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  • Storia completa. 112pp., b/n, 3,20€.
    Le pioggie monsoniche in India svellono il sepolcro dell’arci vampiro Nosferatu e lo zio torna in pista, un poco spaesato dai cambiamenti storici sopravvenuti durante il suo lungo “sonno”. Il riverbero maligno della sua presenza viene avvertito da coloro che vampirizzò anche in epoche remote, capaci un tempo di coalizzarsi per sfidarlo ed a loro volta monitorati da un gruppo di cacciatori di non morti.
    Tracannati litri di emoglobina dai lebbrosi Nosfy si rigenera che neanche Giuliano Amato alle viste del Quirinale e si organizza per parare i colpi del suo ex schiavizzato eppoi socio Vladek , che ha il canino avvelenato per una vecchia ( di duemila anni…) storia di donne (e te pareva); mentre il più figo dei nemrod umani lo insegue per mezzo mondo con i suoi buoni motivi, lustrando l’argenteria _ ostile ai succhia sangue quanto la luce del sole, come da consolidata tradizione_ e preparandosi alla resa dei conti.

    Ulteriori intrecci parenterali condiscono l’intreccio , imperniato dalla scrittura di Olivier Peru su complesse trame di alleanze e passionali vendette ciclicamente snodate negli ultimi due millenni della Storia dell’uomo. Cosa che non uscirebbe particolarmente dal seminato di situazioni vampiresche analoghe, con un protagonista che rammenta il glabro Arnold Vosloo e zompa come “Assassin’s Creed”, con le solite “coincidenze” per cui i protagonisti si trovano spesso nell’orbita dei fatti storici più dirimenti . Solo che lo sceneggiatore nel mezzo della spiegazione delle origini del villain cala un asso da Charlie Hebdo, che sconsiglio dunque agli accoliti di Radio Maria ed altro non dico.

    Un bravo a Stefano Martino , le cui tavole traboccano di rifiniture ed enfasi estetica con _dato l’argomento_ sottolineature sleazy ed horror.

    Da leggere non di meno.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • Prima parte. A colori. 48pp., 3,90€.
      Un ricercatore rientra a New York dopo una tortuosa e luttuosa spedizione in Nepal, da cui ha riportato una scoperta archeologica di incalcolabile portata scientifica e storica. All’approssimarsi di dare alle stampe il resoconto delle sue fatiche l’uomo viene assalito da minacciosi latori di sventura ed è vittima di un imponderabile incidente di guida che lo trascinerà fino…

      Visionaria avventura apocalittica partorita dai testi di Xavier Dorison ed illustrata da Mathieu Lauffray (anche collaboratore alla sceneggiatura) poggiata sulle spalle di un anti-eroe “vero”, più narcisista che carismatico, più sbalordito che gagliardo; preso nello sforzo di razionalizzare gli incredibili avvenimenti ma poi costretto ad agire per il rotto della cuffia, letteralmente in balia degli elementi. Spaesato in uno spazio –tempo a lui sconosciuto , repentino a spiazzanti cambiamenti l’uomo cerca la via di casa, od almeno di aggregarsi ad una qualche forma di vita conoscibile cercando di capire cosa possa essere successo in un “mondo” che ha smesso di conoscere, almeno nella forma fin qui data. La storia cattura l’interesse con l’accumulo di spettacolari stranezze ed echeggia misteriose civiltà perdute, a viva pelle impresse sull’”omino” che sembra dunque predestinato ad una sconcertante odissea verso l’ignoto.

      Colori ben appoggiati sulla morbida eleganza dei disegni. Annunciati i primi tre volumi.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • Seconda stagione.Jared Gail è stato “accompagnato” alla dimissioni dal Bureau e referenziato perché potesse trovare impiego nel settore privato; cosa che ottiene come responsabile della sicurezza di un business man della new economy. In passato schermidore di valore olimpico, con dei conti sportivi e personali da saldare con un atleta russo,a sua volta accumulatore di fortune finanziarie legate allo smembramento e privatizzazione delle partecipate statali sovietiche, entrate nel portafoglio di pochi oligarchi , non comunque dispensati dal controllo di antichi potentati (come l’ex KGB) in attesa di tornare a giocare un ruolo preminente ed influente nella geo-politica internazionale, anche manovrando occasioni di ingerenza negli affari interni di quei Paesi, per cominciare, che hanno legami storici con la Russia. Movimenti che non passano inosservati negli ambienti politici americani ; ma sarà un fatto molto drammatico nella vita di Jared a riportarlo all’azione e sui suoi passi, in corso di analisi da uno strizzacervelli, che lo aiuta ad elaborare il suo passato ed i suoi sensi di colpa (…con la psicanalisi a fare da contenitore alle suggestioni millenaristiche presenti nella prima stagione).

        La sceneggiatura made in France dispensa da considerazioni di “correttezza politica” nella opportunità di riproporre i russi come “impero del male” antagonista degli interessi americani, peraltro rappresentati da personaggi come si conviene torbidi e doppiogiochisti.Prima parte più scorrevole e ritmata, con andirivieni temporali nella presentazione dei protagonisti e nella disposizione dello scenario in cui si articola la storia, che dispensa squillanti colpi di scena, avvitandosi però in intrecci sentimentali /erotici tra il paradossale e l’apparentemente gratuito.Poi l’indagine si “siede” nello sviscerare orari e date di un mosaico che richiama altre tessere a collegare una vicenda intricata ma fatalmente sulla via di una maggiore omogeneizzazione. Gail ne sarà (ne è già) coinvolto a diversi livelli.

        Testi (densi) di Sthepen Desberg. Puliti e piacevoli i disegni di Alain Queireix, finemente tinteggiati dai colori di Bertrand Denouet.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • Editoriale Cosmo , a colori, 48pp., 3,90€.
          Si risolve la diaspora del clan McFarlane ,nata dal contenzioso con la vicina di podere Elizabeth Barnes , il cui marito torna dall’esilio forzato _ ne conosciamo l’antefatto_ dalla terra d’origine inglese per sistemare le sue pendenze. Anche gli Aborigeni avranno soddisfazione nella ricerca di equilibrio armonico per il loro habitat, a mezzo della situazione drammatica vista nella parte conclusiva del secondo volume.

          Finale dilatato , che lascia in sospensione una delle sottotrame più emotive , e sembra voler complicare la trama per l’esigenza di coprire la foliazione piuttosto che per dare compimento ai contenuti , altrimenti ristretti in un liscio lieto fine. Controllati e funzionali ,i dialoghi di Nathalie Sergeef lasciano a Fabio Pezzi la facoltà di illustrare la magnificenza paesaggistica australiana; mentre tende a “caricare” un po’ marcatamente i tratti somatici , specie dei nativi e dei bambini.

          Per completisti.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • Nuovo formato a quarantasei pagine ( di fumetto, più un’altra decina di contributi editoriali), ora offerte a 2,50 euro.
            Trama orizzontale congelata nella preparazione della rivalsa contro Negan , col fintamente remissivo Rick che monitora le possibili alleanze e si apre ai suoi amici che ancora subiscono con crescente avvilimento le angherie e le estorsioni dei “Salvatori”; facendosi anche garante del “pittoresco” Ezekiel, cerimonioso capo- comunità ,con la sua parte di triste storia personale che lo ha portato a sopravvivere nei panni eccentrici ma funzionalmente e gerarchicamente rispettati di monarca. Gli alleati si contano, si “annusano, e cercando di tamponare le defezioni, serrano i ranghi per reagire.

            Kirkman approfitta dello stallo per ragguagliarci delle personalità di nuovi personaggi e recupera Maggie e Michonne , prese nei loro rovelli esistenziali , mentre Eugene e Spencer cercano _ con una certa connaturata goffaggine_ di direzionare le loro azioni. I Vaganti trovano posto in un’unica vignetta (!) e l’azione è strozzata in una letterale falsa partenza. Mosse e variegate invece le soluzioni grafiche della gabbia, che spesso stringe su particolari/dettagli e primi piani ben imbottiti di linee di dialogo.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • WAR STORIES di G.Ennis
              Sono una persona semplice, guardo film e non rompo il cazzo.

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              • Come si era ripromessa molte volte di fare , Julia vola finalmente da Ettore a Genova, per stare col suo compagno , conoscere la sua famiglia e la sua terra.
                Anche nel clima della vacanza la criminologa di Garden City ha modo di farsi coinvolgere in una indagine con propaggini nel suo Paese.

                Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero impostano i testi nella convenzione di Julia Kendall l’americana che si sforza di esprimersi in “italiano” ,con approssimazioni e strafalcioni linguistici. Il risultato è faticosamente snervante. Il soggetto è uno spot della pro-loco delle bellezze storico-estetiche genoane, col babbo di Ettore che si scopre essere un fine chef della gastronomia locale. Lasciando alla coppietta essenziali momenti d’intesa ed intimità, il “tour” si addentra nella conoscenza della questura cittadina e di rimbalzo nell’oggetto della a questo punto esile trama gialla ( la copertina è oltremodo drammatizzata…), con al centro un petulante rampollo nato bene da una fantozziana contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare e razzolante nel torbido . Motivazioni e soluzione sono stracche , pretestuose per una visita pure nel sottosuolo della Superba. Città, non certo la storia di un albo fiacco e superfluo come pochi altri letti.

                Luigi Copello fa il suo ai disegni , conferendo alla protagonista un’aria giovanilmente rilassata, mentre il “cattivo” ha un “tipico” aspetto da adolescente mal cresciuto e mammone. Italians (sic!).

                Dimenticabile.
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • GOON di powell.

                  "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

                  "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


                  ~FREE BIRD~

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                  • Di Powell qualcuno sta leggendo il sequel "ufficiale" di Grosso Guaio A Chinatown??
                    Sono una persona semplice, guardo film e non rompo il cazzo.

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                    • se magari qualcuno lo porta qua...

                      "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

                      "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


                      ~FREE BIRD~

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                      • Watchmen. Per la prima volta.

                        Lo so, lo so...non c'è bisogno che mi diciate nulla. Lo so. asd

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                        • Pubblicata nel 2006, ma datato di copyright 2003,questa GN va’ ad inquadrarsi nel percorso editoriale che aveva fatto di Kappa edizioni l’editore di fumetti più “fighetto”degli anni duemila, sposando tematiche come gli amori omosessuali nella dimensione della quotidianità, però trendy ed urbana cosmopolita. Pure qui infatti tutti sono attaccati al cellulare, celebrano la modernità della messaggeria online e s’inventano posti ibridi e modaioli ( come il wine bar ed annessa libreria della coppia gay che fa da base all’intreccio).
                          In una sorta di post-fazione l’autrice elargisce schizzi ed appunti delle due città dove è nata e vissuta _Venezia e Milano_ sottolineando i cambiamenti dei tessuti cittadini. Del resto il libro è attraversato dai cambiamenti di stile della disegnatrice, tra flessuosa e languida eleganza , rapidità e schematicità di tratto accompagnando da evoluzioni variamente stilizzate , arzigogolate e finanche tendenti al caricaturale, accettando la sbavatura delle linee.


                          Gran dispiego di citazioni letterarie per la storiella piccina picciò di un equivoco che porta una tipa, via computer, nella solitudine di un tipo che si è mollato col suo ganzo ; è in “lutto” quasi stretto ma t’incontra un altro tipo , con cui finisce a gestire il locale in cui entra l’amica della prima tipa, che nel frattempo sarebbe nei paraggi ma pare irrintracciabile. Tutti i giovani si pongono a confronto di genitori vaghi e svaporati che implementano famiglie allargate , cercando assicurazioni ed approvazione. Alla peggio si molla tutto , puntando su Londra o Berlino.


                          Per abbonati a vita a “Vanity Fair”, e non è un complimento.
                          Kappa Edizioni,96pp., b/n, 12,00 euro.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • La presa d’atto dei fatti di stringente attualità che riguardano la galassia implosa dell’ex Unione Sovietica potrebbero patentare la sceneggiatura del fumetto di chiaroveggenza ed esattezza preventiva. In verità i moduli narrativi impiegati non hanno particolari crismi di originalità, poiché adattabili alle epoche ed ai più diversi contesti. Permane comunque la sensazione che gli autori abbiano attinto a scenari verosimiglianti, fino a rendere labile il prefisso “fanta-“ politica.
                            Con peso dirimente non mancano le femmine fatali, bellissime “Nikita” dalla sfuggente identità (anche sessuale) e dalle motivazioni mai lineari od immediatamente decrittabili. Nel frangente il ruolo del protagonista maschile, Jared Gail , è piuttosto decentrato ed a sua volta condizionato dal rapporto con la partner referente FBI , tipa non immune da penosi ripensamenti esistenziali.
                            Il gioco del Potere fa le sue puntate su diversi tavoli, a cominciare dalle lotte intestine tra gli oligarchi russi ed elementi dei servizi segreti , formalmente smantellati e ricostituiti segretamente in società che si riservano di occupare gangli strategici , veicolo dei grandi afflussi monetari di aziende già selvaggiamente privatizzate. Sommovimenti percepiti con inquietudine dall’Impero americano, in un quadro ancora maggiormente destabilizzato da azioni terroristiche perpetrate in Stati sovrani, che rischiano di tornare ad orbitare attorno alle disposizioni ed agli interessi del Cremlino. Con fatica Jared tenta di decifrare e ricomporre la cronologia degli eventi , che assumono per lui l’ulteriore criticità di avere il datore di lavoro, Marlin Deckard , diretta parte in causa per antichi trascorsi familiari.

                            I testi sono abbastanza saturi di nozioni, spiegazioni e complicanze di trama che “grippano” le tavole in una superfetazione che induce però staticità. Pure l’andirivieni temporale che abbraccia un lustro e molteplici locazioni distanziate non sveltiscono la comprensione, peraltro fisiologicamente limitata dal numero di domande e passaggi enigmatici da lasciare in sospeso per i prossimi numeri.

                            Questa testata non valorizza nominalmente i disegnatori , segnalati in costina come Griffo e Mounier, che si preoccupano di mantenere una certa unità stilistica . Il secondo pare adatto ad illustrare il grigiore della “vecchia” guerra fredda, che si immagina ripetersi con nuovi attori ma costanti ed immutabili comportamenti interessati. Continua.
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • Testi e disegni di Mathieu Lauffray; 48pp., a colori, 3,90€.
                              Nel mondo sconosciuto in cui è stato sbalzato senza preavviso _ se non le farneticazioni di un torvo predicatore mormone_ Jack Stanton trova qualcosa di vagamente familiare: alcuni letti in un disastrato negozio di arredamenti ; e riconosce ciò che resta della (sua) città , sprofondata nell’oceano a causa di un immane cataclisma… Del passato!
                              Attaccato dalla creatura mostruosa che lo stava da tempo seguendo , viene salvato da un manipolo di individui dall’aspetto “semi-umano” che gli attribuiscono uno sconcertante ruolo …

                              Prosegue la convenzione narrativa del “predestinato” che non sa e non vuole esserlo e declina verso una stupita cialtronaggine che si rivaluta al principio in opportunismo di necessità, prima di ricevere una mazzata morale che lo richiama in causa come parte protagonista.

                              Lauffray sul piano estetico ha a disposizione il sovvertimento catastrofico del territorio, a cui aggiunge la ricchezza eccentrica e barocca degli interni, insieme alle forme fantastiche e peculiari delle varie creature viventi, sbozzando disegni di imperfetta ed arruffata rifinitura.
                              Alla sceneggiatura mantiene il canovaccio della presentazione ingloriosa di Jack , nullo sul piano eroico e che sembra tirare avanti in una prospettiva a brevissimo termine. Sfumata caratteristica NON restituita fedelmente dalla quasi marziale cover.
                              Continua.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • frank frazetta's death dealer

                                "Il cinema è un arte soggettiva, quanto la musica, belli i 5 alti bello sentire pareri discordanti ai propri, ma alla fine sono io, uno schermo e tutto quello che ci passa di mezzo."

                                "Le barbarie sono lo stato naturale dell'umanità, la civiltà è solo un capriccio dell'evoluzione e delle circostanze". cit.


                                ~FREE BIRD~

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