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    KOVACICH_ Missione Yorgos
    NPE. 62pp., b/n e toni di grigio. 10,00€.
    Testi_ Giuseppe De Nardo / Disegni_ Giuliano Piccininno.
    Due storie ed l' abbozzo di una terza, pescata tra gli ultimi materiali in lavorazione della defunta rivista “Intrepido”; una breve e una gallery di illustrazioni compongono un volume(tto) che omaggia le prime uscite professionali di una coppia di autori campani oggi nomi affermati nel campo dei fumetti e dunque già attivi nei primi anni novanta, non immuni fin d'allora dalle ciclicità periodiche della “crisi” di settore .


    Metti il Don Johnson di “Miami Vice” che sbriga il lavoro di Will Smith nei M.I.B ed ecco “Kovacich”, in due episodi peraltro abbastanza sovrapponibili, in cui il nostro “Agente” viene convocato dal suo ruvido e scontroso Capo, il Gen. Petticardi; reso edotto della ingrata situazione (l'invasione terrestre da parte di viscidi alieni mutanti...), “attrezzato” suo malgrado alla pugna e mandato allo sbaraglio in avanscoperta del nemico . La strafottenza da playboy e la gestione “creativa” delle risorse consentono a K. di sfangarla , aprendo appunto la strada all'Esercito di ricacciare via il pericolo extraterrestre, tuttavia propenso a ritentare la colonizzazione del pianeta...
    Un fumetto sfizioso ma davvero non imprescindibile , arenato sulla verbosa staticità dei confronti K/Capo, che dà la stura a situazioni amene , in cui l'effettiva battaglia anti-aliena è infine risolta in pochissime vignette conclusive , nei toni della commedia e nel formato consentito dal “contenitore” editoriale, una rivista peraltro al canto del cigno (sic!).
    Dichiarato il riferimento al lascito artistico di Magnus e Jacovitti , il disegnatore ( che si lascia preferire nelle parti in “semplice” bianco e nero) ha il gusto del dettaglio di un Bonfatti combinato alle spigolosità di un Vauro per gli uomini ed a un Ortolani per le sinuosità femminee(imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      VOLT_ Che Vita di mecha St.2 Ep. 5 Oltre la scadenza
      Saldapress. 64pp., b/n e toni di grigio. 3,30€.
      Testi e Disegni_ Stefano “TheSparker” Conte.
      Ci scappa un raffronto con “Bakuman”, il manga, coi dovuti distinguo stilistici intonati dall'autore nostrano , che trasfigura in arena gladiatoria la sua pugnace ostinazione nel diventare un fumettista, che è poi la linea narrativa orizzontale di “Volt” entro cui è dato immaginare si riversino tracce autobiografiche (chissà quanto) tangibili. L'architettura a livelli della storia pesca probabilmente dai videogames, con tanto di coriaceo“Boss finale” a rappresentare gli impedimenti che smorzano ad ondate in successione forti di previsioni dalla prosaica verosomiglianza le velleità professionali a cui vorrebbe affacciarsi Volt (versione giovane naturalmente...)con la partecipazione ad un concorso per nuove leve , insieme ed addirittura in competizione dissennata con altri “fissati” ( se ne potrebbe ricavare un omaggio a colleghi effettivi, oggi, di Conte) come lui (?).Sembra salvarlo una “morale”volitiva sul piano personale ma solidaristica e “sindacalizzata” tra i suoi pari (almeno quelli che hanno infine tenuto duro, magari accontentandosi in ricompensa di qualche utile contatto , peraltro fruttuoso solo nel lungo termine). Un'epifania concertata con sotto-trame romanzesche che vedono sfuggenti figuri orbitare intorno alla vita (di mecha) del robot/commesso di fumetteria Volt, che di rimbalzo concedono una prima “grossa” rivelazione su sua madre e forse in procinto di segnare qualche punto esistenziale definit(iv)o nel prossimo albo, conclusivo della mini-serie targata “Stag.2”.
      Salvo necessità drammaturgiche anche qui gli sfondi sono neutri ed evanescenti , annichiliti sul sunto gragfico di mascheroni da cosplayer e mardi gras, nell'accortezza e fatica di essere distinguibili ed essenziali , in pose stoiche o fumantine all'uopo (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        DARWIN 8 Dissolvenza al sogno
        SBE.66pp., b/n. 3,90€.
        Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto, Renato Riccio e Matteo Santaniello.
        In ambasce nel reperire un senso compiuto alla sceneggiatura di questo albo, ho cercato in rete ( cosa che onestamente non mi capita mai...): vigliacco se ho trovato qualcosa! Orbene, dunque, non sono il solo ad essere rimasto spiazzato/stranito dall'estrema frammentarietà “visionaria” con cui si conclude la storia, stante il concetto di termine probabilmente da afferire piuttosto ad un loop ciclico dei destini millenari della roccia che chiamiamo Terra; e forse persino valutati da una prospettiva temporale altra ( ed altrove...) , ovvero da un futuro e da un altro luogo che ormai avranno “consumato” le spoglie mortali degli “organizzatori” del progetto Indaco. L'unica base di vita vissuta compatibile , non linearmente, coi “fatti” presentati nei precedenti episodi sembra ora quella di Didier , che NON ha perso il fidanzato e che entra in contatto con Kinja nel ruolo di un antiquario, papà della bimba Chieko (!), mentre la sua versione adulta si “combacia” nelle grotte del monte Bugarach insieme agli Indaco, tra cui Darwin ( che in versione bimbo profetizza i “mostri” dell'apocalisse sotto la presidenza Usa di Angelina Jolie!!)a sua volta “visto” da un astronauta nello spazio(!!!).


        Sia benvenuta la vostra interpretazione di questo segmento, e abbiate pietà della mia evidente pisquana inettitudine nell'ordinare nessi e connessi logici e/o filosofici qui aggregati in una vertiginosa giustapposizione di simbolismi e “tranquille ”tranche de vie ante(?) apocalisse.

        Quasi fastidiosa la caratterizzazione grafica spinta delle persone orientali ; qualche tratteggio frettoloso nel non facile compito di disegnare disgregazioni di elementi naturali insertati da misteriose doors percettive. Se già il romanzo a fumetti “Darwin” denunciava un finale aperto/mancante tocca (anche) ora misurarsi con questa...Fine (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          IO SONO ARTHUR CRAVAN
          NPE. 144pp. ,b/n. 11,90€.
          Testi_ Gabriele Tinti / Disegni_ Mauro Cicarè.
          Una biografia a fumetti ( fatta di sole didascalie ed illustrazioni di 1-2 pagine) ,salvo sporadiche gabbie a 2-4 vignette) dello svizzero meglio noto come “inglese” Fabian Avenarius Llloyd,classe 1887, poeta e pugile, nipote di Oscar Wilde e fattosi ampiamente notare col nome d'arte ( o d'Arti...) di Arthur Cravan, anche grazie alle sue credenziali fisiche (120kg per 200 cm) .
          I testi sono un prendere o lasciare di frasi sibilline ed imperative , ove AC se le canta e se le suona ben compiaciuto della sua avvenenza ed intelligenza, pronto ad incensare o dileggiare sanguinosamente intellettuali e “vip” del suo tempo , magari partendo “lombrosianamente” dalle loro caratteristiche somatiche ed atletiche, peraltro nella convinzione che qualora fossero inadatti a tirare di boxe nemmeno “potrebbero” produrre un'arte viva e sentita , rimanendo anchilosati nel corpo e dunque nell'intelletto (mah...). Lui invece ci da giù di brutto , coi pugni e con le parole , brillante nei bordelli come nelle scene d'avanguardia dei circoli più (autoreferenzialmente, del resto...)rinomati anche d'oltreoceano, in cui approda in più battute scansando la Grande Guerra. Tanto se la tira che ,di nuovo in Europa, a Madrid, riuscirà ad organizzare un incontro di pugilato (truccatissimo...) con il detentore della corona mondiale ,il primo afroamericano della storia Jack Johnson, vendendosi bene come “promessa bianca” ( intascata la sua borsa in anticipo,senza colpo ferire si lascerà stendere al primo round e tanti saluti ;-) ). Traghettandosi in Sud America , tra nuove avventure (debitamente millantate) e un veloce matrimonio verrà dato come disperso nel mare argentino,a 32 anni. Bel tipo, neh?
          Per quanto lavori su carta molto porosa e senza ripassare a china Cicarè riesce ad essere evocativo, addensato nella stesura della mina ma anche dettagliato ( al limite scolastico :la Tour Eiffel o la Statua della Libertà per localizzare gli spostamenti di AC), affine al ritratto realistico quanto invece ( specie le donne...) più stilizzato ed affusolato, un po' a là Scarpa (Laura).Il materiale iconografico a disposizione “chiama” i toni vintage del bianco e nero , per un'epoca ormai ultracentenaria .
          Curiosità : nel suo saggio“Il Razzismo nei fumetti” (stesso editore) Alessandro Bottero cita proprio Jack Johnson come uno dei primi esempi del riscatto mediatico e storico dei neri d'America. Qui Tinti , “ovvero” Arthur Cravan , lo definisce “negro”sebbene riempiendolo di lusinghieri elogi :-p (imho).




          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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