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    JULIA n. 25 Chi è Christine?
    SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Laura Zuccheri.
    Mentre si diverte a rovistare in soffitta Julia scorge alcune vecchie lettere autografe del nonno Walter Osborne evidentemente dedicate con ardore ad una donna che non era sua moglie Lillian e ne resta sorpresa. Un “mistero” familiare che s’incrocia con la richiesta d’aiuto di un papà che teme per la figlia, con cui ha rapporti aspri ma di cui comunque è in pensiero, sapendola genericamente a Garden City senza , negli ultimi sei mesi, essersi manifestata alla famiglia. Il caso esula dalle strette competenze della criminologa che, come atto di cortesia , gira l’indagine a Leo Baxter. Con mestiere , il detective privato e fraterno amico trova una pista promettente, ma un drammatico ed improvviso contraccolpo lo risucchia in un brutto regolamento di conti ,che pare avere nella ragazza _ agganciata, di nuovo con la collaborazione di Julia_ il suo sinistro obbiettivo.
    Nel senso migliore la trama sorprende e disorienta il lettore con una biforcazione (…) che alimenta la storia di avvincenti sottofinali spalmati sino all’ultima tavola , senza radicarsi nella causa /effetto di un qualche femminicidio , sebbene una Christine sia l’evidente fulcro, fin dalla cover, della sceneggiatura. L’albo , dell’ottobre 2000, svolta i due anni di pubblicazione della testata e ci sta che della (sua) protagonista vengano ribaditi prima che approfonditi alcuni tratti psicologici ,suscettibili _ come non potrebbe essere diversamente_ bene o male alla sua biografia , con in più la “spina” del segreto “amoroso” celato alla nonna (…ossia la moglie di Osborne), perfino come forma di “auto” protezione del ricordo di un nonno che lei Julia non ha mai per altro potuto (ricordarsi di) conoscere.
    Col suo perché in una sottotrama che vede Emily Jones inabile per malattia , ospitata ed accudita a casa Kendall/Osborne, con dovizia grafica Laura Zuccheri appoggia scenari innevati , col candore sceso dal cielo accostato ad un aggressivo gioco di luci ed ombre . Molto bene la messa in squadra dei tagli prospettici , assecondando le geometrie urbane quanto quelle d’interni ( intendendo scale, ballatoi e la stessa disposizione razionale del mobilio…). Per quanto possibile gioca a scompaginare i corti capelli di J. dandole perfino un aspetto “ringiovanito”, quando anche Emily pare addirittura valorizzata da un’insolita “sobrietà”. Qualche volta la tavola si spinge anche a sette vignette, a sottolineare frangenti spasmodici di concitate vie di fatto . Numero divertente ed appagante (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      IL VOLO DEL CORVO ( Edizione Integrale)
      Alessandro Editore. 144pp. Cartonato a colori (formato 24x31). 24,99€.
      Testi e Disegni_ Jean-Pierre Gibrat.
      Il giorno stesso dello Sbarco degli Alleati in Normandia , a Parigi, la giovane partigiana comunista Jeanne, tradita da una generica missiva delatoria anonima , viene rinchiusa in una Gendarmeria , destinata a breve (?) ad essere consegnata ai tedeschi . Preoccupata per il suo destino, e parimenti per quello di sua sorella ,e del suo ragazzo ( la cellula della Resistenza che in toto potrebbe trovarsi agli arresti o nell’imminenza) viene rincuorata da un “inopinato” nuovo recluso , François , topo d’appartamenti anarcoide e spavaldo, ma meno menefreghista ed insensibile di quanto voglia sembrare . Quando gli echi della Guerra lambiscono la capitale, i due fuorilegge colgono rocambolescamente l’occasione per telare , diventando di fatto inseparabili ( ma per un motivo infine non casuale ;-) ) nell’andare alla ricerca dei congiunti di Jeanne. Valido mezzo di trasporto e riparo temporaneo della loro latitanza una chiatta golenale , l’Himalaya , casa e lavoro di una generosa famigliola amica di François. Le circostanze inducono Jeanne a dubitare (!) della fedeltà politica del suo moroso e ad attivarsi al massimo per avere buone nuove della sorellina, ma l’invasore nazista e i suoi collaborazionisti francesi non hanno certo smesso frattanto di rappresentare un mortale pericolo, per lei e per le sue idee.
      Romanzo popolare a fumetti,ambientato nei mesi cruciali del secondo conflitto mondiale, con l’inizio della rabbiosa ritirata delle truppe hitleriane, un certo riposizionamento, anche opportunista, dei francesi su posizioni patriottiche ; un ulteriore peggioramento del tenore di vita dei civili , già motivo del parallelo “mercato nero” di beni fuori controllo, e una prima elaborazione teorica di come sarà la società post-guerra ( nel caso di Jeanne un auspicato ed idealistico socialismo reale…) . L’autore comunque non ci infligge “pipponi” pseudo filosofici , ma piuttosto livella un’arguta brillantezza di scambi dialettici tra i suoi due protagonisti principali , avviati _si capisce_ verso una storia di passione contrastata e divisa dagli eventi ma più forte di (…il volume si chiude con un colpo di scena che naturalmente invoglia e prepara un sequel…)ogni avversità. Accessoriato di diverse illustrazioni finite e di pagine con prove di sviluppo grafico dei personaggi o inquadrature particolari,il libro avvampa nella pregevolezza della tecnica di disegno di Gibrat , cover ( il cui contenuto non rispecchia strettamente il soggetto e la sceneggiatura) a parte del tutto analogica ed aquarellata , magnifica nel restituire l’illuminazione sia diurna che notturna o crepuscolare ; diretta o riflessa, dentro vignette di ogni pezzatura che “dettano” il ritmo del racconto , satollo di dettagli e vedute d’insieme spazianti da Paris all’aperta campagna, magari per poi graziarci dei magnifici primi piani “iperrealisti” dei suoi personaggi femminili , una specialità della “ditta” quasi impudici nell’offrirsi alla ravvicinata espressività nei momenti topici od anche solo malinconicamente composti. Ci può stare il riferimento a Milo Manara, anche se qui si indugia anche ad una certa stilizzazione segaligna a là Hulot, lasciando qualche sporcatura delle linee . Il titolo credo rimandi alla maldicenza (il corvo) ed alla prima fuga di J&F. Bello (imho).



      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        SAMUEL STERN 8 Il Secondo girone
        Bugs Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
        Testi_ Andrea Guglielmino / Disegni_ Stefano Manieri.
        David, un ragazzo introverso e problematico per via specialmente del suo viso deturpato da una sgradevole escrescenza sullo zigomo, sfoga le sue insoddisfazioni con i guantoni da boxe, nella palestra frequentata anche da Padre Duncan O’Connor. Il suo disagio si contiene , almeno in parte, nell’affetto verso Astra ,la sua ragazza ; che ha una gemella , Selene, incline a mostrare tratti sempre più distintivi di una possibile compresenza demoniaca dentro di sé, latrice di un cambiamento caratteriale repentino e sinistro. Cristianamente in pena per il giovane, Duncan coinvolge Samuel Stern, teso a procedere lavorando sul legame molto profondo tra le due sorelle…

        Con evidenza la serie non intende infiacchirsi in uno schema narrativo imperturbabile , col demone “del mese” da liquidare e poi ripresentare tal quale la stessa dinamica nell’albo successivo. Cosicché Sam.Stern via via cerca di adattarsi , anche “eticamente”, alla problematicità dei suoi per così dire assistiti, spalleggiato da Don Duncan , anch’egli mente flessibile e tollerante , sebbene e pur sempre difensore delegato del suo ruolo sacerdotale. Nel sunto della trama ho volutamente depennato almeno un paio di elementi pregnanti del soggetto, costituenti _ con la parziale “variazione in tema”nel finale, come da considerazione di cui sopra ;-) _ il pezzo forte di questo numero, in termini inventivi, onde evitare spoiler (al netto della copertina e del titolo :-p). Mi sembra pur vero , e con l’ aggiunta molto “Dylandoghiana” di Non usare l’elemento mostruoso/demoniaco come “scusa” per espiare ogni stortura psicologica/psichiatrica dell’animo umano, altrimenti e di fondo viaggi su binari abbastanza consueti , consolidati nel suo genere , negli snodi drammaturgici principali ed in quelli accessori , col rinnovo della dialettica a là cane & gatto tra il libraio di Edimburgo ed il prete d’Irlanda. Affatto malaccio i disegni che , sarà anche la suggestione del Ring, riportano alla coppia Armitano e Furnò di “ Mani nude”, con una sua impegnata vitalità vivacizzante nell’organizzare il taglio ed il montaggio delle vignette . Al solito , per i miei gusti è un tipo di segno che tende a sostanziarsi (anche) con un sovraccarico insistito di tratteggi legnosi (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          SAMUEL STERN 9 Il Mistico
          Bugs Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
          Testi_ Davide La Rosa / Disegni_ Luigi Zagaria.
          Su interessata segnalazione di un alto prelato, suo superiore, Padre Duncan viene a conoscere di un Predicatore e Guaritore cristiano , ritirato in una grotta su una minuscola isola scozzese, che sta allargando una sempre più ampia schiera di devoti , che lo raggiungono per delle orazioni pubbliche ,intese a scaturire la remissione di handicap o gravi patologie dei fedeli contriti alla sua intercessione. Ed in effetti , dopo una cerimonia svolta nei meandri della cavità naturale, si manifestano soventi riabilitazioni prodigiose; ma i “miracolati”, poco dopo…

          Non credo che “Samuel Stern” faccia professione di ateismo , ma che piuttosto si limiti a non deputare al “Sacro” manifestazioni (pur certamente estreme ed allegoriche) rinchiuse nell’orizzonte della psiche umana (se) tarlata di sofferenza e di condizionamenti psicologici magari nati dal voler affidare a un Dio esigenze e volontà ancora una volta prettamente umane…
          Nell’antro (Platonico?) dello stregone, una specie di Rasputin ossigenato, in maniera un po’ meccanica sebbene “soprannaturale” si svolge la maggior parte dell’azione, con Duncan e l’immancabile aggregato Samuel a tastare i poteri di suggestione del Santone ed il suo recondito malefizio interiorizzato (;-) ) , finalmente pane e companatico per Samuel e pure del Prete, ad ulteriore garanzia che il nome dell’Altissimo non sia pronunciato invano (:-p).
          Sono dinamiche narrative che ancora accosterei a testate come “Dampyr”, nell’ampio ventaglio di variazioni sul tema caccia ai cattivi (…nel caso della testata bonelliana i “Maestri della notte”, vari ed eventuali altri…), secondo regole d’ingaggio spalmate nei classici tre atti della storia.
          Dovendo rendere _d’accordo_ l’atmosfera inquietante (cit.) il disegnatore opta per la relativamente comoda soluzione di gravare le vignette di colate d’inchiostrazione, con onde, nuvole, vegetazione e naturalmente le pareti della caverna fermamente rabbuiate ( senza contare che il nero è il naturale look dei religiosi e di Samuel stesso…); mentre per il resto prevale un’impronta di una certa geometrica rigidità, e di una comprensibile difficoltà di visualizzazione di entità demoniache innaturali/spaventose messe a bella posta ad imporsi nel vivo dell’azione (imho).
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            BAKUMAN 5 Annuari e book fotografici
            Panini Comics / Planet Manga. 200pp., b/n. 4,50€.
            Testi_ Tsugumi Ohba / Disegni_ Takeshi Obata.
            Mi è difficile riassumere la trama senza spoilerare fatti salienti avvenuti nei capitoli degli albi precedenti, anche a causa della serrata continuità narrativa della serie , che pare strutturata “step by step” di ansiogeni ed estenuanti passaggi progressivi , in cui i protagonisti sono assorbiti _praticamente prosciugati_ dalla necessità di “tenere botta”ed anzi di progredire ad oltranza nei loro molteplici impegni , ovvero coprire un rendimento scolastico atto a qualificarli per un futuro universitario (?) di rango e la stringente disciplina nel consegnare tavole di qualità professionale di un manga sistematicamente sottoposto alla volatile valutazione di gradimento dei lettori , con implicita facoltà di decretare “vita o morte” (editoriale) di un fumetto , remunerandolo economicamente e magari incoraggiandolo con segni di stima (lettere di elogio e “passaparola” dei fans…), oppure affossandolo nell’indifferenza. Un moltiplicatore di preoccupazioni , in un costante , teso e polarizzato esercizio di rimescolamento sostanziale o di conservazione vigilata dell’impostazione originale decisa per l’opera a fumetti , mai per altro avulsa dal contenitore che la ospita, ovvero la edita con la mediazione attiva dei redattori , anche loro d’altronde in tensione nella “cannibalizzazione” concorrenziale degli autori (Sensei) che seguono. Ci scappa pure qualche benefit, ma è ampiamente ripagato dallo sbattimento di produrre per mettere in pagina i manga…

            “Bakuman” , qui, ampia e rilancia diversi nuovi personaggi, un bouquet ampio ed esaustivo delle personalità che approcciano ed agevolano il prodotto finale in edicola, costantemente monitorato ( e magari ripensato in corso d’opera) per non finire nella tagliola della cancellazione, intanto; fino ad imporsi (sperabilmente, in futuro) come stabile best seller. Negli ingombri ( e per questo minuti…) studi di disegno(nel senso di luoghi di lavoro)si consumano così parecchi “contorcimenti” psicologici e “frenetiche” lunghe sessioni di lavoro , con un certo intasamento di testi in tavole che colgono ogni occasione di ravvivarsi esagerando la mimica delle di norma giovani persone, passando forse il limite rispetto ai numeri usciti finora di una stilizzazione più “funny” ed esagitata a dispetto del tema portante delle sceneggiature (;-) ) : giovani ingobbiti su una scrivania. Parentesi quasi vagamente Japan Horror nella sottotrama della ragazza che viene drammaticamente a patti con la sua coscienza nell’avviarsi alla carriera di doppiatrice :ed anche lei “ci dà dentro di maledetto”. Sono pazzi questi giapponesi (:-p ). (imho).
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              DIABOLIK _ Il Patto
              Astorina s.r.l . 128pp., b/n. 2,80€.
              Testi_ R. Altariva / Disegni_ G.F. Massaglia e S. Caretta.
              Nel mentre che Ginko spedisce al fresco un imprenditore mezzo mafioso ( o mafioso mezzo imprenditore?), DK ed Eva Kant si organizzano per trafugare un prezioso diadema temporaneamente esposto nel Museo Archeologico di Clerville, andando a scardinare innanzi tutto le pur munite difese informatizzate degli impianti d’allarme posizionate in tutta la struttura espositiva. Ma Diabolik , Eva e pure Ginko torneranno ad incrociare molto da vicino i loro destini ,in maniera inaspettata.
              Difficile disallineare una sceneggiatura di “Diabolik” dagli “spiegoni” che sono praticamente il dato saliente e costitutivo e di scopo ( i colpi !) dell’agire criminale dell’uomo in calzamaglia,quindi passi una verbosità di fondo qui, per fortuna, non disgiunta da una vivace diramazione della trama che andrà a far da ponte con gli affaracci del mafioso e dei suoi “picciotti”, attenzionati da DK tanto per non perdere la mano (...con le pugnalate mortali). Ci scappa un collaterale spirito animalista e il prevedibile sfoggio di abilità da “smanettone” del super ladro , sempre sul pezzo.
              La serie, come questo stesso episodio ha sempre avuto un trattamento dei disegni improntati al realismo ed ad un nitore geometrico degli ambienti urbani al limite della freddezza , sebbene carichi di effetti di retinatura (...il termine è da intendere “per capirsi” e non riferito espressamente alla pratica manuale di aggiunta dei r.) e col volenteroso obiettivo di far stare nel formato tascabile vignette dal taglio dinamico ed ariose sul piano prospettico, con l’ormai prevalente standard delle tre per tavola. Niente male, dai (imho).
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                DIABOLIK_ Il Fascino della pantera
                RCS Periodici s.p.a. 48pp., b/n. 3,90.
                Testi_ Licia Ferraresi / Disegni_ Sergio e Paolo Zaniboni.
                Albetto promozionale spillato, che la rivista “Capital” allegò nel marzo 2003,ossia in occasione dei quarant’anni editoriali della prima apparizione di Eva Kant nel fumetto di “ Diabolik”. Sono trentadue tavole, più alcune illustrazioni ed una “intervista” ad Eva, “raccolta” da Cesare Lanza ( nelle note introduttive si dava come in realizzazione nel 2004 di un film su DK, realizzato su sceneggiatura di Carlo Lucarelli con produzione francese!). Anche in questa breve e fuori collana storia torna il tema del romantico anniversario dell’incontro ed immediato colpo di fulmine tra il Re del Terrore e Lady Kant, declinandolo però senza pompose autocelebrazioni; anzi, con perfino una certa ironia , e chiamando in causa attivamente l’eterno sagace antagonista Isp. Ginko. Nella sua stringatezza un episodio che non snatura le caratteristiche vocazionali dei protagonisti ma, senza che nessuno si faccia male, lascia di preminenza l’affettuosità della coppia diabolika. La “ditta” Zaniboni assolve la parte grafica cercando di non indurirsi troppo nelle linee geometriche ( architetture, arredamenti, mezzi di trasporto…)richieste in sceneggiatura (imho).


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                  DIABOLIK_ Rischio mortale
                  Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
                  Testi_ Angela e Luciana Giussani / Disegni_ Sergio Zaniboni ( matite) e Enzo Facciolo (chine).
                  Nel perimetro del circuito cittadino di Clerville dove, sotto la pioggia, sta per svolgersi una corsa motociclistica, coperta anche dalla televisione, Diabolik , in un lasso di tempo stringente, approfitta della breve assenza per questioni d’affari di un imprenditore per tentare di sottrargli i gioielli di famiglia, custoditi in una villa a disposizione della moglie. Ma la donna , una coppia di amici di famiglia e la gara sportiva stessa in concorso scaturiranno una serie d’ imprevisti capaci di minare l’astuta pianificazione del colpo.
                  E’ la classica storia in cui la suspense si basa sulla necessità di DK di “reinventarsi” in corso d’opera, con la scaltrezza e la presenza d’animo che onorano la sua fama analitica, espressa graficamente dalla vigile fermezza cinerea dei suoi occhi , fissi sull’obiettivo; che tuttavia può anche talvolta sfuggirgli se una concausa di eventi lo costringono piuttosto a battere in una mimetica (;-) )ritirata. Qui la compresenza di Lady Kant amplifica il senso del pericolo (con Lei che toppa diverse occasioni di avvertire Lui delle complicanze in atto…) , in una vicenda incalzante e perfino sorprendentemente “moderna”(si veda la parte “attiva” dei mass-media) , sebbene giunga a (precipitosa) conclusione con espedienti reiterati ed alcune forzature. Di rilevo il team curatore della parte grafica , per un albo datato 04/02/1974 , alla moda anche sotto il profilo di vestiario, acconciature e relativi modelli estetici; e benissimo impostato nel dare tridimensionalità alle (solide) figure umane ed a scalare nelle vignette gli elementi dinamici (in primis le moto, of course)indispensabili (imho).
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                    IL COMMISSARIO RICCIARDI _ Vipera
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                    Testi_ Sergio Brancato / Disegni_ Lucilla Stellato.
                    Mentre Napoli entra nella settimana della Santa Pasqua del ’32, in un Lupanare “ben frequentato” viene assassinata Maria Rosaria Cennamo, detta “Vipera” ( come l’omonima canzone, sottolineata anche da un bracciale che usava sempre indossare…), per molti la più avvenente mondana della città. Desiderata dai clienti e perfino oggetto di una proposta di matrimonio che le è arrivata da un amore del suo passato, Vipera costituisce tuttavia un “patrimonio” che il bordello sarebbe restio a privarsene, per un flusso di denaro ( e di sentimenti contrastanti/convergenti verso di Lei…)che moltiplica la mole dei sospetti. Al Commissario Luigi Alfredo Ricciardi il laico compito _assolto solo con un lievissimo cenno di imbarazzo_ di dipanare il caso, dentro un “Esercizio commerciale” pienamente regolamentato e (ri)conosciuto , sebbene la scure del giudizio morale impedisca quasi sempre alle Ragazze, in vita, di scegliersi eventualmente una nuova direzione esistenziale ; e da morte di accedere ai sacramenti della cristiana sepoltura.

                    Una descrizione dei postriboli “Legge Merlin Free” (…d’altronde ben il là , storicamente, d’avvenire :-p ), abbastanza accondiscendente,acculturata e forse fedelmente attagliata al suo tempo (?); con un Ricciardi che , sul fronte privato non muove _ancora una volta_ passi decisivi verso Enrica, ma in compenso raggela il suo (non) rapporto con Livia Vezzi, pentendosene subìto sul piano formale e trovandosi poi a richiederne l’intercessione per una criticità “di Regime” che si palesa drammaticamente prima di cogliere l’elemento decisivo per dare giustizia a Maria Rosaria. Quest’ultima conosciuta solo da defunta e come gli è “malededdamente” consono come spettro che “esala” ultime enigmatiche parole, macabro e segreto fardello che il poliziotto non vuole anche addossare alle (poche) persone a cui tiene . L’almanacco e pure la bella stagione primaverile renderebbero leciti dei festeggiamenti , che il dottor Bruno Modo _ uno degli affetti di cui sopra_ non fa’ mistero di cogliere frequentando attivamente le Case dove lavorano le prostitute ma sapendo/volendo anche annusare con franchezza il clima mefitico indotto dagli aderenti militarizzati al Fascismo. La sceneggiatura , al solito ricavata dal soggetto offerto da Maurizio De Giovanni , interpella con puntualità interagente protagonisti ed abituali comprimari, ma in qualche modo appare un po’ risaputa, quasi troppo aderente al “solito stile” della serie dei “Ricciardi…”; ed anche un po’ stiracchiata nel fornire la prova regina contro un assassino che è il più sospettabile degli insospettabili (;-) ). Il volume , arricchito da illustrazioni dedicate, il testo della canzone “Vipera” e making of della copertina (by Daniele Bigliardo) in appendice, risalta graficamente _ con toni di grigio e , nel prologo, di viola_ , concedendo spazio a molte didascalie con testi virgolettati, con sontuose e finemente dettagliate documentazioni della Napoli anche prepotentemente in costruzione, come delle campagne adiacenti per commerci e manovalanza. Varia umanità riportata con un segno che poche volte ha cedimenti schematici o nel conferire proporzionalità e volumetrie di norma ben scelte nell’aggredire le dinamiche delle azioni fatte compiere ai personaggi ( c’è perfino una pianta completa del bordello tra i contenuti extra),gravati da un’espressività se si vuole anche esasperata ( come il trucco e parrucco marcato delle “signorine di piccola virtù”) dentro una gabbia che spazia ampiamente nei tagli conferiti alle vignette, particolarmente evocative nella stesura delle ombreggiature (imho).


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                      DIABOLIK _ Notte d’angoscia
                      Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
                      Testi_Angela e Luciana Giussani / Disegni_ Flavio Bozzoli (matite) e Saverio Micheloni (chine).
                      Deciso a svaligiare la nuova filiale della Banca Nazionale a Clerville, Diabolik si prepara a sostituirsi all’ingegnere che sta collaudando i sistemi di sicurezza dell’istituto di credito. Tuttavia il professionista si rivela infedele , già pronto e complice a lasciare mano libera ad una banda di rapinatori che ha all’attivo pure un altro lucroso colpo. Il leader dei ladri però mostra subito, con l’eccezione del suo luogotenente e nonostante tutto della sua morosa, di essere restio a spartire il bottino coi suoi sgherri, assicurandosi di non ricevere “lamentele”…
                      Diabolik ne pedina le mosse, tentando con l’aiuto di Eva , di intercettare i contanti , ma rischia di mettere a sua volta la sua compagna in letale pericolo.
                      Inedito del 14/05/1973 , è _in senso positivo_ un episodio classico , di quelli che ribadiscono molte delle coordinate peculiari del “Giallo a fumetti” , e con qualche guizzo inventivo che turba e spiazza temporaneamente perfino DK, e dunque probabilmente i lettori. C’è il grisbi apparentemente a portata di mano , ma ovviamente non è così; l’antagonista tosto ma divorato dalla sua avidità; DK che può riprendere in mano la situazione , salvo ulteriori imprevisti (;-) ) coinvolgendo Eva; l’Ispettore Ginko che entra in corsa nella partita ma viene neutralizzato da un inimmaginabile “trucco” ed il _si fa per dire_ lieto fine con DK ed Eva che si ritrovano, a limonare inseparabili e gasati di adrenalina.
                      Con soluzioni visive abbastanza inedite ( tav.94 ha perfino cinque vignette…) ed una bella destrezza nell’infondere senso del movimento nell’attività posturale dei personaggi e forse solo qualche campo lungo un po’ anonimo e raccogliticcio, risalta la diciamo rusticità di una inchiostrazione piuttosto severa e calcata (imho).
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                        SAMUEL STERN 10 L’Altro inferno
                        Bugs Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                        Testi_ Massimiliano Filadoro / Disegni_ Annapaola Martello.
                        Benché la disegnatrice sia accreditata in casa Marvel , il suo stile , qui, è rustico e nostrano , con pennellate grasse , linee dritte e un grado di asciuttezza economica del segno che arrischia una certa frolla indeterminatezza. Un’estetica da fumetto nazionale rintracciabile ad esempio presso l’Editoriale Cosmo o la Star Comics quando trattavano compiutamente appunto la produzione italiana. Apprezzabile per altro il taglio e la sequenzialità delle inquadrature illustrate , ben orchestrate e volte al dinamismo.
                        A partire da un criptico messaggio fatto giungere nella libreria antiquaria dove lavora Samuel ,è l’ intrapresa di un trip del solo “Demonologo” ( Duncan O’Connor è del tutto espunto dal racconto…Che offre dapprima suggestioni gotiche ed orrorifiche per poi trasudare nella psicanalisi , sulla flebilmente licenziosa “scusa” di deviate pratiche esoteriche) , destinato a perdersi e “riconoscersi” (;-) ) dopo la straniante visita ad una antica magione , già dimora di un nobile in vari sensi decaduto…
                        Scritto non a caso dal co-autore e curatore della serie, un episodio che va’ un po’ nella scia delle cose più “meta-testuali” di un ”Dylan Dog”, quando la consapevolezza dei ruoli ( lo scrittore e il personaggio stesso del fumetto nel momento dell’agire nelle tavole ancora in corso di esecuzione, consapevole di dover voltare pagina o di dover rivivere identicamente le pagine precedenti) è materia del divenire narrativo stesso . Che c’entri un Demone da tenere a bada in qualche (insolito ovviamente) modo, è tratto uniformante della testata ma quasi solo pretesto per “strapazzare” Samuel finché trovi una via d’uscita dal corto-circuito che comunque rimane (nel)la sua mente (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          DIABOLIK_ La Casa della paura
                          Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
                          Testi_ Angela e Luciana Giussani / Disegni_ Enzo Facciolo.
                          Un giovane con gravi turbe psichiche uccide suo padre, ferisce la matrigna di cui è patologicamente “geloso” e viene internato. In un primo momento la neo vedova si vede costretta a vendere la villa in cui vive, che per altro ha già conquistato una nomea sinistra per i tragici fatti ivi avvenuti ed è diventata un luogo ritirato e “maledetto”: l’ideale per essere attrezzata a …Rifugio di Diabolik che, ovviamente sotto mentite spoglie, la rileva immediatamente ma, specialmente con Eva Kant, tra le sue mura riceve dei segnali di aperta ostilità che lo persuadono ad andare a fondo alle intime vicende dei precedenti proprietari, scoprendo che…
                          Abbastanza evidenti gli echi di certo cinema di genere (giallo) all’italiana, zeppo di “altarini” inconfessabili ed avide pretese tra congiunti meschini e depravati. In ballo i classici diritti ereditari da tramutare in moneta sonante , ovvero un bottino qui degno delle attenzioni di Diabolik . Non che i famigli si arrendano gratuitamente a mollare la presa del malloppo; e pure l’irriducibile Ginko “mangia la foglia”, formando elementi narrativi utili ad intricare/intrigare la storia (;-) ), tuttavia rozza nell’interpretare il tema del disagio mentale, pur facendone l’architrave dei subdoli maneggi orditi nella casa. Stranamente non privo dio sciatterie il profilo grafico , ad iniziare da sfondi minimali piattissimi, posture rigide e sbiadite nell’inchiostrazione ed una sproporzione uniformata delle anatomie verso una innaturale allampanata sottigliezza , specialmente il busto delle donne ed il torace degli uomini , tutti figurini stilizzati peggio di un bozzetto di stilista , e su cui s’innestano facce roboticamente serializzate ed inespressive (imho).


                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            100 BULLETS (Volume Uno)
                            RW Lion. 96pp., a colori ( formato 16,6x25,2). 5,95€.
                            Testi_ Brian Azzarello / Disegni_Eduardo Risso/ Colori_ Grant Goleash.
                            Un fumetto da centellinare e gustare con riguardo, cogliendo pienamente la sua forte comunicatività mediatica. Dove la stringata e “vissuta” efficacia dei dialoghi ( anche letteralmente non didascalici ; forse leggermente ridondanti quando attribuiti a bambini …)giustamente non “dice tutto” di ciò che ben mostrano i disegni, perfino nemmeno pienamente aderenti al focus della sceneggiatura ma comunque opportuni per farci immergere in un clima di estrema violenza metropolitana , assai “analogica” (;-) ) nell’America che sta svoltando il XX secolo (1999). Episodi autoconclusivi (in questo primo volume ne troviamo uno completo ed il primo capitolo di un secondo…) , narrativamente quasi una versione open del film “The Place”; con un misterioso Funzionario (?) che se ne và in giro offendo una valigetta a persone mirate , vittime di una qualche problematicità, in cui è contenuto un dossier che raccoglie torti e ragioni “esatte” delle persone contattate , una pistola e cento pallottole (!) “irrintracciabili” insieme ad una promessa formale (ma verificabile…) di immunità penale. Il destinatario ha margine di manovra (e dunque di responsabilità morale) per usare gli strumenti messi a sua disposizione. Chi è toccato da questa (per così dire seconda) possibilità, naturalmente sulle prime incredulo , è chiamato a prendere una iniziativa, sempre affrontando lati inediti di una storia (la sua) magari prima inconcludente e rimuginata meccanicamente fino ad avvelenarsi _ancora di più_ la vita. Sono persone di estrazione diversa, talune abituate ad un contesto criminale od al contrario criminalizzate all’improvviso (?) , che devono purgare il loro risentimento , lasciando inevitabilmente una scia di conseguenze in cambio di una giustizia o quasi “occhio per occhio”, secondo un disegno generale che non ci/gli è dato ora conoscere; e che pure poco importa , nell’urgenza viscerale ed “onnipotente” di agire.
                            L’ossequio al genere (noir) esige ombre dure , estese ed espressioniste , non “distratte” da un bouquet di colori troppo squillanti o variegati , preferendo dunque tinte unite e dominanti poco attinenti la luce naturale, anche in esterno giorno ; il tutto caricato sulle forme grottesche , perfino “mostruose” proposte da Risso , comunque solidissimo ed inventivo nei tagli prospettici , all’occorrenza anche ben rifiniti e curati nel dettaglio minuto. “100 Bullets” è un inferno in terra che sedurrà i ricettivi del pulp (imho).
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                              JULIA n.ro 269 L’Artista
                              SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                              Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Enrico Massa ( con la collaborazione di Tommaso Arzeno e Andrea Cuneo).
                              Commesso precario, oramai trentacinquenne, in uno store di dischi vintage e rari , Bruce Goldy vive, in ristrettezze, con la sorella vedova, coltivando da nerd accanito i suoi interessi nel campo della musica , della fotografia e delle arti visive; campi in cui ha già tentato _senza riscontro_ di entrare professionalmente. Un nefasto dì , decide di allestire un set fotografico, assumere al suo domicilio una modella ( reale professione : prostituta) e di innalzare la “pregnanza” dei suoi scatti infine… Sopprimendola violentemente !
                              Con dovizia di citazioni accademiche e corrispondenze morali e psicoanalitiche ( coincidenti in maniera chiaramente preventivata, ma è un peccato veniale…)la vita privata e professionale di Julia entra nel tema principale della storia , focalizzandolo anche in senso nozionistico . E qui a maggior ragione, dato che la spinta “deviante” dell’assassino ( in seguito tecnicamente seriale…)è l’ottenere un “riconoscimento” pubblico e distintivo , a riscattare un quadro esistenziale modesto , ordinario , e rabbiosamente fallimentare. Difatti , se Julia pena per entrare nel macabro gioco di rimandi culturali inscenati da Goldy , sulla scorta dei precedenti statistici, la profilazione del reo è limpidamente caratteristica , senza sconti alla immatura sciatteria ed inadeguatezza della (sua) personalità criminale. A monte sono affiorate le “solite” diatribe anti-giustizialiste col Tenente Webb, magari a ricordarci che un approccio “liberal” a questi problemi non postula necessariamente una vicinanza empatica “giustificante” l’autore dei reati. E insomma Bruce Goldy è uno sfigato in cerca di attenzione purchessia; e piuttosto sono i (social) media che rischiano di vellicarne il narcisismo , dandogli l’inebriante sensazione di servirsene, almeno nel famigerato quarto d’ora di celebrity.
                              Le sei mani immesse nei disegni hanno rilasciato uno stile abbastanza armonizzato, se si vuole pure monotono nello spessore quasi sempre univoco del segno e ripetitivo nell’impostazione dei ritratti ( labbra identiche, capigliature svaporate, rugosità frolle…), che in più di una vignetta danno la sensazione di forme craniche troppo irregolari o distanti dai modelli di riferimento ( una nonna Lillian vistosamente appesantita…). Buona la spazialità degli sfondi, con pochissime cadute nello scialbore di geometrie frettolose (imho).


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                                DIABOLIK_ Eva contro Diabolik
                                Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
                                Testi_ Angela e Luciana Giussani / Disegni_ Glauco Coretti (matite) e Enzo Facciolo ( chine).
                                La direzione editoriale di “Diabolik” non si è mai voluta impantanare in amenità da soap-opera, del tipo delle improbabili parentele consanguinee tra DK /Eva e/o l’altra coppia Ginko ed Altea. Tuttavia non ha mancato di stuzzicare i lettori mettendo in scena fratture nella vita di coppia dei due professionisti del crimine _ come qui scaturite appunto da divergenze su come affrontare l’esecuzione di un colpo_, (quasi) in grado di sabotare in maniera incrociata l’incolumità di entrambi. Occasione (in un albo concepito oltre mezzo secolo fa, e uscito nel fatidico ‘68 …) per ribadire il ruolo di maschio alfa di Lui , ma pure per esprimere l’emancipazione ed il ruolo attivo ed indipendente di Lei ;-) . Sceneggiatura densa di avvenimenti , capace di rilanciarsi bruciando (ossia “facendo” assassinare…) personaggi a cui sembrava dato un risalto decisivo, in una sommatoria che nel sotto-finale costringe a qualche brusca ellissi, e con l’uso di un armamentario di “trucchi” un po’ al limite del vagamente plausibile (:-p). Come in svariate occasioni gli intoppi che frenano DK sono un mix di sfortunate (per lui) tempistiche, il concorso concorrenziale di “insospettabili” altri aspiranti ladri (bell’ambientino Clerville! xD ), la quasi pari capacità di Ginko di leggere le mosse dei fuorilegge, in primo la sua nemesi e l’intervento (in)opportuno di situazioni per così dire casuali a margine e disturbo dell’azione delittuosa ( e pure multipla). L’inchiostrazione dà carattere ed “atmosfera” ai disegni , sebbene rischi talvolta di affogare le matite. Qualche problema nel mantenere le proporzioni dei personaggi in rapporto agli sfondi preposti ed agli ingombri volumetrici tra le varie parti del corpo . Eva, coi capelli sciolti pare un po’ troppo bambolona “ringiovanita”dal silicone,quasi una Anna Falchi da Calendario sexy (imho).
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