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    KEN PARKER_ Sotto il cielo del Messico
    Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
    Sulle labili tracce dell’infame Welsh ( personaggio visto nell’episodio “Omicidio a Washington”), KP _ non receduto dall’intento di fargliela pagare cara (vedi albo di cui sopra)_ si smazza a cavallo tre giorni di duro deserto per passare il confine e raggiungere il primo , malmesso e miserrimo, villaggio messicano , San Luis, in cerca di notizie sul suo nemico. Troverà un “comitato d’accoglienza” alquanto determinato ad ostacolarlo, con metodi definitivi (!); ma anche una sponda inaspettatamente amica in una stravagante coppia di saltimbanchi girovaghi. Il pericolo immediato e continuato che si accanisce su Ken lascia presagire che il suo avversario sia una presenza tangibile e che abbia le spalle robustamente coperte da (…).
    Anche stavolta Berardi cerca di descrivere la realtà (qui del Messico) sfaccettandola nei suoi lati luminosi quanto in quelli tenebrosi, tenendo a mente una situazione mediamente non florida e politicamente turbolenta ( soffia il vento della Guerra Civile …); ma poi focalizzandosi sulla bellicosità degli americani (Gringos!) , in “trasferta”. Non manca una polarizzante figura femminile: Giancarlo Berardi non si è mai sposato ( vorrà dire qualcosa? :-p ) ma gode a mettere (anche in commedia donne manipolatrici, intriganti, allusive e all’occorrenza (leggi: sempre) ruffianamente insincere. Ken _come si dice_ non è fatto di legno, ma almeno mantiene il lume di una ragione che non sposa le dichiarazioni più temerarie ed assolutiste ( scriveva questo fumetto, ricordiamo, in anni in cui il terrorismo politico italiano si ostinava ancora a manifestarsi come opzione vagliabile…). Non che ciò gli risparmi la pugna , coinvolto in una “polveriera” che le serpi come Welsh sanno rinfocolare quanto abbandonare senza remore per i loro luridi interessi : al momento filare via (;-) ) . Una storia che si lascia leggere , sebbene di primo acchito l’impianto logico di alcuni snodi narrativi desta perplessità.
    Milazzo sembra qui in transizione verso la forma definitiva impressa graficamente al protagonista, quasi che Ken nella traversata nel deserto andasse a perdere il suo aspetto quasi paffuto , visto anche nelle prime tavole , per diventare l’uomo dal profilo vissuto/ossuto che meglio lo delinea. I suoi disegni, per il resto, cadono in una ortodossia assai appagante , esponendo un’ottima pregnanza tridimensionale , corroborata dall’impegno a ricercare e riportare costumi, utensili ed ammennicoli attribuibili alle terre messicane ottocentesche. Altrettanto valide ed espressive le contorsioni corporee durante risse e/o fragorose pistolettate (imho)
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      DEMIAN 1.Il Ricordo e la vendetta
      SBE. 132pp., b/n. 3,00€.
      Testi_ Pasquale Ruju / Disegni- Luigi Piccatto e Giorgio Sommacal.
      [ Nota: Il prezzo di copertina si riferisce ad una copia del 5/2016. Attualmente l’editore dichiara “Esaurito” questo ed i rimanenti numeri]
      Albo mensile, del maggio 2006, di una serie espressamente concepita nella misura delle diciotto uscite. L’ambientazione a Marsiglia e dintorni costieri rimanda volutamente a fattori quali malavita, traffici illeciti, donne scostumate e sbirri permeabili alla corruzione, su cui si innesta il nebuloso passato del protagonista , che mena come un fabbro e spara come un cecchino ma è reticente sui suoi trascorsi, anche con la coppia senza figli che lo ha soccorso, stremato sulla battigia (somiglia preciso a “XIII”, neh?). Diventa un “dossier” , per le sue temerarie azioni di contrasto al malaffare e dato pure per morto. Ciò attira l’attenzione di un affermato scrittore marsigliese ( c’ha la faccia di Jean-Claude Izzo) che , appoggiandosi ad un vecchio amico in Polizia ( con la maschia ruvidezza di Jean Gabin),torna ai suoi lidi per appunto raccogliere materiale per un romanzo dedicato al “mitico” Demian (il biondo dagli occhi viola. Come Liz Taylor?). Farà (…faremo) decisive scoperte…
      Ricorda pure la trama de “Il Ragazzo invisibile”, senza superpoteri e con una robotica efficienza frutto, si può immaginare ,di condizionamenti pregressi , ma che tradotta in pagina rischia di rendere il protagonista immusonito e monocorde ( però con la battutina irridente sempre pronta prima di seccare i cattivi). Soccorre la sceneggiatura , buona a seminare colpi di scena ( per amore dei quali magari sacrifica un po’ di rigore logico) , in genere preludio a plateali pistolettate.
      I due disegnatori s’integrano bene tra loro, specie grazie ad un Piccatto che esibisce uno stile più lavorato e pensato del “solito” ,caratterizzando con ampiezza di particolari ogni piano visivo delle vignette/inquadrature. Il comunque valido contrasto nei/dei chiaro- scuri non viene banalizzato (…per così mdire…) dalla ripetitività , anche perché viene (e)stesa la forma pittorica della mezza tinta nei non pochi flashback richiesti dalla narrazione (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        YANAGIDA & MIZUNO (1 di 2)
        Magic Press. 220pp., b/n. 7,90€.
        Testi e Disegni_ Enomoto Heighs.
        [Ho censurato la copertina per evitare eventuali conflittualità col regolamento del Forum ]
        L’intraprendente svampitella Mizuno chiede di fare sesso al compagno di classe , il secchione Yanagida, per fare pratica e concedersi più voluttuosamente al ragazzo che le piace,Takeda; che tuttavia non pare considerarla più di tanto. Invece Yanagida , che si è subito spinto al rapporto completo con Mizuno, nonostante la parziale resistenza della studentessa, si dichiara incondizionatamente ed affettuosamente attratto dalla ragazza. Mizuno , mentre fa’ chiarezza in se stessa tiene sulla corda il suo “scopamico” ( cito la traduzione italiana) senza formalizzare i suoi sentimenti . Ma in effetti i due trovano comunque molte altre occasioni per abbandonarsi ai sensi…
        Pornazzo giapponese a fumetti , in volume con sovra copertina, si legge (velocemente) da dx a sx. La trama è un pleonasmo giacché i due ( non sono ferratissimo sul sistema scolastico del Sol Levante, ma si dovrebbe trattare di personaggi ancora minorenni !?) appunto trovano sempre, comunque e sostanzialmente a prescindere il pretesto , negli undici capitoli ( si lascia intuire in origine episodi che hanno avuto una pubblicazione separata…), per copulare. Del tutto prevedibile d’altronde che Takeda torni alla carica mostrando lati inediti _si fa’ per dire_ della sua personalità; che il triangolo sessuale diventi un “rombo” con l’entrata in scena della sorella minore di Yanagida, presto iniziata ai piaceri della carne e che, in generale l’ossequio all’istituzione scolastica , se non altro obbligatoria, sbarelli in cialtronaggini che _ da noi i film di “Pierino…” ad esempio _ funzionano a tutte le latitudini. Benedetta gioventù (xD).
        Imprescindibile la disamina dei disegni (:-p), intesi a squadernare gli atti sessuali facendogli guadagnare spazio nelle tavole ( con minime pecette d’oscurazione), in un tripudio del capezzolo , dei fluidi corporei e dell’organo riproduttivo femminile ( Yanagida talvolta diventa addirittura “invisibile” per mostrare “l’origine du monde” debitamente spalancata!) , smutandato ravanando nella _a questo punto provocante_ divisa uniformante di scolara. Per altro , nel capitolo “10. Mammelle” viene accentuata la stilizzazione da manga/anime umoristico anche con l’introduzione di un , letteralmente, poppante che , piuttosto che conferire ”naturalezza” all’atto _erotico , tra adulti_ di attaccarsi al seno forse aggiunge una punta di morbosità impertinente. Non manca la dedizione al dettaglio di aspetti complementari quali biancheria e pettinature , e si riconosce all’autore la capacità di proporre ritratti che figurerebbero dignitosamente in manga non “zozzi” ( ed il loro trasporto in questo contesto è premiante nello scatenare fantasie?) , pronti ad erompere dalla pagina con impeto quasi tridimensionale ,badando a trovare punti d’osservazione arditamente inconsueti e virtualmente dinamici , oltre i limiti della ehm “meccanica” sussultorea insita negli atti illustrati (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          FRAGOLA E CIOCCOLATO
          Coniglio Editore. 144pp., b/n. 14,00€.
          Testi e Disegni_ Aurélia Aurita.
          La “fragola” si riferisce al mestruo dell’autrice ed il “cioccolato” a quella cosa color marrone , espulsa dall’orifizio che potete immaginare; e più alla larga alla pratica di spalmare le parti intime di prodotti edibili e poi slapparle in un tutt’uno; ovvero gli annessi e connessi della (sua) sessualità , che la sig.na Aurita qui ci rende a parte senza evidenti reticenze verbali e soprattutto visive. Poiché ella ci dà filologica contezza dell’acuta attrazione per la persona dello scrittore Frédéric Boilet (anni 44; lei 24). Dopo aver chattato di brutto (cit. Mirkoeilcane) per mesi , dopo un solo cordiale primo incontro in patria (Francia )si rivedono in Giappone ( entrambi impegnati per lavoro. Lui scrive …E la spola con l’Europa è il momento di “suspense” più “emozionante” intercorso nel romanzo grafico), ci danno dentro col sesso (con puntate anche nell’autoerotismo)come se non ci fosse un domani; al limite chiedendosi se un fisiologico calo d’intensità ormonale sia la spia di un raffreddamento amoroso. Ma quando parte la fatidica dichiarazione, nulla li può fermare , neanche i residui di “cioccolato” rimasti letteralmente sul (…) di lui durante impertinenti manovre nel lato b.
          Appunti di vita vissuta da fine 2004,proseguita e data alle stampe nel 2006 (l’edizione italiana è del 2009) : sembra una cosa internettiana lasciata su carta, come a filtrare e parare reazioni eventualmente polemiche od adesioni aprioristicamente assicurate secondo fazioni di haters/followers incamerate da una coppia di comunicatori esibizionisti in cerca di attenzione. Il volume, brossurato con alette , nel risvolto della seconda di copertina riporta estasiate recensioni di testate francesi , ché oltralpe gli è sempre piaciuto sentirsi “influencer” sull’argomento; e sull’aletta di terza c’è pure un ritratto posato della bella Aurélia in sottoveste …
          Disegni(ni) al massimo o quasi grado di stilizzazione, roba che Wolinski e Vincino a confronto erano amanuensi benedettini. Più vicina agli esperimenti di stile di Bastien Vivès, con riluttanza assoluta della gabbia ( al massimo linee verticali ed orizzontali divisorie)e liquidi tratteggi ondulati a puntualizzare lei e lui più eventuale e sempre sommaria rimanenza scenografica. In compenso fioccano turgide erezioni e una discreta scorta di posizioni da coito “famolo strano” (cit.) sebbene appunto poco sopra, graficamente, alle “imprese artistiche” (…questa è mia . xD)lasciate sulle pareti dei cessi all’Autogrill. Per qualcuno ‘sta roba dovrebbe scardinare bigottismi e suscitare malcelate invidie. Sarà. Io lo tengo da parte, servisse pareggiare una gamba del tavolo… (imho).

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            KEN PARKER_ Odio antico
            Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
            Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Giorgio Trevisan.
            A causa di una zoppia al cavallo , KP si trova a passare per il villaggio di Prescott, in cui si sta avvicendando il vecchio e pur stimato sceriffo, con un concorrente alla carica giovane, progressista e piuttosto istruito. Coinvolto in una rissa nel saloon ove si esibisce la “Blue Angel” Lola ( ogni citazione dall’omonimo film è puramente voluta…), presto sua “intima” amica, d’altronde Ken finisce al fresco ma può apprezzare l’umanità del tutore della legge uscente, che gli dà pure un lavoro da mandriano, collaboratore nella sua nuova attività da “civile”. Ma quando a Prescott tornano due fratelli , in passato duramente provati da una discutibile incriminazione attribuita al loro padre , decisi a prendersi un risarcimento in solido spadroneggiando tra gli ex concittadini _per altro bloccati da pavidità e sensi di colpa_ , le pistole ricominciano a ruggire e La Legge avrà bisogno di un polso fermo per tamponare le cattive inclinazioni che disturbano il quieto vivere dei benpensanti.

            Più di una suggestione cinematografica in questa storia, che Berardi sa governare incastrando i “ruoli in commedia” , compreso il suo Ken Parker, personaggio evidentemente mai fossilizzato in un luogo ma d’altronde pure sottostante ai tempi “ottocenteschi” che ne frenano gli slanci avventurosi ed anarcoidi , già scontati anche con una abituale instabilità economica; e lo fa’ agire per tempo in un contesto Western ibridato con il Giallo/Noir :e non è l’unica volta che a Parker tocca scegliere , come un Bogart d’annata, tra una pupa accondiscendente ed un codice d’onore (personale) abbastanza intransigente, una volta messo a nudo l’inghippo che antichizzò l’odio come da titolo. Le fini e fittissime tessiture del (di)segno di Trevisan giovano alla eterea bellezza modello Marlene Dietrich della co-protagonista , e viepiù abbelliscono pure KP, quasi in versione Robert Redford. Però gli vengono bene anche i “brutti”, indispensabili “caratteristi” di una sceneggiatura che si prende le sue parentesi ilari e goliardiche . Sempre rimanendo leggibili , le forme e le proporzioni denunciano talvolta però un’ apparente propensione all’abbozzo frettoloso di una schematicità autosufficiente (imho).
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              KATUSHA (Libro Uno)
              Free Books. 180pp., a colori. 16,50€.
              Testi, Disegni e Colori_ Wayne Vansant.
              L’epopea di un nucleo familiare allargato di contadini ucraini, stretti nella morsa d’invasione nel territorio dell’Unione Sovietica dell’Esercito Tedesco Nazista, ma d’altronde malvisti anche dall’oppressivo regime bolscevico stalinista, come non assimilati e “volgari”; ma forti di un proprio idioma, di tradizioni culturali ed una insopprimibile fierezza nazionalista. Campo d’impatto della furente resa dei conti tra i due ex non belligeranti, l’Ucraina (la sua gente…) è esposta dunque a varie correnti ideologiche , che sostanzialmente non ammettono posizioni neutrali o passive, pena l’essere spazzati via senza se e senza ma dall’apocalittica forza maggiore degli eventi. Troviamo perciò ucraini filocomunisti e simpatizzanti del Terzo Reich (sic!); antisemiti e cristiani perseguitati; nazionalisti ed anarchici , tutti o quasi, fatalmente, stremati da tutto ciò che la violenza inaudita della Seconda Guerra Mondiale può togliere alla pancia ed alla psiche delle persone.
              Katusha, ossia Ekaterina Andreaevna Tymoshenko, è la figlia anagraficamente di mezzo dei suoi, una ragazzina limpida e buona, costretta dalle circostanze a crescere in fretta e prendere decisioni adeguate ben oltre la soglia richiesta in tempi “normali”, fino a “laurearsi sul campo” facendo “L’Università della Guerra” ( come citato , in stile propaganda , all’inizio del romanzo a fumetti, dove per altro si anticipa un rilevante spoiler); senza perdere del tutto la naturale impulsività di chi, appena affacciato alla vita adulta, è aperto ed attratto alle esperienze della vita, fossero pure potenzialmente nefaste. Un’affamata di vita costretta a dare la morte. Come vuole la tradizione narrativa delle saghe corali la family è destinata a separarsi in tronconi , qualcuno si disperderà e c’è chi senz’altro smetterà di esistere in questo primo volume, titolato “Sull’orlo del baratro”, che invoglia a leggere il seguito. Purtroppo non pare esistente in edizione italiana.
              Molto preciso e documentato _ anche crudo, in questo senso_ , il fumetto abbisogna di una certa verbosità, seppure “calda” ed avvolgente, per mettere in almeno vaga correlazione le disavventure dei Tymoshenko con dei fatti macroscopici e francamente agghiaccianti acclarati storicamente sul suolo ucraino e poi russo ,nella campagna militare che porterà i nazi fino alle porte di Mosca.
              Colori ed inchiostrazione si concedono a sgranature pastose , come se , consoni ,espressivi ed evocativi i disegni volessero marcare una qualche distanza da una rappresentazione grafica troppo “leccata” ed estetizzante della tragedia bellica, già circostanziata da numeri e riferimenti impressionanti (imho).
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                KEN PARKER_ Le Sette città d’oro
                Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                Tresti_ Maurizio Mantero / Disegni_ Bruno Marraffa.
                Convocato a Fort Huachuca, presso le Dragoon Mountains dell’Arizona, KP si accolla l’ingaggio per scortare la delicata signorina Simmons e la sua Tata afroamericana in pieno deserto , aridissimo e pertinente territorio Apache , sulle tracce del di Lei babbo, un ricercatore accademico intento a rilievi in loco, e di cui la figlia tesse immediate lodi umane… Ma il “Prof.“, spalleggiato da una banda di turpi figuri , sta piuttosto compiendo svariate nefandezze , su un percorso che Ken e le due donne sentono obbligatoriamente di (in)seguire ,per fare luce sul repentino e sbalorditivo cambiamento caratteriale di Simmons sr. D’altro canto anche le riarse terre desertiche e le formazioni montuose dell’inospitale paesaggio potrebbero celare il segreto di remote ma intatte ricchezze, già bramate e mitizzate ai tempi dei primi Conquistadores iberici…
                La sceneggiatura mette da subito “la pulce nell’orecchio” del lettore , lasciando intendere che i famigli Simmons non la stiano contando (tutta) giusta , in un sentore che arriva anche a KP, comunque sulle prime impegnato sulle necessità più stringenti, tipo non morire di sete o sforacchiato dagli indiani, pure stavolta non a corto di motivi per detestare “l’uomo bianco”. Palleggiando questa ambiguità la trama può snodarsi in un percorso conoscitivo che mette i suoi preannunciati ostacoli ( gli indiani ed appunto gli elementi atmosferici inclementi) e centellina progressivamente quei colpi di scena intrinsecamente propedeutici a dare una (qualche) ricompensa all’impresa avventurosa “oltre i limiti” di KP, delle sue clienti e degli appoggi estemporanei trovati lungo il difficile cammino,ed a fissare personalità per fortuna non roboticamente univoche , ossia monodimensionali. Finale per così dire didattico, atto a sfatare suggestioni che in diverse epoche continuano a costare autentiche vite umane. Il tutto è ben svolto anche nella parte grafica (…magari un po’ troppo opulenta l’inserviente afroamericana) a dettare ,ovviamente, il clima indomito e far west (imho).
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                  JULIA n.ro 24 Kidnapping express
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                  Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Claudio Piccoli e Alberto Macagno.
                  Causa copiose nevicate e conseguente sospensione dei collegamenti aerei , Julia si ritrova bloccata a New York , in una trasferta per seguire un congresso di criminologia. Per senso del dovere (…d’insegnante) ripiega per un rientro in treno; in un viaggio che le riserverà esperienze estreme, legate al rapimento di una bambina , a scopo estorsivo, figlia di un imprenditore molto in vista a Garden City.
                  E’ questo albo che inaugura l’incontro tra Julia e Tim O’Leary , l’impenitente ladro gentiluomo (circa…) con l’aspetto di Cary Grant , destinato a tornare in diverse altre avventure della serie. E ribadisco, per quel che può valere, che non sono un grande fan di questa accoppiata, magari brillante sul piano delle punzecchiature verbali ma troppo esagerate nelle “acrobazie” richieste a J. per altro tutto il tempo su tacchi a spillo (:-p ). La corsa della locomotiva favorisce “naturalmente” quel senso di sferzante urgenza nell’agire e di amena curiosità per la variegata “fauna” umana che riempie i vagoni che ,(con ciò) mantiene vivo l’interesse per la storia , sebbene forse novanta tavole sono molte prima di venire a capo di un “segreto di Pulcinella” da sgamare dal principio (;-) ). Poi comunque l’azione procede, come detto, di buon ritmo , con Tim e Julia costretti a parare le infide iniziative di più d’un “insospettabile” passeggero.

                  Di vaglia i disegni, ben adagiati su una levigata pulizia e una puntualità di resa anche delle minuzie che piacerebbe anche al mercato franco-belga. Grande sicurezza nelle vie di fuga prospettica ( doverosamente, contando il serpentone di motrice e carrozze; ed anche le caratteristiche tecniche e meccaniche del mezzo ferroviario aiutano a scandire il “montaggio” delle vignette, specie nella dinamica alternata tra l’esterno e l’interno. La copertina , by Marco Soldi, d’altronde evidenzia che non sempre Julia sarà accomodata. (imho).
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                  • ACES WEEKLY
                    NPE. 64 pp. b/n. 7,90€.
                    Albo di formato 30x21, stampato sul lato lungo. Si tratta di due storie a fumetti uscite in origine per il sito omonimo .e dunque in digitale. La prima s’intitola “Valle delle ombre”, per i testi di David e i disegni di David Lloyd , ed una sceneggiatura vagamente accostabile al soggetto del film “Repo Men”. Principia con una splash page in cui vediamo devastata la scritta “Hollywood” campeggiante sul celebre blvd, abbastanza per introdurre una catastrofe indotta dall’uomo che polarizza la Los Angeles del futuro in quartieri ghetto per molti poveri e dimore supermoderne di signorotti.
                    Un modesto guardiano notturno , con un passato problematico , si lascia impietosire da una madre di famiglia in cerca di sostentamento, che le manca anche a causa della misteriosa scomparsa del marito. A sua volta la donna è ricercata dal suocero_ lui invece riccone_ che sente il legame di sangue e parentela solo opportunisticamente per risolvere un urgentissimo problema di salute. Fretta ed incompetenza dei suoi sgherri fanno precipitare le cose , dando l’occasione alla guardia di destarsi dalla sua abulia e ritrovare (rischiosamente) nuovi scatti d’orgoglio. Un noir thriller abbastanza ansiogeno e sincopato , con la pecca di sorreggersi su qualche coincidenza di troppo (:-p ). Le pennellate a mezza tinta ( da non intendersi eventualmente in senso strettamente letterale ma come effetto di resa estetica) so no essenziali e grasse, con poche linee che così riempiono le vignette , già di loro spesso messe in una successione di tagli stretti che sacrificano , fisiologicamente, gli sfondi e la precisazione dei dettagli in generale.
                    All’opposto invece “Gabriel –Warrior Exorcist”, l’altro episodio,scritto da Giuseppe Rungetti e disegnato da Antonio Bifulco, anch’egli ambientato in un futuro post-apocalittico _italiano_ dove abbondano riproduzioni di quinta (per tutta l’altezza delle tavole) di statue dedicate a pugnaci religiosi, grandi ed aggrovigliati totali degni _per modo di dire_ dell’inferno dantesco, concessioni eccentriche steampunk ( tipo vecchi televisori installati in prossimità dell’altare di qualche chiesa…) , un protagonista che ha i complicati panneggi di un “Dragonero” o forse di un “Assassin(‘s) Creed” ed effetti particolari di velatura/sfocatura parziale o totale delle vignette. Ma toppa l’essenziale : coerenza zoppicante nei ritratti , rispetto delle proporzioni anatomiche e scioltezza delle stesse e pure una certa perdita d’intuitività nel seguire il montaggio delle (neppure tante) vignette. Stringata ma ugualmente faticosa la storia , che mette in scena con una doppia presentazione ( lui che agisce; due preti che parlano di lui…) dello sfrontato con spadone Gabriel , che mena fendenti senza perdere il ghigno guascone ,contro demoni adeguati ai suoi tempi (…tipo mecha di “Ghost in the Shell”!). Non fa’ per me (imho).
                    [ Nota: L’Editore ha un po’ il “vizio” di dichiarare foliazioni superiori a quelle effettive, qui alzate a 112 pagine]



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                      SNATCH COMICS Hello ’69!
                      Stampalternativa. 24pp., b/n. 1,03€.
                      Testi e Disegni_ AA.VV.
                      Nel formato da battaglia originale 14,5x10,5 spillato di carta andante, la riproduzione di una testata a fumetti del 1969,di scuola underground americana della costa ovest, branca :giornaletti zozzi. Senza lasciare niente fuori campo , semmai fuori luogo , una carrellata di vignette e brevi comics che vanno dritti al punto (“G”?) e sollazzano passioni / perversioni che, se pure investono la psiche e titillano la f…antasia, supportano la vistosa evidenza di membri virili intostati e lubriche/lubrificate “cosine hippy”. C’è roba per pasturare il dibattito sul politicamente scorretto ,tipo quando a un tizio dal nasone fallico gli s’incaglia la notevole protuberanza tra le natiche di una ragazza afroamericana. Per far espellere l’affare non si troverà di meglio che ingozzare la tipa di fagioli per provocarle meteorismo ed evacuazione di escrementi ; che finiranno anche sul naso infine “sbloccato” e leccato da una ragazza bianca (par condicio?). Rincara la dose il dato grafico , nello stile di Robert Crumb ( nome di punta e richiamo di questa piccola testata) , privo di remore nel rappresentare la donna nera con tutti i tratti “primitivi” e caricaturali da zulù; oltre che con i suoi must (gambe robuste, seni marmorei , glutei importanti…).Per restare in tema il giornalino è abbastanza una caxxatina (imho).
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                        CASTELLO DI SABBIA
                        Coconino / Fandango. 112pp., b/n. 18,00€.
                        Testi_ Pierre Oscar Lévy / Disegni_ Frederik Peeters.
                        Un migrante algerino bivacca presso l’insenatura rocciosa di un appartato lembo di spiaggia francese, comunque conosciuta e frequentata da famiglie di villeggianti. Scosso per l’aver visto una giovane ragazza tuffarsi in mare ed a breve non dare più segni di vita oltre che infastidito da una copiosa epistassi l’uomo si persuade dell’insalubrità del luogo ,ma nel frattempo viene intercettato dai bagnanti e qualcuno , trovata la povera giovane esanime, lo addita stupratore ed assassino! Ben presto tuttavia anche gli altri iniziano a cogliere sbalorditive stranezze.

                        Questo fumetto ha ispirato il (soggetto del )film “Old”, e direi trova punti di contatto col classico “Radiazioni BX_ distruzione uomo”, stringendo i tempi (in tutti i sensi ;-) ) ed esplicitando un’aggressiva carica erotica e “uterina” con cui i protagonisti rifuggono od anestetizzano l’infausto destino che li attanaglia. Non altrettanto i bambini o (per altri versi) gli anziani con sopraggiunti disturbi psichici ,messi in disparte a causa della loro “oscena” incapacità di elaborare la cognizione della morte , ed a cui rimane la risorsa e la fortezza del gioco, come impilare castelli di sabbia…
                        A parte dettare le proprie particolarissime “regole del gioco” ( qui c’è un pizzico di “Under The Dome”)il racconto non chiarisce l’origine delle anomalie che mette in scena; piuttosto le reitera nella somministrazione ai malcapitati vacanzieri , raccogliendone la risposta secondo un arco di reazioni emotive che abbraccia estremo stupore, combattività perfino isterica e graduale ritiro di velleità ribellistiche atrofizzate da una inesorabile inefficienza fisica che li quieta pure o quasi nello spirito. La “morale” che se ne cava è nel non vivere “a metà” per vigilare, mai del tutto preparati, sull’arrivo comunque inevitabile del trapasso , magari tarlati di rimpianti. Più che un testamento filosofico però sa di sotterfugio di una autorialità che non vuole sporcarsi col genere ( quasi gli autori lo ammettono prevedendo uno scrittore nel lotto dei tipi umani presentati) fors’anche poiché non ha idea di come far quadrare questo suo “Lost” in sedicesimo.
                        Anche i disegni non (mi) esaltano, in un bianco e nero puro che potrebbe rimandare ad un Munoz arrangiato da Montanari & Grassani o un Clowes ibridato Franzaroli. Roba un po’ ehm, vecchia (imho).


                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          MICHEL VAILLIANT_ Brivido a Monza
                          RCS Mediagroup. 64pp., a colori. 1,00€.
                          Testi, Disegni e Colori_ Jean Graton.
                          Prima di ottanta uscite (previste) che dal 2012 accompagnarono settimanalmente in edicola “La Gazzetta dello Sport”. Fumetto sportivo/motoristico francese ideato e realizzato da Jean Graton, autore francese mancato lo scorso gennaio. Oltre all’episodio principale ( e di alcune note redazionali) nel fascicolo trovano posto anche quattro brevi storie ( uscite negli anni cinquanta come titoli di prova per conoscere il gradimento dei lettori) , tra cui la più datata presenta il personaggio , e sembra ancora una cosa a là Superman quando si traveste da Clark Kent per tenere un basso profilo ; mentre le altre ne puntellano la biografia esemplare. MV è un buono di vecchio conio, un campione nella vita e nello sport, che non piscia mai fuori dal vaso, non ti tromba la morosa e non comincia mai per primo a litigare . Un asso alla guida grintoso come una Rossella O’Hara ma incapace di maldicenze come Melania Hamilton. L’idillio coi compagni di squadra o coi più accreditati avversari si incrina (temporaneamente, e in vista del regolare lieto fine) piuttosto con l’infiltrazione di elementi esterni e bastardi che attentano barbaricamente all’ambiente competitivo delle corse, per mettere zizzania od addirittura per sabotare il mezzo meccanico e trarne ignobili vantaggi. Nel caso della Formula 1 e del circuito lombardo , l’integro MV lascia al collega di scuderia ( gestita senza favoritismi da babbo e fratello di V.), un “estroso “ americano il compito di “sculacciare” (sic!) una femme italiana che intriga al peggio per rovinare amicizie virili (?) e la generale serenità del Team automobilistico.
                          Graton largheggia nei testi, tra trame foto-romanzesche e puntuali (ma appunto prolisse) spiegazioni tecniche, meccaniche e pure regolamentari, e vi subordina una parte grafica dai colori smarmellati e dalle dominanti cromatiche che sembrano messe per accorciare i tempi di lavorazione delle tavole. Gli vengono ritratti un po’ di triglia lessata con ghigno d’ordinanza da spot del dentifricio; e nell’infondere dinamismo alla marcia delle macchine con sbandate e capitomboli mi è sembrata meglio organizzata l’illustrazione di un inseguimento in zona Navigli a Milano dello stesso GP in oggetto. Mah. (imho).
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                            MATTEO Il Quinto periodo (Settembre 1936_ Gennaio 1939)
                            Alessandro Editore. 64pp. Cartonato a colori. 18,99€.
                            Testi , Disegni e Colori- Jean-Pierre Gibrat.
                            Andando a morire, cronologicamente all’inizio del ’39, questo ciclo narrativo consegna a Matteo ed ai suoi amici (…rimasti vivi :-0 ), nell’incertezza per altro di situazioni lasciate in- conosciute , un divenire storico sinistro e col senno del poi moltiplicato sullo scenario mondiale di ciò che hanno trovato nella loro incursione sul suolo iberico, che per M. _e più di quanto probabilmente volesse ammettere a se stesso_ , è significato trovare il bandolo delle sue origini . Dunque però la Guerra Civile Spagnola , esperienza totalizzante e onnicomprensiva vista tuttavia sostanzialmente tenendo il punto (militare-strategico) su Alcetra (vedi: Matteo_ IV periodo): sarà la guerra a “venire da loro” lanciando i prodromi di una sconfitta praticamente metabolizzata ma in grado di produrre strascichi sommari e vendicativi ; forche caudine che si abbattono anche su M., ma il destino ha di nuovo deciso diversamente…

                            Un po’ delittuoso pure entrare nei particolari della trama , che compendia il romanzesco popolare e riflessioni più raccolte , stoccate in punta di fioretto che trattengono qualche slancio di “generosità” per non consegnarsi ( vedi Robert, che naturalmente ritroveremo ;-) ) alla formattazione ideologica, carburante d’altronde che alimenta (molti) volontari e i “patrioti”. E arriveranno incontri fatali con la “grande mietitrice “, asimmetrici nei tempi e nei modi quasi ad assecondare un portato drammaturgico da melodramma, che coinvolgerà anche pedine insospettabili e quegli aneddoti “secondari” invece decisivi già ai tempi di Omero ( vedi alla voce “Tallone di Achille”). Attento ad esprimersi al di là , per fortuna, dello spiegone verbale ( pur spendendo qualche sentita didascalia), con effetti minimi ma puntuali ( un rivolo di sangue, la polvere degli spari…) Gibrat ammaestra i colori con luminosa sobrietà e li spalma , nella solita maestria e perizia compositiva su paesaggi e vettovagliamenti , lasciando che le matite fissino la severità dei ritratti , sopravvenuti con le circostanze se non per inevitabili motivi anagrafici ( Matteo potrebbe passare per un antenato sciupato di Dylan Dog ,xD), con la lodevole (:-p )eccezione di Amelie ( altro personaggio che _vedi anche la cover_ maturerà una propria ulteriore evoluzione…) e della compagna polacca di M., voluttuose e comunque esageratamente carine. Fine quinto periodo (imho).

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                              MATTEO_ Il Primo periodo (1914_ 1915)
                              Alessandro Editore. 64pp. Cartonato a colori. 17,99€.
                              Testi, Disegni e Colori_ Jean-Pierre Gibrat.
                              Una guerricciola, da vincere immantinente; senza spettinarsi troppo, andando a suonarle ai “crucchi” ed a irrobustire i confini della nazione , ancora più legittimati nell’orgoglio del servire la Patria. Così i miasmi della propaganda bellica affamata di carne da cannone lambisce nel 1914 il paesino francese e prettamente agricolo di Collioure, ai piedi dei Pirenei, vocato alla viticoltura in pratica sui terreni di un unico possidente, il cui erede si è già prontamente arruolato. Gesto intemerato che gli vale l’alta considerazione di Juliette e la crescente insofferenza di Mattéo , che idealizza la giovane coetanea come suo primo amore (sic!). Lui sarebbe esentato dalla leva in quanto residente , con la madre, ma originario della Catalogna. L’impronta del padre _ ora assente dalla sua vita_, anarchico mangiapreti e anti-interventista granitico e pure la testimonianza del suo amico Paulin appena tornato malconcio dal fronte riescono a far desistere Mattéo dall’unirsi alla fanteria francese. Scoprirà orrori inenarrabili e assaggerà il dolore degli arsenali nemici , curato dalla splendida infermiera Amelie; e quando si tratterà di essere nuovamente comandato in trincea qualcosa e soprattutto qualcuno rinfocolerà la tradizione anarcoide insita nella sua famiglia per…
                              Testi concisi e sovente memorabili e disegni sublimi ed altrettanto autonomamente espressivi compongono questo affresco della Prima Guerra Mondiale, primo di cinque tomi /periodi ( di cui il secondo, purtroppo risulta al momento ovunque fuori catalogo) che scaraventano il (qui) ragazzo Mattéo nelle più aspre problematicità storiche del secolo breve. L’ardore e l’incaponimento della sua verde età (non) forniscono motivazioni valide ( sentirsi all’altezza delle aspettative di Juliette _che ritatterà le sue posizioni, come quasi tutti_; lo sfidare l’autorevolezza del papà assente piuttosto che non vedersi sminuito come “imboscato” poiché fondamentalmente “straniero”?) ad offrire il petto alle offese sempre più incrudelite ed inedite (…stante i ritrovati tecnologici messi in atto…) dell’atto militare, con altri disgraziati coscritti e spesso pure sotto il giogo sadico e fanatico di ufficiali ottusi tatticamente e umanamente. La ferma evidenza di quale errore sia intraprendere questo viaggio all’inferno per altro non ne fermerà (sic!) di ulteriori.
                              Già solo nelle pennellate più circoscritte ( la spuma del mare, il bagliore di una lontana esplosione od il luccichio talvolta degli occhi…)s’intravvede una sapienza nella stesura del colore che si abbina con estrema potenza estetica tridimensionale alla selezione delle vignette , pronte a stringersi se è richiesta , tipicamente, l’articolazione degli stati d’animo dei personaggi , comunque ben sbozzati nelle loro peculiarità psico-fisiche. Ed è forse l’asciuttezza (magrezza) di Mattéo (ma molto sporadicamente s’intende…) a schiacciarlo dentro le linee ribattute delle matite ed a scavargli un profilo “equino” di sofferenza. Quisquiglie abbondantemente sopravanzate dalla perizia immersiva che deborda dalla pagina/tavola e ci arriva fragorosa come un colpo d’obice. Continua (imho).
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                                LE CRONACHE DI VAN HELSING Presenta: Frankenstein _ seconda parte_
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                                Testi_ Barbara Daniele / Disegni_ Salvo Coniglione.
                                Secondo numero. Seconda ed ultima parte. Come nell’albo precedente il fumetto impegna ventiquattro tavole; segue in prosa una cronistoria sulle origini del mostro di Frankenstein e le rimanenti illustrazioni sul protagonista Adrian Van Helsing. La necessità di presentarlo, nella parte precedente , ha compresso il secondo atto della storia , che in queste pagine entra urgentemente nel finale, vicino a certi epiloghi in“Dylan Dog” in cui i lettori (eventualmente) lamentano il ruolo abbastanza passivo e testimoniale del detentore della testata. Qui si potrebbe dire altrettanto e ciò forse non è il miglior viatico su cui impostare una serie, anche se all’ultimo cogliamo un mini spoiler di cosa ci attende sul numero tre. Adrian continua a citare ed a servirsi delle ricerche dell’illustre papà, come del resto la sceneggiatrice pesca a piene mani dall’immaginario avviato da “mamma” Mary Woolstonecraft Shelley con un tocco di rielaborazione che la cover bada a non esplicitare del tutto. Poi siccome c’è in ballo un altro parente di uno scienziato famoso (devo aggiungere altro?)ci scappa come modello di riferimento un attore specialista delle parodie brillanti (…). Il disegnatore raccoglie di nuovo con perizia le possibilità estetico espressive dell’atmosfera horror e gotica inerente il soggetto, esaltandosi nelle ombreggiature e nei minuti particolari degli affascinanti _per quanto sinistri_ antri in cui si svolgono/stravolgono gli abominevoli esperimenti tra galvanismo e micro-chirurgia del mad doctor (imho).
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