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    JULIA n.ro 38 Il Delitto è in onda
    SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
    Testi_ Giancarlo Berardi e Giuseppe De Nardo / Disegni_ Giancarlo Caracuzzo.

    Una trasmissione televisiva manda in onda live la ricostruzione di un assassinio ai tempi indagato da Robson, Webb e Julia _in studio in qualità di ospiti_, ma una pistola che doveva essere “ovviamente” caricata a salve esplode colpi mortali contro il popolare presentatore, un professionista benestante , narcisista e donnaiolo con diversi colleghi e famigli col dente avvelenato e/o con un sostanzioso movente economico per cercare la sua dipartita , così avvenuta in diretta tv con vivo sconcerto e partecipazione dell’opinione pubblica, vigile nel chiedere la pronta soluzione di un siffatto caso criminale.
    Irrobustito da una sotto-trama in cui Julia, con sentimenti alterni deve fronteggiare un “ammiratore” restio a palesarsi (…e dunque dalle intenzioni opache e disoneste?), un episodio che aggiorna le tipicità narrative del giallo “da camera”, sciolto infine convocando assieme e contemporaneamente i sospettati , quando al lettore è fatto balenare che Julia ha la soluzione in tasca e vuole spingere il reo a fare le debite ammissioni, fermo restando che nessuno degli altri può sfoggiare condotte eticamente immacolate. Per altro, anche le notizie inedite raccolte sulla vittima autorizzano a suggestioni ulteriori, che fecondano una storia abbastanza drammatica nei toni ma “divertente” ed impertinente sul piano dell’intrattenimento.
    Ancora riconoscibile ma piuttosto “disciplinato” nei canoni realistici il disegnatore. Magari non tutte le vignette sono curatissime e dunque precisamente armonizzate al resto, ma il risultato complessivo è portato a casa in maniera degna (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      NAPOLEONE 20 Delitto nel bosco
      SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
      Testi_ Carlo Ambrosini / Disegni_ Gabriele Ornigotti.
      In trasferta nell’ameno paesello di Bauvasin Le Mournier, per una commissione lavorativa, Napoleone si imbatte nella varia umanità indigena, chiusa nei loro (pochi) interessi , con poche lodevoli eccezioni, in una zona che nei secoli bui badava ad attribuire i suoi rovesci alla “stregoneria”, con le estreme conseguenze del rogo (!). La violenta uccisione di un ragazzo fa scivolare la colpa su una giovane del posto , per altro con lo stesso nome di un’antenata riconosciuta “Strega”, sollevando contro di lei l’ostilità dei villici. Napoleone si adopera per darle protezione contro (quasi) tutti ,fino a…

      La traccia è quella, cinematografica, del giallo mistery , con l’elemento “soprannaturale” che fa scattare tragici eventi che poi si scoprirà guidati da interessi gretti e motivazioni tangibili e ignobili, capaci di travolgere pure chi avrebbe strumenti culturali per avvedersene. La sceneggiatura ci “gioca” un po’, e i passaggi drammatici prendono una connotazione allegorica presa (e successivamente deposta ;-) )dal clima che nel/dal prologo datato 1482 è letteralmente una “caccia alle streghe”. Un finale in cui la “natura” mostra , nell’interpretazione umana, un contrappasso , ci lascia ( dopo un discreto carico di dialoghi esplicativi) un Napoleone tornato alle sue cose, ma (anche lui) capace di scatti (legittimati da un senso di giustizia…) interventisti “che non la mandano a dire”.
      Un segno fine ed ondulato , con delle passate a china piuttosto coprenti , permane graficamente in pagina con un che di squagliato e talvolta impreciso , accettabile ma non particolarmente entusiasmante (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        JULIA n.ro 264 Segregata
        SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
        Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Paolo Di Clemente.
        Il soggetto di questo episodio sembra proprio ispirato ad un eclatante fatto di cronaca (ri)scoperto anni fa, qui liberamente interpretato cementandolo ad una riflessione di pressante attualità sull’ascendente esistenziale che i social media hanno nei confronti degli utenti più giovani, fino ad indirizzarne scelte comportamentali e consumiste, spesso nell’affanno dei genitori di poter “dosare” la somministrazione ai figli degli strumenti (o meglio, dei poteri…) tecnologici pervasivi . Partendo (date le circostanze…) da un coinvolgimento emotivo particolarmente marcato Julia risalirà , tra “ingenuità” adolescenziali e una raggelante mancanza di freni inibitori (già) in giovane età, allo svolgimento di fatti con conseguenze luttuose sottraendoli ad una “narrazione” prefabbricata e , per quanto effettivamente insolita, formata sulle mutue esigenze di una spettacolarizzazione mediatica che certo non difetta (quantitativamente) nemmeno ai mass media paludati e tradizionali; senza però voler offrire una divaricazione netta del nesso causale di una crescita psicologica “interrotta” da motivi soverchianti o tarata in nuce in una personalità con disturbi…
        Una breve sinossi :di giorno ed investendo mortalmente con l’auto anche una povera donna che si era interessata al reato, uno sciagurato rapisce una tredicenne e la nasconde nella cantina di casa sua. La Procura si spende massivamente nelle ricerche della ragazzina, ma senza esito; fino a che , sei (!) anni dopo…

        Qualche goffaggine nelle posture , una inchiostrazione arcigna e monotona e la altrettanto monocorde tendenza a risolvere gli sfondi allineando pratici reticoli geometrici con severe campiture, stonano in un lavoro grafico che comunque si sforza di aderire agli standard canonizzati dai disegnatori della serie, con la giovane protagonista che ha un qualcosa di ( ;-) ) Gwen Stacy (imho).

        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          SHERLOCK HOLMES SOCIETY_ I Peccati del figlio
          Editoriale Cosmo. 96pp., b/n. 3,90€.
          Testi_ Sylvain Cordurié / Disegni_ Fabio Detullio ( Ep. “Le Colpe del figlio”) e Andrea Fattori ( Ep. “Il Campo delle possibilità).
          Ritorno e all’antico della collana “Weird Tales”, due volumi in continuità della ( e alla, graficamente parlando…)francese Editions Soleil decolorati, formattati e prezzati come un albo Bonelli da edicola. Sopportate le dovute rinunce siamo comunque investiti dalla magnificenza barocca (specie Detullio…) dei disegni, traboccanti di dettagli , immaginifici in una chiave parzialmente steampunk e levigati nella cornucopia di arredi e panneggi della buona borghesia tardo Vittoriana della London fine XIX secolo e oltre (;-) ). Vi si muovono nello spazio , ma anche nel tempo (!), società (vedi il titolo ) di “straordinari gentleman”, soldati “frankesteiniani” (!!) e pure Liam Holmes , figlio di S. (!!!)che nel(la realtà alternativa anno) 1935 è un pericoloso sovversivo bombarolo stragista (sic!)deciso a rovesciare il malfermo ( di salute e politicamente…) Re Giorgio V , imperatore mal consigliato dei britannici che si sono pappati (con le cattive) anche vaste porzioni del continente (europeo). Quindi la Corona manda un unitissimo sicario indietro nel tempo per stroncare Sherlock Holmes, per altro abitante a Vienna, e dunque per impedirgli di figliare (con una sconosciuta, ma non troppo, signora…) il temibile Liam; che con una sortita vi si aggrega, vedendo nella capitale inglese del 1895 mezzi fertili per fabbricare altri devastanti ordigni e sviare il corso della Storia!
          Annoverando trentasei uscite , da lettori siamo vaccinati agli incredibili incastri di personaggi dalle facoltà estreme e sovrumane , gravitanti da nemici od amici intorno al quasi imperturbabile S.H. , spalleggiato anche dal sodale Dr. Watson e in stretta collaborazione con uno speciale Ufficio di valorosi agenti guidato da suo fratello Mycroft Holmes. Bisogna dire che la sceneggiatura elabora piuttosto bene una trama d’azione, di “superpoteri” invasivi narrativamente (…bisogna stare al “gioco”) e di paradossi temporali senza cadere in un confusionario andirivieni di “mondi paralleli” alternativi . Anzi, il finale potrebbe dirsi “minimalista” ed intimo, (con)centrato sui sentimenti paterni inediti ed appena assaporati da S.H. per un figlio ipotetico (in quanto non ancora concepito nel 1895!)che tra l’altro gli somiglia (…ma anche a Diabolik , xD). Essendo un po’ tutto esagerato sulla scorta del vasto filone dei viaggi nel tempo gli spiegoni rimangono sobri e si possono aggiungere elementi di trama scombussolati da istruzioni redatte nel futuro e consegnate nell’ignaro passato. Se piace il genere , ci si diverte (imho).
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            JULIA n.ro 28 La Morte invisibile
            SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
            Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Enio.
            Anche se la copertina by Marco Soldi sembra omaggiare il cinema catastrofico del nostro millennio , la storia ,piuttosto, seguendo questa analogia, si deposita nel ricalcare il filone del noir classico , magari sfornato dagli studi Warner Bros. Quei film col giovanotto povero,scriteriato e problematico, ma non del tutto irredimibile ,rimesso in carreggiata dopo l’ennesima fesseria dall’affetto devoto e un po’ materno di una fidanzatina,qui supportata da Julia, sempre brillante a profilare la personalità dei suoi sospetti e generosa ai limiti dell’autolesionismo nel dimostrare loro una empatia che la fredda applicazione dei codici (di procedura penale)svilirebbe nel semplice dar luogo agli arresti. Ed in conclusione la minaccia incombente si dimensiona a MacGuffin (cit.)di servizio.
            Due vettori, concordando giri viziosi nell’affollata stazione ferroviaria centrale di Garden City , cercano di contrabbandare ( celandole in una macchina fotografica…)dosi di un virus influenzale “potenziato” in laboratorio come arma batteriologica mortale (!) e fatte uscire da un ricercatore infedele ,per tornaconto economico. In verità l’F.B.I pedina già le loro mosse, volendo cogliere “con le mani nel sacco” l’organizzazione dedita a tali scellerati commerci. Ma il “banale” borseggio con destrezza della fotocamera sorprende agenti e malviventi, aprendo inquietanti scenari di un catastrofico contagio…
            La sceneggiatura dunque, nonostante il tema messo in atto, non offre grande soddisfazione ai complottasti ed ai dietrologi, giocandosi pure allusioni inventate ( chi ha avuto a che fare con la macchina fotografica ad un certo punto comincia a sudare come fosse febbricitante…) ed imbucandosi in una ambientazione (le fasi decisive del racconto a fumetti si svolgono dentro un quartiere deserto in via di demolizione …) che dichiaratamente guarda ad un esteso guasto (post)apocalittico dell’umanità , salvo risolversi in un fuggi fuggi da un trio di volgari para-mafiosi beninformati e praticanti il sopruso e la violenza con la sistematicità che al giovane borseggiatore si potrebbe ancora levare.
            Non spaventa il lavoro a Enio nel rendere nei minimi dettagli le complessità urbanistiche richieste dal soggetto ( la “caccia all’uomo” del possessore della fotocamera rubata, per altro attivamente impegnato a rivendersela…), d’altro canto pure satollo di personaggi di contorno, espressivamente assolutamente convincenti, ma comunque ben riconoscibili pure nei campi lunghi. C’è una certa tendenza a saturare le ombre, forse giustificata dal fatto che l’azione si svolge quasi in “tempo reale” durante una (difficile)sola giornata soleggiata (imho).

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              NAPOLEONE 10 Piccoli banditi
              SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
              Testi_ Diego Cajelli / Disegni_ Pasquale Del vecchio
              Intervenendo, fuori da un cinema, per sedare un alterco tra un teppista e la sua ragazza, Napoleone lega “in qualche modo” il suo destino al ragazzo, che di lì a poco, con un degno compare, frega un’automobile , senza sapere di aver portato via anche il carico di stupefacenti di un corriere della mafia. Nel tentativo di piazzare la droga, in un giro di affari assai desueto per i due ladruncoli,si troveranno braccati da poliziotti corrotti e dai picciotti del Boss che controlla il narcotraffico , ovviamente ansioso di recuperare la “roba”, certo non badando alle buone maniere.
              Apertamente dichiarata la suggestione cinematografica del James Cagney di “The Public enemy”, la versione “deformed” dell’attore ha una sua vetrina come “residuo” psichico che affolla il portato onirico di Napoleone come pure dello scapestrato , ottusamente orgoglioso nel (non) saper gestire una vicenda oltre le sue spavalde capacità delinquenziali , finendo a pagarne un prezzo altissimo , non dissimile ai finali imposti al tempo ai film di gangsters, di cui Cagney è nume tutelare e dove anche qui, in tipiche pose, ruba la scena, anche forse perché il Cajelli stava prendendo le misure di una serie a fumetti particolare ed in “rodaggio” all’epoca (Apr. 1999).
              L’incisività delle atmosfere “noir” richiamano naturalmente affilati chiaroscuri, ma (in più) il segno di Del Vecchio marca una sinuosa e nitida resa dei ritratti e delle posture , sia nei frangenti meditativi sia in quelli di un’azione foraggiata dai classici e sempre efficaci conflitti a fuoco , pure quando ad imbracciare le armi sono sceriffi pesce-gatto e gendarmi-rinoceronti , bizzarre emanazioni della (nostra) mente (imho).


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                NAPOLEONE 25 La Vita perduta
                SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                Testi e Disegni_ Carlo Ambrosini.
                Un’altra storia “impossibile”, interamente realizzata dall’ideatore stesso di questo fumetto.
                Causa un’intangibile entità, Napoleone è considerato morto (!) ed al tempo stesso riconosciuto da vivo (!!) con le generalità di un veterinario ungherese , invece freddato per strada da un killer che N. si era prestato ad inseguire lungo un canale ginevrino, facendo pure un “bagno” nell’acqua fuori programma . Persino i suoi amici più stretti lo “vedono” come il professionista ammazzato e lui, d’altronde , sente affiorare nozioni e ricordi che scansano quelli della sua persona. Per far luce (?) su questa follia al “Medico” non resta che scoprire quali delicati affari lo “hanno portato” in città , finendo nel mirino di un sicario ; anch’egli incredulo delle notizie a lui differite di un marchiano errore di persona.
                Se l’intreccio dei rapporti interpersonali e la tensione drammaturgica tra i personaggi hanno natura classica, adattabile ai più svariati contesti ( sebbene qui , all’ottobre 2001 si sia cercata una certa attualizzazione cronachistica…), svolgimento e conclusione hanno il tocco surreale ed originale di un incantesimo, di una bolla spazio-temporale in cui si svolge (…e poi dissolve) una sorta di realtà alternativa con in primis Napoleone “interferito” ( per non dire posseduto…) da un essere (al mondo)che non è il suo , compatito da Dumas e Boulet d’altronde convinti di aver seppellito il “loro” Napoleone al cimitero, in un gioco di sdoppiamento che arriva ad urticare in contropiede il lettore fedele alla versione consona dell’albergatore italo svizzero.
                Si coglie qualche saltello nella precisazione grafica delle tavole , alcune più grezze ed altre invece che paiono scolpite e cesellate senza linee che eccedono e/o non prendono la auspicabile ondulatezza (imho).


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                  DIABOLIK_ Amore criminale
                  Astorina s.r.l .128pp., b/n. 2,80€.
                  Testi_ R.Altariva / Disegni_ E. Bonetti.
                  Un agiato ragazzo, ma orfano di madre e senza un vero indirizzo progettuale per una vita che pure sente vuota ed annoiante , s’innamora di una coetanea dalla forte personalità, ostentatamente nichilista ed anticonformista. I due giovani , uniti in una scriteriata simbiosi,si “sfogano” fagocitando una spirale di furti (di gioielli) ed omicidi, allo scopo di, indirettamente, danneggiare il patrimonio del padre di lui, ritenuto arido, anaffettivo e meschino. Diabolik decide di frenarli , derubandoli ; mentre il corpo di polizia di Clerville li vuole agguantare “a tutti i costi”, dopo i colleghi caduti in servizio per mano loro…

                  La tragedia annunciata di una coppietta autodistruttiva , ego riferita e con nulli scrupoli morali. Due outsider che bastano a se stessi in un delirio d’onnipotenza che lascia una parabola narrativa quasi troppo lineare ed “esemplare”; dove il lettore , senza affanni di elucubrazione, può agevolmente affiancare le intuizioni dell’Ispettore Ginko, che per altro si vedrà complicare il quadro d’indagine proprio dall’ostruzione di DK ed Eva. Interessante _più nella forma che nella sostanza_ il finale “in divenire”, in cui rimane da perfezionare il prelievo dei bottini delle precedenti rapine in gioiellerie.
                  Della parte grafica spiccano i ritratti “con carattere” di un Diabolik con qualche segno del tempo, specularmente ad un Ginko dalla capigliatura cofanata da far invidia a Berlusconi e Namor The Sub Mariner, ben distribuiti sui tagli prospettici diagonali, sebbene in qualche isolato caso affiori l’impressione di proporzioni nel impeccabilmente centrate. Non vengono altresì evitate ripetizioni schematiche degli sfondi, taluni semplicemente così poco accennati da doverli individuare/immaginare (imho).
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                    JULIA n.ro 15 Morte assicurata
                    SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                    Testi_ Giancarlo Berardi , Maurizio Mantero e Claudio Salvatori / Disegni_ Giancarlo Caracuzzo e Laura Zuccheri.
                    Già sentita dalla polizia, ma arrivata a Julia tramite le investigazioni assicurative di Leo Baxter, una signora pare trovarsi al centro di sconcertanti eventi . Due mariti (assicurati in favore della moglie, da qui l’intervento di Leo ;-) ), entrambi scomparsi in circostanze assai ostiche da verificare , di cui il primo _secondo Lei_ è l’autore (dunque ancora vivo?) di inquietanti e minacciose telefonate , arrivate alla snervata vedova, che trova pure il cane barbaramente sgozzato , mentre la figlioletta (…).Il suo fragile equilibrio mentale tuttavia pare parzialmente trovare ristoro nell’incontro con un “Reverendo”, fondatore ed amministratore di una sua Chiesa.
                    Cercando riscontri nel passato della sfortunatissima sposa , Julia e Leo vengono presi in contropiede da un’ulteriore sorpresa…

                    Dragando le pescose rotte del giallo più classico ( le imbarcazioni hanno un certo peso nella vicenda…) gli sceneggiatori gettano le reti di un bell’intrigo , con autodenuncia di una certa spudoratezza nel tessere le rispondenze che cadono diligentemente nelle maglie della trama , con poca ortodossia nel carpire sbrigativamente capitali informazioni , lasciandone talune alla mercé del lettore , che potrà (?) sorprendersi dei collegamenti torbidi di una catena delittuosa comunque spiegata (in un ideale “montaggio” di scene in flashback) attenendosi alla logica deduttiva. Una volta tanto J. non prende particolari rischi personali, essendo la sua attenzionata, quella con seri problemi :-p .
                    Di Caracuzzo penso piaccia la “sgarzolina” eleganza che infonde alla sue figure, qui apparentemente applicata “a memoria” senza troppi ripensamenti ,coadiuvato dalla Zuccheri, la cui mano crederei di scorgere nella ben curata ambientazione della trasferta alla Hawaii . Titolo ,e cover by M.Soldi sono debitamente accordate al contenuto (imho).

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                      SAMUEL STERN 4 L’Isola dei perduti
                      Bugs Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                      Testi_ Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro / Disegni_ Ludovica Ceregatti.
                      Recupero di una serie che stavo tralasciando in edicola causa Covid (:-p ). Posso benissimo sbagliarmi , ma direi della disegnatrice che ha militato tra i fan di Cavazzano per poi , magari più grandicella, spostarsi su Pagani e Caluri nel trip di “Don Zauker”. Non che i dialoghi non abbiano anche una certa vivacità dialettica pseudo sardonica ( nel senso che ai personaggi piace punzecchiarsi e sfottersi a vicenda, ma con un fondo di bonarietà e stima reciproca), ma nel complesso il soggetto non è assolutamente allegro e non si attaglia tanto bene ad uno stile che esonda nel caricaturale ,e con pose posturali ingobbite , tipiche di maestri come Bonvi e Magnus. La scabrosità del soggetto richiede un’estetica alla Hieronymus Bosch , qui farcita (vedere per credere…) da rimandi alla Marvel Comics (!) , anche se un po’ tutti assumono una mimica da tankobon nipponico, in una storia che inanella fino a quattro sacerdoti ,col nero delle loro tonache che _in questo mix di espressione grafica_ forse impigrisce l’autrice nella stesura delle ombreggiature , spesso risolte quindi in una mano d’inchiostro e stop.
                      Si sente che “Samuel Stern” sta _ribadito che i “demoni” esistono ma non come presenze soprannaturali ma come emanazione psichica da “corpo e anima” umani_ ancora costruendo un suo “pantheon” di aberrazioni mostruose e di modalità composite che ne permettono la sinistra proliferazione; e come è accaduto quasi da subito anche in “Dampyr” (Sergio Bonelli Editore) si enumera la manifestazione di soggetti borderline di origine e di educazione ideale al momento non rintracciabile che invadono il campo di Sa. S. interferendo magari a loro modo positivamente. Il nostro libraio di Edimburgo ne vede e sente di ogni ( la seconda parte di questo episodio è sin troppo caotica e gridata nel rilanciare orridi ed orrori , col sempre efficace espediente di separare la squadra dei “buoni” e seguirne le gesta alternativamente , fino al culminante finale collettivo. Molto classico l’innesco della vicenda , con una lettera trasudante disagio mentale e spossatezza fisica fatta arrivare da un’isola scozzese a là Dr. Moreau (allusione facile , ma rende l’idea dell’atmosfera…), da un prete , amico dai tempi del Seminario di Padre Joseph, che la gira a Padre Duncan e di conseguenza a Samuel , comprensibilmente sbigottito dal leggere allusioni di torture ed afflizioni somministrate ad una turista “indemoniata” dal tormentato, burbero ed assai tradizionalista parroco in capo alla Chiesa locale. I tre sono inevitabilmente chiamati a partire per vederci chiaro (imho).
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                        ALIENS [31]_ Alien 3 ( 2 di 3)
                        Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                        Testi e Disegni_ Johnnie Christmas/ Colori_ Tamra Bonvillain.
                        La Weylan-Yutani e la U.P.P. , dai propri avamposti reclamano _sostanzialmente per dare seguito alle loro ricerche sugli Xenomorfi e spiare le informazione in mano al contendente _ rispettivamente l’androide “riparato” Bishop e il Marine rimasto anch’egli sulla USS Sulaco ( per forza: infettato da un facehugger è nel frattempo bello che andato…)infine approdata all’Anchorpoint Cluster. Il risultato della brillante trattativa _si fa per dire_ è che tutti e due le basi spaziali si portano in casa degli Aliens (!). Invero nel Anchorpoint tentano di organizzare una quinta colonna ( complice il letteralmente buono Bishop…) per sabotare le scriteriate ambizioni della Compagnia, ma la situazione precipita e…
                        Di nuovo la sceneggiatura ( ovvero la storia ideata da William Gibson?) lascia Newt e Ripley molto defilate ,e si perita di innescare la tipica trappola ansiogena degli umani che si devono sacrificare per non permettere un’incontrollabile invasione aliena . Ma poi esce una trovata inedita nel conflitto Uomo vs. Creatura Aliena che lascia stupefatti e basiti ; e per quanto mi riguarda _anche sotto l’aspetto grafico_ non è un complimento. Riponiamo le ultime speranze in un finale ispirato, che ad ora più in là del si-salvi-chi-può non si và (sic!).
                        Il disegnatore accentua l’impegno nella elaborazione visiva dei personaggi : gli viene malino Ellen Ripley (d’altronde sedata tutto il tempo) ; molto meglio il tagliente Lance Henriksen /Bishop , mentre Hicks c’azzecca poco col suo modello filmico. Gli interni sono, come consuetudine del genere, piuttosto asettici e razionalmente geometrici, senza fronzoli od impennate cromatiche,Bisogna dunque lasciare alle Creature le inquietanti e brunite composizioni per loro ideate da H.R. Giger, ma come detto si svacca nel caratterizzare (…). Continua e finisce nel prossimo numero (imho).
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                          MOVING PICTURES
                          NPE. 138pp., b/n. 9,90€.
                          Testi_ Kathryn Immonen / Disegni_ Stuart Immonen.

                          Parigi, durante la seconda guerra mondiale. Ristretta in una stanza lugubre , Ila Gardner , canadese (anglofona) addetta alla classificazione e conservazione di opere d’arte (dipinti…) presenti in Francia ,e da traslare in vari luoghi per metterle al sicuro dai bombardamenti e dalle mire tedesche , è in attesa di essere causticamente interrogata da un suo omologo germanico , Rolf Hauptmann, interessato alla sorte delle preziose tele , ma anche a (…).
                          I due , pur trovandosi in campi opposti tradiscono una insolita “familiarità”, che tuttavia non impedisce a Ila di difendersi verbalmente, stoica ed inconfutabile fino all’irritazione…

                          La storia idealmente si svolge nell’unità di tempo e luogo della buia camera dell’interrogatorio ( ulteriormente “raggelata” in tavole spesso prive di dialoghi) , salvo “astrarsi “ per mostrare quadri e flashback della vita parigina di Ila , tra i pochi amici-colleghi al museo ed una cugina a lei fisicamente somigliante , a cui donerà il suo passaporto per permetterle di espatriare oltreoceano , rendendo ancora più ineluttabile il suo scopo di preservare il “Bello” e non vederlo ,possibilmente, distrutto dalla guerra ; e sebbene non creda che chiunque possa cogliere il valore artistico di ciò che (distrattamente?) osserva. Ila G. non è un personaggi particolarmente affabile , non “parla come mangia” , piuttosto tende ad una scontrosità esigente e scevra da sentimentalismi , capace di andare oltre le esigenze di una quotidianità d’altronde in bilico, resa provvisoria dall’istanza del conflitto mondiale; che può chiedere quartiere per essere contrabbandata in via ufficiosa , insieme ai lotti imballati di Ila. E nel finale cogliamo la natura ricattatoria del rapporto tra Rolf e la donna, forse innamorata di un uomo che lavorava con lei, Marc, che le manda lettere da un luogo imboscato e che le ha affidato un “imballaggio” in carne ed ossa, di quelli rastrellati dai nazisti come Hauptmann.
                          Fatti salvi i capolavori dell’Arte, riprodotti con mano realistica, i disegni propendono ad una puntuta essenzialità minimale, con linee mai regolari, forse per combattere un senso di altrimenti geometrica freddezza. Evitando di riprodurre svastiche e mostrine nazionalsocialiste è piuttosto il forte , soventemente alternato a scacchiera (anche se non mancano certo soluzioni grafiche maggiormente elaborate) taglio delle ombre a suggerire l’assolutezza del momento storico, ovvero l’indisponibilità di venire a patti con la forza armata del regime hitleriano. Chissà se un segno meno marcatamente “d’autore” (guarda il caso una coppia canadese…) avrebbe restituito una diversa intensità di vedere (cit.) le cose (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            MISTER NO_ Le Nuove avventure 10. L’ombra che uccide
                            SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                            Testi_ Luigi MIgnacco / Disegni_ Roberto Diso.
                            Scortata da un quasi perplesso Mister No, l’impavida regista Lola cerca di filmare la caccia notturna di un giaguaro dal manto nero, raro esemplare che ha attirato anche le attenzioni di uno “sportivo” della caccia _ a sua volta accompagnato da una guida_ ,inteso a fare della bestia un trofeo. Tuttavia il suo scarso talento di tiratore rischia di beccare Mr.No (ed ovviamente Lola…) , che il giorno dopo lo va’ a cercare per notificargli, spalleggiato da Otto “Esse Esse” Kruger , il suo disappunto. Trova in questo signore una persona sostanzialmente ragionevole (… e che, a livello personale, soffre in silenzio la tresca della bella moglie Melania con l’aitante guida sudamericana) , pur mossa dall’ambizione di stendere una “belva” già oggetto di mitizzazione tra gli indigeni. Il tragico fatto d’attualità di un povero ragazzo indio sbranato, scatena una battuta di caccia collettiva al predatore felino(vi partecipa anche Lola , che si “accontenterebbe” di riprendere l’animale con la sua cinepresa otto millimetri ). Quando i cacciatori gli sono abbastanza vicini , fanno una scoperta assai desueta…

                            Un episodio direi transitorio, senza un grande nerbo narrativo , con un Jerry “Mister No” Drake che gigioneggia tra il provarci con Lola e non negarsi di fraternizzare con Melania , pestando i piedi all’amante di lei senza aver del tutto messo a fuoco il (comportamento del) marito becco. Una mezza telenovela spezzata dall’incuriosente rivelazione sulla natura di specie della _detta in senso figurato_ “ombra che uccide”. Ma urgono ulteriori stringenti sviluppi.
                            Ahimè ,continuo a non essere un fan di Diso, delle sue figure sghembe ed anabolizzante; del semplicismo nell’alternare intricatissime e rigogliose zone di foresta amazzonica a provvidenziali quanto improbabili spazi brulli , e di una certa pochezza nel risolvere i secondi piani sbiadendo la definizione delle illustrazioni . Continua(imho).


                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              ALIENS [32]_ Alien 3 ( 3 di 3)
                              Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                              Testi e Disegni_ Johnnie Christmas/ Colori_ Tamra Bonvillain.
                              Finale scalmanato ma stitico nella sua pronosticabilità. L’accento politico ( quel “…Popoli Progressisti”)vien buono per un tardo “volemose tutti bene” e per dare a Hicks ( Ripley di nuovo non pervenuta; Bishop fa’ ciò che deve…) la “mission” di venire a capo dell’origine genetico-biologica dei letali “Lucertoloni”. Chiaro che , prima di arrivarci , qualcuno ci lascia il collo , tanto più che ci sarà maretta pure tra Xenomorfi “standard” e quelli un po’ “ibridati”; magari questi ultimi liberano in eccesso la vena grottesca del disegnatore…Ehm, se hanno bocciato la sceneggiatura (per il cinema) qualche motivo c’era :-p.
                              L’albo contiene anche un prologo, di sedici pagine, inerente alla mini serie cantierizzata dal prossimo fascicolo ed intitolata “Aliens_ Contraccolpo” ( Testi_ Jim Woodring/ Disegni_ Kilian Plunkett / Colori_ Matt Hollinsworth) in cui il succo del discorso è rappresentato da una ciurma di marines armati a bestia per seccare alieni; e ja fanno per un po’, ma poi gli colano addosso secchiate di “sangue” verde acido corrosivo e stanno punto e a capo : smammare senza tirarseli dietro (sic!). Rivedibili alcune posture , sobria la colorazione ( ma il rosso ematico, abbondante, spicca ed imbratta) , e se lo ha usato fisicamente (può darsi , in un fumetto uscito nel ’93)un pennino passato con mano sostenuta , facendo partire tratteggi corti dalle bordature , quasi millimetrati (imho).

                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                                JULIA n.ro 265 L’Ultima indagine
                                SBE. 96pp., b/n. 4,50 €.
                                Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Steve Boraley.
                                Un ex poliziotto, malato terminale di cancro, si rivolge a Julia per un appoggio a risolvere il “cold case” che ha segnato indelebilmente la sua vita e la sua carriera . Tuttavia, quando ancora si trova nello studio della criminologa, ha un serio malore ,non facendo in tempo a rivelarle gli sviluppi di un drammatico “caso” che non ha mai potuto tralasciare, per coscienza. E dopo anche aver conosciuto la composta dignità di moglie e figlia del vecchio “sbirro” , Julia accetta di raccogliere il testimone dell’indagine informale e fare piena luce sui fatti, nonostante i molti anni passati.
                                E’ una storia che sotto il profilo investigativo quasi “viene da sé”, una volta esposte le personalità dei soggetti coinvolti, secondo una dicotomia che tiene, piuttosto, a non connotare automaticamente una condizione sociale come inesorabile risultato di condizioni date in partenza. Non è un tradimento dell’inclinazione progressista di “Julia”, quanto il voler riaffermare la natura composita degli individui , non meccanicamente assimilabili a comportamenti assimilabili in un immutabile standard. Un panegirico forse per non inchiodare i “colpevoli” alla manifestazione evidente e volgare di una aggressività di chiaro stampo proletario (;-) ). Per altro gli sceneggiatori ci intrattengono in lunghe digressioni sulla vita privata di Julia e del “piedipiatti” , facendo salire un certo hype per capire quali elementi andranno a comporre la verità fattuale più onesta degli accadimenti.
                                A livello grafico, evidente la somiglianza del maturo co-protagonista con Robert De Niro, mentre la moglie ricorda i biglietti di banca da mille lire (!), cioè la Dott.ssa M. Montessori. Era necessario al soggetto (…evito di spoiler are)dare un senso , nei frangenti topici, di cinetica ed enfatica premura in sequenze di vignette che però vanno a determinare una sostanziale ed omogenea “stanchezza” di norma nel precisare gli sfondi , non disgiunta da una certa pesantezza delle chine. Resa giustizia piuttosto ad Emily Jones , finalmente una “credibile” signora sessantenne afroamericana (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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