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    ALIENS [25]
    Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
    Testi_ John Arcudi / Disegni_ Zack Howard e Gabriel Andrade (matite); Mark Irwin, Zack Howard e Marcelo Mueller (chine).
    Seconda parte di tre, ovvero due episodi in origine usciti a Mag/Giu 2009 per la Dark House Comics. Dal vago accenno in coda ad “Aliens 24” veniamo scaraventati in una situazione spinosa inspiegabile, ossia lo sceneggiatore inserisce un prologo cronologicamente sfalsato per poi principiare un atto narrativo che comunque scolla parecchio dall'ambientazione (terrestre) originaria e dal suo protagonista , un “topo” da biblioteca qui assunto a Michael Biehn della situazione, pure mezzo guercio come Kurt Russell in ...Fuga da New York ( cit.), dopo un viaggio spaziale in “crio-sonno”. All'osso del no spoiler il canovaccio della trama è assolutamente risaputo : il gruppo eterogeneo di malcapitati su un pianeta brado ma vivibile ,sulle tracce di un altro gruppo di sciagurati che s'è sgrugnato con gli Xenomorfi : mal gliene incorrerà a tutti (o quasi); e dunque vanno benedette quelle varianti di carattere generale nella definizione dei personaggi e la tempistica dei colpi di scena che Arcudi sembra controllare con una certa naturalezza, magari concedendosi tuttalpiù qualche linea di dialoghi criptica , che demanda alla futura conclusione della storia, prevista nel prossimo fascicolo.
    Dentro una gabbia graficamente piuttosto libera , attenta e programmata a cogliere sequenze di dettagli (ovvero piani ravvicinati) oltre che i totali inconsueti _e d'altronde alieni_, facilita il compito la buona colorazione , capace di orientare il lettore ,anche in senso temporale ( salvo le prime tavole, che appunto però cercano di essere spiazzanti di proposito...) nella ben saldata integrazione dei disegnatori , figli artistici del nostro tempo (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      STRIKE 1
      Star Comics. 96pp., b/n e colore . 2,50€.
      Nella primavera del 2005 Star Comics tentò di rinverdire i fasti editoriali dei magazine “tuttofumetto” con questo spillato 23,5x17,5 cm, che avrà una diffusione ,mensile ,breve. Per il poco che valgono le mie congetture , ipotizzo che l'insuccesso fu dovuto da un lato ai collezionisti , che probabilmente avevano (già) letto la quota di opere edite in edizioni di maggior pregio , mentre i lettori neofiti e giovani iniziavano piuttosto a snobbare le edicole... Come che sia andata si sono persi , almeno in questo primo numero, un mix di “primi episodi “ e di brevi storie autoconclusive , realizzate da solidi professionisti di scuola italiana, franco-belga e sudamericana in particolare, con annessi stilistici peculiari e le “sorprese” di autori all'epoca principianti , ma come scritto professionalmente degni.
      A colori (molto usate le sfumature ocra e beige...) “Largo Winch”del geniaccio Jean Van Hamme ai testi e disegnato da Philippe Francq, verso cui azzardo similitudini con un Alessandrini ed un Munoz per gradire, introduce l'anziano e malato proprietario di un mega impero industriale che ha cinicamente studiato(ha svariati “peccati”sulla coscienza) un mezzo per non disperdere i suoi sterminati averi. Ma qualcuno conosce il suo “segreto” ( che, da New York supponiamo si trovi in Turchia...) e si muove interessatamente a neutralizzarlo. Il compianto Federico Memola scrive “Jonathan Steele” , ex testata SBE passata alla Star. Francamente storiella abbastanza puerile d'incantesimi e Elfi morti ammazzati. Bah.Marco Checchetto salva i disegni con la dinamicità e i tagli d'inquadratura ben scelti ed ingabbiati . Colori ed effetti spalmati accuratamente. Un abbozzo di serie da qui entriamo nell'uso del bianco e nero , “Entangled”, ove la tastiera di Adelino “Ade” Capone ( anch'egli, purtroppo, immaturamente mancato nel frattempo...) immagina una qualche connessione parallela “comunicante” tra un benzinaio campagnolo nello Iowa del 1944 e un Fante dello spazio che in una galassia lontana lontana dà la caccia ad una sorta di Xenomorfi infestanti : gulp! Con minime sbavature Matteo Mosca e Michele Cropera illustrano con dovizia compositiva e gusto del dettaglio i due mondi... Mentre è quello delle Organizzazioni Internazionali con rappresentanze in Svizzera il nucleo narrativo di “Corpo Diplomatico” ,per i testi di Paule Ceppi e disegni di Daniel Ceppi, che si annuncia come una stratiforme e complessa spy story con al centro un'avvenente Funzionaria , sbalordita nel ritrovarsi un cadavere rannicchiato sullo zerbino ai piedi del suo appartamento (!). La polizia indaga, la tipa cerca di lasciarsi di nuovo assorbire dai suoi numerosi impegni . Fitta pure la gabbia a quattro fasce e svariate vignette, praticamente sempre dialogate, con uso di grigi e bello stile , con perfino il richiamo di un Tardi e di un Altan più legato al realismo. Su sceneggiatura di Daniel Napoli e disegni (lascio i nomi di Moebius e di un Freghieri più “tozzo”...)di Sergio Ibanez una gangster story con una pupa in coma e un bimbo rapito : “Max Sleepy”, primo ep. Sempre di Ibanez ma da autore unico “Ritratto di Beatrice” ingegnoso raccontino horror affine ad E.A.Poe . Ugualmente e con “morale” di contorno “Maledizione Divina”, in cui Daniel Napoli immagina una crudele ed esemplare punizione per un signorotto feudale dispotico ed arrogante. Tratto e tratteggio di Kike Dicerbi e chine decise di Daniel Frattini. Altrettanto infine , per ciò che riguarda l'inchiostrazione e in nuce il suo stile nel complesso , Luigi “Gigi” Cavenago su “Predatore Naturale” immaginando un cacciatore bianco in Africa che si ritrova perseguitato da un Demone nero, forse frutto di un suo tracollo psichico (?). Come redazionali solo la presentazione dell'albo , curata da Dario M. Gulli, un a scheda biografica del copertinista Carlos Diez (inquietante somiglianza con Bruno Vespa, xD ) e una cronologia delle uscite di “Largo Winch”, firmata G.Piredda (imho).
      Ultima modifica di henry angel; 25 aprile 20, 05:31.
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        BERLIN 3 La Città della luce
        Coconino Press / Fandango. 176pp., b/n. 17,00€.
        Testi e Disegni_ Jason Lutes.
        Dato alle stampe “solo” nel 2018 il volume termina in una trilogia il nevralgico, per tempo e luogo, affresco socio-politico berlinese, cogliendo la città e chi ci vive tra il crepuscolo della Repubblica di Weimar ed il perfezionamento dell’ascesa istituzionale _culminata col Cancellierato_ del Fuhrer e del suo partito. La figura stessa di Adolf Hitler irrompe da subito nel racconto letteralmente come un treno, per poi diventare la cornice contenitiva nel finale, in antitesi alla “migrazione” di alcuni protagonisti già dei due precedenti “Berlin” ,gioco-forza costretti ad abbandonare la dimora metropolitana che, anche per un tempo relativamente breve, molto li ha segnati ed arricchiti…Di esperienze, giacché il lato economico per molti non “borghesi” continua ad essere problematico , che insieme alla parvenza di ordine e stabilità , ed oltre al “cappio” dei debiti di Guerra che la Germania deve onorare, forniscono carburante al crescente successo “democratico” dei Nazional-socialisti, impegnati a riorganizzarsi e mettere in moto una propaganda sempre più sfacciata ed inesorabilmente violenta nelle azioni. A rendergli la pariglia, specularmente, il partito dei Comunisti , che tuttavia _dall’estrema sinistra_ aggiunge il suo carico di critiche al Governo. La repressione poliziesca e comunale d’altronde non sembra invece trovare miglior bersaglio se non zittire liberi pensatori e minoranze sessuali (sic!).

        Per quanto di foliazione più ridotta “La Città della luce” sembra trascinarsi nel lungo commiato tra i tre forse più sfaccettati protagonisti della “saga”, con finezze di notazione e di scambi dialogati, in qualche modo facilitati nelle pastoie psicologiche ( e Lutes lo lascia anche sottolineare con grezza chiarezza ideologica…)dal loro censo. E dove , tornare alle origini, non ha solo il sapore della “sconfitta”personale ma pure e comunque della netta constatazione di un regresso culturale, in seno ad una “provincia” (ancora per poco…)tranquillizzata ed intellettualmente sterile e conservatrice. Chi rimane a B. prepara le barricate o rischia di deperire irreversibilmente nell’apatia, mentre scattano gli arresti “politici” di lì a poco estesi alle voci dell’editoria. Quasi più un libro di “rodimenti” interiori che degli avvenimenti ,convulsi ed immediatamente percepibili come contemporanei ma di svolta storica .

        Bene impostata la regia delle tavole , anche nell’ideazione delle sequenzialità più dinamiche ; tuttavia i tratteggi insistiti ma radi datano il segno , che in più di una occasione appare in debito di finitura, un poco esangue ed intermittente nella ripresa degli sfondi. “Berlin” è un’opera monumento che merita una complessiva alta considerazione (imho).
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          ALIENS [26]
          Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
          Testi_ John Arcudi / Disegni_
          Gabriel Andrade e Zach Howard (matite); Zack Howard, Marcelo Mueller e Mark Irwin (chine) / Colori_ Wes Dzioba.
          Terza e conclusiva parte di “Più che umano”. Un finale (un po' compresso) abbastanza convenzionale, con “spiegone” (tenuto sul vago...), assottigliamento dei sopravvissuti causa, naturalmente, agguati ripetuti della nidiata aliena e messaggio morale di fondo a giustificare il titolo. Battesimo di una nuova variante di Xenomorfi , per il sollazzo degli esperti in “Aliens Universe”. Già detto della qualità stilistica dei disegni ,e della colorazione, chiamati a sbizzarrirsi su conformazioni rocciose e misteriosi artefatti extraterrestri per altro incautamente portati alla luce dagli ennesimi impiastri destinati a farsi soverchiare dai “mostri”. Fine(imho).
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            BAKUMAN 3 Debutto ed impazienza
            Planet Manga / Panini Comics.190pp., b/n. 5,00€.
            Testi_ Tsugumi Ohba / Disegni_ Takeshi Obata.
            Accolta con discreto favore dai lettori, che testimoniano le loro preferenze con le cartoline inviate all'editore (...e vagliate con cura a scopo di marketing ;-) ), la prima storia ,auto-conclusiva, pubblicata da Takagi (ai testi) e Mashiro ( ai disegni), non vale tuttavia il via libera per una serie regolare, lasciando l'amaro in bocca ai due ambiziosi e cocciuti amici e mangaka debuttanti. Tanto più che il loro “rivale” e concorrente Niizuma, in forza di un febbrile ed indubitabile talento , sta facendo progressi decisivi per accreditarsi come autore professionale , pure a fronte di una personalità “eccentrica” a dir poco. Quando anche Azuki (l'idealizzato amore di Mashiro) e perfino, a suo modo, Myoshi (la vivace girlfriend di Takagi...) iniziano a distinguersi nelle loro doti più popolari, lo sprone per arrivare al successo diviene impellente e i due amici moltiplicano gli sforzi per emergere. Tuttavia decidono di concentrare il loro impegno verso un tipo di manga , fatto di scenari fantasy ed elaborati combattimenti all'arma bianca , che continua a riscuotere il favore degli appassionati, ma forse non è pienamente nelle corde di Takagi. Questo rallenta , alla fine, anche Mashiro , alla lunga sospettoso che il (bel) rapporto con Myoshi distragga “troppo” il suo primo ed unico sceneggiatore , che finisce per accettare altre occasioni di crescita artistica , arrivando perfino a collaborare con Niizuma . I tempi contingentati concessi dall'Editor ( di suo poco convinto della svolta “mainstream” intrapresa dai suoi assistiti)per presentare un progetto pubblicabile stringono , e l'insofferenza per la situazione venutasi a creare affiora fin oltre le intenzioni consce dei due quindicenni e...

            Non mi avventuro, causa crassa ignoranza, a dettare paragoni tra le vicende del fumetto e una realistica rappresentazione della società giapponese riguardo al lavoro, all competizione e alle “forme mentali” adatte ( ossia riconosciute e stimate...) alla realizzazione esistenziale dei giovani giapponesi ( in “Bakuman” la generazione che li precede ha, finora, un ruolo di contorno...). S'intuisce una sceneggiatura con intenti didattici, o perlomeno l'indiscrezione di mostrare “dal dentro” le complesse dinamiche della lavorazione di manga con seri intenti di giocarsela sul mercato, rimanere a galla tra la agguerrita concorrenza se non di centrare un successo clamoroso , che faccia diventare “famosi” , però senza la sfacciataggine di urlarlo ai quattro venti. Ohba estremizza (?) personaggi che sembrano tarantolati e psicologicamente borderline ( tipo Eiji Niizuma), od infonde allo stesso Mashiro una dose abnorme di ripensamenti e pippe mentali ,come a cercare ulteriori handicap che facciano risaltare ad oltranza la determinazione di questi appena post-adolescenti ,che ragionano (tra loro, anche costruttivamente) ,con un piglio quasi marziale , di come sbattersi al centoxcento per migliorarsi e centrare prestazioni per altro sempre più esigenti e responsabilizzanti. Tanto che, nella sua “maggiore normalità” la graziosissima Kaya Myoshi quasi pare frivola in maniera irritante, buona giusto al ruolo di “riposo dei guerrieri”. In linea di massima le dinamiche atte a smembrare la simbiosi tra Moritaka Mashiro e Akito Takagi paiono voler tenere banco nel proseguo dello storytelling.
            Da sostanziale profano, di Takeshi Obata continua a colpirmi del suo stile grafico l'elegante uniformità figurativa del tratto (praticamente non c'è mai una variazione nella bordatura delle linee), la meticolosità estrema nel “fotografare” gli ambienti ( vedi gli incasinatissimi luoghi di lavoro dei disegnatori/redattori ) e il gusto _ qui forse anche esasperato_ di mettere in pose espressive estremizzate i sentimenti dei vari personaggi , lasciando il contegno e il fondo di “vergogna” che eventualmente provano fuori dalla porta; magari per ritrovarselo “in pubblico “ come dote, comunque imprescindibile, della loro educazione . (imho).

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              JULIA n.ro 258 L'Angelo vendicatore
              SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
              Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Steve Boraley.
              In seguito ad una segnalazione circostanziata , pervenuta alla Polizia di Garden City e brevi manu finita sulla scrivania del Procuratore Robson; in discreta apprensione per una seria indisposizione dell'amata micia Toni, Julia prende il caso ospedaliero ,in odore di reiterazione , di presunta morte (eutanasia) sospetta imposta ad una paziente terminale. Per concomitanza sospetta dei turni di lavoro viene sospettata un'infermiera, che protesta la sua innocenza ma viene molto presto travolta dal clamore mediatico e dalle imposizioni giudiziarie. Quale che sia la verità per Julia diventa basilare lo scandaglio approfondito nell' intimo della personalità della donna, al rischio di farsi coinvolgere emotivamente , anche per un fatto di solidarietà di genere (femminile). L'approfondimento delle indagini enumererà diverse piste indiziarie ma sarà ancora una volta la empatica disponibilità della criminologa a facilitare la soluzione dell'incresciosa vicenda.

              Non sfuma l'impressione di aver già letto questa storia, specialmente nella disposizione e nell'incedere degli accadimenti , anche nella forma , comunque pre-ordinata , dei sotto finali in cui la sceneggiatura adombra un certo ventaglio di plausibili sospetti ;-). Efficaci e scorrevoli comunque i dialoghi e , per così dire, l'interferenza della trama parallela di Toni , che punge Julia stessa nel suo vissuto familiare e nel confronto con gli uomini . Vagamente ambigua la cover di Cristiano Spadoni ( dove Julia sembra spiare seria ma passiva l'operatore sanitario che...:-/ ), mentre possiamo apprezzare l'intonazione espressiva dei ritratti, calati in una tessitura di linee incrociate certo sufficienti a produrre gli sfondi ma forse anche marcatamente volte a sveltire la lavorazione della tavola :-p (imho).
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                KEN PARKER_ Un Uomo inutile

                Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.

                Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.

                Di stanza a Fort Sill, in Oklahoma, dove perse anche moglie e figlio , il Stg. Victor McCabe viene malinconicamente “spinto” al congedo per anzianità . Di strada per ricongiungersi al solo parente che gli è rimasto , accetta di vegliare sulla moglie del suo Colonnello che, incinta , ha bisogno di serenità per portare a termine la delicata gravidanza; in un momento in cui più tribù indiane sembrano volersi coalizzare ed organizzare per un temibile contrattacco ai “bianchi”. Ospitato, per così dire, sul carro di due giovanissimi “incoscienti” KP all'inverso ha da raggiungere il Forte, investito daun incarico di guida territoriale, a cui per altro faceva affidamento lo stesso McCabe, per stare pur da civile vicino ai suoi ormai ex commilitoni. Prossimi ad incrociarsi, KP e il neo pensionato testeranno drammaticamente l'ostilità degli indiani , ma anche troveranno pericoli altrove edinaspettatamente...

                Brillante Berardi nel vivacizzare i dialoghi ed a porre quelle premesse ambientali che rendono più verosimile il soggetto senza però imballarlo in soluzioni narrative codificate , tanto è vero che la sceneggiatura rilascia gustosi colpi di scena, direzionando la storia su binari quasi opposti rispetto alle premesse date. La parte grafica fa' il suo , specialmente nell'illustrare ogni aspetto, anche bellico, del servizio militare e della sua controparte, ovvero gli indiani sul piede di guerra : pulizia del tratto e certosina esattezza delle anatomie non sono il marchio di fabbrica di Milazzo , che tuttavia riescead infondere ai disegni uno spettacolare spasmo dinamico e la sensazione di scontri fisici furibondi, continuati ma realistici , pur resi con “inquadrature” che non sono prettamente dell'occhio umano ma rammentano il bel cinema. Centrata anche la profondità delle ombre ugualmente nelle parti diurne che notturne, Un altro bell'albo della serie(imho).



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                  IL VESPAIO
                  Edizioni Nuova Frontiera. 48pp., b/n. Lit.3500 .
                  Testi e Disegni_ Daniel Ceppi.

                  Giovanotto francese senza prospettive, salvo l'ambizione di vedere il mondo , si lascia convincere da un compare a rapinare un gioielliere, nell'ora in cui la sua dipendente si accinge alla chiusura serale del negozio. Presi i contanti,ma facendo una qualche resistenza il commerciante rimedia una grave ferita , mentre il ragazzo , maldestramente, cerca di scappare, consegnati i soldi al socio della scriteriata prodezza criminale. Il giovane, anche grazie ad un'amica, e dopo aver capito che l'altro lo ha bidonato, tenta di espatriare in Italia ma, causa maltempo e passi alpini impervi si ritrova da un'altra parte (sic!), dove comunque coglie l'opportunità di sistemarsi temporaneamente, generosamente ospitato da un montanaro “socialista” con famiglia. Dopo mesi di relativa calma, l'imboscato ha un colpo di...Sfortuna ,che farà di nuovo precipitare gli eventi...

                  Nel lontano dicembre del 1981 ( e logicamente il volume è prezzato in lire) la romana Nuova Frontiera Edizioni mutua da Humanoides associes questo noir a fumetti , in formato 23x29 ed una veste editoriale che probabilmente badò a comprimere i costi di stampa. L'ultima tavola preannuncia un ulteriore titolo ,“All'Est di Karakulac”, in continuità con la storia di questo primo numero, che comunque può dirsi di per sé narrativamente compiuto. Nulla di veramente trascendentale, ma comunque l'autore pareggia la sfida di sottoporre al lettore un personaggio affatto esemplare ma di cui comunque vorremo indovinare la sorte e come riuscirà a fronteggiare gli impicci, certo senza essere una “cima” nell'approccio e nell'uso (anche) della violenza.

                  La flessuosa modulazione delle linee mi ricorda stilisticamente i Beatles di “Yellow Submarine” ,pure se qui non sono certo di casa i colori pop-psichedelici del film d'animazione omonimo, ma piuttosto un pregnante (pesante?) effetto di retinatura , anche sui close up , per quadri dettagliati quasi da disegno tecnico, con un certo grado di appiattimento e senso di rigidità estetica di taluni elementi (le auto, il mobilio, la vegetazione ad alto fusto...). Un comic dal passo calibrato ,sobrio e senza lungaggini che si lascia leggere, se non si pretende un seminale capolavoro (imho).
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                    CANI SCIOLTI 12 Milano spara
                    SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
                    Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Sergio Gerasi .
                    In cerca di una dose, la Betty si ritrova in una Piazza di Milano trafficata dalla “batteria” del bandito Renato Vallanzasca ed impegnata nella ricognizione preparatoria di un’imminente rapina (?). L’assemblamento dà nell’occhio pure alla Pula , che interviene in forze , accolta dai ferri (pistole) dei malviventi , scatenando panico e sbigottimento tra gli ignari passanti , e traumatizzando la stessa Betty (…peraltro già testimone di un episodio simile anni prima); confortata a casa dall’amica Magda ( sorella di un suo cliente di lavoro ed “ex” pusher), mentre DeB, sconcertato dalle “ricadute” della morosa medita di allontanarsene. Ma subito dopo col “solito “ Turi ,si diverte a fare un sopralluogo nell’Agenzia che Vallanzasca ( uscito indenne e libero dal conflitto a fuoco…) avrebbe voluto svaligiare, come esame di fattibilità . Poi da cosa nasce cosa : Turi e Magda si conoscono e diventano subito intimi…Ma la ragazza _anche per via di suo fratello_ ha frequentazioni non in senso positivo impegnative, e suo malgrado ne pagherà un alto prezzo. DeB con Betty (…di nuovo rinsaldati come coppia…) sostengono dunque Turi in aiuto a Magda : serve cambiare aria , questione di vita o morte (!?!).

                    In questo episodio anche chi non pippa sembra “in botta”, per la snodata , marionettistica e perentoria secchezza delle pos(tur)e , in accompagnamento faceto non tanto di un eloquio sentenzioso forse da eccesso prudenziale . Sia mai però che manchi l’ironia , il companatico della scrittura di Manfredi in un desco narrativo dove trovano posto notazioni ambientali dell’epoca, non solo nel capoluogo lombardo, spunti da commedia goliardica e per contro anche una mistura di noir metropolitano , scaturito da organigrammi malavitosi sempre più incistati nel tessuto “bene” della città, pasciuti coi giri di droghe e finanche più coi giri di conoscenze (mal)affaristiche. Intrigante nella sua compiuta consapevolezza la messa in scena dei fatti , così marcata e teatraleggiante ma giustificata dal clima sovraeccitato dai vizi “stupefacenti”, dalle susseguenti fasi “down” e di altre cose ancora su un crinale morbosetto ( il rapporto fin troppo viscerale tra Magda e suo fratello…); motivi in più peraltro colti da DeB e Betty per darsi una regolata…

                    A livello di gabbia , graficamente non c’è una pagina uguale ad un’altra , con la fisicità dei personaggi che prorompe praticamente esaurendo ogni taglio visivo consentito, con un Gerasi ancora “Crepaxiano”che sembra andare di una istintualità privilegiando la freschezza del segno ad un lavoro più posato e ripensato . Ne fanno le spese, si fa per dire , i personaggi, cadendo in una interpretazione “originale”: c’è Milo (brevemente presente, quasi di passaggio…)decisamente “gonfio” rispetto alla versione Casalanguida; una Betty invece super spigolosa; Turi signor G (Gaber…) e DeB disegnato in taluni frangenti “a pera” ( girovita larghissimo , braccia e costato piuttosto snelli, a ban guardare a là Dino Battaglia) e di norma nasuto, baffuto e basettato ( nel senso di lunghe e larghe basette) alla moda. Annunciato che dal numero 14 la serie non verrà più distribuita in edicola ma resa disponibile solo (sic!) nei volumi cartonati da libreria (imho).
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                      CANI SCIOLTI 13 Il Parco
                      SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
                      Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Patrizia Mandanici.
                      Luglio del ’71. Ancora studenti universitari ,Pablo, Lina e Marghe assumono l’impegno di insegnare in corsi serali _presso una scuola a Cinisello Balsamo_frequentati da operai, apprendisti, garzoni e salariati in genere, in approvazione al Diritto allo studio, nell’auspicio di prendere perlomeno la licenza media e di allargare “utilmente” il proprio bagaglio culturale. Nel contempo alcuni attivisti di “lotta Continua” prendono di petto l’iniziativa di requisire da un privato la più ampia area verde della città, posta intorno ad una imponente ed un po’ trascurata villa nobiliare per volgerla a parco pubblico con annesso edificio comunale ,da destinare ad iniziative culturali aperte alla cittadinanza; organizzando una manifestazione di piazza. Temendo (od addirittura volendo provocare?) disordini la Giunta, pure di sinistra, provvede allo spiegamento di una munita squadra di celerini. I lavoratori/studenti non stanno a guardare , e mentre Lina si sfila perplessa Marghe e Pablo sentono di dover sostenere la protesta badando a “scolari”invero appena più giovani di loro.

                      Per esigenze drammaturgiche e voglio pensare per sincera inclinazione personale Manfredi rifugge l’univocità e tiene a descrivere gli eventi almeno da due punti di vista antagonisti, ossia cerca di rendere i fatti in analisi come possibile sintesi di istanze diversamente legittime, ma mai tout court solo nefaste od irricevibili per principio, se non scivolando pericolosamente nel fanatismo. Perciò non avremo operai oggettivamente rivoluzionari (cit.), ma ragazzi non per questo stupidi che non disdegnerebbero di fare la “bella vita” di un James Bond nei film. E non troveremo nell’interesse Pubblico necessariamente la panacea di tutte le storture della società; ed infine se qualche “compagno” si porta dietro una rivoltella, c’è l’inquietante possibilità che la usi…
                      Nel racconto , molto lineare, quasi documentaristico, non manca pure la parentesi “soap opera”, con Pablo “distratto” da un’attraente funzionaria comunale ; con Lina distante che non vuole sembrare oppressiva o gelosa e la Marghe con piuttosto il cruccio della comunista militante però coi benefit dell’agiata autorità paterna, che peraltro le fornisce, da banchiere, spunti di chiaroveggenza post -fordista . Finisce che si rivedono tutti anni dopo, senza che le tensioni si siano totalmente sbollite :-p .
                      Disegni così così. Forse manca la pazienza o l’applicazione temporale per precisare lo scenario urbano , come del resto abbigliamento ed aspetto dei tanti giovani messi in scena un po’ in copia carbone e con (una sensazione di) rigidità posturale, peraltro emergendo da tagli di luce sulla cui coerenza direzionale di primo acchito avrei dubbi (imho).





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                        ALIENS [16]
                        AVP_ Aliens vs. Predator . Eternal (1 di 2).
                        Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                        Testi_ Ian Edginton / Disegni_ Alex Maleev / Colori_ Perry McNamee.
                        Un ciarlatano, languente su un'arida montagna dopo aver tentato di rifilare a dei villici un intruglio curativo, tra capo e collo si vede piombare addosso una nave spaziale dei Predator , in avaria (!). Sette secoli dopo , ovvero più o meno ai nostri giorni (!!), ritroviamo lo stesso come uomo più ricco del mondo (!!!). Nel mentre, in un Paese africano , una caparbia, ambiziosa ed all'occorrenza un po' zoccoletta giornalista tenta di documentare una faticosa trattativa di ritorno alla pace tra le fazioni dilaniate di un'atroce guerra civile già motivo di una inenarrabile carneficina. Ma il Vertice si risolve in una nuova efferata strage, senza che neppure si riesca a cogliere chi l'ha generata e con quali armamenti. L'inviata , scampata miracolosamente, torna in patria e cerca di annodare gli scarni indizi a sua disposizione, tra cui però un frammento metallico rinvenuto su un cadavere che pare, in qualche modo, rimandare ai torbidi e ramificati interessi del “longevo” Paperone, che d'altronde sta ancora mettendo a frutto lo sbalorditivo incontro che ebbe con l'astronave extraterrestre.


                        Proprio i fumetti (questo è del 1998) hanno dato la stura allo scellerato incontro dei due “brand” , qui appaiati con un espediente fondamentalmente mutuato dalle peculiarità attribuite , ossia conosciute attraverso i film, alla strana coppia di creature aliene, la cui incessante propensione al danno si può scommettere sarà agevolata ancora una volta dalla sciagurata miopia del lotto di “umani” che ne avvicinano gli aculei , la esagerata dentatura e l'inesausto istinto aggressivo. Ad ora i dialoghi suonano spavaldi , come l'impaginazione degli eventi , molto sollecita e tranciante nello squadernare i vari scenari , oltre che sincopata (...forse al limite della comprensibilità) nel trasmettere i frangenti d'azione (sparatorie e fuggi fuggi...). Direi ancora un albo per chi amasse variazioni in tema di un canovaccio ben collaudato , lasciando ai Predator pure un ruolo ,al momento, ambiguo. I disegni non mancano di una ruvida stilosità , ricercata al prezzo di una certa sgangheratezza dei modelli anatomici. Molto contrastate e sature le ombreggiature, quasi da fumetto in bianco e nero a cui vengono aggiunte calibrate e piuttosto uniformi note di colore; e l'amalgama tiene . La gabbia non ha impostazioni predefinite ed i personaggi ne emergono in bella presenza e solidità tridimensionale (imho).






                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        • 41t.jpgCANI SCIOLTI 14 La Naia
                          SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
                          Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Patrizia Mandanici.

                          Dal prossimo numero , a sei episodi dalla conclusione preventivata della serie, confermato che la pubblicazione sarà ritirata dalla distribuzione nelle edicole per uscire prossimamente (?) in volumi da libreria (sic!). E “Cani sciolti” ci lascia con una storia inconclusa che , senza raccontare fatti eclatanti di storia contemporanea ( eccetto un vago richiamo a velleitari tentativi di colpo di Stato militare di stampo neofascista…) ci traghetta in un 1973 dove Lina e Pablo, DeB e Marghe sono (sarebbero) chiamati a prendersi una prima definitiva decisione sul farsi della loro vita di adulti, ossia ormai laureati o laureandi od alla peggio con un profilo di inoccupazione , scevro comunque dal bisogno (Marghe, figlia di papà banchiere…). Mentre le girls sperimentano e condividono un derivato del femminismo quali le “sedute di autocoscienza”, i maschietti sono abili ed arruolati a naia . Ma mentre DeB pare starci con insospettabile disinvoltura , Pablo invece sembra patirne oltremodo gli aspetti autoritari e regolamentari del servizio di leva , tentando di svicolar sene fuori e dare (od almeno promettere) una prospettiva “familiare” ed autonoma di coppia con Lina. Anche DeB d’altronde si sente abbastanza inquadrato nell’ambito di un inizio di carriera universitaria e di “vado a vivere da solo”; quando invece Marghe di spazio casalingo ne ha a iosa e piuttosto cerca qualcosa che le occupi il tempo e magari gli dia degli affetti. Questo il quadro, mediamente movimentato degli ex (?) movimentisti. Alla Mandanici il compito di “inventarsi” un Pablo sbarbato e dal capello corto, e ne esce una figura _similmente ad altre_ un po’ anonima e legata posturalmente. Rigide geometricamente e standardizzate le composizioni degli elementi di sfondo (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • 41sssss.jpg
                            TEX WILLER 12 Attentato a Lincoln
                            SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
                            Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Roberto De Angelis.
                            La magione degli attentatori diventa una labirintica trappola per Tex, ancorché cade miseramente la sua copertura da texano mercenario , dopo che si è affidò ad un giovane “corriere” per tentare un contatto esterno con Kate Warne ( è successo in “Tex Willer” 11), la quale d’altronde è finita nelle grinfie dei Dickart. Ma non le mancano le risorse per evadere, come del resto a Tex , che si fa strada d’astuzia e di colt, decimando la banda dei loschi cospiratori; anche quando, rischiosamente, torna all’hotel di Kate credendo di trovarla ; e poi si lancia all’assalto della vettura dei filo-schiavisti, il cui capo peraltro si lascia nel frattempo convincere a confidare in Steve “Mefisto” Dickart per arrivare a tiro di Lincoln, ed eliminarlo. Solo Kate trova il modo di scoprire il luogo e l’occasione del malefico intento , ma giunge al sito in lieve ritardo , capace di scatenare comunque una baruffa mentre la vita del candidato senatore dell’Illinois pare appesa ad un esile filo…

                            Episodio prettamente d’azione, polposo di acrobatiche pistolettate ( e perfino Kate Warne e Lily Dickart non se le mandano a dire , xD ) e precipitosi inseguimenti, a dare corso al succo del fattaccio già nel titolo “Attentato a Lincoln”, il cui inizio effettivo si compie solo in coda all’albo, dando a Mefisto l’occasione di sfoderare un considerevole saggio dei suoi poteri nel tenere in pugno , come neanche Giucas Casella (sic!), una riunione di Neri; ovvero “Negri” , come tutti li chiamano compreso il giovane Willer, evidentemente in questo non in vena di anticonformismo (:-p). Tra diverse mini-serie Bonelli che arrancano e vengono chiuse anzitempo, il successo di vendite nelle edicole della testata “Tex Willer” già qualcuno l’associa a questo tipo di linguaggio…Audace (cit.) ,ossia, nella vulgata corrente, “politicamente scorretto” :-/ .
                            La regia, senza sbavature, delle tavole consente ( e vincola al) la parte grafica alla gestione di una gabbia bonelliana estesa senza eccezioni brulicante di personaggi in forma dinamica e diversamente affaccendati, a partire da Tex, provetto e prestante “cascatore”. Non gli impicciano evidentemente cinturoni e stivali da cow-boy (ma) privi di speroni , a non intaccare il pelo ( non “negro”) del suo cavallo (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • 41ssss.png
                              TEX WILLER 13 La Trappola di Mefisto
                              SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
                              Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Roberto De Angelis.
                              Episodio che chiude l’arco narrativo con la presenza (di spirito, attivamente in vari sensi…) di Abe Lincoln, futoro Presidente e qui in corsa per il seggio senatoriale dell’Illinois , boicottato con le cattive da una imprecisata lobby del latifondo meridionale. La storia si “incastra” bene , a mezzo degli elementi a disposizione, d’0altronde pensati pure per non configgere con la biografia ufficiale del Tex(ano); sempre fuorilegge ma sempre dentro la “Giustizia”, anche in tandem con Kate Warne (alla fine c’è del tenero, si capisce ;-) ) e l’agency Pinkerton , da cui peraltro stanare l’insospettabile “talpa” infedele, che compromette il lavoro del suo staff in favore dei piani sudisti. Una delle tante situazioni in cui parte una concitata sparatoria. Nessun dubbio su chi ne uscirà illeso (:-p), ma sempre buone le “geometrie” inscenate , con la sicurezza della capacità di De Angelis di sciogliere le anatomie e di affrontare nel dettaglio vasti e tridimensionali ambienti. Buono anche il taglio dato alle parti in notturna , con la presa dei contrasti (chiaro-scuri) gestiti in inchiostrazione (imho).
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • 41sss.jpg
                                ALIENS [17]
                                AVP_ Aliens vs. Predator . Eternal (2 di 2).
                                Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                                Testi_ Ian Edginton / Disegni_ Alex Maleev / Colori_ Perry McNamee.
                                Uniti agli esseri umani dalla stessa perversa logica del controllo deterministico sui selvatici Aliens ( od almeno così pare doversi desumere per salvare una logica interna di sceneggiatura...), i Predator letteralmente s'infognano a Tokyo per contenere gli xenomorfi; ed a loro volta sono braccati dal virtualmente immortale (...con sorpresa) Mega Riccone (di origine cinese, per altro)da cui trae pecunia e longevità, bramate fino a confondere _ di primo acchito _ le due specie extraterrestri. Una verità fiutata anche dalla scaltra e cinica giornalista ( vedi num. precedente) d'assalto, destinataria di più di una proposta “indecente”.

                                Decisamente buttata in caciara , questa parte conclusiva si compone di continui combattimenti e “trielli” , con testi che cercano la strada della brillantezza hard boiled per assestare colpi di scena che stressano la pur larga sospensione dell'incredulità fantascientifica, profittando di un'ambientazione contemporanea che rende i protagonisti ( e di rimando i lettori...)quasi “vergini” alle trovate del franchise qui diramato negli Yautja predatori, a 'sto giro, per la cronaca, vincitori ai punti di tutta l'infida faccenda.
                                Colorato da Staissi Brandt , in coda Maleev si prende la briga di sceneggiare oltre che disegnare una breve, sei tavole, storia che rilegge _ in chiave aliena _ le gesta di San Giorgio,baloccandosi ad unire il suo stile all'imitazione dell'iconografia dell'epoca del religioso, cromaticamente più squillante e pittoricamente più pulita del suo segno; nel corpo principale dell'albo piegato in spasmodiche colluttazioni e furtive ricognizioni nell'oscurità del sottosuolo, scalando qualcosina in termini di resa di finitura dettagliata delle Creature . Fine (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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