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    Nuovamente sotto le insegne del Tobias Theatre , AF ed il suo gruppo si apprestano a far rivivere in forma recitata il romanzo breve di Robert L. Stevenson…
    Max Bunker tradisce la forma letteraria del testo originale nella misura in cui può far aderire la sua farsa semiseria alle prime trasposizioni cinematografiche del libro, che deel resto hanno introdotto delle stratificazioni narrative ( quali l’elemento romantico od il diverso finale…) poi divenute parte integrante e quasi inscindibile del celebrato capolavoro. Mantenute dunque anche le “pruderie “ Vittoriane del protagonista, dapprima spavaldamente illuminista e poi amaramente pentito della sua impunita superbia ( qui Bunker prende i classici due piccioni con una fava avvicendanndo nei ruoli del dottore e del sadico Hyde, Alan e Bob Rock), e le idee perbeniste sulle virtù delle signorine, almeno se appartenenti all’alta borghesia. Come l’in namorata del timido scienziato , spinta nelle sue braccia dal papà (impersonato dal Numero Uno), più che altro interessato al patrimonio pecuniario del futuro genero. Naturalmente il sadico Hyde_Rock non ha gli scrupoli morali dei “civilizzati” e cerca le sue donnine anche tra le bettole malfamate. Punto di contatto tra i due mondi il Conte Oliver, sinceramente affezionato a Jeckyll ma anche lui schiavo di pulsioni distruttive , rovinandosi al gioco d’azzardo. La separazione dell’elemento maligno si complica quando si susseguono delle trasformazioni spontanee. E questo, insieme al lavoro febbrile di Jeckyll di comporre la formula di un valido antidoto è l’elemento classico mantenuto in toto anche in questa versione .
    Non troppo diversamente dal precedente “Dracula” del resto, la farsa non incide particolarmente sul corpo del racconto , cercando piuttosto di posarsi su elementi secondari e di contorno . Se vogliamo la storia anche in questo caso regge su canoni di sostanziale serietà. Nemmeno fuori luogo, stavolta, la paletta cromatica di Raffaella Secchi colorista. Riedizione dall’originario b/n di Paolo Piffarerio, datato settembre 1993.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • I sopravvissuti raccolgono la pena dell’orribile fine di Glenn e si ritirano ad Alexandria, nonprima di aver riferito l’accaduto alla comunità di Hilltop , a cui affidano le affrante Maggie eSophie.
      Le soverchianti forze di Negan fanno decidere a Rick di assumere un comportamento remissivo , in attesa di escogitare un contrasto ai “Salvatori” che intanto si preparano ad incassare i tributi in natura richiesti come “protezione” dai vaganti. Negan dunque , con tutta la sua spocchiosa tracotanza fa il suo ingresso “trionfale” ad Alexandria, generando il malcontento di Andrea e di Carl. Il bambino ha una reazione avventata, e inoltre salta un pedinamento con cui Rick voleva rendersi conto della reale portata estesa della minaccia Salvatori…

      Anche in questo albo gli zombie fanno una comparsata marginale , un macabro ornamento alla prova di forza tra gli umani , con Rick che piega il capo e si prende il disprezzo di una parte dei suoi. Quasi stesse sfondando la quarta parete Kirkman sembra rivolgersi al lettore, che stavolta sembra essere in anticipo nell’apprendere che Rick sta recitando la parte avvilente del vigliacco per tenere sotto controllo la sua gente , mentre in segreto si organizza alla riscossa. Fraintendendone le motivazioni suo figlio precipita in una scomodissima posizione.
      Come per Dale lo sceneggiatore riserva un ritratto morale edificante per la persona “civile” che è stata Glenn, attraverso una poco indulgente auto-analisi che Rick porta su se stesso , sempre in crisi tra azione ed espiazione. Variato il taglio delle vignette di Charlie Adlard , per catturare specialmente in questo caso le reazioni spasmodiche dei personaggi , compreso il nuovo Negan, cucendogli una propensione mattatoriale alla teatralità egocentrica. Quasi a sfidare chi legge su chi mai riuscirà a scalzarlo dal piedistallo su cui si è issato, mazza ferrata in mano.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • Esaurite le gabole di questo o quel componente del cast , insoddisfatto dei costumi o del copione assegnatogli, l’impresario Tobia Quantrill può annunciare ad una platea di scolaresche la messa in scena in due atti del Nuovo Prometeo.
        Nella Old British il brillante ma spiantato professor Frank Frankenstein_Alan Ford riceve la notifica di una insperata eredità che un prozio gli avrebbe lasciato in una sperduta zona rurale. Ivi giunto, l’entusiasmo per la “fortuna” avuta in pegno si ridimensiona in una realtà di ristrettezze, con inoltre l’aperta e motivata ostilità dei locali al solo pronunciare il nome dei Frankestein…

        Paolo Piffarerio si emancipa fortemente dal tratto canonico estetico della serie regolare andando a prendere lo stile delle stampe d’epoca, costruite con linee sottili ed abbondanti tratteggi, rischiarati da toni di colore pastellati.

        Il Numero Uno ruba la ribalta come Zio Frankenstein; e Geremia lo spalleggia nella robusta parte femminile di Inghe la Governante. Bob Rock e Otto Grunf fanno gli inservienti, La Cariatide è il pavido capo della polizia locale ed il Conte Oliver è un amico di Frank. Margot è l’innamorata del professorino e sfata la tradizione infausta che tante trasposizioni riservano alla morosa del protagonista; anche perché Il Mostro qui non è particolarmente caratterizzato ed ha un ruolo meramente funzionale.
        Considerando “l’usura” del materiale di partenza una lettura sfiziosamente allettante.
        Nota: la cover non è quella originale "Supercolor Edition".
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • Editoriale Cosmo, 144pp., b/n, 4,50€.
          Sincopato rush finale di questa mini-serie d’azione e fantapolitica ambientata in una Russia futuribile, stretta tra spinte conservatrici ed imperialiste ed ampie aperture a processi di occidentalizzazione democratica ( specularmente agli Stati Uniti, qui caricaturati con l'Amministrazione di un ottuso simil George Bush jr.); e sulla quale incombe dagli Usa un piano eversivo ordito dalle più influenti multinazionali per preservare a qualsiasi costo la loro preminenza economica ,destabilizzando il quadro socio-politico del proprio e di qualsiasi altro Paese.
          Aperta ad escursioni sparse tra cyberpunk sino al western ( con tanto di “Uomo Medicina” che prende in cura Vlad) la storia governa sostanzialmente i terreni del thriller spionistico tramando manovre militari e coscienze combattute tra fedeltà alle gerarchie e libero arbitrio. Ingredienti dell’espressamente citato Tom Clancy, con ulteriori apporti citazionistici variamente combinati ( ad esempio c’è un Gen. Russo che pare il Franco Nero di “Die Hard 2”, ma buono; e una killer alla Anne Parillaud di “Nikita” ma cattivella…). Gli scenari Russia/Usa si alternano pompando la suspense anche innestando nuovi personaggi che vanno ad incastrarsi nella vicenda principale con astuto scarto cronologico .
          Griffo ( Yves Swolfs cura invece i testi) disegna le tre parti contenute nell’albo tra il 2003 ed il 2006, arrivando a fine corsa con un segno che asseconda progressivamente le geometrie via via più asettiche delle ambientazioni metropolitane. Certamente d’impatto soluzioni come le splash page doppie su cui sono parzialmente montate delle strisce di vignette, anche con funzione di dissolvenza/assolvenza incrociata tra due scenari distinti e/o consecutivi.
          Il finale è affatto lieto e ,non volendolo interpretare come monco (in vista di seguiti che poi non sono stati fatti…), ben riuscito.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • Un bonario nazional-sciovinismo francese nelle avventure del Gallico dell’Armorica , che contiene egregiamente l’espansionismo dell’Impero Romano guidato da Giulio Cesare _ che altrimenti spadroneggia per la Gallia_ grazie ad una pozione segreta preparata da un saggio ed anziano Druido e capace di infondere una forza prodigiosa.

            “Asterix e Cleopatra” nasce come canzonatura parodistica del kolossal cinematografico interpretato da Elizabeth Taylor nel ruolo della regina egizia, che qui si immagina ingaggiare la scommessa con lo stesso Giulio Cesare che il suo popolo saprà erigergli un sontuoso palazzo, a riprova dell’energica efficienza degli abitanti del suo regno. Demanda così l’arduo compito ad un incerto architetto locale che, come ultima disperata soluzione chiede aiuto ad un vecchio amico: un certo Druido della Gallia…
            Volume cartonato, il primo di trentacinque nel piano d’opera settimanale distribuito nelle edicole con il “Corriere della sera”/”La Gazzetta dello sport”, che offre anche una aggiunta di contenuti redazionali utili a comprendere i vari episodi , anche contestualizzando citazioni che potrebbero non essere immediate , a supporto dei personaggi creati da René Goscinny per i testi ed Albert Uderzo per i disegni , ormai forti di notorietà planetaria ed inesausta.
            Il prezzo lancio del primo tomo , contenuto a 1,99 euro invoglia a prendere confidenza con l’umorismo molto fisico ed immediato delle tavole , come scritto poc’anzi rafforzate da citazioni e giochi verbali di stratiforme pregnanza.

            Francese ma figlio di italiani, Uderzo appaga visivamente con disegni allergici alla staticità e con uno spiccato stacco tridimensionale, che intercorre tra fondali anche molto dettagliati _ sostanzialmente realistici _ ed i personaggi in primaria evidenza, sempre pronti a “spiccare” un(a illusione di) movimento.
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            • iniziato l'anno con una rilettura di un pò di storie toste tra cui: the punisher: il principio, ghost rider:road to damnation e carnage: mind bomb...chissà se sarò ancora vivo quando si faranno film di pari caratura, sempre se si faranno...asd

              "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

              "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


              ~FREE BIRD~

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              • L’illustrazione suggestivamente american gothic di Cristiano Spadoni per la cover ( con evidente spoiler ) apre una storia cerebrale, avvinta nei meandri di complesse psicologie e memorie quasi perse in decenni addietro.

                Magistralmente resa in forma grafica da Claudio Piccoli , che si produce in una mai sterile superfetazione di innumerevoli particolari, punti di vista geometricamente radicali e studi delle luci ed ombre intensamente espressivi. Sbizzarrito nelle composizioni dei momenti onirici , disancorati da qualsiasi necessità di conservare una posizione coerente di cose e persone, scade forse leggermente in alcuni ritratti femminili che paiono quasi importati dalle vignette satiriche di un Giannelli (effetto voluto? L’anziano protagonista del resto sembra assomigliare a Tiziano Terzani…).

                I seguaci della serie conoscono già la passione perfino fisica e tattile per i libri di Julia, condivisa con Leo Baxter e specchiata in quella del suo creatore, curatore e sceneggiatore Giancarlo Berardi ( qui ausiliato da Lorenzo Calza), che attua una schermaglia intellettuale in cui si misurano , si “annusano” e si piacciono su un piano culturale e gradatamente confidenziale la criminologa di Garden City ed un solitario, amabile ed attempato scrittore e pittore suo concittadino , che a causa di un evento straordinario ( nota: Berardi è di Genova…) si vede invischiato in un omicidio commesso alcuni lustri fa. L’ammirazione e l’ empatia per l’uomo ed artista rischiano di fare velo alle valutazioni professionali di Julia, non nuova del resto ad abbattere le regole formali della legge per arrivare umanisticamente all’essenza veritiera delle persone, ovvero al motore che guida le nostre scelte , anche le più scriteriate. Il Ten. Webb sorveglia al suo solito la coincidenza tra forma e sostanza della legge, in un rapporto stizzoso/geloso con J., mai del tutto dichiarato.
                L’albo si iscrive nella buona vena creativa che sta attraversando la testata, ormai vicina al duecentesimo episodio pubblicato.
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                • Magic Press ,spillato, 24pp., b/n, 3,00€.
                  Derivato da un gioco di carte ideato dallo sceneggiatore, il cantante (?) Immanuel Casto. Trattasi di una quindicina di pagine in tutto, in cui si imbastisce la storiella di una disinibita operatrice di call-center che , indirizzata da un’amica, si persuade ad intraprendere una carriera da escort, vendendosi online a facoltosi sudicioni. Dopo un esordio “sfortunato” lei e l’amica vengono comunque contattate da una milf “ape regina” che le porta al cospetto di…

                  Colpi di scena degni di un filmetto boccaccesco di serie z , con strizzate d’occhio all’attualità per far vedere di “essere sul pezzo” agevolano la messa in scena di pratiche sessuali esplicitate con dettagli hard, linguaggio scurrile ed alzate d’ingegno del politicamente scorretto ferme ad una battuta sui parrucchieri cinesi e l’ammiccamento ad una certa villa di Arcore. Ma la cosa più scandalosa che si può trovare nel giornalino sono i tre euro che costa. Disegna un addetto ai lavori , ovvero il fumettista Matteo Resinanti , già matitista su “Nathan Never” ma anche regista ed attore porno ( in arte Matt Core). Per sua ammissione non eccelle nelle chine, e rilascia un segno grezzo e talvolta rigido ed appiattente nelle composizioni sceniche soggetto/sfondo.
                  Scanserei volentieri il “dibattito” che vorrebbe suscitare il soggetto , passando ad altro.


                  --- Aggiornamento ---
                  EMPIREUSA 3 La Colpa e il riscatto



                  I Pregi. I personaggi hanno tutti spessore psicologico e personalità riccamente definite. La trama del racconto, come conseguenza è una cernita molto adulta di capovolgimenti di prospettiva strategica e politica, messi in atto dalle sfaccettate componenti che convergono sulla drammatica necessità di gestire gli elementi catastrofici in fieri. Sul piano dell’azione si viaggia velocissimi , incatenando il precipitare di svariati eventi ad ogni scossa narrativa impressa dalla machiavellica sceneggiatura ( scritta da francesi ma facendo perno sull’Amministrazione degli Stati Uniti) sempre al passo di carica. Il finale rimanda alla considerazione che l’opinione pubblica è comunque poco informata delle situazioni reali e viene accalappiata da elementi sensazionali disseminati con sapiente tecnica e tempistica.

                  I Difetti. Il recap del soggetto (il protagonista è il solo uomo che può impedire una strage e fermare la trasformazione degli Usa in una teocrazia cristiana imperialista ma è in procinto di suicidarsi… ) entra in un loop alla “The Edge of Tomorrow”; con l’elemento “fantasy” strutturato del tutto diversamente, ma per ovvie ragioni è assai ingombrante, in parte replicato in elementi di sceneggiatura assonanti. Spiega le manie suicide dell’eroe non per caso, ma d’altronde chiede una adesione al soprannaturale letteralmente religiosa.
                  Pistolettate degne di “Matrix” e linee di dialoghi estese inverosimilmente nei frangenti di lotta più concitati. Una certa misoginia di fondo : a parte mamme e figlie, le altre donne sono tutte mezze disgraziate, psicolabili traditrici e zoccole.

                  Bella eleganza nei disegni e nella colorazione. Si nota il vezzo di andare fuori misura nella sottolineatura di alcune linee di espressione, tipo il mento e gli occhi.


                  In sintesi un ottimo e godibile fumetto, che esaurisce con questa terza uscita la sua “prima stagione”.
                  Letto proprio il giorno della strage al “Charlie Hebdo”.:'(
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • Nelle sue rivisitazioni “teatrali” dei testi classici Max Bunker non assume mai una impostazione iconoclasta anzi, fa trasparire la devozione ai colleghi scrittori ed inventori di storie , omaggiandoli frenando l’insolenza che invece non tratterrebbe verso altri soggetti. Tanto più qui, che la base di partenza _il racconto di Oscar Wilde_ si presta naturalmente ad una deriva farsesca. Lo sceneggiatore del fumetto si “limita” a condensare le caratteristiche di alcuni personaggi (la composizione della famiglia americana che fitta la magione spettrale) e ne varia l’oggetto della ricompensa ( un manoscritto del Bardo in luogo di un cofanetto di preziosi) ed allarga la rapacità veniale del capofamiglia degli Stati Uniti, pure ottusamente nazionalista (ha due pestiferi figli gemelli che _ come immaginato da Wilde_ ha imposto il nome di Stelle e Strisce!). Il Conte Oliver, spalleggiato anche da La Cariatide, interpreta se stesso nel ruolo dello scaltro inglese sempre affamato di occasioni di guadagno. Tocca al Numero Uno trascinare le catene del malandato fantasma, mentre Margot è la figliuola americana sensibile alle pene d’amore ultraterrene che le appestano casa, non rimanendo insensibile anche alla corte del belloccio Duca di Chesire_Alan Ford.
                    Il formato delle vignette, sempre piuttosto ingombre di dialoghi, non facilitano il compito di Dario Perucca di dare al fumetto sfondi dettagliati. L’impegno è peraltro parzialmente vanificato dalla colorazione, versata a toni “psichedelici” poco consoni seppure l’opera è dichiarata come trasposizione al moderno.
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                    Lo Spettro di Canterville (chiedo scusa)
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                    • Editoriale Cosmo, 192pp., b/n, 5,90 euro.
                      Continua la mattanza degli scellerati e degli importuni, ma il cerchio d’indagine comincia a stringersi su Erinni , che gode _ e paga_ un inaspettato trasporto per la studentessa a cui ha dovuto sopprimere il moroso , già infatuato dalla sua veste “borghese” di stimata docente universitaria. La poliziotta Magdalene è sulle loro tracce, continuando a captare il divenire degli omicidi, grazie ad un telepatico legame con la sensuale omicida seriale.
                      Resa dei conti tra le “Femmine della specie” messi fuori causa i maschi , dal poliziotto bastardo e ricattatore all’ispettore belloccio e _per quanto gli è dato comprendere_ protettivo con Magda.

                      Sul piano della soluzione poliziesca alcune trovate sono abbastanza fruste (vedi il tema dell’emulazione…), tuttavia Ade Capone ha buon mestiere nel trascinare la situazione della convergenza sulla Erinni , che risulta perciò immediatamente coinvolgente , tesa e carica di aspettative. Cava poi lo squarcio sul passato della sua sanguinaria con uno “spiegone” perlopiù risolto in termini visivi, fatto salvo il finale un po’ alla “Psycho”, a cui si arriva dopo un percorso ad ostacoli che si “azzera” ogni volta in un gioco di rimembranze e di apparenze “traditrici”.
                      Tanto sesso, dialoghi “dirty” ed atmosfere alla “Se7en” chiudono il quadro che vede ai disegni un Luca Panciroli in formato “letterbox” sulle anatomie e Marco Sciame/Fabio Bartolini che inchiostrano guardando a Corrado Roi .

                      Non brutto. Eccessivo e un po’ compiaciuto.
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                      • Ho ricominciato SEAGUY di Morrison in modo da rinfrescarmi tutto per poi passare alla seconda parte "The Slaves of Mickey Eye".
                        E nel frattempo proseguo con la piacevolissima lettura di SANDMAN MYSTERY THEATRE, sono al 4° volume "Il dottor Morte".
                        Sono una persona semplice, guardo film e non rompo il cazzo.

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                        • Ventiquattresima ed ultima uscita della collana “Supercolor Edition”.

                          Dal racconto di E.A.Poe, considerato prodromico di tutto il genere “giallo”.
                          Due altre caratteristiche peculiari negli adattamenti “teatrali” _ che qui ritornano puntualmente_ in forma umoristica di Max Bunker sono la licenza di proporre anche personaggi che nella serie regolare sono antagonisti del Gruppo T.N.T (ma che per l’occasione concorrono alla riuscita della recita…) e le comitive di spettatori che si formano nel foyer e poi si distribuiscono in sala; carpito l’argomento questa volta è il turno di una masnada di soggetti lombrosianamente sinistri…
                          L’impianto della storia segue l’origine letteraria, condensata in una unità di tempo e spazio, per farne un “dramma” da camera (chiusa), letteralmente l’appartamento dove si consuma un raccapricciante duplice omicidio annunciato da grida ed imprecazioni di una qualche lingua (siamo nel crogiuolo multietnico di una Parigi fine ‘800) straniera . L’ispettore Rochet_Bob Rock inizia la sua “irrefragabile” indagine deduttiva ma deve ben presto cedere il passo a Monsieur Dupin_Numero Uno per arrivare alla sbalorditiva soluzione del caso.
                          Relegato Alan Ford al ruolo di uno dei tanti sospettati la gerarchia impone il Numero Uno a brillare di perspicacia , il Conte Oliver in un contegno istituzionale e tutti gli altri a prendersi frizzi, lazzi e botte in testa. Non particolarmente esplosivo nelle battute, ma disegnato da Dario Perucca con bei guizzi di energia cinetica e punti di vista cercati per dare profondità alla composizione in vignetta. Come spesso le accade Raffaella Secchi ai colori ci dà giù di tinte unite, avvilendo le particolarità cesellate dal disegnatore.
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                          • Nel carniere degli espedienti sensazionalistici delle sceneggiature di Robert Kirkman I picchi di violenza inferta hanno anche un andamento decrescente talvolta, dopo che una situazione limite parrebbe spianare conclusion i irreparabili. Quanto mai la personalità “bipolare” di Negan trascina il lettore sul filo della tensione, sapendo che potrà assistere ad atroci esplosioni di brutalità intermittenti a momenti di attenzionata ragionevolezza del “tiranno”.
                            A farne le spese ancora Rick e suo figlio Carl, costretti a saggiare i confini invalicabili entro cui (non) possono tenere testa a Negan. Le buone informazioni prese da Jesus aiutano il nucleo della gente di Rick a prendere confidenza con un altro gruppo di sopravvissuti_ capitanati da un eccentrico “sovrano”_ sottoposti alle angherie di Negan e sottotraccia decisi ad organizzarsi per resistergli. Alcuni elementi delle fazioni formate prendono ad agire autonomamente, lasciando motivate perplessità sulle loro vere intenzioni. In medias res i vaganti intralciano ogni iniziativa.
                            Lo scavo psicologico dei personaggi trasmette un assortimento di ansie e psico-patologie che si accorpano alla trama, leggermente insaccata nel divenire di uno story-arc che pare annunciarsi come lungo, prendendo lo slancio dal numero cento della serie ( che negli Usa si compone di albi mensili spillati di 22pp. , che costringono l’editore italiano a tagliare la foliazione del bonellide dal prossimo febbraio per non arrivare a ridosso immediato dei materiali originali; mantenendo la cadenza mensile con adeguamento di prezzo). Menzione conseguente il centesimo episodio ormai consecutivo disegnato da Charlie Adlard, che ha modo di “sfogarsi” in vignettoni ( bella anche la cover) e ritratti di nuovi e vecchi sempre “malati” protagonisti..
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • Editoriale Cosmo. 96pp., b/n, 3,00 euro.
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                              Vladimir Krstic in arte Laci sfrutta le quattro fasce delle tavole disegnate per lo standard franco-belga per enfatizzare l’imponenza delle figure umane e “diaboliche”, immergendole in elaboratissimi scenari architettonici di una Inghilterra fin de siècle. Una gioia per gli occhi. Opinabile come operazione narrativa, tra ortodossie filologiche e comportamentali tuttavia forzate nel contesto pure abbastanza classico di una storia di succhia sangue.
                              Discreto niente più, imho.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Fumetto completo a colori. 128pp., 6,90€.
                                Anche se vive in una casa palafitta in riva al mar il true detective neozelandese Jack Kanu è poco suscettibile di smancerie romantiche, ché la moglie Keri lo ha mollato da sette anni e lui vive con dolorosa non rassegnazione. Lo appassiona poco anche la corsa Presidenziale che si è scatenata nel Paese tra il premier conservatore uscente e lo sfidante, un ultra progressista di origine Maori che cerca di accreditare le sue ricette socio economiche per abbattere la divaricazione di reddito e possibilità esistenziali che si è scavata nella popolazione, variamente colpita dalla Crisi. L’apatia del l’investigatore viene scossa dal ritrovamento del corpo esanime di una giovane donna, all’alba su una spiaggia…

                                Romanzo poliziesco a fumetti, che avviluppa nelle sue spire facendo sapientemente lievitare curiosità ed aspettative, a partire dai rarefatti indizi di un mistero destinato a farsi intensamente scottante. Il Cop, non esente da vizi e tendenze auto distruttive, cerca di sbrogliare il caso e contemporaneamente di recuperare il rapporto con l’ex.
                                La sceneggiatura di Caryl Férey sforna una buona asciuttezza nei dialoghi, ed intriga senza diventare farraginosa. Con qualche sbavatura di logica e buon senso la parte “crime” lascia anche spazio ad una riflessione sul ruolo pilotante dei media nella “morbosità” del voler conoscere anche gli interstizi delle vite private dei candidati di una politica che , anche ai nostri antipodi geografici, non risulta meno che abietta.

                                Interessante l’uso delle cromaticità nei flashback; discutibile il fatto che dida e balloon non siano contornate ma emergano come buchi bianchi inscritti in tonalità tenuemente terrigene. Giuseppe Camuncoli alle matite e Stefano Landini alle chine tirano su personaggi sagaligni , non azzimati (il protagonista) o di totemica imponenza ( i leaders politici) che si muovono in un contesto urbano con vista oceano , hanno i caratteristici tatuaggi tribali e vivono in dimore abitative che il Cammo illustra più con la giustezza dell’ingegnere edile che con l’ispirazione dell’artista, imho.Un po’ ruvida l’inchiostrazione, ad infierire sulle persone attempate che dunque hanno la pelle incatorzolita.

                                Salvo non abbiate una comprovata allergia al genere, questo solido noir risulterà, imho, una lettura appassionante .
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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