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    WONDER WOMAN 1
    RW LION. 20pp., a colori . 0,99€.
    Testi_ Brian Azzarello / Disegni_ Cliff Chiang / Colori_ Matthew Wilson.
    Nella laboriosa continuità dei fumetti DC Comics è d’uopo riavviare le testate da un “ipotetico” numero uno, e ripartire da uno dei tanti “spunti” accumulati nell’Universo immaginario dei suoi personaggi. Qui la longeva Wonder Woman , che in questo albetto spillato iniziale viene “disturbata” da una tipa che vive _molto altrove_ in una fattoria ,ed è presa di mira da sbalorditive creature malintenzionate che…
    Ai testi B. Azzanello , che offre un avvio di storia tra “Terminator” e “La Notte dei morti viventi” (…versione Tom Savini)traslando da dialoghi dapprima non imballati di serioso formalismo ad un frasario aulico-criptico, stampato su didascalie mentre l’action riguarda altro, come nel suo “100 Bulletts” (…dove però le dida erano orgogliosamente bandite…).WW fa la splendida, la “civile” la spaurita non svenevole ed il cattivo trama di superpoteri da remoto, punto.
    La burrosa ed esuberante avvenenza di Diana /WW quasi impone al disegnatore, tra l’altro, di “Paper Girls”, un ammorbidimento ondulante alle sue linee, altrimenti pronunziate e taglienti; mentre dal fumetto di Brian K. Vaughan (per sillogismo citerei anche “Saga”…) mutua la propensione ad illustrare esseri umanoidi ed ibridi alieni della catena evolutiva, e li schiaffa su tavole di survoltato dinamismo. Segue colorazione che sottolinea (ancora) come la maggior parte dei personaggi non è roba nostrana di giornate normali (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      ROSCO & SONNY [2]
      Editoriale Cosmo. 96pp., a colori. 5,90€.
      Testi_ Claudio Nizzi / Disegni e Colori _Rodolfo Torti e Giancarlo Alessandrini (solo primo ep.).
      Questo volume a fumetti segue ad un primo (…che non ho ancora letto, ehm…) e segnala la transizione ai disegni di un G. Alessandrini distratto ( ai primi anni ’80) su “Martin Mystère” in favore di R.Torti, , che predilige un tratto più fine, quasi frivolo e lezioso _ma sostanzialmente caricaturale_ nel ritrarre i bambini ; mentre gli adulti sembrano quasi squagliarsi nello smottamento delle loro rughe da attempati, salvo tradire un insospettabile dinamismo ginnico nelle loro pose più attive. Rema contro la colorazione , poco naturalistica , satura e refrattaria alle sfumature.
      Tipicamente in dodici tavole ad episodio autoconclusivo, un fumetto che si rifà ai telefilm americani anni ‘70_’80, di ambientazione statunitense e metropolitana, di genere poliziesco. Dunque due sbirri complementari , rigorosamente in borghese , che intercettano temi spinosi ( il contrabbando di droghe pesanti…) oppure risolvono casi ameni , magari in capo a malfattori più fanfaroni che spietatamente cattivi… D’altronde la committenza del comic , “Il Giornalino” dei bei tempi , faceva capo all’editore di “Famiglia Cristiana” e dunque, senza foderarsi gli occhi di prosciutto si voleva lasciare (credo) un messaggio cristianamente costruttivo , nel segno del possibile operoso ravvedimento dei “peccatori” , ai giovani lettori. Paga pegno la prevedibilità delle storie; ed una violenza più suggerita che mostrata , anche ricorrendo ad evidenti luoghi comuni (tipo gangster con la faccia del povero J.P.Belmondo; vestiti in gessato come neanche ai tempi di Al Capone!) esplicativi. Più “moderni” gli inseguimenti, con naturalmente i modelli d’auto anni settanta. Altrettanto ovviamente non ci scappano intemperanze verbali e rimane un fumetto “sicuro” da mettere in mano anche ai piccoli (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        DIABOLIK_ A Mani nude
        Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
        Testi_ A.Pasini e R.Finocchiaro / Disegni_ A. Ricci e A.M. Ricci.
        Episodio inedito al Feb. 2016. Il soggetto richiama alla lontana la trama del film “Il Fuggitivo”, con Harrison Ford, attagliata allo stesso DK, nel tentativo _sostanzialmente riuscito_ di variarne le modalità operative, facendolo agire in solitaria e senza o quasi sfruttare le sue risorse esclusive e straordinarie. Dunque il fuorilegge si deve industriare reperendo “sul campo” e “sul momento” ciò che gli abbisogna e cavarne il massimo versatile vantaggio . Non per questo rinunzia al colpo che lo ha portato in trasferta a sostituirsi ad un funzionario di banca con una insospettabile doppia vita, cogliendolo in parte in contropiede. Il primo di una discreta serie di inghippi e di audaci sotterfugi che costellano a cascata una sceneggiatura comunque sempre nitida nell’esposizione degli avvenimenti , che corrono su diversi cambi di scenario . Relativamente assente invece Ginko, relegato a relazionarsi da remoto con colleghi non attrezzati a reggere l’impatto di Diabolik .
        Lontano da Clerville e dalle sue ordinate/ordinarie villette con giardino lo staff grafico può dare un certo sfogo ad ambientazioni più lussureggianti e , come suggerito dalla cover by M. Buffagni, spostarsi in un ambiente turistico marino ; seguendo efficacemente anche nel taglio delle vignette e nella buona disinvoltura posturale le “acrobazie” di DK, provato da un discreto “tour de force” di impedimenti ed imprevisti. Se la caverà ? Beh, ;-) (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          NAPOLEONE_ Il Duello
          SBE. 96pp., b/n. 4,40€.
          Testi_ Carlo Ambrosini/ Disegni_ Gabriele Ornigotti (con la collaborazione di Matteo Piana).
          Causa uno sgradevole ma in fondo futile alterco intervenuto tra due clienti del suo hotel, Napoleone si vede sfidato in duello (!) da uno dei suoi ospiti, un eccentrico nobiluomo ungherese , che gli dichiara tutta la sua contrarietà prima di dettargli modalità e condizioni della singolar tenzone. Chiaramente Napoleone vorrebbe solo dimenticarsi della amena faccenda ; ma “l’offeso” in cerca di soddisfazione inizia a recapitargli ulteriori messaggi ultimativi, prima di passare alle vie di fatto , ossia “ricattare” Napoleone facendo del male ad altre persone. All’Inizio non adeguatamente ascoltato dalla polizia , l’albergatore si rassegna per conto suo ad assecondare le mire dello squilibrato aristocratico; tanto più che…
          All’eccesso di una trama che ha elementi, evidentemente, estremizzati , oltre alla lucida follia che trova una certa quadratura narrativa e prosaica, ad Ambrosini interessa al solito guardare “l’abisso”di quei temi psico-analitici, mitici ed archetipali che trovano posto _comunque e necessariamente_ nell’animo degli uomini, anche quando sortiscono effetti devastanti, incontrollati ed eticamente censurabili , e tuttavia necessari affinché l’animale-uomo trovi la motivazione per perpetuarsi , ossia concepire e proteggere le nuove generazioni ( con buona pace per Groucho Marx che non faceva/lasciava nulla per i posteri in quanto “loro” non avrebbero fatto niente per lui ;xD… ) . Ne esce una storia che continuamente ci rammenta la sua ineluttabilità , a dispetto di premesse scriteriate al limite dell’assurdità. Necessitando di mettere le sue suggestioni/ provocazioni in prospettiva lo sceneggiatore ricorre anche più del solito alla rappresentazione dei “materiali della psiche umana” che accompagnano la serie “Napoleone” dalla sua prima pagina, e li offre graficamente alla puntuta stilizzazione di Piana , mentre l’albo è affidato in primis ad Ornigotti , che rammenta nel segno la Factory Piccatto , magari con qualche nitore ammorbidente nei ritratti ma non meno decisione nel serrare le ombreggiature. Ho gradito (imho).


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            KEN PARKER_ Il Popolo degli uomini
            Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
            Testi_Giancarlo Berardi / Disegni_ Bruno Marraffa.
            Un tratto tipico della scrittura drammaturgica di G. Berardi è il far coesistere commedia e dramma , anche a livelli estremi, all’interno della medesima storia, prevedendo comunque anche una linea narrativa che la movimenti e gli dia un percorso orientativo da svolgere, sebbene in gran parte esaurendolo nel perimetro del singolo albo. E’ quello che succede, con successo, anche qui. Dalla traccia coerente del precedente episodio “Le Terre bianche” ri-troviamo KP e l’amico Nanouk ospitati da un nucleo di Eskimo cacciatori stanziali. Il biondo, bianco, ed americano Ken aiuta come può i suoi generosi “salvatori”, adattandosi alle loro usanze ed imparando i loro metodi “all’arma bianca”di reperimento del cibo. Così lo sceneggiatore sottolinea come gli uomini fondamentalmente vogliano le stesse cose ed agiscano di conseguenza, secondo norme e regole che possono sembrare gli uni agli altri bizzarre, sbalorditive ; ma pure irricevibili e raccapriccianti ! E per dirla con Marx l’ambiente fa’ l’uomo e l’Alaska è uno dei posti più duri per camparci…
            D’altro canto le schermaglie amorose di una coppietta “in fieri” di Eskimo , fornendo ulteriori agganci per riflettere positivamente sulla diversa interpretabilità di un senso morale (non del tutto) condiviso, danno la stura a situazioni comiche ed umoristiche poggiate sia sul piano fisico che verbale. Una ricarica di gaiézza che onora la civiltà _ per alcuni versi basicamente primitiva_ del popolo degli uomini ( termine specifico con cui gli Eskimo apostrofano se stessi ;- ) ).
            Di nuovo accreditato erroneamente Ivo Milazzo, i disegni sono di Marraffa, in una prova grafica di pregio. Sfruttando l’ambiente “raccolto” degli Igloo cesella primi piani molto intensi ed evocativi , lavorando sulla tessitura dei tratteggi e sulle ombre. Ogni pelo, screziatura o spigolosità dei visi è propedeutica a restituire la sensazione delle temperature limite (sottozero…) in cui vivono/sopravvivono/ arrancano il popolo degli uomini. Gli sfondi, per causa costitutiva naturale tendono ad una certa monotonia , riscattati però dai kajak e dalle slitte coi cani , che richiamano subito alla dinamicità della caccia ed in generale alla lotta della nostra specie contro le avversità (imho).
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              JULIA n.ro 278 Il Ragazzo del fiume
              SBE. 116pp., b/n . 4,50€.
              Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Lorenzo Bovo.
              Mentre cerca di risolvere una (sua) “spinosa” questione sentimentale , Leo Baxter si presta a soccorrere un giovane, trascinato dalle acque del fiume che solca Garden City. Purtroppo ogni tentativo di rianimare il ragazzo, appena sedicenne, risulta vano. Rimane da capire cosa gli è successo. Visionate alcune immagini di videosorveglianza, Julia e la squadra investigativa della polizia , ritenendo fievole l’ipotesi di omicidio , si risolvono a constatare l’atto estremo di un suicidio indotto da motivazioni sconosciute. I genitori dell’annegato protestano ,affranti ma decisi , la loro estraneità al dramma che deve aver attanagliato il povero figlio; ed è con una ricerca un po’ (tanto) ai limiti delle norme e garanzie sulla privacy prodotta sui dati e i contatti ricavabili dallo smartphone lasciato dalla vittima stessa prima di abbandonarsi all’acqua, Julia e Leo, triangolando le informazioni dell’esperto informatico in Commissariato iniziano una fitta serie di colloqui con le persone più vicine al suicida, facendone emergere il ritratto di uno studente apparentemente ben inserito, con diverse amicizie anche femminili , una piuttosto corposo bagaglio di interessi ed una inquietudine di fondo forse tipica di un ragazzo intelligente e curioso della vita e del mondo, ma…
              Il processo indagativo di Julia e Leo è quello ampiamente sperimentato in altri episodi : la sceneggiatura ci sottopone vari personaggi/testimoni, dall’indole diversa in modo da “muovere” un po’ le situazioni relazionali ; in cui non tutti i reticenti sono loschi e non tutti i disinvolti sono limpidi ed onesti, nonostante tutto ;-). Evitando la “spettacolarizzazione”, il finale è pensato come una seduta psico-terapeutica in cui gli “amici” dello scomparso sono costretti , direttamente connessi in presenza, a mettersi a nudo svelando i veri rapporti intercorsi con colui che hanno “agevolato” ad un funereo destino.
              Cartesiani nelle forme geometriche , con una bella intonazione delle ombre , utili a staccare e/o rendere avvolgenti i piani prospettici , i disegni donano anche una certa grazia nel ritrarre personaggi giovanissimi , tenendoli proporzionati e lavorando con attenzione su abbigliamento e posture. Dove forse perde un po’ compattezza sono proprio gli adulti (Julia esclusa, che ha il vantaggio della magrezza…)che sembrano un poco “disfarsi” a causa di lineamenti gommosi che “franano” in senso gravitazionale , cioè sono lardellati e cadenti :-p. Un albo accompagnato da una punta di letterarietà citazionista , giustificata per altro dall’ardore della gioventù ivi rappresentata, con partecipazione sincera anche nel non ovattarsi nel rappresentare responsabilità personali e specifiche (imho).
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