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    TEX WILLER 23 Nelle mani della legge
    SBE. 66pp., b/n . 3,20€.
    Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Michele Rubini .
    Va’ a chiudersi l’arco narrativo che ha visto Tex in trasferta sulla costa Est , a vari gradi di vicinanza inseguito dallo Sceriffo Federale Brian Carswell, farsi elemento dell’Esercito e spedito a marciare nell’umido delle paludi in Florida per piegare la nobile resistenza dei nativi ( beh, in quelle zone specifiche più loro malgrado…) Seminoles. Non insensibile alle giuste rivendicazioni di un meticciato inclusivo di pellerossa , esuli ed ex schiavi afro-americani, passare dalla parte del torto, nel senso (burocratico) di una insubordinazione/diserzione dalle file della Fanteria che gli costa l’avversione senza tregua del Ten. Fairfax , viscido carrierista , ottuso e spregevole tanto come militare quanto come persona.
    Senza dettagliare la trama per non incorrere in spoiler l’opportuno rientro in scena di un personaggio cardine finalmente depotenzia i venti di guerra e ridimensiona Fairfax , comunque pronto ad una scodata velenosa finale in cui Tex riuscirà a ribadire ancora una volta un’integrità morale riconosciuta trasversalmente dai Seminoles come dai suoi “commilitoni” ,a sorpresa ma non troppo capace di fare breccia anche nell’ultra-professionale ma non disumanizzato Carswell , col texano ormai in rapporto di “bromance”. Alla fauna insidiosa delle paludi e alle sue “leggi naturali” un’ultima parte di “giustizia”; mentre Tex prende la nave a vapore per tornare ai lidi che gli sono acconci, seppure ancora in “debito” col sistema giudiziario.
    M. Rubini ha un poco esaurito la sua galleria di ritratti , con i protagonisti di spicco che sembrano un po’ essere delle moderate variazioni di un uguale modello. Rimane intatta l’efficacia , perfino sontuosa, di creare ambienti finemente caratterizzati , pur sfruttando altrettanto bene le zone ombrose ( e notturne) per dare per dare un bel senso anche compositivo allo stacco tridimensionale dei piani .Pur rendendo omaggio alla saggezza del loro condottiero la sceneggiatura relega alla prima parte della storia i Seminoles , e quindi le armi e gli abbigliamenti messi in scena sono quelli delle giubbe blu statunitensi , comunque dettagliate a rendere riconoscibili i gradi gerarchici e la conseguente autorevolezza di chi li porta (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MISTER NO_ Le Nuove avventure 11. La Lunga notte
      SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
      Testi_ Luigi MIgnacco / Disegni_ Roberto Diso.
      Dopo la prima schermaglia notturna non risolutiva con la tigre nera ( non un giaguaro. ..L’episodio farà luce sulla sua provenienza), il gruppo di Mister No , comprendente la cineoperatrice Lola Kirkland, il suo socio Oscar Baum, Otto Kruger, il portatore Togo e gli indios che hanno patito perdite dall’aggressione della belva ,si risolvono all’idea di narcotizzarla e consegnarla comunque viva ad uno Zoo attrezzato; mentre Francis Way , il cacciatore per diletto, la sua guida colombiana Rodrigo Pessoa ( egli buon professionista venatorio nonché amante di Melania Way, moglie infelice del suo “principale”) e due inservienti continuano ad accarezzare l’idea di abbattere il felino. Per arrivarci , iniziano a speculare sull’abilità degli indios di seguire le tracce in un ambiente che ben conoscono. Segue dunque più di una resa dei conti , con congedo finale , affettuoso, tra Mr. No e Lola ; mentre una misteriosa telefonata rimette a stretto giro Jerry in pista ( di decollo, col suo Piper…) verso nuove avventure.
      Sapendo che Mister No vive le sue imprese a metà degli anni ’50 giusto tener conto del ruolo ancora abbastanza subordinato delle mogli rispetto ai mariti ed alle convenzioni sociali , scioglibili solo a seguito di fatti incresciosi (;-) ) , specie quanto rabbia e risentimento prendono il sopravvento… Dentro il tema comunque, della caccia alla “Ombra Nera”. Una storia che sembra inseguire una sintesi tra “moderne” istanze animaliste e la necessità cogente di trasmettere brividi esotici e senso del pericolo. Dato atto che non difetta di scorrevolezza narrativa, il soggetto è forse un po’ esile per essere spalmato su due albi ; pure se d’altro canto rimpannucciato da sotto-trame “sentimentali” quanto mai stereotipe. Si gira insomma un po’ a vuoto e si colpisce fuori bersaglio, come capita allo stesso Mister No nella maggior parte del tempo.
      Non taciuto che Francis Way può essere inutilmente confuso col babbo di Jerry , sotto il profilo grafico si possono ricavare le stesse riserve , poiché d’altronde lo stile non è mutato, sull’aspetto raw del draw di Diso (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        JULIA n.ro 37 I Killer vanno in pensione
        SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
        Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Alberto Macagno e Claudio Piccoli.
        L’intesa, l’affiatamento e il sincero affetto reciproco di una compassata coppia settantenne, Frank D’Angelo e sua moglie Lucille Bernstein , viene irrimediabilmente sconvolta da un pacco esplosivo (!) , intestato all’uomo e consegnato a domicilio da un finto corriere espresso. La deflagrazione non lascia scampo a Lucille; mentre invece Frank si salva fortuitamente e rimane illeso , ma si rende irreperibile. La “stranezza” del sinistro obbliga, naturalmente, la Polizia ad approfondire; con Julia che sfrutta i canali di ascolto nelle vaste conoscenze di Leo Baxter e rimugina alcuni particolari insoliti della vita domestica dei due anziani per produrre un dossier attendibile su Frank, che d’altronde torna a farsi vivo e , con idee chiare sul mandante della sua tragedia personale , innesca una drammatica spirale vendicativa…

        Titolo e copertina dell’episodio non barano sull’identità di Frank , che risulta comunque un personaggio interessante , caratterizzato da non scontati interessi culturali ( avvicinandolo in questo a Julia ma dicendo anche che la “Cultura” non salva necessariamente le persone dal ritrarsi da un destino segnato e compiere anche azioni abiette…) e rimarcando lo stacco tra l’iniziale ed anche spiritosa bontà d’animo di Frank verso l’attempata e claudicante consorte e la successiva freddezza con cui “elabora” il lutto ai danni di (…). Ricco di tensione anche il finale , molto “in stile “ Berardi nel portar via con una inappellabile somministrazione “giustizialista” la (im)possibilità di redenzione e ricomposizione della violenza già copiosamente versata; nonostante il coinvolgimento di Julia , umanamente impossibilitata d’altro canto ad avere un controllo dominante sulla impervia situazione.
        Disegni ben lavorati con un tratto fine e riccamente dettagliato , esposto negli arredi e negli esterni metropolitani , con all’occorrenza una più incombente sottolineatura delle ombreggiature ( siamo pur sempre nel territorio narrativo di un giallo-noir ;-) ). Valida pure la resa dei ritratti , non sovraccaricati, di persone avanti con gli anni , e volenteroso lo sforzo (però il risultato tradisce una certa mollezza di lineamenti…) di trovare alternative facciali ai ruoli di supporto di una storia anche ben dialogata e filante _realismo permettendo_ senza intoppi (imho).


        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          JULIA n.ro 4 Diluvio di fuoco
          SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
          Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Pietro Dall’Agnol.
          Un ordigno artigianale, di relativa ma calibrata potenza distruttiva, esplode in un teatro, gremito per un evento benefico organizzato da GCPD ( Garden City Polizia Dipartimento). Julia e Alan Webb, tra gli invitati, si adoperano attivamente per soccorrere le persone, prese dal panico anche causa l’incendio scoppiato a causa della bomba. Che pare essere l’ultimo di altri atti “dimostrativi” di crescente pericolosità intentati contro le forze dell’ordine r rivendicati da un “anonimo “ come inevitabile ritorsione di un grave torto patito , a suo dire, in combutta con i media e la pubblica amministrazione. Il Procuratore Robson d’altronde è sulla graticola in vista delle imminenti elezioni della sua carica , e dunque per risolvere il caso cerca lo “spassionato” aiuto professionale di Julia, che dunque elabora un profilo particolareggiato del bombarolo , stranamente (?) sovrapponibile alla biografia del consulente artificiere in seno al dipartimento, facendone un sospettato , marcato stretto da Leo Baxter , ingaggiato tramite Julia col disappunto di Webb. Il Tenente, per altro, sembra voler manifestare, a modo suo, una certa attrazione verso Julia, sebbene la loro diversità di vedute in campo socio-politico sfoci spesso e volentieri in rumorosi litigi verbali. Ma ad intervalli assai irregolari l’uomo delle bombe torna a farsi sentire in modo sempre più virulento, e va’ fermato…
          E’ la prima storia autoconclusiva di “Julia”, col personaggio che dunque deve esprimere le sue credenziali , ovviamente supportate dai suoi studi e ricerche accademiche; ci sta perciò che l’albo sia piuttosto verboso. Già abbastanza sbozzate invece le dinamiche interpersonali tra i protagonisti fissi della serie ( anche se solo a posteriori sarà ri-allocato il rapporto tra Julia e “Big” Ben Irving , qui molto più formale…) . Stuzzicando il criminale per farlo venire allo scoperto , ossia per fargli commettere qualche errore rivelante, Julia non esita a rischiare in prima persona, pur non rinunciando a recuperare la verità psicologica di un reo che considera un paziente prima ancora di un soggetto da punire penalmente ; ed anche questa è una caratteristica saliente di un impianto ideologico ( si può dire?) che accompagnerà “Julia_Le Avventure di una criminologa” ininterrottamente, insieme d’altronde e “a specchio” spezzoni di lezioni universitarie in cui Lei potrà argomentare temi (guarda caso ;-) )inerenti anche il Caso che le capiterà di seguire praticamente.
          Oserei dire “coraggioso” affidare un episodi così ”seminale” a Dall’Agnol … Qui comunque più “sobrio” e realistico che in future prove sulle testate Bonelli ( vedi “Dylan Dog”), non è comunque il tipo di disegnatore adatto a reiterare, rendendoli perciò riconoscibili e standardizzati, i ritratti e le complessioni anatomiche , che pare eseguire (?) in velocità, senza grandi rovelli di ripensamento , correzione e nitore grafico , appoggiando pennelli ( in un lavoro risalente al più tardi a fine 1998 è possibile che abbia usato letteralmente questi strumenti …) di grosso e fine spessore (molto fine :quasi “mangiati” dal biancore della carta) per darsi una inchiostrazione anche un po’ invadente in segni e segnetti su visi e panneggi (imho).
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            SAMUEL STERN EXTRA 2020_ Come nasce un eroe
            Bugs Comics. 130pp., b/n. 5,50€.
            Alle viste del suo primo genetliaco editoriale “Samuel Stern” sforna uno Speciale, opportunamente detto “Extra” ( termine mutuato dal digitale multimediale per definire quegli elementi accessori che vanno ad arricchire ed integrare l’esperienza della fruizione del contenuto principale.
            Presenti due brevi storie a fumetti che affrontano/presentano il personaggio in termini per lui insoliti ; come l’ironico-surreale “L’Ospite inatteso “, in cui Satanasso (!) si palesa minaccioso a Samuel in un Pub , ma è continuamente interrotto e disturbato dagli amici del libraio/de monologo. Collaudata la mano di Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni ai disegni, su testi (idem per gli altri comics…) di Massimiliano Filadoro, Gianmarco Fumasoli e Marco Savegnago. Invece “Peluche” ha i pastosi disegni di Adriana Farina in mood “Superchicca” e cartoon, con Padre Duncan , Samuel e l’amica meccanico Penelope (Penny) Campbell coinvolti nei “giochi” di una bimba “particolare”. Infine “La Maledizione del North Bridge” che rappresenta la prima pubblicazione di un numero di S. St. , avvenuta per altro, inizialmente, a puntate sul web ; ed infatti si notano dei “saltelli” di sceneggiatura , magari per lasciare qualche “gancio” narrativo invitante alla fine dei brevi segmenti di cui è composta la storia; anche questa _e per ovvi motivi_ esemplare riguardo ai contenuti di testata , con Samuel e Duncan impegnati a purgare un demone incistato in un giovanissimo orfano, dolente della morte per suicidio della mamma ed offeso da altri adulti…
            Lo disegna Antonio Mlinarcic, con quella mano pesante nei tratti ed essenziale nella costruzione delle anatomie e nell’espressività facciale già vista su “Caput Mundi” ( della Ed. Cosmo).
            Trovano posto anche diverse tavole complete , disegnate con un taglio sbarazzino e qualche rigidezza da Alessio Maruccia che accompagnano il discorso ( completato anche da diverse note testuali ) colloquiale sull’illustrazione della genesi di “Samuel Stern” . E troviamo dunque svariate pagine con prove di copertine, tavole , definizione e prove grafiche di personaggi, dei loro panni abituali e dell’ambiente casalingo ( con tanto di cartine immaginarie) e cittadino (Edimburgo, Scozia) in cui vivono, interpretati dai vari disegnatori . Una lettura incuriosente e di ampia divulgazione, anche per chi non frequentasse il mensile, coraggiosamente _di questi tempi_ disponibile nelle edicole (imho).
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              [Attenzione: SPOILER ! ]
              DIABOLIK_ L’idolo della vendetta
              Astorina s.r.l . 128pp., b/n. 2,80€.
              Testi_ E.Leotti e A. Mainardi / Disegni _ A. M. Ricci e M. Ricci.
              Pronto col favore delle tenebre a rubare, nella villa di un facoltoso collezionista di Clerville un grosso rubino , con una certa sorpresa Diabolik trova il padrone di casa pugnalato a morte, la cassaforte già aperta e il gioiello lasciato dentro la stessa (!). Prende perciò interesse anche del vero obiettivo del ladro ( e assassino…) che lo ha preceduto , facendo, tramite Eva, un’inattesa scoperta…

              Come da sempre, in “Diabolik” i riferimenti geografici sono di fantasia , ma con una ragionevole approssimazione si può pensare all’Asia Minore come luogo dove germina e si conclude una storia che ruota intorno al contrabbando di manufatti archeologici con un valore anche di culto religioso ; e riparare alla violazione blasfema mette in campo un personaggio femminile non inedito. Il recupero dell’Idolo ha dunque una pregnanza culturale che nobilita (?) il ricorso ad abbondanti efferatezze (talvolta graficamente attenuate e fuori campo…) nel compiere omicidi che devono d’altronde vendicare i torti mercenari inflitti per sottrarre il bottino. La parte centrale dell’albo soffre forse di un certo didascalismo nel dare conto delle intenzioni di DK ed Eva Kant e far differire verso la trasferta orientale la parte finale della storia , riservante un colpo di scena di un certo peso… Che la coppia “fuori sede” deve affrontare senza avere a disposizione particolari “diavolerie” , ma con l’abituale sangue freddo ed il provvidenziale appoggio di (…vedi sopra).
              Un Diabolik che non si smentisce, sapendo essere leale e perfino altruista con gli “amici”ma sempre con lo stimolo “patologico” di raccoglie nuove sfide da superare ingegnosamente per poi staccare e passare al colpo successivo , senza crucciarsi delle morti contestualmente cagionate . Che tipo!
              Sempre un po’ con la sensazione di vignette troppo “farcite” dai retini e perfettine nelle geometrie architettoniche e d’arredo , in questa occasione convincono meno i ritratti degli asiatici , afflitti da una fissità marionettistica e da un certo vecchiume della forma estetica. Molto meglio Diabolik , Eva e la resa filante degli automezzi (imho).


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                [Nota : ho letto questo episodio nella ristampa Panini Comics KP “Collection”]
                KEN PARKER _ Pellerossa
                Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50.
                Testi_ Maurizio Mantero / Disegni_ Carlo Ambrosini e Ivo Milazzo.
                Montana meridionale, in pieno inverno. I cavalleggeri dell’Esercito danno l’assalto ad un accampamento indiano, ma lo trovano totalmente disabitato . I pellerossa infatti, guidati da un Capo acuto e saggio, non solo hanno previsto l’agguato ma, muovendosi per tempo in sentieri pur impervi ed abbondantemente innevati , di soppiatto stanno raggiungendo Fort Shaw, che ha una minima guarnigione difensiva e molti civili, tra cui un Ken Parker convalescente in infermeria. Sapute le intenzioni dei guerrieri nativi, al Forte decidono di evacuare donne, bambini ed invalidi su dei carri e chiedendo a Ken di guidarli verso un altro avamposto attrezzato. Tuttavia anche gli indiani hanno le loro sentinelle-spia, che colgono il tentativo di fuga e riportano la notizia al loro campo base; dove il Capo ordina l’inseguimento alla carovana , mentre il resto dei combattenti attacca in forze il fortilizio , ancora più deficitario di effettivi…
                Una cruda, articolata e scattante cronaca di battaglie e corse disperate, dove i “bianchi “ sono sotto assedio in costante stato di inferiorità , con opzioni _ comunque aggrappate all’istinto di autoconservazione _ ridotte tra lo scegliere come immolarsi e un tentativo di sganciamento che si appella ai miracoli . Senza addentrarmi in rivelazioni salienti sull’epilogo della storia , dovrà essere una minima apertura di credito verso “l’altro” e altresì la volontà comune di parlamentare la chiave per far tacere le armi. Temporaneamente, purtroppo.
                L’albo se lo smazza quasi interamente Ambrosini, che ha la santa pazienza di particolareggiare l’impeto e il numero dei pugnaci contendenti in elaborate “scene di massa”. Trattandosi di un fumetto con ormai una quarantina d’anni sulle spalle, qualche soluzione estetica ( vedi ad esempio le vignette doppie accumunanti le facce di alcuni protagonisti , la loro complessione anatomica e la relazionata stesura “analogica” delle chine…) ha del datato, sebbene si senta lo sforzo ai testi di bandire il didascalismo e i trombonismi verbali , puntando piuttosto ad una intuitiva informalità, nei limiti del soggetto, firmato Giancarlo Berardi, comunque manovriero nell’ambito militare e di un “pacifismo” non meramente retorico (imho).
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                  KEN PARKER_ Lily e il cacciatore
                  Mondadori comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                  Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
                  Dove si narra che i precari ed infedeli accordi territoriali in spartizione , imposti dal Governo Federale alle Tribù Native ( per altro mai veramente rappresentate; e destinati a diventare carta straccia o quasi quando la pressione dei “bianchi” per sfruttare le vene auree delle Black Hills sfocierà in guerra aperta…) , mette in costruzione l’ennesimo Fortino nel Montana ( nel Sud, sferzato da copiose nevicate…). I lavori sono presieduti da un ufficiale militarmente inesperto , mentre Ken Parker suo malgrado si arrangia come Scout e procacciatore di selvaggina. In una delle sue battute libera una cagnetta da una tagliola per lepri , ottenendo la imperitura riconoscenza della bestiola…
                  Ma la notte stessa la “colonia” statunitense viene attaccata da molti indiani a cavallo. Nella bolgia dantesca che ne segue Ken si litiga un quadrupede con un guerriero in allontanamento dal campo, ma viene colpito due volte e dato per morto dai pellerossa. Inizia invece una terribile agonia paralizzato dalle ferite,ed in qualche modo accudito dalla cagnetta, battezzata Lily… Il fulcro della storia è dunque l’avventura estrema di KP , che tenta di ottimizzare le pochissime risorse a sua disposizione, si danna della sua indigenza fino a preconizzare un’inevitabile dipartita ma trae un insperabile sostegno da Lily (quasi addestrata ai soccorsi, e si intuirà il perché…), che gli procura un sostentamento vitale che, con le rudimentali manovre di cauterizzazione delle ferite salveranno KP da morte sicura , dandogli pure la forza di cercare aiuto. Nella sceneggiatura la lucida (troppo forse, da “libro stampato”)riflessione filosofica sull’essere parte del ciclo universale della creazione, esistenza e termine vita da un punto di vista prettamente laico , temperato da regressione onirica ai ricordi d’infanzia che dà tregua alle spinte motivazionali del ferito ,magari frustrate da inconvenienti che appaiono insormontabili e soffiano gelidi sulla fiammella della speranza di potersela cavare. Un regalo che Ken pure ben sa non essergli affatto dovuto, fosse anche solo come sollievo dato al dispiacere che darebbe ai suoi cari (?) estinguendosi. Finale “semplice” e , se è gradito l’intreccio, “commuovente”.

                  Le parti di sogno sono soffuse in un tratto grafico assai sparagnino e staccano in piena evidenza con la gravosità notturna delle chine delle parti “live” , che devono rendere anche il concitato dinamismo della battaglia o della caccia . KP versione barbuto pelle e ossa diventa un groviglio di tratteggi , in cui certo il mestiere di Milazzo non manca di dare incisività espressiva contingente ovvero opportuna (imho).
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                    JULIA n.ro 34 Il Prezzo della libertà
                    SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                    Testi _ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Valerio Piccioni e Enio.
                    Autore di abominevoli delitti, commessi con amorale accanimento, Orrin Blake è assicurato alla prigione di St. Patrick nel New Jersey. Temendo forse di essere estradato in Texas ove, per ulteriori reati ,rischierebbe la pena capitale fa’ trapelare attraverso il suo avvocato la volontà di collaborare con la Giustizia per i casi che lo riguardano, già oggetto d’indagine di Julia ed Alan Webb , espressamente invitati all’incontro organizzato nell’ufficio del direttore del penitenziario per raccogliere le confessioni di Blake ; che invece al dunque tergiversa , avendo escogitato ben altri piani… Anche per Julia, suo malgrado pedina delle iniziative del galeotto killer.
                    Primo capitolo di due, una storia che corre tra lo spiegamento di uomini e mezzi su vasta scala ,a contrasto dell’altrettanto spettacolare (e drammatica…) messa in atto di (…) Blake e lo “strascico” che riguarda Julia Kendall (…sto disperatamente cercando di non spoilerare, tenendomi sul vago a dispetto della chiarezza :-p ) ; e la bisettrice di una onesta disamina della vita carceraria , pregna di asprezze , soprusi ed insoddisfazioni. Il tutto fila di buona lena , baciata dalla chiarezza espositiva che acchiappa immediatamente l’attenzione , dando un saggio di efferatezza che vorrà (?) essere approfondito nella seconda parte: Partendo da “oggettive” ristrettezze Julia tiene testa alla situazione, mentre febbrilmente i suoi “amici” Webb e Leo Baxter (…che si “tira dentro” da solo) non si risparmiano per supportarla , a distanza. Finale abbastanza spiazzante e poderoso “gancio” per invogliare la lettura del prossimo albo.
                    Con i “soli” mezzi grafici del disegno bidimensionale su carta il team Piccioni/ Enio si disimpegna bene e nitidamente per offrire un quadro visivo coinvolgente , concitato dalla varia ed abbondante compresenza di veicoli , poliziotti e matricole carcerarie, con i personaggi che d’altro canto si esprimo in primi piani con espressioni cariche ed eloquenti , chiamati a stressanti situazioni . Trattamento separato ma altrettanto attento per Orrin Blake , per il quale viene studiata ,quando possibile, una disposizione delle ombre che ne sottolinea la malata (…in senso psichico) risolutezza . Fedele alla gabbia Bonelli (per un episodio uscito in origine nell’estate del 2001…), a volergli trovare per pignoleria una pecca forse talvolta scappano le proporzioni compositive strettamente realistiche in vignetta. Continua. (imho).
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                      MISTER NO_ Le Nuove avventure 12. Il Cangaceiro fantasma
                      SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                      Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Massimo Cipriani e Marco Foderà.
                      Episodio quasi giocoso , che esce dagli schemi senza tradire lo spirito avventuroso del personaggio grazie ad un espediente gustosamente meta-narrativo.
                      Avevamo lasciato Mister No involarsi in tutta fretta col suo Piper alla volta di un impegno che ancora non ci è dato sapere…
                      Durante una sosta tecnica si imbatte ,al bar di un piccolo scalo aereo, in una banda di farabutti dediti a ruberie , ma pure in cerca di un apparecchio radiofonico per ascoltare l’ultima puntata del loro ( come di moltissimi brasiliani…) radio-dramma favorito : “ Il Cangaceiro fantasma”. E per una ben curiosa coincidenza, tra gli avventori del punto di ristoro, appiedati da un guasto al loro pur moderno mono-,elica , si fanno riconoscere gli (…).

                      La “magia” della radio, declinata agli antesignani delle telenovelas , consente ad ogni ascoltatore di immaginarsi il “proprio “ eroe; e dunque può avere le fattezze dello stesso Mister No . Che qui impersona dunque, visualizzati in fumetto, le gesta di un raddrizzatore dei torti subiti dalle classi subalterne ,e naturalmente se stesso, impegnato a fin di bene in un fattaccio , dove però una comune passione per l’intrattenimento salva o quasi la situazione. Alla lontana un omaggio al soggetto del film “All’Inseguimento della pietra verde” (;-) ), e dunque un’autoparodia del mestiere dell’affabulatore di storie , sempre troncate in un momento topico , con conseguente spasmodica curiosità di sapere come andrà a finire…
                      Continua il sodalizio di Mignacco con Foderà e Cipriani alla parte grafica. Il primo si occupa di Mister No versione aviatore, s-foderà-ndo , nel rispetto del suo stile _ che ha la scolpita eleganza di un Michele Rubini ( e qualcosa di Nicola Mari) ma si riserva una caratterizzazione dei personaggi che ha del , addirittura, Hugo Pratt_ tavole organizzate sulla struttura del fumetto franco-belga , con vignette insertate e tagli orizzontali /verticali alla bisogna. Più sul classico tre fasce il comunque pregevole lavoro di Cipriani (Mr. No versione Cangaceiro), dal segno pulito e regolare accordato al realismo , piacendo nei contrasti in chiaro-scuro niente affatto evanescenti. Albo insolito, da promuovere (imho).
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