (non solo pecuniario) della scultura.
          Gli Alieni sono tra noi” racconta invece delle ambigue paranoie di un ospite dell'Hotel Astrid di Napoleone, che soffre letteralmente di un malessere fisico afferente , si arriverà a scoprire, in qualche modo allo stesso atto di compravendita dell'albergo.
          Ne “Il Labirinto” Napoleone ospita una paradossale comitiva di “cosplayers” di investigatori ed inquirenti di famose fiction e serie letterarie , ma in giro per Ginevra amici e conoscenti di N. si ingannano avendo a che fare con un suo ...Sosia!
          Si lascia leggere ben volentieri (imho).


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            SENTINELLE D’INVERNO
            Bao Publishing. 168 pp. Cartonato a colori. 19,00€.
            Testi_ Brian K. Vaughan / Disegni_ Steve Skroce / Colori_ Matt Hollingsworth.
            Storia completa; in sei scattanti capitoli , di genere bellico fantascientifico e futuribile _ un secolo avanti i giorni nostri_, con una piega apocalittica che comunque trattiene le più raffinate tecnologie, create e piegate all’uso militare, per uno scenario di guerra che coinvolge(rà) il nord America, ancorché gli Usa invadono il Canada (!). Gli americani, oggetto di attacchi terroristici (…che al solito scatenano le più svariate tesi complottiste), oltre ad occupare il Paese confinante gli sottrae le riserve idriche (!!) per riversarle sui propri territori, minati dall’inquinamento e dall’endemica conseguente siccità.

            Il primo terrificante bombardamento aereo sistematico sulle città canadesi , lascerà due piccoli orfani , Amber e Tommy Roos , il primo nucleo di protagonisti di “Sentinelle d’inverno”, costretti a crescere da fuggiaschi nelle remote e fredde della loro nazione, mentre i soldati nemici cercano ogni scusa per internare civili (quelli sopravvissuti nonostante tutto…)ostili o “collaborazionisti” di una rete di squadre “partigiane” che si è formata perlopiù sottraendo armamenti stelle e strisce. Ed è così che Amber ( diventata una signorina a là Jennifer Lawrence…) viene trovata e con ragionevole diffidenza da una di queste. La contingenza di situazioni spinose li costringerà a prendere parte ad un’impari battaglia dove…

            C’è un po’ di “Gundam” ( i grandi macchinari semoventi, altra passione fissa dell’immaginario dello scrittore…) ed un po’ di “Guerre Stellari” ( nelle dinamiche d’ingaggio dei personaggi…), ma con un profilo “social” che rende la galassia dello scontro “vicina vicina”, ovattata nella neve canadese che sì, fa risaltare il sangue” spettacolarmente” versato (secondo la regola intrinseca di decimazione progressiva degli attori della vicenda illustrata…)ma pure copre/omette _ forse per limiti di foliazione concessa?_ alcuni aspetti crudi della War; e pure la carestia negli Stati Uniti pare risolversi in una vignetta di sguincio, che non tradisce l’imposizione di colori morbidamente pastellati.
            L’autore dei testi, più sperimentato su serie lunghe, sembra voler lasciare un messaggio ecumenico, che la Guerra non è mai un buon affare, confondendo spesso e volentieri torti e ragioni creando martiri ad oltranza che non stanno nel “giusto” ma compartecipano ad ulteriore follia… Dove la morte non è un lieto fine e piuttosto non andava attentata la già comunque complicata serenità delle famiglie. Una mole di problematiche condensate col “gusto” chiassoso delle esplosioni, dello sferragliare dei Mecha e di protagonisti che fanno emergere la (loro) persona al netto di divise e competenze a disposizione dello scontro di inciviltà. Frasi smozzicate e termini specifici ( con la particolarità che le parti linguistiche anglofone sono tradotte in italiano, mentre quelle francofone sono lasciate in originale…) in “politichese” rimandano ad “Ex-Machina”, come pure Tony Harris sembra di qualche riferimento grafico per personaggi dalla fisicità androgina e grande attenzione ad uno sviluppo espressivo specialmente demandato alla protuberanza delle labbra. La dovuta geometria invece dei mezzi robotizzati e l’abbigliamento “tecnico” da combattimento non levano completamente una “sensazione” di rigidità inorganica e plasticosità da giocattolo, da action figures ben rifinite (imho).
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              Nota : non ho trovato la cover ;-) .
              MARTIN HEL _ La Ragazza di mezzanotte
              Eura Editoriale. 96pp., b/n. 2,20€ ( prezzato in lire 4.000).
              Testi_ Robin Wood / Disegni_ Angel Fernandez.
              Numero sciolto di “Martin Hel” , ricevuto in regalo con l’ordine d’ altri fumetti. Si tratta di un bonellide bimestrale , qui datato Gen. 2001, con protagonista un avventuriero playboy addentro l’occultismo, con le cicisbee fattezze di un Ron Moss (“Beautiful”)dalla mora chioma folta ed in piega da far invidia a Sophia Loren (sic!) e col piglio”easy” e civettuolo di chi la sa lunghissima ma “senza prendersi troppo sul serio”, giacché donne e guai gli cascano in grembo senza andarli a cercare , magari per le cento sterline (;-) ) di un’onesta pagnotta. Wood tiene alla chiarezza ed affabula con pignoleria (traduzione : è verboso e didascalico), cosicché di dove si andrà a parare si capisce presto; meno il come MH imbrocchi puntualmente l’evolversi di una faccenda dai contorni esoterici ma col prosaico pericolo di essere “parcheggiato” da Mafie a motivo di interessi assolutamente terreni e volgarmente contabili.
              Anche un sosia di Klaus Kinsky nei disegni, che sembrano guardare a un John Buscema per dei faccioni che saturano le vignette a discapito dello sfondo; e qualcosa di un Luigi Piccartto.
              Cenni di trama: nel mare gelato di un qualche grande Nord, un battello è in ambasce e l’equipaggio ne attende uno sostitutivo su cui trasbordare un prezioso carico di …Giovani donne, schiavizzate in qualche tratta. La successiva dipartita di qualcuno tra i turpi marinai della chiatta e un boss della mala co-intestatario dei loschi traffici scatena una ridda di ipotesi nelle irritate famiglie Mafiose che si spartiscono il business , non mancando di una reciproca diffidenza , e per vederci più chiaro decidono di (…). Un primo approccio alla testata che non mi ha detta/dato granché (imho).





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                DAMPYR [239] Il Condottiero di Calabria
                SBE. 96pp., b/n . 3,90€.
                Testi_ Claudio Falco / Disegni_ Francesco De Stena.
                A Civita, in Calabria , per antico insediamento (r)esiste una comunità dalle sentite origini albanesi , gli Arbereshe, che godono della benevolenza protettiva di un Maestro della Notte loro conterraneo e variamente declinato nella memoria collettiva dei mortali ( Egli vive da svariati secoli, servito da un fedele luogotenente ). Ai nostri giorni sono gli affari sporchi della ndrangheta a tormentare gli italo-albanesi della Calabria, ed il Maestro li combatte ricacciando avvertimenti alla maniera inequivocabilmente mafiosa, facendo abbastanza “rumore” da irritare il Boss che, tramite i suoi sgherri avanza pretese su Civita , ma anche mettendo in allarme allertato Caleb Lost e di conseguenza Harlan Draka, che parte in ricognizione in Italia con la solita copertura di intellettuale accademico. Ben presto l'arcivampiro ed il suo servo ne fiutano la presenza ma...


                Per molti versi un episodio narrativamente tipicamente impostato : l'antefatto storico; l'abboccamento odierno col Maestro; figure locali con cui il Dampyr entra in confidenza; schermaglia iniziale non risolutiva; riorganizzazione delle forze ed affondo definitivo; conclusione. L'offerta _ anche grafica_ di un approfondimento culturale di un lembo territoriale italiano fortemente caratteristico ( vedi i riporti del dialetto e del folklore locale) ed un gentlemen agreement col “nemico”, per una volta discriminante nei confronti degli umani-preda o vampirizzati-schiavizzati . Insomma rivolge i suoi “metodi”contro gente (mafiosi...)che merita i peggio castighi facendosi invece beffe della Legge ed Harlan _ infine spalleggiato anche da Tesla e Kurjak _ diciamo che lascia fare, infine persuaso della coerenza del suo avversario.
                Esordiente sulla testata De Stena sa dare espressione, con sinistra efficacia, alle manifestazioni horror più truculente ( nell'ambito di una sceneggiatura che sparge come dato acquisito svariate dimostrazioni dei “superpoteri” delle forze , soprannaturali, in campo), ma paradossalmente appare un po' imballato nel rendere alcune complessioni, che appaiono sghembe ed attorcigliate dentro panneggi fin troppo spiegazzati e “volatili”. Suggestivi i totali paesaggistici (ringrazierà la Pro Loco) , rustici e levigati anche negli interni, attentamente arredati. Attenendosi alla gabbia bonelliana il disegnatore , al massimo lavorando su vignette doppie riesce a trasmettere scene corpose e tridimensionali , con rare cadute di definizione nei campi lunghi (imho).
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                  BUDDY LONGWAY_ Prime cacce / Demone bianco
                  RW Edizioni. 96pp., b/n. 2,90€.
                  Testi e Disegni_ Derib.
                  Fumetto western avventuroso (in formato 16x21, decolorato), con accenni sciamanici , preso occasionalmente per la curiosità di una certa affinità di superficie con “Ken Parker”. Le tavole sono segnate 1979-80, ed un certo ottimismo fiducioso e pacificato di fondo può essere associato a coevi telefilm americani di genere , spingendo comunque ed anche in maniera cruenta sulla considerazione dei nativi. D'altronde BL è sposato ad un'indiana _ lui biondo e decisamente “viso pallido”_ che gli ha dato un figlio adolescente ed una ragazzina : una prole vivace che dà i suoi grattacapi al capofamiglia che, per quanto “adattato” a fare il coltivatore diretto mantiene lo spirito e l'indole del Trapper, condividendo le sue escursioni oramai ventennali con un collega e sodale pellerossa. La giovanile irrequietezza dei figli gli offre d'altronde l'occasione di confrontarla specularmente coi ricordi di se stesso alla stessa fascia d'età e questo è il canovaccio del primo episodio . Ed anche nel secondo una vicissitudine di Buddy combacia con un'esperienza “formativa” che il suo primogenito vorrà/dovrà affrontare da solo. Due soggetti essenziali, scorrevoli, dialogati sobriamente senza uso di ridondanze verbali, illustrati graficamente con una gestione della gabbia molto eterogenea , con vignette di tutte le fogge, scontornate od anche con close -up insertati. Tiene la barra sul realistico , anche se la sottolineatura di un aneddoto del passato di B. vira sul caricaturale a là Cavazzano. Altrimenti, per i miei opinabilissimi gusti, appare fin troppo piluccato nei tratteggi senza perdere _ pur mantenendo un'opportuna intonazione espressiva_ qualche tratto di rigida sommarietà , vedi capigliature e parti inferiori dei volti. Direi nel complesso non entusiasmante,ma passabile (imho)
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                    DAVID MURPHY 911 #05
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                    Testi_ Roberto Recchioni e Dario Sicchio / Disegni_ Pierluigi Menotti / Colori_ Mattia Iacono.

                    E niente, David Murphy , infiltrato sotto ricatto da “ I Servizi Segreti, mica quei campagnoli della CIA”(…qualsiasi cosa significhi) nello Studio Ovale, pistola in pugno deve fare secco The Donald (!),preso per la gola ( nel senso che si era appena concesso un generoso spuntino notturno) : ci riuscirà? (chi ha detto “magari”?!).
                    In poche pagine gli autori si consentono (od obbligano)qualche ellisse tranciante nella trama, giusto per disimpegnare ( temporaneamente, non sia mai che…)DM da situazioni senza uscita appena in tempo per scaraventarlo in un pasticcio ancora più pericoloso e spinoso, complice uno stringato “spiegone” retrodatato di poche ore, con protagonista il “solito” Funzionario uomo-in-nero che sa tutto di tutti_David compreso_e si muove per conto di una non meglio specificata Massoneria (???) di ottimati intesi a farla finita con Mr. Presidente. Il quale _ nella fantasia degli sceneggiatori, s’intende_ non smentisce la sua sostanziale inettitudine ma vellica l’alto senso civico e democratico dell’ex pompiere ed ora designato giustiziere David, impegnato allo spasimo a salvare “la capra” ed i “cavolacci” suoi. Finale “assurdo” che annuncia una sesta e conclusiva parte pirotecnica ed epocale :-0 .
                    Profusione di ironia, anche meta-testuale ( il proto-eroe da fumetto che esce sempre miracolosamente illeso da scontri a fuoco ravvicinati…) , a buttarla in politica tra fughe,scazzottate e pistolettate; in maniera certo paradossale e sintetica ma neanche troppo qualunquista, diciamo da blogger informato ;-), giocando ad immaginare la “reaction” di uno stuporoso Trump, comunque non odiato con delegittimazione aprioristica. Metto anche David Mazzucchelli tra gli affini del disegnatore , sempre “grezzo” e pur tuttavia puntuale nell’espressività dei personaggi, oramai una valanga accumulata dai precedenti episodi e pronta a gravare integralmente su David. Chiamate il 911 ! (imho).

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                      PREDATOR [7]_ L’Inferno si avvicina
                      Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                      Testi_ Nancy A. Collins / Disegni e Colori_ Dean Ormston.
                      Un one shot calato nel 1863 durante la Guerra di Secessione, tra sassi e boscaglie del Missouri e Arkansas. In sparute unità sbandate i Grigi ed i Blu arrancano e si combattono ; e tra i due litiganti il terzo gode : un Yautja che pare piazzato nel suo ambiente naturale , a sentire le storie _certo, un po’ infiocchettate di fantasia_ che gli uomini si tramandano da quelle parti. La specie Umana , variegata tra un nero ed un tedesco nordista ed il bandito Jesse James irriducibile confederato tra gli altri , trova una tregua _parziale e temporanea_ per coalizzarsi contro la specie dell’Alieno, che sta già “mietendo” teste…

                      I testi cedono ad una certa vena letteraria ( vedi le ampie didascalie), in una storia che è sostanzialmente di soldati e delle brutte cose che si fanno al “fratello” quando si indossa la divisa di un esercito. Altrimenti, d’altronde , si esorcizza la paura addossandola a qualche “diverso”, in questo caso a ragione se non con secondi fini ed in cavalleresca lealtà con(tro) chi rimane nemico : lo “Yankee” od il “Rebel”. Il cuore (di tenebra?) del racconto guarda all’uomo dunque, mentre l’ampia cornice contenitiva iniziale e finale concerne l’astuzia ed il sacrificio ( pure questo molto simbolico…) di avere ragione del Predator.
                      IL colore ,in genere spalmato in modo abbastanza uniforme, è usato anche per sopperire alla china , creando un effetto di lontananza ( vedi tronchi d’albero…)degli elementi impastati nell’umidità nebbiosa, e per motivi di stacco tridimensionale e ragionevolezza (la vegetazione che nasconde il sole…) si alterna od accompagna ad una inchiostratura piuttosto compatta. Il disegno squadra linee essenziali , sporcate da fitti e brevi tratteggi (peli, piccole rughe o difetti della pelle…) che rimembrano un Gipi nostro (imho).
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                        VOLT_ Che vita di Mecha St.2 Ep.4 Mai dire fumettista
                        Saldapress. 64pp., b/n e toni di grigio. 3,30€.
                        Testi e Disegni_ Stefano Conte “The Sparker”.
                        Vagliati e serviti i casi umani che compongono la clientela del negozio dove lavora, Volt si ritaglia del tempo per applicarsi alla sua passione e vero (?) obbiettivo esistenziale : diventare , in qualche modo, un autore professionista di fumetti. E quando gli capita sott'occhio un bando di concorso che si terrà in un palasport (!) per aspiranti fumettisti ,si lancia imperterrito .Troverà una piccola folla di “coscritti”,una giuria qualificata ma presieduta da un personaggio già manifestato in fumetteria per “risolvere problemi” e una “talpa” di cui , finora, avevamo intuìto solo la sfuggente presenza non benevola nel torchiare Volt alla volta del suo “scriteriato” sogno.Ora tocca dunque al giovane robot ed ai suoi compagni di ventura schivare (fisicamente!) le insidie e capire a fondo se sono “tagliati” per l'impegnativo quasi totalizzante spesso ingrato mestiere.

                        Come in “Mai dire...Banzai!” o, se vogliamo, “Non Si uccidono così anche i cavalli?” l'albo è una sorta di metaforica sarabanda figurata , dove Volt deve destreggiarsi dalle insidie, dai trabocchetti e dai bivi che sostanzialmente incontrerebbe ( ovvero The Sparker ha incontrato?)nel percorso pratico e motivazionale del fare i fumetti, secondo la “mitopoietica” semi-complottista ed a ostacoli preposta nella serie. Conte , storpiandone i nomi, cita alcuni suoi reali colleghi e distribuisce a ciascuno i lati salienti della loro personalità e un po' del carico di timori , ambizioni e determinazione che devono concorrere a”forgiare” l'artista ed il suo , affatto idilliaco, fine ultimo : farsi pubblicare ed ops! ,pagare. Chi ci riuscirà?
                        Puntuale nell'espressione di occhi e bocca (ehm, di chi li ha...)i disegni comunicano altresì una bella forza dinamica , sprigionata quando serve fuori dal perimetro delle peraltro variate vignette. Qualche totale( in campo lungo) è risolto un po' al risparmio ,se è “di servizio” a spiegazioni dei dialoghi , sempre simpatici, mai volgari (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          UOMO FABER
                          NPE. 110pp. Cartonato a colori. 19,90€.
                          Testi_ Fabrizio Calzia / Disegni e Colori_ Ivo Milazzo.
                          Nell'incanto agreste della comunque amata Sardegna, Faber ( o Bicio, per la famiglia...) riposa le membra e dettaglia un'imminente ciclo di concerti , supportato sul palco dalla compagna Dori e dai figli Luvi e Cristiano; ma sente l'urgenza di tornare nei luoghi (Revignano)che vide da bimbo sfollato di babbo antifascista durante la guerra. Ospite graditissimo di un'amica di allora, si sorprende di riassaporare l'integrità del luogo ed i ricordi _ nonostante tutto_ belli dell'infanzia e, in un viaggio onirico una volta abbandonato al sonno , rivede tappe diverse della sua vita, magari trasfigurate in quelle canzoni che “ricaricato” dalla breve trasferta ha in mente di offrire al pubblico, da Genova in poi , pronto a tributargli un sentito riconoscimento, insieme agli amici della scena culturale della sua terra; beninteso che il Faber è , nella sua zingaresca anarchia, di tutti, e quando non è stato più ci piace immaginare che è andato avanti , a godere del mare e a scambiarsi il vizio del fumo con suo papà...


                          Una parziale biografia a fumetti di Fabrizio De André, con aggiunte postume ( il G8 di Genova, Win Wenders...), qualche “spiegone”( la conversazione serale con vecchia amica...) ed un flusso di giustapposizioni visionarie (il sogno, nel corposo blocco centrale, inun bianco e nero appuntato dai grigi) tra esperienze biografiche e parti della sua opera artistica ( peraltro a me fondamentalmente ignota, dunque mi scuso per l'inevitabile superficialità d'analisi inerente). La puntualità espressiva dei ritratti aumenta il punteggio del disegnatore ma forse, di quanto in quanto, rischia l'epitaffio di rimbombo sui dialoghi,già _ mi sembra_ smussati dalle zone d'ombra dell'Uomo. Ivo Milazzo non tradisce la tecnica dell'acquarello per le tinte e l'istintualità nel procedimento del segno , con proprietà di sintesi e complementi grafici francamente tirati via (imho).
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                            DAVID MURPHY 911 #06
                            Panini Comics. 24pp., a colori. 3,00€.
                            Testi_ Roberto Recchioni e Dario Sicchio / Disegni_ Pierluigi Minotti / Colori_ Mattia Iacono.
                            Dopo insolitamente lunga attesa è arrivato in edicola il segmento conclusivo della seconda serie di “DM911”, narrativamente postdatato di dieci anni rispetto ai fatti narrati nel numero precedente e che ci congeda con la figura della figliuola di David, ormai donna fatta che (...stop! Tentiamo di evitare spoiler ). E dunque eravamo rimasti a David Murphy che si sottrae ad un ricatto per assassinare Donald Trump alla Casa Bianca , finendo piuttosto a proteggere quel rinco (ehm...) del Presidente dai misteriosi mandanti del non avvenuto delitto, scesi in campo con l'intenzione di completare l'opera prefissata; nel mentre, per gradire, si palesa un'invasione extraterrestre...
                            Del come è andata a finire non diciamo, ma possiamo avvertire un certo affanno nel far stare l'accaduto nelle pagine a disposizione ed un cambio di prospettiva , diciamo politica, insieme non del tutto peregrina ma in fondo discretamente originale, date le premesse . Invece del tutto ovvio attendersi da un fumetto by Recchioni un “ignorante” scambio di botte, botti e bordate, conditi da battute smargiasse e definitive. Nel bene e nel male poco da aggiungere su disegni e colori , fedelmente coerenti . Pensavo peggio , arrivato ai primi tre numeri. Fine. (imho).
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                              KEN PARKER_ Butch l’implacabile
                              Mondadori comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                              Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Bruno Marraffa.
                              Sulla tratta El Paso verso Socorro (territorio del New Mexico) una diligenza occupata da varia umanità ha modo di dare uno strappo a Ken Parker, inopinatamente appiedato su una pista soggetta alle scorrerie dei Comanche; che difatti non molto distante assediano un uomo, Butch Logan, anch’esso tratto in salvo da KP _con l’aiuto di un passeggero regolare, militare di carriera_ , che indignato scopre egli essere un cacciatore di scalpi indiani. La rabbia per il ributtante figuro , tipo scaltro dalla fama “meritata” non ha tempo di concretizzarsi in estreme vie di fatto per l’insorgere del pericolo pellerossa , che d’altronde ha già mosso atrocità in una isolata “stazione di rifornimento” tra gli obiettivi del mezzo di trasporto degli sfiancati cavalli , come gli uomini costretti ad adattarsi tra la siccità estrema del deserto e corsi d’acqua da guadare senza indugio. Combattendo spalla a spalla Ken e Butch si risolveranno infine in una specie di mutuo rispetto, fino a…

                              Berardi anche stavolta mette in scena un west abbastanza “pezzente”, dove la vita si puntella dietro un muro a secco che protegge misere stalle e baracche, e dove dunque si muore “male” e per poco; con nativi e “bianchi“ a spartirsi equamente _si fa’ per dire_ bassezze “nazistoidi” quando votati alla sopraffazione ( evidentemente compiuta sotto il distacco neutrale, eticamente complice, dei pusillanimi) : autentica misura e motore della conquista del vasto e quanto mai selvaggio ovest. KP, in una vicenda serrata che monta e mostra il senso del pericolo e la sua concretizzazione sanguinaria, al solito mette a disposizione degli altri ( niente vero inseguimento diligenza vs. indiani , ma tipicizzazione dei viaggiatori degna di “Ombre Rosse “ ;-) ) la sua esperienza ed i suoi trascorsi, che lo aiutano a non fare univoche generalizzazioni assolutiste, in positivo od in negativo , delle nazioni native; mentre lascia a BL ( che ne ha una visione “di parte” a causa di esperienze ancora più “viscerali”...)divellere le ambiguità dei “conquistatori” di origine europea ; ovvero : “chi è senza peccato…”.
                              Ancora erroneamente attribuiti a Ivo Milazzo i disegni hanno evidente l’impronta del loro vero autore , magari un poco evanescente in taluni sfondi ( ma era difficile fare di meglio…)o meno incisivo nei ritratti delle “testoline” di Ken ma altrimenti plastico e ben impostato nel delineare zuffe, colpi di mano e fughe proditorie mese a referto perlopiù in scenari western riarsi e desolati, che levigano le facce più vissute dei “nostri” anti-eroi (imho).
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                                JULIA n.ro 5 I Sequestrati
                                SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                                Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Laura Zuccheri.
                                La fiorente attività del gioielliere De Meers attira i loschi fini di una squadra di rapinatori , che irrompono nella sua villa e prendono in ostaggio la sua famiglia con lo scopo di farsi accompagnare in negozio e svaligiarne la cassaforte, inosservati dalla normale clientela. Lo zelo di un esperto vigilante e l’apprensione di un amorevole fidanzatino (quello della figlia del commerciante di preziosi…)impegnato in un giro di telefonate dai Paesi Bassi mettono in allarme la Polizia di Garden City. Julia, già nel loro palazzo per una consulenza abbastanza “bizzarra” si fa’ coinvolgere nei brutali e drammatici risvolti del colpo “doppio”, fino ad offrirsi mediatrice delle istanze dei malviventi , di cui ha ricavato un primo profilo diversificato delle personalità. Fatti contingenti e la “deriva” mentale di qualcuno dei suoi interlocutori le suggerisce l’imminente precipitare degli eventi, ed infatti (…).

                                Julia, confidenzialmente, si rapporta _nel momento più drammatico della storia_ con uno della banda ( tal quale Kevin Spacey; mentre il suo capo è Chazz Palminteri versione “Bronx” , xD )in una profonda chiarificazione psico-patologica , iniziata da lui con le peggiori intenzioni (…) che ci piace pensare rimarranno secretate nel rapporto finale del Ten. Webb, che d’altronde, a distanza, gli aveva espresso durissime minacce vendicative se non fosse stata preservata l’incolumità della criminologa. La sceneggiatura dunque non lesina la violenza nel descrivere l’organizzazione dei sequestri e i relativi piani di liberazione delle “Teste di cuoio”, sorvegliando un buon ritmo nell’alternanza di snervanti stasi temporali e concitate ed esplosive (letteralmente) parti di virulenta azione, ma anche offre una coesione e motivi attenuanti al gruppo dei rei, facendone dei disturbati piuttosto lasciati a se stessi _o comunque non adeguatamente “riconosciuti”_ da una società che per quieto vivere eppure se ne serve, o lascia servire. Antifona per così dire pacifista di un soggetto ( del Berardi)ligio alle regole di un genere che ha dato molto anche al cinema, per l’immediata immedesimazione e suspense che sa offrire, come in questo caso.
                                La Zuccheri mette giù matite piuttosto sporche e predilige l’immediatezza alla precisione seppure, per carità, le inquadrature appaiano ben studiate e le espressioni facciali dolenti e precise nel loro contesto, peraltro affollato di tante cose e persone. Nei frangenti invece più raccolti e “calmi” entra un orchestrato lavoro sulla penombra ed in generale sulla rifrazione dai punti luce (imho).


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