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  • #91

    Una storia di AF in genere inizia con alcuni personaggi affaccendati in amene incombenze.
    Tipicamente: il Conte Oliver sta arraffando qualcosa;Geremia e La Cariatide curano il negozietto di fiori ; Grunf è presumibilmente alle prese con manutenzioni ed invenzioni speciali; Bob cerca il modo di scroccare un pasto ; ed infine Alan, che se ne va in giro per NY,e coltiva con finta disinvoltura i suoi tentativi di relazionarsi socialmente.
    Poi arriva la convocazione al quartier generale, visitato dal Numero Uno con le disposizioni di un nuovo incarico. Che stavolta consta nel sorvegliare discretamente la campagna elettorale svolta da un candidato allo scranno di Governatore dello Stato, allo scopo di prevenire attentati alla sua persona (ed allo staff del suo partito). Qualcuno sembra ben deciso a bloccarne l’ascesa istituzionale.

    Sovviene Andreotti ( l’albo cita Machiavelli) che metteva in guardia l’uomo politico non già dai suoi competitori ma…

    Simpatica la crasi di pag.59 a sottolineare l’opportunismo intercambiabile e parolaio dei politicanti sempre pronti a promettere tutto a tutti, per poi fondamentalmente rispondere a chi ha investito in solido su di loro. Tuttavia (spingendomi ad una esegesi del testo) lo sceneggiatore sembrerebbe dire che fuori dalla rappresentanza politica ufficiale, paludata e massificata allignano forze estremiste ed avventuriste.
    Estendendo le supposizioni anche al versante dei disegni sembra di dover notare una certa economia (forse dettata da stringenti tempi di consegna delle tavole…) del segno nel rendere le scene d’azione, appesantendo le chine fino a risolvere diversi elementi in sommarie sagome nere. Per la sua parte anche la monocromia dei colori sembra adeguarsi.

    Alcune pagine : http://www.mondadoricomics.it/collan...rcolor-edition

    --- Aggiornamento ---


    Alla fine l’ha scampata, lui solo, Jean-Baptiste Grassien, ufficiale e medico dell’Armata Napoleonica in disfatta nella campagna di Russia. Dopo mille traversie è riuscito a rientrare a Parigi, trovando un Paese profondamente cambiato. Il popolo è stremato dalle guerre e dai lutti mentre i ceti dominanti contano di rifarsi economicamente restaurando la monarchia (Luigi XVIII). L’ex Imperatore Corso è stato condotto in esilio . I Bonapartisti in terra di Francia, a Lui ancora fedeli, sono apertamente osteggiati e malvisti oltre che tenuti sotto speciale osservazione dalla Sureté Nationale del Re.

    Grassien, ancora divorato dal desiderio di dare giustizia ai suoi compagni ( vedi “I Dieci” volume uno) e vendicarsi del sedicente Morlaix de Guérigny trova conforto ed amicizia in una “carboneria” di reduci, decisi ad organizzarsi per confluire in Corsica, finanziandosi derubando nobili e banchieri passati con il Re seppure essendosi arricchiti con la guerra.

    Non più dunque gli spazi aperti , immensi e glaciali in allontanamento da Mosca , ma la Paris del 1820, tra vicoli e cantine, uffici e palazzi di potere in cui si snoda un labirintico “feuilleton” che rimette in gioco i personaggi visti nella prima parte, ne aggiunge di nuovi ed interessanti e _ chiudendo alcuni sviluppi della trama_ rilancia l’avventura su piani inediti. Ben dosati gli ingredienti della storia, tanto per ciò che riguarda i numerosi colpi di scena quanto per la scansione temporale degli eventi , variata efficacemente dall’attendismo fino alla frenesia. Tanto che i dialoghi_secchi e concisi_ rimangono talvolta “appesi” alla vignetta e non è immediato capire a chi attribuirli. La mano dei disegni è ancora pregna di dettagliata enfasi e solidità tridimensionale.
    Un fumetto “che prende”.
    I DIECI ( 2 di 3)

    --- Aggiornamento ---


    ERINNI ( 1 di 2)
    Meh. Fantasie maschili(ste?) in stile erotico-pulp metropolitano che immaginano la doppia vita di una mantide mangia uomini, ma voluttuosamente bisex , che adesca pornomani per passarli all’arma bianca( per motivazioni di fondo che rimangono allo stato attuale celate nel cono d’ombra della sua biografia), finché a causa di un ricatto è obbligata a riconsiderare i suoi bersagli. Di giorno docente di letteratura antica ( da questo deriva “Erinni”),sbavata dai suoi studenti _caratteristica unisex_ nonostante il look istituzionalmente castigato, la notte s-vestita per uccidere in giro per vicoli di servitù a locali hot di lusso (e di lussuria compostamente pervertita). Affannati sulle sue tracce una squadra di sbirri coordinata da una investigatrice che si bagna (!) “sentendo” quando l’altra sta per scannare l’ennesimo/a poco innocente.

    Molte tavole di pura azione, con le vignette quasi aggredite dalla fisicità_ che spessissimo coincide con una levigata nudità_ extra strong dei personaggi , a sostegno di una trama poliziesca che indiziariamente attanaglia con progressiva abilità la Erinni. Ma la storia ,complessivamente, ed in attesa dei prossimi atti della tragedia, respira a singhiozzo le atmosfere malate e noir della “Sin City”, attardandosi in preamboli (imho) di compiaciuta violenza ferina ed ostensione di straripante carne nuda, tacchi a spillo ed armamentario sadomaso ; in una visionarietà di superficie che galleggia costeggiando un crinale di sospettabile (se non nelle intenzioni nelle risultanze…) misoginia. Niente “spiegoni” dunque, per ora, ma una sensazione di spettacolarizzazione “piccante” abbastanza fine a se stessa, con qualche citazione mitologica a dar sfoggio di Cultura.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • #92


      La struttura costitutiva di un survival horror _in questo caso una serie a fumetti_ connatura i maggiori picchi drammatici, distribuiti nelle varie story-arc, con la defezione violenta di qualche personaggio “fondativo” del comic, ossia facente parte del “cerchio magico” saldato più strettamente al destino personale e comunitario di Rick Grimes.
      Questo numero raccoglie gli episodi 97_100 di TWD, “festeggiandoli” con morti tragiche inflitte con sadica efferatezza da un loquace e teatrale villain, autoproclamato detentore dell’ordine “mondiale” a cui sottomettere e sfruttare _ naturalmente alle sue esclusive condizioni e volontà_ i gruppi di sopravvissuti fuori la cerchia dei suoi accoliti. Pena violenze inaudite a chi non lo accontenta.
      Reduce da momenti di rilassatezza tra le accoglienti braccia di Andrea, sulle prime Rick si fa forza contando sulla determinazione del suo gruppo ad affrontare i sedicenti “Salvatori”, facenti capo al leader Negan, finendo però col sottovalutare l’organizzata ed irridente bestialità del nuovo sbalorditivo nemico.

      Robert Kirkman dosa la sceneggiatura evidentemente facendo parzialmente abbassare la guardia ai suoi noti protagonisti per poi colpirli (insieme al lettore…) con due cruentissime “fatality”, riservando doti di delirante istrionismo alla presentazione monologata del ceffo Negan.
      Il contributo eloquente del disegnatore Charlie Adlard e dei suoi insostenibili primi piani alza nuovamente l’asticella della rappresentabilità del degrado etico che l’invasione zombie ha accelerato in quello che rimane del tessuto civico umanitario. Ancora una volta il pericolo più sinistro non germina dai “vaganti” ma dell’egoismo umano. Rick, che iniziava a percepire un futuro vivibile è ora piegato al giogo di Negan, in una situazione che l’aguzzino _ anche scavando nella psicologia dell’ex vice sceriffo e pure di suo figlio Carl_ gli prospetta come definitiva. E’ d’altronde nell’ordine delle cose di TWD che intravvedere una “carota” significa doversi preparare a ricevere il “bastone”.
      Note editoriali: questo numero ha quattro cover celebrative differenti. Da gennaio 2015 , per non avvicinare troppo la pubblicazione nelle edicole agli stessi episodi disponibili con le edizioni da fumetteria si sta valutando di dimezzare le pagine del mensile dedicate a TWD ed integrarle con quelle di una nuova realizzazione di Kirkman , la serie “Outcast”. Notizia da confermare.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • #93


        E’ stata autorizzata una nuova tranche di otto uscite, ristampate nella “Supercolor Edition”. Fuori collana o speciali che abbandonano la sequenza cronologica dei primi sedici numeri, con un salto temporale di sette anni, per cominciare.
        Qui il Gruppo T.N.T. ha acquisito il cane bracco italiano Cirano e spuntano storici comprimari ,come i tre assessori comunali dall’indistinguibile aspetto porcino ( l’idea di Bunker del politico medio, suppongo), l’ispettore Brok, il ricettatore Bing e va da sé il cattivo Gommaflex, che ha il potere di modificare a piacimento il proprio fisico , acquistando velocemente _con un mix tra Diabolik e Lupin III_ lo status di super-nemico di Alan Ford .Che peraltro è diventato più organico alla squadra rispetto ai primi numeri , nei quali aveva un ruolo preminente quanto maggiormente solitario.
        In pratica questo numero è a sua volta diviso in due tronconi distinti ambientalmente ma collegati ( con una certa pretestuosità) alla caccia del manigoldo , il cui diciamo spessore criminale dà mordente alla vicenda, snodata dalle stelle dell’alta società alle stalle di un allevamento suino condotto da un allevatore dalla calata dialettale “mista”…
        Profondo cambiamento ai disegni, con l’uscita di scena di Magnus. Lo sostituisce Paolo Piffarerio _ con Paolo Chiarini alle chine_ , un bravo disegnatore realistico chiamato comunque a seguire la poderosa caratterizzazione dei personaggi impressa dall’illustre predecessore.Lo sforzo però di dotare le vignette di sfondi dinamicamente interagenti con gli elementi in primo piano probabilmente appiattisce la pregnanza espressiva dei volti, anche a causa delle molte scene concitatamente affollate.
        Il “cliffhanger” finale è degno di “Batman” versione serie tv.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • #94


          Albo a colori, 66pp., 4,60€. Reperibile come arretrato da edicola.

          Testi e disegni di Franz Drappier
          Insolita amicizia virile, laggiù verso il west.
          Incrociano i loro destini un guerriero Sioux, che dopo una delusione sentimentale cerca una “bella morte” magari immolandosi contro le postazioni fortificate degli invasori “bianchi”; ed un giovanotto che vuole attraversare i territori del nuovo mondo, per il gusto della scoperta e privo d’intenti belligeranti ( di norma non porta neppure le armi). Ma unitosi in un trasferimento ai carri di una famiglia di origini irlandesi ed a una immigrata dall’Italia, nell’essersi staccato dalla carovana per una perlustrazione è costretto a seguire impotente lo sterminio delle due famiglie, attaccate dagli indiani che infine rapiscono due bimbe superstiti , una italiana e l’altra irlandese.
          Il ragazzo si ripromette solennemente di ritrovarle. Ma è il sioux che per primo scorge la piccola irish e…

          Malinconica storia che ha il suo epilogo anni avanti e guarda al racconto western più crepuscolare e dolentemente antiretorico. Sviluppato con dialoghi essenziali e procedendo visivamente spezzando le tavole in ritmati numerosi riquadri a cogliere l’azione “nervosa” e reazione dei personaggi, spesso coinvolti in situazioni violente ( c’è pure una micro-trama da “giallo”). Visto in bianco e nero su “Lester Cockney” il segno di Drappier mi _parere personale_ aveva preso poco. Sovraccaricato di segni che lo “sporcano” lasciando emergere con poca immediatezza la costituzione delle figure.
          La dichiarata attenzione alle mostreggiature corporee che adornano i guerrieri sul piede di guerra conferisce un effetto di chiazza colorata anche su queste pagine a colori, non spiacevoli invero in tinte tenui ed acquerellate.
          In sintesi: storia tosta da interpretare visivamente con attenzione dato i disegni così così, imho.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • #95


            Testi e disegni di Luca Enoch
            Dopo l’inseguimento ad un “Cardo” sulla bocca di un vulcano innevato Lilith , con l’ausilio del “cagnone” Nero,suo immateriale ( o tangibile a seconda di come riesce a ricostituirsi nei vari segmenti temporali…) e “quasi” invisibile attendente si ritrova in territorio Azteco (Messico) ,insidiato dalla spedizione dei conquistatori spagnoli in avanscoperta, guidati da Cortés (1520 ca).

            I Cardi sono le entità vegetali di forma umanoide che nei secoli proteggono il parassita “alieno”, il Triacanto, destinato a germinare nel futuro e prendere possesso della terra a detrimento della razza umana. Nelle epoche precedenti esso si diffonderebbe albergando nelle viscere dell’uomo. La crono-agente Lilith ha come unica ed esclusiva missione il compito di spezzare la catena di propagazione genetica del parassita , estraendolo (letteralmente!) dal corpo di “portatori” scelti altrimenti destinati a rafforzare irreparabilmente l’infezione distruttiva. Le gesta della “predatrice” però hanno di per sé l’effetto di cambiare il corso della Storia per come l’ abbiamo conosciuta.

            Ammettendo un’espressione di scontro di civiltà, Enoch triangola un parallelismo filosofico tra le spinte identitarie indotte e organizzate intorno alla religione, cristiano cattolica piuttosto che pagana e politeista, e la ragione stessa dell’agire di Lilith, nel suo presente ( ossia il futuro prima dei viaggi nel tempo) agnosticamente avulse ed a lei estranee, ma paradossalmente affini all’atto di fede incondizionato richiesto alla predatrice per espletare il suo compito. Lilith conosce (già) la Storia e se ne avvantaggia, ma non è più sicura che ciò che è costretta a fare discosti il mondo da un ineluttabile destino, dato che modificare il passato è controprova della possibilità di riscrivere un diverso futuro possibile.
            Ulteriore scrupolo aggiunto la necessità della predatrice di agire sistematicamente, non avvertendo nell’occasione la presenza del Triacanto negli uomini prima di ucciderli… Nel contesto dei riti religiosi dei mexica ,obbiettivamente cruenti e sanguinari , che entrano in conflitto con la venialità distruttiva e rapace degli spagnoli , ammantati nei vessilli cristiani della Croce e della Vergine.
            Per questa occasione Enoch impegna il lettore lasciando nei testi una copiosa quantità di vocaboli in lingua nauhatl che fanno stentare l’azione nei primi due atti, anche perché diversamente dal solito Lilith si conquista subito una posizione pubblica e distinta ( una dea per i mexica; una strega per gli spagnoli…), arrivando a pilotare le ostilità tra indigeni ed “orientali” venuti per sottomettere i popoli e le terre d’America, a mezzo dello sprone dei suoi “vaticini”.
            In origine L. è ricalcata sulle fattezze dell’incantevole Kate Bakinsale, che il disegnatore sta iniziando a “sporcare” con smorfie ironiche e sempre di più di cupezza abbruttente , a resa degli stati d’animo della sua protagonista , dal potenziale drammatico superiore forse a qualsiasi altro fumetto SBE. Meno estremo di altri nel taglio delle vignette qui però si sbizzarrisce con le architetture azteche, oltre all’impegno certosino sui costumi e nei passaggi “mossi” dagli svariati elementi racchiusi nel campo illustrato.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • #96
              [IMG] [/IMG]
              Non sempre Paolo Piffarerio, con Giovanni Romanini alle chine, riesce a governare le proporzioni anatomiche dei personaggi ed il taglio grottesco cade in arruffati mascheroni. A sprazzi si godono le invenzioni linguistiche di Bunker,per il resto fin troppo zelante nel didascalizzare ogni azione che si va a compiere sulle tavole,anche un poco ripetitive nelle modalità d’intervento degli agenti del Gruppo T.N.T. I momenti più spassosi , secondo me, vanno ricercati nei frangenti della vita quotidiana precedenti la missione ( vedi il trasloco del pianista…), che naturalmente consiste nella cattura del ladro “diabolicamente” trasformista Gommaflex. Rompe efficacemente la sequela di baruffe ed inseguimenti il “genialoide” musicista che, mentre sogna di coprirsi di gloria, acquisisce un particolare potere che il Numero Uno saprà piegare alla buona riuscita della strategia anti “gommoso”. Si nota come Geremia e La Cariatide facciano ormai in operativamente atto di pura presenza, con S.E. in pieno spolvero dirigenziale.
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • #97
                Cazzo Henry, quanto leggi?
                Mi ricordi il giovane -teo che dava di tutto alla sua fumetteria di fiducia!

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                • #98

                  Testi di Chuck Dixon, disegni di Jorge Zaffino. Storia completa di 144pp., b/n, 5,00€.
                  La Terra è sprofondata in una nuova infinita (?) glaciazione. La popolazione è decimata, ormai immemore del mondo di prima, e si sbrana a vicenda per accaparrarsi le riserve di cibo ed altro per tirare a campare, con ogni mezzo , disabituata ad esercitare una coscienza civile qualsivoglia.
                  Uno scaltro commerciante , Scully (biondo con una ghigna alla Jack Nicholson fulminato ) , sempre in cerca di barattare affari rimane fregato da un gruppuscolo di imbruttiti (in tutti i sensi…) clienti ma acquista l’amicizia di Wynn ( ‘na specie di Valentina Mela Verde…) che diventa l’unica a cui ancorare l’abbozzo di un rapporto umano.
                  La pietà l’è morta e solo la direzione presa da macchine volanti che solcano il cielo ( mezzi aerei che sgomentano per la loro stessa esistenza…) lasciano immaginare un posto dove si deve (!) stare al caldo, con tante cose da mangiare, finalmente…

                  Fumetto che scivola via, sul ghiaccio ovviamente, su situazioni già trovate , ad esempio, nel coevo “The Walking Dead” . Dialoghi essenziali alla bisogna, didascalizzati per lasciar “parlare” l’ambientazione post-apocalittica da “Planet of the apes” spazzata dalla morsa di un “The Day after tomorrow”. Segno ugualmente ruvido dell’argentino Zaffino , a cui lo stesso Dixon accosta Joe Kubert e ci può stare. A rilievo di personaggi che sbucano fuori dall’oscurità di questo medioevo prossimo venturo con ferina aggressività, anteposto al rapporto affettivo Scully-Wynn che invece si rinsalda con sospetta velocità. Fantasiose le fogge dei villain.
                  Passabile, non eccezionale, imho.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • #99
                    Lasciando alla fronda degli esegeti del Bardo eventuali comparazioni filologiche del capo d’opera teatrale, vado brevemente ad illustrare questo libero ma rispettoso adattamento a fumetti scaturito dalla penna puntuta di Max Bunker e dai pennelli con tocco grottesco ( ovviamente debitore di Magnus) di Dario Perucca. La Raffaella Secchi fa “danni” con la colorazioni sparando tinte accese che neanche sul set di “Suspiria”. Ed è la messa in scena che balza all’occhio poiché ,pur compresa e rimandata tra le assi del palcoscenico si libera dalle angustie della scenografia teatrale per ri-vivere in ambientazioni reali, una licenza che rende a Bunker maggiore comodità per giostrare i suoi calembours lessicali e dispiegare l’intera utilizzazione del Gruppo T.N.T, oltre a “guest-star” comprimarie che qui si spartiscono i ruoli nella recita. Non scontate le scelte del cast : Alan, troppo biondo per essere il Moro di Venezia ripiega su un abbastanza loffio Roderigo; mentre Bob Rock debitamente costumato e scurito , come Otello si spupazza la bella Margot_ Desdemona e si fa mal consigliare da Jago_Numero Uno, che intriga per gelosia statutaria di Cassio_Conte Oliver, tra la Corte del Doge e l’isola di Cipro, da strappare ai turchi…

                    Nelle pieghe della messa in scena i graffi che danno l’impronta di un “Alan Ford”e rendono godibile la comica rappresentazione del dramma shakespiriano.

                    Nota:la cover non è la originale della "Supercolor Edition".
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                    • Un killer entra in un baretto e fredda quattro ceffi , legati alla mafia irlandese. Poi con calma olimpica e “professionale” sicurezza si allontana , avendo cura di sbarazzarsi dell’arma che ha sparato. Ma un particolare lo tradisce…

                      Storia , di G. Berardi e L. Calza, che evidenzia la parte procedurale e legale dell’indagine che, quando anche scoprisse l’assassino, ha bisogno di collegare le prove per andare a buon fine. Stavolta il profilo psicologico dei sospettati si necessita e risolve in pochi cenni; ed è invece il libero arbitrio di Julia e di un armaiolo che, incrociando le rispettive istanze con una punta di leggerezza ed imprudenza, causano ulteriori eventi nefasti. Lo sfondo è la guerra tra gang per il controllo del territorio e delle conseguenti attività criminali. Affascinante _si fa per dire_ il ritratto del Boss irlandese che, un po’ come l’afro “Big Bear” Drummond usa di fino la testa in accompagnamento alla violenza.
                      Il senno del poi lacererà profondamente J., mettendola in cerca di affettuosa consolazione…

                      Alcune parti ( i portoricani…) contestualizzano ma paiono messe per muovere una sceneggiatura che fa perno sull’attesa di azioni imminenti, non risparmiando sparatorie ed inseguimenti , che una logica (mafiosa) più “tattica” si sarebbe risparmiata. A prevalere all’attendismo, ipotizzo, la necessità di fare intrattenimento, più nello stile spettacolare di una Gomorra, piuttosto che nella sottotraccia( peraltro accennata con l’evocazione del Procuratore Robson) delle manovre dei Palazzi del Potere centrale. Il testo gioca ad “irritare” il lettore con delinquenti che rischiano di sfangarla seppur palesemente colpevoli, e persone oneste ( compresa Julia) che agendo per opportunità incorrono ad innescare conseguenze ferali ed irrimediabili.
                      Ai disegni di M.Soldi e R. La Bella, non sempre consecutivi nel mantenere le proporzioni dei visi dei numerosi personaggi.
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                      • Vedo che in questa sezione, come nel resto del forum, si parla quasi solo di roba mainstream e soprattutto di supereroi Marvel/DC... male, molto male! :seseh:

                        Giusto per non lasciare solo henry angel nell'arduo compito di segnalare altro-dai-supereroi, vi segnalo tre fumetti d'autore (sì, esistono i fumetti d'autore :lingua che vi consiglierei di leggere. Come nelle migliori barzellette, "ci sono degli inglesi, un italiano e un maltese".


                        Signal to Noise, di Neil Gaiman e Dave McKean





                        Un regista scopre di avere una malattia incurabile mentre sta progettando un film sulla paura della fine del mondo nel 999 d.C.

                        Non dico altro, una storia molto intimista sorretta da (al solito) un magnifico lavoro grafico di McKean, una sinergia tra testo e immagine che semplicemente non può non commuovere.


                        Unastoria, di Gipi




                        La storia di uno scrittore e di un suo parente che ha combattuto nella Prima Guerra Mondiale. Anche in questo caso, straordinario, sperimentale ed evocativo il lavoro sui disegni, da lasciare basiti per la bravura di Gipi nell'evocare un mondo di emozioni con un insieme misto di tecniche che esprimono il senso profondo del testo.


                        Gaza 1956, di Joe Sacco




                        Joe Sacco è un giornalista che ha deciso di raccontare le sue ricerche attraverso il medium fumettistico. In questo volume racconta la sua indagine su un evento storico "marginale", come lo definisce lui: un eccidio di civili palestinesi da parte degli israeliani a Rafah, sul confine tra la Striscia di Gaza ed Egitto, nel 1956.

                        Attraverso le tavole del fumetto Sacco restituisce l'umanità e l'emotività delle testimonianze che ha raccolto meticolosamente, riuscendo a trasmettere emozioni che probabilmente non avrebbe potuto regalare con un semplice reportage. Ricorda, mutatis mutandis, la profonda umanità di un'opera come Maus. È il primo fumetto che leggo di questo autore, sicuramente ne recupererò altri.

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                        • I Bonapartisti reduci dai fatti di Parigi nel 1820 ( vedi secondo volume) prendono il mare per stabilirsi in Corsica.
                          Diciassette anni e due Re francesi dopo il medico Jean-Baptiste Grassien è felicemente ammogliato, ha tre figli e vive nella casa dell’amico e cognato Joseph Colombani. Sta seguendo gli studi del figlio più grande Philippe, in procinto di dedicarsi anch’egli alla medicina. Anche la primogenita, Eugenie, è vocata alla professione , che tuttavia le è preclusa per legge in quanto femmina.
                          Intanto Joseph riceve la particolare visita di un ufficiale dell’esercito imperiale che gli affida un compito ,da onorare chiedendo alla nipote di seguirlo , come infermiera, nella massima discrezione e senza neppure consultare Jean-Baptiste.
                          La ragazza accetta , vivendo una clamorosa esperienza…

                          Eric Stalner pone a termine la sua epopea con una ucronia storica (il titolo in calce alla cover è già abbastanza spoiler ante ) che isola letteralmente le vicende precedentemente raccontate in un macro avvenimento interamente distribuito tra le pietrose montagne Corse. Ci fa ritrovare un dottor Grassien pacificato con se stesso e non più incline alla rivalsa “politica”, ma attento ed amorevole capo famiglia. E sarà in primis l’angoscia per la sorte della sua Eugenie a ricamarlo in causa in quest’ultima pericolosa impresa.
                          Di nuovo magnifici i disegni , a pennellare scorci paesaggistici che hanno la dignità di un quadro; sfruttando la gabbia delle tavole per cogliere le reazioni dei molti personaggi ,peraltro di una storia dove il non detto e riferibile ha un peso preponderante. Sarebbe in fondo sterile voler sapere/sospettare quanto l’autore parteggiasse per i Napoleonici , a cui piuttosto concede umanamente ( a chi si salverà, non tutti…) di guardare avanti , alla vita da vivere, senza dimenticare ma smettendo di far sanguinare le cicatrici del proprio passato; di uomini e donne che possono dire di aver compartecipato la Storia, che non è solo quella che altri poi possono solo (ed eventualmente ) raccontare.

                          Nota personale: vi state preoccupando della mia solitudine…Non vorrei che fosse un modo educato per dire che le mie recensioni amatoriali sono uno strazio ed è ben ora che le scriva qualcun altro. :afrrraid::evil: (;D)
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • Il Conte Transilvano ha viaggiato dalla pagina alle assi del palcoscenico fin, si può dire, dalla sua genesi letteraria, giacché fu lo stesso Bram Stoker a dirigerne una riduzione per il teatro già nel 1898. La pièce parodistica inscenata da Max Bunker e Paolo Piffarerio ha pronta fatta in casa la figura del vampiro ( in senso iconografico ispirato ai film con Christopher Lee) in uno dei tanti nemici del Gruppo T.N.T, il nobiliare Wurdalak, opportunamente “depotenziato” nei canini ( che erano un segno grafico ricorrente degli stessi protagonisti di AF, quand’erano particolarmente iracondi…). Ci sta pure Superciuk nella parte di un Ispettore mandato dal Ministero a vidimare la liceità della “prova generale” dello spettacolo. Che prende l’avvio con Jonathan Archer _ Alan Ford incaricato di proporre un affare immobiliare ad un certo Conte Dracula…

                            In questa occasione purtroppo è la “vena” creativa di Bunker ad essere esausta, non riuscendo quasi mai a scardinare in chiave comica un racconto che in fondo si evolve in una cornice di “corretta” drammaticità perlopiù , in adesione al testo d’origine. Raffaella Secchi ai colori nemmeno si fa cruccio di lasciar distinguere visivamente il giorno dalla notte, e ci dà giù di tinte unite in ogni possibile occasione; mentre Piffarerio ha da fare carrozze, castelli e cavalli ma forma e de-forma i personaggi in troppi modi e nessuna personalità.
                            Ventesima e forse peggiore proposta di questa “Supercolor Edition”, imho.

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                            • Nel tentativo di sfuggire ad una composita e ramificata schiera di nemici e ritrovare il fratello (Igor, un aspirante attore a parte di documenti scottanti sulla politica di una futuribile Russia…), l’ex capitano Vlad Zolkoff _ trascinandosi dietro il funzionario del nuovo organo parlamentare europeo Simon Elenstein_ varca suo malgrado una “zona rossa”. Un vasto ambiente ad alta radioattività, isolato dopo un incidente nucleare celato al resto del mondo. Al suo interno una rigida gerarchia militare ed una squadra di scienziati guidata da un esaltato mad doctor proteggono gli uni e compiono gli altri esperimenti di genetica e medicina avanzate ( con cui, peraltro, tengono sotto controllo gli effetti nocivi delle radiazioni…).Prima di “rieducare” Vlad e Simon ai suoi scopi il dottore scopre la missione che l’ex soldato si è assegnata e decide di poter speculare un vantaggio dalla organizzazione internazionale con base a New York che sta cercando Igor e la sua “valigetta” di segreti compromettenti pedinando in via tecnologica gli spostamenti di Vlad.

                              In questo secondo volume dunque la “caccia al tesoro” si arresta /assesta nell’ambiente off limits da cui la strana coppia di protagonisti cercherà rocambolescamente di sfuggire; propiziando allo sceneggiatore l’occasione di approfondire il passato biografico di Vlad e Simon, ormai legati dagli eventi da salda amicizia virile. La prima parte della storia è modellata da “prison movie” su aspetti quasi interamente psicologici ed introspettivi per poi deflagrare in un complesso piano di fuga che ritrova i consoni ( al protagonista) canoni di azione e violenza fracassona, demandando lo scioglimento della trama orizzontale al prossimo conclusivo albo.

                              Griffo ai disegni. Cartesiano nella resa di architetture e mezzi tecnologici , dà maggiore varietà nel montaggio in tavola delle vignette e nei ritratti , quasi caricaturali per alcuni personaggi. Simon fa rimembrare il Dustin Hoffman di “Papillon”, mentre Vlad ricorda il massicciamente monocorde attore Jason Statham.

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                              • Ogni episodio inizia riassumendo i momenti topici della storia : un ordigno distruttivo su vasta scala esplode sulla costa ovest degli USA; in un attentato firmato da un gruppo terroristico islamista. Il Paese reagisce congelando le libere elezioni ed impiantando un Governo autoritario e teocratico , nella direzione dell’integralismo cristiano e dell’espansionismo militare unilaterale.
                                Ovvero gli Stati Uniti divengono un Impero retto da un’oligarchia ultraconservatrice ( che ha manovrato in segreto per facilitare la svolta anti-democratica…). Un solo uomo potrebbe forse impedire ed invertire _ a cominciare dalla detonazione della bomba _ la deriva assolutista ma, sta pensando di suicidarsi…

                                Una moderna spy story tambureggiante e spedita nella concatenazione degli avvenimenti ( senza essere peraltro farraginosa, una volta “inquadrati” i diversi attori della vicenda), con i “buoni” impegnati ad individuare la logistica e la destinazione della bomba, ed altrettanto a verificare collegamenti e complicità tra terroristi stranieri e cospiratori americani, degli pseudo patrioti guidati da uno spin doctor pervertito che, con la sua oratoria e i suoi contatti mediatici sta già aprendo pubblicamente una via politica di adesione nientemeno che alla “Volontà di Dio”. A fargli i lavori sporchi una sua “protetta”, manovrata chimicamente nel suo bipolarismo psichico che ha affettuosamente conosciuto il protagonista e solo parzialmente la sua mansione, dentro servizi segreti ed organigrammi federali ormai pesantemente inquinati dai cospiratori.

                                Una vecchia moneta letteralmente bucata è entrata nel destino del personaggio principale fin dal momento in cui fu concepito dai genitori; e se la ritrova come ricordo affettivo della madre defunta. Ma il suo esatto “valore” è stupefacente!
                                Una sterzata “mitologica” che costituisce un formidabile gancio finale per attendere la continuazione del racconto visivo, ora arricchito anche di maggior spessore introspettivo e di sempre diligenti disegni realistici.
                                Per i testi: Yann e Stephen Desberg; Enrico Marini e Henri Reculé per la parte grafica . Continua…
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