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Le STORIE_Bonelli ed.

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  • #31


    Un colonnello che pare sputato da “La Battaglia di Algeri” si spazientisce nel dare un’intervista alla solita bonazza bionda della tv, perché la situazione sull’East River si sta deteriorando apocalitticamente: su Manhattan e Brooklyn si sta riversando una fiumana di zombie vaganti incontenibile! Non resta che tentare il faticoso recupero dei pochi sopravvissuti. Una giovane mamma , dipendente della rete tv in smobilitazione è angosciata per la sorte del figlioletto, affidato all’ex marito , che sembra già accusare i primi sintomi del “contagio” . Vuole muoversi per raggiungerli ma…

    La mezza tinta elargita su tutte le vignette da Marco Bianchini enfatizza le volumetrie architettoniche, infondendo stilosa solidità alla magnificenza delle zone metropolitane di NY. Tradisce invece una certa propensione stereoidea la fisicità dei personaggi sani e perfino gli stessi non morti, infettati di fresco_ si fa per dire.
    “Dawn of the dead” di Romero accompagna ed ispira la situazione dell’emittente televisiva, nel novero di un soggetto che non ha certo l’originalità come suo migliore tratto distintivo e caratteriale. Tuttavia Giovanni Gualdoni sceneggia mettendo alla frusta la sua eroina in situazioni assillanti e drammatiche, cavandola d’impiccio con soluzioni argute e spettacolari. Quasi fosse il costoso pilot di una qualche fiction live action, in cui la donna accumula empatica considerazione al suo penare, anche il finale pare congedare delle “guest stars” della vicenda ed aprirsi alla possibilità di nuove narrazioni. La configurazione della collana, del resto lo consentirebbe. Se son zombi, vagheranno…
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • #32

      Fa scuderia con Phileas Fogg e Saturnino Farandola negli eccentrici , fin dal nome, gentiluomini ottocenteschi brillanti, arguti e fervidi nel perseguire la sete della conoscenza, gettandosi nei pericoli se necessario, mantenendo comunque un contegno signorile ed una fine causticità. Hanno una nemesi che bramano a sfidare cavallerescamente ed una posizione di un certo prestigio infine nella buona società. L’azione qui è retrodatata alla Roma pre unificazione , rafferma alle decisioni del Congresso di Vienna del 1815 e per questo attraversata da fermenti rivoluzionari , carbonari ed anti papalini.
      Mercurio Loi, docente universitario, è affiliato ad una organizzazione segreta che veglia sul sonno dei giusti con l’ambizione di sviscerare e pubblicare i recessi più bui ed esoterici della capitale,emendandola di figuri malintenzionati. Gli tiene bordone un suo giovane allievo ,al quale si accompagna nelle sue scorribande notturne. Tuttavia il ragazzo smette presto di camminare sulle ombre del maestro, addossandosi responsabilità gravose per la sua giovane ed irruenta età e di cui potrebbe pentirsi amaramente.

      Alessandro Bilotta ai testi di nuovo padroneggia gli scenari capitolini, dalla materia dei barcaroli sul Tevere e le viuzze di borgata fino a salire (o scendere…) alla dimensione millenaristica della città eterna, di alcuni suoi illustri abitanti conservando una base di pensiero razionalista a dispetto delle esperienze “magiche” che sperimenta. Mirabilmente evocativi i disegni di Matteo Mosca, incisivo sui ritratti ed instancabile nel dosare con finezza il rapporto di luci ed ombre attraverso l’inchiostrazione. Finale aperto, che fa presagire un possibile e fin d’ora auspicato, imho, ritorno in futuro di Mercurio e del suo giovane protetto.Sarei curioso di sapere se il copertinista Aldo Di Gennaro abbia avuto l’indicazione di abbellire l’aspetto di Mercurio, un mix non particolarmente armonico tra Davide Mengaggi e l’attore Miguel Ferrer .
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • #33

        Nessuna escursione nel fantasy dei viaggi nel tempo, come potrebbe suggerire l’ansiolitica cover di Aldo Di Gennaro , ma una ricostruzione storica riportata da fonti non ufficiali, ma di “prima mano” svelate da una bella studentessa francese ad un amico italiano di recente acquisizione e di affini ineressi.
        E dunque lo scontro militare al principio dell’ottocento tra gli austriaci ed i francesi napoleonici discesi in Italia.

        Una speciosa storia d’amore a tre, _innescata da un espediente talmente frusto da costringere lo stesso sceneggiatore Pasquale Ruju ad appalesarlo facendolo annunciare dagli stessi due ragazzi _, che sostiene un albo che nella sua interezza o quasi si occupa di darci un quadro tattico /strategico di un furioso scontro di eserciti, sbilanciato numericamente in favore degli austriaci ma combattuto con onore dai francesi , attingendo a risorse romanzate in questo episodio.

        Salvando il finale, che non paga dazio fuori misura alla retorica, la storia sembra un unico “Risiko” fin troppo specialistico, ad uso dei seguaci di faccende belliche. L’accuratezza iconografica è ratificata dalla passione per la materia del disegnatore Franco Saudelli, chiamato naturalmente a coreografare la crudezza caotica degli scontri sul campo di battaglia di Marengo .Risolve con toni di grigio e bordature selettive per guadagnare profondità prospettica, indispensabile dovendo schierare scaglioni di soldati e capannelli dediti ai combattimenti ,dentro una gabbia bonelliana sostanzialmente tradizionale. Senza aderire ad un confacente verismo pittorico il segno rimane rapido e burroso.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • #34

          Temuto e riverito in carcere, gangster cecoslovacco si vede sterminare la famiglia da una banda rivale con cui aveva stretto un tacito patto di non belligeranza. Andrà a cercare la sua vendetta, nei tumultuosi giorni dell’entrata in Praga dei carri armati dell’ URSS, giunti a mettere in riga i Compagni non abbastanza ortodossi al Patto di Varsavia. L’opinione pubblica non gradisce e scende a manifestare nelle strade della capitale…

          La sceneggiatura di Paola Barbato, imho, ricalca i limiti del numero precedente di questa collana, ossia _narrando una vicenda di squadernata linearità_ si esaurisce nella macro situazione di un “Rambo” deciso e spietato come un diavolo che affronta e stermina il mini esercito di un altro bel carognone, naturalmente più vigliacco ed opportunista. Solo parzialmente supportato da una tipa , che pare Angelina Jolie quando era lesbica, il cazzutissimo fa la sua strage, rivelando una intima motivazione sentimentale, si fa per dire. Dialoghi asciutti per uomini duri , che stentano (sempre secondo me…)a far ingranare la vicenda. Tutto qui, mi pare.

          Disegna Giulio Giordano, che tira giù tratteggi come se si credesse Sergio Toppi, fa le ombre dure ché pur sempre un noir ( dell’Est), esagera ed esagita talune facce e marca di una certa efficacia gli ambienti (sub)urbani.

          Una “storiella”.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • #35

            Spaghetti western picaresco e leonino (nel senso di Sergio), scritto da Fabrizio Accatino con gustoso accumulo di (mal)sana cattiveria, situazioni topiche, ritmo e compiaciuti sberleffi alla rettitudine benpensante.
            Tre soldati , buoni brutti e cattivi in misura variabile e complementare pattugliano la frontiera a guardia della ferrovia, scacciando Apache e tenendo a bada i razziatori messicani. In una parabola,narrativamente ellittica , faranno strame della retorica militaresca, per vocazione o malinteso , verso un finale Monicelliano; mentre nel prologo _per proseguire nell’ispirazione cinematografica_ abbiamo trovato un simil Bud Spencer versione “ I Quattro dell’Ave Maria”.
            La crudezza di molte situazioni ( plauso al mestiere dello sceneggiatore nel richiamare il ruolo attivo del lettore a posare lo sguardo voltando le pagine…) viene esagerata con il ricorso allo splatter combinato ad onomatopee giganti. L’effetto è francamente comico. Un lavoro datato 2013/14 da Paolo Bacilieri , che porta la sua impronta ben distinguibile, cedendo forse qualche grado di lambiccata cesellatura delle sue figure, d’altronde rudemente calate nel selvaggio ovest.

            Seria e quasi farsesca al contempo, una lettura (imho) sicuramente consigliabile.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • #36
              Testi di Giovanni Di Gregorio/ Disegni di Christopher Possenti.
              Echi di Eco (Umberto) per una vicenda che fa data nel 1464, in Bassa Sassonia, col maturo erudito Raimondo da Aleppo, scortato dal giovane servitore analfabeta Nicolas, giungere all’Abbazia di Hildesheim col permesso di consultare i manoscritti della fornitissima biblioteca, ricopiati dai frati stessi. Figlio di un Templare, Raimondo in gioventù dirottò sulla vita monastica , per assecondare una personale e vivida sensibilità “preposta” alla analisi di disparati testi , dentro ai quali si immerge alla ricerca di (…); tenendo tuttavia il suo sottoposto Nicolas all’oscuro delle sue metodologie, ed incapacitato di proposito, non sapendo leggere e scrivere.

              Un denso trattatello filosofico , calcato con didascalie che richiamano linguaggi arcaici ed ammonimenti solenni; in cui il frate pare combattere fisicamente entità demoniache ed ostili, rintuzzando in contemporanea la diffidenza dei suoi confratelli, esclusi dalla natura delle sue pratiche e sconvolti da gravi fatti che continuano a manifestarsi dall’arrivo di Raimondo nella comunità religiosa. Peraltro lo sceneggiatore alimenta dialetticamente ragioni di perplessità sul protagonista , allontanandolo opportunamente da un possibile calco di un Guglielmo da Baskerville; mentre Nicolas/Adso da Melk , non impicciato dai voti ha una interessata parentesi con una maliziosa contadinella… Incombe sul loro tempo la fresca invenzione di tale Johannes Gutemberg di Magonza .

              Poco immediati i disegni, stremati di tratteggi da ogni dove: dai frati cisposi, rugosi , dai capelli rigorosamente dritti e barbe a cascata; fino ai “nemici” di Raimondo , genericamente ributtanti quanto poco riconoscibili in vignette affogate di linee e fisicità deformi.
              Episodio che comunque sollecita l’interesse del lettore , anche e comprensibilmente non potendo (né volendo) dare soluzioni draconiane ed assolutiste.
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • #37

                Nel freddo Canada francofono,il Capo Gendarme di Stockwell rimpiange la moglie indiana defunta mentre cerca di aprirsi ad un nuovo amore; regge la energica suocera che bada alla figlioletta, una tipa talmente vispa da poter vedere un’amichetta “immaginaria”; e tenta di rispondere ad una incontrollata recrudescenza di fatti di sangue che vedono protagonisti un numero sempre più elevato di suoi concittadini. Una montante psicosi alligna tra la popolazione cinta nell’isolamento ambientale, ed alcuni abitanti iniziano a collegare i misfatti ad una ciclica “maledizione” calata dalle irte ed innevate montagne che sovrastano la città…

                Lo sceneggiatore ; Lorenzo Calza, arriva da “Julia” e , come pluriennale collaboratore Bonelli, pare aver introiettato la mistura componente dei testi di autori squisitamente bonelliani come Sclavi o Chiaverotti; e nel contempo onora le cadenze narrative proprie della Criminologa di G. Berardi. Dunque (a)scrive , da un soggetto di edificante matrice “politicamente corretta” ed ecologista , uno scenario dalla suggestione magico-religiosa, che invece sembra volgere in motivazioni assai prosaiche ed umanamente spregevoli, almeno fino alle viste di un finale che recupera lo stupore del “non” spiegabile ma “realmente” avvenuto. I buoni (lo sono con qualche accettabile increspatura…) ricevono la spiegazione giusta quando sono dalla parte sbagliata di una pistola ma lassù qualcuno li ama, e dallo stallo drammatico si vuol ben passare all’azione risolutiva, magari allungando la serie dei finali di una vicenda che, presa la licenza fantasy si complica di astruse macchinazioni; mentre l’attenzione per la cultura dei nativi aiuta poco all’inizio ,imho, a focalizzare il senso della storia.

                Disegni di Francesco Bonanno, intensi nel giocarsi il contrasto delle ombre sui paesaggi innevati e nei ritratti; forse con qualche approssimazione nelle vignette di raccordo ed in campo lungo.
                In sintesi , un episodio che ha un incedere molto codificato, con un tema nobile che però sembra strappato ad altre testate Bonelli, sostenuto da uno scenario da “natura selvaggia” che mantiene un suo esotico appeal.
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                • #38

                  Scritto da Gianmaria Contro. Disegnato da Frtancesco Ripoli.
                  Nella località mineraria inglese di Coltonbridge, intorno al 1827. La possidente ed ancor giovane lady Eleanor Kilgorne ha appena seppellito il marito , caduto in battaglia, _ultima di non poche disgrazie che hanno funestato la sua ed altre famiglie_ , ed è quasi costretta ad accettare le attenzioni sentimentali di un commilitone del defunto. Nella delicata situazione economica della città, provata da un tragico incidente che ha reso inagibile la miniera carbonifera, la signora è “incoraggiata” a prendere di nuovo uno sposo : un uomo che tenga le redini del clan, stante la mancanza di eredi. Eleanor in verità è donna indipendente, che coltiva interessi vasti ed esoterici, ma infine accetta di conformarsi al senso comune bigotto e sposa il militare. Di lì a poco una malsana catena di fatti luttuosi ed apparizioni inspiegabili fanno tremare Coltonbridge e l’entourage dei Kilgorne; richiamando da Leeds il Tenente in congedo C. Lacombe nelle veci di investigatore. Che, a poco a poco cerca di svelare l’incredibile filo conduttore dei tanti tristi eventi…

                  L’ispirazione è il racconto gotico anglosassone, ibrido di segreti e bugie scaturite da una società perbenista e “serenamente” abituata agli steccati imposti dalla condizione sociale di appartenenza. Testi pomposi e retorici, con la “tipica” accortezza della testimonianza indiretta (parla Lacombe in punto di morte quarant’anni dopo …) che grava in estese didascalie. C’è l’elemento fantastico-horror perturbante , ma non è la chiave assoluta del racconto , demandato piuttosto alle più basilari (e meno edificanti…) pulsioni dell’animo umano.

                  Un po’ frolli i flasback opposti alle atmosfere lugubri del 1827. Le tamponature d’inchiostro aiutano la consistenza strutturale delle figure, talvolta invece abbandonate a sole linee nervosamente tracciate e visuali di profilo piuttosto semplificate.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • #39
                    è da questa collana che è stata presa questa (meravigliosa) citazione?:


                    Honour to the 26s

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                    • #40
                      Herny Angel ma lavori per SergioBonelliEditore??
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                      • #41
                        ??????
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                        • #42
                          Se ti riferisci al fatto che la recensione amatoriale di "L'Innocente" è troppo benevola, dopo averla scritta in rete ne ho lette di ben più incensatorie . E comunque no, assolutamente. Non faccio nemmeno un lavoro intellettuale, per fortuna della lingua italiana.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • #43
                            Originariamente inviato da henry angel
                            Se ti riferisci al fatto che la recensione amatoriale di "L'Innocente" è troppo benevola, dopo averla scritta in rete ne ho lette di ben più incensatorie . E comunque no, assolutamente. Non faccio nemmeno un lavoro intellettuale, per fortuna della lingua italiana.
                            Volevo solo capire perchè tanta fatica se non lavori per Bonelli, tutto qua ! avrai molto tempo libro, si vede ....
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                            • #44

                              Sotto l’orchestrazione ai testi di Mauro Boselli, lirico e sempre generoso nell’affrescare situazioni e personaggi, un racconto marinaresco nella chiave dell’avventura visionaria e horror. La rotta, letteralmente, viene determinata ad albo ben avviato, dopo uno stillicidio di avvenimenti inquietanti ,ed in parte volutamente svianti, che danno modo a Boselli di sbozzare i numerosi caratteri umani e le svariate vicissitudini di un vascello piratesco, dopo che la ciurma raccoglie in mare _ allo stremo delle forze_ un quattordicenne francese naufrago.
                              All’atto della presentazione dell’albo il redattore Gianmaria Contro fornisce un florilegio di fonti bibliografiche a cui lo sceneggiatore può ricondurre in forma eser-citativa nell’intrattenerci saldamente nel piacere di un fumetto che richiede (esplicita la copertina…) disponibilità per il genere e volontà di seguire una scrittura pregna di locuzioni ridondanti. La sua capacità di trasportarci dentro la vicenda farà dimenticare, a colpi di incalzante azione, la prevedibilità esigua del soggetto principale; ed è anche questa una nota di merito.

                              Onora i disegni Luca Rossi: cartesiano nel rendere le complesse geometrie delle navi a vela e “maniacalmente” preciso su uniformi e bardature dei pirati. Fine nel dare i tratti somatici, privilegiando però linee poco arcuate.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • #45
                                Secondo speciale, a colori, che fa seguito a quello del 2014 incentrato su Caravaggio. Foliazione estesa a 128 pagine (prezzo copertina 6,00 euro), da cui spicca il contributo dei disegni di Angelo Stano. Felicemente ,l’artista procastina la sua distintiva ricerca di un tratto asciugato all’essenziale per sobbarcarsi anche la colorazione di un albo che lo impegna alla minuziosa resa iconografica di variegati costumi ; armi , accessori e grandi paesaggi del Nuovo Mondo, sponda est, negli anni 1755_1760. In pochi casi, perlopiù in campi lunghi, la fisicità e l’atletismo degli indiani appare, imho, un po’ legnosa nei numerosi e cruenti scontri all’ultimo sangue. Il gusto di Stano per le figure femminili che ricordano le attrici del cinema anni ’70 ( figura slanciata, non particolarmente prosperosa; viso largo, occhi importanti, folta chioma molto sciolta…) qui sono funzionali al tipo della “donzella da salvare”; mentre i visi maschili spigolosi e marcati si offrono giustamente a quello che è il (co) protagonista della storia, l’esploratore Riley Black , ugualmente temuto e rispettato tra le tribù indiane, col nome di Corvo Nero. Lo troviamo in visita di amici coloni inglesi,che vivono “pericolosamente” isolati in un periodo di tregua instabile con i francesi ( e i loro alleati nativi; ma la corona britannica ne schiera molti di più…). L’iniziale titubanza degli stanziali è destinata ad essere calpestata dalla violenza degli avvenimenti…

                                Ai testi Mauro Boselli intreccia una storia ricca e concitata di fatti e combattimenti brutali , dove soldati e guerrieri tengono ad agire e rappresentarsi nell’efferatezza, come monito dissuasivo _ e forse superstizioso _ lanciato al nemico. Una sistematicità disturbante che aiuta e consapevolizza a non distrarre le parti in semplicistiche divisioni Buono/cattivo, od a prendere la storia d’amore al centro della vicenda come una cessione sdolcinata. Marca ulteriormente la narrazione adulta, una disamina acuta di come il proselitismo di tipo religioso, sinceramente proteso alla tolleranza pacifica e fraternizzante ,sposta comunque degli equilibri politici e militari che possono mettere in difficoltà anche chi, proveniente dalle parti belligeranti,si troverebbe propenso alla negoziazione della pace.
                                Chi ha seguito la saga fumettistica dei “Pionieri del Nuovo Mondo” vi troverà parecchi punti di contatto , anche nell’articolazione dei colpi di scena , e forse _con me_ converrà che Boselli pare “sciovinista” più degli stessi colleghi francesi.

                                In sintesi, e per usare un’espressione classica: un fumetto che intrattiene e fa al contempo riflettere. Disegni e colori ben intonati.
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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