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    CASSANDRA
    Tunué. 158pp., b/n. 14,90€.
    Testi_ Leonardo Valenti / Disegni_ Marco Caselli.
    [NOTA : il testo contiene estesi spoiler ,opportuni in questo caso per delineare l’impostazione, da iniziati, para-televisiva e “soap” di “Cassandra”. Vedete voi.]


    Sceneggiato a partire da un racconto in prosa di Giancarlo De Cataldo un(a) graphic novel abbastanza decompressa nella trama e che mantiene traccia della sua matrice letteraria per come non si sporca col genere (…poliziesco, vedi anche la cover molto a là Kazuhiko Kato), stante una linea narrativa d’indagine quanto mai immediata, centrata e quasi ovvia. Potrebbe sortire qualche “depistaggio” la mai segnalata irruzione di elementi onirici a cura della psiche dei protagonisti ( come farebbe un Claudio Chiaverotti…) , ma è un ulteriore concorso , più che altro, a formare un puntuale quadro di stereotipi esemplari che avvinghiano le personalità di protagonisti e comprimari ; oltre a rimandarci , of course, alle mille altre volte che li abbiamo ribeccati in un’opera di fiction. In codesta zona di conforto dunque troveremo il poliziotto bello e dannato ( da un trauma pregresso non metabolizzato interiormente), ribelle verso i colleghi ed appena meno col capo ( che “conosce-suo-padre”, per altro in clinica, causa esaurimento nervoso connesso ai “problemi” del figliuolo) chiamato sotto copertura ad agganciare la tipa Cassandra , un bel travone che bazzica un baretto gestito da un “vecchio-amico” e mal frequentato da avventori tutti di provata fede fascio-leghista. La trans , chiamandosene fuori, ha lasciato ben intendere in giro che la combriccola all’olio di ricino abbia avuto un ruolo nella recente ed infame uccisione di un vu’ cumpra’ paki immigrato in un’immaginaria ma verosimile zona della Capitale. Tra lo sbirro Marco e la Cassandra scoppia l’ammore ,ma se Lei/Lui ha intrapreso il viaggio incidentato per un più sereno riconoscimento di sé. Lui è rimasto indietro , sebbene rientri in pieno nella casistica del maschio che cerca i trans per (non) ammettere a se stesso di essere…
    Questo è quanto ,reso graficamente da un esordiente che denunzia , suo malgrado, alcune carenze nello sciogliere le anatomie (oltre allo stile da mangaka, ricorda in questo James O’Barr in “The Crow”) ed intonare le espressioni facciali ,(non) coerenti ad una corretta forma scheletrica e fastidiosamente allineate in duckface .Non felicissima la composizione di alcune vignette (forse per via anche della sceneggiatura), anche se non mancano _proprio nelle soluzioni di gabbia più desuete _ tavole d’irruente mordacità estetica (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      DIABOLIK_ Vendetta mortale
      Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
      Testi_ Angela e Luciana Giussani / Disegni_ Enzo Facciolo.
      Lontano da Clerville, un regista eccentrico e borioso sta dirigendo un film su Diabolik (!), sfruttando come location una reale e nota gioielleria. Nel tentativo di giocare entrambi ed assicurarsi un bottino in preziosi l’autentico Diabolik si intromette tra il cineasta e il proprietario del negozio , ma quest’ultimo finisce per trovarsi nella situazione di giocargli un tiro mancino , e ne approfitta. DK ed Eva troveranno il modo di pareggiare definitivamente i conti, con gli interessi.
      Un numero di “Diabolik” degli albori (1965), in cui il criminale appare connaturato ad una spietatezza senza remore, mentre Eva è ancora un pochino ancillare e quasi “svenevole”. Senza ricorrere a trucchi particolarmente artificiosi , la parte riguardante il film e la gioielleria è ben organizzata ed abbastanza credibile nei colpi di scena, concedendosi pure una frecciatina al cinema del suo tempo , ammaliato dalla pretesa di “realismo”, per poi distrarsi ( alla luce di ciò che ho appena scritto e sulla scorta di altri particolari , si potrebbe ipotizzare una certa voluta consapevolezza…) assecondando il tema della malattia mentale con avvilente (farsesca?) superficialità, per incastrarvi la “vendetta” del titolo. Si avverte che il fumetto è datato dalla mole dei dialoghi , resi in forma letteraria più che attinenti al parlato comune ed all’eccessivo zelo nello spiegare in testo ciò che sarebbe agevolmente già esplicitato nei disegni( anche con soluzioni estetiche peculiari, vedi la forma inusitata di alcune vignette…), ribattendo una continuazione di situazioni statiche per appunto contenere le verbosità in sceneggiatura. Nei ritratti è abbastanza palese un gioco citazionista ( con “sosia” di Orson Welles, David Niven, Raymond Burr, Jack Lemmon, Rock Hudson e forse altri…), però l’iconicità qui fa’ rima con una fissità raggelata ( bella però tutta la sequenza “horror” con i ragni ;-) ) , pure in senso caratteriale : Ginko parla come un questurino immusonito e in fissa totale con DK. La sua bella, Altea, è di là da palesarsi , prestando il destro a congetture misogine /omofile sul serioso ed appartato Ispettore (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        KEN PARKER_ Il Giorno in cui bruciò Chattanooga
        Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
        Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Giancarlo Alessandrini.
        Una perdurante stagione siccitosa in Oklahoma, sta creando problemi economici ai contadini nei paraggi di Chattanooga; ma in città per qualcuno gli affari continuano a marciare. Sul posto anche Ken Parker ed il collega scout (indiano) Victorio ,presi ad esaminare una partita di cavalli da sella destinati in fornitura all’esercito. Non ha di che lamentarsi un fortunato commerciante, pronto tuttavia a trasferirsi con la famiglia a Philadelphia, vera metropoli più “consona “ alla sua elevazione sociale; e la filiale bancaria locale , con anzi un Direttore ambizioso che vorrebbe controllare un maggiore flusso ed accantonamento di cassa , per servire poi magari poca ma selezionata e solvente clientela. La tiene d’occhio una organizzata banda di rapinatori , con un audace piano per svaligiarla, che prevede, tra l’altro, di creare una situazione di crisi dando fuoco all’emporio (!). Ad andarci di mezzo anche la vicina scuola elementare…
        Gli sceneggiatori si prendono il tempo di descrivere la cittadella e diversi peculiari cittadini , anche virando sul registro ironico ma tenendo un’accorta direzione , coerente dalla premessa ( siccità uguale facile e vasta propagazione del fuoco…), per radunare la più eterogenea fauna umana _letteralmente comunitaria/comunista_ ad inventarsi le soluzioni pratiche ec immediate per domare il rogo e di rimando salvare i contanti ed affrontare alle spicce i banditi, d’altronde disposti a farsi scudo perfino dei piccoli scolari (sic!). KP modera, ma soprattutto è agente (dentro un microcosmo che di fatto ri-produce temi e modalità della lotta di classe) salvifico della “roba” e delle persone _ per così dire “tecnicamente”nei confini della Legge_ , chiedendosi , almeno, come districarsi a dare la precedente al genere umano, per altro prontissimo a dividersi e gabbarsi a vicenda appena scampato da qualche stato emergenziale. Un albo quindi che offre l’intrattenimento di un’azione incalzante e qualche considerazione non accademica e non pedante sulla “nostra natura” ;-).
        Qui Alessandrini è ben ligio , quasi mimetico all’impronta grafica dei suoi illustri predecessori ( più Marraffa che Milazzo…), si lascia scappare qualche esagerazione “facciosa “ ( nel senso che disegna testoni esagerati …), un qualche decadimento di finissaggio sui campi lunghi ( e sporadicamente sui piani) e qualche enfasi nei panneggi larghi che ricorda perfino un po’ Leo Ortolani, ma tiene bene il polso degli scatti dinamici e restituisce abbastanza beve il fragore dell’evento del titolo ed i correlati ulteriori inghippi richiesti dalla storia . Buono (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          L’ORGOGLIO DI BAGHDAD
          Panini Comics. 168 pp. Cartonato a colori. 22,00€.
          Testi_ Brian K. Vaughan / Disegni e Colori_ Nico Henricon.
          Bella,lì! Virtualmente irreperibile per una lunga assenza dai cataloghi , torna disponibile in italiano , in versione de luxe (cit.) l’opera prima del pluripremiato Brian K. Vaughan ; che già imprime la freschezza e la fluidità della sua scrittura per disegni. Ispirato da un fatto di cronaca avvenuto nella capitale irachena durante i primi cruenti assedi alla città durante la “Seconda Guerra del Golfo”, ossia nella primavera del 2003. Vaughan non edulcora il mesto finale _frutto di una “avventura” lineare eppure “straordinaria”_, che ci dà da pensare sulle brutture della guerra , nella sua crudele ineluttabilità ; che forse _in un certo senso colpevolmente_ guardiamo con un surplus di pietà , se elevata a protagonisti animali (…che per altro letteralmente dialogano alla maniera di un umanissimo sarcasmo e black humor , interpretando però le cose dell’uomo ,in armi, con stupefazione naturista e “bestiale”). Il volume è corredato di una sezione accessoria in cui trovano posto schizzi e prove di pose ed espressioni degli animali; studi dell’illustrazione per la copertina ( con ben dodici varianti !) e sul montaggio delle vignette ed infine un carteggio tra lo sceneggiatore , il disegnatore e il loro editor per concordare cambiamenti della trama (…che ci sono stati!) o migliore messa a fuoco dei vari soggetti, ossia protagonisti, del racconto ; e ne deduciamo che i principali quattro non sono (“solo”) l’incarnazione di caratteri universali , ma rappresentano una metafora della società irachena in rapporto alla Dittatura. E sebbene la conclusione sia straziante non vuole trasparire un sentimento biasimevole e preconcetto, anti-militarista ( e date le forze in campo dunque anti-americano/occidentale…).
          Nato e vissuto in cattività il cucciolo di leone africano Alì ,ha comunque la vitalità e la curiosità di chi si affaccia alle esperienze del mondo; sua madre Noor è una giovane leonessa fiera ed indomita , che anela una libertà da costruire con la problematica cooperazione delle altre specie animali comunque come lei ristrette nello Zoo di Baghdad; il padre del piccolo,Zill, è un esemplare adulto forse anche troppo adagiato alle piccole sicurezze fornite dalla prigionia nelle fosse di cemento, ed infine Safa, una leonessa ormai piuttosto anziana e scontrosa , che ha per altro pochi bei ricordi della savana…
          Un raid aereo contro il regime rade quasi al suolo le barriere e le inferriate che trattengono gli animali. Zill, Safa, Noor e Alì si trovano davanti all’improrogabile scelta di poter lasciare (o meno) la “casa” dove hanno speso quasi o tutta la loro vita e farsi un’idea di cosa li aspetta fuori , sperando nella possibilità di cacciare ma di non esporsi agli sconosciuti pericoli di una esperienza ambientale mai prima sperimentata. Toccante e non melensa , una storia che si legge , come usa dire, d’un fiato e ne vorresti anche di più. Se la colorazione, appropriata ai diversi scenari, insiste nelle sfumature a chiazze di un tipicamente sparatissimo sole iracheno con la precisione digitale photoshoppata , le matite sanno imporre una vasta gamma emozionale ai (movimenti) felini senza ripulire asetticamente il segno , comunque debitamente e riccamente realistico sui totali ( col punto esclamativo, graficamente parlando, di diverse doppie spaginate…) della Baghdad violentata dalle bombe e lambita dall’inquinamento da petrolio . Non so se lo raccomanderei ad un bambino , ma è un libro pregevole (imho).
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            KEN PARKER_ Sangue sulle stelle
            Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
            Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
            Diventata, anche grazie all’installazione della ferrovia , un importante centro per la compra-vendita di bestiame, la cittadina di Paradise , nel Montana, ha guadagnato quote di prosperità materiale ma è arretrata sul piano dell’ordine e della legalità, dato che i forestieri che la frequentano per affari l’hanno elevata _si fa’ per dire_ a porto franco dei loro bagordi e stravizi, sfogo alle fatiche da cowboys. E in città per piazzare un carico di pelli , Ken Parker , conosciuti un simpatico vecchio avvinazzato e il piccolo vispo orfano dell’ultimo sceriffo (sic!), viene randellato e derubato da tre ceffi che, dipendenti di un vaccaro particolarmente gradasso, confidano nell’impunità. Non hanno fatto i conti con la determinazione di KP, che gli rende la pariglia con gli interessi , tanto da impressionare un comitato spontaneo (ma non disinteressato) di commercianti ed imprenditori, risolti ad offrigli il ruolo vacante di nuovo tutore della legge. Lui declinerebbe, ma un ulteriore fatto drammatico praticamente lo “costringe” ad onorare, pro tempore, la stella che infine si appunta sul petto…
            Tra citazioni cinematografiche cristalline ma sopportabilmente estese e una ricorrente _ nella scrittura di Berardi_ sottotrama in giallo, momenti di sana ironia ed altri di malsana tragicità, una storia in cui ci si ammazza “per poco”, ed a finire al camposanto non ci vanno i caporioni ma la bassa manovalanza ed i civili più inermi , supervisionati dai soliti benpensanti a là “armiamoci & partite”. Ken si prende il ruolo di riformista , e dunque non lascia “Gomorra” ma tenta di ripulirla stando nel bel mezzo di una faida che lo coinvolge “sul personale”; non si sottrae aol ruolo di guida esemplare ma nel rischio che oltremodo si prende c’è uno spirito di rivalsa ,a freddo giudicabile come vendicativa. Nessuno è perfetto ma qualcuno deve fare pulizia , una volta per tutte (…nel senso che la metodologia non diventi poi sistemica…). Basta per un bel fumetto western (;-) ). Disciplinato nel chiudere le linee ( l’illustrazione in terza di copertina è testimone dei cambiamenti stilistici posteriori), Milazzo sfoggia bordature assai grasse che , anche nella sintesi del segno, riempiono le vignette,unendovi l’ampio ricorso al tratteggio e una inchiostrazione conseguentemente avviluppante e satura (imho).
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              L’ETERNAUTA ( 2 di 2)
              Editoriale Cosmo. 190pp., b/n. 7,90€.
              Testi_ Héctor Gérman Oesterheld / Disegni_ Francisco Solano Lopez.
              In poche convulse giornate, colui che diverrà L’Eternauta si trova a capitanare la resistenza attiva di un gruppo di incursori volontari dell’Esercito, speranzosi di avvicinarsi al nucleo dispositivo dell’invasione extraterrestre, non fosse altro che per documentarne le caratteristiche, offrendole ad un piano strategico di rivalsa militare , di cui iniziano a sentire avvisaglie, tuttavia comandate lontano da Buenos Aires ; che sta diventando la tomba di molti amici del Eternauta e suo malgrado baricentro di un bombardamento concepito anche con ordigni nucleari. Il senso del dovere piega l’abnegazione del neo-ufficiale, angosciato per la sorte di moglie e figlia, _come tutti_ sottoposte a nuovi inimmaginabili pericoli. Solo la cooperazione leale, operosa e ragionata con i pochi fidati amici rimastogli lo avvicineranno alla speranza di scampare la morte e dare sostegno alla famiglia , ma nell’ultima di tante e diverse fughe si troverà a fronteggiare il portato tecnologico più avanzato degli alieni , forte solo dei suoi rudimenti di appassionato di aeronautica e…

              Seconda e conclusiva parte di un fumetto archetipo di soluzioni narrative e suggestioni filosofiche compendiarie , se non prettamente originali, di svariata Sci-fi a venire. Si nota una sorvegliata modulazione dei ritmi della historieta ( in origine in uscita a puntate, dunque con l’esigenza di intrigare il lettore per fargli acquistare anche le parti successive…),con un’alternanza di pathos e frenesia, attendismo stressante ed azione quasi selvaggia , cupo senso di ineluttabilità e gagliardo spirito d’iniziativa. Una tortuosa corsa ad ostacoli che tonifica solo parzialmente la fiducia dei protagonisti principali verso il genere umano e ci consegna un finale inquietante anche perché parzialmente “lasciato in sospeso” ( e infatti scaturirà un sequel…); in cui, tra l’altro, conosciuto l’orientamento politico dello sceneggiatore, si possono indovinare frecciatine e metafore (?) lanciate alla amministrazione del suo Paese,che del resto poi si prenderà la sua vita (!). Se qualche ritratto tende a sfaldarsi nell’eccesso di sottolineatura di butterate flaccidità epidermiche ,non di meno Lopez dimostra la sua marstria nel governare una solida spazialità di figure e cose (vedi gli automezzi…) , scegliendo quasi sempre uno stacco (distanziamento…) marcato tra i primi piani e gli sfondi , magari minimali e più suggeriti che (ri)finiti. Fine. (imho).
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                ‘O MALAMENTE
                Tunué. 184pp., b/n. 18,00€.
                Testi_ Lorenzo Bartoli / Disegni_ Luca Bertelè.
                Volume pensato ed edito come tributo alla memoria dello sceneggiatore Lorenzo Bartoli (1966_2014) e per dare sostegno economico alla sua famiglia stante l’immatura scomparsa , causata da un male incurabile . Si compone di una raccolta di episodi (quindici più un inedito, tipicamente in dodici tavole cad.) usciti su “Skorpio” ; e si completa di una introduzione di Roberto Recchioni , socio e amico di “Lallo”, ed infine di una gallery di illustrazioni in cui otto disegnatori interpretano “fan art” graficamente il personaggio a modo loro .
                Spesso racchiusa in didascalie la scrittura di Bartoli è fiorita ed evocativa, colloquiale ma al contempo non dimessa al piattume della comprensibilità di puro servizio, ma piuttosto alle viste di un qual certo motivato lirismo epigrafico che incornicia inizio e fine dei capitoli a mo’ di sentenza morale. L’attribuzione però va’ ad un personaggio ( inventato nell’ambito di un contenitore narrativo, il “Napoli Ground Zero”, concepito con R.Recchioni _ dunque in ambito “romano”_ , dove si dà una versione alternativa e futuribile; immagino per muoversi con più agio ma comunque nelle problematicità del capoluogo campano di ieri e soprattutto di oggi ;-) ) che si fregia di essere un Caporione della Camorra dalla consumata militanza criminale, appena celata dalla copertura di un’attività di pasticciere , data in gestione ai suoi fidati sottoposti : l’energumeno fessacchiotto (detto) Omone e la bionda pettoruta e civettuola Deodata. Il controllo del territorio “competente” e l’ideazione di piani d’attività illecite sono la ragion d’essere di avventure che , a livello di script, partono da un’impostazione abbastanza farsesca e bonaria ( tipo “I Soliti ignoti”) per poi indurirsi successivamente in uccisioni vendicative e perfino , nel finale, virando ad un quasi annichilente cupio dissolvi , tacitando nella malinconia gli assunti anteriormente grotteschi della serie. Disegna Bertelè, guardando (sua ammissione) al fumetto umoristico di marca franco-belga , non rinunciando ad enfatizzare alla bisogna elementi peculiari ( vedi le “inquadrature grandangolari”delle canne delle pistole,o le stesse pose action del protagonista) e dando in economia di segno comunque un certo ventaglio emozionale alla maturazione psicologica dei protagonisti ( di cui scopriremo antefatti e lati “nascosti”in divenire…). Quando il tratto si fa’ meno spigoloso si apprezzano affinità con lo stile di Silvia Ziche , nei suoi lavori più “adulti” (imho).
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                  GOTHAM CENTRAL 1.Servire e proteggere
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                  Testi_ Ed Brubaker e Greg Rucka / Disegni_ Michael Lark.
                  Come se la sfangano al Dipartimento di Polizia di Gotham City quando non viene lanciato il famoso fascio di luce che incornicia un pipistrello stilizzato, ossia una richiesta d’aiuto a Batman? All’ amena curiosità tenta di rispondere codesta serie a fumetti , che non si esaurisce in albi autoconclusivi (…non qui, almeno) ma piuttosto è strutturata in capitoli in stretta continuità narrativa , raccogliendo vite e opere di un gruppo di sbirri, in linea di massima già discretamente delineati nei loro tratti salienti, chiamati a fare squadra in una città che pullula di criminali standard e “super” (…cioè cattivoni/carognoni coi superpoteri…); questi ultimi fatalmente da girare all’umbratile Bruce Wayne, che interviene in blitz di chirurgica secchezza precisione. La trama principale ,riservata ai “comuni mortali” , verte piuttosto sul caso della scomparsa di una giovanissima studentessa e baby sitter ; e risulta abbastanza intrigante per invogliare la lettura, oltre che veicolo parallelo per mettere in campo le personalità dei vari poliziotti. D’altronde i dialoghi hanno un taglio colloquiale , ma non completamente piegato alla comprensione delle terze parti (noi…), e piuttosto possiamo accostarci , intercettarli, ed entrare nel mood : la sapienza specialistica nel genere di Brubaker dovrebbe essere una solida garanzia. Buoni i disegni se è gradito uno stile a là Fabrizio Des Dorides , con le chine chiazzate e severe, le linee appoggiate e non sempre chiuse ed un minimo di decadimento nella definizione dei campi lunghi. Però il segno è vivo ed immersivo nel farci entrare “dentro” gli ambienti metropolitani e nell’infondere dinamismo alle procedure d’indagine dei protagonisti , magari anche solo ridotte ai rilievi di prassi dopo qualche fattaccio : si respira un’aria (mefitica) di attualità e autenticità, nonostante qualche “sagoma” svolazzante su Gotham. Dato che le tavole sono spesso su quattro fasce si può supporre che il formato bonellide di questa edizione non ricalchi l’originale( del 2003) DC COMICS. Continua (imho).
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                    IL RINVIO (Edizione Integrale)
                    Alessandro Editore . 124pp. Cartonato a colori. 24,99€.
                    Testi, Disegni e Colori_ Jean-Pierre Gibrat.
                    Come un fantasma, infestatore di case e furtiva apparizione notturna, il giovane Julien vive (nascosto) nell’appartamento vuoto del suo ex maestro elementare , agli arresti da “politico” nel 1943, nel mezzo di una Seconda Guerra Mondiale di cui si vorrebbe indovinare la fine, e che si riverbera un po’ attenuata sul borgo rurale. Da quando è saltato da un treno che lo stava forzosamente portando a lavorare per i tedeschi occupanti la Francia, ma è pure(dato per) “morto”, poiché i suoi documenti sono stati trovati sul corpo straziato di un altro ragazzo (…che glieli aveva fregati…)e questo gli fornisce una “copertura” abbastanza tranquilla. I suoi giorni _in mancanza d’altro ed in capo ad un anno_, con l’ancora di salvezza di una zia insegnante che lo rifocilla ,si protraggono nell’osservazione , di sguincio , della vita di paese e dei suoi abitanti , divisi dai diversi orientamenti ideologici (magari all’interno della stessa famiglia…), oppure trincerati nell’agnosticismo del tirare a campare. Ed anche Julien è in fondo un osservatore non belligerante. Ma la gelosia nei confronti della sua “ex” ragazza Cecilie e il faticoso mutamento dello scenario bellico gli “impongono” di attivarsi ed esporsi di più. Fino a…

                    Le ultime tavole ci svelano appieno il senso del titolo ( spoilerato nel successivo “Il Volo del corvo”, di cui è protagonista la sorella di Cecilie; e si può notare che le due si sono innamorate dello stesso tipo di uomo ;- ) ) , ma sono anche tutti i fatti e fatterelli che si svolgono nel piccolo centro, coinvolgendo l’intera “commedia umana” di chi vi abita : di chi scalpita per andarsene e di chi invece riguadagna fortunatamente casa propria. Prestando occhi e braccia al ciclo tradizionale e comunitario del lavoro nei campi , perlopiù; senza sottrarsi ad una inevitabile attenzione per la tragedia globale in atto, captata alla radio ma pure sentita fisicamente con atti di violenza che spaccano parentele ed amicizie , ora consacrate al culto sovranazionale delle fazioni in conflitto. Julien, preso un attaccapanni come compare virtuale ( battezzato del resto Maginot), un po’ se le canta e se le suona; poi comincia a sentire il disagio della sua solitudine imboscata , da cui uscirà con la molla decisiva e personale dell’avvilimento : la “sua” Cecilie sembra accettare l’affettuosa compagnia di un uomo ; che il “voyeur” di vite altrui Julien, naturalmente, prende in antipatia. Dovrà ricredersi, dopo averci lasciato un palpitante mix di sentimento verace, anche ironico, ed una scelta d’onore nell’aggregarsi ad una Resistenza che, nell’estate del ’44 si avvia a prendere un carattere preponderante( e finanche vendicativo ) nei confronti dell’invasore nazista e dei suoi facilitatori territoriali.
                    Maestro del colore e del paesaggio Gibrat ruba assolutamente l’occhio con i suoi totali bagnati e circonfusi di luce ,ovvero di una paletta cromatica acconcia alle ore delle giornate/stagioni. Altrettanto ficcante la punteggiatura visiva con cui fissa grammaticalmente il montaggio delle vignette, dando corso a tagli verticali di formato anche abbastanza spinti e ricorrenti, in cui trovano posto didascalie e dialoghi fluenti e, nel parlato corrente, informali. Cecilie rientra nella categoria delle bellissime ma, espressivamente, le tengono testa anche i più sgraziati compaesani , dalla barba malfatta, lo sguardo in tralice e l’irrinunciabile sigaretta pendula. Notevolissimo fumetto , che con un tocco elegante e sobrio ci addentra nella Storia attraverso le “piccole” storie di gente “comune” lambita dalla più barbara delle atrocità (imho).


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                      DI ALTRE STORIE E DI ALTRI EROI
                      Tunué. 128pp., a colori. 14,90€.
                      Testi, Disegni e Colori_ Stefano Casini.
                      Un viaggio nei ricordi personali dell’autore derivati al far visita,lui bambino accompagnato dal babbo, a perenti che abitavano un paesello rurale in provincia di Livorno negli anni ’60,luogo elettivo poi poi “drogato” dal progresso di un insediamento industriale ,ed ai tempi nostri (riflette l’autore con un velo di disappunto, di cui, letteralmente, si scusa…) livellato su una estetica esibita , conformista e modaiola ; cancellando la spartana funzionalità dei tempi rustici e contadini. Non è che “si stava meglio quando si stava peggio” (cit.); ma certo ci stavano radici solide e senso comunitario condiviso ; anche perché c’era da svoltare la decisiva esperienza della II Guerra Mondiale, che balzava in quelle campagne nella forma di soldati tedeschi arcigni ma soprattutto sbandati, e americani che _come in un film di Monicelli_ facevano parata di tutta la loro opulenza economico-militare. Casini bimbo viveva quelle visite impastandole nei suoi giochi ( e in definitiva anche nella sua memoria, qui rilasciata in una forma di racconto/diario guidato dal suo punto di vista o di quello che attribuisce ai protagonisti degli aneddoti che gli vengono riferiti…)con la precoce passione per cinema e fumetti ( che ne rivelerà le attitudini di disegnatore…)e le sue paure preventive (…per due cugini del genitore, innocui ma con evidenti disturbi mentali…). Una ricerca antropologica sentita , accattivante, fluida e priva di incisi comizianti che , anche per ragioni autobiografiche ho apprezzato , ritrovandomici (talento artistico a parte s’intende :-p ) ; che esprime la sua essenza anche per le vie della forma grafica. Casini disegna una passerella di personaggi che sono la rappresentazione del suo immaginario sedimentato ma fatto anche di suggestioni indirette, del “sentito dire” reinterpretato con gli strumenti culturali di un infante con fervida fantasia per “cose da maschi” ( che si intesta con autoironia, relegando altrove la “scoperta” dell’universo femminile ); ma anche una precisa toponomastica dei suoi luoghi “del cuore”, sfogando piuttosto nei ritratti la sua vena stilistica più caricaturale e deformante, con variabilità di spessore delle linee di marcamento esterne. In coda ,alcuni ulteriori bozzetti dei personaggi presenti nel volume. Piaciuto (imho).
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                      • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
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                        IL RINVIO (Edizione Integrale)
                        Alessandro Editore . 124pp. Cartonato a colori. 24,99€.
                        Testi, Disegni e Colori_ Jean-Pierre Gibrat.
                        Come un fantasma, infestatore di case e furtiva apparizione notturna, il giovane Julien vive (nascosto) nell’appartamento vuoto del suo ex maestro elementare , agli arresti da “politico” nel 1943, nel mezzo di una Seconda Guerra Mondiale di cui si vorrebbe indovinare la fine, e che si riverbera un po’ attenuata sul borgo rurale. Da quando è saltato da un treno che lo stava forzosamente portando a lavorare per i tedeschi occupanti la Francia, ma è pure(dato per) “morto”, poiché i suoi documenti sono stati trovati sul corpo straziato di un altro ragazzo (…che glieli aveva fregati…)e questo gli fornisce una “copertura” abbastanza tranquilla. I suoi giorni _in mancanza d’altro ed in capo ad un anno_, con l’ancora di salvezza di una zia insegnante che lo rifocilla ,si protraggono nell’osservazione , di sguincio , della vita di paese e dei suoi abitanti , divisi dai diversi orientamenti ideologici (magari all’interno della stessa famiglia…), oppure trincerati nell’agnosticismo del tirare a campare. Ed anche Julien è in fondo un osservatore non belligerante. Ma la gelosia nei confronti della sua “ex” ragazza Cecilie e il faticoso mutamento dello scenario bellico gli “impongono” di attivarsi ed esporsi di più. Fino a…

                        Le ultime tavole ci svelano appieno il senso del titolo ( spoilerato nel successivo “Il Volo del corvo”, di cui è protagonista la sorella di Cecilie; e si può notare che le due si sono innamorate dello stesso tipo di uomo ;- ) ) , ma sono anche tutti i fatti e fatterelli che si svolgono nel piccolo centro, coinvolgendo l’intera “commedia umana” di chi vi abita : di chi scalpita per andarsene e di chi invece riguadagna fortunatamente casa propria. Prestando occhi e braccia al ciclo tradizionale e comunitario del lavoro nei campi , perlopiù; senza sottrarsi ad una inevitabile attenzione per la tragedia globale in atto, captata alla radio ma pure sentita fisicamente con atti di violenza che spaccano parentele ed amicizie , ora consacrate al culto sovranazionale delle fazioni in conflitto. Julien, preso un attaccapanni come compare virtuale ( battezzato del resto Maginot), un po’ se le canta e se le suona; poi comincia a sentire il disagio della sua solitudine imboscata , da cui uscirà con la molla decisiva e personale dell’avvilimento : la “sua” Cecilie sembra accettare l’affettuosa compagnia di un uomo ; che il “voyeur” di vite altrui Julien, naturalmente, prende in antipatia. Dovrà ricredersi, dopo averci lasciato un palpitante mix di sentimento verace, anche ironico, ed una scelta d’onore nell’aggregarsi ad una Resistenza che, nell’estate del ’44 si avvia a prendere un carattere preponderante( e finanche vendicativo ) nei confronti dell’invasore nazista e dei suoi facilitatori territoriali.
                        Maestro del colore e del paesaggio Gibrat ruba assolutamente l’occhio con i suoi totali bagnati e circonfusi di luce ,ovvero di una paletta cromatica acconcia alle ore delle giornate/stagioni. Altrettanto ficcante la punteggiatura visiva con cui fissa grammaticalmente il montaggio delle vignette, dando corso a tagli verticali di formato anche abbastanza spinti e ricorrenti, in cui trovano posto didascalie e dialoghi fluenti e, nel parlato corrente, informali. Cecilie rientra nella categoria delle bellissime ma, espressivamente, le tengono testa anche i più sgraziati compaesani , dalla barba malfatta, lo sguardo in tralice e l’irrinunciabile sigaretta pendula. Notevolissimo fumetto , che con un tocco elegante e sobrio ci addentra nella Storia attraverso le “piccole” storie di gente “comune” lambita dalla più barbara delle atrocità (imho).

                        Questo è un grande fumetto, di Gibrat c'è da recuperare anche il Volo del Corvo che gli è ancor di più superiore e Matteo, in attesa di quest'ultimo che Gibrat faccia uscire l'ultimo e conclusivo volume.

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                          AMERICAN WIDOW
                          Rizzoli-Lizard. 216pp. b/n e toni di verde. 18,90€.
                          Testi_Alissa Torres / Disegni_ Sungyoon Choi.
                          Maritata Torres (Edoardo detto “Eddie”), un giovane uomo colombiano che si è (era…) fatto il mazzo tanto a New York per mandare soldi ai suoi in Sudamerica e crescere professionalmente ( da magazziniere/ tassista/cameriere fino a promotore finanziario su aree di lingua spagnola), Alissa Rosenberg, incinta di sette mesi, perde il suo compagno nel crollo delle Torri Gemelle dove, per un “crudele” destino , era al secondo giorno di lavoro , l’11 Settembre 2001; e qui racconta la loro storia, nella forma confidenziale di un dialogo (e flashback)con il consorte deceduto . Anche il modo con cui Eddie ha “””scelto””” di morire arricchisce di ulteriori significati non solo metaforici il titolo della GN. Alissa dice ai minimi termini di sé ante 11/9, concedendo invece diverse note biografiche al suo uomo ,abbracciando ciò che fece e fu fin da ragazzino ; dando poi conto della loro storia d’amore, presentata come un colpo di fulmine presto tramutato in convivenza dentro un modesto monolocale; un matrimonio civile e la sopravvenuta gravidanza , con progetti (casa…) più in grande. La “pseudo suspense” di sapere i motivi del loro stizzito litigio all’alba del giorno funesto è il suo MacGuffin (cit.) per entrare nella cronaca del post tragedia , che le ha _naturalmente_ stravolto la vita sul piano personale ( il libro non si addentra in questioni geo-politiche direttamente concernenti la risposta degli USA all’attacco…), con botta depressiva sopravvenuta dopo il parto. Dal disperato tentativo _prodighi e collaborativi i suoi più stretti conoscenti_ razionalizzato di intercettare notizie confortanti su Eddie o perlomeno di rintracciarlo tra i feriti in ordine crescente di gravità, convulsamente sparsi nei nosocomi di NYC ; all’elaborazione del lutto ed al conseguente, ed inevitabile, assillo di assolvere economicamente al mantenimento suo e del figlio (maschio , Joshua Torres) Alissa si scontra ( e qui riporta con dovizia di frecciatine amaramente ironiche…) col sentimento “peloso” di chi si è , più o meno “doverosamente” fatto carico del sostegno e dell’indirizzo gestionale della “nuova categoria” dei congiunti-delle-vittime-dell’11/9 (9/11 nella dicitura all’americana), magari e piuttosto per mettersi…Loro al centro dell’attenzione, finanche infastiditi dalle ferme istanze che venivano dai loro “assistiti”. In aggiunta Alissa osserva quanto possa essere (stata) farraginosa e malfidente (ebbene sì…) l’evasione burocratica delle pratiche che dovrebbero farle avere i sostegni concreti di cui ha immediato e crescente bisogno. Sarà una dura lotta , contro un mostro dalle molte teste, anche orientate (Congressualmente…) a mediare risarcimenti in cambio della rinuncia delle parti offese a rivalse di tipo legale ( ad esempio blindando le compagnie aeree da future cause civili intentate dagli eredi delle vittime…), non sempre in piena sintonia con le tante altre persone che hanno perso qualcuno come lei. Un (farsi del )sangue amaro stemperati dai ricordi del suo Lui, limitati temporalmente ma teneri ed intensi. Nel , per così dire , “sotto-finale del volume” un collage di foto e documenti ( pure la tessera dei un videonoleggio ;-) )di Edoardo; ed infine lei che accompagna Joshua nei primi rudimenti del nuoto (una delle passioni dei coniugi Torres…). Una sana e splendida “normalità” non adulterata da terze parti (mediatiche) che avrebbero fatto di lei e del bambino dei Vip’s ( il termine è nei testi, a pag. 88, :-p)ad uso della commozione altrui. Verde tenue acqua marino è pure la tinta scelta (una cosa a là Darwyn Cooke) a rinforzo di un apparato grafico orientato ad una certa austerità penitenziale nella compostezza quasi algida e scarnificata ( a dispetto o per pudore delle descrizioni testuali)di uno stile per altro assimilabile ad altri titoli di catalogo dell’editore ( si pensi gioco-forza alla collana “Graphic Journalism”). In Alissa trovo, esteticamente, qualcosa del beneamato Terry Moore agli inizi ( molto , agli inizi!). Un libro che si lascia leggere e che suscita una certa indulgenza, nel senso che si tratta di un punto di vista personale legato ad una devastante esperienza , una della quali per cui si dice che “non ti danno il libretto d’istruzioni” (imho).
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                            SMARTCOMIX Speciale Anteprima #Zero
                            Shockdom. 48pp., b/n. 2,00€.
                            Testi e Disegni_ Luigi Siniscalchi.
                            Si tratta di un giornalino in formato 8x13 cm (!), recante un fumetto horror dal titolo “Nella Tana del Lupo” e alcune preview di altri comics dell’editore . Ogni tavola (x30) è composta da un’unica vignetta dal taglio panoramico e direttamente ottimizzato per una lettura su dispositivo digitale.Ci mancava solo questa, che per altro è del 2015. Dunque una cosa veloce veloce da leccarsi le …Orecchie pelose : c’è un tizio che, mentre sta vedendo alla tele un film di licantropi, riceve in tarda notte la visita di un trafelato e sconvolto amico che lo implora di nasconderlo , essendo il tapino in pericolo dopo una indicibile disavventura avuta accompagnando la morosa al Pub. Il padrone di casa si mostra comprensivo, ma i guai del malcapitato non sono finiti…
                            Storiella giocata sulla sperata tensione generata dal senso di urgenza di scampare un pericolo, reggendo il tempo che ad un lettore un minimo scafato sovverrà la previsione del _dato il soggetto_ regolare finale. Sic!. A parte tra i collezionisti incalliti può trovare spazio, in cartaceo, una simile operazione editoriale? Coinvolto dunque il buon Siniscalchi , classe ’71 e professionista da più di trent’anni, approdato ad uno stile affine a Luigi Piccatto ed alla Factory di “Darwin” (SBE), molto linee dritte ed arzigogoli (…troppi) buttate giù di immediatezza istintuale. Meh (imho).
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                              UN BRUTTO WEEKEND
                              Panini Comics. 80pp. Cartonato a colori. 13,00€.
                              Testi_ Ed Brubaker / Disegni_ Sean Phillips / Colori_ Jacob Phillips.
                              Un tentativo scoperto di bissare il successo di “I Miei eroi sono sempre stati tossici” ( Eisner Prize 2019), cavando un graphic novel dal rimaneggiamento (blando, pare) di due episodi della celebrata serie (…dei due stessi autori…) “Criminal”, da cui mutua alcuni personaggi , corroborando ulteriormente la loro mitopoietica e rendendo credibile lo sviluppo di atti non prettamente improntati alla legalità (eufemismo).
                              Avendo apprezzato il titolato precedente , si possono registrare talune affinità nell’intelaiatura narrativa dei due fumetti; che prevedono sostanzialmente una fase di approccio dei due principali protagonisti, una liberatoria azione trasgressiva condotta in comune ed infine un colpo di scena beffardo che qui, per non sembrare troppo “telefonato”, viene dato ad intendere con un margine di ambiguità con cui _volendo_ il lettore può “scagionare” il personaggio cardine della storia. Immediata , credo, l’empatia promanata dal soggetto , ambientato a fine anni novanta durante una Convention di fumetti(sti). Vi invitano, per elargirgli un premio onorario, anche un vecchio professionista del settore, un vizioso scorbutico caratterialmente ingestibile che ha bisogno _per altro su sua stessa segnalazione_ del suo ex assistente per frenare i suoi eccessi (…alcolici, specialmente). L’allievo a bottega ( uno, per altro, tra i tanti strapazzati dal “Boss”) ha perfino, nel frattempo, cambiato lavoro ma finisce per accettare l’incarico per saperne di più sul vecchio indisponente che, tra debiti e matrimoni onerosamente falliti ha ancora diversi conti in sospeso ; e ne verrà di nuovo invischiato in modo travolgente.
                              Serviti da una colorazione densa ma permeabile al gioco delle sfumature, i disegni si attestano sulla ricerca analogica di fornire incisivi coni d’ombra a mezzo di pennellate grasse , accentuanti rugosità della pelle e intenzioni maramalde dell’animo. Grazie al soggetto non è esentata una dettagliata ricognizione tra studi di disegno ed immaginari cosplayer ‘s che omaggiano il fumetto “farlocco” concepito nello scrivere il comic “vero”; di una coppia che ha fatto nuovamente roba buona , un filino magari troppo ammiccante (imho).
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                                SAMUEL STERN 11. L’Abisso
                                Bugs Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                                Testi_ Gianmarco Fumasoli, Massimiliano Filadoro e Marco Savegnago / Disegni_ Lisa Salsi .
                                C’è chi, vede cose, nell’oscura selva di Blackburn , e se ne torna stravolto , recitando foschi ed apocalittici presagi. Roba da matti, ed infatti li prende in cura lo psichiatra del locale Ospedale, uno scientista ateo convinto ma flessibile nell’adoperare gli strumenti ed i metodi conoscitivi. E dunque, per sollecitare risultati in favore dei suoi pazienti si risolve a chiedere i servigi di Padre Duncan col suo “armamentario” da esorcista. Samuel Stern , in allegato , è un “gadget” utile e gradito . Dopo faticosa trasferta si unisce dunque un eterogeneo triangolo di volenterosi che ne vedrà delle belle (ossia delle bruttissime…). La disegnatrice, per altro assoluta esordiente si rivela duttile e versatile nell’accaparrarsi le fonti ispirative di uno stile che ha una ragione propria in un’inchiostrazione pregnante , agglomerante e fortemente contrastata ma viepiù limpida nello scandire i dettagli ed ordinata nel dare seguito alla espressività delle anatomie . La tipa insomma dà a vedere di saper padroneggiare ( ed omaggiare) lo splatter ma penso che potrebbe dire la sua anche nel segmento Youg Adult ( vedi qui le immancabili giovani figliuole “indemoniate”) e perfino in una declinazione grottesco-umoristica. Magari, in questo episodio, è la storia che rasenta il tedio. Chiamati a far mente locale sull’architettura dello “Stern Universe” dentro regole d’ingaggio e d’attuazione del racconto versate al cliché, i lettori (od almeno il sottoscritto , da come mi ha preso…)devono sorbirsi tre distinte tesi che non collidono nella rampogna squalificante stante l’agreement sostanziale in uso . E dunque ci tocca un torpedone di (s)proloqui, in cui tutti e tre mantengono il punto e cedono (su) qualche impuntatura dogmatica o quasi. Si rischia di perdere il filo e la voglia di rimettersi a cercarlo :-p (imho).


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