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    JULIA n.ro 38 Il Delitto è in onda
    SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
    Testi_ Giancarlo Berardi e Giuseppe De Nardo / Disegni_ Giancarlo Caracuzzo.

    Una trasmissione televisiva manda in onda live la ricostruzione di un assassinio ai tempi indagato da Robson, Webb e Julia _in studio in qualità di ospiti_, ma una pistola che doveva essere “ovviamente” caricata a salve esplode colpi mortali contro il popolare presentatore, un professionista benestante , narcisista e donnaiolo con diversi colleghi e famigli col dente avvelenato e/o con un sostanzioso movente economico per cercare la sua dipartita , così avvenuta in diretta tv con vivo sconcerto e partecipazione dell’opinione pubblica, vigile nel chiedere la pronta soluzione di un siffatto caso criminale.
    Irrobustito da una sotto-trama in cui Julia, con sentimenti alterni deve fronteggiare un “ammiratore” restio a palesarsi (…e dunque dalle intenzioni opache e disoneste?), un episodio che aggiorna le tipicità narrative del giallo “da camera”, sciolto infine convocando assieme e contemporaneamente i sospettati , quando al lettore è fatto balenare che Julia ha la soluzione in tasca e vuole spingere il reo a fare le debite ammissioni, fermo restando che nessuno degli altri può sfoggiare condotte eticamente immacolate. Per altro, anche le notizie inedite raccolte sulla vittima autorizzano a suggestioni ulteriori, che fecondano una storia abbastanza drammatica nei toni ma “divertente” ed impertinente sul piano dell’intrattenimento.
    Ancora riconoscibile ma piuttosto “disciplinato” nei canoni realistici il disegnatore. Magari non tutte le vignette sono curatissime e dunque precisamente armonizzate al resto, ma il risultato complessivo è portato a casa in maniera degna (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      NAPOLEONE 20 Delitto nel bosco
      SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
      Testi_ Carlo Ambrosini / Disegni_ Gabriele Ornigotti.
      In trasferta nell’ameno paesello di Bauvasin Le Mournier, per una commissione lavorativa, Napoleone si imbatte nella varia umanità indigena, chiusa nei loro (pochi) interessi , con poche lodevoli eccezioni, in una zona che nei secoli bui badava ad attribuire i suoi rovesci alla “stregoneria”, con le estreme conseguenze del rogo (!). La violenta uccisione di un ragazzo fa scivolare la colpa su una giovane del posto , per altro con lo stesso nome di un’antenata riconosciuta “Strega”, sollevando contro di lei l’ostilità dei villici. Napoleone si adopera per darle protezione contro (quasi) tutti ,fino a…

      La traccia è quella, cinematografica, del giallo mistery , con l’elemento “soprannaturale” che fa scattare tragici eventi che poi si scoprirà guidati da interessi gretti e motivazioni tangibili e ignobili, capaci di travolgere pure chi avrebbe strumenti culturali per avvedersene. La sceneggiatura ci “gioca” un po’, e i passaggi drammatici prendono una connotazione allegorica presa (e successivamente deposta ;-) )dal clima che nel/dal prologo datato 1482 è letteralmente una “caccia alle streghe”. Un finale in cui la “natura” mostra , nell’interpretazione umana, un contrappasso , ci lascia ( dopo un discreto carico di dialoghi esplicativi) un Napoleone tornato alle sue cose, ma (anche lui) capace di scatti (legittimati da un senso di giustizia…) interventisti “che non la mandano a dire”.
      Un segno fine ed ondulato , con delle passate a china piuttosto coprenti , permane graficamente in pagina con un che di squagliato e talvolta impreciso , accettabile ma non particolarmente entusiasmante (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        JULIA n.ro 264 Segregata
        SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
        Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Paolo Di Clemente.
        Il soggetto di questo episodio sembra proprio ispirato ad un eclatante fatto di cronaca (ri)scoperto anni fa, qui liberamente interpretato cementandolo ad una riflessione di pressante attualità sull’ascendente esistenziale che i social media hanno nei confronti degli utenti più giovani, fino ad indirizzarne scelte comportamentali e consumiste, spesso nell’affanno dei genitori di poter “dosare” la somministrazione ai figli degli strumenti (o meglio, dei poteri…) tecnologici pervasivi . Partendo (date le circostanze…) da un coinvolgimento emotivo particolarmente marcato Julia risalirà , tra “ingenuità” adolescenziali e una raggelante mancanza di freni inibitori (già) in giovane età, allo svolgimento di fatti con conseguenze luttuose sottraendoli ad una “narrazione” prefabbricata e , per quanto effettivamente insolita, formata sulle mutue esigenze di una spettacolarizzazione mediatica che certo non difetta (quantitativamente) nemmeno ai mass media paludati e tradizionali; senza però voler offrire una divaricazione netta del nesso causale di una crescita psicologica “interrotta” da motivi soverchianti o tarata in nuce in una personalità con disturbi…
        Una breve sinossi :di giorno ed investendo mortalmente con l’auto anche una povera donna che si era interessata al reato, uno sciagurato rapisce una tredicenne e la nasconde nella cantina di casa sua. La Procura si spende massivamente nelle ricerche della ragazzina, ma senza esito; fino a che , sei (!) anni dopo…

        Qualche goffaggine nelle posture , una inchiostrazione arcigna e monotona e la altrettanto monocorde tendenza a risolvere gli sfondi allineando pratici reticoli geometrici con severe campiture, stonano in un lavoro grafico che comunque si sforza di aderire agli standard canonizzati dai disegnatori della serie, con la giovane protagonista che ha un qualcosa di ( ;-) ) Gwen Stacy (imho).

        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          SHERLOCK HOLMES SOCIETY_ I Peccati del figlio
          Editoriale Cosmo. 96pp., b/n. 3,90€.
          Testi_ Sylvain Cordurié / Disegni_ Fabio Detullio ( Ep. “Le Colpe del figlio”) e Andrea Fattori ( Ep. “Il Campo delle possibilità).
          Ritorno e all’antico della collana “Weird Tales”, due volumi in continuità della ( e alla, graficamente parlando…)francese Editions Soleil decolorati, formattati e prezzati come un albo Bonelli da edicola. Sopportate le dovute rinunce siamo comunque investiti dalla magnificenza barocca (specie Detullio…) dei disegni, traboccanti di dettagli , immaginifici in una chiave parzialmente steampunk e levigati nella cornucopia di arredi e panneggi della buona borghesia tardo Vittoriana della London fine XIX secolo e oltre (;-) ). Vi si muovono nello spazio , ma anche nel tempo (!), società (vedi il titolo ) di “straordinari gentleman”, soldati “frankesteiniani” (!!) e pure Liam Holmes , figlio di S. (!!!)che nel(la realtà alternativa anno) 1935 è un pericoloso sovversivo bombarolo stragista (sic!)deciso a rovesciare il malfermo ( di salute e politicamente…) Re Giorgio V , imperatore mal consigliato dei britannici che si sono pappati (con le cattive) anche vaste porzioni del continente (europeo). Quindi la Corona manda un unitissimo sicario indietro nel tempo per stroncare Sherlock Holmes, per altro abitante a Vienna, e dunque per impedirgli di figliare (con una sconosciuta, ma non troppo, signora…) il temibile Liam; che con una sortita vi si aggrega, vedendo nella capitale inglese del 1895 mezzi fertili per fabbricare altri devastanti ordigni e sviare il corso della Storia!
          Annoverando trentasei uscite , da lettori siamo vaccinati agli incredibili incastri di personaggi dalle facoltà estreme e sovrumane , gravitanti da nemici od amici intorno al quasi imperturbabile S.H. , spalleggiato anche dal sodale Dr. Watson e in stretta collaborazione con uno speciale Ufficio di valorosi agenti guidato da suo fratello Mycroft Holmes. Bisogna dire che la sceneggiatura elabora piuttosto bene una trama d’azione, di “superpoteri” invasivi narrativamente (…bisogna stare al “gioco”) e di paradossi temporali senza cadere in un confusionario andirivieni di “mondi paralleli” alternativi . Anzi, il finale potrebbe dirsi “minimalista” ed intimo, (con)centrato sui sentimenti paterni inediti ed appena assaporati da S.H. per un figlio ipotetico (in quanto non ancora concepito nel 1895!)che tra l’altro gli somiglia (…ma anche a Diabolik , xD). Essendo un po’ tutto esagerato sulla scorta del vasto filone dei viaggi nel tempo gli spiegoni rimangono sobri e si possono aggiungere elementi di trama scombussolati da istruzioni redatte nel futuro e consegnate nell’ignaro passato. Se piace il genere , ci si diverte (imho).
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            JULIA n.ro 28 La Morte invisibile
            SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
            Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Enio.
            Anche se la copertina by Marco Soldi sembra omaggiare il cinema catastrofico del nostro millennio , la storia ,piuttosto, seguendo questa analogia, si deposita nel ricalcare il filone del noir classico , magari sfornato dagli studi Warner Bros. Quei film col giovanotto povero,scriteriato e problematico, ma non del tutto irredimibile ,rimesso in carreggiata dopo l’ennesima fesseria dall’affetto devoto e un po’ materno di una fidanzatina,qui supportata da Julia, sempre brillante a profilare la personalità dei suoi sospetti e generosa ai limiti dell’autolesionismo nel dimostrare loro una empatia che la fredda applicazione dei codici (di procedura penale)svilirebbe nel semplice dar luogo agli arresti. Ed in conclusione la minaccia incombente si dimensiona a MacGuffin (cit.)di servizio.
            Due vettori, concordando giri viziosi nell’affollata stazione ferroviaria centrale di Garden City , cercano di contrabbandare ( celandole in una macchina fotografica…)dosi di un virus influenzale “potenziato” in laboratorio come arma batteriologica mortale (!) e fatte uscire da un ricercatore infedele ,per tornaconto economico. In verità l’F.B.I pedina già le loro mosse, volendo cogliere “con le mani nel sacco” l’organizzazione dedita a tali scellerati commerci. Ma il “banale” borseggio con destrezza della fotocamera sorprende agenti e malviventi, aprendo inquietanti scenari di un catastrofico contagio…
            La sceneggiatura dunque, nonostante il tema messo in atto, non offre grande soddisfazione ai complottasti ed ai dietrologi, giocandosi pure allusioni inventate ( chi ha avuto a che fare con la macchina fotografica ad un certo punto comincia a sudare come fosse febbricitante…) ed imbucandosi in una ambientazione (le fasi decisive del racconto a fumetti si svolgono dentro un quartiere deserto in via di demolizione …) che dichiaratamente guarda ad un esteso guasto (post)apocalittico dell’umanità , salvo risolversi in un fuggi fuggi da un trio di volgari para-mafiosi beninformati e praticanti il sopruso e la violenza con la sistematicità che al giovane borseggiatore si potrebbe ancora levare.
            Non spaventa il lavoro a Enio nel rendere nei minimi dettagli le complessità urbanistiche richieste dal soggetto ( la “caccia all’uomo” del possessore della fotocamera rubata, per altro attivamente impegnato a rivendersela…), d’altro canto pure satollo di personaggi di contorno, espressivamente assolutamente convincenti, ma comunque ben riconoscibili pure nei campi lunghi. C’è una certa tendenza a saturare le ombre, forse giustificata dal fatto che l’azione si svolge quasi in “tempo reale” durante una (difficile)sola giornata soleggiata (imho).

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              NAPOLEONE 10 Piccoli banditi
              SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
              Testi_ Diego Cajelli / Disegni_ Pasquale Del vecchio
              Intervenendo, fuori da un cinema, per sedare un alterco tra un teppista e la sua ragazza, Napoleone lega “in qualche modo” il suo destino al ragazzo, che di lì a poco, con un degno compare, frega un’automobile , senza sapere di aver portato via anche il carico di stupefacenti di un corriere della mafia. Nel tentativo di piazzare la droga, in un giro di affari assai desueto per i due ladruncoli,si troveranno braccati da poliziotti corrotti e dai picciotti del Boss che controlla il narcotraffico , ovviamente ansioso di recuperare la “roba”, certo non badando alle buone maniere.
              Apertamente dichiarata la suggestione cinematografica del James Cagney di “The Public enemy”, la versione “deformed” dell’attore ha una sua vetrina come “residuo” psichico che affolla il portato onirico di Napoleone come pure dello scapestrato , ottusamente orgoglioso nel (non) saper gestire una vicenda oltre le sue spavalde capacità delinquenziali , finendo a pagarne un prezzo altissimo , non dissimile ai finali imposti al tempo ai film di gangsters, di cui Cagney è nume tutelare e dove anche qui, in tipiche pose, ruba la scena, anche forse perché il Cajelli stava prendendo le misure di una serie a fumetti particolare ed in “rodaggio” all’epoca (Apr. 1999).
              L’incisività delle atmosfere “noir” richiamano naturalmente affilati chiaroscuri, ma (in più) il segno di Del Vecchio marca una sinuosa e nitida resa dei ritratti e delle posture , sia nei frangenti meditativi sia in quelli di un’azione foraggiata dai classici e sempre efficaci conflitti a fuoco , pure quando ad imbracciare le armi sono sceriffi pesce-gatto e gendarmi-rinoceronti , bizzarre emanazioni della (nostra) mente (imho).


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                NAPOLEONE 25 La Vita perduta
                SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                Testi e Disegni_ Carlo Ambrosini.
                Un’altra storia “impossibile”, interamente realizzata dall’ideatore stesso di questo fumetto.
                Causa un’intangibile entità, Napoleone è considerato morto (!) ed al tempo stesso riconosciuto da vivo (!!) con le generalità di un veterinario ungherese , invece freddato per strada da un killer che N. si era prestato ad inseguire lungo un canale ginevrino, facendo pure un “bagno” nell’acqua fuori programma . Persino i suoi amici più stretti lo “vedono” come il professionista ammazzato e lui, d’altronde , sente affiorare nozioni e ricordi che scansano quelli della sua persona. Per far luce (?) su questa follia al “Medico” non resta che scoprire quali delicati affari lo “hanno portato” in città , finendo nel mirino di un sicario ; anch’egli incredulo delle notizie a lui differite di un marchiano errore di persona.
                Se l’intreccio dei rapporti interpersonali e la tensione drammaturgica tra i personaggi hanno natura classica, adattabile ai più svariati contesti ( sebbene qui , all’ottobre 2001 si sia cercata una certa attualizzazione cronachistica…), svolgimento e conclusione hanno il tocco surreale ed originale di un incantesimo, di una bolla spazio-temporale in cui si svolge (…e poi dissolve) una sorta di realtà alternativa con in primis Napoleone “interferito” ( per non dire posseduto…) da un essere (al mondo)che non è il suo , compatito da Dumas e Boulet d’altronde convinti di aver seppellito il “loro” Napoleone al cimitero, in un gioco di sdoppiamento che arriva ad urticare in contropiede il lettore fedele alla versione consona dell’albergatore italo svizzero.
                Si coglie qualche saltello nella precisazione grafica delle tavole , alcune più grezze ed altre invece che paiono scolpite e cesellate senza linee che eccedono e/o non prendono la auspicabile ondulatezza (imho).


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