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    ORANGE CHRONICLES
    Gribaudo/Feltrinelli. 80pp. Cartonato a colori. 16,90€.
    Testi_Tito Faraci / Disegni e Colori_ Sergio Gerasi.
    In una lussuosa veste editoriale ( cartonato , sovra copertina sagomata, carta di solida grammatura…) il Graphic Novel _ così autocelebrato anche nella introduzione, a cura dello sceneggiatore _ si compone di sei brevi storie più un epilogo ,di genere sentimentale e blandamente poliziesche, che formano una clamorosa…Marchetta promozionale (!) di Faraci in favore dell’aperitivo arancio Aperol ; praticamente sei più uno “Caroselli” spudoratamente innalzati alla bevanda moderatamente alcolica, simboleggiante socialità e divertimento ( insomma si sta bene in compagnia e si cucca pure la fi*a), ma fatti pagare al lettore!
    In cambio un buon reparto grafico ed almeno qualche ideuzza di sceneggiatura , come il suddividere gli episodi per epoche storiche ( a partire dal 1919, anno di presentazione sul mercato del prodotto. Putacaso il fumetto è del 2019…) che “tirano la volata” a giungere alla tipica situazione con tavolata al bar e un gruppo di friends che si sfondano di Aperol Spritz. Prima magari hanno fatto i timidoni per attaccare bottone con una ragazza o (ri)trovare un amico che ha cambiato vita. Non bastasse questo già “parlarsi addosso” il primo segmento , ambientato proprio nel ’19 e in Ditta (hanno rubato la formula segreta dell’Aperol!) fa’ confluire i personaggi (…pure degli altri episodi, snodati nell’arco di un secolo…) nella chiusa finale dello script, grazie ad un espediente iniziato nel penultimo capitolo (una scrittrice “showrunner” che immagina ad alta voce _bevendo A. in compagnia ovvio_ ardite trovate narrative di una nuova fiction a venire. Va’ beh.
    Lo “spottone” è colorato con l’aiuto di Valeria Brevigliero, cercando e trovando ad ogni possibile occasione una dominante cromatica sull’arancio (…chi l’avrebbe mai detto…) in-tavolata su una gabbia a quattro fasce con spiccata propensione alla doppia (vignetta) panoramica orizzontale che S.Gerasi riempie con la sua interpretazione stilistica a là “Cani Sciolti” ( mi riferisco chiaramente agli episodi di sua competenza) ovveo assimilando Crepax e un assaggio affusolato di Gianni De Luca . Buona la scelta compositiva delle illustrazioni ed accurati gli sfondi, specie quando si liberano dal “dovere” (sic!) di mettere in fila sfilze di consumatori sbevazzoni (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      IL CORVO_ Memento mori (1 di 4)
      Edizioni BD. 32pp., a colori. 3,90€.
      Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Werther Dell’Edera / Colori_ Giovanna Niro.
      In una notte romana buia e tempestosa vengono giù acqua e citazioni dalle sacre scritture cristiano ebraiche con , letteralmente, stupri, squartamenti e lapidazioni. Capiamo che tre terroristi di fede islamica si sono lanciati su un camion contro fedeli cattolici durante una processione.Una carneficina. Tra i primi investiti un chierichetto sedicenne e poi pure la morosa. I tre stragisti riescono invece a sopravvivere ed ad imboscarsi; “Il Corvo” tira su dalla ehm situazione cadaverica il giovine , che medita vendetta.
      Primo volumetto , spillato con alette ,di quattro che, uscito nella primavera del 2018 tentò di rivitalizzare il franchise de “Il Corvo”, debitamente attualizzato e localizzato dalla Detroit dell’originale di James O’Barr, fumetto indipendente dato alle stampe a partire dal 1989 con diverse peripezie distributive e già gravido dei fattori semi autobiografici che poi saranno esplorati nell’iconico ed omonimo film del 1994. Codesti precedenti lasciano percepire senza ulteriori spoiler dove si andrà a parare , narrativamente, in questo albo; e dunque facciamo voti di sperare che le altre tre parti siano baciate da maggiore originalità; anche perché _parere personalissimo_ non è che neanche il capostipite fosse tutto questo adamantino capo d’opera…
      La composizione, per sesso ed età del commando (quasi) kamikaze può fare le pulci al politicamente (s)corretto , solo che a filosofeggiare in (s)proposito hanno messo per l’appunto uno sbarbato che serve messa. In dote a questo numero tre pagine di presentazione degli autori e di O’Barr ;ed in più studi dei personaggi ed una “short story”by Matteo Scalera ( colori di Moreno Dinisio) , una robina di palingenesi tra il corvo, una guerriera ed una sua ex vittima ex indifesa…Disegnato tutto a splash page un po’ alla Igort. Tornando al pennuto principale W. Dell’Edera, col bel rinforzo dei colori della sempre ispirata G.Niro e naturalmente portata a tinte dominanti sul blu-cobalto ( belli anche i grigi e rossi a descrivere l’attentato…) , parte col botto nell’illustrare Roma_ Castel Sant’Angelo con linee sottili e levigate che tuttavia dopo si fanno più schematiche e taglienti , lasciando l’evidenza delle ribattiture del segno all’infuori dell’inspessirsi progressivo delle sottolineature a china, in una spigolosa “stilosità” che cerca di essere personale ed impattante piuttosto del piegarsi al realismo disciplinato (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        I PIRATI DI BARATARIA 2_ Oceano
        Editoriale Cosmo. 96pp., b/n. 3,00€.
        Testi_ Marc Bourgne / Disegni_ Franck Bonnet.
        Tra i bottini delle loro scorribande corsare , quelli di Barataria non disdegnano i carichi della tratta degli schiavi; ma l’infingimento degli scrupoli _ed a maggior ragione_ non tocca certo neppure i depredati , gli anglo(sassoni) e americani che si contendono il Nuovo Mondo. La radicata tradizione francofona della Louisiana offre (ancora) un lembo territoriale di anarchica libertà alla spregiudicata comunità marinaresca ma l’assillo conflittuale delle due grandi potenze (l’antico impero britannico e l’emergente unione delle già colonie americane) sembrano spingerli a cercare un’ala protettrice in seno ad una delle fazioni che, pur “vittime” degli assalti “pirateschi” dei francesi avanzano proposte nel nome della più navigata… Realpolitik . Nella partita entra però anche la pulzella che dalla patria francese è dovuta emigrare in gran fretta, portatrice di un segreto capace di alterare equilibri transnazionali (!). Disinvolta fino all’imprudenza e sebbene competitiva e svelta nell’adattarsi alla dura “legge del mare”, la tipa accresce e migliora le sue competenze su un vascello ( per altro anch’esso “sequestrato” dai corsari…), stringe un focoso legame col comandante ma è intercettata dalle spie mandate dall’Europa per catturarla. Solcare l’oceano diventa dunque il suo cruciale trasporto verso la salvezza , gravando però i suoi amici ed il suo amore (…tra i pochi che conosce la verità su di lei…) di una responsabilità al limite del gestibile. Pressione e nervosismo guastano i rapporti umani , prima ancora del nemico, che non tarda comunque a palesarsi…
        La vera identità della bella francesina , decisamente conquistata dal clima “informale” del continente americano ( ci scappa pure una mezza orgetta di una infiltrata teutonica che pare un incrocio tra Claudia Schiffer e una kapò nazista…), viene inequivocabilmente svelata solo all’inizio del secondo episodio ( come nell’albo precedente sono due…), ed impasta il “feuilleton” di intrighi geopolitici , insaporendo lo speziata esotica avventurosità del contesto ( per altro sottolineato con dovizia di tecnicismi sulla navigazione a vela…) , ora fissato nelle sue ampie diramazioni sentimentali , intorno alla traccia narrativa principale : beccare (viva) la ragazza… Continua.
        Non perdono smalto i disegni, sempre descrittivi in maniera sontuosa ( vedi le vignette scontornate ma anche le doppie verticali ;-) ). S’intuisce che il colore ha il suo perché anche nella drammaturgia di alcuni passaggi ma no si può avere tutto (:-p ). I dialoghi sono efficaci e ben distribuiti , e ciò naturalmente si riverbera nelle stesse tavole , conferendo senso e pregnanza anche a semplici primi piani ricavati nei close-up (imho).
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          MAGELLANO / RIMBAUD
          Editoriale Cosmo. 96pp., a colori. 4,90€.
          Per “Magellano” . Testi_Christian Clot / Disegni e Colori_ Bastien Orenge e Thomas Verguet .
          Per “Rimbaud”. Testi_ Philippe Thirault / Disegni_ Thomas Verguet / Colori_ Celine Labriet e Thomas Verguet.
          Albo diviso in due parti equivalenti ma stampate in maniera opposta (ribaltata…) in modo di avere anche due copertine, che naturalmente arrecano il nome dei due personaggi storici qui messi in fumetto.
          Di Ferdinando Magellano, la rispondenza nell’illustrare gli eventi _una rotta alternativa mai tentata sulla via dei Paesi produttori di spezie_ che lo riguardano ( l’origine portoghese “tradita” per farsi armare dal Re di Spagna la sua più grande spedizione ed impresa marinara ; il malcontento tra gli equipaggi comandati causa di un sanguinoso ammutinamento; la perdita di uomini e mezzi puntando verso il sud estremo , con conseguente mare agitato , temperature in picchiata e possibilità di sostentamento più che drammatiche…) viene sostanzialmente adottata fino alla sua presa di visione dell’oceano (…) ovvero della comprovata sfericità della Terra. Suppergiù da lì invece, i fatti ed i tempi che condurranno la sola e malconcia nave “Victoria”, con 18 stremati marinai dei 239 partiti 1100 giorni prima(!) ad attraccare nel porto fluviale di Siviglia (09_09_1522)vantando i primi uomini che fecero concretamente il giro del mondo guidati da M., prendono una serrata intonazione romanzesca , intrigando nei rapporti tra i protagonisti alla maniera di un abbastanza cervellotico dramma shakespiriano; che intrattiene non bastasse (?) il diario dell’impresa di per sé.
          Colorazione d’atmosfera ineccepibile ( anche quando, fatalmente, un po’ soffoca le matite) e disegni funny e sgarzolini da cinema d’animazione :-p .
          Ebbene Arthur Rimbaud. Con l’espediente dichiarato dell’amico d’infanzia che ne percorre le tracce ed interroga chi lo ha conosciuto nel Corno D’Africa (in cerca di fantomatiche “poesie perdute”) dopo la sua morte, il fumetto “esplora” sì il territorio africano ancora sul finire del XIX secolo poco battuto da europei…), ma tenta di definire la personalità disturbata (di suo e pure causa sostanze assunte…) del genialoide (pose da febbricitante cocainomane in botta…) letterato transalpino , anche commerciante/trafficante nel continente nero per procacciarsi una rendita che lo scollasse dall’assillo del lavoro salariato e ne consentisse h24 la sua spiritata ricerca delle sue chimere. Fuori come un balcone, finirà delirando versi ed incontri fantasmatici in un nosocomio marsigliese nel 1891. Il nitore climatico africano rischiara crominanze che ben si attagliano a disegni più “gentili” dei precedenti (Orenge) nel modulare le linee, e meno arcigni nel fissare bordature e pieghe (leggi rughe)espressive (imho).
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            MAC Lo Straniero
            Editoriale Cosmo. 144pp., a colori. 7,90€.
            Teasti_ Gino D’Antonio / Disegni_ Ferdinando Tacconi / Colori_ Ferdinando Tacconi e Laura Battaglia.
            In un lontanissimo e catastrofico futuro la popolazione umana è circoscritta a due unità (!): un ragazzo biondo ed un anziano scienziato ; giacché a conquistatori del pianeta si sono issati gli insetti (!!). Segnatamente le formiche , che cingono d’assedio pure il centro di ricerca ove sono rintanati i due uomini. Poco prima dell’irreparabile invasione il vecchio sapienziale spedisce indietro nel tempo il giovane biondino, infarinato alla buona di Storia antica ( …per lui) , appunto nell’epoca in cui furono gettate le basi teoriche sulla resilienza e sulla capacità organizzativa delle formiche, nella speranza di invertire per tempo la drammatica ecatombe dell’uomo. Tragicamente lo stranito crono-viaggiatore si trova scaraventato sul fronte franco-belga della Prima Guerra Mondiale, avendo come riferimento gli studi elaborati da un aristocratico appassionato di scienze naturali, da civile, ma ora arruolato nell’esercito…Tedesco (!!!).L’aiuto di una scaltra, affascinante ed energica pseudo contessa inglese, Cassandra (che lo apostrofa istintivamente come “Mac”; Lui non avrebbe un nome…) , conosciuta in circostanze rocambolesche , sarà prezioso allo spaesato Straniero nell’addentrarsi al compimento della sua missione…
            Tra i riferimenti immediati che mi sovvengono “El Eternauta” per la pensosità dolente del protagonista , e “Lilith” in concorso con Cassandra per la tambureggiante spregiudicatezza nel gettarsi a capofitto nei frangenti più topici all’insegna dello scappa/insegui sgattaiolato in varie tappe che toccano tutte o quasi le fazioni in conflitto nel ’15, raccogliendo informazioni che ne rimandano ulteriori e facendo almeno due incontri essenziali su cui la sceneggiatura si sbizzarrisce nelle sue “ucronie” , che danno d’altronde un senso compiuto alla storia ed alla sua titolazione (;-) ). Ai testi d’altronde un autore monumentale ( altrettanto come disegnatore…), ottimo nello scandire le tempistiche ed i colpi di scena , rendendo appassionanti anche le diverse cronache di battaglia. C’è anche Laura, moglie di Dino (Battaglia :-p ), a disciplinare , nell’ultimo dei tre episodi che compongono il volume, una colorazione che Tacconi concepisce un po’ psichedelica, con colori saturi e vivaci che estendono spesso e volentieri delle tinte dominanti sulle vignette, però diversificate anche da una all’altra senza che le condizioni d’illuminazione ne giustifichino pienamente il discostamento. Lisergico. Rammento un “Almanacco del Giallo”della Bonelli _ di diversi anni fa_ con un “Nick Raider” con le matite di Tacconi e le chine di Luigi Siniscalchi, quasi un passaggio di testimone di un Autore riconoscibilissimo ; appassionato _sempre se la memoria mi assiste_ di aviazione; e qui ne mette in aria parecchi di monomotore : una invenzione recente ai tempi subito quindi convertita a scopi militari (sic!). Come del resto le stesse formiche , “potenziate” (…e questa è la parte più fantascientifica della storia insieme al prologo con l’erudito giapponese…) in nome dell’efficienza della techne (imho).

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              I PIRATI DI BARATARIA 3 Il Cairo
              Editoriale Cosmo. 144pp., b/n.4,50€.
              Testi_ Marc Bourgne / Disegni_ Franck Bonnet.
              Tre episodi che offrono un significativo cambio di scenario, ovvero spezzano la narrazione in due tronconi distinti. A Barataria le condizioni di vita si fanno difficili , con i Corsari che pagano la loro equidistanza tra inglesi ed americani dovendo diventare Pirati di fatto, e ricercati; mentre il Governatore della Louisiana gioca anche sulle loro teste una partita politica di posizione nell’ambito conflittuale sui territori del Nuovo Mondo.
              Nella vecchia Europa invece le milizie Napoleoniche stanno buscando rovinose batoste sul fronte orientale e L’Imperatore si vede costretto a rivedere/riordinare le sue strategie di penetrazione nel Nord Africa , in cui ha alleggerito la presenza francese in effettivi da combattimento ma ha lasciato suoi emissari in avanscoperta. In particolare in Egitto , retto da dignitari arabi ma infiltrato da francesi che vi adattano la gestione di un potere locale alle “usanze” indigene. Verso uno di loro parte dalla Francia la missione di…Ebbene sì, Lei (la protagonista de “I Pirati di Barataria”; che non meglio specifico poiché la sua identità è la chiave interpretativa della saga ;-) ), tornata in patria e destinata al Mediterraneo ed al deserto egiziano , con un nuovo bodyguard e verso altre (e dolorose…)avventure tra terre bruciate e bracci di mare resi (più) tempestosi da vascelli, cannoni, abbordaggi e la coppia in cagnesco di spie : la prussiana e l’inglese irriducibili inseguitori dell’ormai provveduta pulzella…

              Lettura sempre scorrevole, che intrattiene offrendo ambientazioni da kolossal esotico e personaggi che , nella loro nobiltà od abiezione, hanno il potere di smuovere “incidenti diplomatici” e veri e propri atti di guerra , coltivando i loro sentimenti personali ahimè di norma configgenti tra desiderio e dovere o direttamente guastati dall’ebbra bramosia del comando .
              Il supporto grafico esalta la profusione epica dei testi, grazie a tavole poderose , che raramente tolgono i contorni alle vignette ma sono estremamente libere nello scegliere il taglio delle inquadrature, rimpinzate di curatissimi particolari d’epoca ( primo ottocento…), da un maestoso e spettacolare senso compositivo dei quadri d’insieme (totali) ma agili alla bisogna a scomporre l’azione ed avvicinarsi ai soggetti quando lo richiede il ritmo ed il senso dei passaggi illustrati. Dalle Editions Glenat , in origine tre volumi separati usciti dal 2012 al 2014 che terminano il “secondo ciclo” (imho).


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                MATTEO_ Il Quarto periodo (Agosto –Settembre 1936)
                Alessandro editore. 64pp. Cartonato a colori. 19,99€.
                Testi, Disegni e Colori_ Jean-Pierre Gibrat.
                Con la loro modesta barca a remi , stivata per altro di casse di armi e munizioni Matteo, Amelie e l’amico Robert sbarcano in Spagna. Vi trovano Repubblicani sospettosi ed induriti dalle difficoltà della guerra civile ai Franchisti/Cattofascisti , che li trasportano in manette verso l’interno : la Catalogna, fino a Barcellona. Chiarita finalmente la loro posizione il trio si attiva per inquadrarsi fattivamente nel conflitto. Con lodevole spirito pratico Amelie mette immediatamente a frutto la sua professionalità infermieristica, fraternizzando altrettanto velocemente con un aviatore inglese che ha disertato ( nella R.A.F) per abbracciare la causa repubblicana. Matteo invece , avendo vissuto trascorsi amari, non condivide la convinta adesione di Robert al fronte politico dei comunisti ; ed i due si lasciano in malo modo. Cosicché Matteo finisce con l’aggregarsi all’ufficiale che lo aveva tradotto in città coi suoi due compagni di ventura. Impegnato infine in armi nel logorante assalto ad un borgo , già evocato in labili ricordi familiari. Non manca l’occasione di stringere un’affettuosa amicizia con una bella volontaria-soldatessa polacca e superare la snervanti attese tattiche che precedono i convulsi attacchi all’obbiettivo , resi ancora più necessari dalle bordate a lunga gittata di un cecchino …Un giorno però si perdono le tracce di Amelie e del suo ganzo, il pilota; e Matteo non può sopprimere un senso d’ansia per le sorti di lei…
                Sono adulti ma giovani, consapevoli o quasi ma sfrontati, poveri ma belli e gettati co slancio nel tumulto della Storia, che si sta facendo in tempo reale. E dunque esserci è il richiamo imperativo , un richiamo quasi ormonale ( che si sposa del resto alle urgenze del free love…) a trovare posto ed avamposto nel grande capoluogo (Barcellona) vissuto con l’entusiasmo del contatto cosmopolita (vi convergono combatenti da varie estrazioni e nazionalità…) come nello scenario molto western di Alcetra per mezzogiorni di fuoco , bivacchi alcolici e il retrogusto di poter disporre di cose, magari confiscate “in nome del popolo” a qualche coriaceo latifondista. Il nemico in armi è più evocato che mostrato, come a segnare che la vittoria o la sconfitta militare si gioca tutta nel campo eterogeneo e contraddittorio dei “buoni”.
                Rispetto al Tomo III si nota spesso un diradamento di vignette per tavola (ed un maggiore spessore riassuntivo, assertivo e “filosofico” delle didascalie) in cui da par suo l’artista francese affresca il brulicare della fiumana umana che sciama nelle piazze per scampoli di relativo relax o si stipa in corriere ed autocarri per andare al fronte ; se non proprio in formazione nei ranghi da combattimento. Superlativa la ricerca dei colori in base a luoghi ed orari, potenti le vedute d’insieme , quanto il perfezionamento di scorci e vedute peculiari. Anche i particolari minuti ( un ciuffo di capelli, qualche dentatura irregolare o minime diversità nel portare la divisa) concorrono a formare la verace (sensazione di…) autenticità in questo ulteriore memorabile capitolo (imho).
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                  BOB 84_ La Vendetta è mia
                  Panini Comics. 160pp., b/n. 12,00€.
                  Testi­ _ Vincenzo Fiolosa / Disegni_ Paolo Bacilieri.
                  Alla guida di un’auto senza contrassegni e con al fianco un collega dell’Interpol, lo sbirro milanese Lino Ventura ( somigliantissimo all’attore…Lino Ventura, guarda i casi della vita…xD xD )sta traducendo in Italia un sanguinario killer , dalla parlantina irritante e canterino ( d’altronde è preciso sputato a Frank Sinatra … :-p ). Un disgraziato incidente causa la morte del pulotto di scorta e l’evasione dell’Ernesto Sparalesto (cit.). Dieci anni dopo , 1984, Ventura ha (…una famiglia che lo mal sopporta e…) ancora gli incubi per l’accaduto. L’omicidio di un tecnico audio su cui è chiamato ad indagare col nuovo “socio” in servizio gli apre inaspettatamente una pista per rivangare il dolente sinistro del ’74 e placare (forse) i suoi tormenti…
                  Con dovizia di appunti visivi e dialettici gli autori affrontano un poliziesco noir che già dal formato dell’albo ( 18x13) tradisce la sua prossimità al fumetto pop manga ( l’epilogo si svolge a Tokyo , facendo salire nella caotica capitale giapponese pure il numero di vignette per tavola, altrimenti tipicamente non più di tre) integrato da saldi riferimenti alle mode anni ’80 , con riflusso edonista e scaramucce amene ( Duran Duran vs. Spandau Ballet per dirne una). La sceneggiatura tuttavia non è di quelle “ad orologeria” , ma piuttosto si presta a divagare (anche troppo insistita e convenzionale la parte ambientata nel 1974)sacrificando l’illustrazione di alcuni passaggi dell’intreccio, messi in carico alla perspicacia del lettore. La faccia da “cane bastonato” (cit.) di Ventura orienta naturalmente lo spleen circonfuso nella storia; mentre l’antagonista sembra un Jason Bourne velenoso misto al Tom Cruise di “Collateral necessario a coprire la quota d’azione inerente il suo ( tentato ;-) ) arresto.
                  Intatto nel suo stile “fustellato “ dai tratteggi e corrusco nei panorami urbani quanto naturalistici il Bacilieri si concede qualche secondaria approssimazione e non da ora asciuga i suoi caratteristici alti spessori di bordatura . La presentazione del killer d’altronde _ e come richiesto dal genere_ lo induce a chiudere questa figura nella penombra e per il resto interviene un fitto effetto di retinatura. Possibile un sequel (imho).

                  Ultima modifica di henry angel; 11 novembre 21, 04:39.
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                    TORTURE GARDEN 1. Annie
                    Edizioni Inkiostro. 64pp., b/n. 5,90€.
                    Testi_ Barbara Baraldi / Disegni_ Sofia Terzo, Simone Delladio e Rossano Piccioni.
                    Due capitoli di un fumetto thriller-horror , bello slasher come nelle sanguinose corde dell’editore , concepito dalla scrittrice Barbara Baraldi ( qui nel 2016; scrive dei “Dylan Dog” dal 2012 ma è attiva pure in ambiente Disney) su un soggetto abbastanza lineare : a Londra un investigatore ed una escort lesbica dominatrix sado-maso, con un comune tragico passato di orfanelli ristretti un immondo istituto cattolico irlandese fronteggiano un serial killer che prende di mira esattamente i loro più prossimi ex compagni di camerata e ne fa’ terribile scempio. Chi è dunque e dietro quali impulsi malvagi agisce, segnato indelebilmente dalla tragica esperienza patita vent’anni orsono , specie a causa di una direttrice spietatamente cerbera?
                    Una prima uscita di acclimatamento , molto giocata a descrivere le spigolosità dei personaggi sondando anche le oscurità della loro triste infanzia reclusa, dove perfino un giardino è luogo battezzato di sevizie, mentre avviano una non convenzionale e decisamente non spassionata ricerca dell’assassino . Margini di miglioramento per Terzo e Delladio , non ancora scioltissimi in alcune posture e vagamente impersonali nel levigare l’esattezza dei ritratti , pur logicamente induriti dalla pregnanza drammatica delle ombre. I flashback irlandesi riguardanti i bambini senza famiglia vengono risolti dal Piccioni con un segno grasso e nervosamente marcato, salvo desaturare le chine per infondere l’effetto simile alla convenzionale mezzatinta (imho).
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                      IL FALCO DEL DESERTO ( 1 di 2)
                      Editoriale Cosmo. 96pp., b/n. 3,50€.
                      Testi e Disegni_ Franz Zumstein.
                      C’è la guerra in Libia nel ’42; L’Italia è colonizzatrice e naturalmente offre appoggio all’Esercito tedesco. Con le rispettive migliori macchine volanti presidiano quei cieli africani, e la cavalleresca tempra ed abilità dei loro piloti protegge il territorio (ma) senza infierire inutilmente o crudelmente sui “colleghi” nemici abbattuti. L’asso dell’aviazione germanica , il Ten. Marseille è oggetto di venerazione del giovane libico Alì , che coltiva altresì il sogno di diventare egli stesso pilota d’aerei, di cui conosce parecchi rudimenti teorici, anche grazie all’abilità artigianale (…meccanica) del padre della sua morosa, “collaboratore” costantemente in affari con gli italiani.
                      Facendosi così amici pure i crucchi ,Alì si avvicina rapidamente a far avverare i suoi intendimenti.
                      Con tanto di fidanzata musulmana pittrice ultraprogressista ( fanno sesso prematrimoniale ed è incinta…) , Alì ( che di nome farebbe Alessandro, secondo una storia familiare degna di una soap opera; oltre che pretesto per fargli intraprendereun viaggio/missione in Europa…) pare una sorta di Forrest Gump dalle insospettabili risorse e destinato dalla sorte a saltabeccare trasversalmente tra ideologie e schieramenti , facendosi ammirare come militante “ma anche” pacifista e soprattutto come collaudatore di aerei da guerra su cui sale con consumata, talentuosa ed immediata (tropo , sic!) padronanza per andare a tirare giù _però suo malgrado_ le flotte aereonautiche di altre bandiere. Così gli ingaggi per aria sono il piatto forte,anche in senso grafico, del fumetto , che per il resto consuma il melodramma di Alì/Alessandro diviso dai propri affetti e un Tenente aviatore tedesco che c’ha le visioni premonitrici (!) , probabilmente tenuto “in caldo” per il secondo volume a congiunzione del destino _chissà in quale ulteriore veste_ dell’amico libico (…d’adozione) .
                      Imperiosamente tridimensionali i disegni nel rendere le fusoliere e le evoluzioni dei vari modelli d’aerei d’epoca; con una qualche sensazione di rigidità bamboleggiante invece nelle posture dei personaggi maschili. Ma sono soprattutto i toni di grigio che impregnano questa edizione italiana ( derivata da due volumi Editions Delcourt 2009_2010) che “abbattono” la definizione delle tavole , con un “grigiore” metallico che alla peggio diviene brunito rischiando di ridurre le vignette a macchie buie quasi indistinte. Continua (imho).
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        JULIA n.ro 277 Nel Nome del padre
                        SBE. 116pp., b/n. 4,50€.
                        Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Luigi Pittaluga ( collabora Antonia Nappo).
                        Con trepidazione, Tina Davis (la giornalista TV) e Julia si apprestano al travaglio di una comune cara amica, la partoriente Romy Horowitz. La neo-mamma della bimba Amanda non ha grandi affetti familiari, ed al rintocco decisivo del suo “orologio biologico” ha optato per divenire una mamma single , in aspettativa nello studio legale dove svolge la sua brillante carriera di avvocatessa. Appoggiarsi ad una clinica che fornisce fecondazione artificiale da donatore ignoto che opera in osservanza alle leggi le parve un’agevolazione acconcia per evitare legami dovendo relazionare sua figlia ad un padre, ma nove mesi dopo “qualcuno” furtivamente le presenta il “conto in sospeso”. Julia _con Tina e poi con Leo Baxter_ quasi inciampa per caso nella sinistra diatriba ma ne viene risucchiata con risvolti pericolosi (!). L’immediato affetto per la “nipotina” Amanda e l’inossidabile rapporto con Romy non la fanno recedere , ed anzi mette a disposizione anche casa sua all’amica, difendendola nonostante che sue omissioni e più recenti comportamenti la mettano sotto una cattiva luce, anche secondo …La polizia.

                        Nonostante si parta di compunte citazioni accademiche sulla violenza ai minori e non manchino contrappunti centrati ( vedi Emily Jones e Toni Morrison) , la trama sembra una risciacquatura di già troppi psico-drammi da soap-opera/ talk show pomeridiani su uomini-e-donne del terziario “avanzato” , narcisisti molto in carriera e sentimentalmente “fluidi” , con codazzo di famiglie allargate e frequentazioni che ambiscono esondare la loro classe sociale ( c’è una battuta nei testi che letteralmente si riferisce alla conoscenza “dei Vip di Garden City”) . Ci scappa il morto , ma il “giallo” è scolorito da una linearità solo contraffatta dalle mezze bugie di Romy . Va’ bene essere sul pezzo ma qui si rischia una deriva in zona Barbara Palombelli e non è un bel vedere. Anche sotto il profilo grafico meh, a Pittaluga esce una Julia versione “manico di scopa” ( lunga e secca)e le donne in generale hanno tutte un mento alla Levante (…la cantante). La lavorazione dei dettagli cerca la semplificazione di geometrie reiterate e di chiaro-scuri “basici” , se si vuole anche un po’ imposti dall’estrema regolarità della gabbia delle tavole e dalla necessità di tenere in campo contemporaneamente il tris di femmine più la quarta, neonata . Ci si arrabatta, via (imho).
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                          DIABOLIK_ Mai più segreti
                          Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
                          Testi_ R.Altariva / Disegni_ A.M.Ricci (matite) e M.Ricci (chine e retini).
                          L’inedito di ott. 2021, dedicato alla memoria di Enzo Facciolo , che proprio il 2-10 avrebbe compiuto 90 anni ( si è spento invece lo scorso 13 agosto. R.i.p).
                          Un episodio che è dotato di una sceneggiatura piuttosto vivace ed articolata, con un “bottino” ,originale conteso in un gioco di strategie , mosse e contromosse e particolari affatto lasciati al caso , originata da uno dei capo saldi della mitopoietica di “Diabolik” , il mitico “Pentothal” rinforzato dal geniaccio chimico del Re del Terrore per far sputare alle sue vittime ,nel dormiveglia , qualunque informazione sensibile (…e per altro dimenticando al risveglio di averle spifferate :-p ). Da bravi nerd’s dei fumetti sappiamo che certi “tabù” , se infranti, cagionerebbero dei discreti sconvolgimenti nella continuità della serie, perciò (…a buon intenditor, poche parole…) godiamoci l’albo come una eccezione ricreativa ;-)…Che origina da un’anziana professionista, recatasi in una clinica per un veloce completo check-up del suo stato di salute. L’attempata, piuttosto benestante, si era anche sottoposta ad un trattamento per resistere al Pentothal ma, durante un riposino tra un test e l’altro al day hospital , con una iniezione praticata da un finto medico finisce a snocciolare la precisa combinazione della cassaforte di casa, prontamente poi svaligiata da…Non è come sembra!
                          Come è in uso in “Diabolik” ci sono parti di pura azione inframezzate da preamboli ragionati e fitti scambi di battute , atte a chiarire esplicitamente al lettore cosa e come si andrà facendo , per poi magari inserire quel colpo di scena che scombussola i piani (…sempre poi spiegando successivamente lo scombussolamento…). Si dà quindi l’ampia necessità di andare sulle tre vignette a tavola per far stare il tutto . Dovendo rappresentare un folto campionario di personaggi vicini alla terza età forse il disegnatore trasferisce qualche ruga in più pure su DK , che esce un po’ appesantito (:-p). Passabile il resto. Lettura carina, magari rinunziando a far collimare tutto al millimetro ;-) (imho).


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                            M.O.R.I.A.R.T.Y
                            Editoriale Cosmo. 128pp., a colori. 5,90€.
                            Testi_ Jean-Pierre Pécau e Fred Duval / Disegni_ Stevan Subic / Colori_ Scarlett Smulkowski.
                            Dalla collana “Weird Tales”, cornucopia delle ibridazioni narrative sull’asse della letteratura tardo vittoriana, gotica horror mistery , mixata nel calderone londinese ; e come qui facente perno sul personaggio di Sherlock Holmes anche con una sua intrinseca linea di continuity che per altro sortirebbe la dipartita di James Moriartyb (;-) ) obbligando dunque ad una riconsiderazione “filosofica” dell’accaduto.
                            In una cornice steampunk , funzionale oltre la spettacolarità scenografica (…che non le manca…), il soggetto si abbevera alle suggestioni fantapolitiche di un “V for Vendetta” tradito da smargiassate a là “The Avengers”, dopo aver saccheggiato e rielaborato l’immortale stevensoniano dello stano caso del dottor Jeckill e del signor Hyde, fino a romanzare la (causa della)morte di Albert Nobel , per farli convergere United Kingdom che entra nel ventesimo secolo con una scorta avanguardistica di ritrovati tecnologici e scientifici da passare al vaglio del fiuto intuitivo e della prontezza d’azione di Holmes, coadiuvato dal fratello Mycroft, dall’imprescindibile Watson ed appunto dal redivivo Dr. Jeckill , oramai tiranneggiato dal suo alias oscuro Hyde, tenuto “a bada” tramite la morfina ( ed anche questo innesca problematicità di una trama che pare richiamare posizioni antiproibizioniste :-p ) dando da pensare a chi ignora l’identità del secondo e si rammarica conseguentemente della “sparizione” continuata del primo. Tuttavia ,in chi (facente capo a M.) conosce il segreto del suo “dualismo” serpeggia la stura di sinistri propositi …
                            Una colorazione pregnante e cangiante premia disegni che si esaltano nella foto realistica descrizione di ambienti maestosi e barocco sul piano architettonico quanto occupati dalle febbrili attività umane intorno ad elaboratissimi macchinari od accessoriati per la sperimentazione chimica e biofisica . Ma sebbene l’eleganza stilistica del segno richiami disegnatori di prima grandezza ( D.Batttaglia, A. Lucchi) e l’edizione d’impronta francese (Editions Delcourt 2018_2019) consenta un ampio agio nella gestione della gabbia grafica , varie volte affiora una disagevole sensazione di poca chiarezza nel dare interpretazione e logica sequenza ad azioni (/reazioni) comunque esasperate nella stringente urgenza, perfino parossistica, del loro carico dinamico . Questo anche considerato che sono coinvolti mezzi e personaggi ben poco usuali alla comune attenzione. Peccato. Veniale (imho).


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                              LA GIOVINEZZADI BARBAROSSA
                              Editoriale cosmo. 96pp., b/n. 3,20€.
                              Testi_ Christian Perrissin / Disegni_ Daniel Redondo.
                              Mosso dall’ambizione personale e dalla conseguente speranza di riscattarsi dall’ostilità che gli manifesta il babbo della sua ragazza, il francese Jean_Baptiste Cornic prende il mare con il grado di tenente _ nel 1692_ sul vascello “Briosa”, una vela malmessa in maniera inversamente proporzionale alle “luccicanti” (;-) ) ambizioni del suo armatore. Trovandosi con la patria tanto per cambiare in guerra (sic!) e volendo compensare la durissima vita della ciurma con la speranza di ehm, requisire ingenti ricchezze , la dicitura già ambigua di corsari rischierà (…eufemismo) ulteriormente di scivolare pienamente nel piratesco. Ed al contempo Cornic, per dimostrarsi tagliato per le sfide che fronteggia dovrà rendersi riconoscibile ma anche confondere la sua vera identità : nasce _per così dire_ il guercio ( prima per finta, poi invece…) dalla Barba rossa…
                              Come spesso accade in queste avventure marinaresche il protagonista si ritrova tra i rovesci del destino a far parte di diverse e spesso configgenti fazioni, senza appartenere completamente a nessuna di esse; e per altro l’urgenza pragmatica di governare i velieri (la sceneggiatura ne propone di diversi tipi e li accessoria dei loro termini specialistici di navigazione…) impone di rimandare ripicche e rese dei conti , frutto di virili rivalità nate magari pregiudizialmente e “a pelle”. Dando un minimo di conoscibile dignità a molteplici personaggi forse la sceneggiatura finisce per prediligere le azioni che ne scaturiscono , quasi a discapito dello stesso Cornic/Barbarossa, risucchiato (ed in fondo reso un po’ anonimo) in amene faccende di cui molto parzialmente ha il controllo. Certo, è pur un fumetto che l’editore Dargaud ebbe in origine a pubblicare tra il 1996 ed il ’97, quindi scevro e svecchiato da schematizzazioni superate ,col protagonista sempre in palla , snodo vitale di ogni “cerimonia” avventurosa. E qui d’altronde denunzia la sua giovinezza…
                              Questa edizione soffre palesemente la mancanza del colore , giacché il disegno sfrutta l’inchiostrazione regolarmente solo per la bordatura di linee morbidamente ondulate , e pulite anche nel ritrarre il più truce dei filibustieri , in questo caso appiattito nell’ingombro di vignette che, come detto, tengono di buon conto un buon numero di uomini, navi, scali marittimi e nascondigli come la mitica Isola della Tortuga, avendo “Barbarossa”una robusta e “francesizzata” origine fumettistica alle spalle (imho).
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                                GOTHAM CENTRAL 2_ Le Due facce della legge
                                RW Lion. 96pp., b/n. 3,30€.
                                Testi_ Ed Brubaker e Greg Rucka / Disegni_ Michael Lark.
                                Per paradosso la copertina fa’ da spoiler ad un arco narrativo che tuttavia a chi è digiuno (io) delle ramificate questioni pendenti nel “Batman Universe” (…secondo l’interpretazione sui comics…)dirà zero, tanto più che l’albo fila come un poliziesco metropolitano che relega L’Uomo Pipistrello ad un “cameo” fuggevole ed i suoi antagonisti (s)costumati solo al segmento che chiude l’indagine sulla morte della baby sitter (vedi GC_1), tragicamente avvilente nella sua banalità (del male). Il succo dei capitoli successivi _ dentro il commissariato in cui gli autori infondono quanto più possibile un’aria vissuta e quasi oltranzista a là “Hill Street _ Giorno e notte”_ è la vigliacca rivalsa di un delinquente sulla poliziotta che l’ha fatto incriminare , insinuandosi nella riservata difficoltà della detective con colleghi e familiari di vivere il suo orientamento sessuale, amando una ragazza con cui…
                                Pur convenzionale in alcuni passaggi , un fumetto che si lascia leggere con qualche guizzo nei dialoghi ed _almeno fino ad ora , in attesa del ceffo di copertina_canonica nella progressione del caso giudiziario ( immagino che dichiarare che ci scappa il morto in un giallo non sia uno spoiler quanto ricordare cosa caspita si mise a costruire Noè su ordinativo di tal Signore…)
                                Al netto di una mano che sporadicamente sembra un po’ frettolosa i disegni godono di un tratto abbondante sull’inchiostrazione ma ben contrastato nelle elettriche atmosfere cittadine, riuscendo comunque a rendere comprensibile l’ingombro di carte/scrivanie/ pc/telefono che fanno l’ossatura grafica degli interni della appunto Centrale di Gotham (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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