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    SAMUEL STERN 12. La Casa delle farfalle
    Bugs Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
    Testi_ Gianmarco Fumasoli, Massimiliano Filadoro e Marco Savegnago / Disegni_Salvo Coniglione,
    Il passato, tetro e doloroso (…è dato supporre…) , di Samuel Stern, viene periodicamente rivangato nella serie _ed anche qui_ con accenni sibillini fondamentalmente imperniati sull’esistenza di Lily, una bambina, sua figlia (!) che lui ritiene di “proteggere” non svelandosi come padre , ed “accontentandosi “ di seguirla da lontano , presso l’orfanotrofio a cui è affidata e che, del resto, nell’ala maschile aveva ospitato lui stesso, in turbolenti anni giovanili. Esperienza che Samuel sembra aver rimosso al punto di non rammentare (di) un’anziana suora dai modi spicci ma confidenziali incrociata in corridoio , lesta ad investirlo di una rogna frutto del suo carattere tignoso e di una veneranda età con cui ha annotato fatti e collegamenti inquietanti . Ossia storie d’infanti , magari strappati a giovani madri single e sbandate, divenuti irrintracciabili, volatilizzati (!), probabili vittime di trafficanti oltremodo abietti. Un atroce malcostume snocciolato nelle pieghe dei decenni passati ma ciclicamente riapparso alle (per altro scarne) cronache. Fonti documentali da cui Samuel attinge,facendosi carico del mistero , che (gli)pare convergere su un altro istituto per l’infanzia abbandonata, apparentemente inappuntabile…
    Governato da dialoghi fluidi e spigliati , atti ad imprimere la ritmata progressione della trama, un episodio non a caso (sembra…)in capo al genetliaco editoriale della testata, i primi dodici numeri, che funge, insieme a chiari rimandi di un cinema horror piuttosto mainstream ( vedi titoli quali : Gothika, Saint Ange, Session 9, Dark Water…), ad una sorta di “trailer” di luoghi comuni della serie e tipologie di storie che il profano andrebbe a sperimentare ed il lettore affezionato a vedere in replica. Fa’ il suo il disegnatore , che piazza qualche perfino notevole suggestione visiva nel trattamento delle ombreggiature e nel trasmettere un clima di malata decadenza ambientale ( vedi la casa in disarmo del titolo ). Il debito con i film aumenta in citazioni scenografiche (simil Pupi Avati ;-)) e nel fornire modelli di alcuni personaggi ( vedi lo sbirro…Colin Farrell, o l’orfano scomparso…Gary Coleman…). Il segno è abbastanza pulito , sebbene non rinunci ad accumulare tratteggi insistiti ( la barba di Samuel; l’aspetto ben poco femminile della vecchia religiosa…)e al netto di alcune pose di profilo frontale secco che tolgono problemi prospettici ma inchiodano (quelle vignette sparse…) ad una ingessata rigidità. Diverse invece le deroghe alla classica , e pur presente, gabbia bonelliana. Happy birthday e avanti(imho) !
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      1975 UN DELITTO EMILIANO
      Odoya. 120pp., b/n. 15,00€.
      Testi_ Alberto Guarnieri / Disegni_ Emilio Laguardia.
      Graphic novel del 2011. I lodevoli sforzi in prosa di Lucio Dalla (prefazione) e Luca Telese (postfazione) di dare una coloritura calda , strutturata e variegata dei fermenti politico-culturali che animarono la prima metà degli anni settanta , ed anche da varie altre parti d’Italia convergenti sulla “scena” di Bologna e dintorni, svaporano in questo sunteggio a fumetti, molto gridato , ultimativo ed infine manicheo su quegli ambienti fumantini e sedicenti impegnati e consuma(n)ti tra giovani della sinistra e destra radicale ,che si guardavano in cagnesco ( …prima di passare anche a vie di fatto…) , ma si sostanziavano nell’unanime constatazione che i partiti “tradizionali “(PCI in primis , ma sotto altri aspetti pure il MSI) fossero parte “del sistema” ossia dei problemi del Paese, in aperta collusione compromissoria col potere democristiano , inamovibilmente al Governo. In un simile contesto ( e del resto ispirato alla “vera”parabola esistenziale , tragicamente interrotta , di Alceste Campanile) ,ecco la storia del ragazzo Adelchi , uscito dal liceo con aspirazione da cantante (studierà al Dams…) ed una convinta adesione all’ala più oltranzista e destrorsa del Fronte della Gioventù ,si avvicina alle posizioni di “Lotta Continua” , complice l’infatuazione per una coetanea ( che poi tradirà per una Milf “extraparlamentare” ,sebbene sposata con un Onorevole comunista!) e l’attrazione per le generose iniziative culturali ( pure talvolta velleitarie e al dunque poco seguite dal pubblico meno orientato) organizzate dai suoi militanti. Ma saranno gli impicci (soldi e donne appunto) delle odiate convenzioni piccolo-borghesi a perderlo , nel “l’impazzimento” (cit.) di chi decretò l’urgenza improrogabile di una “Rivoluzione”che sarà per diversi di loro solo un auto-sabotaggio infausto , non lenito dalla Cultura Alta che pure un po’ tutti si compiacevano di osservare.
      Col ditino alzato come nelle vignette di Elle Kappa ma senza far sorridere i personaggi sono (così) pomposi anche graficamente , magari ristretti in close up alla Crepax ed con una flessuosità essenziale ma marcata di un Andrea Pazienza, documentata su vestiario,cinema, musica e mode dell’estate del ‘75. Un volume che dirà qualcosa specialmente a chi è digiuno del periodo storico preso in esame (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        NAPOLEONE Making of Paolo Bacilieri
        Hazard Edizioni. 110pp., b/n. 10,00€.
        Brossurato con alette in f.to bonellide. Di base si compone di un’informale intervista , data alle stampe nel 2003, in cui l’artista Paolo Bacilieri si rivela professionalmente ( e di rimando sul piano anche personale, su determinati aspetti correlati…) , nel momento in cui si accinge al debutto come Autore completo sulla testata “Napoleone”, ironicamente pungolato dal (suo) editor/redattore Franco Busatta, anche attualmente in forza alla Sergio Bonelli Editore. Le pagine sono farcite di numerosissime illustrazioni , come logico riguardanti tavole a fumetti, vignette, studi di personaggi e schizzi veloci ma pure di foto (attori, copertine di dvd, particolari architettonici e paesaggistici…) documentative , incamerate nel bagaglio culturale di P.Ba e rimandate, senza reticenza nel denunziarle come fonti ispirative, nella stesura dei comics. La conversazione si allarga, fatalmente, anche alle produzioni antecedenti dell’Autore, chiamato a dare conto dei suoi gusti , dentro un immaginario popolare condiviso ; fino a salire nelle citazione delle “infatuazioni” intellettuali ad un livello più specialistico ed accademico . Bacilieri, mi sembra, tiene il punto , ossia difende le sue scelte ponderate con l’accortezza di non voler sembrare supponente e “snob”, consapevole di muoversi in un media ed un Editore che vuole essere popolare , sebbene “Napoleone” sia piuttosto permeabile di suggestioni culturali più ampie e meno stereotipe dei capisaldi più “classici” del meritorio catalogo SBE. Peccato non fornisca per esteso, ma solo con accenni sparsi, una disamina del suo modo di disegnare ( a partire dagli strumenti adoperati in dettaglio…), fermo restando che il volume è molto datato in questo senso ( e d’altronde reperibile negli store online ad un prezzo outlet molto scontato ;-) ) , ossia non vi si dovrebbe (né potrebbe, per lo stesso motivo)ricercare un aggiornamento sullo stile di Bacilieri quanto una ricognizione sulla gran mole di elementi accessori che formano la realizzazione di un albo a fumetti, entro il margine di manovra che in via fiduciaria si accorda a chi non ha “partorito” il personaggio ma pure si accinge a darne una “propria” interpretazione. Carina quindi la cover, tipo un set posato (…che a sua volta rimanda alla cover del quarto episodio : “Storia di Allegra”), con Bacilieri, Busatta (in t-shirt dei “Simpson”) e il creatore di “Napoleone” Carlo Ambrosini con berretto e pizzetto intenti a mettere a punto l’inquadratura/vignetta. In coda note bio , ed un fumetto di otto pagine più frontespizio . Genere western –comedy (bromance? Gay friendly?). Sfizioso (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          BORN TO BE ON AIR ! 1
          Star Comics. 195pp., b/n . 5,90€.
          Testi e Disegni_ Hiroaki Samura.
          Brilla, ed avvilita da una fresca delusione sentimentale , Minari Koda _ cameriera tuttofare in un ristorante specializzato in tipi di pane e preparati al curry_, rovescia le sue pene su uno sconosciuto compagno di bevute alcoliche al bar . Il tizio ( Kanetsugu Mato)è però un programmista radiofonico in una emittente di medio livello, ma localmente forte, e _ rimasto colpito dall’incisiva e fluente parlantina della tipa, la registra; e manda in onda le scombinate ma ruspanti esternazioni a ruota libera di Minari (!). La ragazza sulle prime ne rimane sconcertata , ma la sopravvenuta precarietà del suo lavoro e le lusinghe della costante approvazione di Mato, corroborate dalla gentilezza incoraggiante di molti ascoltatori ,la fanno ricredere sulla possibilità di essere una speaker radiofonica con dignità professionale, sponsor permettento. In bilico dunque tra due occupazioni che potrebbero concretizzarsi (ma anche no !) lei cerca di arrabattarsi , dando (per ora) il due di picchi agli uomini ( il suo unico collega al ristorante, un vicino di casa premuroso, un tecnico audio alla stazione radio, se non Mato stesso?) agli uomini che paiono riservarle particolare attenzione. Le cose evolvono fino ad incalzarla a prendere improrogabili e definitive decisioni.
          Manga con sovra-copertina; si legge da sx a dx. Le paturnie femminili ( e femministe?) della protagonista ed un certo caratterino frizzante e spigoloso/narcisista _ per quanto non avulso dalle sussiegose maniere della società in cui vive ( tentando di non “declassare” nell’ulteriore “periferia dell’Impero”, dove la aspetterebbero i suoi quieti genitori…), almeno formalmente (…poi ci sono i balloon di pensiero che ci ragguagliano sui reali convincimenti dei personaggi_ sembrano un guanto di sfida gettato al lettore ad affezionarsi comunque a Lei ed alle sue vicissitudini. Qualche breve passaggio della narrazione appare nebuloso , in parte forse per eccesso di autoreferenzialità di alcuni personaggi, allineati nel corso di otto capitoli, dove comunque partono almeno tre sottotrame complementari che hanno in potenza risvolti intriganti, perfino sinistri. Azzeccato il character design , affilato nel cercare una idea di bellezza non “pucciosa” e “smielata”. Gli interni , alla giapponese, sono angusti e intasati di carabattole ( in alcune circostanze evidente “l’aiutino” di foto dal vero elaborate in digitale nella vignetta), con soddisfatta esibizione _cosa , molto, “da maschi”_ delle attrezzature elettroniche . Il mangaka è molto disinvolto ed espressivo nell’affrontare le anatomie da ogni punto di vista; assumendone di arditi per, del resto, vivacizzare pose naturalmente statiche, come lo stare seduti e parlare nel microfono ;-) .La stesura, immagino elettronica, di grigi e retinature si accompagna sensibilmente ad una discreta consistenza dei chiaroscuri per dare nerbo e profondità alle vignette , molto leggibili allo sguardo sebbene riluttanti a seguire schemi fissi nelle tavole (imho).
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          • Rettifica: "Born to be on air!" si legge da destra verso sinistra.

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            KEN PARKER_ Umana avventura
            Parker Editore. 87pp., b/n.
            Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
            Uscita originariamente in due parti, sui numeri 14 e 15 del “Magazine” ( ma io l’ho letta integralmente su “Ken Parker Collection” n.ro 34 della Panini Comics : la pubblicazione di KP, in Italia, è del resto tortuosa e variegata…), è una storia collegata al _se così si può dire_ ciclo Canadese ( qui provincia del Manitoba) delle, appunto, sue avventure , avendo come partner e sodale l’amico “dei ghiacci” Oakpeha, sempre pronto a dispensare massime di vita sospese tra esotismo filosofico spiazzante e pragmatismo disarmante, in un mix tragicomico che “allieta”le loro giornate, vissute comunque dentro un ambiente difficilissimo, non solo climaticamente…Anche se in realtà ,KP rivive queste esperienze a posteriori , in un manoscritto che _in mancanza d’altro_ verga con la tenue speranza di cavarci delle royalties per sfamarsi, ma che al momento attira l’attenzione giusto della coppia di attempati coniugi che lo ha a pensione ( bella la scena muta introduttiva con cui Ken si appresta a scrivere, dissimulando consumata attitudine :-p ). Due uomini europei , spinti da quelle parti del Canada dall’ambizione, millantano, di mettere su un export di pellame barattato con gli indiani,assumono lui e Oak(peha) per tenere dunque i rapporti coi nativi ma, al primo abboccamento con una batteria di Cree particolarmente melliflua e mal disposta , Ken si trova _letteralmente nudo come un verme_ suo malgrado a diventare preda umana (“bianca”) del sadico e guerresco divertimento dei suoi avversari. Ne passerà di ogni per cavarsela. Con alcuni riferimenti, anche estetici, inequivocabilmente a là “First Blood”, ma pure di “Indiana Jones…” nella sua versione più disincantata, il racconto veleggia spedito , e a dispetto della sua matrice pseudo-letteraria si esplicita egregiamente con poche parole e molta sanguigna azione.
            Senza perdere mordente emozionale ma acquistando in compattezza , precisione e pulizia del segno, ai disegni compartecipano gli aiutanti di Milazzo ( genericamente segnalati come “Studio”), puntando forte tra i contrasti d’ombre, a scopo espressivo ( si veda la lotta con l’orso , nel riverbero “ platonico” della caverna…), anche nelle situazioni (vedi prologo ed epilogo, o l’accampamento notturno…)più familiarmente distese (imho).
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              KILL OR BE KILLED ( Libro Tre)
              Mondadori Oscar Ink. 112.pp. Cartonato a colori. 20,00€.
              Testi_ Ed Brubaker / Disegni_ Sean Phillips / Colori_ Elizabeth Breitweiser.
              Come avviene sovente nei thriller, se lo scenario iniziale è topico e pregno di stress ma è lasciato in sospeso , temporalmente e per un buon pezzo della trama assisteremo ai fatti e personaggi pregressi che hanno determinato l’evoluzione nel momento cardine di cui sopra, che poi riparte da dove era stato “freezato”. Appuntato dal monologo interiore , fecondo per chi legge, del protagonista Dylan , completiamo perciò la conoscenza “educata”dello studente fuori corso , aspirante suicida con padre suicida ( e già seguito a livello psichiatrico , con risultati evidentemente rivedibili…) che nel “Libro Uno” esordiva freddando con una certa professionalità diversi uomini armati ( rivelatisi affiliati della mafia russa e “servizio di sicurezza “ in un bordello unofficial…)!
              Naturalmente è in continuazione di ciò visto nel “Libro Due” (…cerco di evitare significativi spoiler…) , specie nel rapporto _in divenire più stretto_ con la sua ex Kira e di conseguenza (?) col raffreddamento con quello del suo coinquilino ( altro ex, o qualcosa di simile ,di Kira); e nel tentativo di razionalizzare le sue suggestioni (??) “demoniache”, che d’altronde gli riconsegnerebbero un/il sé stesso infatuato di dare la morte a carogne-che-se-lo-meritano. Ma una rivelazione sul passato di suo padre lo ri-getta nel suo delirio (???) visionario…
              Anche oltre le battute iniziali la storia lascerebbe un retro-gusto amarognolo di ri-masticatura di cose già intese e vedute, almeno parzialmente; ma è evidentemente un modo (perfino preannunciato dall’autore nei testi di alcune didascalie) per caricare di ulteriore inquietudine la versione “2.0” (ovvero post strage nel postribolo…) di Dylan , che evidentemente riserverà _più o meno suo malgrado_ altre ”imprese”, per altro riaccendendo i riflettori mediatici su di lui , ossia sul “Vigilante Mascherato” ( da una felpa con cappuccio e un passamontagna rosso tra i più anonimi :-p …). Ottimamente serviti da una colorazione che mantiene i toni elettrici di tinte artificiali , ma miscelati e riverberati con dettagliata perizia, i disegni spostano credo ulteriormente in avanti la maturità espressiva del suo autore , che passa a linee in ogni senso fini ed estremamente incisive , maggiorando pulizia del segno e cornucopia di minuzie accessorie. Sapendo che si auto-ritrae come modello anatomico forse si potrebbe appuntare che Dylan sembra vecchiotto e molti personaggi hanno le stesse caratteristiche fisiche (imho).


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                KEN PARKER_ La Donna di Cochito
                Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                TestI_ Maurizio Mantero / Disegni_ Carlo Ambrosini.
                Percorrendo a cavallo l’arido bacino del Gila River (Arizona) , cinque effettivi dell’Esercito patiscono l’imboscata di una banda di indiani, mentre stavano mappando gli spostamenti di una (altra) numerosa tribù (Apache); che sorprendentemente si palesa poco dopo presso il loro Forte, consegnando le armi e chiedendo asilo. Sistemati alla bell’è meglio , alcuni pellerossa vengono selezionati per una collaborazione al vitto, ed in particolare un’attraente giovane, presto pesantemente molestata da un laido sottufficiale , ma salvata dal suo compagno , con cui “evade” dal fortilizio . Per necessità i due fuggiaschi innamorati derubano KP ( che, mannaggia, se ne stava per i fatti suoi), praticamente poi costretto a mettersi nelle mani di un distaccamento di Giacche Blu , nel frattempo accorse proprio per stoppare la fuga della coppia. Non passa che una nottata , e i due nativi offrono un altro inaspettato comportamento (…).
                La piuttosto brillante sceneggiatura si attiene ad una linea logica, verosimile, di narrazione ma sa calare più di un colpo di scena, capace di deviare se non ribaltare la prospettiva di focalizzazione dei fatti e dei tratti comportamentali dei protagonisti (al lettore , eccetto Ken, ovviamente sconosciuti), a beneficio sia della trama che della dignità culturale e spessore umano accordati ad ognuno, che abbia la divisa , i colori del guerriero o magari un portato interraziale ponderato. Detto ciò (però?) l’intrattenimento “esige” pure scambi di insana e trasversale carneficina , con KP alla testa di un piano per offendere i nativi più irriducibili pur ben capendo, anzi condividendo, la dolorosa e stentata marginalità in cui sono avviate le genti che hanno vissuto sul/il territorio alla maniera non utilitaristica e pre-industriale diversamente dagli “occhi bianchi”( gli europei colonizzatori). E alla fine è capace che trovino una sponda solidale in qualche buon diavolo di soldato , poco carrierista ma assai scafato sulle leggi “sostanziali” da applicare nel suo tempo e nelle sue prove incombenti. Anche con vignette tutte od in parte scontornate Ambrosini isola le figure umane portandole in sfondi neutri, altrimenti impregnati di cavalli ,armi e contendenti scalmanati al controllo di una Regione per unanime ammissione vieppiù agra e faticosa (sic!) . Tenuto il punto sullo stile di riferimento (Ivo Milazzo), compattando le linee e forse andando meno “a memoria" (imho).
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                  KEN PARKER_ La Regina del Missouri
                  Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                  Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_
                  In avvicinamento itinerante all’assegnazione del suo luogo di lavoro di scout ,
                  KP scende a Kickapoo (Stato del Kansas) , cittadina sorta intorno al suo porto fluviale , sul Missouri. Nell’attesa , l’indomani, di salire su un Vaporetto e raggiungere “Fort Benton” nel Montana, viene “incastrato” dai magheggi di una stranamente assortita coppia _ un “papà” e sua “figlia”_ che gli propinano una storia “quasi vera” per ottenere il suo aiuto contro le prepotenze di due bravi , prezzolati da un temibile nemico della “famigliola”. Vagamente impietosito ed incuriosito dal “papi” e non insensibile al fascino della ragazzuola, Ken infine si lascia coinvolgere. Il viaggio sul grande, talvolta limaccioso, fiume tuttavia ha in serbo ulteriori grattacapi…


                  Berardi si diverte a sparigliare una storia che il lettore non ha modo di verificare , se non sentendo le varie “campane”, comunque tutte accordate su una quota di discrezionalità insindacabile e passaggi al limite del credibile :-p. Dopodiché vi abbatte sopra una ulteriore situazione coincidente nei tempi ma estranea nei fatti che rimpolpa l’albo di un frenetico caos in cui consumare la resa dei conti ( con a latere siparietto sociologico sul ruolo ingrato comunque spettante agli afroamericani, qui relegati alla corvée delle caldaie motrici) .
                  Registrato che il Ken Parker visto da Cianti si discosta pesantemente dal modello grafico in cui lo stava portando Ivo Milazzo, nondimeno i disegni raggiungono vette di eccellenza ( con richiami a là Sergio Toppi , che non fa’ mai male…) nel governare ( nelle singole vignette come nell’interpretazione delle gabbie, ossia ed in definitiva delle tavole…) una grande resa degli elementi dinamici, supportati dalla debordante resa dei barocchismi ottocenteschi ( vedi gli sfarzosi interni del battello , come pure del resto il complesso della sua foggia in legno ed acciaio; materiali che d’altronde ritornano nel dare forma architettonica a Kickapoo. Volutamente credo , l’illustrazione dei frangenti più concitati può ingenerare qualche perplessità nel decifrare cosa sta avvenendo, coi disegni stessi che appaiono più tirati via, sebbene il loro taglio prospettico rimanga sempre filante e d’impatto. Ugualmente le chine : organiche ed organizzate nei momenti migliori ; grossolane e “macchiaiole” nei passaggi più andanti (imho).


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                    NAPOLEONE 21. La Sentinella
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                    Testi_ Carlo Ambrosini / Disegni_ Giulio Camagni.
                    Anno domini 730, l’equipaggio di una nave vichinga consegna ai ghiacci perenni della Groenlandia l’esilio di un pur rispettato e valoroso Guerriero, destinandolo ad un impervio eremitaggio, conseguente ad un atto di battaglia che lo ha “condannato “ a prendere il posto della straordinaria entità del (…). 1970, un brillante ingegnere danese, Bjorn Thorsen,mentre è in viaggio per mettere in funzione un’avanguardistica stazione meteo, ne ritrova la mummia conservata alle bassissime temperature del circolo polare ma, scalfendo l’ice che conserva la salma (…). Anno 2000 ,Napoleone è innamorato cotto della dott.ssa Smilla Thorsen (yes, la figlia del danese…) e gli dispiace assai di vederla rincasare a Copenaghen ; ripromettendosi di raggiungerla il prima possibile. Ma i Thorsen sono già nel mirino di…
                    O di come Ambrosini riuscì ( l’albo è stato il primo del 2001; ed anche questo non sarà un caso…) a shakerare in un unico soggetto _ per altro dandogli un finale compiuto e , per così dire, verosimile_ antiche leggende Nord europee, motivazioni prosaiche e ragioni della “realpolitik” , con una riflessione disincantata sul (non) senso della vita, che penso non dispiacerebbe,tra gli altri, al suo conterraneo e filosofo Umberto Galimberti :-p . Una avventura che tocca vasti scenari , dell’anima quanto geografici, in cui Napoleone sembra costantemente mettersi in grave pericolo; e non è detto che le sue tribolazioni siano ricompensate ;-).
                    Quando disegna i cattivi Camagni sembra J.Tardi; quando interpreta i buoni G. Casertano (xD ), e in complesso sembra possedere una sugosa vivacità che vedo meno nelle incatorzolite prove recenti . Per motivi non solo ambientali ,già gli sfondi tendono allo spiccio e tristanzuolo (imho).

                    ,
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                      KEN PARKER_ Caccia sul mare
                      Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                      Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Giancarlo Alessandrini.
                      Dove si narra di come Ken Parker, bazzicando l’angiporto di San Francisco , divenne abile ed arruolato marinaio di una baleniera, in rotta oceanica senza scali per un anno (!), ingaggiato senza assenso e con l’inganno (!!). Una dura e sfibrante esperienza forzatamente aggregato a compagni di ventura più esperti o disgraziati altrettanto , e insofferenti della/nella loro condizione. Il Capitano della Nave, per altro, si porta dietro una moglie con marcati problemi psichici , che diviene comunque oggetto del desiderio del nostromo , d’altronde poco propenso alle maniere civili .
                      Marinai, donnA e guai; qui Berardi sembra voler dire che un po’ tutto è già stato scritto in tema , ed il suo sarà l’esercitazione di un omaggio diligente, con una punta di coscienza sociale ( pour parler ci scappano considerazioni proto-socialiste sulla necessità di equilibrare la distribuzione dei proventi dalla caccia _ già massiccia _ alla balena , stante la pericolosità e la fatica fisica di sacrificare sul posto (L’Oceano) il cetaceo), qualche passaggio “ignorante” (KP che trova, tra il serio e il faceto, da fare a botte : non esattamente una novità…) e topici momenti in cui si deve osare il “tutto per tutto”. Chi ha letto l’episodio “Le Terre bianche” già conosce il problematico finale.
                      Di nuovo erroneamente assegnati ad Ivo Milazzo , i disegni sembrano sforzarsi , da KP/ Robert Redford (;-) ) di offrire facce molto caratterizzate e non confondibili, stante la mole di “comparse” coinvolte (la ciurma , ma anche il prologo a Frisco…) e la necessità di dargli un’aria sgraziata e vissuta ( pure la signora, la cui bellezza è decantata nei testi); con una tecnica all’impronta, che libera la mano per dare “pennellate” perentorie e veloci. Non esente il rischio di varcare la linea del caricaturale e “soffocare” di tratteggi le vignette; sovente a nero negli sfondi, ché il tratto “grasso” d’altronde non (gli) concede particolare minuziosità (imho).
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                        LE CRONACHE DEL KINGDOM
                        CreateSpace Indipendent Publishing Platform. 106pp., b/n. 3,30€.
                        Testi e/o Disegni_ Andrea Dossena; Erika Inzitari; Davide Pozzi e Carlo Rotolo.
                        Auto-produzione indipendente ad otto mani, data alla forma cartacea dall’apposito service by Amazon ( con un rapporto prezzo /qualità ragguardevole in senso positivo). Un racconto celebrativo promozionale_ in forma umoristica, goliardica e paradossale_ della Fumetteria “Kingdom of comics”; una realtà commerciale che, prima di ricevere il plauso di una collocazione strategicamente proficua a Milano era nata (nel ’97 ) nella cintura periferica ( Gorgonzola) , con meno pretese ma non minore sventata passionalità, per la libidine, anche identitaria, del Nerd.
                        Siamo dalle parti di “Clerks” (il film e tutte le filiazioni cross mediatiche conosciute; pure dagli autori, omaggianti a bella posta Jay & Silent Bob ;-) ) e di “Volt_ Che Vita di Mecha” ( che gli deve talune soluzioni grafiche…), dove , sotto una lente d’ingrandimento deformante vengono sbertucciati i vari tipi di clienti da fumetteria e s’imbastisce pure qualche cenno biografico sul proprietario del negozio , e su un selezionato gruppetto di amici/clienti debitamente perdigiorno , guastatori , fanfaroni e molesti che (gli) gravitano intorno. Riescono però a fare peggio gli avventori occasionali : un tragico ma non serio mostrificio che partorisce svagati, storditi, deficienti, spocchiosi , prepotenti , eccentrici e mal cresciuti , stoicamente sopportati (ma anche no) e qui messi bonariamente alla gogna.
                        L’interpretazione grafica denota una certa maturità nel dare un indirizzo estetico coerente ai personaggi, ancorché deformed, e una buona scioltezza nell’affrontare le complessioni anatomiche. Tratto leggibile, con bordature anche pesanti ma che di norma rifuggono la costipazione assoluta delle chine (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          JOHN DOE 1. La Morte l’universo e tutto quanto
                          Eura Editoriale s.p.a. 98pp., b/n. 2,20€.
                          Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Emiliano Mammucari.
                          Uscito nel giugno del 2003, come bonellide da edicola , resistette mensilmente cento numeri, figliando uno spin off (“Trapassati Inc.”) , dirottato sulle pagine di “Skorpio” e “Lanciostory” , per altro in una fase di pesante ristrutturazione della Casa Editrice.
                          JD è pensato graficamente prendendo a modello il Tom Cruise di “Vanilla Sky” ( remake del film spagnolo “Apri gli occhi”)e vi lascia su carta accenni nella trama, il look , le passioni ludiche ed un atteggiamento controllato ma spavaldo, che gli vale una chiara e dimostrata fama di “femminaro” seriale e manager pratico e provveduto. Un fi****to e cicisbeo patentato che si occupa di far marciare , col piglio efficientista , una corporation _pensate un po’_ con la missione aziendale d’ instradare la gente alla tomba (!), ossia al tempo ed al modo in cui sarebbe assegnata a morire, secondo un coordinamento letteralmente a loro destinato. I soci fondatori _che pure rispondono a non meglio precisate “Alte Sfere”_ sono concetti personificati : la signora Morte e i suoi immediati sottoposti , ossia la sig.ra Fame e i signori Guerra e Pestilenza. Un dì, JD scopre che i quattro dirigenti hanno pasticciato i “conti”, e siccome è un tipo “professionale” lui, decide _ facilitato dalla signorina Tempo, altra convenzione umana fatta persona : bella, bionda e incapricciata di John_ di inimicarsi i quattro, uccellandoli e dandosi alla macchia.
                          Soggetto , ideato e talvolta scritto anche dal compianto Lorenzo Bartoli, il protagonista rifugge lo standard dell’”eroe” Sergio Bonelli Editore con la pistola in mano e la legge morale dentro di sé, per aspergere strafottenza, furbizia manipolatrice e (bella) faccia come il c*** ,surfando disinvoltamente sui grandi temi che impiegano la coscienza dell’Uomo (occidentale, oggi) , forte di un regolamento sovrumano nel senso di “magici” super-poteri ( quale appunto piegare il Tempo le facoltà molto più che mortali di Morte &co.) nell’inquadramento da scusa nazistoide di star facendo il proprio lavoro/eseguendo ordini. Carne al fuoco succosa ma svolgimento frollo, tra battutine cheap e spiegoni burocratico-cervellotici per vari versi fuori dalla grazia di Dio, ed innesti d’azione per “una vita spericolata come nei film” giacché “gli anni ’80 non finiranno mai (?)”. Cavalcando la moda nascente (al tempo) delle Serie TV, “John Doe” è diviso in “stagioni” (in corso di ristampa, in volumi, dalla Bao Publishing), data la sovente necessità di Recchioni di (s)variare registro narrativo e far cambiare aria ai soggetti ,dopo che”l’universo e tutto quanto” assume uno scopo sin troppo funzionale ed una volta rivelato perde drasticamente attrattiva e…Avanti un altro!
                          Discreti i disegni, calati nella necessità di essere descrittivi e dettagliati il giusto e calcati in una inchiostrazione un po’ stopposa. Dato che il personaggio recita svariate pose non sempre la sua espressività appare centrata ed incisiva. Intonato il cast rimanente e curati gli elementi nerds addiction , tipo le automobili e i computer (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            ROBINSON CRUSOE
                            Mondadori Comics. 58pp. Cartonato a colori. 7,90€.
                            Testi_ Christophe Lemoine / Disegni e Colori_ Jean-Christophe Vergne.
                            Adattamento a fumetti, imbastito nella classica misura franco-belga delle quarantasei tavole ( a cui si aggiungono pagine, illustrate , con note e cenni storici e biografici inerenti l’opera originale), del celeberrimo romanzo di Daniel Defoe ( 1660_1731); ai miei tempi studiato anche nella scuola dell’obbligo (!). Versione “fatalmente” condensata, che mantiene l’io narrante dell’ asciutta prosa consegnata ad un diario , focalizzandosi immediatamente sul naufragio su una sperduta isola del giovane R. , unico superstite della ciurma a cui aveva unito _ inquieto avventuriero ma con vocazione imprenditoriale_ il suo destino. Pur con momenti di comprensibile scoramento, ma confortato dalla lettura della Sacra Bibbia saprà industriarsi a cavare il massimo possibile dalle risorse combinate e disposte recuperate in loco ed all’inizio dal relitto della nave; resistendo da solo _ con l’unica compagnia di un cagnolino_ per anni ed anni (!), fino a …

                            L’antesignano dei MacGyver (xD) e fautore/testimonial progressista del liberismo economico, R. incarna il dinamismo di una borghesia non acciambellata su vecchie rendite e stantii orizzonti feudali , ma che viaggia, esplora, testa e si dà da fare, applicandosi a ciò che richiede il “mercato” ( che poi è lui stesso, su un atollo selvatico che non offre nessun servizio pur disponendo in buona parte delle materie prime d’uopo). Mai del tutto “ammorbidito” e spossato dalla permanenza forzosa e solitaria R. contratterà sino alla fine per mantenere/migliorare le sue posizioni , nell’ambito e nell’animo del tempo e del luogo (Inghilterra) da cui proviene, sapendo /volendo essere un caritatevole presbiteriano gentiluomo…Schiavista (sic!). Prendere o lasciare.
                            La stesura dei colori risente, nei toni castellati, del clima prevalentemente soleggiato sull’isola oceanica ( fuori mano, collocata a spanne in appartenenza al continente americano); i disegni _ tampinati dalle didascalie del “diario”_ hanno una loro regolarità descrittiva, con un segno piuttosto modulato e piuttosto grasso, senza guizzi stilistici particolarmente originali (imho).

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                              POTTER’S FIELD ( 1 di 4)
                              Italycomics. 24pp., a colori. 3,00€.
                              Testi_ Mark Waid / Disegni_ Paul Azaceta / Colori_ Nick Filardi.
                              Non si fa’ chiamare e quindi lo chiamano John Doe. E’ un nero vestito di nero con gli occhiali neri ( pure di notte, mah…) e si prende la briga di dare un nome alle molte salme che la polizia di NYC raccatta in giro senza potergli dare generalità conosciute. Ha dei collaboratori/facilitatori che gli passano delle info che lui elabora, dando sfoggio di risolutezza e sveltezza , sia di cervello che di fisico. Cerca di mettere (sulle lapidi, letteralmente…) una parola di verità senza intenti di tranciante moralizzazione. Pare, eh. Il bel tomo risolve un “caso freddo” un po’ estremo che pure sembra pescato dalla cronaca nera ( in edizione originale,questo spillato è uscito nel 2007, per i tipi BOOM! Studios) dei nostri tempi e luoghi. Il colorista non sgarra da pochi toni acidi ed artificiali , ad impregnare i tratti dritti, essenziali,gravi e grevi di quello di “Outcast”. Ci si può dare un’occhiata, magari per scoprire, proseguendo (?), le motivazioni recondite di Coso (imho).
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                                LE CRONACHE DI VAN HELSING Presenta: Frankenstein _prima parte_
                                Algra Editore. 40pp., b/n. 3,00€.
                                Testi_Barbara Daniele / Disegni_ Salvo Coniglione.
                                Brossurato con costina, che offre ventiquattro tavole di fumetto, una presentazione del personaggio in prosa e una gallery di illustrazioni dedicate ( mi sono piaciuti, per motivi diversi Daniele Bigliardo, Maurizio Di Vincenzo e Francesco Ferrari ;-) ). Parrebbe un tentativo a là “Weird Tales” di cucinare nel calderone gotico-vittoriano le figure più iconiche della letteratura di genere (fanta-horror), facendole incontrare /interagire facendo perno su questo Adrian Van Helsing, figlio dell’illustre Prof. Abraham , mattatore del “Dracula” di B.Stoker. Seguendo le stesse regole d’ingaggio riscontrabili in “Dampyr”, “Dylan Dog” , “Samuel Stern” o “The Professor” (…a cui è affine anche su altri aspetti…) AVH _ giovane uomo prestante e belloccio_ viene chiamato, nel 1897 dal borgomastro di un paesino tedesco , in cui si registrano inquietanti profanazioni del locale cimitero . Ma Adrian, mentre compie un solitario sopralluogo al campo santo violato…
                                Albo del 2017. Prematuro emettere giudizi, ma ola prima netta impressione è di una sceneggiatura che appiccica pezzi di cose già lette/viste facendole combaciare ricicciacciando la figura dell’investigatore di cose fuori dall’ordinario . E lo stesso Adrian pare ostentare un flemma aristocratico che, ad ora, non travalica un senso di meccanica funzionalità al racconto, in cui per altro il lettore è stato messo a parte di informazioni a lui ignote. Uno schema che a leggere l’introduzione alla testata, redatta da Moreno Burattini, è un suo dato costitutivo , e perciò rendicontato consapevolmente ed a priori. Il disegnatore dimostra di destreggiarsi bene nell’ambientazione storica richiesta , sgranando i suoi chiaro-scuri (sarebbe interessante sapere se con metodi “analogici” o col supporto del mezzo informatico…) all’occorrenza di effetti di pioggia e nebbia , completando vignette già molto dettagliate , montate su una gabbia piuttosto regolare , non ostativa a solidi e suggestivi tagli prospettici (imho).
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