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    DIABOLIK_ Ginko incriminato
    Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
    Testi_ Angela e Luciana Giussani / Disegni_ Flavio Bozzoli
    (matite) e Glauco Coretti (chine).

    Un commerciante di preziosi di Ghenf è anche ricettatore, segretamente attenzionato da Ginko , che sta lavorando a produrre le prove contro di lui. All’insaputa di entrambi Diabolik ha messo nel mirino i gioielli del mercante e prepara un colpo. L’unica parente prossima del trafficante viene diseredata poiché innamorata di un uomo nullatente e poco affidabile. Un giudizio per altro del tutto fondato, che la ragazza è incapace di elaborare. Ma al tipaccio non difetta l’iniziativa e, con pochi scrupoli , ordisce una trama d’inganni e raggiri capace di fare _per i suoi loschi scopi_ una “vittima” eccellente : Ginko!

    Dato il titolo è palese il perno narrativo della vicenda , che vive quindi e tuttavia della “sola” rifilata all’integerrimo _si capisce_ e certo non passivo Ispettore, e di come Diabolik riesca a “surfare”sull’onda del pericolo e dell’opportunità, rischiando di pagare pegno nei momenti più topici; magari cavato d’impiccio dall’anello più debole (secondo una caratterizzazione che oggi _l’albo originale è uscito il 23/07/1973_ verrebbe tacciata di misoginia , e con ragione :-p) e conclamato smaccatamente in un intreccio non del tutto inedito ma ben architettato e compiuto (… un po’ bruscamente, verso la fine).
    Ben amalgamate le chine , non invasive e rispettose anche delle linee di bordatura meno marcate, compendio a disegni che sembrano già poter fissare uno standard estetico, pulito, regolare ed al limite spersonalizzato , dato a riconoscere lo stile peculiare che sarà della testata anche ed almeno nelle sue due decadi a venire (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      DIABOLIK_ Strage al rifugio
      Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
      Testi_ Angela e Luciana Giussani / Disegni_ Flavio Bozzoli (matite) e Saverio Micheloni (chine).
      Sostituendosi al Direttore del Banco dei Pegni , Diabolik pregusta _razziandone i gioielli in esso custoditi ( con postilla “politicamente corretta”: chi ha ceduto preziosi per stretta necessità verrà comunque garantito dalla Direzione del Banco…)_ uno dei colpi più elementari della sua “carriera” . Ma il dirigente , oberato dai debiti di gioco, si è già messo d’accordo con lo strozzino che lo tiene in pugno , per sostituire i preziosi contenuti nella cassaforte con dei falsi . Subentrando , Diabolik realizza il colpo pro domo sua , ma gli sgherri dell’usuraio lo tallonano fin nei pressi del rifugio dove Eva sta gestendo il sequestro del Direttore…
      Titolo e copertina drammatizzano in modo solo in parte tragico ed infedele una sceneggiatura che cucina elementi classici di questo fumetto , con una iniezione di sensualità ( la coppia criminale è quanto mai affiatata…) che pilota il ruolo centrale che assume Eva Kant , risorsa indispensabile per scampare una situazione a tratti altamente drammatica e compromessa per lei ed il suo compagno. Epigrafica d’altronde la chiusa della storia , affidata all’insospettabile Ginko ( che pure stavolta entra in gioco a situazione largamente avviata; in una maniera sostanzialmente fortuita , recuperata dal suo intuito analitico)che declama le turgide caratteristiche caratteriali della Donna; ma tuttavia si percepisce nel flusso dei dialoghi diversi scambi (di battute) bruschi ed innaturali nella loro perentorietà. E si capisce , penso, dove si andrà a parare , questo sebbene i “trucchi” messi in atto da Eva rasentino l’inverosimile spinto.
      La parte grafica, del resto l’albo data in originale 24/06/1974, rispecchia benevolmente lo stile anni settanta dei fumetti in formato pocket, come “Daniel” o “Billy Bis”, non in senso cronologico ( DK è venuto da prima ed è egregiamente sopravvissuto fino ad oggi…) ma estetico e progenitore (imho).


      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        DIABOLIK_ Il Nemico invisibile
        Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
        Testi_ Angela e Luciana Giussani / Disegni_ Flavio Bozzoli.
        Un astuto malvivente, di ritorno da una lunga latitanza all’estero , propone ad un amico (nullafacente) con la sua fidanzata (una ballerina) di formare una banda con altri due fidati soci per tendere una trappola a Diabolik ed Eva Kant (!) ed approfittarsi di loro. L’inganno, particolarmente audace e ben organizzato riesce : Diabolik ed Eva sono in mano loro , costretti a fabbricare le perfette maschere sintetiche con cui la banda, quasi indisturbata e baldanzosamente impunita , inizia a mettere a segno rapine memorabili. L’appetito per ancora più altro denaro fa’ affiorare la montante insofferenza del fidanzato per la sua donna, l’avidità e l’urgenza di disporre degli altri complici ed una strisciante mal sopportazione del capo della batteria criminale , che ha messo l’idea e la logistica ma non partecipa ai colpi per un pregresso ed imprevisto infortunio fisico.
        Ma, proverbialmente, “chi troppo vuole…”. Episodio in prima edizione risalente al ’67, che si “accanisce” su uno stereotipo reiterato in diverse altre storie anche oltre gli anni sessanta, ovvero la ballerina sinonimo di “leggerina”, moralmente compromessa e legata ad uomini di uguale o peggiore sconveniente caratura ; insomma una poco di buono, tendente alla zoccolaggine, e se sinceramente innamorata (come in questo caso) nevroticamente possessiva . Una mina vagante, a cui è appesa la sorte dei suoi; mentre Diabolik , ancora una volta , ha delle risorse oltremodo sorprendenti (;-) ) . Finisce per essere co-invitato anche Ginko , a cui non rimarrà però che la “contemplazione” dell’ingegno sfoderato da DK, altro tassello nella sedimentazione del suo mito . L’insieme della storia marcia abbastanza bene, specie se il lettore evita di soffermarsi su alcune torsioni logiche in parti narrative apicali (:-p ). Senz’altro a discarico del disegnatore si devono concedere , all’epoca, i tempi contingentati nella consegna della mole di tavole che compongono un albo di “Diabolik”, ma anche questa prova “giovanile” ha le sue pecche. Principalmente risalta all’occhio l’abuso di silhouette in combinazione di sfondi approssimati , mal proporzionati in rapporto alle figure umane,a loro volta molto disarmoniche ed incoerenti . Non è certo sempre così ed alcune tavole al contrario ne lasciano intravvedere la buona predisposizione. Abbastanza ameno , forse ispirato ad un cinema (però) datato perfino a quell’epoca , che si vada a svuotare caveau in giacca rigorosamente abbottonata ed impeccabile farfallino ,sic! (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          KUORE NELLA NOTTE
          Tunué. 96 pp., b/n. 9,90€.
          Testi e Disegni_ Stefano “s3keno” Piccoli.
          Lorenzo, ragazzo di borgata romana, quando vien la notte “tagga” i muri della Capitale con la sua “crew” e altrimenti diffonde cultura alternativa visuale/musicale redigendo una rivista che gode di una discreta positiva reputazione . Deve vedersela con un gruppo rivale abbastanza rosicone e con una Guardia notturna dal brutto passato di “mela bacata” nella Polizia di Stato ed un brutto presente con una figlia da campare, una moglie lamentosa sull’orlo del divorzio ed un lavoro retribuito a singhiozzo , ottenuto grazie ad un debito di riconoscenza verso il suocero , un altro che non manca di fargli pesare le sue manchevolezze. In (street) art Kuore, Lorenzo palpita per una ragazza bionda a cui non sa (timidone!) dichiararsi , se non dedicandole l’ultimo lavoro di pittura “UN SOLO AMORE, Chiara”.
          Praticamente un (film) “musicarello” con Al Bano e Romina Power , però con lo spray e la musica hip hop (citata) a manetta (il fumetto è del 2014, ancora niente Trap , dunque :-p ), e l’ulteriore incomodo dell’uomo della Security , un po’ fascio ma con problemi da comune poveraccio , che a una certa sbrocca di brutto…Ma lì la storia non và oltre , per chiudere nella platonica “Love story” ( ed anche qui la citazione cinematografica ha il suo perché…) messa in sospensione alla maniera di un Federico Moccia. Gira tuttalpiù qualche cannetta ma Kuore & Friends si capisce che sono buoni come il pane , educati ,scevri da impuntature integraliste , e parlano pure un forbito italiano senza sporcature dialettali e piuttosto una certa padronanza della lingua inglese corrente, perfino mondata dalle parolacce. Rassicurante e vagamente perbenista il fumetto vanta un’edizione compatta nel formato ( appena più stretto di un Bonelli, sebbene la brossura abbia le alette…) e con un ricco corredo di immagini e di note esplicative sulla realizzazione grafica della graphic novel , a partire _parole dello stesso autore_ da una voluta limitazione del digitale a favore del recupero di un bianco e nero di base , con cui arrivare alla tavola completa stampabile. Per i più tecnologici (tra i lettori) non mancano una serie di Codici QR con ulteriori extra ( che non ho approfondito :-p ). Convincente e preciso nelle fughe prospettiche , il segno grasso non pregiudica la buona finitura degli sfondi e/o degli altri elementi comprensivi presenti nelle vignette , montate su gabbie molto duttili nel variare , e quindi a scandire il ritmo ottimale della fruizione di lettura. Per affinità anche tematica, il segno un po’ rimanda a Luca Enoch ed alla scena indie americana (sua) contemporanea (imho).
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            IL VANGELO DEL COYOTE
            Guanda Graphic. 128pp. b/n e toni di grigio. 14,00€.
            Testi_ Gianluca Morozzi / Disegni_ Giuseppe Camuncoli e Michele Petrucci.
            Qui ed ora ( beh, nel 2007…) due studentesse “lalle” , molto amiche ed appassionate di cinema estremo horror splatter , inesauste nel fantasticare sulle scene più truculente di una pellicola data in sale e che sono tornate svariate volte a rivedere decidono di verificare empiricamente la fattibilità delle torture e delle sevizie mostrate nel film (sic!).

            Un professore di liceo, sfibrato dalla pochezza intellettuale e caratteriale di alunni ( ma non sembra conoscere quelle due tipe…)e colleghi, lascia intravvedere tuttavia tratti di una personalità al tempo lucida ed analitica ma tarata da inquietanti risvolti ossessivi e patologici. Mentre viene rimorchiato da una Prof. desiderosa di accasarsi, si prepara una “stuzzicante” sorpresa alle viste del suo imminente compleanno…
            Mantenendo un tono da commedia nera _ con dialoghi in questo senso appropriati e brillanti_ il volume ( dal titolo enigmatico e non proprio spiegato esplicitamente anche in una dedicata e breve postfazione, unica aggiunta “extra” del libro) propone una disturbante discesa agli inferi della perversione e della violenza , anche grafica (nel senso della ricerca estetica con cui viene inflitta; ed in cui la fascinazione cinematografica ha un ruolo evidente, fino al parossismo surreale. Ed in termini di spoiler ho già detto troppo ;-) ), che finisce per lordare pure il lettore, avidamente risucchiato dalla curiosità di sapere come/cosa stiano facendo le famigerate eppure ordinarie ragazze e il docente, a sua volta (quasi) perfettamente in grado di sostenere un’apparenza insospettabile , dietro la quale il terzetto ( la storia viene raccontata alternando lui e loro) “ci” squadra impietosamente nelle nostre inadeguatezze e limitazioni , quasi diventando il “senso compiuto” di efferatezze già latenti in ognuno (?) degli “onesti cittadini” tra le cui file sentiamo di militare.
            Grinzoso e sottile nel segno, mi pare con una certa ostentazione dell’istintività sciolta a mano libera , Camuncoli sa catturare l’occhio e rapirlo in efficaci geometrie e linnee prospettiche , talvolta anche volutamente sfocate sui secondi piani (…il che lascia comunque un retro gusto di incompiutezza “tirata via” :-p ), potenti anche nei contrasti d’inchiostrazione e certo non particolarmente aggraziato nell’esperire la figura umana , a là Jamie Hewlett. Della serie “Gipi e i suoi fratelli” (xD) il Petrucci style tira giù linee spesse , essenziali e non naturalistiche , rimpolpate dai grigi ( e quindi direi non a caso anti cinematografiche),abbastanza eloquenti la sghemba ”mostrificazione” del protagonista e del (nostro) tessuto urbano e borghese . Tosto (imho).
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              NASH 1. Stella mattutina
              Grifo Edizioni. 54pp. Caronato a colori. 13,50€.
              Testi_ Jean-Pierre Pècaud / Disegni_ Damour / Colori_ Pierre Schelle e Stephane Rosa.
              L’accigliato ed ombroso (ma con scatti ironici da NON fare invidia ai personaggi di Bruce Willis…) Nash Tulsa , ex militare, è qualcosa di più di un investigatore privato e qualcosa di meno di un bounty killer (?) nella NYC del 2047, metropoli futuribile , ipertecnologica e cyberpunk , ma pure caliginosa e trasandata nei pianoterra ,come in un sequel di “Blade Runner” ( però questo fumetto è del ’97), solerte a “stanare” le persone, su lauta commissione. Un brutto giorno gli rapiscono la figlia, una piccina per altro cagionevole di salute. Nel provare a capacitarsi di chi gliela ha giurata , Nash coinvolge la sua ex moglie _mamma ( con fecondazione assistita) della sequestrata_ e un amico sbirro che lo aiutano ad indirizzarsi verso un istituto sperimentale per la ricerca genetica , che ha fatto nascere diverse bambine “particolari” ed al contempo molto simili alla scomparsa (!). Pur direttamente determinato a liberare sua figlia, Nash capisce di aver intravisto la punta di un iceberg scientifico segreto , che forse era già radicato in una esperienza avuta sotto le armi , durante una missione “esoterica” nello Yucatan e, soverchiato dalle forze avverse , tenta una sortita evasiva…

              Logicamente il bédé andrà valutato nella sua interezza. Ad ora si sta seminando nel campo di una fantascienza distopica che sembra offrire spunti rodati a richiamare riflessioni sulla eticità delle imbizzarrite possibilità della Scienza applicata sull’essere umano, e situazioni votate alla frenesia tamarra da “spara e scappa/scappa e spara”. I dialoghi risentono, al netto di un tentativo di ironia smargiassa,di una certa rigidità marziale, e pure alcuni snodi della trama irrompono con una certa ruvidità, magari con il solo voltare pagina ( l’edizione è editorialmente pregiata, sebbene priva di contenuti aggiuntivi). Vincent Rueda è accreditato al “Design” immagino di armi , mezzi e paludamenti del futuro , che tuttavia appaiono abbastanza tozzi e non particolarmente definiti, complici forse disegni più ispirati ad una vena caricaturale , che potrebbe richiamare uno Stefano Casini se non un Giuliano Piccininno. Colorazione molto basata su tonalità dominanti che staccano e relegano i macro-ambienti visitati ( se virtualmente , per esempio , è di norma un verde acquoso…)da Nash & co. Per chi vuole ,continua (imho).
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                SCARFACE _ Diavolo mascherato
                Free Books. 104pp., a colori. 11,90€.
                Testi_ Joshua Jabcuga / Disegni e Colori_ Alberto Dose.
                Un one shot diviso in quattro capitoli che si propone come biopic dell’omonimo personaggio cinematografico , riguardante gli anni, antecedenti , dalla fanciullezza fino all’arrivo ,da espatriato clandestino cubano, sulle coste della Florida. Un racconto cronologicamente non lineare in cui vediamo dunque il giovane Tony Montana fare brutto e finendo rocambolescamente per interpretare quasi tutte le note di uno spartito che vorrebbe suonare la marcia funebre di Fidel Castro , inviso trasversalmente dalla mafia dell’isola e dai democratici Stati Uniti d’America , con mandato alla Cia di scovare il cittadino indigeno che tolga di mezzo il barbuto “Lider Maximo”, garante del culto rivoluzionario ed isolazionista che d’altronde sta accumulando negli anni un crescente dose di disilluso malcontento. Partendo da una sconcertante gavetta _e nonostante la buona volontà educativa della mamma_ , Tony fa il callo alle carneficine (come nel celebrato film di De Palma…), spiccando nel suo irriducibile individualismo ed evidentemente a causa dei malaffari in cui ha la feroce determinazione di emergere, risolvendosi in sanguinose rese dei conti con gli ex (in)degni compari ( e ci rimedia suo malgrado anche il segno particolare della cicatrice…) . Ad un primo impatto i testi per altro non sembrano chiarissimi nel portare in scena questi comprimari , ed un poco disorienta la repentinità nel cambiamento dei segmenti temporali , con quindi Tony sempre con età differenti, su un periodo tra i primi anni ’50 fino agli ‘80. Comunque gangster si nasce ! ;-) .
                Comprensiva di alcune illustrazioni dedicate e studi di preparazione dei personaggi, ben rifiniti, la parte grafica , inclusa la paletta dei colori e le chine , entra nel trip di Eduardo Risso in “100 Bulletts”, da cui mutua anche l’anarchia nello schema nella gabbia delle tavole, talune prive di riquadri e in cui l’azione fluisce sequenzialmente, o magari altre in cui un protagonista erompe sulla pagina in tutta la sua fiera imponenza, od ancora un compromesso di queste soluzioni visive , con l’action esasperata da insoliti (ma non illogici) punti di vista. Forse un po’ slabbrato nella flaccida precisione di alcuni ritratti (…con un qualcosa a là Jacques Tardi) : si potrebbe adire il sospetto che gli autori abbiano voluto depotenziare la crudezza realistica del carico di violenza esibita, anche perché il disegnatore altrove ha mostrato uno stile più algido ed illustrativo . Passabile, non particolarmente entusiasmante (imho).
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                  JULIA n.ro 271 Paranoia
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                  Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Ernesto Michelazzo.
                  Questo numero, nelle edicole ad aprile 2021, è corredato da una moneta celebrativa (80 anni di attività dell’editore), con l’effige di Julia; ha una copertina a colori e di brossura più pesante ma ha una riduzione di foliazione di sedici pagine, dolorosa rinuncia compromissoria per non aumentare (“per ora”) il prezzo degli albi, cosa per altro invece toccata alle altre testate della Sergio Bonelli Editore.
                  La decurtazione non si avverte nell’ episodio , già fin troppo satollo di imput descrittivi , tecnicismi, accenni filosofici alla meglio, farneticazioni populiste alla peggio; sorvegliati da una sceneggiatura ovviamente consapevole del materiale maneggiato ma forse eccedente in senso quantitativo : un’abbuffata con poche requie, giocata nella descrizione delle ricadute comportamentali effettive nell’utenza dei new media _in particolare come fonte di approvvigionamento delle notizie_ su persone di estrazione sociale anche ben diversa, eppure interconnessa da interessi esistenziali incrociati e sovrapposti, secondo varie fasce d’età (…dato non necessariamente dirimente in assoluto ;-) ) . E se le derive patologiche del “complottismo “ sono semplicemente impermeabili ad ogni confutazione ragionevole, gli autori vogliono comunque parallelamente avvertirci che nel campo dei metadati vengono elaborate strategie subdole ed invasive, a-morali nell’inseguimento del profitto , non scevre da implicazioni etiche oltre che da azioni di prosaica ed intenzionale tossicità intellettuale.
                  Cosicché un musicista precario non più giovane, a carico di una madre sciupata _ma pure lei col pallino dell’internet_ , prima ne dice del/sul web peggio di Napalm51 e poi si auto investe di spedizioni punitive , lasciandosi tracciare dai sofisticati strumenti informatici ma pure ( e qui Julia è decisiva) da una concatenazione (ana)logica ed indiziaria di saperi tradizionalmente comuni(tari).
                  Non uniformi le tavole di Michelazzo, più riconoscibile (in negativo, secondo la mia opinabilissima valutazione, s’intende) quando e grezzo nelle ribattiture ,pesante nel ripasso a china e sgraziato nei ritratto ( in qualche primo piano Julia sembra quasi un uomo, sic!); solo che in molte altre tavole il tratto è finemente lavorato e dettagliato , le ombreggiature eleganti e ben pensate dentro una costruzione prospettica solida nel trasmettere la spazialità tridimensionale , anche combinando più linee di fuga. In sintesi ne esce un fumetto un po’ tronfio ma ancora una volta ben sintonizzato sull’attualità (imho).

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                    JULIA n.ro 270 Ladro o gentiluomo?
                    SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                    Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Federico Antinori.
                    Col favore delle tenebre l’incorreggibile (ladro) Tim O’Leary si introduce , per vie tortuose, nei sotterranei di una grossa e sorvegliata h24 azienda , per svaligiare la cassaforte ivi sistemata. Però suona l’allarme ed arrivano due volanti della polizia di Garden City.
                    Ogni tanto a Berardi parte il neurone…E decide che Julia deve un po’ folleggiare , con i metodi e la faccia tosta ( ritratto, per altro, di Cary Grant) di quella lenza d’irlandese malandrino di Tim ,trasformandosi in un incrocio tra Eva Kant e Sheila Tashikel; qui poi impegnata _per salvare la ghirba!_ in un tour de force dialettico ( uno “spiegone”)alla maniera dei “classici”,per dare conto a dei cattivi che sì ti uccidono , ma non vengono mai meno ad un certo garbo erudito nelle conversazioni chiarificatrici prima dell’inevitabile; ma evitato seminando rivalse e sospetti tra loro . E saltan fuori delle sorprese , giacché (quasi)tutti , nel nucleo dei coinvolti ,si credono abbastanza scaltri nel doppio gioco per fregare gli altri e non spartire gli emolumenti che potrebbero derivare da un certo progetto riservato , finito in mani rapacemente inopportune.
                    Non è il mio genere , ma non negherei alla sceneggiatura il pregio intrigante di una moderata capacità a tenere le “carte coperte” ossia a far agire i personaggi ; Julia e Tim inclusi, secondo modalità e motivazioni non immediatamente desumibili ai lettori ( di cosa si occupa l’azienda visitata da Tim? Come mai , della stessa , scorgiamo solo pochi addetti e dirigenti? ), ed anzi spiazzanti, poiché nella catena logica degli eventi O’Leary dovrebbe stare senz’altro in prigione… Cascano a fagiolo in questo alcuni dialoghi volutamente fuorvianti, minima forzatura comunque rispetto all’armamentario di “trucchi” tecnologici di cui pure Julia si serve con crescente ed avventurosa disinvoltura; e pensare che negli altri albi , quelli “realistici”, già solo l’intestarsi una Sim rimane argomento tabù (sic!).
                    Antinori è disegnatore da bianco e nero assoluto , di contrasti graffianti tra luce radente (lunare, di notte?) ed ombre compattamente oscure , perciò adatte a descrivere le effrazioni di “Cary Grant” e della criminologa “scriteriata”, magari in contraltare a linee di dialogo frizzanti e scanzonate. Bravo a rendere le capacità ginniche altresì richieste dalla trama ( in punti dove il disegno mappa totalmente la comprensibilità della storia), appare invece accomodarsi in una certa monotonia nei tratti secondari ( tipo vestiario ed acconciature), e caricare pieghe e rughe d’espressione alla stregua di tatuaggi Maori (!). Episodio non malaccio rispetto ad altri con questo partner ricorrente, ma sempre troppo artificioso per i miei gusti (imho).

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                      JULIA n.ro 35 Route 70
                      SBE. 132pp., b/n . 4,50€.
                      Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Valerio Piccioni e Enio.
                      Continua e conclude “Julia” numero 34. Un “road trip” scalmanato nell’esteso territorio americano, ma con una meta prevista ed invece ,nell’ approdo ,inaspettata di un suo elemento essenziale; dove si “chiude il cerchio”, pure in senso etico, di una vicenda comunque di nuovo carica di cadaveri e di angosce, per Julia e i suoi amici/cari/conoscenti. Entra in gioco anche Tina Davis la video-giornalista di Garden Tv , che bussa _ricordando che questo episodio è uscito in origine nell’agosto del 2001_ alla coscienza collettiva col mezzo mediatico , invasivo ma non ancora abbastanza da poter monitorare gli spostamenti fuggiaschi di Orrin Blake ( vedi appunto “Julia” n.ro 34) e buona scusa degli sceneggiatori di fare un recap degli eventi salienti di una storia puntellata di imprevisti e “risolta” alla vecchia maniera dell’intuizione logica e della capacità di leggere personalità certo con risvolti inquietanti e sociopatici , capace però di piazzare colpi di scena francamente inattesi, oltre che di scavare nel rincrescimento per una perdita che appare sentenziata.
                      In una “prova di vita” dall’estesa gamma emozionale torna preziosa e confermata l’abilità grafica del duo di disegnatori, sempre molto esaustivi e puntuali sul piano illustrativo ( si veda , ad esempio, la tavola muta ma eloquente di pag. 10; od anche il perfetto montaggio delle vignette di pagg.91_92), con una egregia distribuzione delle volumetrie e padronanza virtualmente impeccabile dell’alternanza dei piani sulle diagonali prospettiche.
                      Un dittico di valore, sotto ogni punto di vista (imho).
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                        L’ETERNAUTA (1 di 2)
                        Editoriale Cosmo. 179pp., b/n. 7,90€.
                        Testi_ Héctor German Oesterheld / Disegni_ Francisco Solano Lopez.
                        Ristampa in formato bonellide , ma con le strisce correttamente stampate sul lato lungo , del celebre e seminale fumetto, in origine uscito a puntate sul settimanale argentino “Hora Cero” a partire dal 1957.
                        La testata era per altro di proprietà dello stesso sceneggiatore, un intellettuale dai vasti interessi , che andrà con le sue quattro figlie (!) ad ingrossare le fila dei mancanti ( desaparecidos) sudamericani ( lo si ipotizza assassinato nel 1978). Racconto, fluviale nei testi, fanta-horror-bellico reso _nell’ingegno della trovata narrativa_ dalla stupefacente “materializzazione” del protagonista nello studio di un insonne creatore di historietas ( comics, quando si dice il caso…) , placidamente acclimatato presso il padrone di casa e deputato a raccogliere una sbalorditiva autobiografia orale. Da quando, felicemente sposato, con un buon lavoro ed interessanti hobby , durante una partita a carte coi i soliti tre amici suoi ospiti serali si accorge di una insolita e copiosa nevicata su Buenos Aires , addirittura fosforescente (!) e letale (!!) per chiunque nei viene, anche brevemente, a contatto (!!!). Nell’abitazione , ben rinserrata, tutti hanno salva la vita , ma dovranno industriarsi per procurarsi un sostentamento, tentare di capire la portata globale di una tragedia evidente seppure ovattata dalla neve venefica ed eventualmente difendersi dalla disperazione degli altri pochi (?) sopravvissuti , concorrenti alle risorse vitali . Rapidamente pessimisti sulla possibilità di essere “salvati” il decimato gruppetto verrà infine fortunosamente contattato da un’avanscoperta di soldati dell’Esercito , in cerca però di uomini validi da arruolare seduta stante nell’organizzazione militare di una “Resistenza” a chi ha usato l’evento atmosferico come prima e certo non unica arma di sterminio di massa.
                        La sceneggiatura rilascia con sapiente modulazione la spiegazione a fatti inauditi , mettendoli però previsionalmente in bocca ai sopravvissuti di maggiore prontezza d’animo ( in un ventaglio di personaggi comunque ben caratterizzati sotto il profilo psicologico –comportamentale) con una precisione e puntualità _date le circostanze_ che appare forzata ma forse utile a non sovraesporre ulteriori didascalie e rallentare il ritmo di una storia survival(ista) che , con l’ingresso dell’elemento miliziano procede un poco meccanicamente per “step” in cui i coraggiosi tengono botta ad ondate di attacchi sempre più diversificati e virulenti. E d’altronde per tenere desta l’attenzione del lettore ( ai tempi periodico ;-) ) lo sceneggiatore ne preconizza di ulteriori , lasciando le carte coperte sulla esatta natura dello stesso Eternauta ( in origine quindi cittadino della capitale argentina?) e d’altro canto sulla identità tangibile dei “veri”…Invasori. Continua nella seconda parte . Le tavole hanno una gabbia praticamente fissa di tre fasce ,consentendo quindi vignette widescreen , adatte ad accoglie ,anche in combinazione, intensi primi piani , che il disegnatore realizza con tratteggi (a là Robert Crumb, per capirsi…) molto insistiti e frastagliati , resi ancora più intesi dall’inchiostrazione. Quest’ultima diventa risorsa essenziale per risolvere diversi campi lunghi/lunghissimi , che devono illustrare il “risiko”delle compagini combattenti nell’ambiente devastato dalla catastrofe (in)naturale (imho).

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                          KEN PARKER_ Chemako
                          Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                          Testi_Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
                          Nell’ostico tentativo di ritagliarsi lo spazio vitale ed autonomo della propria prosperità e difenderlo dalle mire rapaci degli statunitensi, ossia dei bianchi, nei mesi freddi(ssimi) del 1871, alcune tribù Hunkpapa s’insediano nel Montana settentrionale. Alcuni loro bambini, provetti cacciatori ,“trovano” un Ken Parker decisamente male in arnese, cencioso e perfino smemorato ( nel loro idioma un Chemako ;-) ), ma che istintivamente salva uno di loro ed è ammesso al villaggio indiano. Che è spopolato dei guerrieri , intesi a chiedere un dazio ad una piccola carovana di giacche blu, di scorta alla moglie dell’ufficiale medico-chirurgo del presidio non distante di Fort Browning, in visita (inaspettata) al coniuge. Anche a lei il destino dunque farà trovare usi e altri costumi , dei pellerossa, nomadi e diffidenti ( sentimento, quest’ultimo, ampiamente ricambiato :-p )
                          Un episodio che abbraccia un anno di vita (!) di Ken Parker , ed essendo tra quelli iniziali della sua “odissea” è più strettamente collegato a fatti pregressi ed è propedeutico a quelli successivi ( vedi l’arco narrativo che si svolgerà a Boston…); e in cui KP troverà una moglie indiana (!) e l’affetto incondizionato di un figlio adottivo, riscattato secondo le regole tribali , anche non agevoli ( ed in definitiva sessiste…) che introietterà nel tempo, al pari ed inaspettatamente di (…). Brillanti e versatili i testi di Berardi ( che indugia un qualcosa di troppo nelle didascalie), in grado di sovrapporre momenti di gustosa commedia a passaggi dalla drammaticità disperante , per una andata e ritorno trasversale alle due civiltà (i nativi e i coloni) non indolore e non raccontata a senso unico, benché il saldo , storicamente, si stava largamente sbilanciando a favore dei nuovi . numerosi e prepotenti arrivati. Il biondo KP non può certo essere aprioristicamente scambiato per un Hunkpapa, un Brulé od un Miniconju , e tuttavia sarà pronto a riconoscere e difendere alle estreme conseguenze il “suo” sangue ,nella famiglia e nella vita che si è scelto, almeno prima di riprendersi/ riprendere il cammino accidentato che l’anno addietro lo aveva del resto portato in quei lidi.
                          La libertà di scontornare alcune vignette mantenendo le proporzioni dei soggetti ritratti aiuta Milazzo a dare fluidità e finezza espressiva ad azioni così compiutamente esplicitate. Però le anatomie soventemente escono schiacciate , come le riprese di certi telefilm effettuate per gli schermi 1,33:1 e stirate su pannelli a 16/9 (sic!). Non difetta assolutamente invece l’impegno ad una corposa rappresentazione degli accampamenti indiani e delle peculiarità paesaggistiche ed atmosferiche (/stagionali) dei luoghi, che temprano _rischiando di perderli_ gli abitanti del west ottocentesco (imho).
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                            KEN PARKER_ Il Caso Oliver Price
                            Mondadori Comics. 96pp., b/n.
                            Testi_Alfredo Castelli / Disegni_ Giancarlo Alessandrini.
                            Casi di nonnismo con le burbe appena assegnate a Fort Benton (Stato del Montana), nella primavera del 1876 , a cui assiste _per nulla divertito_ anche Ken Parker, inchiodato sul posto dall’ostilità di un piccolo gruppo di guerrieri Cheyenne che non ha sottoscritto accordi di pace con le giubbe blu e dunque non perde occasione, sul suo terreno, di attaccare avamposti isolati , specie se civili. Con grande scorno del Col. Price , comandante del fortino, come nuovo arruolato si ritrova anche suo figlio Oliver, a cui non dà credito come militare; mentre i camerati lo prendono da subito di mira, invece e a torto , ritenendolo un raccomandato e spocchioso figlio di papà. Il destino e la premura di andarsene metteranno anche sulle spalle di Ken il coraggioso tentativo di Oliver di scrollarsi di dosso i pregiudizi di tutti.
                            Concedendosi un finale maligno, degno dell’autore del soggetto (Giancarlo Berardi), Castelli scrive una vicenda piana e ben comprensibile pure senza troppe chiacchiere, interamente declinata sugli eroismi e le ottusità nell’Esercito stars & stripes , mentre i nativi fanno i selvaggi infidi ( da qui immagino la volutamente equivocabile parte iniziale…). Riconoscibile Alessandrini, ché Price jr. ha del buon vecchio zio Martin ( Mystère) mentre Ken ha la seriosità di un Nick Nolte giovane; resi con un ordito di tratteggi quasi equipollenti un G. Trevisan. Buono all’occorrenza lo slancio dinamico conferito alle figure . Episodio diciamo di complemento, non trascendentale (imho).


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