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    JULIA n.ro 266 Chi ha rapito la Seven?
    SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
    Testi_Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Antonio Marinetti.

    Un episodio in cui la trama del giallo non è incupita da omicidi , consumati o da sventare , e dà campo alla commedia sentimentale, qui spruzzata di una “fantascienza “ immaginata su basi concepibili e non (troppo) distanti dal “reale” , dunque deputate alla acquisizione in futuro.
    Il meccanico Niko “Nick” Yorgis, tornando dal funerale del direttore sportivo per cui correva quando era pilota agonista e dopo una ruvida discussione motoristica con altri intervenuti alle esequie , scopre affranto che dalla sua officina è stata prelevata la Seven, custodita per le “emergenze” di Julia; in un probabile furto su commissione di collezionisti o spie industriali . Un reato non prioritario , ufficialmente, per la Polizia , sebbene Julia possa vantare un ampio credito collaborativo con la Procura. E così la criminologa mette su in proprio una “task force” di amiche e conoscenti per seguire in viabilità ed in rete il percorsi della smart car “rapita”.
    [ Nota esplicativa : La Seven è un prototipo di city car già apparsa in altri episodi di “Julia” , a cui è assegnata. Ha la “particolarità” di aver potenziato la sua A.I. _intelligenza artificiale_ a livello di apprendimento intuitivo e ricchezza di eloquio verbale quasi omologabile alla sensibilità di un essere umano. E “circa” come tale viene trattata daJ. E dalla ristretta cerchia dei suoi altri autisti e passeggeri].
    Dando concessione di una “alternativa” sequenza d’azione ed inseguimento su strada che spezza ripetute sedute coi mezzi informatici e VR (virtual reality), l’episodio approfondisce con vasta applicazione _anche grafica_ il mondo tecnologico e l’utenza dei Giochi di Ruolo online,con ampiezza e partecipazione globale , facendo sperimentare a Julia & friends l’assuefazione interagita ossia filtrata ovvero processata dalle CPU. Preparati a ricatti e sotterfugi delinquenziali e perfino disturbato dai media tradizionali ( le TV cittadine e i servizi “di colore”) il gruppo verrà in fine a capo di una assai sorprendente ( oltre che veloce, anche per mancanza di pagine ulteriori ;-) ) soluzione del caso, un po’ _per restare al cinema_ “Youtopia” e “Il Tagliaerbe” (echeggiati, mica copiati eh…).
    Marinetti torna a spendersi con grande impegno nella pantagruelica resa dei Mondi Virtuali del game, dove gli avatar , per quanto fantasiosi , appaiono perfino più composti delle controparti personificate , sovente ritratte con accentuate smorfie e marcate caratteristiche somatiche ( con pure , magari voluta, un’ambiguità di assegnazione identitaria, a me sembra…) . Pregevole comunque anche la sua capacità di tenere la scena in generale , con cornucopia di elementi accessori e di sfondo che avviluppano lo spazio sufficiente dato anche a numerose persone contemporaneamente (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      DIABOLIK_ Ginko senza più regole
      Astorina s.r.l .128pp., b/n. 2,80€.
      Testi_ T. Faraci / Disegni_ E. Facciolo.
      Dopo un’operazione di polizia che è costata la vita ad un collega e vecchio amico, Ginko viene indirizzato all’ascolto di uno psicologo, per “smaltire”il suo trauma personale. L’Ispettore sembra reagire con equilibrio ed accettabile compostezza al lutto, ma tornato in servizio ed in occasione di una retata anti-droga fredda quattro malviventi con un distacco quasi cinico ed opportunista. Disciplinato da un suo attonito superiore trova persino il modo di consegnare a Diabolik il margine per tentare un furto di diamanti , allo scopo di sparargli. Attinge Eva, ferita al fianco e riportata faticosamente in salvo da DK, che la giura al suo avversario, sempre più incontenibile dai parametri della Legge , che pure ha sempre scrupolosamente servito . Che succede?
      Episodio che scompagina , temporaneamente, caratteri scolpiti in centinaia di albi. Una lettura scorrevole ma col limite capitale di una sola e stiracchiata ideuzza a reggere tutto l’impianto narrativo, per altro presto intuibile Il pur esperto Tito Faraci non manca d’altro canto di dilungarsi in spiegazioni esplicative sul rapporto di rivalità tra DK e Ginko, segno che di base voleva mantenerla storia nel solco del realismo, che poi la sua “trovata” sostanzialmente invalida (sic!).
      Il formato del fumetto concorre a rattrappire lo sviluppo estetico delle vignette; anche se forse il disegnatore mette del suo in talune posture un po’ legate , inserite nei soliti asettici ambienti borghesi urbani. Meglio dunque gli esterni e vezzosi i giochi di ombre ( vedi quello sotto i nasi. Di tutti!) che , non fosse una qual certa varietà di abbondanti chiome , acuirebbe la sensazione di semi-paresi facciali :-p (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        SATELLITE SAM _ Volume Uno
        Saldapress. 140pp. Cartonato in b/n. 19,90€.
        Testi_ Matt Fraction / Disegni_ Howard Chaykin.
        Adatto ad un pubblico maturo.
        La prepotente espansione economica degli Stati Uniti, in ulteriore accelerazione dopo il secondo dopoguerra, fin dagli anni cinquanta sposta un terreno di scontro concorrenziale per accaparrarsi lucrosi affari anche nell’industria dell’intrattenimento in ambito domestico. Dato che sempre più numerose famiglie americane possono permettersi l’acquisto di apparecchi di ricezione televisiva inizia ad infuriare la contesa tra produttori di contenuti più o meno nuovi e consorziati per egemonizzare gusti e consumi degli utenti.
        Questo fumetto appunto di un immaginario network , il “LeMonde”che tenta la strada dell’innovazione tecnologica , senza recedere dalla fidelizzazione dei telespettatori , per stare sul mercato , presidio di colossi che piuttosto vengono dalla radio, e in fondo concepiscono la Tv come uno show radiofonico accessoriato di immagine. Per ricavi , la trasmissione di punta di LeMonde è il telefilm di fantascienza “Satellite Sam”, una abbastanza breve striscia quotidiana mandata in diretta (!) , forte _si fa’ per dire_ di dialoghi ampollosi e costumi eccentrici che coprono, se possibile, effetti speciali puerili, trame statiche a dispetto della ridondanza, e recitazione di reduci male assortiti e scartati del teatro e del cinema. Fumo, alcol e sesso molto di tutto) tengono a bada nevrosi e frustrazioni ,ma il peggio deve ancora arrivare : l’attore protagonista di “Satellite Sam” viene trovato morto…Il figlio Michael, viene cooptato al volo e scaraventato sul set al posto suo (!). Sbronze permettendo, “Sam”jr. dovrà decidere se rinnovare il contratto (suo padre aveva idee diverse sul come far fruttare la sua carriera…)con la rete e provare a rischiarare i contorni della “eccellente” dipartita paterna : quella di un noto sessuomane pure con l’hobby della fotografia erotica , condivisa con le sue innumerevoli e mondane amiche , tra cui colei che l’ha visto morire?
        La trama non si sbottona oltre con i testi , sapidi e ritmati anche al costo di essere un po’ spezzati e non sempre immediatamente contestualizzati ( come d’uopo tra persone che si conoscono e si competono); andando piuttosto a tratteggiare una visione d’insieme assai disincantata e ruvida del “dietro le quinte” televisive. Cogliamo dunque lo scarto tra l’ovattata fiction “per bambini” e la viziosità incorreggibile di chi la realizza, con la consegna di non dare scandalo pubblicamente ma senza darsi freni d’inibizione tra i corridoi e gli uffici in penombra; oltre naturalmente a “certi” luoghi deputati ed “equivoci”. Per i più incontenibili capatina festaiola oltreconfine . Bastapoi ricomporsi e magari predicare i sacri e familisti Valori dell’America w.a.s.p ed anticomunista, mettendo nel mirino qualche carica amministrativa pubblica , nel caso buona ad allocare i Trust distribuendo frequenze vhf.

        Pipette e balloon non sono contornati e rischiano di rimanere quasi sospesi dentro vignette che sembrano voler restituire il bianco e nero ( ossia la scala di grigi…)lattiginoso , analogico ed a bassa definizione delle pesanti telecamere da studio televisivo, gestite dietro e davanti l’obbiettivo da personale compunto ed ordinato ( almeno sotto il profilo della presentabilità formale…) , ma ricava vignette troppo “conciate”, lasciando segni grezzi sulla tavola e un effetto patchwork dei panneggi, per altro portati da figure votate, graficamente, ad una originalità disarmonica in cui incrociare (?) pennellate di un Griffo, un Crumb e finanche G. de Luca.
        Molto ricco l’apparato “extra” , con note degli autori anche in forma di conversazione, illustrazioni promozionali a colori, variant cover e addirittura finte pubblicità vintage degli “attori” di “Satellite Sam” e una versione di loro in stile giornalino porno. Opera in origine uscita per Image Comics Inc. (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          THE PROFESSOR “0”
          Erredi Grafiche Editoriali. 18pp., b/n. Copia in Omaggio.
          Testi_ Giancarlo Marzano / Disegni_ Andrea Cuneo.
          La paventata seconda serie di “The Professor” stenta ormai a trovare uno sbocco editoriale , in un 2020 tribulato d’altronde per vaste e ben altre incombenze (L ). Recuperato dunque questo spillato ed agile fascicoletto promozionale, atto a presentare il personaggio (per altro sapientemente svelato in primo piano solo a pagina otto ;-) ) , evidentemente ricalcato sulle fattezze del celebre attore Peter Wilton Cushing, britannico come del resto l’ambiente di base delle sue avventure , la London City tardo Vittoriana, sintesi di modernità industriale ed ingegneristica ma pure ammasso di miserabili e malsani bassifondi. La testata è stata registrata, curiosità, nell’estate del 2016, dunque almeno un anno della messa in onda della “Casa di Carta”, originale televisivo che ha lanciato un altro ben noto “Professore” :-p. Ma il campo d’indagine ed azione del nostro, Benjamin Love , spazia in altre “oscurità” anche sovrumane , di cui questo numero “zero” dà un breve ma concluso assaggio , in cui The Prof. scova e domina una “insospettabile” minaccia notturna. Belli i disegni , con linee finemente modulate , adatte all’austerità degli abbondanti panneggi ed a contenere la forte impronte delle opportune ombreggiature. Sapiente il taglio delle vignette , che valorizza l’incisività dei primi piani senza far apparire grottesca ed abborracciata la mostruosità della nemesi cattiva di Love. Infine il Prof. ci dà le spalle allontanandosi ma alzando la tuba in senso di saluto ed arrivederci. Una cosa piccola, ma carina e realizzata con mano sicura e professionale (imho).
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            NAPOLEONE 24 IL Pozzo della memoria
            SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
            Testi_ Carlo Ambrosini / Disegni_ Marco Nizzoli.
            Con vivo sconcerto Napoleone apprende che Allegra è ricoverata in ospedale per una sospetta epatite (!), probabilmente dovuta all’assunzione di droghe in vena (!!) a mezzo di una siringa usata (!!!); e contemporaneamente _ ma senza collegamento alcuno_ che per lavoro è a Ginevra la sua ex girlfriend degli anni (giovanili)in Etiopia( e poi grande delusione amorosa…) Melania.
            Decisamente spiazzato dalle “sue ragazze” N. cercherà di chiarirsi con entrambe ed a modo suo ( ovvero con grintosa irruenza) di proteggerle dalle insidie che in maniera differente le stanno cingendo nel crocevia dei destini che tornano a reincontrarsi. Un lungo flashback nella madre terra africana dà conto delle “origini” di N. , congiungendosi a due blande trame investigative (sulla cui stretta credibilità avanzerei rispettose riserve…) su cui si adagiano i sempre intriganti dialoghi di Ambrosini, al solito finissimo indagatore della psiche , nei suoi aspetti immutati come pure in quelli contingenti; in concessione di un finale non zuccheroso e neppure risolto senza aver voglia di sentirne ancora parlare (;-) ).
            Il Nizzoli di quasi un ventennio fa sembra guardare , con l’umiltà di una maggiore adesione realistica ( magari affiora un po’ di rigidezza/piattezza posturale qua e là…) ad un F. Bourgeon od a H.Pratt su commissione del mercato franco-belga (qui si sente però la mancanza del ,colore…) , anche se i tratteggi insistiti nei passaggi notturni e comunque cupi fanno sovvenire piuttosto un P. Bacilieri. Vaga impressione che gli occhi siano sottodimensionati in diversi ritratti (imho).
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              [ Nota: L'immagine a destra è tratta dal sito dell'Editore ma appare curiosamente incompleta]

              NAPOLEONE 28 Le Lacrime di Frankenstein
              SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
              Testi e Disegni_ Paolo Bacilieri.
              Per le traverse vie del caso e delle incombenze di imprenditore alberghiero, Napoleone si trova ad impersonare Lord Byron in un docu-film su Mary Godwin Shelley , in realizzazione per il diploma in regia di una studentessa di cinema ospite dell’Hotel Astrid, con una ristretta troupe di maldestri amici di scuola . Ed a Ginevra la ragazza ritrova , dopo “tanto tempo”, anche un altro ragazzo , con cui aveva fatto il liceo ed ai tempi suo spasimante; che le passa informazioni inquietanti su q uello che era il terzo incomodo, ossia il giovane effettivamente amato dalla futura quasi regista, a dispetto, suo malgrado, del primo. La documentarista in fieri decide perciò di non lasciar cadere la verifica delle sinistre supposizioni , vagamente persino apparentabili al mito di Frankenstein . Anche avendo preso quasi gusto per la recitazione, Napoleone non può esentarsi dal coinvolgimento di un “caso “ che si annuncia dalle tinte assai macabre!
              L’albo, preparato alle stampe nella primavera del 2002 vede il cimento da autore completo di un Bacilieri probabilmente all’apice della sua esuberanza e copiosità grafica, secondo uno stile ben riconoscibile ed a suo agio col portato onirico compenetrato dalla tangibilità realistica degli ambienti tipica in “Napoleone”. Vero che prende ampie licenze dalla standardizzata gabbia bonelliana, non facendosi mancare close-up , immagini che esondano dai bordi delle vignette e le fittissime onnipresenti linee di tratteggio. Può decidere di usare un registro visivo deformante ma rimane limpidamente indiscussa la capacità di “pennellare” figure elegantemente proporzionate. Ribadita anche una particolare felicità nel taglio delle inquadrature , è nei testi che si possono individuare i limiti di questo episodio. C’è sicuramente l’adesione al personaggio, “compreso” nella sua personalità come nella “tipicità” dei modi e delle occasioni a cui si agganciano le sue avventure ma…Se ad una prima lettura la storia fluisce ed incalza con dotazione di colpi di scena e sottofinali quasi Argentiani (nel senso di Dario Argento, ovvero del depistaggio su chi è il “vero” vulnus della vicenda…), ad una analisi appena un po’ distaccata emergono vasti elementi di forzata implausibilità, quasi un voler “strafare” che rende al fine difficile “stare al gioco”, anche annettendo il registro surreale come prima chiave dell’episodio e la tempra lunare , sbarazzina e citazionista con cui sono delineati alcuni personaggi (imho).
              File allegati
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                A BABBO MORTO
                Bao Publishing. Cartonato. 80pp., b/n e colore. 11,00€.
                Testi e Disegni_ Zerocalcare / Colori_ Alberto Madrigal.
                Il libro si compone di illustrazioni colorate nelle pagine pari , in forma di ovali (ghirlande )natalizi, puntualizzate nelle pagg. dispari da didascalie (ed eventualmente da vignette monologanti aperte…), alternate ad una misura minore (oltre dimezzata…) di fumetti strettamente intesi , disegnati con incupente gradazione di neri e toni di grigio, forse non grandissima originalità compositiva ma certo con una certa insistenza nel dettagliare spargimenti ematici, ed una seriosità non contrappuntata da ironia verbale. A mio scansabilissimo parere ne esce fuori quello che _come dire_ sembra un lungo “trailer” di un volume più che il volume stesso; quasi fosse un assaggio sulla pista di decollo di un discorso necessariamente ampio che non ha il tempo di librarsi compiutamente , poiché le pagine sono finite dando perfino la sensazione di aver un po’ sprecato il “tempo” (ovvero lo spazio su carta) a disposizione , appunto come quei prossimamente al cinema brevi ma pieni di dissolvenze al nero.
                Trasfigurando la dipartita di Babbo Natale, inteso come anziano manager e conduttore di una azienda produttrice d(e)i giocattoli artigianali, con tanto di discendenza debosciata o mal consigliata, e la schiera di maestranze Elfiche dalle incerte prospettive occupazionali , Zerocalcare mette in auge la trasformazione post-fordista del mondo della produzione e di conseguenza del lavoro, la precarizzazione che ne segue e la risposta delle classi sociali piccolo o medio borghesi e la deriva bi-partita verso una recrudescenza radicale che porta attentati “impopolari” e repressioni istituzionali (… nelle cui fila, almeno a livello di esecutori e funzionari sulla strada _degli scontri_ fanno parte individui poco meno nelle condizioni socio-economiche dei protestatari ) di segno luttuoso. Non se la passano gran bene pure le Befane, che diventano un simbolo delle lavoratrici sfruttate , sebbene anziane ancora costrette alla piena attività. Un po’ ce la mettono anche i pargoli destinatari delle ragalie, dai gusti quasi del tutto deviati su oggetti del desiderio giocoso di massiccia produzione import. Insomma Il Calcare butta lì quei carichi da novanta che aizzano dibattiti e probabilmente lasciano ai lettori il compito e la responsabilità di arare magari effettivamente il breve, denso ma non densissimo solco tracciato dal prolifico e direi sovra-esposto autore romano, zona Rebibbia e cuore a sinistra (imho).


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                  JULIA n.ro 17 L’Ombra del tempo
                  SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                  Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Pietro Dall’Agnol.
                  Tramite l’interessamento di un collega universitario , docente di psichiatria e possibile piacente “diversivo” della sua solitudine ,Julia prende in carico il caso di una madre di famiglia che ha delle “visioni” di una bimba bionda coetanea di suo figlio, intenta a supplicarla, ferita e col vestitino impregnato di sangue . Sconvolta fino ad avere degli svenimenti improvvisi , per il sofferto compatimento di figlio, marito ed anziano papà, chiede aiuto alla criminologa, che formula _attenendosi strettamente alla sfera scientifica_ l’ipotesi che la sua assistita abbia rimosso la coscienza di un ferale fatto di cui in passato è stata in qualche modo testimone. Con l’aiuto di Leo Baxter , più velatamente del Ten. Webb e naturalmente dello psichiatra , Julia dovrà scavare a ritroso nel tempo per disseppellire la memoria della verità, non incrostata da sedimenti spuri prodotti dall’affastellamento di (auto)suggestioni posticce.
                  Storia “di fantasmi” vaccinata col tocco umanista e liberal ( come definirlo?) di Berardi; perciò s’intuisce _capovolgimento finale incluso_ da mo’ dove si andrà a parare , così pure l’unicum del partner di J. liquidato in coda all’episodio , che comunque si lascia leggere per la bontà con cui delinea caratteri verosimili e “peccabili” ma meritevoli in ogni modo delle garanzie legali e costituzionali di un Paese civile, costituito da milioni di nuclei ognuno con una sua storia, di norma mai “solo” esemplare ed inappuntabile :-p.
                  Ed un po’ “distonici” rispetto agli standard della serie (qui in formazione, dato che l’albo è del gen.2000)pure i disegni di Dall’Agnol , un po’ sulla bisettrice tra un Milazzo ed un Siniscalchi , dunque non finissimo nelle inchiostrazioni , sobrio nel modulare le linee o cesellante nell’elaborare gli sfondi . Non so per volontà di chi , ma non è poi diventato membro in pianta stabile dello staff di “Julia_ Le Avventure di una criminologa” ;- ) (imho).
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                    MISTER No_ Le Nuove avventure 14. Professione avventura!
                    SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                    Tresti_ Luigi Mignacco / Disegni_ Roberto Diso.
                    Come pattuito con la sua “informatrice”, Melania Rowland si reca all’appuntamento serale fissato in chiesa nella speranza di una soffiata utilmente conoscitiva sul sito archeologico, ovvero il cromlech dato come esistente nella vasta isola d’acqua dolce di Calçoene, nel Amapà, dove sembrano tuttora svolgersi sinistri riti propiziatori (?), celati non solo dalla fittissima foresta del nordest brasiliano ma anche dall’incresciosa omertà e bieca connivenza di molti tra la popolazione locale. Mister No, lesto a parare le imboscate dei marrani, saprà dare man forte alla comunque coriacea Melania, a patto di fare “squadra”; anche perché i pericoli non è detto arrivino solo dai sudamericani e per motivi settari para-religiosi : puxa vida!
                    L’episodio chiude già a pag. 78 e lo stesso pare che lo sceneggiatore abbia dato fondo a tutto il suo (conosciuto) repertorio di doppiogiochismi, meschinità, vigliaccherie e miopi venialità con cui architetta la progressione narrativa e la drammaturgia degli archi narrativi od anche degli episodi auto conclusi da lui curati. Roberto Diso, a cui per altro si deve la stessa definizione grafica moderna di Mr. No , non (ci) risparmia le “scappatoie” di uno stile tirato via su diverse componenti del disegno , fino ad una deformazione poco armonica con un mandato visivo che dovrebbe guardare al realismo.

                    Per arrivare alla foliazione regolare di novantasei tavole nell’albo si aggiunge la storia breve “L’Avventura”, scritta da Michele Masiero e disegnata con garbo e perizia dal sempre compunto Massimo Cipriani; dal titolo programmatico e dallo svolgimento esemplare, sebbene si conceda dei salti temporali che tuttavia non annullano _semmai sottolineano in modo funzionale_ i tipici “fulminacci” (normata imprecazione di Jerry Drake / Mister No per l’appunto…) che saettano intorno al personaggio , praticamente dalla sua primissima apparizione : ossia turisti che non la raccontano giusta , nativi ostili a ondate e preziosi manufatti custoditi dalla sterminata foresta amazzonica . C’è da sdrumare fino all’epilogo; che pure chiude in toto il revival editoriale di “Mister No_ Le Nuove Avventure” . (imho).
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                      THE WALKING DEAD [Speciale] Negan è vivo!
                      Saldapress. 48pp., b/n e toni di grigio .2,90€.
                      Testi_ Robert Kirkman / Disegni_ Charlie Adlard.
                      Albetto fuori collana , con ben venti pagine dedicate a : inserzioni pubblicitarie dell’editore ; la spiegazione della genesi del fumetto (coincisa anche col primo lockdown e con la necessità di offrire alle fumetterie del materiale inedito _ e negli Stati Uniti perfino gratuito!_ per far ripartire l’interesse dei lettori, ossia gli affari ed infine una sorta di riassunto delle gesta di Negan nella saga degli zombie. Già sapevamo d’altronde, da una nota sibillina dello stesso Kirkman in calce all’editoriale di termine della serie regolare di “TWD” , che Negan non era morto sebbene di lui non venisse fatta menzione nell’ultimo per così dire capitolo .
                      Sia detto che la storia presente qui non dice nulla di definitivo, comunque dando stura alla sua nota favella colorita e motteggiante ; piuttosto lo rimette in pista , schiodandolo da un “eremitaggio” che non gli è (mai stato) congeniale. Il tutto principia da una ragazza che letteralmente si ritrova per casa, una giovane carina, timorosa e remissiva; perfino troppo, ed infatti…
                      Come in altri “Special” ( che Saldapress faceva uscire di norma in formato TP, mentre questo è il Bonelli 16x21) Charlie Adlard, demandando i soli toni di grigio al fidato Cliff Rathburn, riprende possesso anche delle chine . Complice lo sceneggiatore, immagino, si scatena abbastanza nel variegare la gabbia delle tavole , sincopandone il ritmo di lettura o rallentandolo nel dettagliare i momenti di pathos particolari. Ci piace immaginare che la fisicità massiccia di Negan sia stata rimpinguata , ossia imbolsita, dal tempo e dalla solitudine ( come sembra di intravvedere in alcuni ritratti…), ma _e già lo spiegano altri elementi grafici e di monologo verbale)la sua dieta è forzatamente frugale e certo non motivo di rallegramento esistenziale, virando al principio su una mortifera autocommiserazione neanche _anzi per niente_ confortata da fedi religiose per un congiungimento oltretomba alla moglie. Almeno però alla fine dell’episodio gli torna la ghigna dei suoi tempi più famelici (imho).

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                        JULIA n.ro 32 L’Uomo ombra
                        SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                        Testi_ Giancarlo Berardi e Giuseppe De Nardo / Disegni_ Claudio Piccoli.
                        Julia decide di concedersi una vacanza tonificante in una località di alta montagna; e dopo qualche ritrosia inizia pure, da zero, a prendere conoscenza con l’uso degli sci. Goffa e francamente impreparata riceve così incidentalmente le indicazioni di un simpatico e belloccio esperto frequentatore delle piste , un critico musicale originario di NYC, il biondo Eric Hansen . La sua gentilezza e disponibilità conquistano la criminologa, che con lui può così veramente scrollarsi le “tossine” di Garden City e le brutture delinquenziali oggetto di lavoro ,e godersi un’amicizia sempre più intima con il fascinoso Eric.
                        Tuttavia ,in un nuovo mattino promettente svago , sport e piacevoli panorami innevati, l’uomo (…).
                        L’albo spende quasi metà delle sue tavole per illustrare il tragicomico apprendistato sciistico di Julia e il gradito corteggiamento del suo accompagnatore, e solo le accigliate espressioni di alcune ragazze del luogo turistico ( una manifestazione di gelosia?) fanno presagire qualcosa di storto. E difatti la storia si accende in un break event da film (mi tengo scrupolosamente alla larga da spoiler, e quindi non citerò né il titolo della pellicola ovvero del romanzo giallo che ne è la base…),facendo da innesco allo svelamento di due ulteriori antefatti che ancora possono rientrare nella sfera ragionevole del possibile, dando vivacità e drammaticità d’azione,chiaramente basata sulla risorsa nevosa. Da villeggiante Julia è già apparsa (come) in altre occasioni ancora più ricettiva delle debolezze umane, specie se riscattate da una successiva buona volontà del soggetto di non mostrare un’indole recidiva:i giustizialisti giacobini (xD xD xD) non gradiranno.
                        Nella pagina della corrispondenza Berardi risponde ad una lettrice che lamenta uno scadimento di dettaglio nei disegni nel precedente episodio ,e “coincidenza” vuole che dia la migliore risposta Piccoli in questo numero . Non solo si fa apprezzare per il taglio noir delle ombreggiature, per la trasparente precisione espressiva dei ritratti ( vabbè, i “cattivi” hanno una bruttezza Lombrosiana, però c’entra il fatto che verranno notati da un bambino molto piccolo…) e per il dinamismo delle pose umane e delle prospettive da cui coglie gli immobili…Ma proprio per la maniacale quasi foto realistica ricchezza di particolari che infila nelle vignette ed accessoria i protagonisti . Prima edizione : maggio 2001, valutazione favorevole (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          NAPOLEONE 16 Voci nel muro
                          SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                          Testi_ Diego Cajelli / Disegni_ Pasquale Del Vecchio.
                          Passando dalla Provenza per tornarsene a Ginevra, un sinistro stradale causato dal maltempo e dalla premura costringe Napoleone a sostare nel piccolo e grigio paese di Lautréamont. Poco attrezzato in verità, sia a livello di logistica che di atteggiamento dei cittadini ad accogliere i forestieri, non di meno le circostanze costringono l’albergatore ginevrino a non schiodarsi dal loco quanto desiderato , in una “congiura” che gli lascia un poco familiarizzare con gli abitanti e gli aspetti pittoreschi del borgo, su cui troneggia un ex manicomio criminale, da tempo chiuso ed in disarmo ma convertibile in una struttura potenzialmente ricettiva per attirare turisti, se adeguatamente _e costosamente_ ristrutturato. E lontani echi di cronaca, negli stessi giorni , parlano di una forte somma estorsiva di denaro chiesta dall’anonima sequestri per…
                          Quando finalmente sarà in condizione di ripartire , assecondando per compatimento un’ ossessione di un anziano con disturbi psichici ( ex paziente dell’Istituto…), a Napoleone , quasi “casualmente”, si schiuderà l’epifania di una sconcertante rivelazione…

                          Il buon Cajelli manda N. ai matti; metaforicamente e se si vuole pretestuosamente per saldare la quota immaginifica ed onirica di casa sulla testata , con tanto di aggancio finale premonitore ( il disegno nella camera manicomiale…)e “reale”; per poi puntellare a sufficienza il soggetto di quelle azioni/reazioni assai prosaiche che gli uomini non si fanno mai mancare e che sono peggiori in genere di qualunque orrore “di fantasia” siano pur in grado di generare. Il tutto (si) tiene in maniera narrativamente piuttosto e anzichenò convincente, confermando lo sceneggiatore milanese degno sostituto di Carlo Ambrosini al timone dei testi. Ai disegni l’altra conferma : un Del Vecchio nitido ed ispirato nell’espressività caratterizzante dei ritratti e ricercato nel dare profondità di campo alle vignette grazie alla distribuzione dei volumi ed al taglio estetico delle ombreggiature , mai soffocanti nell’assembramento dei dettagli ma eventualmente all’uopo di mettere fuori bolla determinate inquadrature , dando rispondenza visiva al malessere psicologico dei protagonisti ; e dato però che _per comprensibili motivi_ Napoleone è sprovvisto della pistola , non di meno il disegnatore gli sa infondere una mobilità atletica da insospettabile ninja [ xD ]. (imho).
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                            JULIA n.ro 18 Tornando a casa
                            SBE. 132pp., b/n . 4,50€.
                            Testi_ Giancarlo Berardi, Maurizio Mantero e Giuseppe De Nardo / Disegni_ Luca Vannini e Laura Zuccheri.
                            Un giorno , grigio e nevoso, di ordinaria follia nell’indaffarato tessuto sociale di Garden City : un uomo, non vecchio e dallo sguardo impassibile, si procura delle armi ( le sa usare, ha servito nell’Esercito…)ed inizia ad uccidere “a caso” _ risparmiando al più anziane signore sole che gli rammentano (…) _ diversi cittadini , seguendo un percorso non del tutto ondivago e mischiandosi alla gente, senza dare confidenza e senza essere notato. L’impulso “disorganizzato” di uccidere lascerà ingenti tracce della sua identità, raccolte da Julia e dalla Polizia , intesi a fermarlo.
                            Nell’ambiente congestionato , competitivo, egocentrico e fondamentalmente regolato da “cortesia “ acquistata dalle transazioni economiche la nuda e trattenuta disperazione di un uomo “qualunque” che dissemina _morti “a parte”_ gli elementi particolari ed insieme umanamente condivisibili del suo disagio esistenziale; ed il precario equilibrio tra garanzia e sicurezza con cui “la società” cerca di contenerlo. Cristallino che Julia tenterà la via del dialogo e dell’approfondimento non pietistico per “toccare” l’individuo , scavando nella biografia del disturbato, che gli sceneggiatori hanno l’abilità di somministrarci senza grossi “spiegoni” una tantum ma soprattutto con indizi che ci lasciano annusare le problematiche scatenanti di omicidi che si accumulano dando ulteriore urgenza alla pressante necessità di chiudere un caso che, a gradazioni ovviamente diverse e bandendo derive qualunquiste, rappresenta una sconfitta “di tutti”.
                            La parte grafica , che predilige una dura immediatezza delle pennellate , avvezze al fumetto poliziesco da XX° secolo ( d’altronde è un’uscita del Marzo 2000), si lascia scappare anche un certo gusto caricaturale, un po’ sovraccarico contando l’inchiostrazione dei vari segni (rugosi) d’espressione . Niente da eccepire sul taglio delle inquadrature, d’altronde immagino coordinate (d)allo script (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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