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    JULIA n.ro 22 Quest’urlo che tace
    SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
    Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Roberto Zaghi e Thomas Campi.

    Con l’auto, in orario notturno, una litigiosa coppietta tira sotto un clochard su una strada a percorrenza veloce. Il giovane guidatore distratto è sinceramente affranto per la tragedia, ma è pur vero che il senza tetto era già molto sofferente e la dinamica da “omicidio stradale”non toglie per altro che a Garden City, negli ultimi tempi, stanno morendo…Diseredati con “insolita” frequenza, tale da allarmare il Procuratore Robson , che caldeggia alla polizia la consulenza di Julia…

    A mente fredda la storia, pur coinvolgente, risulta un po’ improbabile ed inverosimile , specie nell’ingaggio interpersonale di alcuni protagonisti legati ad una marginalità che gli sceneggiatori scelgono di registrare con partecipazione, senza tuttavia nascondersi che il disagio sociale di diverse persone senza fissa dimora è anche frutto di salde “tare” caratteriali virtualmente inestirpabili; anche al netto di psico-patologie che pochi si prestano ad assistere, qualcuno in forme perverse. Julia tenta di capire da vicino un mondo a cui non riserva scomuniche morali , sebbene messa a dura prova da uno di loro , una versione “ignorante” di Grande Lebowski, sfacciatamente opportunista rodato in quei bassifondi che Julia è decisa a percorrere, con lo scrupolo di offrire giustizia ad esseri umani già ampiamente “dimenticati”; e da parte loro diffidenti e finanche aggressivi.
    Una certa vicinanza stilistica con Bob Montana sembra quasi un indizio lanciato dai disegnatori sull’affidabilità leale di qualche sospettato , quando tutto l’albo però è inquadrato da curatissimi chiaro-scuri , perfino opprimenti anche in passaggi che non richiederebbero la presa drammatica da “Noir”. Altrettanto , alcuni ritratti passano dal grottesco alla “Joker” ad una “flaccidità” facciale che non drena e incide linee ondulate anche troppo libere (imho).

    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      PREDATOR [15]
      Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
      Albo che si compone di due storie.
      “Pianeta natale” (3 di 3).Testi_ James Vance e Kate Worley / Disegni_ Toby Cypress (matite),Mark Lipka e Toby Cypress (chine) / Colori_ Dave Steward.
      La parte conclusiva, votata ad un pessimismo di stampo complottista, maleducata con le sorti della Biologa e del Fotoreporter ancora sotto torchio per rivelare la loro esperienza con lo Yautja, di cui congetturano la matrice non belligerante nei loro confronti ma la determinazione quasi mistica (?)a perseguire quei Predator che paiono mossi dall’unica volgare rapacità di conquistatori di trofei di caccia, in qua
      ella foresta (Yellowstone) del pianeta (Terra) chissà mai loro terreno prediletto se non addirittura primigenio (!). Un rullino fotografico letteralmente imboscato lascerà una prova tangibile di una “verità” che convenienze umane ancora vorranno tenere nascosta. Le vignette sono spesso in formato widescreen , per così dire, giocando con regolarità l’alternanza di primi piani e campi lunghi ; disegnati all’essenziale, forse furbescamente confidando nella puntualità esauriente dei dialoghi. Fine.

      “Abissi infernali” (1 di 2). Testi_ Mark Schultz / Disegni_Gene Colan / Colori_ Gregory Wright.
      Prima parte di un racconto marinaro , in cui l’equipaggio di un peschereccio cileno, nella zona meridionale degli arcipelaghi , durante la navigazione ostacolata da un forte temporale sentono e vedono inabissarsi un’astronave (!). La notizia arriva ufficiosamente ad una imprecisata e forestiera Organizzazione, che allerta una squadra già precedentemente predisposta , per stanare sul posto il Predator cascato dal cielo, col raro vantaggio della tempestività. E in effetti lo Yautja esiste e non tarda a manifestarsi pure sott’acqua. Il predatore alieno marino e le sue tattiche nell’elemento acquatico dunque paiono essere il motivo d’originalità di un soggetto che altrimenti inanella il fiacchissimo luogo comune di sub & marine (circa) gasati e spavaldi che invece le buscano subito di brutto, con la sceneggiatura che però ha preannunciato un’arma segreta tra le loro risorse (umane). Bah.
      Molto “liquide” le tavole , nel senso che sovente rinunziano ad un taglio regolare delle vignette per essere più “immersive” e valorizzanti la vita sotto il pelo dell’acqua salata. La maggiore densità rispetto all’aria consente di ritrarre credibilmente pose contorte , diminuendo saltuariamente tuttavia la leggibilità delle azioni compiute. I colori ,pastosi, non scalfiscono matite abbastanza grasse , che potrebbero rimandare al segno di un Giovanni Freghieri, magari impegnato a rendere dei flashback evocativi ma ovattati da una certa assenza di limatura delle eccedenze grafiche (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        JULIA Speciale 6. Il Caso dello scacco matto
        SBE. 128pp., a colori. 6,90€.
        Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Luigi Copello / Colori_ Spartaco Lombardo e Gloria Martinelli.
        Tuttofare allo studio legale di Klara Biener, Julia non perde l’indirizzo dei suoi studi di criminologia finendo a co-indagare sull’inaspettato omicidio di un antennista, padre di famiglia un po’ incasinato (… come tanti dopo tempestosa separazione : spunta pure quello di Sofia, la bambina di Klara), finalista di un torneo amatoriale di scacchi ( proprio contro il padre dell’avvocatessa Biener), presso un circolo frequentato da immigrati di origine greca , tra cui Niko “Nick”Yorgis, futuro meccanico di fiducia di Julia e qui incaricato di procurarle una motoretta agile, per gli spostamenti ( notata la somiglianza tra J. e una nota attrice, opterà per un certo scooter visto in un certo film ;-) ) dovuti alle sue puntuali ricerche, portate avanti anche con un pizzico di sfacciataggine nel “rivendersi” come collaboratrice della Legge , Polizia compresa.
        Speciale (sesto)come sempre incentrato sugli anni giovanili di Julia, in questa occasione oramai avviata nel “mondo del lavoro”, mentre la sorella Norma appena comincia la non automatica carriera di modella e nonna Lillian le cura ed alleva con affettuosa discrezione. La storia indugia parecchio dunque sulle vicissitudini della Fam. Kendall, e la trama strettamente del “giallo” dunque cade in un certo stallo, per poi risollevarsi con un deciso cambio di prospettiva che onestamente però , anche per questo, pare plateale ed incongruo. Altra nota stonata è un qual certo macchiettismo che affligge la vulcanica Klara, contrappuntata da una figliuola anche troppo saccentella, come da “copione” (progressista).
        Anche se quasi tutta la vicenda si snoda in (poche) giornate di bel tempo è apprezzabile e riuscito l’impegno della colorazione a scandire il passaggio delle ore diurne attraverso la “temperatura colore” del sole e relative ombreggiature. Il confermatissimo Copello è una garanzia nel rendere gli ambienti urbani, ma qualcosa forse stecca nel reiterare un idealtipo femminile della mascelluta e carnosa di labbra, compresa la come non mai capellona J.(imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          KEN PARKER_ Il Poeta
          Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
          Testi_ Maurizio Mantero / Disegni_ Bruno Marraffa ( accreditato Maraffa).
          Non lontano da Fillmore nello Utah e (co)stretto su una diligenza con altri sette passeggeri ,KP subisce pure una rapina a mano armata; ma con lo sconcerto del basista complice dei banditi , il forziere sulla vettura era già stato violato da un ladro, che usa lasciare un biglietto ironico in rima, firmandosi “Il Poeta”.Un funzionario della security privata che dovrebbe garantire la sicurezza delle tratte, notando lo spirito d’iniziativa ma anche l’oculatezza di Ken gli offre un ingaggio per provare a beccare insieme il Poeta. Tuttavia a Fillmore agisce già un uomo della loro polizia privata, tra l’altro noto per il carattere spigoloso e per la rudezza dei suoi metodi di contrasto ai criminali. Prende immediatamente in antipatia KP, trascinandolo di malavoglia con sé e cercando di averlo il meno possibile tra i piedi quando deve risolvere rogne pregresse e personali. Avendo accettato l’incarico per mera necessità economica Ken tira dritto , cercando di cogliere la logica del “Poeta” nell’organizzarsi, in solitaria,per mettere a segno un nuovo colpo…
          Senza rinunziare a costruire una propria parabola sul tema sempre caldo di chi “controlla i controllori” durante la somministrazione, si spera efficiente, della Giustizia, l’albo impagina altresì un intrigante, ragionato ma movimentato mistery western, proteso allo smascheramento di un particolare fuorilegge ( che per altro punta alla pecunia senza o quasi infierire fisicamente sulle sue vittime) oltre che virtualmente imprendibile anche messo a parte, stranamente, di informazioni sensibili di prima mano. I robusti dialoghi concorrono a dare spessore caratteriale ai personaggi, in modo da autorizzare il lettore ad avere sospetti sulla fedeltà di più d’uno. Finale ingegnosamente “esagerato”,e che magari poggia su un eccesso di confidenza del fino ad allora prudente Poeta; per una storia dunque compiuta esaustivamente.
          Di buon valore la parte grafica, tipica nei tratteggi ma quanto mai solida e convincente nello scolpire i ritratti e nel farci entrare immersivamente negli scenari del west e nelle carambole che seguono le canoniche scazzottate/pistolettate che amiamo nel loro genere, o semplicemente nell’entrata in scena mai piatta dei protagonisti. Assolutamente ben ponderato il contrasto luce/ombra diurna , mai a discapito della resa dei volumi o come banale scorciatoia per omettere cose da disegnare (imho).

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            JULIA n.ro 21 Scoop
            SBE. 132pp., b/n . 4,50€.
            Testi_ Giancarlo Berardi, Giuseppe De Nardo e Maurizio Mantero/ Disegni_ Giancarlo Caracuzzo.
            Attrice già famosa, sempre sexy e carismatica, ma reduce da un lungo periodo di appannamento della carriera e di conseguenza delle sue finanze, mentre tenta il rilancio nel cinema…Viene trovata sgozzata nella vasca da bagno nell’ampio appartamento dove viveva come, apparentemente, nei giorni di (effimera?) gloria. I pochi “amici” e i diversi ruffiani del suo entourage divengono fatalmente sospett(at)i che Julia, Webb ed Irving devono scremare, insieme alla pista di un poco specifico “stalker” che aveva preso a mandare all’ex diva lettere genericamente minatorie.
            Interessante fin dall’incipit, che avrebbe “solo” lo scopo di far riunire i tre investigatori ed introdurre il personaggio del paparazzo ( un mix del Joe Pesci di “Occhio indiscreto” e un Roman Polanski giovane…)che poi finirà a fare foto hot ( concordate, a scopo promozionale…) all’attrice; ma in un contesto dove si è consumata una cruentissima sparatoria tra mafiosi, inservienti e malcapitati di un night club. Una carneficina bestiale di cui tuttavia ci dimenticheremo presto e completamente per seguire la malasorte della Famosa; e qualcosa vorrà dire (;-) ). Comunque si tratta di un giallo “a rompicapo” , dove praticamente tutti i coinvolti hanno margini di ambiguità ed alibi non solidissimi, tra pochi splendori e parecchia miseria (d’animo). Julia ne uscirà prestando attenzione ai dettagli e verificandoli anche al costo di rischiare di suo.
            Papale che Caracuzzo , per gran parte dell’albo, prenda ispirazione da Jordi Bernet, compresi, sembrerebbe, i materiali da disegni. Ed è forse proprio l’aristocratico modello di riferimento Audrey Hepburn ad impedirgli di calcare nel tratto grottesco del maestro spagnolo. Per il resto le linee filano come una Torpedo (imho).
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              JULIA n.ro 33 Tutti gli uomini di Lopez
              SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
              Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Mario Jannì.
              Boss della droga colombiano sta per subire il processo giudiziario definitivo per i suoi crimini a Garden City. Ma in città arrivano suoi sgherri , decisi con ogni mezzo a riscattarlo dalla detenzione…
              Un episodio molto parlato, dato che si sovrappongono le voci di svariati personaggi e le comunicazioni radio-televisive, a dare conto di una cruda, rocambolesca e complessa azione criminale , in cui Julia metterà l’intuito di prevedere le mosse meticolosamente svolte dai narcos , e una buona dose di spericolata incoscienza per fermare “fisicamente”la sortita malavitosa, equipaggiata a puntino per rispondere alle offensive della Lex via terra, mare e aria (!). D’uopo evitare spoiler , ma basti dire che praticamente tutto l’albo è un continuo rilancio di movimentate e drammatiche situazioni esplosive (…letteralmente). Come in un “Die Hard” non fossilizziamoci sulla (poca) plausibilità del tutto e godiamoci il fumetto, che per altro non abdica al tentativo di dare un minimo di inquadramento “umanistico” ai pur certo malvissuti sudamericani.
              Molto a suo agio Jannì nelle geometrie urbane e nel rendere vari mezzi di trasporto, qui presenti in quantità, riuscendo a dare discreto dettaglio anche nei campi lunghissimi. Ha, se vogliamo, la tendenza a mettere un marcato carattere nella figura umana e, all’estremo , qualche fisionomia assume un’impronta grottesca. Non escluderei che il capo del commando venuto dalla Colombia sia un sosia (xD) di Mauro Boselli. Penso sia giusto, in una serie, che prendano posto episodi anche un po’ estremi come questo. Ogni tanto (imho).

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                MISTER NO_ Le Nuove avventure 9 L’Ultimo atto
                SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Massimo Cipriani.
                Numero che conclude l’arco narrativo iniziato dal primo numero. Da pag. 90 e con i disegni di Roberto Diso l’epilogo che introduce però a nuove “prodezze” di Mister No , complice una attraente documentarista che lo sceglie come vettore per attrezzarsi a filmare l’Amazzonia.
                Intanto Jerry ha finito di illustrare al padre ed alle amiche di quanto, a Manaus i gangsters facessero pressione su i suoi amici per stanarlo e di come si dogliasse che qualcuno che credeva amico e partner della spedizione nella giungla da lui guidata, dall’inizio passasse informazioni agli sfruttatori , negrieri ed assassini che avevano in uso il giacimento di uranio…

                Un po’ ingarbugliata nelle premesse la trama tuttavia prende quota in svelte e dinamiche sparatorie, scaturite da mosse “tattiche” speculari che avvitano la storia verso un confronto “guerrigliero” decimante, ma non . per fortuna ,lo spessore psicologico dei coinvolti ; con motivazioni discretamente sfaccettate di chi pure è nel torto. Mister No d’altronde non predica certo una giustizia vendicativa ( sarà l’amico indio Jesus a prendersi delle morti “riparatrici”. E su questo si potrebbe opinare…) , ma le circostanze in cui è fin troppo assiduamente coinvolto certo impongono che si difenda energicamente.
                Non cala dal suo livello neppure il disegnatore Cipriani , impegnandosi con risultati lodevoli ad ottenere tagli d’inquadratura particolarmente accattivanti sia sull’asse verticale sia garantendo lo sviluppo degli elementi scenici sulle diagonali al piano. L’ambientazione esotica e vintage impone lo sforzo , ben assolto, su costumi, macchine ed architetture; mentre è confacente al genere di storia consumare il suo compimento nelle ore notturne, anche qui con rafforzata stesura di ombreggiature. Fine. (imho).


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                  ALIENS [30]_ Alien 3 ( 1 di 3)
                  Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                  Testi e Disegni_ Johnnie Christmas/ Colori_ Tamra Bonvillain.
                  Si tratta di un adattamento a fumetti della sceneggiatura cinematografica del terzo “Alien” commissionata allo scrittore William Gibson e tuttavia mai approdata a produzione. Cosicché l’incipit decorre ripartendo dal termine di “Aliens_ Scontro finale” (…i pochi sopravvissuti che viaggiano nello spazio profondo in iper-sonno) per poi svilupparsi, in senso narrativo, autonomamente. E per quanto sia prematuro lanciare giudizi di sorta, questa introduzione ( nella distribuzione dei fascicoli del magazine sono due di cinque parti )appare abbastanza fiacca , statica e farraginosa; di blanda originalità e , al momento ripeto, penalizzante nel (sotto)utilizzare gli iconici personaggi del film di James Cameron .

                  Quella che sembra una corruzione indotta del software di navigazione automatico dell’astronave di salvataggio (USS Sulaco)l’attira presso una base per attività civili controllata al solito dalla Weyland Yutani Corp. ; ma prima di arrivarvi transita in un settore pattugliato dalla “Unione Popoli Progressisti (U.P.P)”,con presidio nella Base “Rodina”, che manda a ficcanasare l’equipaggio di un intercettore , in tempo per portarsi via la metà di sopra dell’Artificiale Bishop, mentre il loro capo resta sul posto beccandosi la sorpresina dentro l’ovetto (che non è quello Kinder…) ; per un atto che i due “colossi” interpretano come reciproco contenzioso politico, dato che appare di nuovo chiaro che il fine ultimo ,e solito, della WYC è accalappiare un Alien per farne un’asservita e letale arma di guerra. Allo scopo la Società impone al suo “Anchorpoint Cluster” due fidati funzionari del “Dipartimento Scientifico Militare” per quagliare l’operazione , con poche remore a fare della base la “struttura di contenimento” arrangiata alla bisogna del loro sinistro “esperimento”…
                  Reduce da “Sheltered”, Christmas qui recupera una base grafica più definita e rifinita sul canone realistico , dando qualche piallata ( a togliere, dunque) ai tratteggi di costruzione di alcune figure , che pure gli “scappano” strizzate in altezza. Gli ambienti e le attrezzature sono di prammatica geometricamente asettiche , con una limitata puntata a spazi “ricreativi” della natura terrestre. In-discreti i colori , che balzano all’occhio nelle occasionali vivaci dominanti rosso-bluastre ma che hanno anche un’educata attenzione a sfumature e riverberi da punti d’illuminazione circoscritti. Continua(imho).
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                    PREDATOR [16] Abissi infernali (2 di 2)
                    Saldapress.48pp., a colori. 3,20€.
                    Testi_ Mark Schultz/ Disegni_ Gene Colan / Colori_ Gregory Wright .
                    La conclusione di “Abissi…”.Nel tentativo di salvare se stessi e non lasciare indietro i compagni di (s)ventura, il gruppo di incursori_ ossia ciò che ne rimane_ alla caccia marina del Predator, è costretta ad intrufolarsi in un budello di grotte rocciose inesplorate, un vero e proprio “mini” eco sistema che ha trattenuto permesso lo sviluppo abnorme di creature marine della cui intrinseca ed eventuale pericolosità lo Yautja ha ben pensato di saggiare preventivamente ,offrendogli in pasto gli uomini (!), a cui si è unita una ricercatrice persino riluttante alle armi. Si può tornare dall’”inferno”?
                    Svolta anche all’asciutto nei cavernosi antri sottomarini un’odissea in cui gli umani tentano d’interpretare le intenzioni aliene ( e rintuzzare i dubbi dei lettori sulla tenuta stagna im-plausibile degli snodi narrativi) e di conservare la pellaccia dando fondo all’astuzia, alla combattività , alla presenza di spirito e alla…Risorsa ampiamente annunciata (vedi “Predator” 15). Alla fine tocca fare rapporto ad altre sfere che, si può scommettere, a debita distanza, non impareranno alcuna lezione , né tattica né tantomeno ecologista.
                    La struttura invertebrata, spiraliforme e “lovecraftiana” dei “Cosi” oceanici non giova alla comprensione dell’azione sul piano estetico ( sul piano operativo la storia invece è brutalmente elementare : tutti si menano con tutti), e neppure il Predator anfibio risulta particolarmente elegante. Il disegnatore d’altronde viene dal mondo Marvel e forse lascia qualche incrostazione nelle proporzionalità anatomiche pure delle persone. Non fa testo la cover, che piuttosto pare strizzare l’occhio alla cinematografia di genere da drive-in con umili pretese. Le vignette sono spesso lamelle che fanno scorrere (anche frettolosamente) passaggi messi in piena mostra da illustrazioni scontornate , topiche ed imperiose. C’entra poco , ma il lattiginoso pallore del protagonista Rafe mi ha fatto pensare al “Commissario Spada” , nientemeno. Fine. (imho).
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                      JULIA n.ro 259 Il Paradiso può uccidere
                      SBE. 132pp., b/n. 4,50€☺.
                      Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Cristiano Spadoni e Marianna Ignazzi.
                      Il bambino preso in adozione dal compagno di Norma (Kendall)_ un documentarista australiano_, sparisce dalla fattoria dove sono stabiliti. Sentendosi direttamente responsabile, angosciata per il ragazzino e non ferratissima nella recente convivenza col suo uomo che l’ha staccata (momentaneamente?)dal suo lavoro di modella giramondo chiede aiuto alla sorella maggiore Julia che, senza indugio, si sobbarca la scomoda e sebbene affascinante trasferta per starle vicina in loco e sciogliere il mistero;ulteriormente infittito allorché il piccolo…

                      Sebbene filtrino alcuni elementi mediamente conosciuti , la storia non rilascia grandi luoghi comuni per appigliarsi a decifrare una cultura (degli australiani di lingua anglofona, ma soprattutto degli aborigeni : lo scomparso è un sangue misto…) davvero esotica ed “agli antipodi”,fatta di richiami verbali e simbolici che appaiono così doppiamente enigmatici , ma pure rischiano una dispersività astrusa, parzialmente però incalzati da similitudini ( vedi la diffidenza verso il nomadismo, presente lungo lo sviluppo della trama…)a là “tutto il mondo è paese”. D’altro canto la connotazione ambientale è comunque rafforzata da una vena di sciamanesimo che alimenta gli “effetti speciali”,ed una animosità verbale che vorrebbe essere solenne ma è smorzata da Julia , di nuovo mediatrice di culture assimilabili, a dispetto delle apparenze, in molti dati fondativi , neppure necessariamente nobili(tanti). Fare il suo “dovere”di “sorellona” non impedisce a Julia naturalmente di interiorizzare un’esperienza a cui , in qualche strano ma se si vuole affatto casuale motivo, è stata chiamata. La Ignazzi disegna perfettina e pulita, giusta per gli interni della fattoria , un po’ da rivista patinata, e per i ritratti delle due Kendall, vestite comode e leggere. Più brusco e “draw” il segno di Spadoni , anche ed ancora apprezzabile copertinista, più adatto ai rugosi, vissuti e pinti (…per un fatto culturale) nativi, oltre che per la natura territoriale australiana, maestosa quanto incomoda almeno per l’uomo sedicente civilizzato (imho).
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                        KEN PARKER_ Apache
                        Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                        Testi_Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
                        Le vessatorie e peggiorative condizioni di vita imposte dall’Unione agli indiani Chiricahua insediati in Arizona, volte a disgregarli ,tenerli in un costante stato di instabilità ed indigenza ed adottare misure contenitive per averne un vantaggio (dei bianchi) anche nell’indotto ( insomma : soldi e politica), ne fomentano l’esasperata inevitabile ribellione. Nonostante l’intervento equilibrante di “mediatori culturali” coscienziosi , la faccenda viene passata ai modi spicci dell’Esercito , che individua _grazie ai suoi scout ( tra cui altri stessi Apache, ma in conflitto giurato contro i Chiricahua…)_ un troncone di giovani guerrieri separato da quello costituito da anziani, donne e bambini, lenti a tenere il passo di fuga e perciò imboscati sulle Dragoon Mountains. Ignari gli uni del destino degli altri e per intercessione di una guida esperta , amico di KP che è in zona per andarlo a trovare,gli indiani in condizione di combattere si accordano su un patto di non belligeranza…Ma nessuno (di loro) sa che nel frattempo una compagnia di giacche blu è a sua volta vicina a stanare con le armi quella che crede un’altra orda di Apache schermata dalle montagne. Un sanguinoso “equivoco” che chiama “adeguata” vendetta…
                        Con sapienti aggiunte e digressioni di trama, quasi un dramma shakespiriano che dà compiutezza ad un destino di morte (per altro forse meno cercato a dispetto dei proclami ultimativi…) fertilizzato da una violenza cruda ( ma con la “gag” ricorrente di un pedante e pionieristico fotografo dalle smanie documentaristiche) , scaturita da un contesto in cui si intrecciano ragioni complesse ma al contempo fondamentalmente vili e figlie (bastarde) di una prepotenza colonizzatrice che pascola agevolmente nelle già sedimentate rivalità intestine tra i nativi, in un richiamo valido anche ai giorni nostri sulla molto ambigua assegnazione della “loro” presunta volontà di (non) integrarsi e stare a regole per altro continuamente ed arbitrariamente ritrattate da chi le detta.
                        A questa mandata Milazzo sembra andare all’impronta ed a memoria, e quasi si fa’ fatica a determinare le facce tra file di righe dritte per capelli/baffi/rughe e bordature fin troppo ondulate essenzialmente per il resto , che impiccia fattorie e zone pietrose dell’Arizona,soldati , cavalli e pure treni , con gli indiani letteralmente deportati altrove (imho).
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                          KEN PARKER_ C’Era una volta…
                          Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                          Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Giorgio Trevisan.

                          Scendendo nel meridione del Montana, direzione Big Timber , una unita, originale e ben assortita famiglia di girovaghi saltimbanchi incrocia il suo cammino con KP, che sta facendo il percorso coincidente subito prima di tagliare per il Wyoming. Ma appena arrivato nel villaggio viene puntato dal Marshal per una incresciosa questione di contanti derubati. La fresca ed estemporanea amicizia con la scaltra ma generosa family di artisti itineranti gli tornerà assai utile per dimostrare la sua estraneità al furto e riguadagnare la libertà…
                          Il fatidico “C’Era una volta…”si spiega a posteriori con il racconto della vicenda fatto da Ken ad una scolaresca , un espediente che dà licenza di una storia leggera e simpatica , ma anche appunto scolasticamente edificante e prevedibile nei suoi sviluppi fondamentali , spettacolarmente innescati tuttavia da reazioni esagerate , con lo stesso KP che sfoggia talvolta una strafottenza non da lui, ma plateale. Omaggiato anche Disney , sempre “per i più piccoli” e per il repertorio dello sceneggiatore , non nuovo a tratteggiare ragazzini linguacciuti e vivaci alle soglie della pubertà. Sistemate le cose vissero ragionevolmente felici e contenti…
                          Di buzzo buono la precisazione degli sfondi e come sempre rilevante la capacità di Trevisan nell’essere incisivo nei ritratti varando bordature assai uniformi e di segno lieve. Tratteggi come se piovesse, però via, senza diluviare come altrove (imho).


                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            TEX WILLER 22 Guerriglia nella palude
                            SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
                            Testi_Mauro Boselli / Disegni_ Michele Rubini.
                            Col compagno di ventura afroamericano attinto da una freccia al costato ( è successo alla fine dell’episodio precedente…) , Tex si trova al cospetto dei combattenti Seminoles , loro malgrado ritirati nelle zone più impenetrabili (ed invivibili, sostanzialmente) delle Evergladles della Florida e spossati dal doversi difendere dalla prepotenza dei “bianchi”. Un colore della pelle certo non popolare in una tribù anche inclusiva di ex schiavi e frammenti di altre civiltà native; e questo non gioca a favore del texano, che faticosamente riesce a spendere l’accredito di disertore dell’Esercito proprio per non aver voluto passare con le armi un inerme accampamento indiano, un altro di quei piccoli e magari scollegati e provvisori piccoli insediamenti trovati “quasi per caso” nelle fitte ed umide zone paludose, per altro battute _ad insaputa di Tex_ dal mastino, sceriffo federale, Brian Carswell, impegnato a raccogliere un “dossier” su quello che per lui è un assassino fuggiasco del west da assicurare al cappio “stranamente” sempre leale e ben disposto con le persone corrette, e meno con fanatici rabbiosi irriducibili alla constatazione ragionata. Ed ai loro bravi (in senso manzoniano…) , una gramigna che rispunta ovunque a tradimento; per altro non l’unica “sorpresa” riservata da questa terra martoriata…
                            Con, certo, un marcato dispendio di testi Boselli ripropone il suo Tex che deve s-battersi per veder riconosciuta la sua onorabilità a dispetto delle sempre rocambolesche apparenze, e _con consumata abilità e senso del ritmo_ comincia a tirare i fili di una rete narrativa che porta a convergenza una vera “ondata” di criticità per il Tex; e noi (lettori) appesi per sapere come andrà a finire (abbastanza bene) anche stavolta : o , come il saper raccontare circa le stesse cose ma in modo sempre diverso ;-).
                            Qui Rubini dal canto suo “vale il prezzo del biglietto” per come illustra letteralmente i costumi e gli ornamenti dei Seminoles ( facendoli entrare numerosi nel limitato spazio di una gabbia classica, che al massimo si concede vignette “doppie”), ma la perizia illustrativa talvolta congela i personaggi in rigidità espressive, con una non troppo estesa diversificazione delle fisionomie , anche quelle dei non nativi : pecche secondarie di un comunque monumentale lavoro (imho).

                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              JULIA n.ro 260 Sotto vuoto spinto
                              SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                              Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Ernesto Michelazzo.
                              La (mal) educazione assassina di due giovani amici, satolli di cose materiali e con figure genitoriali condiscendenti ma complessivamente distanti , narcisisti e forse con tratti di omosessualità inespressa, che vanno a compiere una escalation di inutile violenza , legandosi e rilanciandosi nella reciproca omertà.
                              Un’indagine raggelante che con i moderni sistemi di video-sorveglianza viene celermente indirizzata ( con la soddisfazione “politica” del Procuratore di Garden City…)sui due sospetti ma, con un apprezzabile doppio colpo di scena renderà più laborioso fare Giustizia; anche per Julia , “imbrigliata”nei suoi convincimenti garantisti dall’opportunismo “sporco” di una copia di ragazzotti perfino “allenati” dai mass media sui metodi comportamentali per eludere il rischio di sacrosante incriminazioni penali.

                              Sempre di Cristiano Spadoni la cover , che drammatizza _scambiando i ruoli_ un trip lisergico, ulteriore tassello di vite sregolate ed egoiste, e pure auto compiaciute della propria presunta furbizia (Sic!).

                              Alcune cose a mano libera gli vengono approssimate , tuttavia Michelazzo contiene con un certo successo le sporcature del segno , mettendo in luce valide doti compositive della vignetta , senza paura di adottare punti d’osservazione prospettica anche ostici . Appropriato anche il taglio espressivo dei ritratti, in ogni occasione (e) dato che i testi di “Julia”offrono sempre anche sottotrame in sottile e comunque mai casuale opposizione al nodo principale della storia, non di routine (imho).



                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                                NAPOLEONE 13 La Foresta che cammina
                                SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                                Testi_ Carlo Ambrosini / Disegni_ Paolo Bacilieri.
                                Un ingegnere minerario, originario di Losanna, mentre coordina nel fitto della foresta venezuelana dei rilievi tecnici _ atti ad appurare la fattibilità di sfruttare giacimenti di ferro_ , si imbatte in un bimbo di tre-quattro anni, privo di qualunque sostegno familiare e decide di occuparsene, arrivando con sua moglie ad adottarlo. Tornato perciò in Svizzera , mesi dopo ha l’occasione di presentarlo al suo amico Napoleone…Ma il giorno stesso l’infante scompare, e pure Napoleone si rende ben presto irreperibile (!); mentre la Company di cui è dipendente l’ingegnere , molto esposta economicamente in Venezuela, non demorde dal tentativo di sbancare una rilevante porzione della foresta per agevolare l’estrazione del metallo. Tuttavia ai suoi vertici un membro del CdA pone il veto , sensibile alle istanze ecologiste. Altri consiglieri, più pragmatici e veniali tentano di fargli cambiare posizione, in …Ogni modo.
                                Quasi una favola con elementi magici , che da crudi razionalisti potremmo definire strampalata , inverosimile e narrativamente truffaldina, ma comunque salvata dalla grazia di scrittura dello sceneggiatore , abile affabulatore di elementi intriganti , pontieri di un discorso ambientalista ( nota: questo albo è uscito nel Ott. 1999) arrotato di obiezioni plausibili , dunque non sdraiate su una idealizzazione perfettiva della natura (…ed anzi con un finale malignamente disilludente ). Il resto è azione con citazione da film e ri-presentazione della nemesi di Napoleone, nel vivo della faccenda in una condizione “particolare “ (e temporanea).
                                Bacilieri da par suo indovina tutte le facce , punteggiandole di micro tratteggi e bordature variabili come da suo stile , impattante nei frangenti movimentati ,anche se qualche postura sembra fare il verso alla scioltezza ballerina di un videoclip pop music. A segno anche una certa insistenza ad accedere nello “spazio bianco” della gabbia , con effetto da pseudo 3d (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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