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    JULIA n.ro 272 Razza ribelle
    SBE. 116pp., b/n. 4,50€.
    Testi_Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Claudio Piccoli.
    Due ragazze, minorenni, con composite e differenti problematicità familiari ed economiche, vengono assegnate in alternativa al Riformatorio ad una Clinica che ospita anziani e disagiati psichici, in qualità di inservienti “socialmente utili”. Una ,tuttavia viene trovata ferita a morte da coltellata; l’altra si rende irreperibile : un indizio di colpevolezza;ma tuttavia Julia, scavando nelle personalità delle due giovani grazie alle testimonianze indirette di familiari ed assistenti sociali, si costruisce un quadro deduttivo che non pone la fuggiasca nel ruolo dell’assassina. Il Ten. Webb fatica a contenere un certo disappunto , sentendosi attorniato da un “gineceo”di professioniste “progressiste” e ben disposte ad offrire possibilità di riscatto alle (già) precoci colpevoli di vari (altri) reati; ma è anche obiettivamente in difficoltà ad organizzare una “caccia alla donna”su vasta scala. Toccherà alla sensibilità di Julia sfrondare le piste d’indagine improduttive e centrare il punto.
    Una storia che nella sua interezza emerge(rebbe) in una verosimiglianza schietta e lineare, posandosi sull’attualità con uno sguardo lucido sul “sociale”, senza edulcorarne gli aspetti degradati ed abbruttenti; cosicché, esposto il capo d’accusa e messa in marcia la macchina investigativa per attingere alla latitante, gli sceneggiatori vedono bene di giostrare il parallelismo metodologico di Julia vs. GCPD ( Dipartimento Polizia Garden City) per separare o sovrapporre i reciproci passi avanti sul caso ed alzare una certa suspense, anche un pochino “barando”, ovvero introducendo nuovi personaggi in corso d’opera di cui il lettore non può ragionevolmente avere contezza. Come le sta succedendo più spesso ultimamente (sarà l’età che avanza? xD…) Julia , per quanto attiva per il bene altrui si auto- conserva non prendendo rischi personali scellerati.
    Sulla base di un’inventiva ma solida stesura dei chiaro-scuri i disegni ben gestiscono lo spazio scenico e la densità assembrata dei personaggi. Anche se il contesto lo giustifica magari qualche “sottolineatura grafica” è portata un po’ in eccesso, con signore che francamente paiono dei travestiti e uomini dalla fisionomia quantomeno marcata ( vedi Renat/ Boris Karloff). In allegato la medaglia celebrativa di “Ken Parker” . (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      JULIA n.ro 276 E La signora Delaney scomparve
      SBE. 116pp., b/n. 4,50€.
      Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Marianna Ignazzi.
      Ospitata nella stessa casa di riposo di Lillian Osborne (la nonna di Julia…) e divenuta sua amica, la signora Myriam Delaney è irrintracciabile, fino a quando due pescatori mattinieri , credendo di aver preso all’amo una grossa preda fanno emergere il cadavere della povera donna, non distante dal pensionato. Lillian ne rimane molto turbata , ma si adopera per essere d’aiuto a Julia ed alla Polizia nell’evidente caso di omicidio.
      Nonostante la foliazione ridotta dall’ultimo bilanciamento dei ricavi in seno all’editore, questo episodio espleta proficuamente lo scavo psicologico dei personaggi (ivi compresa la famiglia Osborne_ Kendall), sintonizzandolo con le parti più squisitamente poliziesche ( anche se qui, dati gli attori della vicenda è forse più consono classificare la storia come un thriller psicologico con delitt* (…a buon intenditore…)sulla via della risoluzione del caso. A dirla tutta però, s’intuisce presto e facilmente dove si andrà a parare, e pure la motivazione dell’omicidio in sé meh…Sembra debole. Poi è chiaro il sottotesto del senso di colpa di Julia all’irremovibile volontà della nonna di favorirne l’ indipendenza lasciando la sua casa per l’ospizio. Quindi (quasi) sempre vuota dato che J. non fa’ vita mondana e il moroso sta a Genova…
      La Ignazzi non è un’esordiente ma talvolta cerca soluzioni estetiche comode , come i ritratti frontale/profilo ribaditi più e più volte; mentre quando stringe sui primi piani il suo (di)segno sembra vincolato alla piattezza del foglio più che a riprodurre l’aderenza della cute ad una virtuale struttura scheletrico muscolare almeno sottesa. Migliorabile la coerenza scenico-drammaturgica delle bordature , bruscamente ispessite od alleggerite in maniera non del tutto disciplinata (imho).


      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        THE SPIRIT (1 di 2)
        Editoriale Cosmo. 144pp., a colori. 6,90€.
        Testi_ Matt Wagner / Disegni_ Dan Schkade / Colori_ Brennan Wagner.
        Mini serie della Dynamite, qui raccolta in un piano di due volumi, celebrativa e revival (si era nel 2015, ossia 75mo anniversario…) dell’iconico personaggio creato da Will Eisner. La rentrée , come del resto recita il titolo redazionale di copertina “Chi ha ucciso Spirit?”, poggia classicamente sull’iniziale negazione del protagonista, ritenuto “scomparso ,probabilmente morto” da oramai “due anni”. Mentre i criminali di Central City gongolano, la mestizia di amici e congiunti di Denny Colt “The Spirit” si riattiva per scoprire come sono andate _ossia come stanno_ le cose. Del resto le gesta del loro amico aleggiano ancora sulla città e mitizzano il servigio dato da “The Spirit” nello stroncare i malviventi autoctoni, senza i lacci del “formalismo” garantista e burocratico a cui sono tenuti i tutori ufficiali dell’ordine. Spingendosi tra i recidivi del crimine in cerca di testimonianze attendibili e verificabili i generosi ma impreparati accoliti di Colt rischiano del loro, almeno finché il “grande assente” (…).
        Condotta con una intonazione da oliata commedia sofisticata ( per dire: la “ex” morosa di Denny sembra la ri-edizione della vulcanica Rosalind Russell ne “His Girl Friday”) hollywoodiana , con tutte le sue belle impalcature Noir , anche a livello scenografico metropolitano, la sceneggiatura procede spedita sulle assi cartesiane delle trame verticali (le imprese passate di The Spirit, ovvero l’incontro coi malfattori…) che fungono da premessa a quella orizzontale ,concedente rivelazioni solo parziali (è ovvio ;-) ) sul destino di un “eroe”, che altro non si concede che una vezzosa mascherina intorno agli occhi; affrontando i cattivi a sganassoni ma in giacca e cravatta, dopo che, in un “rifugio segreto” ingegnoso ma affatto ipertecnologico si è studiato con calma le info trovate su di loro. E risulta piacevole acclimatarsi in questa quotidianità americana vintage e non irrealistica ( d’altronde vengono citate sigle di organizzazioni effettivamente attive all’epoca di stampa _ dal 1940 al 1952_ della testata). Qui, graficamente, i bei colori densi e vivaci “riempiono” le tavole più dei disegni stessi che, saggiamente, evitano ogni confronto impari col magistrale Eisner _comunque omaggiato nei ricercati motivi geometrici che formano il titolo “The Spirit” di ognuno dei sei albi/capitoli di questa raccolta_, risultando un po’ gommosi e appallottolati senza amalgamarsi pienamente in vignetta, quasi fossero a disagio nella loro caratterizzazione un po’ caricaturale ed ipertrofica in ambienti di base improntati al realismo. Continua (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          UNA SETTIMANA ROSSA
          Gwynplaine. 80pp., b/n. 12,00€.
          Testi_ Luigi Balsanini, Pamela Galassi, Marco Mattioli, Vittorio Sergi/ Disegni_ Filippo Mattioli ( matite) e Massimiliano Paladini (chine).
          Un fuoco di paglia, ma sanguigno e febbrilmente eccitato da aneliti di cambiamento sociale, pur nella disomogeneità degli ideali politici ,ossia delle persone che li promulgavano , in chiave antimonarchica , anticlericale ed antimilitarista ( …precedendo di poche settimane l’assassinio a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando, ossia l’innesco nel “secolo breve” delle ostilità che rapidamente porteranno all’abisso della Prima Guerra Mondiale), che raggrumò _rendendole popolari e di popolo_ istanze rivoluzionarie progressiste , a raggiera ( verso molte altre città italiane) da una tragica dispersione _con tre morti, giovanissimi_ delle forze dell’ordine sabaude di un comizio svolto ad Ancona (7 giugno 1914) come provocatoria antitesi della pompa guerrafondaia dell’esercito regio , in parata auto celebrativa per una festa monarchica ( l’anniversario dello Statuto Albertino). I tumulti che ne seguirono furono appunto ribattezzati “La Settimana Rossa”, e pur mettendo un qual certo “sale sulla coda” ai questurini dei Savoia vennero spenti dall’offensiva reazionaria, fornita(naturalmente…) di armi e prigioni oltre che di una “compattezza ideologica” che quagliava meno tra anarchici, repubblicani, socialisti, non interventisti…

          Qui si racconta di quelle convulse giornate e degli strascichi legali che ne seguirono ; in particolare il subbuglio che segno la vita di tre figli ( due uomini e una ragazza) della condizione miserabile dei lavoratori portuali ad Ancona. Ma.

          Volendo fare una “graphic model” ( uscita in occasione del centenario, ed in questo volume accessoriata con note di presentazione e bibliografiche ; e con delle illustrazioni in tema frutto di un concorso di idee grafiche) poiché “alla moda” temo che i numerosi suoi autori avessero una dimestichezza limitata col media fumetto e i suoi canoni linguistici.
          I testi: quando non sbrodolano in papiri didascalici suonano sentenziosi e boriosi anche quando sono messi in bocca alla quotidianità dei tre proletari protagonisti, e fioccano i balloon’s fuori campo segno dell’ansia di chi teme di non saper comunicare (ancora e ) abbastanza . I disegni: pessima la regia delle tavole, che pare presa dall’estetica da videogiochi per consolle 16 bit (sic!) , imballando le posture, appiattendo gli sfondi con ,intanto dei “disegnini” dilettanteschi, una inchiostrazione digiuna di chiaro scuri che ricorre alla mezza tinta per dare un minimo di pregnanza strutturale ai suoi disarticolati ritratti . Se qualche idea compositiva ci può stare ( tipo i funzionari del Potere di cui viene celato lo sguardo) , aprire la stesura della gabbia a vignette scontornate dà un respiro all’azione che viene mozzato da angusti close up montati in serie od a collage che magari necessitano di dialoghi e campi lunghi (sic!). Ritentate ( ma anche no), sarete più fortunati (imho).
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            REPLAY_ L’Inizio e…La Fine
            Kappa Edizioni. 48pp. Cartonato a colori. 14,50€.
            Testi_ Jorge Zentner / Disegni e Colori_ David Sala.
            Nel retrobottega di un non particolarmente rinomato bar di (di?), e in qualche dì del 1997, Don Walden sta per dare il primo giro di carte ad un tavolo da poker ( situazione che vediamo “sospesa” all’inizio come alla fine della storia) rimembrando le tappe negli anni della sua educazione criminale. Dal ’71 , pischello , con uno scherzo a due sbirri in stile “American Graffiti”; per una bravata da esibire al suo _troppo timido, troppo indeciso, troppo grasso_ (comunque ) miglior amico Chuby e come una prova generale condivisa della determinazione a non “marcire” ingabbiati nel “buco di paese” dove sono nati, nella (squallida) periferia americana. Nel ’77 esce “Star Wars”, Chuby diventa un Nerd esemplare, mentre Don esercita il suo ribellismo in azioni sempre più spericolate ed illegali. Nel ’79 la sua missione diventa far perdere la verginità all’ovviamente imbranato Chuby, tanto per cambiare all’inizio titubante ma infine grato assai. L’esperienza, ben presto reiterata nelle medesime “particolari” modalità matura in un banco di prova per entrambi , e Don la architetterà come un’azione irreversibile per far decollare la loro carriera di aspiranti gangsters. Beh, intanto solo lui (;-) ) lo vedremo , nel 1997, nel retrobottega di un non rinomato bar di (…).
            Un noir che si prestava a divenire una serie (uscito in Francia nel 2000, temo sia rimasto un unicum), allargando questo efficacissimo primo capitolo, estremamente fluido e brillante nel trovare una misura equilibrata tra testi e disegni ( a partire ,certo , da un soggetto intrigante sebbene largamente rivisitato nelle convenzioni del suo genere…), che sfama la nostra voglia di un racconto di vite ordinarie (come le nostre?) pervicaci nel debordare oltre ( il confine del lecito) e ti lascia appunto dentro l’appetito di averne ancora di più. Dunque vince facile _per quanto mi riguarda_ nel dare riferimenti pop condivisi(bili) in un racconto “maschio” di formazione adagiato su vasti ma decadenti ed immoti territori periferici di una periferia statunitense che sogna Las Vegas fantasticando di arrivarci a suon di audaci e disinvolte rapine . A un giovane Don Walden però le parole , perlopiù di Chuby (essenziale il loro confronto caratteriale…) , stanno strette senza i fatti concreti. Continua(speriamo).
            Molto belli i disegni , ottimo montaggio e scansione delle vignette e del resto il taglio ed il contenuto nelle stesse. Il segno è un po’ sporco; tirato a mano libera e si vede , ma dalla curata e particolareggiata leggibilità espressiva ineccepibile. Da urlo i colori. Come da cover , la loro oleosità unita alle ruvidezze del segno sembrano aggredire e spengere le vignette, ed invece calano uno scalare di tinte che illuminano mirabilmente ogni scena, cogliendone l’intrinseca gradazione drammaturgica e/o la loro collocazione oraria, ambientale e stagionale. GN promosso con lode (imho).
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              JAZZ MAYNARD 1
              Editoriale Cosmo. 144pp., b/n. 5,90€.
              Testi_ Raule / Disegni_ Roger.
              Questo tipo con un nome da, ehm, fumetto ( suona la tromba, ma pure l’artiglieria…) , ripara precipitosamente nella natia Catalogna _ dopo dieci anni a NYC_ per aver fatto un casino in un bordello ( o un bordello in un casino, è uguale) per salvare la sorella ivi cascata male. La brutta gente a cui ha pestato i calli negli States se l’è legata al dito; e pure in patria _a Barcellona_ ritrova gli affaracci e le pastette in cui si era invischiato fin dall’infanzia. Saranno cazz*.

              Detta così non rende, ma è piuttosto un “Lupin III” (!) impegolato con la mafia (e) del potere politico. Lo si traduce dal dinamismo esasperato in ogni stilla grafica (il fumetto è fatto da due spagnoli ma commissionato dal mercato francese , quindi può avvalersi dell’impianto estetico _a livello di gabbia_ della moderna bande dessinée) ,quindi anche vignette strettissime che colgono in sequenza gli snodi dell’azione, entro cui ci viene calata sfruttando l’accentuazione cinetica di angolazioni acrobaticamente estreme, ed insolite all’esperienza comune. Piuttosto spinta anche la caratterizzazione stilistica del segno , sinuoso ed allampanato , quasi un Nicola Mari versione mangaka. Senza timore evidente di arrecare disdoro ai loro campanili ( quest’opera risale al 2010 ma sembra già d’intuire una certa propensione per movimenti tipo “Podemos” ;-) ), gli autori fanno dilagare la violenza ( anche verbale : si spreca il turpiloquio…) con un avvertibile gusto tarantini ano, anche nelle giustapposizioni delle sottotrame , facendole intervenire senza preavviso (ma non senza criterio, s’intende). Qui si tratta di rubare ai ladri, con sofisticatezza proteiforme da “Diabolik” e “Occhi di gatto”, pronti però a menare come fabbri e sparare come Iene (cit.); col punto debole degli affetti, compreso il (è una lei) primo amore , passata al “nemico” ( l’ex socio di gioventù) ma tosta per conto suo da attirare (professionalmente : fa’ la giornalista) le confidenze di (…), in grado di terremotare gli equilibri amministrativi di Barcellona, anche perché chi vi è preposto ( vertici compresi) è permeabile ad accordi scellerati con mafiosi dalla rivoltante e manifesta depravazione.”Jazz Maynard” è un gioco pure cinico di alleanze estemporanee, un repulisti della feccia fatta con sistemi non ortodossi , una selezione di cani (-da-rapina .cit.) con la rogna non scoraggiati a sbranarsi a vicenda; in cui il protagonista, sebbene mai mosso da interessi veniali e suo malgrado è pedina attiva che spazia su(i) diversi fronti (imho).
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                DIABOLIK _ L’Ombra del padre
                Astorina s.r.l . 128pp., b/n. 2,80€.
                Testi_ E. Lotti e A. Mainardi / Disegni_ P. Cerveglieri.
                Uno scaltro e spregiudicato uomo d’affari, nonostante il precario stato di salute è visceralmente restio a cedere la conduzione delle sue attività al figlio, che considera inetto e passivo. Il giovane ha una sua attività e con questa tenta di far ricredere il genitore , appoggiato dall’addetta alla sicurezza del “senior” ma innamorata del “Junior”. Insieme al ganzo così progetta un rischioso piano che riabiliti agli occhi del vecchio la “reputazione” del suo erede non designato. Si tratterebbe di invogliare Diabolik (!) a fare un colpo e dargli una “stangata”, ingolosendolo con un antico gioiello , oggetto della più recente transazione finanziaria curata dall’avido e poco cortese patriarca.
                L’inedito di sett. 2021 struttura la narrazione in una corposa introduzione ove vengono ordite e pianificate le coincidenze che servono da “esca” per instradare il tentativo di sottrazione del prezioso ( a cui viene assegnata un’origine “sporca”, almeno per i primi acquirenti occidentali…) da parte dei due “nostri” criminali; che si rivelano invece perfettamente attrezzati a giuocare le insidie a loro preposte. L’inevitabilmente verboso finale interviene a dare lo “spiegone”di come ciò sia al dunque accaduto , rimangiandosi con gli interessi il surplus di informazioni che dava vantaggio anche al lettore. Sul piano _se vogliamo (?)_ etico un altro albo indisponente, in cui si sbugiardano le meschinità dei pilastri borghesi della società capitalistica post-fordista.
                Ai disegni…Si è visto di meglio. Le vignette vengono saturate di linee grasse non particolarmente ben modulate , formando quadri che sacrificano il dettaglio a tale grossolanità e peggiorano il già incriccato formalismo di posture vestite sul classico (imho).
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                  STELLA DISTANTE
                  Edizioni SUR. 190pp., b/n. 20,00€.
                  Testi_ Javier Fernandez / Disegni_ Fanny Marin.
                  Il male. Scaturito da un intelletto eppure (?) nutrito di poesia, letteratura, arte fotografica, cinema e di un’altrettanto aulica passione per il volo areonautico.
                  Lo studente universitario del tuo stesso laboratorio di poesia, magari un po’ riservato, con qualche possibilità economica in più e meno invece propenso a schierarsi apertamente , dichiaratamente, a sinistra; quale sponda del governo democratico di Allende in Cile. Le sue “performance” osservate appunto dai compagni di corso e dai docenti esplodono nel sadismo repressivo del golpe militare fascistoide di Pinochet, che d’altronde lo richiama alla mitologia destrorsa del “beau geste” ,ed in cui lui implementa sadismi (ine)narrabili , che gli costano un oblio , imbarazzando i camerati. Come una specie di J.D. Salinger dedito a crimini nazisti, diverrà oggetto di studio e venerazione; ed infine ricercato , avocando il contributo dei suoi coetanei ex studenti , scampati con l’esilio al Regime. Così , vent’anni dopo vittime e carnefice pareggeranno (forse…) i conti.
                  Cercavano il portato estetico e rivoluzionario della parola (“nuova”), qualcuno prese anche il fucile, molti fecero una bruttissima fine, nessuno svolterà economicamente, ché di poesie non si campa ; anzi si crepa , se indichi l’abisso nero in cui “l’esperimento” cileno venne bruscamente annegato. E come in un “X-Files”, che siano invece poi fanzinari e mestatori del trash (miele per le papille dell’estrema destra settaria e complottista) tracotante a farsi riconoscere ?
                  Versione a fumetti del libro omonimo di Roberto Bolano, qui inscenato nel suo alter ego Arturo B. , in una forma grafica da (appunto) pubblicazione vintage underground, ad iniziare dalle molte didascalie in stile “macchina da scrivere” fino al taglio estetico delle tavole . Le vignette sono tutte scontornate e solo le ultime pagine hanno una successione regolare di inquadrature rettangolari ( come a voler dare una quadra alla conclusione di una storia altrimenti oscena; e finita d’altronde fuori campo). Il resto , pur mantenendo la leggibilità di una successione coesa dei disegni , trasmette più la sensazione di un agglutinato di squarci emozionali , di una sintesi immaginifica in cui Roberto/Arturo ammette di raccontare per congetture , nemmeno del tutto sicuro dell’attendibilità stratificata dei suoi ricordi . Ne consegue una traduzione visiva quasi liquida nelle sue istintive e sottilissime ondulazioni del segno , che ha i grigi e le ombreggiature come risorsa fondamentale per dare peso alle figure (umane. Salvo dettagli già specificati a testo gli sfondi non rivestono una funzione determinante) , suscettibili a trasfigurare in maschere mostruose e contorte , indice del loro malanimo come pure dell’attribuzione (pre)giudiziale che gli diamo noi (imho).
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                    SCUOLA DI FUMETTO n.ro #119 ( lug./set. 2021)
                    NPE. 80pp., b/n e colore. 4,90€.
                    Con lo speciale “Autori Esordienti” SdF , arrivata al numero 119 , dilatando ulteriormente le uscite causa pandemia ed altro (?), torna ad ospitare sulle pagine della rivista una consistente foliazione a fumetti. Certo non mancano articoli redazionali ed approfondimenti ( Laura Scarpa si sofferma , dagli albori , sui comics realizzati da donne…) che, dalla gestione di Nicola Pesce , sono spesso organizzati a cicli (puntate) focalizzati sia sulla parte artistica sia sui vari passaggi tecnico-amministrativi per arrivare a pubblicare professionalmente . Cosa riuscita solo in parte ai pur volenterosi (ancor) giovani autori qui pubblicati : pur vantando collaborazioni con realtà editoriali perfino fuori dal nostro Paese ( come dichiarano nelle interviste singole loro dedicate), fanno a tempo pieno un altro lavoro per “pagare le bollette” (:-p ).
                    “Uroboros_Caccia Selvaggia” (testi _ Davide Locuratolo/ disegni_ Linda Stefani. Quattro tavole, disegnate in un bianco e nero grinzoso e grintoso ,moraleggianti ed apologetiche in tema vegano con ambientazione fantasy-horror. “Faceblind” con i testi di Tommaso Fazzi ed i disegni di Alessandro Amoruso : otto tavole in toni ocra ed una certa matericità realistica che tuttavia trascende nel soggetto _ che vede una tipa dichiararsi affetta da pragnoposia ( resa graficamente in stile S. Tamburini)_ abbastanza criptico, indicante un percorso di emancipazione della paziente.
                    Testi e disegni in b/n di Angelo Coletto invece per un adattamento de “Il Messicano”, ovvero il racconto omonimo scritto in prosa da Jack London nel 1911 ed incentrato sulla “lirica” determinazione del giovane Felipe ad attivarsi per sostenere la causa rivoluzionaria messicana con un ardore risoluto da lasciare increduli ed insospettiti , come quando , per il cento per cento della posta, accetta di salire sul ring per sfidare un lanciatissimo campioncino wasp , idolo dei tifosi. Ventidue fitte tavole,gabbia regolare su tre strisce e (azzardo) tecnica pennino (se non biro…) e pennarello ( per i neri, piuttosto “disordinati”per non essere del tutto pieni) a tirare giù all’impronta una mitragliata di linee e tratteggi ribattuti e spesso superflui ma piacevolmente analogici ed abbastanza consoni con l’ambientazione d’epoca. Avendo in mente un Ivo Milazzo particolarmente arruffato ci possono scappare analogie . Il numero si chiude con una dedica a Andrea Paggiaro (1976_2021), mancato lo scorso giugno (imho).
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                      KEN PARKER_ La Lunga pista rossa
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                      Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Renzo Calegari e Giorgio Trevisan.
                      Un indiano apache cinge d’assedio il minuscolo villaggio di Leadville ( nel Colorado) , facendo un feroce tirassegno con gli abitanti, per vendicarsi della sottrazione dei suoi due figli; con i due piccoli usati come attrazione circense (!) e presto deperiti in malnutrizione e malattie infauste. KP, già sulle loro tracce prima che venissero “ceduti” pari a bestiame , si trova suo malgrado ad organizzare l’autodifesa del piccolo insediamento, onde evitare un ulteriore stillicidio di cittadini. Ma il pellerossa sembra avere risorse straordinarie…
                      Lo script incalza immediatamente il lettore , sottoponendolo a condividere l’impellente necessità di trovare e proteggere i due infanti, posponendo al terzo atto , in flashback , la spiegazione degli antefatti che hanno messo Ken sotto tiro e latore dell’intera faccenda. Nel mentre però va’ ad innescarsi un altro colpo di scena (;-) ). G.Berardi ne ha davvero per tutti ( KP compreso) nel sottoporci un agitato“micro cosmo” di caratteri abbastanza sfaccettato da non includere per nessuno solo bontà od abiezione, demandando ottimisticamente alla “Cultura” il compito principe di minimizzare i bassi istinti insiti in ogni uomo e donna, sebbene voglia dirsi civilizzato.
                      L’albo lo firma Trevisan , e Calegari contribuisce impostando nelle prime 17 tav. il quasi soffocante, a volte, tratteggio dritto e incrociato dell’esperto collega. Sapiente comunque la direzione registica delle molte sparatorie , imposte come selvaggia “norma” da far west (imho).
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                        MARTIN MYSTERE _ Il Ritorno dell’Ortolano
                        SBE. 24pp., a colori. 0,00€.
                        Testi_ Alfredo Castelli / Disegni e Colori_ Valentino Forlini.
                        Il buon vecchio zio Martin si misura con lo “Scherzo Con Ortaggi”, opera pittorica di Giuseppe Arcimboldo , rientrata _alla data di pubblicazione di questo fumetto, il 2015_ nella sua sede stabile della Pinacoteca di Cremona. Lo attende una sbalorditiva avventura , il cui imput sembra dato dalle lancette dell’orologio astronomico poste in cima al Torrazzo ed in corso a breve di allinearsi in una rarissima combinazione spazio-temporale che…
                        Sempre documentatissimo sul piano storico “Martin Mystere” propone una breve (storia) dal rodaggio lento , nozionistica ( con licenze romanzesche ) ed abbastanza statica (Martin che parla con un conoscente di alcune eccellenze della città di Cremona, da quelle tangibili ,come appunto il campanile in muratura più alto d’Europa, a quelle immaginifiche –mitologiche sull’antica fondazione del capoluogo di provincia; per poi sfociare nella dimensione “…dell’impossibile” che inquadra la trasferta di MM (inizialmente ripreso in una posizione incomoda ;-) )e chiude il cerchio delle suggestioni illustrate tra il presente (del 2015) ed i secoli addietro dove ad esempio si affermò la matrice “Manierista”del quadro in esame, oggetto d’altronde del “colpo di scena” annunciato dal “flashback” iniziale…
                        La già buona professionalità dei disegni è aiutata dalla colorazione , utile ad isolare le diverse epoche ,alternate senza soluzione di continuità sulle tavole , per altro pienamente rispettose della gabbia bonelliana. Alcune pagine di testo finali focalizzano ulteriormente gli spunti dati da questo albetto fuori commercio (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          DIABOLIK_ Uno Stradivari per Eva Kant
                          Astorina s.r.l. 24pp., b/n. 0,00€.
                          Testi_Andrea Pasini / Disegni_ Giorgio Montorio.
                          Albetto promozionale e gratuito originariamente uscito nel 2012 per celebrare unitariamente una Mostra su “Diabolik” tenuta a Cremona nell’ambito delle iniziative del cinquantesimo anno di pubblicazione del fumetto ideato dalle sorelle Giussani. Anche nella sua spietata efferatezza ( per altro “temperata” ai nostri tempi ;-) ) DK _ con la compagna nonché ideale complice Eva Kant_ non è mai stato un ladro “volgare” e , sebbene vellicato alle sfide “impossibili” : qui rubare un violino Stradivari che incorpora tre diamanti ( frutto dell’ideazione a più mani del soggetto, compreso il Michele Ginevra storico animatore del CFAPaz _ Centro Fumetto Andrea Pazienza), saprà preservare il comunque preziosismo strumento musicale e lasciarlo al godimento culturale di tutti. La trama è il più classico distillato di “giallo a fumetti”, con DK (ma senza Ginko, che ovviamente non ha giurisdizione nel cremonese J )che compie il colpo durante un affollato concerto (!) , riesce a telare dal Torrazzo (!!) e, con l’aiuto di Eva beffa la pula sulla Jaguar “presso” (:-p ) il fiume Po.
                          Le sgranature e gli orditi delle parti scurite rendono il disegno (tecnica a matita od equivalente digitale) originale rispetto alla cifra estetica standard della serie, riservandosi anche qualche inquadratura paesaggistico-pittorica , condividendo non di meno col resto delle tavole una rilevante ricchezza di dettagli ed una valida scelta ed illustrazione dei piani prospettici (imho).


                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            I PIRATI DI BARATARIA 1. Cartagena
                            Editoriale Cosmo. 96pp., b/n. 3,00€.
                            Testi_ Marc Bourgne / Disegni_ Franck Bonnet.
                            Con premurosa discrezione, scortata dall’ abile guardia del corpo egiziana, una gentildonna s’imbarca su un veliero corsaro per lasciare la Francia e raggiungere l’America, nel 1812. Contando di arrivare a Nouvelle- Orléans, nella Louisiana che , per altro, Napoleone Bonaparte ha appena ceduto alle ex colonie americane ora indipendenti, la nave schiva le pattuglie inglesi ma non può evitare l’assalto di un’altra imbarcazione corsare, che tuttavia si rivela _comandata da una donna_ armata con un equipaggio di…Francesi !
                            Un “equivoco”sanato con l’amicizia presto stretta tra connazionali marinai, che nel nuovo mondo , alla “loro” maniera, vivono con regole peculiari in una enclave territoriale destinata tuttavia ad essere risucchiata, tra Barataria e Cartagena, nel rognoso conflitto tra i nascenti statunitensi ed i solo parzialmente ritirati colonizzatori Inglesi, a loro volta impegnati con altri alleati (europei) a fare muro contro le avanzate Napoleoniche…
                            La signorina francese, benché dimostri insospettabili risorse attitudinali, è pesantemente attenzionata da “agenti segreti” nemici della sua patria d’origine, insistentemente interessati alla sua persona, non inosservata in un particolare contesto che le assicura però leale protezione; tuttaviada non stare tranquilli…
                            In due episodi , raccolti nella forma ridotta, decolorata ed economica di questo bonellide, non avremo la rivelazione _per così dire squadernata_ dell’identità “reale” della fanciulla, ma godremo di un fumetto scorrevole nella lettura e capace di coniugare avventura ed esotismo per volgere ad una spy-story con efferatezze ma anche non senza una punta di disinvolto erotismo…Magari con personaggi perfino troppo “moderni” ( tipo la Corsara _da non confondere dunque con Piratessa_ bisex con fisico da sturbo; pernon dire della biondina protagonista , di-buona-famiglia ma sveltissima ad emanciparsi in una sorta di Repubblica Socialista _ Barataria appunto_ fondata sul…Contrabbando) e certamente non votati alla vita ordinaria…
                            Pienamente e meritoriamente negli alti canoni del fumetto franco-belga di ampia diffusione i disegni dispiegano un’impressionante e quasi foto realistica messe di dettagli minuziosi , sostanziando profondità e sovrapposizioni di campo con una acconcia inchiostrazione che li valorizza pur senza il plus delle aggiunte cromatiche, giacché il linguaggio specifico della navigazione a vele, curato assai in sede di testo, viene valorizzato in ogni singolo ed ancorché riconoscibile, filamento di corde o grilletto d’archibugio (imho).
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                              DAMPYR_ Il Figlio del Diavolo
                              SBE. 96pp., b/n. 4,40€.
                              Testi_ Mauro Boselli e Maurizio Colombo / Disegni_Mario Rossi “Majo”.
                              Da qualche parte nella Jugoslavia in disfacimento , dove( ci) si combatte ,quasi alla fine del ventesimo secolo,un piccolo drappello di soldati irrompe in un paesino rurale, avendo l’ordine di presidiarlo “strategicamente”. Gli abitanti il borgo hanno fatto una brutta fine ma altrettanto tragica sorte è toccata alla milizia occupante, fatta proprio di commilitoni dei nuovi venuti ; che iniziano a preoccuparsi anche per le orrende ed “innaturali” ferite mortali rinvenute sulle salme sparse sul posto (!). Calata la notte subiscono l’imparabile attacco di una banda di punk dai denti aguzzi, invincibili alle pallottole (!!) e furiosamente assetati di sangue umano (!!!). La sconcertante esperienza, placata l’indomani alla luce del sole , persuade uno dei sopravvissuti a riconsiderare una”leggenda” tramandata nei suoi luoghi d’origine sul figlio di una “strega” morta di parto dopo aver dato alla luce il figlio di un mefistofelico...Vampiro. Con gli uomini vicini alla diserzione , il loro capo Emil Kurjak acconsente a rintracciare il tizio additato a mezzo succhiasangue : Harlan Draka, di fatto un cialtrone che buggera i campagnoli facendosi pagare per scacciare la maledizione di defunti che potrebbero ritornare dalla tomba con lunghi denti canini (sic!) . A reggergli il moccolo l’aiutante/autista/manager Yuri, l’unico che, per altro, Harlan possa definire un amico…
                              Senza dare coordinate etnico-geografiche stringenti, gli autori di questa serie, tutt’ora in corso e principiata nelle edicole dal 2000, vollero ricondurre la narrazione folkloristica del “dampyr” nell’alveo territoriale che l’ha generata, ma nei particolari e tragici anni delle Guerre dei Balcani, non mancando di sottolineare che il lauto pasto vampiresco era praticamente il “piatto”già servito dagli umani , intensamente impegnati a sbudellarsi a vicenda …
                              Vengono qui introdotti i tre protagonisti principali del fumetto : l’amareggiato soldato Kurjak, la dolente ma ribelle non morta Tesla (era parte dei rockettari-punk…) ed appunto il Dampyr Harlan Draka , messo a parte della sua “natura” come Whoopi Goldberg in “Ghost_Fantasma”, cioè di uno che recita in maniera truffaldina ciò che non sa di essere realmente. Ci sarà tempo e modo per inquadrarlo nei ranghi del giustiziere del male : è giovane (il suo tratto unicamente distintivo d’altronde è che invecchia molto più lentamente di chiunque; oltre al sangue che letteralmente brucia i non morti . I poteri psichici di cui gode saranno precisati negli episodi a venire…) , strafottente ed un po’ grullo ; il giusto per non apparire da subito “cotto e mangiato” per affrontare la logica del mostro da vincere mensilmente, secondo una routine che d’altronde saranno gli stessi sceneggiatori a voler spezzare largamente , con parentesi cicliche che metteranno in discussione, evolvendole, anche le figure dei “soci” Emil e Tes.
                              Disegna Mario Rossi in arte Majo, componente la nidiata bresciana di fumettisti che si mise in mostra nelle pagine di “Hammer”. Qui,corposamente migliorato, offre la solidità di paesaggi molto accurati ed evocativi ed una spiccata personalizzazione dei protagonisti , che sfocia in pose molto dinamiche ma talvolta pecca di un sovraccarico di smorfie facciali , neanche facessero provini per Joker in un Batman. Che poi , un vero e proprio film live di “Dampyr” è già stato prodotto e sta avvicinando la rampa della distribuzione (imho).
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                                SPLATTER
                                EditorialeCosmo. 144pp., b/n. 5,00€.
                                Testi e Disegni_AA.VV.
                                Tra stomachevoli escissioni di bulbi oculari, importuni salassi di fluidi corporei vitali ed improvvide ostensioni di frattaglie umane si consumava il “buon “ cattivo gusto attrattivo e bontempone per il macabro ed il mortale di (noi
                                ) impuberi , debitamente e sfacciatamente ancora in ascesa nel vigore fisico e ben lungi anagraficamente da aspettative di vita asfittiche. Una parentesi per altro spesso destinata all’avvicendamento con nuove e sopravvenute urgenze di tipo ormonale…

                                A pasturare la nostra (si spera) platonica sete di sangue le alterne fortune editoriali del magazine “Splatter”(un nome ed una dichiarazione d’intenti…), qui declinato nella sua ultima sporadica riesumazione nelle edicole (2013_2014) in una antologia di ben diciassette storie brevi a fumetti consacrate alla macelleria , alta o bassa secondo i gusti ed il grado di sopportazione/assuefazione del lettore. Chi scrive, avendo superato da mo’ le fregole da pischelo per il tema, ha (ho…) faticato ad entrare nel “mood” di una “”pornografia del dolore” in cerca dell’effettaccio truculento , apposto e mediato da varia ed amena (dis)umanmità. Qualcuno la butta più sul surreale, ma pare un modo per educare il genere , comunicando consapevolezza meta testuale di chi sta in queste pagine e forse si pone fuori di riga ma in capo d’opera. Meglio allora le “micro-novelle “ che quagliano una qualche trama compiuta e personaggi di base abbastanza verosimili.
                                Qualità dei disegni professionale e varia nello stile ; coinvolti bei nomi tuttora sulla breccia (imho).
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