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Dylan Dog - i fumetti

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    DYD 383 Profondo nero
    Tanto tuonò che piovve…Finalmente disponibile il molto preannunciato episodio scritto dal regista Dario Argento in collaborazione ai testi di Stefano Piani ( od il contrario, vai a sapere…): un mistery dove si “cerca la femmina” approdando ad atmosfere soprannaturali non prima di aver sviscerato un giallo-horror argentiano (…ovviamente; e mettiamoci anche un Brian De Palma. Sul fronte interno citerei anche Barbara Baraldi) piuttosto solido ed equilibrato nelle sue componenti, e perciò efficace quando piazza i colpi di scena o piuttosto i sotto finali ovvero le false piste . Motivato e non riempitivo il ruolo di Groucho , mentre la dimensione incubica ben permettere agli autori d’indirizzare Dylan a “pratiche” estreme. Qui l’indagatore dell’incubo è tramortito dal fascino di una modella BDSM intravista ad un vernissage a tema e _lasciando perdere la linearità desumibile degli eventi_ s’impone di ritrovarla. Ma è il fardello dei segreti di famiglia della tipa che rischia di raggiungerlo e metterlo ehm, sotto. Divertita ed insistita la citazione a Dan Brown e “Profondo rosso” pure come punto vendita gestito da Luigi Cozzi.
    Brutalmente materico nelle scene gore , Corrado Roi lascia la sua impronta non meno nei passi più onirici e cupi della storia ; sempre peculiare nel ritrarre le donne, anche su questa testata ha modo di scomporre i canoni più classici della tavola bonelliana, magari “rinserrandosi” in tagli verticali o scontornando la vignetta partendo dai quadri, intesi come i dipinti della mostra. Cover di Gigi Cavenago, anch’essa metallizzata-argento (imho).


    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      DYD 385 Perderai la testa
      Testi_ Barbara Baraldi / Disegni_ Emiliano Tanzillo.
      Mentre cerca di non farsi lasciare dall’ennesima fidanzata Dylan assiste ad una atroce decapitazione che lo porta, contro la sua volontà (!), a fare da “tutore” ad una “collega” che sta indagando col suo assistente assai somigliante a Groucho (!!) su una partita di preziosi attribuita niente meno che alla Regina Maria Antonietta sul baratro della rivoluzione , con base a Parigi (!!!).
      Regole d’ingaggio certo particolari , ma storia che _per quanto fantasiosa_ trova incastri narrativi piuttosto prevedibili, con una componente soprannaturale “banalizzata” dalla necessità di palesarsi il tempo di un lungo spiegone, a cui la francesina detective non può sottrarsi , e ti pareva, non solo per motivi professionali. Dylan, abbastanza scombussolato già dal senso di marcia dei veicoli in Continente si produce in inverosimili acrobazie ed assolve al suo ruolo protettivo , intimamente disinteressato ed altruistico, perdonando velocemente i torti subiti. Pesantucci i flashback anche sul piano retorico, esplicati in una architettura di racconto che tollera lo sleazy orrorifico per costruirci attorno una trama fin troppo satolla di incisi ed antefatti per viaggiare sicura e spedita.
      I disegni hanno, per me, la sgradevole caratteristica di alternare linee sottilissime ,che hanno la mollezza del ghirigoro e fanno scadere la solidità delle forme, a chiazze di neri impenetrabili ( e in aperto contrasto con la mezza tinta dei segmenti ambientati nel più o meno remoto passato), magari messi addosso ai personaggi (…nel senso dei loro vestiti…)per accentrare lo sguardo del lettore nello sbiadito quadro d’insieme circostante. Non si nega che alcuni primi piani abbiano una stilizzazione che paga l’occhio, ma sembrano piuttosto illustrazioni che si ambirebbe di avere a parte , su foglio a4 e dedica dell’autore ;-). Allegate figurine autoadesive, collezionabili in un album messo in abbinamento con il n.ro 695 di “Tex”. In sintesi ,un Dylan Dog in trasferta a Paris ma fin troppo uguale a se stesso (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        DYD 387 Che Regni il caos!
        Testi_ Roberto Recchioni / Disegni _ Leomacs e Marco Nizzoli.
        Inizia il “ciclo della meteora” che ci porterà alle viste del numero quattrocento di “Dylan Dog” con una macro-storia come non mai in stretta continuità narrativa, facente perno su John Ghost e promettente di attrarre molti degli spunti sospesi tra gli albi curati dal corso editoriale facente capo a Recchioni, che ritorna come sceneggiatore . La riconoscibilità tematica e stilistica dell’autore di “Orfani” non tarda a manifestarsi , con citazionismi pop a vagonate e viepiù col gusto di espandere all’eccesso i tratti della violenza grafica (salvo l’epilogo del primo atto, relegato fuori campo…),che come in “Orfani” funge da tragico esperimento sociale a cui l’infinita faccia tosta (eufemismo) di Ghost oppone un’ulteriore e massima criticità di cui Dylan, tra i pochi, viene messo a parte .
        Chiaro che di s*****lare l’irritante miliardario biancovestito non se ne parla.
        Un albo che pastura dunque il complottismo ,ed attraverso la figura iconica di Dylan cerca di puntellare valori , ovvero mettere all’indice disvalori secondo un’assunzione che potrà essere comunque tacciata di “buonismo”, opure di elitismo. Ne esce,al momento un mischione cerchiobottista a cui imputare varie paternità (o paternali…) socio-politiche. A torto o a ragione il “farsi tirare per la giacchetta” è quindi ancora un valido espediente per suscitare interesse. Vedremo se il fumetto saprà far parlare di sé anche fuori dagli ormai sempre più ristretti circoli degli appassionati.
        Piuttosto “tamarro”e fuori misura (anche nel senso delle proporzioni anatomiche…)lo stile di Leomacs a cui spetta la “macelleria” terroristica di Londra, ben oltre ogni appiglio realista; poi subentra il più “cartesiano” e sobrio Nizzoli, netto nei bianco (prevalente in generale :albo opzionato al colore?)e nero e con maggiore propensione armonica nei ritratti dei “neo-mostrificati" senza se e senza ma. Continua. (imho).
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          DYD 388 Esercizio numero 6
          Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Giovanni Freghieri.
          Assolta l’incombenza di ricordarci il conto alla rovescia per l’arrivo della famigerata Cometa; messe in atto le contromisure per evitare isterie da panico collettivo e dato supposizione di eventuali influenze del corpo celeste sull’umore e sulla fisiologia dei terrestri, il numero può considerarsi tranquillamente fruibile come parte a se stante : ma purtroppo non è un bel leggere. Denunciata una parentela con “Village of the damned”, il soggetto drena un filone piuttosto sfruttato nei flussi della fiction seriale : ecco l’eterogeneo gruppo di giovani/giovanissimi dotati di “poteri speciali” che ne fanno dei semi reietti disadattati, raccattati e posti in un plesso scolastico da a loro volta ex bambini prodigiosi, che gli fanno da Professori e psicologi, ovvero svolgono il programma delle normali materie di studio e in più si adoperano per non lasciare avvizzire quelle loro capacità fuori dal comune, senza farli sentire “strambi” e non accettati. Ma la “chimica” che si crea tra loro evolve ulteriormente le singole attitudini, combinandosi nello sprigionarsi di energie vaste quanto arduamente controllabili. Dylan ci finisce in mezzo e…
          Dunque abbiamo un gruzzolo di tipi/e che sanno fare robe strane; quando li abbiamo inquadrati per quello incominciano a fare robe ancora più strane, da soli e in compagnia, ma qualcuno si perde nel bosco circostante la scuola, che a ben vedere sembra la cosa più verosimile di una baraonda di avvenimenti ameni, che non fanno minimamente palpitare d’emozione il lettore, salvo sporadicamente (con) la mediazione dell’indagatore dell’incubo, che ha la caratteristica di operare nel “suo campo”, senza spocchia alcuna. Ne ha viste d’altronde così tante da dover incassare ulteriori palesi citazioni di una sceneggiatura fumosa ,che è quasi un unico e continuo “spiegone” , spossante e sterile.
          La fine si avvicina (?) e la vita è dunque troppo breve per sprecarla dietro ad una storia tanto insipida, che il sempre maiuscolo Freghieri illustra con tagli di inquadrature enfatiche, spinti contrasti di luce ( ma anche un lavoro di mezza tinta) ed un segno di riconoscibilissima eleganza. In allegato un secondo pacchetto di tarocchi. Non mi è piaciuto (imho).
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            DYD 389 La Sopravvissuta
            Testi_ Barbara Baraldi / Disegni_ Luigi e Fabio Piccatto , Giulia Massaglia e Matteo Santaniello.
            Pagata la libbra di carne (cit.) alla continuity del ciclo “Della Meteora”( secondo un margine d’interpretazione non inequivoco, dovuto agli ancora undici “step” a venire, più s’avvicina alla Terra e più influenza la vita sul Pianeta; sebbene in pochissimi abbiano contezza del quadro generale di catastrofico pericolo globale innescato dalla rotta di collisione del corpo astrale…), in sostanza è un episodio godibile a se stante, con la tara (se si vuole con l’aiuto…)di appunto svariate citazioni , peraltro non velate o vaghe ma squadernate a bella posta (xD), in composizione di una trama che , assimilate le “mirabolanti” digressioni horror-splatter, può essere ricondotta a quel minimo di plausibilità logica che potremmo trovare nelle “urban legend’s”, innaffiate di situazioni limite da saga (filmica) di “Final Destination” che ruba qualcosa dei vari “Maniac Cop” e rimanda pure a “Il Fantasma di Anna Never”, per restare in territorio dylandoghiano.

            Una giovane attrice di film sleazy scampa ad una serie assurda di eventi luttuosi di massa, sentendosi sbalorditivamente miracolata ed insieme perseguitata, scorgendo sui luoghi delle tragedie la maschera tragicamente iconica_ e per questo contesa dai collezionisti del macabro_ di un serial killer fermato tre lustri addietro. Chiede aiuto a Dylan ,ben presto spinto a riconsiderare il suo iniziale scetticismo e (…).
            La “factory” coltivata dall’esperto Luigi Piccatto dà i buoni frutti del figlio Fabio , che ricompatta lo stile paterno _sempre riconoscibile_ con linee avviluppanti, decise ma anche modulate in concorso alla resa di dettagli e particolari ,concedendosi al virtuosismo di immagini fuori asse (orizzontale) o che “aggrediscono”il limite bidimensionale della vignetta con una preponderanza da effetto 3d. Le ulteriori collaborazioni “ammorbidiscono” il segno per levigare una sequenza ,nella sceneggiatura, cinematografica . Lettura fluida, passabile (imho).

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              DYD 390 La Caduta degli dei
              SBE. 96pp., b/n. 3,50€ (allegati tarocchi di Dylan Dog).
              Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Giampiero Casertano.
              La Barbato “split-ta” in Ambrosini, dichiara verbalmente (e non) le sue fonti d’approvvigionamento letterario e cinematografico ed edifica, con ristretto spazio all’ironia, un suo pippone socio-filosofico catastrofista , ovviamente tarato sul “-10 alla Meteora”che sta già facendo friggere parecchi cervelli e diventando pretesto di sgangherati deliri , alla peggio scusa per far quadrare narrativamente _un po’ come in questo caso_ zopicanti premesse e frettolose conclusioni. Un tour de force per Dylan , che deve sbattersi all’estremo, mantenendo la sua integrità (peraltro , come tanti altri, già minata dal circo-lo tecnologico e mediatico in cui anche lui, per quanto riluttante in vari aspetti, è oramai assorbito)sia a livello fisico che deduttivo , letteralmente imprigionato in un rompicapo architettonico “millenarista” edificato sulle concezioni (assolutiste) del suo creator ( stranamente somigliante all’Agente Callaghan in “Julia”, xD ). E chi ci vuol vedere una tirata anti –populista…Probabilmente mica sbaglia :-p . Un episodio dunque destinato a “far discutere” oltre, forse, la validazione dei suoi opinabili meriti intrinsechi.
              La gente sta male e i pennelli di Casertano sono il meglio su piazza per esprimere la loro/nostra “mostrificazione”, l’abbruttimento morale che diviene ombra e rughe feroci . Anche i panneggi dei vestiti contribuiscono a dare un senso di stressata e sudaticcia pesantezza, nell’oppressione di ambienti violentemente contrastati tra buche oscure e pareti candidamente sterili , poco familiari nelle cubature delle labirintiche stanze, opprimenti di costante video-sorveglianza; dove d’altronde il (credere di ) vedere è la parte pseudo-scientifica del “piano”, trascinato dalla “insolita improvvisa scomparsa” di una divulgatrice scientifica peraltro saldissima nel respingere i campi d’indagini di Dylan, comunque ingaggiato per ritrovarla. La cosa gli è facile, il difficile piuttosto sarà non “perdersi”. Di pregio la cover di Gigi Cavenago, che forse gioca iconicamente con un classico di H.G. Wells(imho).
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                DYD 391 Il Sangue della Terra
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                Meno Nove alla Meteora. Un senso di ineluttabile fine (del mondo) oramai serpeggia nell’intera popolazione, che tenta di dare “senso” al tempo (rimasto; ovvero alla mancanza di futuro a venire…) abbandonando gli ingranaggi _per quanto possibile_ della catena lavoro/produzione/consumo e consegnandosi più o meno passivamente all’inevitabile (?). Sconvolgimenti sociologici e pure climatici dovuti all’avvicinamento impattante del corpo celeste a cui un anziano e facoltosissimo magnate anglo-russo cerca di sottrarsi installandosi in una base satellitare spaziale sua privata (!); ma , avendo divorziato unilateralmente dalla moglie _ che è una Strega ( non per modo di dire…)e non l’ha presa bene_ deve chiedere a Dylan di “contenere” la consorte. Trovato l’insperato ingaggio l’indagatore dell’incubo scopre sfumature ben distinte dello strano e straordinario sodalizio sentimentale e “magico”…

                Posta l’accettazione delle norme esoteriche –stregonesche che stagnino l’accettabilità consequenziale dell’incredibile vicenda è un albo che restituisce un “distillato” dylandoghiano di prima (anche nel senso originario…)qualità, con un intreccio ingegnoso ( che pesca qualcosa da “Contact” fino a “Forrest Gump”, includendo toccate ironiche sul matrimonio e fors’anche una velata metafora , con Bloch e Jenkins, della senescenza che “non può” estinguere i legami affettivi…)con un senso di continuità del ciclo (…della Meteora)finalmente e compiutamente predominante. A mali estremi _ma senza fare schifo a se stesso_ Dylan ( non estraneo, naturalmente, al clima di “sbaraccamento” generale…) rimedia perfino imbracciando gli strumenti della tecnologia e perpetrando una autoconservazione che dovendosi dire di “natura” non vuole con questo porsi al di sopra di altre emanazioni , compresa la stessa Bruxa.

                Fortemente allampanato nella sua stilizzazione il segno (perlopiù sottile , improntato e monotono) di Dell’Edera rifugge e scavalla la proporzionalità anatomica ed i relativi panneggi per farsi evocazione spettrale ed onirica; dovendo anche però agganciarvi elementi di concreta materia tecnico- aerospaziale . Quasi un Fabio Visintin inchiostrato Stano : non è la mia tazza di thè (cit.), ma in un “Dylan Dog” Recchioni-zzato ed orientato a là “Orfani” ha il suo perché. Albo piaciuto (imho).
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                  DYD 392 Il Primordio
                  Testi_ Paola Barbato ( in collaborazione con Roberto Recchioni) / Disegni_ Paolo Martinello.
                  Meno otto alla meteora. In un accalorato dibattito televisivo (potrebbe essere altrimenti, specialmente nella situazione data?) il Prof. Oshima afferma di sapere il punto d’impatto dell’asteroide sulla Terra, ovvero il massiccio dell’Ayers Rock (Australia), nel territorio di Aborigeni che custodiscono e preservano un singolare “oggetto”, che arriva a casa di Dylan tramite un banale pacco postale ma che nelle sue (esclusive) mani provoca sbalorditive “piegature” dello spazio che neanche “Inception”…
                  Decisamente da incubo sotto-sopra ( e dato che siamo in “zona” C. Nolan si potrebbero citare pure certe “aberrazioni” teorizzate e visualizzate in “Interstellar”…)l’investigatore si trova suo malgrado investito da un compito eticamente (???) disdicevole, ancora una volta inconsapevole pedina di (…).

                  Spiattellato l’accostamento con gli smartphone , ossia prodotti che “piegano” la percezione ed acquisizione della “realtà” e lasciato l’indizio significativo del titolo Barbato & Recchioni imbastiscono una vicenda che _a dispetto o per meglio dire a completamento_ scatena e squaderna un quanto mai immaginifico ed opulento scenario architettonico (…e non solo! ;-) )surrealista e vertiginoso; ma non perde la barra della continuità degli eventi e degli incastri narrativi. Ne viene dunque un episodio affatto dissennato, e che offre anzi qualche tassello integrativo di talune immagini e presenze che abbiamo occasionalmente scorto tipicamente alla enigmatica chiusura di altri albi. E chi, tra i lettori, volle indovinare suggestioni provenienti dalla letteratura di un inquieto e “solitario” scrittore americano , direi che probabilmente c’ha preso :-P.
                  L’improbo e generoso impegno di visualizzare una siffatta trama cade nelle contorte, aggrovigliate e flosce linee iper modulate dal buon Martinelo, che si smazza una mole di lavoro che almeno i Cestaro Bros. (apparentamento per ragioni stilistiche)gestiscono in coppia, con una interpretazione delle “Creature Fantastiche” che, anche e più nelle chine, rimanda anche ad un Fabio Celoni, anche se scappa talvolta qualche tratto tra il grottesco ed un macchiettismo iconico da statuina del Presepe all’incirca (imho).

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                    DYD 393 Casca il mondo
                    Testi_ Barbara Baraldi / Disegni_ Bruno Brindisi.
                    Per una sbalorditiva coincidenza Dylan _ dopo aver sognato di dover evacuare il 7 di Craven Road_ accoglie in casa una bambina ,che si presenta in in pigiama e orsacchiotto (!), scongiurandolo di aiutarla a scacciare un “drago” che ha imprigionato la sua mamma tra le macerie, nel crollo della loro abitazione. In effetti , in una zona circoscritta (!!) di Londra è avvenuto un terremoto , un’altra apocalittica conseguenza dell’avvento della (a -7) Meteora…
                    Il cenno biografico alle vicissitudini della sceneggiatrice contenuto in sede di presentazione dell’ albo permette di intuire il trasporto emotivo che il tema del Terremoto instilla direttamente _fatta la tara alle allusioni metaforiche_ , per portato realistico ,nel sentimento del lettore italiano per “evidenti” (e magari un po’ rimossi…) precedenti affini. D’altro canto anche nelle piccole cose , perfino sciacallate da malintenzionati, si annida _ sembra suggerire Barbara Baraldi_ un diversivo pop o trash capace di distendere la mente, dando un ristoro palliativo a chi , fuori di retorica, ha perso tutto. Recuperata un minimo di quietudine , deve pur intervenire in forze un senso concreto e collaborativo di empatia e calore umano : così Dylan si ritrova prescelto nel ruolo putativo di tutore della bambina, arrivando all’impossibile per proteggerla , accompagnandola nel pericolo, elaborato ed estroflesso nella figura mitologico/espiatoria del mostro alato. Ma tutti giù per terra non possiamo empaticamente esimerci dal misurare concretamente quanto e cosa significa per noi la nostra casa, nel momento in cui fosse ferita dal sisma e mai più adatta a ri-accoglierci nella nostra familiare “normalità” quotidiana.
                    Nel suo bianco e nero retinato Brindisi trova luminosi ritratti in primo piano ed una applicazione notevole nel rendere gli ambienti disassati e sgarrupati ma _per i miei opinabilissimi gusti_ stona nel non chiudere le linee , ostinandole con la pienezza e la gravità dell’inchiostrazione . Episodio valido e palpitante, che peraltro affida alle ultime toccanti tavole la svolta nel soggetto contemplabile nell’indagare l’incubo; sebbene ciò rimanga, a conti fatti, un dettaglio (imho).
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                      DYD 394 Eterne stagioni
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                      Con adesivi (passabili…) e mini-poster in omaggio , per far digerire l’aumento di prezzo , 40 centesimi, del fumetto. A -6 dalla Meteora , per un countdown che non rinserra più di tanto la continuity , ma evidentemente offre il destro a soggetti di spinta bizzarria concettuale, almeno in cornice , tonificando una storia invece sin troppo consapevole di giostrare l’esposizione di stereotipi sul Personaggio ( che tali rimangono, al netto della consapevolezza ed esperienza di chi li espone, qui di nuovo la navigatissima Barbato…). L’incipit , assunto per paradosso in una situazione _alle circostanze date_ straniante ( una tranquilla giornata al parco) vede un incontro tra Groucho e (…), criptico, sorprendente ma non del tutto inatteso da chi segue la serie dalla gestione Recchioni. Poi è tutto un Dylan _ strapazzato verbalmente e fisicamente ( un marchio di fabbrica della sceneggiatrice…)_ che fa’ il suo e ce lo spiattella in un clima di citazionismo meta-testuale, attualizzato nei termini ( vedi “buonismo”)ed infine stampato a chiare lettere (il titolo di un film di Richard Donner…). Il succo della faccenda , concorsa nel ripresentato clima generale incattivito del “si salvi chi può”, vede un sempre più turbinoso avvicendarsi delle quattro stagioni e relativa esasperazione dei tratti più fobici e maniacali attribuiti ai meteopatici …In particolare l’inverno, che scarica tempeste ghiacciate ed in esse un clamoroso mutamento “diagnostico” di un disagio che nelle persone viene assegnato in aumento nella brutta stagione. Un cambiamento d’altronde temporaneo e mutevole n. ella stagione entrante ( la primavera/estate). Adattandosi a questo ulteriore caos Dylan cercherà di preservare la fiamma di un amore impossibile…Ma per come finirà , l’affetto , “costi quel che costi”, non sembra tanto di tipo romantico ma un viatico spinoso di
                      SPOILER:
                      Spoiler! Mostra

                      Mano calda di Nizzoli , che stampa composizioni illustrative di gradevolissimo pregio e nitore. Di buona soluzione anche la resa delle ombreggiature, sebbene forse non del tutto congrua l’incidenza “lucidatrice” sui panni neri ( la giacca di Dylan…); ed a voler essere molto fiscali qualche corporatura sembra allampanato in eccesso. In sintesi un episodio quasi antologico che lascia scossi nel finale; reso graficamente in maniera appagante(imho)​.
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                        DYD 395 Del Tempo e di altre illusioni
                        Testi e Disegni_ Carlo Ambrosini.
                        Il titolo e la salda reputazione dell’autore fanno vaticinio di un albo che,a -5 dalla Meteora ed in un clima apparente di inizio di fatalistica rassegnazione (…alla fine del mondo)prende a fare i conti col trapasso. Convergono le parole dell’Apocalisse con la ritualità pagana, in forma rappresentativa di un “capolavoro restaurato del cinema muto”, comunque mancante del rullo finale, con soggetto Stromboli (il vulcano attivo) “interpretato” nelle intenzioni degli Dei dalle genti che stanziano ai suoi piedi,che Dylan Dog torna volentieri a rivedere al cinema, trascinandovi pure Groucho. La singolare rispondenza tra un piccolo spettatore ed il bambino protagonista dell’archeologico film sembra ridestare nell’indagatore dell’incubo un turbinio di (effettivi?) ricordi che lo spronano ad “adattarsi” alla dipartita dei suoi cari, ma senza una tenuta cronologica ed un flusso esistenziale lineare degli eventi, perdendolo in un loop onirico che sbarca su Londra uomini d’altri tempi, letteralmente ; e che mobilita perfino la Grande Mietitrice , quasi a disagio se L’Uomo non percepisce l’incedere del tempo, ovvero la avvicinata preoccupazione della sua mortalità.

                        Sotto il profilo grafico è un Ambrosini ultima maniera : pesante nei tratteggi, poco standardizzato nei ritratti e non incline a complicarsi la vita su trasparenze ed insediamenti immobiliari. Termino la lettura dell’episodio dando atto del carattere sperimentale di una storia di cui avrò banalizzato (frainteso? Non recepito?) intenti e contenuti. Sorry. (imho).

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                          DYD 396 Il Suo nome era guerra
                          Testi_ Giovanni Eccher / Disegni_ Luigi Siniscalchi.
                          Tre ex commilitoni di Tyron Carpenter, forse i suoi migliori amici , dai tempi in cui servivano l’Esercito della Corona in missione nelle zone più calde e conflittuali del mondo, in poco tempo escono di senno ed iniziano a trucidare gente, pescata tra le minoranze etniche di Londra. Lo stesso detective della Yard se ne dimostra sconvolto e coinvolto oltre la soglia della ragionevolezza; tanto da spingere Rania Rakim , di sua esclusiva iniziativa, a chiedere aiuto a Dylan…

                          L’albo sostanzialmente si regge su un’unica idea ( peraltro destinata a condizionare chiunque tornerà a scrivere di Carpenter, ora col suo “bel”passato violento ;- ) ), prendendola larga ascrivibile alla Meteora ( countdown :-4)e farcita da quel tirare a fare i simpatici _anche auto denunciando per sottintesi la pretestuosità di parti in oggetto della storia_ che piuttosto irrita come palese e comprensiva assunzione di responsabilità della pochezza del soggetto. Un episodio dunque “filler”, non fosse per il sospetto che alcune allusioni della trama ( tali le definisco , nella loro attuale vaghezza indeterminata…) potrebbero incastrarsi più avanti nel disegno globale del ciclo , peraltro destinato a riverberarsi ( notizia recente rilasciata dallo stesso Recchioni…) oltre la quota editoriale quattrocento. Purtroppo anche in questa occasione il crescendo drammatico naturalmente innescato da previsioni della “Fine del Mondo” pare piuttosto fungere da tappabuchi delle implausibilità non fornite di spiegazione in sceneggiatura.

                          Sempre pesantina la mano di Siniscalchi nelle inchiostrazioni , e tuttavia si mantiene più sobrio che in altre recenti occasioni nella superfetazione dei tratteggi : Talvolta Dylan /Rupert Everett gli viene un po’ Dylan / Matthew McConaughey (xD), comunque dinamico a sufficienza in tavole dove in pratica non fa altro che beccarsi _ non solo verbalmente_ con l’assai esagitato Ispettore sostituto di Bloch, con un conto alla fine ancora più aperto con l’indagatore dell’incubo (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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