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    KOVACICH_ Missione Yorgos
    NPE. 62pp., b/n e toni di grigio. 10,00€.
    Testi_ Giuseppe De Nardo / Disegni_ Giuliano Piccininno.
    Due storie ed l' abbozzo di una terza, pescata tra gli ultimi materiali in lavorazione della defunta rivista “Intrepido”; una breve e una gallery di illustrazioni compongono un volume(tto) che omaggia le prime uscite professionali di una coppia di autori campani oggi nomi affermati nel campo dei fumetti e dunque già attivi nei primi anni novanta, non immuni fin d'allora dalle ciclicità periodiche della “crisi” di settore .


    Metti il Don Johnson di “Miami Vice” che sbriga il lavoro di Will Smith nei M.I.B ed ecco “Kovacich”, in due episodi peraltro abbastanza sovrapponibili, in cui il nostro “Agente” viene convocato dal suo ruvido e scontroso Capo, il Gen. Petticardi; reso edotto della ingrata situazione (l'invasione terrestre da parte di viscidi alieni mutanti...), “attrezzato” suo malgrado alla pugna e mandato allo sbaraglio in avanscoperta del nemico . La strafottenza da playboy e la gestione “creativa” delle risorse consentono a K. di sfangarla , aprendo appunto la strada all'Esercito di ricacciare via il pericolo extraterrestre, tuttavia propenso a ritentare la colonizzazione del pianeta...
    Un fumetto sfizioso ma davvero non imprescindibile , arenato sulla verbosa staticità dei confronti K/Capo, che dà la stura a situazioni amene , in cui l'effettiva battaglia anti-aliena è infine risolta in pochissime vignette conclusive , nei toni della commedia e nel formato consentito dal “contenitore” editoriale, una rivista peraltro al canto del cigno (sic!).
    Dichiarato il riferimento al lascito artistico di Magnus e Jacovitti , il disegnatore ( che si lascia preferire nelle parti in “semplice” bianco e nero) ha il gusto del dettaglio di un Bonfatti combinato alle spigolosità di un Vauro per gli uomini ed a un Ortolani per le sinuosità femminee(imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      VOLT_ Che Vita di mecha St.2 Ep. 5 Oltre la scadenza
      Saldapress. 64pp., b/n e toni di grigio. 3,30€.
      Testi e Disegni_ Stefano “TheSparker” Conte.
      Ci scappa un raffronto con “Bakuman”, il manga, coi dovuti distinguo stilistici intonati dall'autore nostrano , che trasfigura in arena gladiatoria la sua pugnace ostinazione nel diventare un fumettista, che è poi la linea narrativa orizzontale di “Volt” entro cui è dato immaginare si riversino tracce autobiografiche (chissà quanto) tangibili. L'architettura a livelli della storia pesca probabilmente dai videogames, con tanto di coriaceo“Boss finale” a rappresentare gli impedimenti che smorzano ad ondate in successione forti di previsioni dalla prosaica verosomiglianza le velleità professionali a cui vorrebbe affacciarsi Volt (versione giovane naturalmente...)con la partecipazione ad un concorso per nuove leve , insieme ed addirittura in competizione dissennata con altri “fissati” ( se ne potrebbe ricavare un omaggio a colleghi effettivi, oggi, di Conte) come lui (?).Sembra salvarlo una “morale”volitiva sul piano personale ma solidaristica e “sindacalizzata” tra i suoi pari (almeno quelli che hanno infine tenuto duro, magari accontentandosi in ricompensa di qualche utile contatto , peraltro fruttuoso solo nel lungo termine). Un'epifania concertata con sotto-trame romanzesche che vedono sfuggenti figuri orbitare intorno alla vita (di mecha) del robot/commesso di fumetteria Volt, che di rimbalzo concedono una prima “grossa” rivelazione su sua madre e forse in procinto di segnare qualche punto esistenziale definit(iv)o nel prossimo albo, conclusivo della mini-serie targata “Stag.2”.
      Salvo necessità drammaturgiche anche qui gli sfondi sono neutri ed evanescenti , annichiliti sul sunto gragfico di mascheroni da cosplayer e mardi gras, nell'accortezza e fatica di essere distinguibili ed essenziali , in pose stoiche o fumantine all'uopo (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        DARWIN 8 Dissolvenza al sogno
        SBE.66pp., b/n. 3,90€.
        Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto, Renato Riccio e Matteo Santaniello.
        In ambasce nel reperire un senso compiuto alla sceneggiatura di questo albo, ho cercato in rete ( cosa che onestamente non mi capita mai...): vigliacco se ho trovato qualcosa! Orbene, dunque, non sono il solo ad essere rimasto spiazzato/stranito dall'estrema frammentarietà “visionaria” con cui si conclude la storia, stante il concetto di termine probabilmente da afferire piuttosto ad un loop ciclico dei destini millenari della roccia che chiamiamo Terra; e forse persino valutati da una prospettiva temporale altra ( ed altrove...) , ovvero da un futuro e da un altro luogo che ormai avranno “consumato” le spoglie mortali degli “organizzatori” del progetto Indaco. L'unica base di vita vissuta compatibile , non linearmente, coi “fatti” presentati nei precedenti episodi sembra ora quella di Didier , che NON ha perso il fidanzato e che entra in contatto con Kinja nel ruolo di un antiquario, papà della bimba Chieko (!), mentre la sua versione adulta si “combacia” nelle grotte del monte Bugarach insieme agli Indaco, tra cui Darwin ( che in versione bimbo profetizza i “mostri” dell'apocalisse sotto la presidenza Usa di Angelina Jolie!!)a sua volta “visto” da un astronauta nello spazio(!!!).


        Sia benvenuta la vostra interpretazione di questo segmento, e abbiate pietà della mia evidente pisquana inettitudine nell'ordinare nessi e connessi logici e/o filosofici qui aggregati in una vertiginosa giustapposizione di simbolismi e “tranquille ”tranche de vie ante(?) apocalisse.

        Quasi fastidiosa la caratterizzazione grafica spinta delle persone orientali ; qualche tratteggio frettoloso nel non facile compito di disegnare disgregazioni di elementi naturali insertati da misteriose doors percettive. Se già il romanzo a fumetti “Darwin” denunciava un finale aperto/mancante tocca (anche) ora misurarsi con questa...Fine (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          IO SONO ARTHUR CRAVAN
          NPE. 144pp. ,b/n. 11,90€.
          Testi_ Gabriele Tinti / Disegni_ Mauro Cicarè.
          Una biografia a fumetti ( fatta di sole didascalie ed illustrazioni di 1-2 pagine) ,salvo sporadiche gabbie a 2-4 vignette) dello svizzero meglio noto come “inglese” Fabian Avenarius Llloyd,classe 1887, poeta e pugile, nipote di Oscar Wilde e fattosi ampiamente notare col nome d'arte ( o d'Arti...) di Arthur Cravan, anche grazie alle sue credenziali fisiche (120kg per 200 cm) .
          I testi sono un prendere o lasciare di frasi sibilline ed imperative , ove AC se le canta e se le suona ben compiaciuto della sua avvenenza ed intelligenza, pronto ad incensare o dileggiare sanguinosamente intellettuali e “vip” del suo tempo , magari partendo “lombrosianamente” dalle loro caratteristiche somatiche ed atletiche, peraltro nella convinzione che qualora fossero inadatti a tirare di boxe nemmeno “potrebbero” produrre un'arte viva e sentita , rimanendo anchilosati nel corpo e dunque nell'intelletto (mah...). Lui invece ci da giù di brutto , coi pugni e con le parole , brillante nei bordelli come nelle scene d'avanguardia dei circoli più (autoreferenzialmente, del resto...)rinomati anche d'oltreoceano, in cui approda in più battute scansando la Grande Guerra. Tanto se la tira che ,di nuovo in Europa, a Madrid, riuscirà ad organizzare un incontro di pugilato (truccatissimo...) con il detentore della corona mondiale ,il primo afroamericano della storia Jack Johnson, vendendosi bene come “promessa bianca” ( intascata la sua borsa in anticipo,senza colpo ferire si lascerà stendere al primo round e tanti saluti ;-) ). Traghettandosi in Sud America , tra nuove avventure (debitamente millantate) e un veloce matrimonio verrà dato come disperso nel mare argentino,a 32 anni. Bel tipo, neh?
          Per quanto lavori su carta molto porosa e senza ripassare a china Cicarè riesce ad essere evocativo, addensato nella stesura della mina ma anche dettagliato ( al limite scolastico :la Tour Eiffel o la Statua della Libertà per localizzare gli spostamenti di AC), affine al ritratto realistico quanto invece ( specie le donne...) più stilizzato ed affusolato, un po' a là Scarpa (Laura).Il materiale iconografico a disposizione “chiama” i toni vintage del bianco e nero , per un'epoca ormai ultracentenaria .
          Curiosità : nel suo saggio“Il Razzismo nei fumetti” (stesso editore) Alessandro Bottero cita proprio Jack Johnson come uno dei primi esempi del riscatto mediatico e storico dei neri d'America. Qui Tinti , “ovvero” Arthur Cravan , lo definisce “negro”sebbene riempiendolo di lusinghieri elogi :-p (imho).




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            LA DOPPIA VITA DI MAX FRIDMAN_ Rapsodia ungherese / La Porta d’oriente
            Rizzoli/ Lizard. 240pp. Cartonato a colori. 25,00€.
            Testi, Disegni e Colori_ Vittorio Giardino.
            Due storie, originate negli anni ottanta, anche sulla scorta dei viaggi intrapresi dall’ex ingegnere Vittorio Giardino , che inseguì con caparbietà l’obiettivo di divenire “professionista del fumetto” (anche) creando il personaggio di Max Fridman , qui onorato da una edizione “definitiva”. Se le tavole dei due episodi arrivano a pag. 174, compresi i frontespizi , si può intuire l’ampia appendice dedicata ad illustrazioni completi inerenti le due sceneggiature, una serie di bozzetti , studi di personaggi ed inquadrature, foto per documentazione d’epoca ed una conversazione con l’autore, corredata da suoi ritratti , anche in posa a là Fridman ;-) . Cruciale l’ambientazione nel 1938, in cui appare febbrile l’azione della politica e il lavorio sotterraneo dell’intelligence, nelle spire di un esasperato tatticismo che frantuma e ricompone velocemente logiche di appartenenza e di bandiera , deviate su un profitto diplomatico-strategico dall’utilità sempre opaca ( e d’altronde nessuno conosce “tutta la verità”sui fatti che anzi proceduralmente rischiano di auto avverarsi da interpretazioni traviate…); sebbene serpeggi un già diffuso pessimismo sulla volontà tedesca di accelerare pratiche di Guerra date come imminenti. Comprensibilmente Max cerca di offrire alla figlia decenne Esther un’esistenza sicura riparando nella neutrale Svizzera (particolare non secondario, sono ebrei…)ed arrangiandosi con un’attività di import tabacchi; ma la Ditta _il nomigliolo dato ai Servizi Segreti Francesi_, facendo leva appunto sul suo bisogno di essere di conforto alla bambina, lo rimette in pista come elemento relativamente defilato e perciò non “bruciato” ( …in un “lavoro” che però non contempla congedi soggettivi…)per intervenire in partite di spionaggio disposte in zone calde…

            L’intrigante diventa intrigato, ovviamente senza volerlo e senza capire da quale direzione e direttiva arrivano le bordate che rischiano di perderlo. Come da prassi del genere spy-story l’affidabilità identitaria è fluida in chi si crede di conoscere, figurarsi di chi si sente parlare per evocazione indiretta, magari da una rete di contatti nemica che può trovare opportuno lasciar trapelare determinate informazioni. Così Max ha la sgradita sensazione di dover combattere la reticenza dei suoi “colleghi” e muoversi pure a vantaggio dei “nemici della Francia”(…in una definizione dei ruoli d’altronde fumosa ed intercambiabile fino allo sconcerto). Un ossimoro di “folle pragmatismo” curato da Max tenendo una maniacale vigilanza sugli scenari che gli si parano innanzi ed una ragionata diffidenza verso le incarnazioni dogmatiche del Potere e dei suoi funzionari ( veri e finti dissidenti; rampanti “007” presto destinati alla disgrazia; millantatori e doppiogiochisti d’ogni risma ma anche avversari “leali”); con la possibilità transitoria ma passionale di affettuose amicizie femminili, attive parti in causa di complessi intrecci , che sortiscono movimentate parentesi d’azione , sapendo tuttavia calare colpi di scena di peso nel corso di neppure affettati dialoghi. Rimane un qualche senso di smitizzazione del mestiere di spia e di aver (piacevolmente) osservato un tratto di vita vissuta, necessariamente collegato ad un prima ed a un divenire che noi contemporanei chiamiamo La Storia. Nella morbidezza tipica dei suoi colori Giardino imbastisce una scrupolosa ricerca grafica sull’abbigliamento e sui dettami generali delle mode d’epoca, compresi gli stili che ornano i font dei manifesti pubblicitari e degli arredi urbani, la foggia del mobilio ed il complesso delle scelte architettoniche in uso al tempo. Splendido nel rendere l’armonia e la bellezza estetica delle donne; mentre la flemmaticità del barbuto protagonista viene debitamente e ciclicamente stropicciata nella inopinata necessità del darsela a gambe o resistere ad un terzo grado, od ancora ad un bagno fuori programma : lo assiste un fisico insospettabilmente prestante (xD) e l’arguto montaggio delle vignette in gabbie vivacemente variate (imho).


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              KEN PARKER _ La Leggenda del Generale
              Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
              Testi_ Maurizio Mantero e Giancarlo Berardi / Disegni_ Carlo Ambrosini e Ivo Milazzo.
              Causa un banale refuso burocratico KP manca l’assegnazione , come capo scout, al Settimo Cavalleggeri comandato dal Generale Custer. Preso in carico anche la (consegna della) posta per il comandante ed i suoi seicentocinquanta uomini a cavallo ,Lungo Fucile non può far altro che scapicollarsi per congiungersi ai soldati _ che hanno preso la via per il Big Horn intesi a “spazzare via” i Sioux _ , sperando di non aver irritato con il suo incolpevole ritardo l’alto Ufficiale, da molti descritto in termini non univoci ma certo poco propenso ai comportamenti non disciplinati (da lui…) delle truppe che dirige…

              Parker non incontrerà (vivo) Custer, ma potrà farsi un’articolata idea del personaggio attraverso numerose voci interessate e dissonanti di chi lo ha frequentato anche intimamente; come due donne, diversissime per carattere ed estrazione , quanto diversamente legittimate dalla morale (una moglie e un’amante squaw), ma in fondo simili nell’accogliere il lato più personale e premuroso di un militare (che in effetti non aveva i gradi da Generale , ma che in pochi, per questo , contestavano…)capace di coordinare azioni di cruda violenza contro le popolazioni native, già litigiose tra loro e ,al 1876 oramai sopraffatte con le armi o prese per fame dall’ingordo espansionismo “wasichu”. Lo perderà forse un eccesso di spavalderia, dandogli una fine discutibile, facendone comunque una personalità più “popolari” del suo tempo. Abbastanza , peraltro, da persuadere KP a chiudere definitivamente con gli ingaggi dell’Esercito. Buona la sceneggiatura nel rendere interessanti le tappe di avvicinamento di Ken, con sottotrame correlate ma in grado di spegnersi nella fluida continuità della narrazione, godibile e calibrata nei dialoghi e nei fatti che compongono la trama. Discontinua la resa dei disegni, che stavolta vede un Milazzo rilasciare tavole sporche ed approssimate nel segno, quasi dei layout in debito di concretezza, mentre è Ambrosini a sbattersi per dare una più solida precisazione agli elementi ambientali , chiudendo e proporzionando con maggiore asciuttezza le linee (imho).
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                PACO LANCIANO (E il Fagiano crononauta)
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                Testi e Disegni_ Davide La Rosa.
                Un collaboratore della trasmissione “Superquark” , il Prof. Lanciano, viene licenziato in tronco dallo stesso Piero Angela per aver enunciato presunte inesattezze scientifiche. Con sgomento si accorge così che il resto dell'umanità, compreso il noto giornalista televisivo suo ex capo, è convinta (per averlo d'altronde studiato sui manuali …) che tutte le Leggi della Fisica siano state scoperte e formulate da un unico studioso : Kirchhoff!
                Imbattendosi casualmente in un fagiano viaggiatore nel tempo (!) perciò PL si scalmana in un andirivieni temporale ,dove sorprende a più riprese lo stesso Kirchhoff (Gustav Albert Georg,realmente esistito) intento a voler eliminare i Padri della Fisica, per cancellarne il ricordo storico ed intestarsi le loro fondamentali intuizioni. Ma anche l'intervento di Paco è destinato a lasciare tracce (di lui) negli scenari che visita : Alberto Angela, assunto al suo posto, lo intravvede in antichi (per noi contemporanei...) documenti ed indaga...

                Non è il primo ad usare il media fumetto per tramandare cultura in ambito tecnico-scientifico, comunque La Rosa trova una sua chiave, moderatamente ironica ( anche in questo caso l'umorismo affiora cogliendo piuttosto alcuni riferimenti piantati nella cultura popolare, segnatamente del piccolo schermo...), per divulgare in forma discorsiva alcuni principi generali nel campo della Fisica applicata. Le varie ,per così dire, missioni di Paco acquistano varietà e vivacità grazie alle trovate di sceneggiatura riguardo lo scontro Lanciano / Kirchhoff, un po' alla Holmes/Moriharty (da ridere) ed alle garbate polemiche che descrivono talune rivalità e/o dispute di “paternità” delle Leggi (compresi i luoghi comuni e le finte convinzioni magari “spacciate” per Esse)tra i Fisici. E sono inoltre i riscontri tangibili dei loro postulati a divenire oggetto dei tentati omicidi di K., per una ulteriore rifinitura nozionistica, accompagnata da una certa satira degli ambienti Rai, ma pure dello scetticismo infine “anti-moderno”degli stessi eruditi verso “invenzioni” che invece sono cardini della nostra attualità; e col tormentone unificante che quasi ogni oggetto in campo è marchiato Ikea :-p . Finale paradossale (d'altro canto i viaggi del tempo arrivano al limite della fanta-scienza ;-) ) ma consolatorio, in qualche misura.

                La Rosa se le mette da solo le virgolette alla voce (dei suoi...) disegni, nell'evidenza che stanno ad un grado ben minimale, di pura funzionalità, e sempre nella soluzione prospettica più facile ed immediata , tendenzialmente rigida salvo le braccia ( rese tipo “ciliegia con gambo”). Qualche nota di grigio spezza il piattume e se servono modelli più elaborati inserisce foto dal vero. Il resto lo fanno i traboccanti dialoghi , dal lettering casereccio.
                Nulla per cui strapparsi i capelli , ma tutto sommato una lettura che intrattiene e magari insegna qualcosa. Carino, dai (imho).
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                  ALIENS [23]
                  Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                  Tre storie presenti, di cui l’ultima è una prima parte di due.
                  Abbiamo “L’Alieno” con : Testi_John Arcudi / Disegni_ Tony Akins (matite) e Paul Guinan ( chine) / Colori_ Rachelle Menashe. “Fortunato” : Testi_ Mark Verheiden / Disegni_ Mark A. Nelson / Colori_ Chris Chalenor. “Condizione inumana” : Testi_John Layman / Disegni_ Sam Kieth / Colori_ John Kalisz e Sam Kieth.
                  Seguito apocrifo a fumetti di “Aliens_ Scontro finale”, realizzato prima di “Alien3” ( e dunque con delle caratteristiche grafiche e contenutistiche che non collimano col terzo capitolo cinematografico ufficiale del franchise …) “The Alien” vede il Presidente ( degli Stati Uniti…del Mondo!)impegnato sia a contrasto della “epidemia “ di aliens sulla terra sia a protestare l’indipendenza del (nostro) pianeta dalla “supervisione”di un Ingegnere (cit.),che con la sua navicella spaziale è perfino in grado di influenzare la climatologia terrestre. Pur avendo dato prova di essere molto ostile agli aliens il Presidente decide che (…). Ironia (del destino) e splatter, disegnata che ad un certo punto pare quasi una versione dei“I Fantastici 4” inquartati e con un tratteggio pulviscolare che si accentua in forme tarchiate e debordanti in “Fortunato”, altro titolo amaramente ironico, dato che il fortunello piuttosto un avido, vigliacco ed opportunista astronauta che, per saccheggiare la “solita”astronave alla deriva (infestata di chi sappiamo…)riesce infine ad imboscarsi in una stanza blindata , lasciando i colleghi al loro tragico destino . Se circa Lorenzo Mattotti disegnasse “Valentina Mela Verde” uscirebbe lo stile di “Condizione Inumana”, dove una ragazzina ex profuga, diventata adulta insegna psicologia comportamentale ai “Sintetici” , ultima trovata della W_Y per mandare qualcuno a chiappare gli Aliens. Tanto loro sono “bio-meccanici”, “macchine”, “finti umani” sacrificabili, anche se vederli morire (e proteggere chi li ha creati) genera un moto di empatia non facilmente cancellabile. Continua. (imho).
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                    REGNO DI SILENZIO
                    NPE. pp.,64 b/n. 7,90€.
                    Testi e Disegni_ Alberto Corradi.
                    Auto-caricaturato con un foro di pallottola alla testa ,l'autore _ che personalmente mi era noto come indipendente sulle colonne di “XL” di “La Repubblica”_ qui raccoglie sette brevi storie rigorosamente mute : Regno di silenzio; Mr. Bone; La Volpe & La Morte; Dress; Checkpoint of the truth ; Balance of love e The Last journey. Nel “piacere” quasi pre adolescenziale di rapportarsi all'oltretomba ed al relativo disfacimento del corpo , lasciato alla sua “essenza” scheletrica, il Corradi è piuttosto dolente nell'inscenare i propri cadaveri , magari protesi (e poi pentiti...) a recuperare parti organiche (gli occhi, il cuore...) che infine deludono , rinnovando dolori altrimenti assopiti nella pace ehm, eterna. Libercolo, un brossurato con alette, come detto privo di testi ma con una fluviale pagina di “ringraziamenti” , in cui il Corradi snocciola svariate passioni : Clive Barker, Hieronymus Bosch, Massimo Giacon e Massimo Mattioli mi paiono i più immediati tra i molti altri riferimenti utili a definire la nettezza essenziale del suo bianco e nero , costruito su linee molto modulate , grossi spessori ed eventuali retinature. Immagino sia utile entrare/essere nel “mood” di questa particolare proposta dark (imho).
                    Ultima modifica di henry angel; 11 aprile 20, 05:46.
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                      CAPUT MUNDI_ I Mostri di Roma : Nero ( 3 di 3)
                      Ed. Cosmo. 144pp., b/n. 5,50€.
                      Testi_ Michele Monteleone e Dario Sicchio / Disegni_ Giorgio Spalletta e Pierluigi Minotti ( tav. 3-15).
                      Ben quadrata , la sceneggiatura tira i fili conclusivi della mini-serie, ventilando futuri sviluppi con la classica scodata del villano ( non che gli altri gli siano da meno, beninteso) “resuscitato”che paventa feroce rivalsa. Altrettanto canonico _ e comunque sempre efficace_ il prologo squisitamente horror , dove vengono liquidati (per sempre?)un paio di personaggi collaterali. Esaurito il convenevole, la struttura narrativa ha per architrave l'inaugurazione di un memoriale in Vaticano ( ad un anno dall'esplosione di piazza San Pietro ) coincidente con la fase calda della campagna elettorale per la carica di Primo cittadino, a cui non è estraneo un video registrato su una compromettente chiavetta usb ( vedi gli albi precedenti), bramata come arma di ricatto da chi vuole (mettere) “le mani sulla città” ed ha già mosso _ in uno scacchiere di alleanze piuttosto variabili , per quasi tutti sul filo del rasoio tra la predestinazione a morire e scamparla di destrezza _ armi , uomini e Mostri. Loro, questi ultimi, provengono dalla stessa nidiata ma al fine , dopo essersele date in più occasioni, si ritrovano su sponde opposte, che grondano marciume ma fanno da presidio a duelli (quasi) all'ultimo sangue. Efficacemente la storia attira i suoi protagonisti alla resa dei conti in Roma /Stato Vaticano piazzando dei flashback dove (rac)cogliamo gli antefatti salienti che hanno piazzato Nero(ne) e compagnia brutta in posizioni eterogenee fatalmente destinate a stringere nell'attrito delle disfide. E così le pur lunghe scazzottate/coltellate/sparatorie non sono meramente “riempitive” ma concorrono all'intreccio degli avvenimenti, mantenendo di per sé anche una certa originalità acrobatica : un aspetto reso graficamente con padronanza di ( senso del)dinamismo . Tuttavia il mix di deformazioni posturali e trasformazioni anatomiche potevano consigliare un segno più fluido e particolareggiato , mondato dalle fin troppe linee esposte come punzoni . Fine (imho).
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                        BATTAGLIA [ 1]
                        Ed. Cosmo. 96pp., a colori. 5,30€.
                        Testi e Disegni_ Dino Battaglia / Colori_ Laura De Vescovi Battaglia.
                        Ordinati da Cepim ( che diverrà Sergio Bonelli Editore), due storie complete editate nella loro collana “Un Uomo un'avventura” e qui raccolte in un albo formato 16x21, ovvero un “bonellide” da edicola.
                        Nella prima, “L'Uomo della Legione”, vede la Francia che tenta di arginare , nel 1921, le spinte indipendentiste della colonia Algerina mandando a combattere nel deserto africano elementi della Legione Straniera. Tra loro un ufficiale ed un sottoposto reduci dalla battaglia di Verdun e con dei conti in sospeso da regolare. Finiti nell'imbuto di una situazione simile ( dopo aver marciato in soccorso di un distaccamento militare asserragliato in un Forte) al doloroso episodio vissuto nella Grande Guerra , chi ne ha più patito le conseguenze cercherà , suo malgrado , una via d'uscita diversa...
                        Forse in ossequio a chi lo pubblica, Battaglia scrive testi cristallini nell'esposizione, al costo di cadere nella didascalica necessità di spiegare ogni cosa , per questo racconto di inimicizia virile votato alla causa mercenaria (persa, ma le note introduttive al fumetto assicurano che l'autore era lontano da intenti di tesi politiche...).
                        In “L'Uomo del New England”, in bianco e nero, l'incipit per tutti gli usi ci porta a conoscenza il solito scapestrato, un inglese di Liverpool nel 1757,che per scampare ai suoi impicci cambia aria imbarcandosi rocambolescamente su un vascello diretto nel Nuovo Mondo. Giunto così a Boston viene venduto _ letteralmente, per rifondere le spese del viaggio_ ad un cacciatore di pelli bisognoso di un inserviente. Ma già nella loro prima escursione vengono attaccati dagli indiani. Il nostro anglosassone ancora una volta salva la pelle all'ultimo ,con generiche istruzioni per congiungersi con chi lo potrebbe aiutare...
                        Anche questa un'avventura di dure traversate : non manca l'acqua come nel deserto ma le sfibranti marce forzate dall'assillo dei nemici impedisce agli uomini di riposare e rifocillarsi . Il protagonista è piuttosto scaltro a cogliere situazioni favorevoli ed opportunità , fino a presentarsi in maniera “brillante” di nuovo sul molo bostoniano , dove ritrova la “voglia” delle vecchie smargiassate...Peccato per l'ellissi che lo proietta sul punto di tornarsene oltreoceano , dato che lascia frettolosamente inevase curiosità sulla sorte dei suoi precedenti compari :-/ .
                        Citando nuovamente Fabio Gadducci e la sua intro del volume, i colori sono “spenti” ma ben scelti nelle tinte e nelle gradazioni sovrapposte ( vedi il deserto, la notte...), al servizio di un segno “meno carico” di ombreggiature. La composizione della tavola, la minuta finitura dei disegni ed il senso compositivo e prospettico delle vignette , spesso scontornate e “distanziate”, a scandire il passo della lettura e forse la tracotanza della natura selvaggia (...anche quella dell'uomo...), sono farina del suo pregiatissimo, ed imitato, sacco. A trovargli per forza un difetto, magari la “teatralità” di alcune uccisioni ed un certo appiattimento fisionomico degli indiani (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • RAVIOLI UESTERN 1
                          NPE.120 pp., b/n. 7,90€.
                          Testi e Disegni_ Luca “ Pierz”Piersantelli
                          In formato 19x14 e in tavole da 1 o 2 vignette, un fumetto umoristico che si presenta come un incrocio tra una storia ed una raccolta di vignette, alcune originali per la stampa, altre traghettate dal (strip-) web . Muovendo da un immaginario cinematografico condiviso Pierz sintetizza “flash” parodistici di alcuni film di successo, magari sostituendo i protagonisti con personaggi di sua invenzione, che dunque assumono il ruolo di filo conduttore surreale , in situazioni che si risolvono in freddure, richiami meta-narrativi (anche nell'ambito stesso dei comics) o parentesi comiche a se stanti , ma che hanno pure qualche ambizione da “senso della vita”. Due le rappresentazioni grafiche più iconiche : un “Raviolo” senza (o con una ;-) )gamba ed un “Cauboi”un po' hipster ed un po' fumato scaraventato nel west (?) per vie traverse. Come in altre strip si contrappone l'imperturbabilità del Raviolo alla giocosa e un po' “gnucca”iniziativa del ragazzo, scaturendo per contrasto empatia e compartecipazione in un terreno già arato dai comuni riconosciuti riferimenti pop. Nulla di fulminante, ma una lettura agevole con qualche guizzo gustoso.
                          Dato a sapere in modo semi-serio che l'Autore ha basi accademiche cimentate nel disegno realistico ( e la costruzione prospetticamente proporzionale di alcune _ rare _ figure non lo smentiscono...), non di meno la ricerca della sintesi “spartana e minimale” ( confessata nella prefazione del volumetto...)sembra voler apparire dilettantesca ed acerbamente acquisita, oltre che sostanzialmente alleggerita “dall'impiccio” degli sfondi ,e seppure variata all'ingrosso ,nello spessore appoggiato alle linee (imho).
                          ​​​​​​​
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                          • 30ppppp.jpg
                            CASSIDY 1. L'Ultimo Blues
                            SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                            Testi_ Pasquale Ruju / Disegni_ Maurizio Di Vincenzo.
                            Tornato d'attualità con una mini serie di tre numeri in corso di pubblicazione nella collana “Le Storie”, ecco il primo albo di diciotto di “Cassidy”, una delle prime produzioni editoriali della Sergio Bonelli Editore a darsi una (prima, dunque...) conclusione definita, in ossequio al difficile e volatile mercato italiano dei fumetti in edicola (...con propaggine di tre volumi da libreria che lo rendono disponibile integralmente). E d'altronde s'intuisce che si parte dalla “fine” in una corsa a ritroso negli States degli anni '70, in luoghi assolati e un po' fuori mano , dove l'ex militare Ray(mond) Cassidy conduce la vita di ...Rapinatore, stimato e temuto per la sua abilità ed il suo “codice operativo” (...intento a non usare violenza non necessaria), con dei “conti in sospeso” che sembrano gravargli sulla coscienza ed un ultimo colpo finito male per la infedeltà dei suoi “colleghi”. Attinto dalle pallottole dei suoi “soci” Ray sta tirando le cuoia, ma la strana e poi ricorrente visione/allucinazione di un Bluesman afroamericano cieco gli predice “ulteriori” ma tassativi diciotto mesi per sistemare le cose … Scovato in extremis dal cognato, ex chirurgo , C. recupera miracolosamente (e oltre ;-) )nel vigore fisico , si dà per non mettere nei guai il parente, sistema la sua bella auto potenziata e torna sulle piste degli uomini che volevano fargli la festa.


                            Una prima pubblicazione che incuriosisce e lascia intravvedere del potenziale. Ray Cassidy è già risolutamente tratteggiato, cogliamo più di qualcosa dei suoi affetti e del suo modo di “lavorare “ ( la rapina ad un portavalori che successivamente genera il suo ferimento...) grazie a una messa in scena dell'azione ben coreografata ed attenta sia a stringere su particolari salienti sia nel montaggio dei totali (inquadrature) di un'America se vogliamo provinciale, vasta, e non ancora colonizzata, ovviamente, dal GPS o dalle NEWS televisive h24. E la “magia” del vecchio bluesman tornerà, immaginiamo, come monito ; sebbene RC si capisce che ha fatto la scuola dei duri e non è tipo da farsi comandare o da subire gli eventi.
                            Rispetto alle prove su “Dylan Dog” Di Vincenzo appare più asciugato nelle chine e preciso nelle linee, smazzandosi una più che sufficiente gamma di dettagli d'epoca ( la storia principia nella notte del 16 agosto 1977, la stessa data in cui venne rinvenuto cadavere Elvis Presley), badando a ritrarre faccioni caratterizzati , tra avanzi di galera, sbirri di Contea sovrappeso per il non troppo lavoro e il Doc che pare babbo Cunningham di “Happy Days”.Continua (imho).
                            Ultima modifica di henry angel; 17 aprile 20, 00:12.
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                            • 9788897555919_0_221_0_75.jpgDON MILANI_ Bestie, uomini e Dio
                              Becco Giallo . 128pp., b/n . 14,00€.
                              Testi_ Gabriele Ba _ Disegni_Riccardo Pagliarini.
                              Con una prefazione scritta da Carlo Ridolfi, scarne note bio-bibliografiche ed alcuni layout del disegnatore un tentativo di rappresentazione a fumetti della vita e degli esempi di Don Lorenzo Milani ( con gli autori che si premurano di considerarla “solo” una introduzione alla conoscenza del prete fiorentino. 1923_1967.). Figlio di un medico molto benestante, colto ed ateo, e da una madre agnostica ed ebrea, ma battezzato nel '33 per non subire i discrimini razziali del regime fascista , il giovane Lorenzo coltiva , insieme agli studi classici, l'ambizione di diventare pittore , andando a bottega da un rigoroso maestro . Impara cose ma forse il suo talento non è dei più vigorosi; ed ai suoi vent'anni sente la “chiamata” del Signore. Quattro anni dopo prende i voti e viene assegnato come “vice” di don Daniele Pugi a S.Donato in Calenzano. Cerca di entrare in sintonia con i suoi fedeli , perlopiù gente modesta sia in senso materiale che culturale, “presa” da altre sollecitudini , svagata entro orizzonti (ristretti) in cui la parola di Dio non permea le loro vite. Ed allora il sacerdote di fresca ordinazione decide di (ri)partire proprio da una complessiva acquisizione del significato delle parole e della conseguente stesura dei concetti, ma “veri”,senza pregiudizi ,artifici ed arzigogoli lessicali, ed attentamente vagliati allargandosi allo studio critico delle fonti. Crea così una scuola , a cui , ecumenicamente, fa levare il crocifisso ma non certo l'ispirazione cristiana alla libertà di coscienza e alla pace. La larga vittoria della DC alle prime elezioni dell'era repubblicana spingono però ( la Curia vescovile toscana...) alla epurazione scomunicante dei cattolici che simpatizzano a sinistra, amareggiando Don Milani che voleva (far) arrivare al rigetto del comunismo, eventualmente ,formando alunni in grado di discernere e confutare le storture linguistiche e di contenuto delle ideologie , fossero pure quelle religiose , svincolate dal dogmatismo minaccioso. L'attrito con le sfere ecclesiastiche lo porterà a non succedere a don Pugi, morto nel '54 e di venir trasferito , quasi punitivamente ,da Priore, nell'altrettanto disastrata parrocchia di S.Andrea della Barbiana , dove di nuovo sposa la indigenza dei (com)paesani e ne prospetta il riscatto, perlomeno dei giovanissimi, nel rigore esigente e nell'obbedienza dovuta allo studio. La scuola della Barbiana diverrà un “esperimento sociale” destinata ad una vasta eco, in grado di attirare docenti della più vara estrazione , e far dannare i prelati conservatori , con un metodo di apprendimento concertato con gli studenti, sempre più responsabilizzati a connettere , accrescere ma all'evidenza anche a sfrondare le nozioni che riescono a reperire/esperire. Minato dal Morbo di Hodgkin, si spegne prematuramente e viene seppellito nella tomba del cimitero locale che lui stesso aveva prenotato il giorno del suo indimenticato arrivo alla Barbiana.
                              Forse temendo testi troppo “sentenziosi” l'impostazione grafica concede sì diversi primi piani frontali del don, ma cerca soluzioni visive alternative, ricorrendo a grafici, figure allegoriche o quasi caricaturali, verso cui Pagliarini pare portato , grazie ad un tratto morbido ed a una inchiostrazione piena (seppure gradata da un ampio effetto sovrapposto a mezzatinta, via Photoshop)che ricorda pure l'animazione d'antan. E' corretto nel suo contesto mostrare corporature gracili , mediamente, che fanno risaltare il volume dei crani; tuttavia alcune posture e taluni panneggi ( la tonaca da prete probabilmente non aiuta...) appaiono goffi ed insaccati . I ritratti appaiono comunicativi ,sebbene le circostanze costringano a non abbandonare , di default, espressioni seriose e corrucciate. Una velata somiglianza di fondo con lo stile di un Gianpiero Casertano, guardando a Magnus per la compattezza della pennellata (imho).

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                                ALIENS [24]
                                Saldapress. 48pp., a colori.3,20€.
                                L'albo conclude “Condizione inumana” ( Testi_ John Layman / Disegni_Sam Kieth / Colori_ John Kalisz e Sam Kieth), con un bell'effetto grafico e tonale da “olio su tela”,con uno stile molto espressivo ,sebbene non realistico, da “Bambina Filosofica” (cit.) e “Valentina Mela Verde” che perde solidità nei campi lunghi, un po' tirati via specie quando dovrebbero illustrare la coralità degli elementi messi in scena. Non manca, narrativamente, il manager (...della Weyland_Yutani, e chi sennò?)str..., impegnato a far fruttare, sull'ameno pianeta ghiacciato Nivalis-4 l'ennesima pensata della Corporation per far soldi con le forniture militari : soldati “sintetici” la cui efficienza bellica viene testata mandandoli (sacrificandoli...) contro una nidiata di Aliens. Trovata la resistenza etica di una dottoressa che ha ben apprezzato “l'umanità” dei creati in laboratorio, il fascio in doppiopetto ( bravo lo sceneggiatore a dargli un linguaggio “politicamente corretto” a fronte di un comportamento assolutamente spregiudicato , insensibile e riprovevole) cerca di metterla a margine del progetto ( leggi : cerca di levarsela dal...). Il fatto che, su questioni a latere non insignificanti ,abbia pure ragione , offre una saporosa conclusione della storia , in linea con l'assunto generale dell'Universo degli alieni : ovvero non siamo certo noi terrestri in cima alla catena alimentare. Un assunto, con pieghe diverse , che torna anche in “Aliens : questione di gusti” , una breve in quattro tavole ( Testi_ Edward Martin III / Disegni_ Mark A. Nelson / Colori_ Ray Murtaugh) colorate in maniera sgargiante su disegni dalle linee morbide e “coccolose”, che concettualmente somiglia per altro molto a un'altra sceneggiatura già vista su questa serie da edicola; dunque no spoiler. Infine la prima parte di tre di “Più che umano” ( Testi_ John Arcudi / Disegni_ Zack Howard con coll. alle chine di Mark Irwin / Colori_ Wes Dzioba), introduttiva fondamentalmente, e risolta quasi totalmente in appunti didascalici ed uno pseudo colpo di scena( ma efficace ;- ) ), del concetto di “Biologia Culturale”, allacciandosi al ciclo delle invasioni Xenomorfe sulla Terra ( qui siamo ad una fase in cui l'umanità ha tamponato con successo l'attacco...), con un giovane Ricercatore che sta stilando degli articoli scientifici dove si interroga sulla dignità (appunto culturale) con cui vanno considerate le forme di aggregazione ed iniziativa complessa che hanno le “specie” aliene , come del resto varie forme animali del nostro pianeta . Pubblicato nel 2009 , questo episodio “spezzato” ha le prerogative del suo (nostro) tempo in quanto a colorazione con computer satura di chiarori e tinte che rispondono della relativa illuminazione, dominanti comprese e disegni da caratterizzazione young adult moderna, con tipetti asciutti, dinoccolati e un po' hipster. Molto suggestivi e curati al dettaglio gli sfondi (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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