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    JULIA n.ro 272 Razza ribelle
    SBE. 116pp., b/n. 4,50€.
    Testi_Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Claudio Piccoli.
    Due ragazze, minorenni, con composite e differenti problematicità familiari ed economiche, vengono assegnate in alternativa al Riformatorio ad una Clinica che ospita anziani e disagiati psichici, in qualità di inservienti “socialmente utili”. Una ,tuttavia viene trovata ferita a morte da coltellata; l’altra si rende irreperibile : un indizio di colpevolezza;ma tuttavia Julia, scavando nelle personalità delle due giovani grazie alle testimonianze indirette di familiari ed assistenti sociali, si costruisce un quadro deduttivo che non pone la fuggiasca nel ruolo dell’assassina. Il Ten. Webb fatica a contenere un certo disappunto , sentendosi attorniato da un “gineceo”di professioniste “progressiste” e ben disposte ad offrire possibilità di riscatto alle (già) precoci colpevoli di vari (altri) reati; ma è anche obiettivamente in difficoltà ad organizzare una “caccia alla donna”su vasta scala. Toccherà alla sensibilità di Julia sfrondare le piste d’indagine improduttive e centrare il punto.
    Una storia che nella sua interezza emerge(rebbe) in una verosimiglianza schietta e lineare, posandosi sull’attualità con uno sguardo lucido sul “sociale”, senza edulcorarne gli aspetti degradati ed abbruttenti; cosicché, esposto il capo d’accusa e messa in marcia la macchina investigativa per attingere alla latitante, gli sceneggiatori vedono bene di giostrare il parallelismo metodologico di Julia vs. GCPD ( Dipartimento Polizia Garden City) per separare o sovrapporre i reciproci passi avanti sul caso ed alzare una certa suspense, anche un pochino “barando”, ovvero introducendo nuovi personaggi in corso d’opera di cui il lettore non può ragionevolmente avere contezza. Come le sta succedendo più spesso ultimamente (sarà l’età che avanza? xD…) Julia , per quanto attiva per il bene altrui si auto- conserva non prendendo rischi personali scellerati.
    Sulla base di un’inventiva ma solida stesura dei chiaro-scuri i disegni ben gestiscono lo spazio scenico e la densità assembrata dei personaggi. Anche se il contesto lo giustifica magari qualche “sottolineatura grafica” è portata un po’ in eccesso, con signore che francamente paiono dei travestiti e uomini dalla fisionomia quantomeno marcata ( vedi Renat/ Boris Karloff). In allegato la medaglia celebrativa di “Ken Parker” . (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      JULIA n.ro 276 E La signora Delaney scomparve
      SBE. 116pp., b/n. 4,50€.
      Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Marianna Ignazzi.
      Ospitata nella stessa casa di riposo di Lillian Osborne (la nonna di Julia…) e divenuta sua amica, la signora Myriam Delaney è irrintracciabile, fino a quando due pescatori mattinieri , credendo di aver preso all’amo una grossa preda fanno emergere il cadavere della povera donna, non distante dal pensionato. Lillian ne rimane molto turbata , ma si adopera per essere d’aiuto a Julia ed alla Polizia nell’evidente caso di omicidio.
      Nonostante la foliazione ridotta dall’ultimo bilanciamento dei ricavi in seno all’editore, questo episodio espleta proficuamente lo scavo psicologico dei personaggi (ivi compresa la famiglia Osborne_ Kendall), sintonizzandolo con le parti più squisitamente poliziesche ( anche se qui, dati gli attori della vicenda è forse più consono classificare la storia come un thriller psicologico con delitt* (…a buon intenditore…)sulla via della risoluzione del caso. A dirla tutta però, s’intuisce presto e facilmente dove si andrà a parare, e pure la motivazione dell’omicidio in sé meh…Sembra debole. Poi è chiaro il sottotesto del senso di colpa di Julia all’irremovibile volontà della nonna di favorirne l’ indipendenza lasciando la sua casa per l’ospizio. Quindi (quasi) sempre vuota dato che J. non fa’ vita mondana e il moroso sta a Genova…
      La Ignazzi non è un’esordiente ma talvolta cerca soluzioni estetiche comode , come i ritratti frontale/profilo ribaditi più e più volte; mentre quando stringe sui primi piani il suo (di)segno sembra vincolato alla piattezza del foglio più che a riprodurre l’aderenza della cute ad una virtuale struttura scheletrico muscolare almeno sottesa. Migliorabile la coerenza scenico-drammaturgica delle bordature , bruscamente ispessite od alleggerite in maniera non del tutto disciplinata (imho).


      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        THE SPIRIT (1 di 2)
        Editoriale Cosmo. 144pp., a colori. 6,90€.
        Testi_ Matt Wagner / Disegni_ Dan Schkade / Colori_ Brennan Wagner.
        Mini serie della Dynamite, qui raccolta in un piano di due volumi, celebrativa e revival (si era nel 2015, ossia 75mo anniversario…) dell’iconico personaggio creato da Will Eisner. La rentrée , come del resto recita il titolo redazionale di copertina “Chi ha ucciso Spirit?”, poggia classicamente sull’iniziale negazione del protagonista, ritenuto “scomparso ,probabilmente morto” da oramai “due anni”. Mentre i criminali di Central City gongolano, la mestizia di amici e congiunti di Denny Colt “The Spirit” si riattiva per scoprire come sono andate _ossia come stanno_ le cose. Del resto le gesta del loro amico aleggiano ancora sulla città e mitizzano il servigio dato da “The Spirit” nello stroncare i malviventi autoctoni, senza i lacci del “formalismo” garantista e burocratico a cui sono tenuti i tutori ufficiali dell’ordine. Spingendosi tra i recidivi del crimine in cerca di testimonianze attendibili e verificabili i generosi ma impreparati accoliti di Colt rischiano del loro, almeno finché il “grande assente” (…).
        Condotta con una intonazione da oliata commedia sofisticata ( per dire: la “ex” morosa di Denny sembra la ri-edizione della vulcanica Rosalind Russell ne “His Girl Friday”) hollywoodiana , con tutte le sue belle impalcature Noir , anche a livello scenografico metropolitano, la sceneggiatura procede spedita sulle assi cartesiane delle trame verticali (le imprese passate di The Spirit, ovvero l’incontro coi malfattori…) che fungono da premessa a quella orizzontale ,concedente rivelazioni solo parziali (è ovvio ;-) ) sul destino di un “eroe”, che altro non si concede che una vezzosa mascherina intorno agli occhi; affrontando i cattivi a sganassoni ma in giacca e cravatta, dopo che, in un “rifugio segreto” ingegnoso ma affatto ipertecnologico si è studiato con calma le info trovate su di loro. E risulta piacevole acclimatarsi in questa quotidianità americana vintage e non irrealistica ( d’altronde vengono citate sigle di organizzazioni effettivamente attive all’epoca di stampa _ dal 1940 al 1952_ della testata). Qui, graficamente, i bei colori densi e vivaci “riempiono” le tavole più dei disegni stessi che, saggiamente, evitano ogni confronto impari col magistrale Eisner _comunque omaggiato nei ricercati motivi geometrici che formano il titolo “The Spirit” di ognuno dei sei albi/capitoli di questa raccolta_, risultando un po’ gommosi e appallottolati senza amalgamarsi pienamente in vignetta, quasi fossero a disagio nella loro caratterizzazione un po’ caricaturale ed ipertrofica in ambienti di base improntati al realismo. Continua (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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