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    KEN PARKER_ Mine town
    Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
    In Montana, d’inverno con la neve, presso il presidio militare di Fort Smith. Che, a corto di viveri, incarica KP e tre altri scout di organizzare una battuta di caccia al cervo. Poco fortunata, ma provvidenziale per salvare il nuovo cuoco (cinese) da un assalto indiano. Rimediata così, comunque, la cena, Ken riceve subito un nuovo affidamento : trasferire con sollecitudine, alla testa di una squadra selezionata ,una mandria di bovini, anch’essa destinata a riserva alimentare . Dopo un’ulteriore azione salvifica a danno di pellerossa, quando gli uomini arrivano “franco partenza” dove devono ritirare i ruminanti , a muso duro si sentono rispondere che le bestie ora sono di esclusiva proprietà di un imprenditore locale del ramo miniere. Riscattare il maltolto comporterà piombo e furore…
    Nel corpo editoriale di “Ken Parker” questo è il secondo episodio della serie classica, ovvero in assoluto; ma è già pienamente assimilabile a se stante, anche senza avere riferimenti del primo numero. In compenso porta in nuce alcuni temi ricorrenti sulla testata (il rapporto conflittuale con gli indiani _che tuttavia non sono mai una omogenea realtà solo ostile_ ; il signorotto che spadroneggia su un determinato territorio coadiuvato da una masnada di galoppini; l’amicizia virile accidentata; il “siparietto” comico; la figura della prostituta “ma” dal “cuore d’oro”; il tema del viaggio e della caccia…), con un KP però ancora forse in via di definizione. Nella sua prima versione (qui) un po’ troppo “maschio alfa”, quadrato , risoluto e con una abilità ad…Uccidere a mani nude e con lame che gli invidierebbe anche Diabolik (!).
    Limitando al massimo le didascalie e con un economizzato ma brillante intervento dei dialoghi la parte grafica trova un Milazzo che non ha “sciolto le briglie” al suo segno più essenziale (…alla peggio ,tirato via :-p ) ed istintivo; tuttavia pare piegarsi talvolta ad un gusto “alla francese” per il fumetto umoristico , che tenta i personaggi più caratterizzati. Trama a parte, chi ha dimestichezza col cinema western potrà compiacersi di riconoscere inquadrature (cioè vignette) di riferimento, pregne di inventiva estetico-dinamica. Più tipicamente “Made in Milazzo” piuttosto è il ricavato dell’inchiostrazione, di norma compatta ed abile tuttavia a liberare altamente espressivi squarci di “luce” radente (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MADAME BOVARY
      Mondadori Comics. 56pp.Cartonato a colori. 7,90€.
      Testi_Daniel Bardet / Disegni_Michel Janvier e Yolaine Vallet / Colori_ Sthepane Bein e Romain Janvier.
      Un adattamento a fumetti (corredato da una decina di pagine con note testuali ed iconografiche) del celebre romanzo di Gustave Flaubert, assunto a termine colloquiale corrente (il “bovarismo”). Dove è narrato di un’avvenente fanciulla, Emma Rouault, sognatrice dell’ebbrezza del bello, in primis in campo sentimentale con una totalizzante storia d’amore e cogliendo gli stimoli materiali ed intellettuali che tuttavia può offrire solo una grossa metropoli; mentre lei è relegataq in provincia. Finendo per sposare e dando una figlia a Charles Bovary, medico condotto di paese, buon diavolo senza grilli per la testa, ordinario e senza grosse ambizioni ( né probabilmente la capacità eventuale di concretizzarle…),Emma somatizza, spazientendosi immalinconita . ed infine cerca e crede di trovare, a più riprese ed a intermittenti rigurgiti di rimorso la qualità dei sentimenti che si era prefissata in altri uomini e costosi ammennicoli, ma finisce di doverne sostenere il prezzo , risucchiata, tradita(… e traditrice) , in un vortice di sotterfugi, debiti ed illusioni. Non finirà bene.
      La donna è mobile, se di provincia anche peggio forse, in un bottino letterario di archetipi (o stereotipi?) così ben fissati da Flaubert da resistere fino ai giorni nostri :-p. Senza infamia né lode disegni e colori, determinati a fissare sulle vignette più che altro i faccioni flosci (Emma dalle tumide labbra a parte…) dei protagonisti . Comunque il dottor Bovary è preciso spaccato Ghigo Renzulli dei Litfiba (xD, xD).(imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        MANIFEST DESTINY 1
        Saldapress. 46pp., a colori. 3,30€.
        Testi_ Chris Dingess / Disegni_ Matthew Roberts / Colori_ Owen Gieni.
        Sfalsati di tre anni rispetto all’uscita originale americana _sotto le insegne della Skybound di Robert Kirkman_ , i primi due episodi di “Manifest Destiny”, raccolti in un brossurato da edicola a partire dal Mar. 2016. Con l’intervento di una base storiografica pertinente , un fumetto che ingrana fantascienza horror cucinati nel cuore di tenebra (cit.) dell’embrione statunitense, in formazione nel 1804. A Maggio , le notazioni sul diario del Cap. Meriwether Lewis ( ovvero le _molte_ didascalie del comic ;-) ) che comanda il fido ma all’occorrenza ruvido Sottotenente William Clark ed un equipaggio misto di militari e pessimi elementi avanzi di galera (…letteralmente) messi in quota “sacrificabili” in battaglia su tre imbarcazioni fluviali atte ad esplorare/mappare/bonificare le selvagge Terre della costituente Unione, sponda Occidentale. Ci stava quasi d’annoiarsi, giacché latitano _in vista di un avamposto (Fortino di La Charrette) già individuato nei piani (…concordati addirittura , in via strettamente riservata, col Presidente Jefferson…) come base d’appoggio e ristoro_ indiani e selvaggina aggressiva; ma due scoperte oltremodo insolite ed inquietanti gettano scompiglio (eufemismo) nella ciurma…
        Su penna (d’oca) e calamaio gli “X-Files” di qualche apprendista stregone o di una realtà alternativa e magari aliena presa di petto da unità di speciali esploratori, non del tutto edotti del pericolo incombente (insomma, “Aliens”), sollecitati da una performance di stranezze ad accumulo ed ineluttabile countdown di accoppati morti male. Sembra.
        Pittati di colori sugosi e pulsanti (come “ ‘68”, per rimanere in casa dell’editore) i disegni strizzano l’anatomia umana in una tagliente caratterizzazione che pare prendere , a stare larghi, Chester Gould, Tony Moore e qualche scoria di Giorgio Pontrelli , non perdendo per altro puntualità di dettaglio ed esattezza espressiva sebbene, come da antico insegnamento, le “creature”più “strane” fanno più paura se suggerite prima che mostrate open(imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          IL COMMISSARIO RICCIARDI_ Magazine 2021
          SBE. 176pp., b/n. 8,50€.
          Quattro storie complete, di cui una riguarda la serie de “I Bastardi di Pizzofalcone”. Come d’abitudine nei “Magazine”, L.A. Ricciardi non è necessariamente il protagonista incontrastato. Ed infatti ne “Lo Spirito giusto” ( Testi_Claudio Falco / Disegni_Daniele Bigliardo) l’io narrante è la domestica Rosa Vaglio che, con soave serenità, rompe la quarta parete essendo…Defunta (!); parlando di sé e della nipote Nelide _che le è succeduta a casa Ricciardi_ , in un quasi riassunto di avvenimenti già accaduti e conosciuti. Intanto Ricciardi , non senza il Brigadiere Maione, è chiamato a risolvere il caso di un macellaio ammazzato di buon mattino con uno dei coltellacci in dotazione alla sua bottega. Buoni i disegni, che caricano la forte caratterizzazione di Rosa e Nelide, con tratteggi a là Bacilieri e rotondezze alla Magnus. La trama, più convenzionale si giustappone a quella dell’episodio ( ambientato ai giorni nostri ) dei “Bastardi…” dal titolo “Il Segreto di Martina” (Testi_ Sergio Brancato / Disegni_Carmelo Zagaria); in cui una delicata indagine su molestie sessuali , desunte dal disagio di una studentessa dodicenne manifestato nei confronti del padre (!) lascerà abbastanza esterrefatti , a prescindere da implicazioni giudiziarie riscontrabili. Bei dialoghi e disegni estrosi , con linee pulite e ben modulate. Forse talvolta le ombre sono però un po’ addensate .In “L’Uomo senza nome” ( Testi_Paolo Terracciano / Disegni_ Alessandro Nespolino) Ricciardi risulta totalmente avulso poiché vengono raccontate le “origini” dell’Agente O.V.R.A conosciuto solo col nome in codice Falco ed incaricato, nel “presente”, di sorvegliare e redigere rapporti su Livia Lucani, di cui è pure innamorato… In questo racconto a fumetti gli autori affrontano in modo molto diretto il tema della repressione politica violenta, finanche assassina , messa in atto fin dai primi momenti del’era fascista contro chi, lucidamente ed impavidamente, ne denunciava le per altro palesi storture nella condotta e nella propaganda. Apprezzabili i disegni , molto dettagliati e pregnanti sia nei ritratti come negli sfondi o vedute d’insieme in generale. “Canzone per Livia” (Testi_Sergio Brancato / Disegni_ Luigi Siniscalchi)infineè l’unico segmento che non vede Maurizio De giovanni collaborare ai soggetti, e dunque si tratta di una storia del tutto originale; focalizzato su Livia Lucani in un ingegnoso gioco meta-cinematografico : Lei, negli anni venti, già sposa abbondantemente tradita dell’arrogante e famoso tenore Vezzi, durante un tour professionale negli Usa conosce un giovane squattrinato aspirante attore di cinema , con cui ha una relazione , per forza maggiore a termine. Lui poi è diventato piuttosto famoso , fino a divenire il protagonista del film che Livia si reca a vedere con un’amica. E finisce per identificarsi nell’eroina della trama, pensando però al suo amore “mancato” attuale : Luigi Alfredo Ricciardi!
          Cosicché Richards/Ricciardi diventa un private eye alla Sam Spade che salva la “pupa” Livia da un malintenzionato _ meglio ed a dispetto della polizia disposta dal Commissario Raf Maione (!)_ e tra i due scoppia la passione, nella fiction ;-) . Si avverte l’impegno a documentare visivamente i “ruggenti anni ‘20” , anche se il disegnatore, per sua scelta stilistica, ci dà dentro di tratteggi con una certa monotonia di spessori , ma trova un’ulteriore differenziazione grafica facendo le parti “cinematografiche”con una spiccata essenzialità da cartoon , però senza tradire gli stilemi Noir, col compassato investigatore in trench e perenne tabacchino , che seduce all’istante la bomba sexy in lungo ma dalle forme assai “larghe” :-p . I “Ricciardi…”sono sempre un bel leggere (imho).

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            MARTIN HEL_ Le Ali scure del terrore
            Eura Editoriale. 96pp., b/n. Lit. 4000.
            Testi_Robin Wood / Disegni_Angel Fernandez.
            Sdraiata la tipa in una protratta mattinata nella sua lussuosa villa parigina, Martin Hel la accompagna poi a pranzo. Presso una casa che ha nulla del bistrot o del ristorante gourmet ,e dove si servono perlopiù nordafricani. Accolto molto calorosamente , alla girl non resta che farsi raccontare le circostanze che hanno (ri)unito Martin ed i suoi amici.
            Nel Continente Nero , con altri due europei Martin venne derubato e rapito da truppe di un auto-proclamato Generale ,impegnato in una guerra (civile) di (presunta) liberazione, divenuta solo una carneficina a cura di due fazioni belligeranti opposte, svelte a rivalersi con le armi e la prepotenza sulla stremata popolazione civile ed i pochi, appunto, professionisti stranieri; magari da eliminare di nascosto per non attirare ingerenze sanzonatorie degli “occidentali”. I tre uomini dunque sono trascinati in pieno deserto in vista di una fine infausta, ma Martin viene “contattato psichicamente “(!) da una “strega” _dapprima consultata dagli abitanti di uno dei poverissimi villaggi taglieggiati_ , venendo istruito su come prepararsi a scappare e raggiungerla. Ciò avviene , in maniera straordinaria, e lega _ dopo ulteriori travagliate vicissitudini_ il “prescelto” Martin Hel ai cuori di quei disgraziati d’Africa…
            Anche il lettore più che occasionale (…io)non ha difficoltà a sintonizzarsi sulla serie avventurosa/paranormale di “Martin Hell” (qui nella veste di un “bonellide” da edicola , datato Dic. 1999), personaggio fatto e finito , cioè con un background scarno e nemmeno troppo pubblicizzato e che non ha neppure una rilevante evoluzione biografica-esistenziale. Un cicisbeo fan*****sta a metà tra Ron Moss di “Beautiful” ed Alberigo Evani del Milan (:-o ) imballato di grana e dunque sempre con l’espressione soddisfatta del gatto-col-sorcio-in-bocca che vede gente e fa’ cose magari legate al suo interesse per l’occultismo. Il suo ideatore Wood , mancato il 17/10/2021, in questa occasione imbastisce una trama persino abbastanza convenzionale nella sua diciamo comoda deriva soprannaturale , atta a pilotare l’evoluzione della storia ed a metterVi al centro l’ineffabile Martin Hel nel ruolo di salvatore dei “boveri negri”(sic!), avendoli in affidamento insieme ad un tesoro ( …che non è filosofico, ma in solido…) evidentemente mai usato prima (sic!)per affrancare gli indigeni pezzenti. C’è pure un passagio erotico tra Martin e la vecchissima santona/strega/sensitiva/eremita magicamente rigenerata messo lì a capocchia ed uno stridente passaggio che riguarda i nordafricani (e mussulmani) ben sistematisi a Paris nello stiracchiato finale volemose tutti bene.
            A Fernandez vengono certi faccioni che paiono ripresi col grandangolo che, uniti ad un gusto artigianale, pre -tavoletta grafica, per la robustezza dei tratteggi ed altrettanto per le sottolineature della rugosità della pelle a base d’altronde di un’inchiostrazione aspra e severa, fanno sembrare anche le più fini bellezze femminili , dei travoni non operati (:-p ); e gli inopi dei mascheroni al mardi gras (imho).
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              MARTIN HELL_ Lupi
              Eura Editoriale. 96pp., b/n. Lit.4000.
              Testi_Robin Wood / Disegni_ Angel Fernandez.
              Una misteriosa dama incappucciata comanda una muta di lupi famelici che dilaniano prede umane (!) da lei espressamente indicate,in una innevata zona rurale fuori Mosca. Avvertito da un’amica, Martin Hel si reca in Russia, essendo stato compartecipe parte lesa dei fatti luttuosi per cui stanno “pagando” gli sbranati. Quasi incidentalmente, nello stesso luogo ex sovietico convergono i restanti uomini che parteciparono al misfatto e che da ciò ricavarono l’inizio delle loro cospicue fortune. Su di essi si abbatte presto una vendetta…Bestiale.
              Martin Hel è uno che ne ha passate tante (esperienze) e ne ha ripassate tantissime (donne), quindi è sempre un passo avanti alle nozioni date a conoscere al lettore, per un soggetto tuttavia che saccheggia più di un classico Universal(e) del cinema horror desunto dai romanzi gotici, attualizzati agli anni ’90, ossia ai trafficoni che si arricchirono intestandosi patrimoni di varia natura fuoriusciti dal controllo stringente del partito comunista col suo regime ormai imploso. Qualche passaggio è tirato per i capelli ed in generale non si brilla d’altronde per originalità anche se, rimanendo nel mood, i tasselli della vicenda trovano una completa rispondenza.
              Il taglio delle vignette è un po’ irregolare , con eventuale esubero tridimensionale dei soggetti, un po’ stile manga. Quasi tutta la serie se l’è smazzata Fernandez, che i suoi “Berserk” li ha sviluppati nei supereroi americani e magari ci sta che talvolta vada al risparmio riempiendo virtualmente l’inquadratura con la “gravitas” di primi piani , alla fine conducibili (vedi Boris nella scena del letto, non solo per il montaggio delle tavole fin troppo confondibile con Hel) al mullidae protagonista (imho).


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                DIABOLIK_Ottocento lacrime di ghiaccio
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                Testi_Mario Gomboli e Andrea Pasini / Disegni_ Enzo Facciolo e Paolo Tani.
                Ossia l’ottocentesimo episodio della serie regolare di inediti ( qui al 01/10/2013). Con un tratto d’unione col numero settecento, ovvero la peperina e sfrontata archeologa Magda Forrest, che anche stavolta lusinga DK e Eva con uno scambio di collaborazione per arrivare a reperti antichi di enorme valore, sia storico che veniale (;-) ). Una sfida , anche quella di riporre piena fiducia in Magda _dato il precedente_ , che stuzzica la coppia diabolika, pronta a muoversi tra Clerville ed uno Stato africano (…al solito rappresentato sotto la lente delle lotte tribali; della penuria economica di molti e delle ricchezze naturali saccheggiate da qualche cricca politico-settaria…).
                Creato un antagonismo col “solito” ( nella città di Diabolik ne devono vivere migliaia ,xD) commerciante di preziosi che in qualche modo allunga la sua influenza fin là, assoldando in loco una marmaglia di mercenari (:-p), la sceneggiatura offre l’avventura africana come una caccia al tesoro alla Indiana Jones , preservando ( vedi il sottofinale) la “sacralità”dell’impianto religioso che fa’ da serbatoio alla raccolta del bottino (una elargizione di 799+1 diamanti straordinari) e dando filo da torcere a Eva , Diabolik e Magda , che devono scarpinare e scervellarsi per accedere alla stanza sotterranea dei preziosi, difesa da trappole ed ovviamente preservata da sguardi meno che attentissimi , scrupolosi e non forniti degli attrezzi passepartout di Diabolik (:-D). Come rilevato da Ginko (in questa occasione del tutto marginale alla vicenda) la conclusione tira fuori (di nuovo) il lato vendicativo dell’uomo in calzamaglia ed occhi di ghiaccio.
                Piuttosto convincente ed “immergente” l’ambientazione esotica (dettagliata) nell’interpretazione dei due disegnatori , che si riservano anche qualche ricercatezza nel passare le chine ; rifacendosi fedelmente a Zaniboni per il personaggio della Forrest , magari fin troppo eterea (…nel senso che pare un’attrice perfettamente truccata prima di un “ciak” tra l’umidità della savana e polverosissimi mausolei dell’antichità ). I necessari “spiegoni” di approfondimento della trama , come l’incalzare dell’azione impongono spesso tavole ravvivate a tre/quattro vignette , magari sviluppate in senso orizzontale , con piacevole effetto “cinema panoramico” (imho).
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                  DIABOLIK_ La Morte sulla collina
                  Astorina s.r.l. 128pp., b/n. 3,00€.
                  Testi_ Mario Gomboli, Angela Giussani e Patricia Martinelli / Disegni_ Sergio Zaniboni (matite) ,Enzo Facciolo (chine).
                  N.B. : il sito ufficiale di “Diabolik” riporta crediti differenti rispetto alla mia fonte cartacea di riferimento (“Diabolik_Magnum”).
                  Rimasta ad evadere pratiche d’ufficio oltre l’orario ordinario, una giovane impiegata raccoglie le ultime scottanti ed agoniche parole di un uomo d’affari , ridotto in fin di vita da due individui armati…Che si accorgono della ragazza e la inseguono . Seppur ferita , scappando in auto ed a piedi la sventurata riesce ad arrivare alla fattoria dove vivono e lavorano il padre e i fratelli, pronti e decisi a difendere la loro congiunta. Tuttavia dovendole prestare cure mediche e vivendo isolati sono costretti a dividersi ed esporsi diventando bersaglio dei due sgherri e di altri loro degni compari , appostati per sopraffarli. Così alla fine ottengono il loro obbiettivo :rapirla!
                  Per liberarla il capofamiglia chiede aiuto a…Diabolik !!
                  Marcato come albo numero duecento ( al 27/09/1971) l’episodio propone una trama particolarmente articolata ed il personaggio forte del Padre (e) contadino, stoico e schietto ed in grado di relazionarsi con DK ed Eva in maniera laicamente paritaria, per quanto evidentemente il suo modo di vivere sia sideralmente lontano da quello del suo interlocutore , di cui da tempo ma senza intervenire sa come ottenere un incontro ravvicinato (;-) ). La sceneggiatura, naturalmente, non trasforma DK in una Onlus, ma evidenzia che la fermezza e la lealtà del Fattore fanno breccia nell’animo del Re del Terrore ,spronandolo a mettere in campo le sue migliori e spregiudicate astuzie . Perfino Ginko, che al solito “mangia la foglia”( buona scusa piuttosto per rispiegare la storia ai duri di comprendonio ?) , non s’impunta troppo sul paisà.
                  I disegni sembrano voler accentuare un clima da cinema western metropolitano, con i protagonisti ed i “figuranti” impegnati a coreografare plateali scontri a fuoco (o minaccia di) e drammatici rodei d’inseguimenti. L’eleganza del tratto è ulteriormente premiata da una fine inchiostrazione ,equilibrata ma al contempo puntuta (imho).
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