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    KEN PARKER _ Silenzio bianco [Ken Parker Magazine 1]
    Parker Editore. 98pp., b/n. Lit.3.500.
    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
    Sobbarcandosi l’onere di essere editore di se stesso, Giancarlo Berardi nel giugno del 1992 mandò in edicola il primo numero del “Ken Parker Magazine”, pubblicazione che conteneva la storia inedita in cinquanta tavole del titolo; più la novella in prosa ( con illustrazioni dell’allora assai giovane Nicola Mari ) “Vigilia di Capodanno” ed un ulteriore comic , realizzato ad episodi e in mezza tinta dal vietnamita Khao Vink “Il Monaco pazzo”.
    E dunque “Silenzio Bianco” , primo tentativo di riportare in auge “Ken Parker” dopo la malinconica chiusura della serie regolare nell’87 ed un ulteriore inedito uscito nel’90. Evidentemente KP ha avuto il favore ( per quanto mi riguarda meritato…) di molti fedelissimi che tuttavia non fecero “massa” sufficiente per il totalizzatore delle copie diffuse , e di qui una vita editoriale ma a singhiozzo (…con l’ulteriore frattura di un lungo periodo in cui i rapporti personali tra Berardi e Milazzo furono assai agitati). Come da editoriale introduttivo , narrativamente, troviamo dunque il personaggio “dove l’avevamo lasciato” , ovvero a combattere i rigori del freddo e della neve nell’Ontario, assieme all’amico indiano Kamoose con cui condivide pure una taglia da ricercato sulla testa(!). Sostando per un breve ristoro sulla strada per Kenora i due incrociano una conturbante ballerina , di seguito , ripreso il cammino, incidentalmente rivista in una circostanza tragica . Così il duo… Diviene un terzetto , con la danzatrice che si guadagna la simpatia di Ken ma la crescente diffidenza di Koomose ; e l’amicizia virile inizia ad incrinarsi , nonostante le altre avversità che il severo e selvaggio ambiente circostante _ percorso con i cani da slitta_ riserva loro esigendo l’unione delle forze e delle risorse a disposizione, fino a…
    Un distillato di “Ken Parker” : c’è azione avventurosa ed esotica più un tocco di poliziesco per dipanare vere o suggestive intenzioni. Tra le righe per altro Berardi lascia intendere che l’intreccio stressa la ligia osservanza della plausibilità ma il racconto tiene desta l’attenzione e regala interesse agli elementi sopra evidenziati, che d’altronde richiamano al piacere drammaturgico per situazioni scomode ed estreme , coi personaggi rimessi al loro ingegno ed allo sforzo di volontà per non soccombere alla natura; beninteso che il predatore più pericoloso per l’uomo resta il suo simile ;-) .
    La forma grafica dà scorrevolezza ai testi, ne punteggia i particolari degni di essere isolati ed i contrappunti che chiamano attivamente l’attenzione del lettore . Le ampie bardature (l’abbigliamento…) necessarie al contesto forse favoriscono , ossia invogliano, Milazzo a dare leggibilità e compattezza al suo segno, efficace come sempre nel distribuire le ombre e qui nel tratteggiare i cani da traino , oltre alla “abbondanza” anche civettuola delle forme della ragazza (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      KEN PARKER_ Il Sentiero dei giganti
      Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
      Testi_ Tiziano Sclavi / Disegni_ Giovanni Cianti e Ivo Milazzo.
      Inverno del 1876 .Oltre confine, in territorio canadese KP s’incarica di portare vettovagliamenti ad una squadra di minatori distaccata nella lontana Surprise , a cui necessitano stante l’inclemenza del clima freddo e nevoso, che rende drammaticamente difficile procurarsi del cibo. Arruolati due “originali” collaboratori ( un imbonitore ed un culturista forzuto che si fa’ passare per tedesco e somiglia ad un tal attore di origini austriache …) e respinta l’autocandidatura di una testarda mademoiselle , Erna Schurer ( pseudonimo di un’attrice napoletana…), morosa di uno dei suddetti lavoratori minerari e ben decisa a rivederlo; si parte , sfidando il gelo. La fame gli riserverà altri nemici sul loro percorso…
      Trovati dei buoni personaggi, Sclavi li sa ben condurre , entro un canovaccio non dei più originali certo, ma abbastanza “materico” da invogliare il lettore ad immedesimarsi nel gravoso sforzo di schivare la furia degli elementi atmosferici e di compatire una condizione comune di necessità primaria (mangiare) tra le più sinceramente condivisibili e quindi allineanti. Qualche furbata guascona ed una storia d’amore rendono la sceneggiatura ulteriormente appetitosa. Non uno degli albi più convincenti di Milazzo, che pare tirar via di ordinaria e forse frettolosa amministrazione; così da fargli preferire Cianti , più chiaro ( termine che in concitate scene prive di dialogo fanno una rilevante differenza di comprensibilità, almeno a livello immediato) e solido . Magari meno elegante dell’illustre collega, ma degno continuatore , anche nella capacità di gestire un’inchiostrazione anche profusa se serve, oppure contrastarla per rendere appieno l’effetto del nevischio (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        THE WALKING DEAD_ Lo Straniero
        Saldapress. 70pp., b/n ( sporadica presenza del rosso) e toni di grigio. 16,90€.
        Testi_ Brian K. Vaughan / Disegni_ Marcos Martin.
        Jeff Coso _ nel senso che potrebbe essere un ragazzo qualunque ( ma potremo intuire una “insospettabile”parentela con…)_ calato a Barcellona (Spagna) dagli Stati Uniti per una botta di vita e di esperienza formante vi si trova intrappolato causa la pandemica esponenziale moltiplicazione di zombie. Ricevuto l’aiuto della tosta chica Claudia gli si apre la prospettiva di poter tornare in patria, collaborando con lei a scartare il muro dei non morti. Quasi ci riesce, quasi.

        Alè, doveva sembrare un gran peccato a Robert Kirkman segare definitivamente le entrate del suo _oramai concluso_ fumetto ; ed allora sotto di spin-off, virtualmente moltiplicabili con vaste , direi globali, destinazioni ambientali , ruotando narrativamente sullo shock emotivo dei sopravvissuti alla inconcepibile apocalisse. Sempre di mestiere nel creare dialoghi scorrevoli ed abbastanza contestuali , Vaughan mette su un soggetto di sconcertante linearità e pochezza se visto come una istantanea autoconclusiva in confezione (…e prezzo di conseguenza) editoriale di pregio, con pagine extra di studi espressivi e pose di Jeff e Claudia, layout di prova e qualche illustrazione promozionale.
        L’immarcescibile Cliff Rathburn posa i grigi su vignette che spesso e volentieri giganteggiano spartendosi tra tavole/pagine pari e quelle dispari , con pezzature che di base ne contengono il numero , perciò ristretto e a scapito della densità ( e pregnanza) di lettura. Mettiamoci pure la rarefazione di uno stile di disegno confacente ad un Davide Toffolo od a un Luca Casalanguida e ci sta dentro tutto un volume(tto)stico ma dispendioso buono a succhiare (altri) soldi alla maniacalità dei collezionisti e degli ammiratori del talento altrove espresso dai nomi coinvolti nel progetto. Bocciato (imho).



        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          JULIA n.ro 27 Io l’ho visto
          SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
          Testi_ Giancarlo Berardi , Giuseppe De Nardo e Maurizio Mantero / Disegni_ Federico Antinori.
          Attardata per questioni d’ufficio presso la sua Università , Julia si trova ad udire una breve sequenza di due spari provenienti da un piano superiore ; la precipitosa fuga, pistola in pugno, di un suo ex studente e la constatazione del decesso, da ferita mortale di arma da fuoco, di un suo collega Professore. Così suo malgrado coinvolta inizia a collaborare febbrilmente con la polizia per rintracciare l’allievo e dare un senso alla tragedia di cui è stata in-diretta testimone. Gli indizi probanti contro il ragazzo sono evidenti ma tradiscono, almeno in apparenza, il quadro psicologico che la criminologa/professoressa ha di lui. Il Ten. Webb raccoglie tutta la sua pazienza per assecondare ancora più vasti accertamenti, coadiuvato dal sempre propositivo Ben Irving.
          Il conflitto d’interessi quasi materno ( da qui l’interpretazione metaforica della cover…) che lega Julia ai “suoi “ ragazzi dà a Webb, e di rimando ai lettori, quel senso di incaponimento per le cause perse che invece, scavando con abnegazione, rivela scenari di realtà ben differenti da quelli ricostruiti dagli inquirenti; per altro con una ostruzione autolesionista del giovane sospettato ( molto telefonata la sua cattura…) , ostinato quanto introverso nell’accettare il suo “destino” di reo, senza offrire imbeccate a sua discolpa, tanto da persuadere perfino il “giustizialista” Webb ( che con Julia ha una tenue linea di continuità narrativa , in questi episodi usciti nel 2000) che la reticenza dello studente copre altro della sua persona.
          Antinori si riconosce all’impronta, dei suoi taglienti e ordinati chiaro-scuri; le bordature tanto sottili da rischiare di “bruciarsi” nel biancore della pagina ; la composizione delle vignette che non fa economia di dettagli ed elementi di quinta che scalano in convincenti fughe prospettiche. Intensi i primi e primissimi piani, con una Julia però che sembra traspirare una sensualità qui fuori contesto , e un Stg. Irving che più del modello John Goodman sembra il fu Senatore Vittorio Cecchi Gori , ops! (imho).
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            STRAY BULLETS [Volume Primo] L’Innocenza del nichilismo
            Editoriale Cosmo. 240pp., b/n . 19,90€.
            Testi e Disegni_ David Lapham ,
            Sotto l’insegna editoriale della “Image” , in sette episodi/ segmenti ,una serie a fumetti fondamentalmente realizzati dal suo autore in regime d’indipendenza.
            L’immediato apparentamento tematico “pulp” sovviene con “Criminal”, il capo d’opera di Ed Brubaker e Sean Phillips, con cui condivide il taglio contenutistico , la forma narrativa sfalsata cronologicamente e un nucleo di personaggi che intersecano le loro vite , avendo un peso differenziato ma complementare nelle (brutte) faccende che li riguardano ; ed in cui appunto possono fungere da protagonisti o da comparse non disinteressate nello svolgersi degli accadimenti. E su tutto/i aleggia la figura stringente e temuta di un Boss, mitica dato che la sua presenza non si palesa ma è continuamente evocata. L’ordito drammaturgico è imperniato più o meno direttamente sui “suoi uomini”, che vengono da azioni disdicevoli e per cavarsela ne compiono altre , pure peggiori (!). La masnada di depravati , psicopatici od alla meglio (!!) consumati professionisti del crimine o traumatizzati dallo stesso ,sfocia negli ultimi capitoli in una satira “anti”politico- religiosa (ecclesiastica…) che immagino non dispiacerebbe ad un Daniele Luttazzi , per poi chiudere in un orrore più quotidiano e meno squisitamente da codice penale ma non meno doloroso per chi ne è investito, ossia un conflitto ed un dramma in ambito familiare (!!!).Anche se pone una distanza (ambientazione…) quarantennale, Lapham strepita che la gente sta male e produce rapporti guasti col prossimo e con chi lo rappresenta, nel rapporto matrimoniale, lavorativo od istituzionale. La smodata disponibilità di armi poi fa’ il resto (sic!).
            Lavorato su una gabbia che deroga raramente da uno schema di otto vignette uguali per tavola e senza intermediazioni nella compatta(nte) campitura dei neri,la parte grafica trasuda la sua provenienza “indie” con pennellate grasse e non particolarmente od elegantemente precise, seppure efficaci nell’espressione del linguaggio fumettistico e tra l’altro in linea con le proposte della Cosmo riguardanti le serie originali italiane che ha commissionato ( “Battaglia”, “Caput Mundi”), probabilmente nate _in senso estetico_ dallo stesso albero genealogico statunitense che ha messo le radici con proposte alternative anche urticanti, raccolte e diffuse dalla stampa underground militante . Volume stimolante e _al netto di ellissi nella procedura dei testi che talvolta non paiono fluidamente a registro_ discretamente spiazzante (imho).
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              KEN PARKER_ I Cavalieri del Nord
              Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
              Testi_ Maurizio Mantero / Disegni_ Bruno Marraffa.
              Intirizzito dal perenne gelo artico , KP giunge faticosamente a Milestone ( Stato di Saskatchewan, Canada occ.), tipico e rado villaggio in mezzo al vasto nulla innevato, giusto in tempo per subire un raggiro a scopo di borseggio. A dargli man forte contro i malintenzionati accorre disinteressatamente un giovanotto; un tipo simpatico, magari un po’ sventato, che rincorre la fortuna però solo arrangiandosi col poker , e barando…
              Tratto perciò in arresto da una “Giubba Rossa” ,finisce in cella con due navigati malfattori ,proprio mentre Ken, ottenuto un buon ingaggio per consegnare provviste a dei cercatori d’oro si ricorda di lui, sobbarcandosi persino la cauzione per tirarlo fuori, grazie ad un allevatore texano (!) che vive fuori paese con la figlia , disposto ad anticipargli i soldi. Ma i due compari al fresco hanno in preparazione un piano d’evasione , che deve essere perfezionato con l’aiuto del ragazzo. Dandosi alla fuga , i tre galeotti commettono altri reati , ed alle strette devono inventarsi un modo di telare dal nord America…
              Il soggetto (della storia) viene da Giancarlo Berardi e se ne può ben indovinare l’impostazione liberal che lo muove , sul perno narrativo della indulgenza per un uomo “non formato”, recuperabile eticamente nonostante le fesserie che compie , fagocitato dagli adulti ma con un fondo di buon cuore e magari un qualche carico affettivo da mettere in suo favore. Arriva a questo una sceneggiatura ben intrecciata, che sfrutta i personaggi e l’ambientazione facendone economia senza implementare soluzioni narrative astruse e serbando , quando è il caso , anche una vena ironica . Piuttosto stereotipato l’unico ruolo femminile , forse sacrificato alla funzionalità della trama.
              Di nuovo accreditato come Bruno Maraffa…MaRraffa varia in modo consistente il taglio delle vignette , concedendosene anche scontornate e di diversa pezzatura. Il clima atmosferico “naturalmente” bianco magari gli facilita qualche neutralità negli sfondi , ma resta rimarchevole l’efficacia tridimensionale con cui sa rendere situazioni topiche ( dall’indolente entrata in scena di cavalli e cavalieri fino alla drammaticità degli scontri a fuoco e passando dalle guasconate del fare a pugni…) , quasi “antichizzando” il tutto con una fitta passata di tratteggi. Date le temperature ovviamente sono tutti imbacuccati , apparendo un po’ (tanto) insaccati nella complessione quando le pose richieste sono statiche e frontali (imho).

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                KEN PARKER_ Razza selvaggia
                Mondadori comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Renato Polese.
                Dove si narra , anche con cerimoniosità didascalica e derivati nozionistici, una parabola esemplare , politica, umanista ed ecologica,sull’incontro affratellante della realtà dell’uomo bianco e quella , suo malgrado in ritirata ma sempre fiera ed accordata al territorio ,dei nativi; mettendo a confronto le aspirazioni ( di fatto identiche…) di due diciottenni impavidi, impreparati , impazienti ed innamorati , che trovano il loro punto “d’onore” nel catturare il bellissimo capo-branco di un gruppo di Wild Horse allo stato brado.
                Ken e un suo collega indiano scortano un vecchio cuoco ed un ragazzo per aiutarli a catturare ( addomesticare e rivendere…) cavalli selvatici, con cui il giovane conta di alzare una somma utile a sposare una ragazzo. Per riuscirci Ken ottiene la benevolenza di pacifici ed ospitali indiani Yankton , già insediati nei luoghi propizi alla caccia del bestiame , tra cui vive un giovanotto privo di guida genitoriale, che mai si è “distinto” in particolare nella sua tribù ma tuttavia aspirante marito di una squa(w). Entrambi i due “quasi” uomini vorranno meritarsi i loro propositi (…e sebbene appartenenti a culture nominalmente opposte…)portando come “trofeo” la cattura del fiero purosangue, un animale che a ben vedere quasi incarna per natura lo stesso anelito autodeterminato alla libertà.
                Mancato nel 2014, firma le tavole Renato Polese , intuibile continuatore dello stile di Gino D’Antonio e affine a Loredano Ugolini anche per dato anagrafico. Curiosamente , l’irsuta criniera del cavallo fa’ il paio col nero del manto dentro il fumetto, ma è decisamente, come il resto, chiara nell’illustrazione di Ivo Milazzo per la copertina ( c’entrerà mica “Furia_ Cavallo del west”?). (imho).
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                  NAPOLEONE 19. Nel Cerchio del tempo
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                  Testi_ Diego Cajelli / Disegni_ Pasquale Del Vecchio.
                  Durante una cena dall’amico Dumas, presenti la figlia Erika e il suo fidanzato Boulet, a Napoleone viene presentato uno scienziato, a sua volta vecchio amico del padrone di casa. Nel clima informale della serata lo studioso “confessa” di seguire un laborioso esperimento scientifico nel campo dell’invecchiamento delle cellule umane… Ma viene bruscamente interrotto da un commando di loschi figuri con maschere di cane , che lo prelevano a forza, finendo per rapire anche Napoleone (!). Dopo più di una settimana, nel Commissariato di Ginevra, come il resto della Polizia Dumas e Boulet sono angosciosamente all’asciutto di qualsiasi indizio di sorta sui loro amici scomparsi. Tuttavia nella sede è arrivata una giovane mamma , con il figlioletto, sofferente di una preoccupante forma di insonnia “nervosa” che gli provoca , nella veglia catatonica forzata, delle ben strane “suggestioni” premonitrici…
                  Questo albo, dell’ottobre 2000, con dei testi _sebbene scorrevoli_ che basterebbero per due o più sceneggiature, pur non farina dal sacco dell’ideatore della serie Carlo Ambrosini e lasciando Napoleone in uno stato di generale inerme impotenza , certo cavalca con perizia un topos _nel senso nobile del termine_ della “poetica/mitopoietica” Ambrosiniana, quell’incedere del tempo a cui, per ragioni anche di spoiler, non ho reso giustizia negli accenni della trama , assai più sorprendente e stratificata ( mantenendo una voluta vaghezza nell’indicare luoghi e date ma sapendo poi stringere i nessi logici e pure quelli “fuori portata” dell’esperienza razionale…) del modesto riassunto proposto. Per altro non ci sono “macchinari” che alterano la concezione/convenzione lineare del tempo, tuttavia volendo prestare “fede” a processi di re-incarnazione non appunto (re)legati al prima e al dopo che comunemente segnamo sui calendari (;-) )…
                  La presentazione redazionale dell’albo vanta le doti di chiarezza e precisione dei disegni, ed in effetti un virtuale “mi piace” merita di essere speso unitamente alla buona considerazione sulla coerenza stilistica dell’inchiostrazione e sulle idee compositive delle vignette, al limite frenate, come detto, da dialoghi e dida torrenziali; giustificati dal portato filosofico così spesso accessorio di questo (bel) fumetto (imho).
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                    DIABOLIK_ Vite al margine
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                    Testi_ R.Finocchiaro e A. Pasini / Disegni_ G. Di Bernardo.
                    Per la serie : non sanno più cosa inventarsi! Ok, l’episodio in sé è pure sfizioso , ha nel suo svolgersi dei ribaltamenti di prospettiva gustosi ed alla fine il cerchio della narrazione si salda in senso compiuto ma…Ogni snodo della vicenda ha premesse e conseguenze incernierate in una paradossalità passabile solo nei copioni di una soap-opera, e di quelle più astruse.
                    Parte dell’ambientazione riguarda un set cinematografico e quindi ci scappa l’autocitazione promozionale ( i registi si chiamano Manet Bros!), poco lusinghiera per quanto riguarda il Produttore , il solito cacciatore di sottane, manesco e maneggione , attenzionato da DK ed Eva per alleggerirlo nei suoi (sporchi) affari . Tangenzialmente, in una storia che si disvela anche con molti flashback , entra in gioco la giovane Luisa, un altro di quei personaggi abbastanza eccentrici e sopra le righe (…anche del codice penale…) da poter interagire con “Il Re del Terrore” senza scandalizzarsi o volerlo denunziare a priori per “senso civico” (?). Più o meno come Tex Willer ,l’Uomo dallo sguardo d’acciaio “parcheggia” un’ altra mezza dozzina di scagnozzi e tangheri ché “non meritano” altro; quanto mai determinato ed implacabile quanto si tratta di fare il bene della sua compagna.
                    Virtualmente privi di sbavature i disegni , capaci perfino di far digerire l’invadenza delle retinature, abbastanza ficcanti nella matericità prospettica e corrispondenti , nei ritratti, alla cifra emotiva richiesta dai testi. Ormai è norma sfruttare tre vignette per tavola ( la “90” ne ha addirittura quattro), anche usando tagli verticali di formato, per altro chiaramente giustificati dalla trama. Un albo “simpatico” :-p (imho).
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                      KEN PARKER_ Un Soffio di libertà
                      Mondadori Comics. 180pp., b/n. 7,99€.
                      Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
                      In una notte buia e tempestosa del 1883, l’evaso Shute tenta di imboscarsi oltre la spianata del bagno penale di Jackson County , da cui le guardie carcerarie _ guidate da un Capo che ha più buone maniere per il suo cane mastino che per gli uomini a lui affidati nelle celle_ partono in forze nell’infine fruttuoso inseguimento del malcapitato escapista. Giurandogliela per il “disturbo”arrecato lo sbattono in isolamento , assieme al detenuto Ken Parker (!), a sua volta e suo malgrado preso di mira da un compagno di sventura, gradasso ed in cerca di rogne. Il primo di tanti orribili soprusi che Ken sperimenta su di sé e sugli altri nella sua condizione, sebbene il Direttore del penitenziario abbia introdotto migliorie progressiste nella maniera (teorica, visto invece il sadismo di molti secondini nel somministrare il regime detentivo…)di gestire la galera, tanto da attirarsi l’attenzione di un reporter ( con invadente fotografo al seguito…) del “Washington Journal” , in visita conoscitiva. Ma quando i detenuti intuiscono la sorte definitiva toccata a Shute (…) accendono una rivolta , litigandosi risorse e strategie. Ken ottiene un (molto ufficioso) mandato per trattare , poiché i rivoltosi hanno sì guardie e personale civile come ostaggi… Ma vengono ben presto circondati da un battaglione dell’Esercito giunto a sedare _ su esplicita raccomandazione del Governatore dello Stato_ l’insurrezione, e in tempi stretti. L’occasione pretestuosa per far parlare le…Armi giungerà fin troppo presto (…).
                      Con dialoghi asciutti e scorrevoli, affilati dal dramma ma capaci anche di scaldarsi emotivamente anche all’ironia nonostante tutto e una storia lasciata fluire spesso con la limpida evidenza del linguaggio visivo,Berardi & Milazzo sfornano un “kolossal carcerario” dentro le solide regole “di genere”, dando dignità ai personaggi ( il che può significare pure aggravarli di atti deplorevoli, da ambo gli schieramenti , ossia davanti e dietro le sbarre…) e sorvegliando una trama generale che unisce azione, violenza ed istanze inalienabili di civiltà giuridica, in una “battaglia” che avrà forse più eco e valore oltre le mura del Jackson.
                      Milazzo realizza tavole dai forti contrasti in chiave di chiaroscuri ,già a partire dal lungo segmento dell’evasione di Shute , virtualmente visibile solo con le scariche dei fulmini e le lampade ad olio degli agenti penitenziari; per poi inoltrarsi nei bui ed estesi anfratti intestini della prigione. Se c’è una vetrata questa “spara” luci caravaggesche che bruciano i contorni di cose e persone , quanto (ed ovviamente) negli esterni open air. Anche un espediente per sottrarre finitura a dei disegni che talvolta scadono nell’abbozzo al minimo sindacale ed alla sciatteria nella precisazione delle proporzioni anatomiche; tuttavia nel complesso risultano gravide di mordente comunicativo e (con)vincenti nell’acclimatarci nella drammaticità esacerbata nei testi (imho).
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                        JULIA n.ro 267 La Famiglia Coolidge
                        SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                        Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Francesco Bonanno.
                        Un episodio dove gli sceneggiatore sembrano voler dare delle “scossettine” ad un impianto tematico (argomentativo, investigativo…) tipicizzato in questa serie (…poliziesco) , come a volerlo rinverdire con accelerazioni narrative improvvise e “secondarie” inquietudini , prese da alcuni personaggi ricorrenti in “Julia”, qui visti sotto una luce parzialmente diversa (…almeno a livello d’impressione indiretta) o che comunque tornano a riaffacciarsi nella vita della criminologa; anche a ricordarle che la routine non ferma il tempo che passa ma al più induce a rifugiarsi in un passato più vivace oppure carica una spinta verso un decisivo cambiamento…
                        Professionalmente Julia viene coinvolta , inizialmente come risorsa accessoria in un caso di frattura familiare e scomparsa : di seguito ad un matrimonio piuttosto in crisi moglie con figlio lasciano il tetto coniugale , con l’attonito marito che, per una serie di seri indizi, si ritrova sospettato per ll’irrintracciabilità dei suoi famigli. Mettendo nel mirino delle loro investigazione i congiunti ,gli amici ed i “conoscenti” del nucleo familiare sconvolto , Julia e Leo Baxter riusciranno a districare il mistero e le sue logiche …Che al lettore saranno sembrate apparenti , chiamandolo a premiare i colpi di scena della storia od a trovarli eccessivamente pretestuosi ;-) . Od artificiosi ( vedi il testo della lettera…), sebbene non venga meno la consueta capacità degli autori di creare tipologie caratteriali sfaccettate e curiose.
                        Sul piano grafico si notano le intersezioni di immagini dal vero rielaborate/armonizzati con disegni già fittamente particolareggiati da un segno fine e rifinito , elegante ed espressivo nelle linee ondulate ( magari con lieve eccesso delle rotondità/morbidità facciali…) ma pure pazientemente predisposto a scaglionare opportune linee regolari e geometrie razionali ( vedi il legno e altri materiali edili od il taglio delle luci attraverso le persiane).
                        Un albo che è quasi un esercizio teorico sulla “letteratura” del giallo, però non sterile poiché comunque calato sull’interrogazione di una verosimile medio borghese realtà (imho).


                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          KEN PARKER_ Milady
                          Mondadori comics.96pp., b/n. 3,50€.
                          Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Giorgio Trevisan.
                          Nel disegno politico complessivo, che mira ad affamare la resistenza dei Sioux e perciò la loro stessa (com)presenza sul territorio del Montana, e la stagione fredda minano la presenza di prede animali cacciabili, rendendo magra anche la battuta di KP , occasionalmente in società con altri tre uomini. Il più inaspettato toccasana per le sue finanze gli sovviene tuttavia con il singolare incontro di una nobildonna inglese , scortata a quelle latitudini dal suo “valletto”, che intende avvalersi , nella funzione di giornalista del London “Times” , della sua esperienza di scout per arrivare a strappare un’intervista al Capo indiano Toro Seduto (!), perennemente braccato dall’Esercito americano e costretto a guidare la sua stremata gente verso il gelo estremo ed impraticabile dei terreni nevosi di confine col Canada. La Milady non ha certo un carattere arrendevole od accomodante, semmai sciorina una certa spocchia dal suo rango , poco tuttavia sapendo dei problemi pratici di ambientamento e sopravvivenza di quei luoghi , oltre ad avere un bagaglio (…in tutti i sensi)culturale troppo generalizzato ed idealizzato sulla vita dei nativi. Comunque desiderata dalla fauna maschile fino a scatenarne istinti belluini , con Ken instaura una vivace dialettica ,con momenti di reciproca repulsione ed altri d’intrigante avvicinamento. La natura e la “guerra” non mancano del resto di sballottarli in prove estreme , da cui dovranno districarsi rigorosamente insieme …
                          Tra il serio e il faceto, la commedia (quasi) sentimentale e “sermoni” incaricati di fare dottrina senza reticenze “buoniste” degli usi e costumi pellerossa , qui Berardi innesta un altro dei temi ricorrenti nel suo western : la lotta strenua dell’uomo (ancora) sovrastato dalle asprezze dei cicli naturale con la necessità di fare quadrato presso i propri simili , innanzi tutto per auto conservarsi ed immediatamente dopo per non demonizzare altre comunità , fondamentalmente con lo stesso obbiettivo , sebbene mirato sulla scorta di una Cultura anche marcatamente distante e non immediatamente comprensibile. Un altro episodio denso di avvenimenti e di “sapori” , avente un finale che da un lato sgancia KP da una strettissima continuità ma che gli conferisce un avanzamento di esperienza (…con il “tormentone” di una sacca riempita di libri, salvata da ogni rovescio ed infine donata a Lungo Fucile , d’ora in poi soddisfatto di portarsela sempre dietro…). Alla parte grafica il riconoscibilissimo ordito di linee di Trevisan , che quagliano figure e quadri d’insieme più o meno solidi e realistici , con parentesi di illustrazione letteraria e flashback ulteriormente semplificati. Inteso però che il senso dinamico del movimento e l’occorrenza pregnante degli elementi di quinta e di sfondo mantengono il loro riscontro (imho).
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                            KEN PARKER (Magazine)_ L’Arresto
                            Parker Editore. 40pp., b/n (il solo fumetto). Lit.3500.
                            Testi_ Giancarlo Berardi e Valerio Rontini / Disegni_ Ivo Milazzo.
                            Quaranta tavole, uscite sul numero sedici del “Magazine”, in linea di continuità con i fatti avvenuti durante il soggiorno di KP a Boston. L’incipit è perfino tipico: uno straniero dai modi distinti s’imbatte nei rozzi , bulli ed anarchici risiedenti di Borderline (…già il nome…), viene vandalizzato da quei villici, attira la compassione di Ken _sul posto per incidentali affari suoi_ , ma si rivela essere un “compare” assai spinoso…
                            Evitando di dettagliare la trama e lo svolgersi delle vicende, stereotipe del genere western sebbene di norma scaturite da premesse (ed avvicendamenti di ruolo) qui un minimo inconsuete , si potrebbe battezzare la storia come una sorta di scoppiettante “Buddy Movie”, vivace ed ironicamente compiaciuto nei dialoghi virili a là Bruce Willis ,quanto svelto e pimpante nell’escogitare diversivi per far uscire dalle peste KP ed il suo “partner” , altrimenti imbottigliati in un assedio poco amichevole , ed in vista di una resa dei conti “a quattrocchi” poi troncata dall’esiguità delle pagine, ed a beneficio della suspense .
                            Coadiuvato dal suo “Studio” ( di allievi e/o collaboratori?), Milazzo mantiene una buona leggibilità delle scene (…volentirei affollate), non mancando di sfruttare un’inchiostrazione solidificata dai passaggi in notturna, in ore favorite a dei fuggiaschi. Discreta la precisione nel rendere i cavalli , speciali motori, in ogni senso,( salvifico o caotico ;-) ) dell’episodio.(Imho).

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                              JULIA n.ro 261 Piangi, Pierrot
                              SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                              Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Claudio Piccoli.
                              Passando volentieri del tempo con i suoi non più giovanissimi ma sempre brillanti , colti e simpatici amici Bertrand Hayes e Elia Kline, Julia finisce per coinvolgerli nel caso inerente la violenta uccisione di un giovane gay. Siccome Bert ed Elia da ragazzi ebbero una storia importante e sono tutt’ora in una fase di riavvicinamento affettuoso diventano da subito preziosi collaboratori , anche per la facilità e dimestichezza di contatti da loro naturalmente coltivati negli ambienti maggiormente frequentati dalle minoranze sessuali di Garden City. Ed in luogo necessariamente appartato ma non distante l’assassino già medita l’adescamento di un’altra vittima sacrificale delle sue insane paranoie.
                              Con tre intellettuali di vaglia in campo (Julia, Bert, Elia), uno in panchina dall’Italia ( Ettore Cambiaso) e l’immarcescibile Ten. Alan Webb nel ruolo del guastatore reazionario la sceneggiatura prende un discreto tono di erudizione culturale, ma tuttavia bada a non sterilizzare lo sconcerto per giovani vite spezzate opacizzandolo in nebulose formule psichiatriche o in una qualche forma di giustificazionismo dell’omicida, una volta individuate le sue recondite motivazioni, ugualmente riconducibili al “generico” disappunto che ancora accompagna la libera espressione di un orientamento sessuale non normato su un impianto familiare canonico, fin troppe volte tra l’altro paravento di disagi esistenziali d’ogni tipo e modo. Il contemplare un margine aleatorio nella stesura dei suoi resoconti , aiuta Julia a non fossilizzarsi nelle risultanze accademiche ed a lambire una verità dei fatti che anche stavolta avrà uno scatto potenzialmente pericoloso per lei (ed appassionante per il lettore) ma ricomposto grazie al credito di complessità psicologica (ossia psico-patologica)che la sceneggiatura accorda anche al reo , senza dunque concedere conclusioni pigramente incasellabili nella dicotomia assolutista del “giusto” e del “sbagliato”.
                              Molto importante invece, a livello grafico, definire e contestualizzare i personaggi nei luoghi che li rappresentano e di cui si sono maggiormente appropriati. Visivamente ricchissimi e peculiari dunque gli appartamenti di Bert e Julia; non meno , nel suo “stile” gli arredi ed accessori della casa dell’assassino e decisamente opulenti quelli di Pierrot ( nome di discoteca…), intercalati in sfondi presi dal vero ed armonizzati /ricomposti digitalmente. Splendido comunque l’apporto dell’inchiostrazione, che d’altronde poggia su un segno pulito e molto regolare nelle bordature. Stranamente però Emily Jones gli è venuta tozza e bruttarella (imho).
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                                ILARIA ALPI_ Armi e veleni, le verità interrotte
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                                Testi_ Lucia Guarano e Emanuele Bissattini / Disegni e Colori_ Mattia Ammirati.
                                Mirata alle edicole, la costola libraria de “Il Fatto quotidiano” ha prodotto questo agile _per lettura e formato_ volume, in parte a fumetti ( e pubblicità editoriale di prossime uscite…)ed in parte con testi scritti (un’intervista; stralci di audizioni parlamentari e note orientative di fatti e contesti…), di una collana consacrata a donne che hanno avuto una (variegata) parte di rilievo negli scenari di crisi conclamata, nel nostro tempo e su tutto il globo.
                                Come oggetto (di recensione amatoriale soggettiva a se stante) il fumetto non dispiace nella sua brillantezza comunicativa, ovvero nella cruda efficacia di come attaglia e monta le illustrazioni in vignetta, pitturate con una puntualità che a sua volta rilascia informazioni ambientali ed indovina una corrispondenza di stati d’animo. Qualche uscita didascalica nei dialoghi, in un tentativo però vòlto all’asciuttezza stagna, allusiva/ellittica e anti sbrodolamento verbale. Fatalmente si insiste nella ricostruzione stringente delle ultime ore di vita della povera inviata della Redazione Esteri del Tg3 , col camera-man Miran Hrovatin ( che ne condividerà la malasorte, il 20/03/1994); e parzialmente a ritroso nelle antecedenti corrispondenze di Ilaria Alpi da Mogadiscio e burrascosi dintorni, attraverso una Guerra Civile e una progettazione Cooperativa a livello Internazionale gemellabile alla “mangiatoia” di Tangentopoli ( …e dove, del resto, non mancano in loco assai opachi Faccendieri di passaporto nostrano…), con l’aggravio delle armi , che devono sparare e circolare , magari acquisite in cambio di una disponibilità a prendere in carico lo smaltimento di rifiuti altamente tossici ; in una linea d’indagine giornalistica che probabilmente condannò a morte (!) Ilaria e Miran , disperdendo a tutt’oggi una parola definitiva di verità storico-processuale, immolata ad un diniego fattivamente sorvegliato ed indirizzato dai (Servizi) Segreti di Stato. O Stati!. Sul versante stilistico non sturbano i disegni, pennellate su linee grasse, inquartate e flosce, che prendono qualcosa da Paul Azaceta e Mauro Cao. (Imho).
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