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Dylan Dog - i fumetti

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    DYD 395 Del Tempo e di altre illusioni
    Testi e Disegni_ Carlo Ambrosini.
    Il titolo e la salda reputazione dell’autore fanno vaticinio di un albo che,a -5 dalla Meteora ed in un clima apparente di inizio di fatalistica rassegnazione (…alla fine del mondo)prende a fare i conti col trapasso. Convergono le parole dell’Apocalisse con la ritualità pagana, in forma rappresentativa di un “capolavoro restaurato del cinema muto”, comunque mancante del rullo finale, con soggetto Stromboli (il vulcano attivo) “interpretato” nelle intenzioni degli Dei dalle genti che stanziano ai suoi piedi,che Dylan Dog torna volentieri a rivedere al cinema, trascinandovi pure Groucho. La singolare rispondenza tra un piccolo spettatore ed il bambino protagonista dell’archeologico film sembra ridestare nell’indagatore dell’incubo un turbinio di (effettivi?) ricordi che lo spronano ad “adattarsi” alla dipartita dei suoi cari, ma senza una tenuta cronologica ed un flusso esistenziale lineare degli eventi, perdendolo in un loop onirico che sbarca su Londra uomini d’altri tempi, letteralmente ; e che mobilita perfino la Grande Mietitrice , quasi a disagio se L’Uomo non percepisce l’incedere del tempo, ovvero la avvicinata preoccupazione della sua mortalità.

    Sotto il profilo grafico è un Ambrosini ultima maniera : pesante nei tratteggi, poco standardizzato nei ritratti e non incline a complicarsi la vita su trasparenze ed insediamenti immobiliari. Termino la lettura dell’episodio dando atto del carattere sperimentale di una storia di cui avrò banalizzato (frainteso? Non recepito?) intenti e contenuti. Sorry. (imho).



    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      DYD 396 Il Suo nome era guerra
      Testi_ Giovanni Eccher / Disegni_ Luigi Siniscalchi.
      Tre ex commilitoni di Tyron Carpenter, forse i suoi migliori amici , dai tempi in cui servivano l’Esercito della Corona in missione nelle zone più calde e conflittuali del mondo, in poco tempo escono di senno ed iniziano a trucidare gente, pescata tra le minoranze etniche di Londra. Lo stesso detective della Yard se ne dimostra sconvolto e coinvolto oltre la soglia della ragionevolezza; tanto da spingere Rania Rakim , di sua esclusiva iniziativa, a chiedere aiuto a Dylan…

      L’albo sostanzialmente si regge su un’unica idea ( peraltro destinata a condizionare chiunque tornerà a scrivere di Carpenter, ora col suo “bel”passato violento ;- ) ), prendendola larga ascrivibile alla Meteora ( countdown :-4)e farcita da quel tirare a fare i simpatici _anche auto denunciando per sottintesi la pretestuosità di parti in oggetto della storia_ che piuttosto irrita come palese e comprensiva assunzione di responsabilità della pochezza del soggetto. Un episodio dunque “filler”, non fosse per il sospetto che alcune allusioni della trama ( tali le definisco , nella loro attuale vaghezza indeterminata…) potrebbero incastrarsi più avanti nel disegno globale del ciclo , peraltro destinato a riverberarsi ( notizia recente rilasciata dallo stesso Recchioni…) oltre la quota editoriale quattrocento. Purtroppo anche in questa occasione il crescendo drammatico naturalmente innescato da previsioni della “Fine del Mondo” pare piuttosto fungere da tappabuchi delle implausibilità non fornite di spiegazione in sceneggiatura.

      Sempre pesantina la mano di Siniscalchi nelle inchiostrazioni , e tuttavia si mantiene più sobrio che in altre recenti occasioni nella superfetazione dei tratteggi : Talvolta Dylan /Rupert Everett gli viene un po’ Dylan / Matthew McConaughey (xD), comunque dinamico a sufficienza in tavole dove in pratica non fa altro che beccarsi _ non solo verbalmente_ con l’assai esagitato Ispettore sostituto di Bloch, con un conto alla fine ancora più aperto con l’indagatore dell’incubo (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        DYD 397 Morbo M
        Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Corrado Roi.
        -3 alla Meteora. In avvicinamento…Alla fine del mondo , il corpo celeste in caduta sembra infliggere un nuovo ed esteso supplizio alle genti londinesi (e terrestri ), trascinando una società sfaldata , il cui senso etico e civico appare prostrato dal cinismo predatorio (ma a che pro?) come dall’inettitudine conseguente la più sorda rassegnazione : un morbo letale, che aggredisce, devasta e trasforma i corpi , in diverse e sempre infauste forme. Di una di esse ne è sofferente la fidanzata di Dylan, ad uno stadio che non incute (ancora) una psicosi da contagio , diventato l’affollata routine degli ospedali, dove la coppia si reca per un controllo e dove ritrovano S.H. Bloch , anche lui in veste di accompagnatore ( di Jenkins, non scalfito però dal Morbo). Un ulteriore incontro incidentale mette l’indagatore dell’incubo sulle tracce di una possibile “sperimentale” cura per “M”, che ancora con l’aiuto dell’ amico ex Ispettore , per la sua ragazza e per amore di verità, cercherà di stanare con la consueta_ ed anche di più_ determinazione.

        Non è atipico nelle sceneggiature di Paola Barbato un incedere narrativo che fa’ dei testi quasi tutto un continuo “spiegone”, ma qui ho trovato anche una eccellente misura nei dialoghi , che danno _con ironia_ proprio la sensazione di personaggi ancora un’ultima volta in procinto di descriversi ed accomiatarsi (dal mondo, cioè dal lettore. E chi non li conoscesse potrebbe iniziare da ora ;-) ), dentro una trama in rielaborazione di tòpoi apicali della serie e con aggiunte di sottotrama ( vedi appunto l’incontro in strada di Dylan…)per nulla riempitive o men che meno superflue. Ritorna prepotente ( e con una finezza sconosciuta, per dire , ad un Recchioni…) il macro tema del contenimento della disperazione collettiva , carburante di spinte emotive ,contrapposte a chi le sorveglia (anche in sé…) facendo appello ad una funzione (lavorativa) ed educazione razionalista, ed oggetto vivo di una “sintesi” pensata dalla Barbato come motrice della sua storia e forse della Storia stessa dell’umano sentire. Ciò le consente di impostare prospettive spiazzanti e di mettere in somma difficoltà i codici comportamentali di Dylan, riconfermandosi tra gli scrittori del fumetto credo la più “accanita” nello sfruculiare il totemico personaggio di Tiziano Sclavi. Alle circostanze avverse (;-) )non possiamo che elevare una preghiera laica per conservarci “Dylan Dog” anche grazie e dunque con Lei.

        Gli ambienti ospedalieri e diurni non sono magari il terreno d’elezione dell’Arte del Re grafico di DyD, che comunque ha modo e sapienza di “attirarci nel buio” con la pena di Creature a cui infonde una alienità affine a “Ut”, senza deflettere nell’amministrazione di spazi metropolitani (o periferici) consueti e con lui consunti da una incuria rivelatrice; magari assecondando un “undersatement” che in meno strani giorni apparirebbe meno assimilabile. Numero di elevato interesse : bravi tutti (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          DYD 398 Chi muore si rivede
          Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Paolo Armitano.
          La sconsolata rassegnazione all’inevitabile(?) preme sulla cittadinanza che”si tiene occupata” recidendo ogni freno inibitori, oppure al contrario ostinandosi a proseguire “come nulla fosse” (ma) tendendo i sensi a qualche non verificata speranza di salvezza , oppure ancora non accettando di deperire in vista degli ultimi istanti, e dunque comprandosi , da una misteriosa Società, un dispendiosissimo “pacchetto di servizi” : uno scenario su misura , attraente ed appagante per il cliente, che vi si può immergere fino a che _senza preavviso_ viene abbattuto (!), anticipando così “in bellezza”un destino di morte comunque in stretta previsione. Una fuga (nichilista) dalla realtà che “affascina”la ragazza di Dylan , quasi costretto a condividerne l’estremo desiderio, certo _nonostante tutto_ estraneo alle sue corde…

          Escogitando un provvedimento governativo di indulto ponendo la scarcerazione di rei indefessi, la Barbato fertilizza l’episodio col ritorno in auge di vecchie sinistre conoscenze della serie e degli special dylaniati, intercalati in una storia già debitrice di robuste citazioni cinematografiche; anzi : cogliendo la trama ed il titolo ( del film) preminente nella sceneggiatura si darà d’intuire di necessario seguitolla sempre ingombrante presenza di John Ghost, il che equivale a pronosticare un oscuro disegno ma con ruolo centrale inflitto a Dylan in tutto il caos da -2 alla Meteora. Dentro un albo dalle pregnanti torsioni splatter i testi non perdono occasione di “schiaffeggiare” Dylan confutando con baldanzoso pragmatismo le basi ideali ed etico-comportamentali del suo vivere, con stilettate lapidarie che vanno sul personale; tuttavia la scrittura sembra rallentare nel complesso in un ingorgo dove converge la necessità di tirare la volata verso il clou della Meteora ed insieme gli “spiegoni” della complessa “operazione” orchestrata narrativamente nello specifico trecentonovantotto.

          Dai forti contrasti espressionisti ( tanto che i personaggi sembrano/sono truccati come stessero recitando nel cinema muto)i disegni si votano al tenebroso e all’incupito, scalmanati in una spigolosità materica che forse esonda in (alcune) posture “sgarzoline” contraltari (invece) di alcune soluzioni grafiche tozze e granitiche anzichenò. Morendo e furoreggiando siamo entrati nel rush finale a quota 400! (imho).
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            DYD 399 Oggi sposi
            SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
            Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_Luca Casalanguida, Sergio Gerasi, Nicola Mari, Marco Nizzoli, Corrado Roi e Angelo Stano.
            Cosa fare quando mancano poche ore contate ad una Apocalisse inevitabile se (?) novecentonovantanovemilanovecentonovantanove opzioni non si allineeranno al “disegno” predisposto da John Ghost? Rimanere fedeli a se stessi fino all’ultimo respiro o gettare alle ortiche qualsivoglia inibizione etica?
            Di questo e di quello tratta codesto albo a -1 (d)alla Meteora, forte di una buona sceneggiatura e di una destrutturazione segmentata della foliazione disponibile, in grado di tessere un lungo filo di “spiegoni” quanto di prendersi una robusta e sconclusionata pausa (narrativa) ristoratrice per “spianare” un’asperità mostrificata rappresentata da uno dei tasselli sparsi da tempi non sospetti dal misterioso ( e sostanzialmente destinato a rimanere tale…) piano di Ghost, che ha lavorato ai fianchi Dylan perfino _già lo sappiamo_ patteggiando un’alleanza con Groucho. L’assistente co-inquilino di Dylan si è prontamente offerto di fargli da testimone di nozze (!) nel colpo di testa dell’indagatore dell’incubo, deciso a sposarsi seduta stante (!!) con una ragazza raccattata letteralmente per strada…Ma la tipa “rinsavisce”in nome dell’amor cortese e molla Dylan sul più bello, lasciandolo tuttavia ed a sua volta a riflettere su se stesso, ovvero su chi riversare _nei trepidanti momenti prima della FINE_ il riconoscimento ed il pegno di un amore lealmente incondizionato ; e la scelta (ricambiata) cade proprio su…
            D’altronde anche altri _se non ora quando?_hanno chiarito la loro posizione passionale , mentre numerosi colleghi “vip” dello sposo in fieri sciamano alla cerimonia officiata da John Ghost e rilanciata in una funzione “narcotizzante” in diretta TV. Una fase “meta-testuale / autoreferenziale” che consente a Recchioni di dar fondo all’ironia e perciò alleggerire le tirate (pseudo) scientifico-filosofiche di Ghost, sempre schermato dalla sua supponenza eppure pronto a “fare la sua parte fino in fondo”. Già : arrivati in fondo , e poi, laddove l’ateismo perde il suo fascino (cit.)? Chi vivrà (per acquistare il numero 400) vedrà, forse.
            Intanto “Oggi sposi” chiama a raccolta ben sei disegnatori sei, nomi “sicuri” e rodati , al lavoro su variazioni ragionate della gabbia bonelliana e certamente non vincolati da alcuna ipotesi di unificazioni stilistica ; anzi, se possibile abbiamo un Gerasi spinto sul caricaturale, un Roi tanto evocativo da essere “ultraterreno” e suggestionante, mentre al contrario il Nizzoli è solare, ordinato e rifinito, cedendo la staffetta ad un Casalanguida che (de)forma il grottesco nazi-vampiresco oltre a mettere belle pagine nel duetto degli opposti che si attraggono Rania/Tyron. Nicola Mari ci ricorda quanto gelido e classista possa essere JG, e Stano chiude doverosamente il cerchio, anzi la sfera celeste, finché (non) dura (imho).
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            • DYD 400 E Ora, l’ Apocalisse !
              SBE. 96pp., a colori. 3,90€.
              Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Angelo Stano e Corrado Roi / Colori_ Giovanna Niro.
              Lo strillo in copertina rimanda alla consolidata tradizione Bonelli di offrire a colori l’albo che raggiunge la boa dei centesimi, nell’inossidabile dozzina/anno delle uscite regolari della testata, preziose nella longevità sul mercato dei loro fumetti, specie in una fase di crisi accentuata e di lenta (?) transizione dallo storico circuito dei giornalai, magari verso edizioni di maggior pregio e costo ma possibili “long sellers” sempre disponibili da libreria ( e online). Vedremo se anche questo quattrocentesimo numero meriterà l’up grade . Già ora appaiono spettacolari le tavole ( e la loro rispettiva colorazione…) di Angelo Stano (mentre Roi è relegato alle ultime due pagine, in assaggio del 401…), chiamato in causa sia a spaziare nella disposizione (o non…)della gabbia quanto ad auto citarsi /ritrarsi di rimando alla sceneggiatura , che sfonda la “quarta parete” per raccogliere i travagli artistici del disegnatore, intento a “fare le pulci” ai testi e immaginarsi il layout della pagina dopo ( dove magari lo troveremo chino sulla tavoletta grafica a ritoccare la pagina/tavola precedente…) , trasmettendo la “consapevolezza del gioco”, ossia del meta-fumetto, pure ai personaggi stessi del comic. AS non va’ nella ricercai economizzata di un tratto essenziale _ come si era imposto in lunghi passi della sua carriera_ Ma realizza piuttosto disegni sontuosamente particolareggiati ed immersivi , graziati ed acccessoriati da fini dettagli quanto da una visione d’insieme di pregna e “cinematografica” presenza scenica, dove il dato del colore aggiunge ulteriore profondità di campo e stacco dei piani oltre a qualificare la “temperatura emotiva” degli animi …Oltre L’Apocalisse. Non prima di aver denunciato apertamente le sue fonti d’ispirazione _ a cominciare da Conrad e F.F. Coppola di “Cuore di tenebra/Apocalypse now”_ Recchioni opera un uso del parlato evidentemente letterario e affatto “parla-come-mangi”, giusto spezzato da battute e giochi di parola ( francamente anche gustosi…) per indirizzare l’episodio _ dopo “esemplari” peripezie avventurose, di seguito all’immaginifico viaggio su un (anzi , sul…) vascello governato da un marinaio toh, copia conforme di Groucho_ ad uno scontro risolutivo in cui Willard /Dog taglia ehm, i ponti con Kurtz/ Tiziano Sclavi sostanzialmente estromesso dalla testata che ha creato!
              Ma dunque L’Apocalisse ? Quella è abbastanza frettolosamente liquidata : c’è stata, ha colpito duro seppure in modo non definitivo ed a lasciato Dylan interdetto da un’amnesia che intanto gli fa’ scordare di radersi … Rimettendolo però in campo alla fine _ovvero al nuovo inizio_ come Dylan Dog Indagatore dell’Incubo (imho).
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                DYD 401 L'Alba nera

                SBE. 96pp., b/n. 3,90€.

                Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Corrado Roi.

                Bollinato come nuovo inizio e col suffisso di testata “666”, è una mini-serie che, forte del lascito di Tiziano Sclavi ( il soggetto, i personaggi iconici...) come degli implementi successivi rinnova _ mantenendo la continuità (meta) narrativa narrativa dei “morti viventi_ la collocazione dei ruoli del parco protagonisti, in una versione relazionale inedita ai cultori di questo fumetto, senza escludere chi volesse imbarcarsi da novizio di “Dylan Dog”. Lui , barbuto ed un po' ombroso non si esplicita ancora del tutto _ come è giusto_ nel pieno della sua personalità, con un restart professionale e sentimentale che a cascata coinvolge le altre pedine, per così dire, di un gioco di citazioni e rimandi non troppo volgare ( per gli standard di Recchioni :-p )nell'insistere sull'azione muscolare e tamarra ( ché d'altronde ancora si tratta di scongiurare un'Apocalisse zombie da contagio: tema metaforicamente sempre di stretta attualità...) e ben appuntita sul piano dell'ironia smaliziata; con l'apporto del “nuovo assistente” Gnaghi, portato per le gag visive (sottolineate “recitativamente” dalla maestria di Roi , che te lo dico a fare...), e l'indagatore dell'incubo ex novo unico traduttore dei suoi variamente intonati “Gna!”.

                Superlativi i disegni, a cui la sceneggiatura concede spazi opportunamente silenziati ove il “Re” ci immerge evocativamente l'azione in una Morgue asettica e sotterranea , dunque artificialmente illuminata e contrastata dall'oscurità piuttosto che nella classica villetta-trappola notturna per bella fanciulla in pericolo, tale Sybil Browning (;-) ). Magari Tyron Carpenter è venuto un po' “ringiovanito”, ma avercene … Un buon inizio (imho).
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  DYD 402 Il Tramonto rosso (2 di 6)
                  Testi_ Roberto Recchioni / Disegni_ Corrado Roi , Francesco Dossena e Nicola Mari.
                  Le cuciture di un Frankenstein narrativo che assembla i primi incarichi “...dell'incubo” di Dylan Dog ,traslando il personaggio su toni emotivi e caratteriali _ citando lo stesso Recchioni in sede di presentazione dell'albo_ primigeni al personaggio per renderlo vaccinato a nuove storie ed al “sentire comune” odierno propone qui il secondo capitolo della miniserie. Gli stessi personaggi, con personalità parzialmente dissonanti rispetto alla loro caratterizzazione “regolare”, in un andirivieni di passo del racconto che torna letteralmente all'inizio ( a “Dylan Dog” 1) dopo aver tirato i dadi del suo Monopoly due volte in prigione, ovvero a New Scotland Yard , ossia a rapporto da babbo Sopraintendente S. H. Bloch (!), giusto per giustificare le ellissi di una sceneggiatura che “nel rispetto di quanto è stato, ovviamente” (cit.) non affonda a conclusioni definitive , risolvendo il giochino delle “nuove regole” che si è data in maniera assai più verbosa e meno divertente del primo numero, coi passaggi obbligati dell'avvicinamento sentimentale tra Dylan e la sua cliente e l'approfondimento del prima (temporalmente, in flashback) insieme a Gnaghi , detto (da altri) “L'Idiota”, con occasione di battute sull'attualità del politicamente corretto :-p .
                  Graficamente si spartiscono l'epilogo Nicola Mari, sempre corrusco nei suoi materici bianchi e soprattutto neri, alle prese con una riedizione strong del “buon” vecchio splatter horror; il “giovane e talentuoso” (di nuovo, secondo Recchioni) F. Dossena ai flashback , che mi ricorda un Giacomo Bevilacqua che rubacchia a Stano e guarda a cose di Dall'Agnol per cercare di darsi una cifra stilistica puntuta di essenzialità allampanata; e un Corrado Roi che ci ruba tutti i superlativi nel trovare il taglio delle inquadrature e nel lavorare le atmosfere dando gradi diversi alla definizione del segno , dal quasi pastoso fino a salire il crinale del realismo espressionista. Blurp! (imho).
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                    DYLAN DOG MAGAZINE 2019
                    SBE. 176pp. 6,90€.
                    Ehm sì, è già uscito quello del 2020, ma sto smaltendo questo.
                    Diversi servizi riccamente illustrati a colori, che campionano la produzione “horror” in sede di film, fumetti , serie tv e quant'altro ed offrono approfondimenti tematici su H.P. lovecraft, Angeli & Demoni e sui corpi celesti che impattano e stravolgono (nella fiction) il pianeta.


                    Due le storie a fumetti ( una classica a 96 tavv. ed una breve di 24) affidate ai testi di Alberto Ostini, che traggono un filo narrativo comune da echi religiosi e , naturalmente, dell'essere incentrate su S.H.Bloch, pensionato a Wichedford ( ma con una “fuga in avanti”in vista...), nonostante i fatti successi e narrati dal “Magazine 2018”; e malinconicamente incline a riguardare oniricamente il suo passato, in cui trova una moglie malata di cancro ed un figlio che si darà alla droga. Sempre presente il doloroso ricordo pure della ultima fidanzata Penelope Christie; e la stralunata compagnia di Jenkins , che strappa qualche spiazzante sorriso. Ma il mal di vivere sembra “contagiare” anche altri abitanti del suo buon ritiro, che paiono quasi rincorrersi in una ondata di “inspiegabili”ed enigmatici suicidi e/o omicidi. Da subito affiancato da Dylan Dog in trasferta con Groucho, l'ex Isp. Della Yard si rende disponibile a collaborare con la polizia locale per sciogliere un mistero che accumula domande e nuovi morti, fin quando lui stesso...


                    Vergato strutturalmente non fuori riga rispetto ad un albo della serie regolare e detto del suo afflato verso il sacro ( defunti e cimiteri hanno stavolta il corollario attivo di un prete”tormentato”, tra i protagonisti...),l'episodio, che si intitola “Dal Mio sangue” , sembra sforzato nel comprendere argomenti competenti alla sfera “...dell'incubo” per comprendere un Dylan in posizione testimoniale ed un Groucho invece a tutta birra e perfino perno di un finale in vari sensi risibile. Restiamo nel campo piuttosto degli inconfessabili segreti che ammorbano una fintamente ri-pulita provincia abbiente, ma pronta ad esplodere visceralmente e collettivamente , replicando un passato che sta connotando questa sezione di avventure dylandoghiane come o quasi una versione minore dell'epopea apocalittica di Bilotta sul DYD del futuro e gli zombie. Disegna Giulio Camagni,con un tratteggio spezzato ed un po' floscio che sa di “antico”, sebbene certo non manchi di espressività, magari scadendo nella finitura di sfondi e panneggi. “La Scacchiera di Dio”, il secondo episodio, è una sorta di confessione non laica di Bloch che si guarda indietro e trova un conforto quasi (?) divino , nel contrappasso dei suoi guai familiari acuiti da una delusione professionale. Il sostegno morale di Dylan non è invasivo e la storia, nella sua brevità, tiene bene. Ai disegni Giorgio Pontrelli, che aggiunge , in maniera non sempre imprescindibile, qualcosa di rosso alle vignette; e se le tavole appaiono pur ben studiate non digerisco al meglio il(suo) segno “spiegazzato” e le ombreggiature (ok, si è voluta celare fino all'ultimo la fisionomia della sposa di Bloch...) non proprio raffinatissime (imho).
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                      DYD 372 Il Bianco e il nero

                      SBE. 96pp., b/n. 3,90€.

                      Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Corrado Roi.

                      Sviluppato a partire dal soggetto di una storia breve , l'episodio scava nella psiche dell'indagatore dell'incubo secondo la “perfida” risolutezza della Barbato, invero avvezza a strapazzare umanamente Dylan , imponendogli delle fatiche “d'Ercole” illustrate dall'immaginifico e sodale Roi. Qui in verità si tratta anche di “togliere” dal mondo reale e da quello onirico più visceralmente inquietante , dato che _ facendo perno su DYD_ rischiano di annientarsi in una compenetrazione “scorretta”. Ai suoi occhi ed a partire dalla casa e dall'ennesima fidanzata ,Dylan “vede” oscurarsi progressivamente e misteriosamente Londra. Un ricovero ospedaliero non risolve , anzi , dalla sua stanza buia si trova risucchiato nella dimensione dell'Uomo Nero (!). Lo spauracchio gli affida senza scampo una missione : dare nerbo e personalità a suo figlio , un “inetto” incapace di spaventare alcunché nella nostra realtà, ma in quanto comunque mostro (nel mondo...Mostruoso dell'oscurità...) “terrorizzato” dall'inclinazione alla generosità ed all'empatia tipica di Dylan , che dunque è costretto a violentare la sua natura per assolvere l'involontario compito “educativo”.
                      Naturalmente il “Figlio di...” è una cartina di tornasole in un numero dove non cercare un intreccio solido e risolutivo : è chiaro che l'oggetto dell'indagine è lo stesso Dylan Dog , chiamato ad “essudare” le sue paure, protestandone tuttavia la progressiva assuefazione e quindi , in definitiva la relativa perdita di senso del suo esistere . Non che, peraltro, tutto possa essere inglobato in una disputa bi-polare , troppo facile: nessuno è puro (o nemmeno integralmente malvagio), perciò deve venire a patti (chiari? Chiaroscuri!?)con la sua finitezza senza possibilmente farsene soggiogare , per egoistica comodità o cinica abitudine. Ché i sogni aiutano a vivere , ma gli incubi aiutano a preservare qualche senso del limite.

                      Sebbene spinto nel suo surrealismo “mostrificato” il tratto di Roi non è affatto evanescente , mentre fende le atmosfere espressioniste con lame di luce ( ed a Londra, per contrappasso _ ci scappa pure una battuta metatestuale_ , la china mangia il segno nelle vignette), indovinando la più suggestiva e notturna rappresentazione di...Paura. Un'altra scalpellata modellante alla ridefinizione del personaggio (imho).
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                        DYD Color Fest 33. Delitti e castighi
                        SBE. 96pp., a colori. 5,50€.
                        Testi_ Gigi Simeoni / Disegni e Colori_ Davide Furnò.
                        Alcuni intellettuali, legati agli ambienti artistici più “alternativi”di Londra, si suicidano a breve e sospetta distanza temporale. La Yard, con Rania, e Dylan su mandato di una cliente convergono su una mostra fotografica ad inviti , organizzata per rimirare degli scatti che ad una attenta osservazione hanno catturato un elemento di sfondo “indistinto” e sfocato, ma che lascia piuttosto intravvedere a chi lo osserva una sinistra figura spettrale a lui /lei nota , che va’ a fissarsi temporaneamente come severa memoria di un ferale disagio prima provocato e poi sovraimpresso nella coscienza personale . Sconvolto dalle conseguenze date dalle sue foto,e forse esso stesso irretito dalle immagini, anche l’autore è irrintracciabile…
                        Lesto nel passo narrativo e sostenuto da dialoghi frizzanti, l’albo si lascia leggere volentieri , pur connettendosi ad una certa tipicità di situazioni dylandoghiane, riscattate da un finale che potremmo etichettare senza tema di offesa come moralizzatore, discendendo dall’elemento “soprannaturale” a cura dell’indagatore dell’incubo , per dare risalto a problematiche assai terrene e pressanti.
                        Originale la parte grafica, a partire dalle pagine tutte nere e dalle vignette spesso ristrette rispetto allo spazio a disposizione , come appunto un album di foto al limite ordinate per soggetto (con ampia variabilità di formato) ma che lasciano respirare le pagine, direi senza impoverire il racconto od incespicare nel ritmo di lettura, con pochi momenti esteticamente “anonimi” e invece molte inquadrature pregnanti e ben caratterizzate , anche nel taglio prospettico. Anche in questa occasione la gradazione dei colori ha una impronta pittorica molto studiata nell’illuminazione, con licenza di bruciare in sovraesposizione alcune forme e ritratti, sebbene Dylan sia sempre “caruccio” e semmai sono alcuni comprimari a venire resi sgarzolini e caricaturali (imho).

                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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