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    BELIEVERS 1
    Dynit Manga s.r.l. 224pp.b/n. 16,90€.
    Testi e Disegni_ Naoki Yamamoto.
    Come tre “piccoli indiani “ (cit.) su un’isola deserta. Una ragazza, due ragazzi ;militanti di una Setta e burocraticamente asserviti ad un esperimento di “purificazione” psico-fisica e morale, esigente un controllo incrociato, autopunitivo e naturalmente verticistico ( …del Guru; e di altri membri da cui dipendono strettamente anche per il rifornimento di viveri ed acqua dolce “incontaminati”) che non ammette segreti personali, ovvero alcuna indulgenza per “inette” debolezze umane ,depravanti per definizione.
    L’occasionale irruzione via mare di un gruppetto di balordi festaioli e la tensione sessuale che divampa tra Lei ed un Lui crea una devastante , e violenta, torsione nel percorso umano e filosofico intrapreso dal Trio, che sfocia in…
    Il lettore viene immediatamente spiazzato dalla verbalizzazione carbonara e codificata con cui si esprimono i tre protagonisti , sebbene le incombenze ambientali “parlino” un po’ da sole e secondo un rituale da “Isola dei Famosi”, col “riconoscimento” ( dato o negato dagli altri)d’altronde tra le molle che li hanno indotti nelle fauci della Setta,prodiga di frasi motivazionali , e divieti pre-imposti destinati , almeno tra la neo coppia ( Eva ed Adamo?), a sgretolarsi; magari cogliendo che la disciplina imposta dalla loro Organizzazione non trova tutte le risposte alla complessità dei rapporti umani , e piuttosto saccheggia paragrafi e citazioni di qualche libro distopico-fantascientifico (:-p). Ne esce un fumetto (manga, quindi si legge da dx a sx) raggelato, rarefatto ed anche ritualmente ripetitivo, basato fondamentalmente su tre giovani repressi ma comunque persuasi di coltivare potenzialità largamente superiori alle masse, imbesuite dal ciclo produttivo espansivo/dispersivo (post) industriale e del regime mediatico che lo supporta. Alfieri del Pianeta Terra, sulle prime disgustati dalle proprie stesse vogliuzze , per dirla con Nietzsche . D’altro canto i sensi divampano ,almeno parzialmente fuori dalla occhiuta giurisdizione terza della organizzazione settaria, presidio inamovibile sulla bisettrice che alla Salute abbina i Soldi ed il Sesso. Ed il riportarsi sulla presunta via maestra costerà a Lei, Lui e Lui prendere decisioni draconiane, come purga di una convivenza che inizia a denunciare la sua intrinsecamente malata morbosità.
    Il disegnatore opera delle censure non disegnando i particolari espliciti degli organi sessuali sollecitati dai rapporti sempre meno fugaci tra la ragazza e il tipo che si è scelta; prediligendo in generale vignette rettangolari quasi prive di linee cinetiche ma con un certo gusto “pubblicitario” nel mostrare _in maglietta e jeans_ la comunque esuberante fisicità femminile. I maschi invece sono sgraziati dai peli superflui , che per sistemazione e sottigliezza complessiva del tratto rammentano _con maggiore compostezza_ lo stile di un Gipi (;-) ). Più di altri forse un fumetto da non consigliare a scatola chiusa , con l’impertinenza di sondare la predisposizione di chi lo andrà leggendo (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      NICK RAIDER_ Le Nuove indagini 7.Alba Digitale
      SBE. 96pp., b/n. 4,40€.
      Testi_ Davide Rigamonti / Disegni_ Ivan Zoni.
      Questo numero è ambientato a New York nel 2010, lascia intravvedere analogie con le indagini partite nell’episodio precedente ma introduce soprattutto (a)i fatti che porteranno ai funerali solenni ed alla commemorazione di Nick ,Art, Alfie e Marvin sulle tombe di (…) , nel (loro) presente, il 2019.
      La fantasmagorica copertina , di rimando alle attrazioni di un luna park funge da catalizzatore spettacolare di _si intuisce_ una sparatoria, unica o quasi sequenza d’azione in un albo gioco-forza infarcito di postazioni pc e delucidazioni “a prova di idiota” (…o quasi) da smanettoni che tentano di ammaestrare sbirri abituati a condurre indagini alla maniera “analogica” . ,compreso Nick, sulle sinistre criticità delle interconnessioni informatiche. D’altronde, gli agenti del distretto sono chiamati a scovare i colpevoli di omicidi organizzati ed in parte messi in pratica “da remoto”, sabotando sistemi di automazione più o meno avanzati. Giacché una oscura organizzazione segreta e “pirata” di cyber-terroristi ha deciso di eliminare fisicamente dei collaboratori dello Stato Federale con spiccate competenze nel monitorare le cripto valute, secondo i “carbonari” l’unico anelito di vera ed anarchica libertà, perseguitato dal “Sistema”. Lo scarto generazionale tra chi bazzica queste “diavolerie” immateriali e chi ancora vede il “male” dalla canna di un’arma puntata addosso si dà conto in un episodio in cui Nick appare un quarantenne barbogio; e figurarsi i colleghi già più anziani , praticamente avanzi di ospizio, mentre i “leoni” della tastiera inondano le vignette di deduzioni nozionistiche . E non basta, la stura dei “gomblotti”esige un ulteriore livello di fanatici , delle “alte sfere” che raccolgono le prodezze criminali della manovalanza piratesca : gente decisa ed inc****ta, magari smossa da propri (pervertiti) ideali; chiusa e diffidente…Ma basta talvolta una piccola disattenzione per…
      Il Zoni ha già fatto cose per Bonelli , ma la sua vena caratterizzante è più da Star Comics , ove ha iniziato la carriera. Può piacere , ma personalmente colgo qualche limite nell’inchiostrazione “basic”, negli sfondi talvolta tirati via e nel voler quagliare le forme con linee che sembrano stese all’impronta e lasciano un’impressione di rigida spigolosità pure se assecondano capigliature e panneggi, anche qui con licenza di evadere la codificata gabbia bonelliana (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        NICK RAIDER_ Omicidi alla finestra
        SBE. 96pp., b/n. 4,40€.
        Testi_ Marcello Toninelli / Disegni_ Sergio Tuis.
        Insonne a notte fonda, un ‘arzilla anziana signora denunzia alla polizia di aver veduto dalla propria finestra una colluttazione finita in omicidio (!) nell’appartamento di fronte. I sopralluoghi nelle stanze dove si sarebbe verificato il reato tuttavia non danno il benché minimo riscontro indiziario. Solo tre giorni dopo, la stessa donna e di nuovo in piena notte dichiara di aver visto un ulteriore omicidio . Stavolta il cadavere viene trovato , ma la sua descrizione somatica è assolutamente diversa da quella data dall’attempata testimone oculare. Nick Raider e Marvin Brown , sentiti i colleghi della Scientifica e col supporto di squadra del Distretto, tentano di sbrogliare il rompicapo.
        Le complicanze della trama sono un po’ cervellotiche ma intriganti , fin dalle premesse , giungendo ad un finale che tiene sul piano logico , anche piuttosto linearmente (…occhio alla copertina “spoilerosa”…), ma offrendo anche diversi altri “pacchetti” di interpretazione dei “fatti”, ossia della loro interpretazione anche parzialmente ingannevole/ingannata ;-). La sceneggiatura cerca di mantenere un tono generale abbastanza leggiadro, con la fraterna coppia di sbirri Nick & Marvin che si punzecchiano a vicenda di battutine ed allusioni franche, sullo stile di un G. Berardi; mentre sembra con un piglio a là C.Nizzi piuttosto ,il voler stroncare atteggiamenti perbenisti di facciata che in qualche modo agevolano la sciagurata decisione di commettere crimini , preventivi di chi vuol conservare una pura facciata di irreprensibilità.
        Tuis torna alla prima interpretazione grafica di NR, ossia un Robert Mitchum giovane; allargando poi spesso la gabbia a sette vignette per contenere l’esuberanza del parlato e le cadenze d’azione di questo numero. Stile tagliato sul realismo, ordinato e professionale, nemmeno dissimile al copertinista G.Casertano ed occhieggiante pure ad altri colleghi (Stano, Freghieri…).(imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          NICK RAIDER_ I Diabolici
          SBE. 96pp., b/n. 4,40€.
          Testi_ Alfredo Nogara / Disegni_ Mario Jannì.
          Per un banale equivoco, prendendo alloggio nella stanza d’albergo prenotata a New York, un turista irrompe inavvertitamente nella camera sbagliata , cogliendo il frammento di un discorso losco e minaccioso ,profferito tra un uomo ed una donna.
          Il visitatore, tutto sommato non dando troppo peso alla cosa, quando, poco dopo , si gode il brulicare delle persone che sciamano per un rinomato quartiere della Grande Mela, viene ferito a morte dal tipaccio dell’hotel , evidentemente desideroso di sbarazzarsi del “testimone”; che, poveretto , prima di spirare riesce a riferire ai sanitari la sua tragica disavventura. Il luogo d’incontro accidentale dei tre diventa naturalmente il punto di partenza delle indagini seguite da Nick Raider, atte a scoprire anche l’identità della signora , nel frattempo eclissata a bordo di un’auto , intestata niente meno ad un accreditato concorrente alla carica di Governatore dello Stato (!). Respingendo i pressanti inviti di un suo superiore a congelare l’investigazione nella massima cautela Nick (con Marvin) prende di petto la questione, sebbene venga presto riassegnato ad un caso di omicidio di tutt’altro genere…
          Avvertendo che la copertina, se interpretata “in un certo modo”, fa’ capire abbastanza; l’episodio sa catturare l’attenzione del lettore, immediatamente curioso della natura reale dei rapporti nel triangolo uomo più donna più marito in vista di lei e dell’innominabile segreto che li sta facendo muovere con tanta spudoratezza. Il tarlo del perbenismo puritano continua a pungolare la società nordamericana (l’albo era inedito al 08/1993) sebbene _sembra voler chiarire la sceneggiatura_ ciò non possa erigersi ad alibi definitivo della lotta rapinosa e spietata di chi intende scalare il potere; e della pavida rassegnazione di chi ne ossequia i pur “dovuti” tratti esteriori di irreprensibilità.Tra i due poli un “mondo di mezzo”fatto da chi forse non è abbastanza “falco”per imitare i primi ma non si rassegna neppure al grigio quieto vivere da “colombe” dei secondi.
          Nel rodato mix tra rabbiose sparatorie e sottili intuizioni deduttive ( anche tradotte in un discreto carico di verbosità…)la conclusione dell’indagine ergo dell’episodio pesca in trovate da soap opera, facilmente debordanti forzature improbabili e relativi colpi di scena ameni, e cheap a dispetto della classe sociale agognata/esibita. Buoni i disegni di Jannì, dalla verace artigianalità , specialità della Casa (Bonelli). La sua versione di Nick è particolarmente “fashionista” (insolitamente numerosi i suoi cambi di look…),ma poi risalta piuttosto la corposa ed accurata composizione delle vignette, con l’ottimo bilanciamento tra incisività delle chine ed inventiva nel mantenere alto e precisato il gusto del dettaglio (imho).


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            DIABOLIK_La Testa del drago
            Astorina s.r.l. 144pp., b/n. 2,80€.
            Testi_ Enrico Lotti e Alessandro Mainardi / Disegni_ Antonio Muscatiello.

            Nelle mire audaci di DK torna il meraviglioso rubino denominato Testa di Drago, che per ben due volte era sfuggito alle sue brame, mancando il colpo. L’unica criticità che lo rende temporaneamente prendibile è il trasporto su blindato verso il caveau della più recente e munita banca di Clerville, per altro da effettuarsi su un percorso in cui non possono esserci trucchi “dormienti” approntati allo scopo. Neppure questo però ferma l’ingegno criminale di DK; tuttavia giocato dall’istinto previdente dell’Ispettore Ginko, incaricato della sicurezza del rubino, che tuttavia rimane “esposto” , alla tentazione di un furto che dovrebbe avere modalità ancora più incredibili del precedente. In perfetto coordinamento con Eva, DK raccoglie la sfida ; ma anche stavolta pare aver sottovalutato la solerzia di Ginko…
            In blanda continuità con due precedenti albi, rievocati (ne parla Ginko…) all’inizio dell’episodio : il classico scoglio dello “spiegone” da digerire prima di affacciarsi ad una storia che riprende piuttosto le più classiche schermaglie ( sia a distanza che pericolosamente ravvicinate ;-) ) tra DK e Ginko . Poiché sappiamo che “vincerà”, lo spasso è vedere cosa di impossibile s’inventeranno Eva e DK ( qui assolutamente in un regime quasi paritario di destrezza e pugnace coraggio…) per eludere, sopravanzare e disinnescare ad oltranza le contro-contro-contromosse messe in atto dall’Ispettore per salvare la spettacolosa Testa di Drago, affinché non finisca nel salotto di uno dei rifugi della coppia diabolika.
            La trattazione digitale dei disegni mi sembra esca , al mio opinabile gusto, in maniera fastidiosa. I ritratti hanno una affilata eleganza che talvolta stona ( vedi Eva , perfino troppo intensa e “conciata” rimanendo nei comodi abiti scuri da “lavoro”) o volge ad una accentuata stilizzazione (DK in calzamaglia sembra un ballerino dalla corporatura assai asciutta). Costantemente buona la disposizione degli elementi compositivi le vignette, utile a governare senso della dinamicità e ritmo ed a scongiurare l’effetto “carta da parati” degli sfondi . In questo senso i retini ( di Leonardo Vasco)supportano, senza essere un’estrema risorsa. In coda anche sedici pagine con foto in b/n e brevi note affettuose per ricordare i cento anni dalla nascita di Angela Giussani (1922_1987), la “mamma” di Diabolik (imho).
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              DIABOLIK_ Vendetta trasversale
              Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 2,80€.
              Testi_Angela e Luciana Giussani / Disegni _ Sergio Zaniboni (matite), Franco Paludetti e Brenno Fiumali (chine).
              L’imprevista attivazione dell’allarme nella villa dei Darrin non fa’ desistere Eva dal vuotarne la cassaforte. Attardata, tuttavia si espone ai colpi di pistola esplosi da Germana, una dei figli del patriarca, come tutti destata dal trambusto. Senza più badare alla refurtiva Diabolik recupera la compagna ferita e si dilegua, seminando con un trucco automobilistico dei suoi la pattuglia di sbirri, sopraggiunta ed ugualmente allertata dall’antifurto. Prevale dunque la presenza di spirito e la solidità caratteriale di Germana Darrin , per altro sconosciuti al fratello Lucio, patologico quanto indebitato giocatore di poker , ed alla sorella Marcella, che sperpera invece le sostanze di famiglia per mantenere giovani amanti; ma le condizioni critiche di Eva la espongono alla vendetta di Diabolik, costretto a rapire un noto chirurgo per un delicatissimo intervento alla colonna vertebrale praticato su lady Kant direttamente nel covo dove è anche detenuta Edvige Darrin , la zia di Germana a cui Eva si era sostituita per tentare il colpo dei gioielli . Le precauzioni prese e l’intervento di Ginko angosciano tuttavia il clan per la rivalsa di Diabolik , che pare giungere indirettamente con…
              Episodio pienamente afferibile al tag parenti-serpenti; con DK che pone in essere un comportamento crudele ( definizione messa in bocca a Ginko ;-) ) ma diretto ( non è tipo insomma da invadere l’Ucraina e buttarla sull’antiamericanismo…), mentre i consanguinei se ne fanno di ogni , usando addirittura Diabolik come capro espiatorio. Lui parzialmente abbozza , considerando i gioielli il principale conto in sospeso coi Darrin , incurante ad un certo punto dei loro raggiri. E non sarà infine neppure il solo a mettere il sigillo definitivo allo sporco affare dei famigli.
              Con così tanti personaggi negativi la sceneggiatura si gonfia di bassezze incrociate che fanno lievitare positivamente ritmo e colpi di scena, pure col vantaggio di non dover spiegare la dinamica dei colpi , già intrinsecamente impostato col semplice primo piano di Eva soddisfatta dai preziosi che si accinge a prelevare e da dialoghi che sostanzialmente comunicano anche altro ( vedi il ruolo della zia…). L’intervento esterno , comunque saldamente preannunciato e nella logica degli eventi, chiude una parabola im-morale dove ne esce alla grande il dottore che salva Eva ed alla fine lo stesso DK , implacabile ma limpido nella sua azione criminale.
              Il bravo Zaniboni non largheggia in creatività nel fissare gli sfondi ma s’impegna a sottolineare le differenze di personalità dei Darrin , giustapponendo all’ordinata Germana l’esplicita emotività della pseudo finta tonta Marcella,e l’aspetto quasi angelico del biondino Lucio, maschera sul suo abissale egocentrismo. Indovinati anche il biscazziere usuraio e la zietta infida . E’ un “Diabolik” di fine anni ottanta, ripensato e ri-strutturato rispetto agli inizi ma pur sempre farina del sacco delle sue “madri” creative (imho).
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                JULIA n.ro 285 Gemme nel buio
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                Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Paolo Di Clemente.
                A causa di un raggiro finito nel sangue (!), una giovanissima coppietta di truffatori si trova a dover gestire la sottrazione di una partita di diamanti. Tra qualche cannetta e sogni di emancipazione e riscatto in Messico (lui è “latinos”) , due ragazzi borderline con diverse attenuanti in campo familiare e sociale, ma tuttavia consci delle loro azioni, nei limiti di una (verde) età fatta per gli esperimenti piuttosto che per le esperienze formate. Ed il passaggio critico dell’immissione sul mercato nero delle pietre mette sulle tracce dei due personaggi assai pericolosi e sinistri .
                A parte la pregnante e sempre attuale questione americana (Usa) della vasta disponibilità di armi da fuoco, i protagonisti della storia non prendono particolari precauzioni nell’impulso del loro agire , quindi ne esce un’indagine abbastanza piana, sfrondata dall’iniziale capibile pre-giudizio che gli autori del misfatto fossero più adulti, triangolando luoghi e momenti dell’iniziale “adescamento” del turlupinato, avvenuto in luogo pubblico con testimoni , per poi _con mestiere_ ricostruire la dinamica del fattaccio. Sebbene sia l’unica presente in cover (sempre by Cristiano Spadoni), Julia ha un ruolo testimoniale e conoscitivo (…del disagio , specie del ragazzo…) che non incide sul “destino segnato” dell’epilogo, che indora la pillola con un falso finale lirico prima di scaraventarci nella realtà di una violenza cruda ed aggressiva, per altro scaturita da circostanze in parte estranee a chi ne viene attinto (…di nuovo , il destino). Da segnalare che il portato di amore/morte e gioventù sensibilizza perfino il quadratissimo Ten. Alan John Webb , al contempo preso dall’interesse amoroso per Una Tecnico informatico .La commozione e l’empatia dunque sopra la trama, che di “giallo” in sé lascia poco.
                Ottima la puntualità espressiva dei disegni, al limite con qualche discontinuità di finitura delle tavole , anche un po’ appesantite dalle ombreggiature (imho).



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                  IL COMMISSARIO RICCIARDI Magazine 2022
                  SBE. 176pp., b/n. 8,50€.
                  In questa edizione, tre storie (brevi) ed originali di “Ricciardi”, ossia prive di una base letteraria di partenza e dunque pienamente riconducibili ai loro autori sul media fumetto, più “Un’Indagine de I Bastardi di Pizzofalcone”, attribuita anche a Maurizio De Giovanni nel soggetto (…d’altronde i personaggi sono suoi :-p ), ma che è piuttosto una presentazione quasi in forma di “confessionale” della squadra dei “Bastardi”, con testi di Claudio Falco. Utile a chi è del tutto digiuno della serie, altrimenti si tratta di informazioni sostanzialmente già esperite.
                  Disegni di Carmelo Zagaria, che fa’ convivere la struttura antropomorfa delle corporature e la “normalità” di ogni altro oggetto in scena e le teste, sbizzarrite in varie razze di animali (i “Bastardi” sono dei “cani”…). Penso che il tutto direbbe ancor di più la sua con una passata di colore, ma pure così l’autore non manca di incisività nella stilizzazione scattante ed affilata della sua vena artistica.
                  Come è nella tradizione dei “Magazine” , il Commissario R. non ha il sopravvento nei suoi episodi, ma interviene piuttosto come osservatore interessato, in appoggio ad altri protagonisti . In “Bammenella ‘copp’ ‘e quartiere” (Testi_Claudio Falco / Disegni_ Luigi Siniscalchi)un guappo di lungo corso viene scannato sul “suo” territorio da un ambizioso rivale, a cui aveva appena fatto abbassare la cresta. Un caso giudiziario drammaticamente evidente che però coinvolge il vissuto di Femminella ( il Travesta informatore di Maione , ed ex amante della vittima); capace d’altronde d’ispirare anche una applaudita recita teatrale. Piccolo saggio sull’amore “non binario” e sulla tolleranza; temi in parte ribattuti in “Un Caso senza importanza”( Testi_Paolo Terracciano / Disegni_ Luigi Siniscalchi) : la Real Casa si sposta a Posillipo per blindate vacanze estive, mentre il mare restituisce il corpo straziato a morte di un altrimenti bellissimo giovanotto, noto perché si prostituiva con ricche signore , sebbene preferisse compagnia maschile , confidando ad un’amica (;-) ) di aver allacciato un rapporto con un Principe…
                  Una indiscrezione spinosa od una “fake news” con cui rendere ricattabili le più alte rappresentanze istituzionali del Paese? Un dilemma (che resta) irrisolto e lasciato in carico al Commissario Ricciardi, incerto e sospettoso se sentirsi fuorviato o piuttosto pedina di un gioco sporco e coperto. Di stringente attualità, neh? A-temporale invece “Ponte Sebastiano, asservirvi” (Testi_Sergio Brancato / Disegni_Alessandro Nespolino), satira sulla piccineria al (sotto)potere, ovvero l’uomo medio(cre) S. Ponte, tiranneggiato a casa dall’anziana dispotica mammà e sul lavoro dal Dott. Garzo Angelo ( altro concentrato di protervia malriposta ed ambizione inversamente proporzionale alle capacità effettive) di cui è frastornato assistente. Seguiamo una lunga giornata di scocciature , subite ma pure provocate da una certa cronica dabbenaggine. Disegni limpidi e composti, sintonizzati sulle pose grottesche di Ponte & co. Evidente eccezione proprio R. , che ha qualche scambio di battute col tapino, ritratto con una fisicità insolitamente allampanata, come volutamente aliena (?) al magro “spettacolo” dato dai colleghi.
                  Dal canto suo Siniscalchi adatta la Napoli degli anni trenta ad una certa esemplificazione del/nel suo stile, coprendo panneggi e scenografie di un’incessante sfilza di linee rette ed incrociate, fino ai tratteggi “sparsi” sulle facce , d’altronde non esenti da un’opportuna comunicatività (imho).


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                    IL COMMISSARIO RICCIARDI_ Anime di vetro
                    SBE. 178pp., b/n e toni di ocra. 8,90€.
                    Testi_ Claudio Falco / Disegni_ Luigi Siniscalchi.
                    Nel sempre afoso giugno del ’32 si palesa in Questura il Conte Romualdo Palmieri di Roccaspina, per assumersi la responsabilità del recente omicidio di Ludovico Piro, avvocato partenopeo piuttosto in vista e con una parallela attività riservata quanto fruttuosa : prestare soldi a strozzo a chi, come l’aristocratico, si divora vita e patrimonio col gioco d’azzardo. Caso archiviato dunque, in attesa di processo; all’approssimarsi del quale la moglie del reo confesso fornisce al Commissario Ricciardi _ che non ha seguito direttamente l’investigazione ma conosce tuttalpiù la coppia per una circostanza lavorativa precedente_ il più scontato degli alibi : il consorte era a dormire a casa la notte del delitto, cagionato con un’arma impropria mai rinvenuta , con modalità che si limitano a ratificare la d’altronde piena confessione del ludopate. Per scrupolo e per impegnare la mente già abbastanza rabbuiata R. accetta di sondare _senza mandato ufficiale e dunque senza autorità_ qualche rilievo ; che non riesce a fugare i suoi dubbi, anzi…
                    Intanto Livia Lucani individua in Enrica Colombo la sua “rivale” e, nell’impeto della gelosia, impegna certe sue conoscenze riservate per mettere sotto osservazione la ragazza (!) , nel frattempo corteggiata da un diplomatico tedesco , forse non del tutto sincero sul suo ruolo effettivo in Italia.

                    Ben lungi dallo sciogliersi , le sottotrame amorose inguaiano il Commissario ( dandoci sentore del clima di paranoia insito nei regimi illiberali)peggio dei sotterfugi usati per eludere ( con la generosa solidarietà del Brigadiere Maione) la pigrizia dei titolari dell’inchiesta giudiziaria che, a distanza di mesi sta per avere un epilogo che sembra già scritto; al quale il Palmieri non si sottrae ma non in modo del tutto passivo, mantenendo la lucidità di sfruttare qualche attenuante ed ottenere una pena parzialmente non ostativa. Persegue testardamente il suo “piano” e Ricciardi non riesce a cavare ragioni plausibili del suo comportamento (fino a…). Qui la sceneggiatura un po’ “imbroglia” il lettore,chiudendogli interpretazioni che alla resa dei fatti risulteranno legittime e, prendendo ad esempio gli “assolutismi” sentimentali dei testi anche di alcune canzoni _ovviamente_ napoletane, ci appoggia fideisticamente la trama. Di suo la storia è articolata e piuttosto verbosa , in grado di avvincere convergendo sulle misteriose motivazioni del galeotto, ma anche spremendo autonomamente linfa vitale/comportamentale dai tanti comprimari. E’ l’adattamento a fumetti del romanzo di Maurizio De Giovanni, nell’edizione per le edicole.
                    Il Sinis(calchi)non si snatura ma è qui obbiettivamente più meticoloso e prodigo (rispetto ai suoi ep. nel “Magazine”)nel precisare la Napoli anni ’30, specie delle classi sociali impegnate a darsi un qualche contegno di ordine e benessere , come del resto virilmente auspicato dal Fascismo :-p . Rimane sempre un disegnatore in “aggiunta” che in “levare” e dunque i ritratti sembrano sempre induriti/invecchiati. Opportuna la stesura ( a cura di Carmelo Zagaria, Giovanni Preziosi e Giusy Ianniello),con sicuro effetto vintage ,dei toni di ocra , che fissano quasi fotograficamente anni dove campare era dura e la spensieratezza era probabilmente un surrogato, come per il caffè autarchico napoletano. La cover piovosa di Daniele Bigliardo c’azzecca poco ma amen (imho).


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                      IL ROGO DI PRIMAVALLE_ L’Omicidio politicamente corretto dei f.lli Mattei
                      Ferrogallico. 96pp., b/n. 19,00€.
                      TestI_ Annamaria Gravino / Disegni_ Valeria Manto.
                      Un tragico, straziante e delittuoso episodio della nostra storia recente ( formalmente, l’iter giudiziario correlato si è esaurito a metà anni ’80), rievocato in forma stringente di GN, ed inserito dall’editore nella collana “Anni ‘70”. Canonicamente, gli antefatti _ che corrono dalla primavera romana del ‘73_ forniscono le basi cognitive della vicenda; e narrano del popolare quartiere di Primavalle, una periferia un gradino appena sopra le baracche dei “brutti, sporchi e cattivi”(cit.), in cui il netturbino e padre di numerosa prole Mario Mattei s’interessa dell’attualità coordinando la sezione locale del Movimento Sociale Italiano. Non è preclusa una vivace dialettica coi “rossi” del vicinato, ma i giovani comunisti sono già fin troppo orientati sull’estrema sinistra extra-parlamentare (POTere OPeraio) ed hanno in radicale uggia i “Fasci”; benché poi nella vita frequentino con piacere piuttosto “compagni” di estrazione benestante e borghese. La lotta politica degenera alle vie di fatto e nella sciagurata nottata del 16 Aprile 1973, due attivisti “rivoluzionari” (sic!) lasciano una tanica di carburante a bruciare l’ingresso dell’appartamento dei Mattei. Prenderà fuoco tutta la casa e periranno arsi vivi (!) due figli del Sig.Mario : Virgilio M. (anni 22) e Stefano M. (anni 8). Il Segretario missino Giorgio Almirante ( con la moglie Assunta) porterà con partecipata sollecitudine alla famiglia il sostegno morale e materiale suo personale e del partito; Potop si guarderà bene di approfondire il caso, mentre piuttosto dagli ambienti intellettuali vicini all’antifascismo di sinistra partirà una controinchiesta (…sedicente) atta a scaricare responsabilità dalla loro parte ideologica. Tuttavia gli inquirenti, messi a priori ed ulteriormente sotto pressione anche da aperte rimostranze di piazza radunate dai “compagni”, riescono ad istruire un processo a carico di tre giovani , immediatamente protetti dal “Soccorso Rosso” di personalità sinistrorse in vista (Franca Rame e Dario Fo in primis), ulteriore serbatoio di illazioni e congetture partigiane. Pure cavalcate dalla difesa degli imputati ,che strappano infine un’assoluzione per insufficienza probatoria ,sentenza aggiornata in Appello come invece omicidio (solo) colposo, coi rei che nel frattempo però si sono resi latitanti . Giustizia non è fatta!
                      Scritto con buona misura, il fumetto non è appesantito da toni comizianti , cercando invece di dare un senso verace alla quotidianità della Fam. Mattei , ed alla coesione psicologica delle loro personalità , prima e dopo il rogo. Il sunteggio delle fasi processuali mette in luce il collegio di avvocati d’area dei Mattei , la mutua passione militante ma pure il pragmatismo realistico, temprato dai pre-giudizi messi in ordine dall’altrui avversione politica. Penetrante la stoicità dei famigli di Stefano e Virgilio, giustamente rammentati nella “semplicità” dei loro gesti e delle loro aspirazioni, comuni ed oneste.
                      I disegni denunciano più di qualche ingessatura posturale, coi ritratti che devono adeguarsi allo scorrere del tempo e, specie nelle figure di supporto possono generare fraintendimenti. Trovato un refuso a pag.69 ( vignetta 3 : inversione delle battute). Sfondi talvolta evanescenti/piatti; non manca però una certa forza evocativa,resa senza bisogno di sottolineature retoriche testuali (imho).
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                        IL CORVO_ Memento mori 3 ( di 4)
                        Edizioni BD. 32pp., a colori. 3,90€.
                        Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Werther Dell’Edera / Colori_ Giovanna Niro.
                        Tolta la tara delle pagine di pubblicità, dei crediti, delle variant cover , della “Short story ( di De fIlippi /Ercolani , su un pedo buggerato di brutto dalla sua vittima designata ma corvi-munita…)e di interviste agli autori delle altre storie brevi , ce sta ‘sto cane secco morto e risorto Amadio David (16 anni forever)che in bus raggiunge Torpignatta dove _vedi “Bangla”_ se riuniscono in preghiera _mortacci loro_ gl’islamici,; ne stende un botto con una tecnica che avete visto in film asiatici che andavano assai di moda qualche annetto fa; e niente, p’iomba in una stanza e chi ti trova? Coso (…) .
                        I dialoghi sono telegrafati o citazioni dell’Antico Testamento, con chiosa iniziale di Platone feat. Schopenhauer , l’azione sono i soliti combat ‘gnoranti e gradassi a là RRobe ed il colpo di scena finale è quell’ombra di idea che abbiamo atteso, stremati, da due più uno segmenti. Un po’ pochino (e/) ma ci manca (pure) il finale (minacciosamente “politicamente corretto”?).
                        Con un tratto “finno finno”, come direbbe Gianfranco Funari imitato da Corrado Guzzanti, il prode Dell’Edera ci mette la sua strizzata stilosità
                        “ a mano libera”per trovare l’inquadratura impattante, mentre la Niro gli copia il nero a chiazze e gli concerta una paletta di colori ristretta , giusto per far risaltare il rosso vermiglio del sangue. Che se non è quello versato, la religione dura & pura concorrerà con l’autoflagellazione. In attesa della conclusione il giudizio pende verso una tiepida perplessità (imho).

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                          I BASTARDI DI PIZZOFALCONE _ Buio
                          SBE. 144pp., a colori. 8,90€.
                          Testi_ Claudio Falco e Paolo Terracciano / Disegni_ Fabiana Fiengo / Colori_ Chiara Imparato.
                          Versione a fumetti per la distribuzione nelle edicole di un romanzo poliziesco di Maurizio De Giovanni.
                          Durante la visita di una scolaresca presso il Museo Archeologico (di Napoli) , un bambino si allontana senza apparente costrizione accompagnato da una donna. Si trova sequestrato, a scopo di estorsione, in quanto unico ed adorato nipote di uno degli imprenditori più ammanicati e soprattutto benestanti della Campania. La notifica della scomparsa del piccolo arriva al commissariato di Pizzofalcone che, per turnazione , mette sul caso una coppia “mal assortita” di sbirri _giacché altri sono impegnati su un furto in appartamento_ , dandogli così un’occasione per responsabilizzarsi, intorno ad un caso che impregna i pensieri di tutta la squadra , in un’ansiogena corsa contro il tempo scaturita dalla naturale solidarietà verso la giovane vittima del rapimento. Doveroso _tra le altre fonti e le ricerche d’archivio_ formare un quadro indiziario interrogando la famiglia del piccolo, che si rivela litigiosa e disunita, con più di un( suo) componente che potrebbe avvantaggiarsi del riscatto (!), data d’altronde la sensazione degli inquirenti che un “basista” abbia agevolato il misfatto e stia tirando i fili agli esecutori materiali : una coppia di stranieri stressata dall’impazienza, fino a…
                          La sceneggiatura vellica il lettore mettendolo sempre un passo avanti agli sbirri, anticipandogli i colpi di scena per poi invece cambiare registro nel finale, che rimane “aperto”, non esplicito, ma concedente anche l’interpretazione più angosciosa…
                          Mentre la sottotrama del “furto” sembra prendere una sua amena direzione indipendente il focus del volume ( completato da un’intervista alla Fiengo, illustrazioni promozionali e fasi di studio dei personaggi qui inediti) sciorina la parata di un parentado saturo di rancori ed inimicizie; e dove c’è chi ha molto ma potrebbe non bastargli :-p. Il movente pecuniario d’altronde è palese , quindi la domanda /suspense da soddisfare è chi c’è dietro allo spregevole reato, e se la sua volontà di fondo di non nuocere al bambino non venga pervertita dal precipitare degli eventi. Nei ritagli dell’indagine anche un po’ di soap-opera sulla vita privata degli agenti ;-). E il tutto può bastare per intrattenere.
                          Dato forse (anche) il tipo di carta impiegato ed in omaggio al titolo (?) il pattern dei colori tende a scurire , mantenendosi caratterizzato nel lpersonalizzare la “fauna” zoomorfa che distingue questa serie grafica, per altro molto libera e variegata nell’interpretazione della gabbia delle tavole, con soluzioni visive dinamiche e/o riccamente descrittive ed avvolgenti tridimensionalmente. Fine e di conseguente ben controllato il conferimento emozionale trasposto sui “musi” di tutti i protagonisti (imho).
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