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    GIORGIO PERLASCA_ Un Uomo comune
    ReNoir. 112pp., a colori. 12,50€.
    Testi_ Marco Sonseri / Disegni_ Ennio Bufi / Colori_ Mirka Andolfo.
    Durante la seconda guerra mondiale. Mentre l’Italia muove alla richiesta dell’Armistizio , attirandosi le ire hitleriane, in Ungheria sorge un esecutivo di stretta osservanza filonazista , ferocemente antisemita. Tempi durissimi per gli ebrei ungheresi, ma anche per l’italiano Giorgio Perlasca ,sbarcato a Budapest per lavoro e presto visto qanche dai nuovi alleati del Reich come esponente della viltà voltagabbana dei mangia spaghetti. Su consiglio di amici P. dunque ripare all’ambasciata spagnola e briga di poter ottenere un attestato di cittadinanza iberica (!). La loro permanenza diplomatica d’altronde è un implicito riconoscimento di legittimità del governo ungherese , che dunque “tollera”che ebrei vantanti un qualche legame con la Spagna possano risiedere in “case protette”, ossia formalmente territorio sovrano spagnolo immuni da persecuzioni e deportazioni. Giorgio Perlasca intuisce che questo stratagemma , come sta “salvando” lui e loro potrebbe servire a molti altri ebrei già tragicamente alle viste dei treni piombati in uscita dal Paese. Letteralmente travestendosi da de-legato d’ambasciata “Jorge”Perlasca si attiva strenuamente per strapparli da sicura sorte infausta, ne organizza la permanenza nelle “case” e li aiuta materialmente a resistere al freddo ed al pochissimo cibo disponibile in una città sotto assedio dell’armata rossa. E non è finita : resistendo in loco alla polizia fascista ungherese , Jorge/Giorgio dovrà parlamentare per di nuovo scamparla con una propaggine piuttosto sbandata dell’esercito sovietico che lo scambia (sic!) per alleato dei nazi (!!).
    Tornato infine in Patria la sua storia non bucherà granché bolle di attenzione istituzionale per molti decenni. Si congeda dal mondo nel 1992, umilmente ma almeno riconosciuto e commemorato dai tantissimi ( 5.200; col mantenimento del Ghetto della capitale ungherese, dove stentavano altre 60.000 ebraici)che abbracciò nella umana generosità dei Giusti (cit.).
    Il fumetto paga un poco una qual certa vocazione didattica e contestuale , anche se la sceneggiatura rispetta il media per cui è stata scritta , con qualche staticità compensata magari (vedi il prologo)di una scansione “thrilling” delle vignette che non corrisponde pienamente all’amichevole contenuto. Nota per le uscite di “Sacro/ Profano” tra le altre , la Andolfo abbandona “doverosamente i colori “scintillanti”di quei volumi per un effetto acquerellato di ottonatura galvanica in vari toni beige /marrone , quasi a far sembrare le vignette foto antichizzate e vintage. La cromatura per altro non mortifica affatto il segno di Bufi, delineato da un tratto sottile, ondulatorio ma uniforme , per una ligne claire che non deflette sotto il peso espressionista della tintura (imho).

    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MISTER HYDE CONTRO FRANKENSTEIN
      Editoriale Cosmo. 96pp., a colori. 5,90€.
      Testi_ Olivier “Dobbs” Dobremel / Disegni_ Antonio Marinetti / Colori_ Virginie Blancher.
      Da Editions Soleil ed inserite nella collana “Weird Tales”,a ragion veduta data l’audace bizzarria dei cross-over proposti , per altro nell’ampio raggio di archi narrativi ( qui archiviati come 43mo volume) che parzialmente e coerentemente incrociano i loro percorsi avventurosi tardo ottocenteschi nel cuore dell’Europa e del “progresso” tecnico-scientifico, perseguito da avanguardie fatalmente destinate ad incontrarsi ( ambientazioni e spezzoni di discussioni le rammentiamo in “tempo reale” come già avvenute in altri episodi ;-) ).
      Dobbs rivede ed aggiorna alle sue necessità il dottor Henry Jekyll , ringiovanito, belloccio e già parecchio permeabile al compiacimento sadico. Più della continuità tuttavia potrebbe disorientare la mancanza di preamboli che inquadrino dei personaggi portati a parlare dei fatti loro , dato che _a dispetto del titolo del fumetto che sembra di un film di serie “z”_ , il tema dualistico e scissorio della psiche è elemento di analisi che “non può” non coinvolgere pure un medico viennese, tale Sigismondo F. (;-) ),e dare adito a dissertazioni filosofiche in nuce. Anche perché , in soldoni come usa dire, la trama in sé è cheap e torna_vedi titolo del resto_ alle spacconate fans-bimbominkia-service tipo La Cosa vs. L’Incredibile Hulk dopo che Jekyll e la sua intrigante assistente sono sbarcati in continente per fare scorta di cosine chimiche non facilmente reperibili ( leggi illegali), presso un fornitore che ha mani in pasta nella ehm, conservazione ,di una “Chimera”, per altro menomata di braccio ( mi sa che il primo film diretto da Oliver Stone è stato fonte d’ispirazione…) ma forbita di mente oltre che fornita di forza erculea e reputazione abominevole da spendere coi “soliti” compaesani “superstiziosi”ecc…
      La colorazione cerca un indirizzo dominante nel grigio e ocra , dando una patina vintage che comunque non intacca il gran lavoro a rendere l’opulenza e la riconoscibilità castale di stoffe, arredamenti e suppellettili ; resi tra le altre cose dall’instancabile adesione al dettaglio , al (ricco) quadro d’insieme ed al taglio prospettico forse pure affettato (nella scansione della gabbia) da scuola franco-belga che , fin già sulle pagine di “Julia” non era da dubitare che A. Marinetti vi si poteva applicare generosamente e con successo (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        CON I SASSI NEL CUORE
        Hazard Edizioni. 48pp., a colori. 10,00€.
        Testi_ Antonio Mirizzi / Disegni e Colori_ Salvatore Centoducati.
        Anche questo volume ha accompagnato in edicola la celebrazione dei centotrenta anni dalla fondazione de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, trasponendo in fumetto le cronache di un caso di profonda arretratezza _perlomeno materiale_ nel Sud, ossia a Matera le molte centinaia di famiglie ( perlopiù braccianti agricoli e piccoli artigiani) arrangiate a vivere in grotte scavate nell’argilla indurita di frane, in condizioni igienico-sanitarie aberranti e promiscue pure alle loro bestie da lavoro ed allevamento. Fatto che ha riguardato generazioni , attirando l’interesse di intellettuali e finalmente di un progetto governativo che dal ’51 impegnava lo Stato italiano a costruire decenti abitazioni da assegnare ai nuclei debitamente sfollati dai “Sassi”. La sceneggiatura , con garbo e riguardo (anche) del mezzo espressivo assegnato , traccia una storia minimamente romanzata , credibile e nel senso migliore del termine intrisa di pietà e partecipazione, contrapponendo drammaturgicamente la classe (anagrafica) degli anziani che si sentono esautorati e licenziati dalle loro pur indegne “certezze” e quella dei (più)giovani che invece prendono con sollievo lo sradicamento da un destino esistenziale agro, seppur condiviso con un certo spirito di fratellanza che il vivere nelle “case moderne” poi toglierà. E se per i giovani le oramai finalmente abbandonate cave diverranno al massimo rifugio occasionale per appartarsi all’amore, per qualche anziano rappresenteranno comunque e testardamente il letto di morte, non prima ( in uno dei passaggi più felici della storia, raccontata con largo uso del dialetto) di aver incontrato il dio cristiano che Primo Levi dava “…fermato a Eboli”.
        Dove era indispensabile fare economia dell’olio per i lumini (unica fonte di illuminazione del resto per questi “cristiani”quasi catacombali…) la paletta cromatica, appunto pittoricamente oleosa, asseconda il contrasto tra la foschia (…termine improprio che sottolinea però anche l’insana umidità argillosa di questi ricoveri…)dei sassi e l’impegnativa insolazione delle campagne lucane. Un Werther Dell’Edera o un Giulio Rincione mi sembrano avvicinare uno stile di disegno che protende ad una stilizzazione disposta ad accogliere gli indurimenti spigolosi della marcatura delle pieghe (rughe) dei visi provati dei paisà , magari a contrasto degli azzimati forestieri che pure portano un necessario eppur pasolinianamente (cit.) traumatico cambiamento svoltante di vita (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          CENTAURUS (1 di 2)
          Editoriale Cosmo. 96pp., a colori. 5,90€.
          Testi_ Leo e Rodolphe / Disegni _ Zoran Janjetov / Colori_ Zoran Janjetov jr.
          Cavalcata nella fanta-fanta-fanta ( quasi una Sprite , xD)scienza distopica ed immaginifica in cinque episodi , spalmati qui su due albi. Come richiede per tradizione un committente editoriale francese _in questo caso la Editions Delcourt_ i disegni, bagnati da tinte cromatiche quasi “cinema like”, da Technicolor d’altri tempi, godono di una lussureggiante e complessa finitura minuta di particolari che formano un potente quadro d’insieme , inventivo e tuttavia con diversi elementi di “perturbante” affinità terrestre .Forse un po’tozza la complessione dei personaggi , anche sbilanciati nelle proporzioni sul tipo dello stile di Werner Goelen.
          Sulla Terra una rovinosa e crescente non vivibilità ha convogliato le ultime e migliori risorse nella costruzione un ambiente spaziale , ossia una mega astronave (cilindrica!) che riproduce una porzione sana del nostro pianeta dove un numero scelto di “abitanti”vivrà e si riprodurrà per quattrocento anni (!) , il tempo minimo necessario per arrivare alle viste di un nuovo mondo apparentemente abitabile (!!) da colonizzare , individuato nel pianeta Vera (!!!). Sbarcata una ricognizione su Vera , allo strenuo della tenuta della unità madre , una pattuglia accuratamente prescelta si trova innanzi un clima promettente ma anche inquietanti testimonianze di civiltà non solo extraterrestri (!!!). Intanto sulla loro “casa spaziale” una scoperta inquietante scompagina ancora di più la civiltà dei sopravvissuti.
          Come in un videogame dalla grafica performante la vastità e varietà di Vera rubano l’occhio e producono schermaglie , tenendo desta la curiosità , al netto di soluzioni drammaturgiche che parrebbero ad ora un pot-pourri di suggestioni fantascientifiche già viste e lette altrove (;-) ). Curioso però che la sceneggiatura assuma (in parche didascalie virgolettate) il punto di vista del personaggio in principio più grezzo ( un energumeno guardia del corpo , affatto acculturato), che per altro taglia corto nei dialoghi, asciugando ragionevolmente le terminologie tecnico-scientifiche; e nella sua maschia prestanza attirando un minimo di “pepe” erotico tra gli avanguardisti votati alla delicata, indifferibile e salvifica missione di non far estinguere_ anche conmodi brutali_ il genere umano . Altri particolari lasciano interdetti secondo logica, ma il filo conduttore dell’albo risiede in uno “stupore” che invoglierà il lettore ad accaparrarsi anche il secondo conclusivo volume (imho).
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            IL CORVO_ Memento mori (2 di 4)
            Edizioni BD. 32pp., a colori. 3,90€.
            Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Werther Dell’Edera/ Colori_ Giovanna Niro.
            Tolte le pagine di pubblicità,quelle con illustrate le cover e variant in circolazione, il frontespizio e la “short story” in cui Davide Furnò , rarefatto e stilizzato racconta (diciamo meglio: suggerisce)di un femminicida che riceve un “aiutino pennuto”per espiare e trovare ehm, pace; rimangono una ventina di tavole in cui David, sedicenne dilaniato (e non è un modo di dire) dal furore criminale jihadista rivede il “film” della sua brevissima vita , con al centro l’incontro in ambito parrocchiale con Sarah, presto fidanzatina, per una virginale unione su cui veglia occhiuto e severo il catechista Padre Raphael.
            Amen, nel senso che la storia de “Il Corvo”non avanza di un millimetro ma possiamo (leggi dobbiamo) sorbirci un’infilata di luoghi comuni sul cattolicesimo amministrato da sessuofobi, ginofobi,fustigatori, bigotti ed integralisti ultraconservatori votati ad annichilire gli “infedeli”.
            La colorazione bada a non lasciare margini di confusione nel caratterizzare gli ambienti soprattutto in base al loro scaglionamento temporale. Evidente che , trattandosi di un GN a dispense il disegnatore mantenga uno stile unitario ed omogeneo, pur concedendosi dei tocchi peculiari : qui il prete omaggiato da sfondi danteschi a là Gustave Doré ed una sorta di effetto fustellato nei flashback, limpidamente ritmati in una gabbia che non accoglie mai più di cinque vignette a tavola. Con pochi e non sempre perfettamente proporzionati tratti il taglio grafico riesce a restituire sostanza volumetrica e dinamismo alle figure, prestando il fianco (quindi, e comunque…) al gusto personale del lettore. Continua (imho).

            NICK RAIDER_ Affari sporchi
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              THE CANNIBAL FAMILY 2 La Maschera di carne
              Edizioni Inkiostro . 32pp., b /n. 4,00€.
              Testi_ Rossano Piccioni e Andrea Cavalletto / Disegni_Stefano Fantelli e Dario Viotti.
              Sciacquatura di sangue e frattaglie, sleazy ma tamarro con pretese , oltre la soglia , per dire, del “Dylan Dog” più splatter(oso) , da assumere _per quanto mi riguarda_ a piccole dosi. Difatti il numero uno l’ho letto anni fa e non lo rammento più (:-p) ); mi attengo alla prefazione /lisciata di Tito Faraci. Due abbozzi di storie su piani temporali differenti , curate da due coppie di autori ( parlo a livello professionale, il resto è evidentemente ed eventualmente cosa che non mi tange né compete). Nel presente ( qui si data, come edizione, il 2016) la famiglia, come da titolo e copertina ( by Nicola Genzianella, mica pizza e fichi…) la famiglia si trastulla in squartamenti e docce sanguinolente con i prigionieri umani “conservati” per casa ma si preoccupa per un membro giovine del nucleo che “è scappato” (il tipo è conciato da cosplayer di “Guerre Stellari” causa aspetto ripugnante ed è diventato amico di una tipa molto carina ma cieca…Ricorda qualcuno, nevvero?) via. Nel passato (1944) due prigionieri dei tedeschi , un italiano ed un polacco ( ma non è una barzelletta)sul punto di crepare d’inedia si vedono recapitare dai loro aguzzini due coltelli e due …Donne. Dunque il dilemma : lasciarsi comunque morire o fare la scelta estrema di…
              Scrive Faraci che il Viotti veste graficamente l’oggi con uno stile nitido e tagliente ( che però attribuisce a Paolo Antiga”, sic!), tentando di essere sciolto ma corposo nelle posture , lasciando volentieri i neri profondi come rappresentanti del sangue , anche perché i vestiti volano volentieri via… Mentre per “ieri” Piccioni,sempre citando il Faraci va’ di ruvidità allucinata, in una sintesi tra Gipi e Angelo Stano piuttosto…Cannata (imho).
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                DIABOLIK_ Sangue sul fiume
                Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
                Testi_ Andrea Pasini e Rosalia Finocchiaro / Disegni_ Enzo Facciolo.
                Facendo sfoggio di varie abilità Eva si fa’ assumere come autista e guardia del corpo da una facoltosa manager, Irma Jurgens, che ama circondarsi di collaboratrici donne e di…Bei gioielli. Lady Kant funge da apripista del suo uomo , che in breve mette in pratica un piano per aggirare i sofisticati sistemi d’allarme di villa Jurgens, ma i suoi intenti sono drammaticamente guastati da un commando organizzato che rapisce la donna d’affari e la sua “dipendente”a scopo di estorsione. Per DK diventa totalmente prioritario salvare Eva e punire i sequestratori. E nonostante tutto l’energica Irma può rivelarsi un’alleata preziosa…
                Come si può sbirciare dalla cover è benvenuta l’originale ambientazione fluviale , con la chiatta prigione di Eva ed Irma che costituisce un ulteriore banco di prova della reattività e della perspicacia di DK. Soddisfano i colpi di scena , ben calibrati nella tempistica ancor prima dell’esecuzione. Il clima di tensione per altro alza il ritmo dell’azione e taglia invece gli “spiegoni”, lasciando comunicare la parte grafica . Con l’apporto di P.Tani alle aggiunte digitali (immagino le retinature e gli effetti di sbiadimento da riflesso) ,mastro Facciolo è quanto mai in palla con disegni levigatamente eleganti , incisivi nei ritratti quanto sciolti nel modulare pose ed anatomie; e nemmeno banale negli sfondi , svariando dalle “solite” architetture metropolitane moderne, per altro afferenti alla edilizia nostrana. Trattandosi di “Eva in pericolo” ritroviamo un Diabolik risoluto nella sua serialità assassina , qui premeditata in stato di emergenza , a cui addebitiamo e perdoniamo (;-) ) talune secondarie sbavature di coesione logica del soggetto, firmato Gomboli e Pasini. Albo inedito al 01/11/2015 (imho).
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                  DIABOLIK_ La Miniera di diamanti
                  Astorina s.r.l. 128pp., b/n . 2,80€.
                  Testi_Angela e Luciana Giussani / Disegni_ Edgardo Dell’Acqua.
                  L’ispettore Ginko viene sollecitato da un funzionario dei Servizi Segreti a recarsi in Sud Africa ,sotto copertura, per indagare ed intercettare un flusso diamantifero di contrabbando che valica sistematicamente una miniera autorizzata eludendo i suoi pur stringenti sistemi di sicurezza e controllo. Ma anche Diabolik ed Eva Kant sono sul posto per portarsi via le pietre preziose, e saranno scintille…
                  Numero degli albori, datato 1965, con tutti gli “inconvenienti “ del caso. La prosa testuale è verbosa , pencolando tra convenevoli superflui e dettati perentori dove, per altro , è del tutto e pacificamente evidente che i bianchi comandano e i “negri” (cit.) ubbidiscono in una posizione cristallizzata di subalternità , salvo forse destreggiarsi solo nelle situazioni più “barbare” offerte dal Continente nero (in compenso DK accoppa senza distinzioni etniche :-p ). Escludendo Eva, le signore mi svengono con avvilente facilità, anche se sono benestanti ed emancipate ( meno quella indigena della copertina : arricchita ma pur sempre provinciale e sprovveduta , sic!). Ginko ante Altea è antipatico forte. L’esotismo è rozzo e manierato, seppure non (gli) manchi una embrionale coscienza animalista. Difetti anche nella parte grafica con grossolani errori di proporzione e sciatteria compositiva delle vignette; ed una discreta propensione a scorciatoie e semplificazioni prospettiche. Ugualmente l’inchiostrazione , talvolta ricerca un effetto drammaturgico ma più spesso diventa una colata totalmente annerente ed indistinta. A favore dell’episodio concederei un intreccio narrativo piuttosto elaborato, aperto su vari fronti capitanati da personaggi non particolarmente proteiformi o sfaccettati ma perlomeno baldanzosi. Come curiosità citerei l’insistito uso di rice-trasmettenti portatili, suppongo per l’epoca l’ultimo grido in fatto di miniaturizzazione elettronica, e la soddisfatta ostentazione del tabagismo da sigari Toscano (imho).
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                    MAJOR GROM 1. Il Medico della Peste (Parte 1)
                    Italycomics. 32pp., a colori. 3,50€.
                    Testi_ Artem Gabrelyanov e Evgeniy Fedotov / Disegni_ Konstantin Tarasov / Colori_ Saikono.
                    Dei volantini di rivendicazione, un nastro bianco attorcigliato ad un coltello ed ancora la figura mascherata di un uomo brevemente intravista da un piccolo calciatore in un vicolo di San Pietroburgo, sono la firma eclatante dell’omicidio del figlio di un pezzo grosso della magistratura che, molto probabilmente per l’intercessione dell’influente genitore aveva evitato del tutto un’incriminazione per avere causato la morte di due persone. Sul caso viene chiamato ad indagare il ligio ed efficiente Maggiore Igor Grom. Esclusa una partecipazione diretta al delitto dei parenti delle vittime comincia a farsi strada , complice il contenuto del volantino ed i vari simbolismi che impregnano la scena del crimine, l’impressione di un atto organizzato , premeditato e destinato a ripetersi : San Pietroburgo ha trovato un serial killer che ambisce a castigare il “male” senza filtri “garantisti” e riguardi al lignaggio ?
                    Fumetto di genere poliziesco ritengo , specie dai disegni Yong Adult / Disney, per adolescenti, in primis. Il protagonista è già sbozzato alla stregua di un so-tutto-io (…o quasi) sempre in palla e con i riflessi pronti , tanto a dare un’approfondita occhiata agli indizi investigativi quanto a parare le schermaglie fisiche di qualche energumeno che lo intralcia. Di mezzo anche tipe pettorute e vari luoghi legati al morto, visitati da Grom con un piglio a là Morgan Lost ad Heliopolis. Annodati i primi collegamenti e sentite fuori campo ( come anche appunto in “Morgan Lost” ) le elucubrazioni dei mass media sull’assassino…Terminano le pagine,no.
                    Albo spillato ( con cover che ha la stessa consistenza, sembra, delle pagine interne), colorazione che sa tanto di only digital , un MG che pare un incrocio tra “The Spirit” ed un portuale gay in un film di R. W. Fassbinder, tutto sgarzo lino e dita come wurstel sparati in 3d, si agita in una gabbia di tavola funzionale alla sua espressione ( la parte con i borseggiatori è un po’ tirata per i capelli), condita anche ad un certo tentativo di ironia verbale. All’opposto quello (?) sotto la maschera del Medico della Peste, che declama per didascalie tutta la sua arcigna incazzatura. Continua. Io non so (imho).
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                      NICK RAIDER_ Occhio Privato
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                      Testi_Claudio Nizzi / Disegni_ Bruno Brindisi.
                      Episodio uscito su “Almanacco del Giallo” edizione 1993, e dunque parzialmente atipico rispetto alla serie regolare . Qui infatti troviamo Nick in ferie, che pregusta appuntamenti focosi con l’amica giornalista Violet ma si ritrova a scapicollarsi per dare una mano all’amico Frank Bishop detto Bogey, investigatore privato che pare un attempato cosplayer di quelli del cinema classico hollywoodiano, di cui è d’altronde appassionato cultore . A lui si è rivolto un morigerato e timorato pastore (di anime) , giunto nella Grande Mela dalla provincia “profonda”(Wisconsin) per recuperare notizie della giovane figliuola, da qualche tempo nella metropoli per tentare la carriera di modella ma progressivamente sempre più laconica ed evasiva nel far sapere all’austero seppur comprensivo padre le sue reali condizioni di vita. L’aggancio per rintracciarla sembra essere , flebilmente, il nominativo di un’altra ragazza , sua collega ed ex amica (?) per qualche tempo co-inquilina.
                      Una indagine a “scatole cinesi”, che gioca esplicitamente ad omaggiare il genere poliziesco-noir con una sostanziosa farcitura di elementi classici , calibrati con ossequiosa aderenza al canone imposto da letture e (re)visioni.
                      Ecco dunque un caso preso in carico dal “solito” stazzonato detective in proprio che ha, di per sé, niente di eclatante ma fa’ da paravento ad una storia(ccia) ben più articolata e pericolosa, toccando endemici conflitti d’interesse che giocano sporco per assicurarsi vicendevole e mutua impunità. Tocca (quasi) abbandonarsi ai loro sistemi per sperare in una Giustizia e per redimere “pecorelle” che in verità sono state spontaneamente inclini alla corruzione. D’altro canto l’ostentazione del disincanto verso la “specie “ umana/urbana è parte integrante e stilisticamente connotativa della narrazione ; quanto almeno della regola secondo cui è più facile difendersi dai più bruti criminali che dalle belle donne, ed anche qui cercare la femmina rischia di essere il capestro di Bogey, ma c’era da aspettarselo ;-).
                      Splendidamente meticoloso il lavoro sui disegni di Brindisi , accurato fio nello scegliere lo spessore delle linee . Anche se il soggetto chiama naturalmente il contrasto del bianco e nero, credo vi sia una magnifica predisposizione per una versione a colori (imho).
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                        NICK RAIDER_ Un Uomo nel mirino
                        SBE. 96pp., b/n. 4,40€.
                        Testi_ Claudio Nizzi / Disegni_ Corrado Mastantuono.
                        Il duttile Mastantuono assunse anche il ruolo di copertinista della serie,naturalmente in stile realistico. Qui piuttosto spinge più al limite della stilizzazione caricaturale, un po’ a là “Torpedo” ed a cose di Stefano Casini, coniugando abilmente (la) leggibilità particolareggiata delle tavole , taglio dinamico delle inquadrature e una pregnante e piacevolmente “analogica”densa stesura delle chine. E per altro illustra una sceneggiatura che concede diversi passaggi puramente visuali, privi di testo.

                        Appena uscito dal gabbio, col sostegno morale ( e forse qualcosa di più) di un’assistente sociale, il rapinatore Eddie Caruso si ritrova alle calcagna il suo ex socio di malefatte che lo pressa minacciosamente (…tramite suoi sgherri…)convinto di dover regolare i conti di quel colpo _che ha mandato in galera Eddie _ finito “male”. Anche se poi diventato un poliziotto, a Caruso non resta che chiedere aiuto ad un amico d’infanzia : Nick Raider!
                        Quando si è pagato ed espiato il proprio debito con la Giustizia si ha ben diritto di rifarsi una vita, magari con la fortuna d’aver incontrato una brava ragazza…Ma il passato torna a perseguitarti , specie se i malfattori di professione sono rimasti liberi ed affamati di immeritati bottini, in una dinamica stringente e lineare che, con mestiere, Nizzi complica inserendo una ulteriore sottotrama , svelata al lettore parimenti le indagini di Nick, fino a prendere il sopravvento nell’economia narrativa generale dell’episodio. Cuore pulsante delle vicende le donne che, a parte l’assistente sociale/crocerossina e la vecchia mammà di Eddie, si buscano malrovesci e peggio (!) protestando d’altronde la propria inadeguatezza caratteriale e “morale”, che darebbero adito oggi ( il fumetto uscì a Lug. ’94) a fragorose proteste mass mediatiche , pur carburando la riuscita di questo numero(imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          NICK RAIDER_ Sangue sotto la neve
                          SBE. 96pp., b/n. 4,40€.
                          Testi_ Claudio Nizzi / Disegni_ Goran Parlov.
                          Episodio imbastito su un palese richiamo a “Il Postino suona sempre due volte” su cui tuttavia si innerva una significativa quantità di fatti ulteriori, anch’essi certo non alieni ai beneamati grovigli narrativi del poliziesco-giallo-noir ; con una nota di originalità nell’ambientazione (canadese) finale. Il volpino Nizzi ricicla pure un personaggio visto di sfuggita nei “flashback” dedicati agli anni giovanili “erranti” di Nick, da dove proviene l’impenitente lobo Harry Shannon, vagabondante viaggiatore a scrocco che (ancora) si arrangia con mezzi economici minimi ; ma si è messo nei guai : divenuto amante di una splendida albergatrice, rimane coinvolto nella morte del di lei anziano e taccagno marito. La sua versione dell’accaduto sembra stare sul filo della forzatura del codice penale e Nick decide così di aiutare l’amico a scagionarsi , ma…
                          Un storia ricca di sollecitazioni e colpi di scena , che coltiva appieno le suggestioni de “Il Postino…”, per poi appunto diramarsi ulteriormente in una spirale che sembra (;-) )stritolare il povero Harry ,che sostiene la parte dell’elemento fuori dagli schemi della società piccolo borghese, svelta ad additarlo come elemento disturbante e nocivo. A tirare le somme della vicenda il sotto-finale , che è la parte dell’albo più di “spiegone”, che qui un po’ stride ,nella sua scientifica ed asettica/burocratica ricostruzione dell’avvenuto, rispetto alle “passioni” messe in scena .
                          Albo del ’93 preso graficamente in consegna da un Parlov appena distaccatosi dallo staff che mandava in edicola il magazine di “Ken Parker”. Della creatura di G. Berardi il disegnatore croato era in armonia estetica, a giudicare da questa prova, per una certa economia del tratto , un po’ alla Luca Casalanguida, gravato da una inchiostrazione decisa, e concisa nel sagomare/compattare le ombre , preferendo linee non particolarmente docili ed ondeggianti. Alla fine Nick gli viene come un “bisteccone” sa soap-opera e qualcuno dei “cattivi” più che una faccia sembrano indossare una maschera di Carnevale (sic!).(imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            NICK RAIDER_ Omicidio a Central Park
                            SBE. 96pp., b/n. 4,40€.
                            Testi_ Claudio Nizzi / Disegni_ Ivo Milazzo.
                            Di notte, da un fuoristrada, viene gettato a terra il corpo esanime di una ragazza, morta accoltellata. Dalle indagini , di cui è competente il distretto di Nick Raider, emerge il ritratto di una vittima conosciuta per la sua avvenenza, usata perlopiù per farsi mantenere dagli uomini, numerosi e vari ( ed anche sposati/fidanzati…).L’imbeccata più diretta porta al nome di un figlio di papà, con un alibi che inizia a sgretolarsi fino a costargli un mandato d’arresto. Tuttavia emergono indizi anche a suo discarico e soprattutto una seconda donna (…) viene trafitta a morte dall’identica lama al Central Park…

                            Con innesti di comedy (nei dialoghi in ufficio…) ed una lunga scena di inseguimenti snocciolata a partire da un quartiere spopolato ed in disarmo ( non tutta Manhattan luccica, dunque ;-) ), l’architettura della storia è pienamente condivisa nell’alveo del genere noir , e potremmo scambiarla _non solo per la compresenza di Milazzo_ per una sceneggiatura di Giancarlo Berardi. Dunque l’insospettabile assassino è invece assolutamente sospettabile (:-p) ed il finale d’altronde è dichiaratamente “da cinema”, e tanti saluti (per fortuna) al realismo spicciolo , incalzato piuttosto dal precipitare degli eventi , che vedono più di un possibile colpevole uscire drammaticamente di scena. D’altro canto, squadernato il movente “passionale “ si possono maggiormente accettare passaggi in cui il reo compie sciocche e compromettenti leggerezze , che alla fine lo inchioderanno.
                            Disegni un po’ al minimo sindacale, schivando di fare gli sfondi quanto più possibile ed attenendosi in via generale ad un segno quasi caduco nella sua essenzialità e (nella) tolleranza di approssimazioni. Per contro, concettualmente ad onore del vero non mancano singole vignette che trasmettono forza espressiva e stilistica con (i suoi) pochi tratteggi magistralmente orientati (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              L’INVERNO DI DIEGO
                              The Box Edizioni. 96pp., b/n. 18,00€.
                              Testi e Disegni_ Roberto Baldazzini.
                              Sulle montagne, nel duro inverno patrio del ’43, dopo l’8 Settembre. Diego, figlio di un gerarca del regime ripudia senz’altro il fascismo , a partire dal suo ingombrante genitore, ma non è determinato a combatterlo, cercando piuttosto solo il sollievo per una data di fine della guerra, che ora “sembra” rilevabile. Appoggiandosi ad una zia , ed ad amico in contatto con la resistenza riesce a lasciare Vignola (Mo) e , per tribolate circostanze, finisce ad aggregarsi ad una piccola cellula partigiana, attirandosi pure la simpatia di una giovane forosetta combattente. Poco o nulla da mangiare e le temperature rigidissime sono a corollario fisso ed ulteriore dei patimenti dei nomadi volontari della liberazione che Diego inizia a condividere e conoscere, ritagliandosi qanche momenti di piacevole intimità con la sua nuova amica; ma l’inesperienza e l’immaturità che gravano sul suo carattere porta lui ed i compagni nella bocca rabbiosa dei repubblichini , svezzati alla repressione violenta dall’adesso invasore temibile esercito tedesco.
                              Bene ma non benissimo. Come sostiene indirettamente Claudio Silingardi nella postfazione , il GN ha il merito di focalizzarsi sul post 8/9 senza balzare al 25 Aprile 1945, al famoso “aldo dice 26 x 1” espresso da un CLN nel pieno della sua rilevanza organizzativa e paramilitare. Il fumetto parla piuttosto delle prime “bande” partigiane in divenire e di come, se gli aderenti ai partiti ( all’epoca in clandestinità) di sinistra fossero quelli più motivati ed inclini a prendere le armi anche nello scontro con altri italiani , molti altri giovani si allontanarono dal fascismo come una forma di ammutinamento di una guerra che non stava tuttavia volgendo al termine quanto sperassero. Una contingenza che poteva mettere assai alle strette , costringendoli ad una scelta di campo capace magari di alienare rapporti di parentela e di stretta vicinanza culturale. Qui la sceneggiatura forse accelera repentinamente , trasformando il quasi pavido Diego in una specie di tipo Terminator che fa’ una strage al commissariato per scovare Sarah Connor, per la sua coraggiosa girlfriend ma pure e soprattutto per emanciparsi psicologicamente dal babbo , alla buonora…
                              Anche nei dialoghi si trascina una certa impronta didattica da “libro di scuola” per contestualizzare gli eventi e dare consistenza ai personaggi. La storia in sé è molto lineare ma fa’ sentire delle micro ellissi che disorientano e tolgono fluidità al racconto. E’ l’opera, uscita a fine 2013, di un autore apprezzato nel genere erotico sexy anche esplicito ed anche qui non si tradisce. A parte una copula che sembra presa dal film “Il Nemico alle porte” , le torture in carico alla povera partigiana cara a Diego ( mutuato in “Alfredo” all’atto della sua presa di posizione resistenziale), con rispetto parlando, sembrano variazioni dei “giochetti” BDSM già nel carniere del disegnatore, che non muta il suo tratto nitido e deciso, importante nelle bordature e refrattario ai tratteggi, trovando qualche inquadratura “impossibile” (le stanze “senza” tetto…) che di nuovo mediano tra la trovata estetica ed un po’ d’affanno nell’organizzare la sequenzialità delle vignette) Andrea Camic e Daniele Orlandini collaborano agli effetti digitali in grigio (imho).
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                                JULIA n.ro 281 A Peso d’oro
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                                Testi_Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_Claudio Piccoli.
                                Fingendosi dei paramedici, una banda di quattro malviventi mette a segno, nell’infermeria di un pronto soccorso, un furto milionario (!) di confezioni di farmaci sperimentali d’importazione. L’uccisione non preventivata di un addetto alla sicurezza non scalfisce di molto la determinazione dei ladri, che tuttavia , in attesa dei ricettatori riceve una “sorpresa” assai indigesta ed anch’essa sorprendente per i loro piani calcolati.
                                A stretto contatto con la polizia (Ben Irving; Alan Webb…) Julia non tarda ad intuire che solo un interno dell’ospedale poteva fornire le informazioni precise per arrivare ai medicinali sottratti; ma sgamare la “talpa” diventa sorprendentemente…

                                Mi è parso un episodio che volutamente semplifica le procedure investigative, per offrire una vicenda dagli esiti dolorosi e tragici ma scaturita da premesse banali , quasi “sciatte” da far sembrare degli omicidi dei freddi inciampi sgomberati senza grossi travagli interiori (sic!), salvo che in pericolo immediato di morte ( a scopo soldi e null’altro chiaramente…) non ricada su affetti stretti. La scarsa empatia per il prossimo _trattato insenso utilitaristico/ricattatorio_ produce un finale “western” dove non sono nemmeno gli “sceriffi” a dettare il ripristino delle regole civili , ma piuttosto il familismo a-morale ad “equilibrare” un certo senso di “giustizia” che almeno risparmia degli innocenti.
                                Le gote scavate con annessa esaltazione delle ossa facciali sono una caratteristica che, del tutto opinabilmente, non amo dei ritratti di Piccoli, a cui invece assegno una straordinaria ed “espressionista” padronanza delle ombre, degne degli incubi (;-) ) più visionari di/su “Dylan Dog”ed una meticolosità praticamente foto realistica nel collocare spazialmente gli arredi d’interni quanto quelli urbani , ravvivandosi con un segno più irregolare e variato di spessore nel seguire le figure umane (imho).


                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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