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Le STORIE_Bonelli ed.

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  • #46

    Testi_Alberto Ostini / Disegni_Leila Leiz.
    La neve se ne frega (cit.), ma non i senatoriali parrucconi incatorzoliti che governano una società iper-tecnologica , la quale ha sottratto all’imperativo della sicurezza e della razionalizzazione sociale tutte le criticità impreviste che rendono gli individui “semplicemente” e fallacemente umani, secondo la loro natura. Un diligente Funzionario dell’ordine pubblico incrina l’algida perfezione imposta del suo mondo andando a scovare una Lei, espulsa anzitempo dai macchinari che la dovevano integralmente formare e perciò “imperfetta” , con cui assapora il ritorno dei primordiali istinti emozionali, non disgiunti certo dal pegno della sofferenza psico-fisica, sentendosi comunque e più che mai vivo!

    Una micidiale gragnuola di (pseudo tali) termini para scientifici infarciscono i dialoghi come fosse antani e fanno muovere la trama che pare di uno sci-fi minore con Tom Cruise , all’incrocio di “Nathan Never” , “Hammer” e quant’altri ; con poca passione trapelante e una robusta dotazione di “spiegoni” . Gli scenari immaginifici e futuristici vorrebbero avere una forza impressionante ed apodittica, ma sono piuttosto fumisteria del già visto.
    E “L’Ammmore” trionfò sui totalitarismi. I disegni mi ricordano qualcosa di “Fables” o lo stile di Montanari e Grassani , con un senso di “provvisorietà” , come se cioè aspettassero una mano di colore o qualcosa che dia spessore a linee monotone , inchiostrate con non esaltante senso della profondità. Abbastanza dozzinale pure il design di tute e mezzi .

    Lo considero uno degli episodi meno convincenti dell’intera collana, imho.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • #47
      Un bianco e nero mai disgiunto dai toni di grigio ci trasportano alla memoria delle illustrazioni da “Domenica del Corriere” , facendo rivivere la presa coloniale dell’Etiopia attraverso il più classico (anche troppo) triangolo amoroso : bella crocerossina contesa tra due amici ( che bisticciano di brutto per lei; e ti pareva…), cadetti d’Accademia Militare all’incrocio di paralleli destini nel Corno d’Africa. Emiliano Tanzillo dota i disegni alternativamente di sottili bordature, ottenendo l’ effetto vintage di staccare le figure in primo piano dagli sfondi o dagli elementi di quinta , più sfumati e “lattiginosi”, come a creare un effetto di fuori fuoco fotografico ( ben accetto , per esempio , nelle colonne di soldati od autocarri in marcia). Apprezzabile l’applicazione su una sceneggiatura _del versatilmente esperto Claudio Nizzi_ che abbonda di elementi scenici e comprimari. Il clima “Monicelliano” della guerra è assicurato dai marmittoni che si esprimono nel proprio dialetto; ma la scrittura sa parecchio di già letto, visto e sentito, con una coda “grisbi” che assicura un “ingenuo “ lieto fine. Perfino un po’ patriottico-reazionario, se vogliamo, con il Bello/Buono che si riscatta in ardite gesta belliche durante una “interminabile” e cruenta battaglia, che serve (?) a macinare pagine; e in scenari diversi replicare situazioni trattate in altri episodi di questa collana.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • #48

        Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Michele Bertilorenzi.
        A ridaje : Londra , East end, tarda era Vittoriana. Un giovane e compìto Ispettore viene assegnato a Scotland Yard proprio mentre si verificano uccisioni di prostitute , con modalità quasi affini all’imperversare, anni prima, di Jack The Ripper. La strippona che tiene su il bordello open air ingaggia una coppia di investigatori privati , due gemelli dal temperamento opposto _ che collaboreranno in varie forme col poliziotto_ e dalle abitudini talmente diverse che nessuno li ha mai visti insieme…

        Sembra un “Weird Tales” .Lo sceneggiatore sposa elucubrazioni psicoanalitiche sapendo (immagino) di venire sgamato su colpi di scena oramai metabolizzati anche da chi la letteratura gotica l’ha appena orecchiata; e perciò aumenta il carico delle morbosità sessuali e si gioca rimandi meta-testuali su come l’esposizione mediatica plasma di per sé i fatti, portandoli massicciamente alla attenzione del pubblico, ingenerando in soggetti sensibili psicosi auto suggestionanti.
        Fuori discussione la laicità della Bonelli nel trattare il mestiere più antico, l’accumulo di situazioni particolari, più che a sfrondare moralismi sembra un sovradosaggio che stona il canovaccio classico del suo genere. Deduzione intellettiva e spacconate da strada assortiscono il finale d’opera, apparentemente ancora aperto , in cui come si suol dire il bue dà del cornuto all’asino…

        Disegni di un “esordiente” sulle testate SBE, non sempre scioltissimo e proporzionato sulle anatomie e un po’ piatto nel rendere quartieri ottocenteschi luridi e malfamati ,che sembrano invece intonacati da un’impresa edile dei nostri tempi.

        Citando : c’è del nuovo e c’è del bello. Ma il bello non è nuovo ed il nuovo non è tanto bello. Imho.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • #49
          Hai preso tutti i numeri sin ora?
          Io ho solo tutti quelli del primo anno.

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          • #50
            Io, sì. Sto dando l'impressione di non averci capito niente? L'unico che non ho recensito è il primo albo scritto da Recchioni , per via dello stile manga che , non essendomi molto affine, temevo di non saper interpretare. Ho chiesto un po' in giro. Poi oh, so' vecchio e ho dei gusti consolidati, però non sto certamente scrivendo dei vangeli ma solo mie libere opinioni, tirate giù per l'abitudine della lettura piuttosto che per una preparazione accademica che semplicemente non ho.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • #51


              Testi_ Carlo Ambrosini / Disegni_ Giulio Camagni.
              Irta concettualmente oltre le mie capacità di sintesi temo ( :lingua: ), una densa parabola umanistica che medita nelle forme di una profonda laicità e col vettore narrativo della fantascienza distopica il salvataggio della nostra peculiarità senziente dentro l’eterna dispersione degli atomi; o perlomeno di definire l’essere umano nell’urgenza dell’offesa delle sue caratteristiche cognitive e culturali.

              Anno 2112. Circa un miliardo di individui della popolazione mondiale e mediamente un terzo di ogni nascituro , sviluppano una sindrome invalidante che li fa regredire alla stregua di bestie allevate in cattività, guidate dai soli istinti primari ma incapaci di badare a se stessi. I Governi delle varie nazioni attuano politiche di contenimento dell’emergenza che vanno dalla soppressione dei soggetti all’internamento coattivo degli stessi con grave emorragia dei conti pubblici. Chi ne ha i mezzi ,tra la popolazione “sana”, nasconde i propri congiunti “regrediti” in casa, confidando nei progressi della scienza e nell’ intravvedere qualche barlume cognitivo consapevole e riconducibile al genere umano. Nasce una disputa tra i militari , che vorrebbero avere una giurisdizione pari a quella di cacciatori di “selvaggina” cresciuta in maniera abnorme ; ed alcuni studiosi che al contrario approntano mezzi tecnologici per entrare in empatica comunicazione con la fase antecedente la nostra evoluzione a Homo Sapiens Sapiens e lasciando i “Regrediti” piuttosto in ambienti vasti e non “civilizzati”, a lottare per laloro sopravvivenza secondo regole di natura, magari in branchi di predatori minimamente organizzati . Una di queste Riserve diventa la meta agognata di un giovane ricercatore universitario, che ha una sorellina affetta dalla sindrome; mentre chi ne è immune, per la maggior parte e nonostante tutto, cerca di tirare avanti nel miglior modo possibile senza pensarci troppo…

              Una sceneggiatura che avrebbe forse meritato una trattazione più ampia, dato gli spunti etici e gli scenari che offre, anche calcolandola naturalmente come metafora di fatti odierni e concreti. Le idee che sostengono il soggetto sono premianti ad uno svolgimento della trama che pure ha caratteri di classicità e reiterazione canonica; e non temono di “pensare in grande”allungandosi _vedi finale_ in tempistiche astronomiche, eppure emotivamente affatto fredde. Una imponente costruzione a cui avrebbe (imho) giovato un segno più preciso e rifinito di quanto offre il disegno, spesso approssimato a minimi termini di elaborazione,che fa perfino disorientare nei passaggi più concitati, poco intelleggibili nel suo fissarsi per estrema sintesi e con gusto nei ritratti che lo fa sembrare di una immediatezza tirata via. Che anche questo faccia parte della “filosofia” dell’albo?
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              • #52


                Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Anna Lazzarini.
                Un centone con le cuciture del thriller para-psicologico, i risvolti(ni) da telenovela di provincia ed il taglio sartoriale (per rimanere in metafora…) pronto moda telefilm per adolescenti . La fattura complessiva è onesta puntualità artigianale non illuminata da soluzioni particolarmente distintive.

                In un borgo del Galles le vedove bianche attendono più o meno pazienti e remissive i loro uomini, impegnati fuori ed a lungo a sudarsi i contratti di estrazione mineraria, magari andando in fallo nella umana ricerca di compagnia. Le vedove in nero… Non è un pettegolezzo, di quelli che si spendono tra comari, che una studentessa nei paraggi abbia l’innata facoltà di condividere in sogno gli ultimi pensieri dei defunti (!), che poi spiffera ai parenti sopravvissuti , magari per sgravarli di sensi di colpa verso il caro (?) estinto.

                La tipa prende abbastanza bene questo suo “super potere” ,finché non si sconvolge captando l’angosciosa disperazione di una sua coetanea prigioniera ed in punta di morte! Chi è ,dato che nessuno degli impiccioni villici pare averne registrato la presenza. Novella “Veronica Mars”, la giovine divinatrice va’ di Google e scarpinate per risolvere il “caso”, non potendosi fidare del tutto nemmeno di amici e famigli.

                Segreti e bugie, a fin di bene od ipocrisia; una Malickiana “rabbia giovane” ed adulti che velano un in-sospettato passato di ardori scontati a caro prezzo ,piombano ai luoghi comuni una storia paradossalmente “prevedibile “ in snodi narrativi sostanzialmente obbligati e codificati dalle esperienze d’intrattenimento di ogni lettore /telespettatore.
                Sembra adatto lo stile della disegnatrice a riprodurre le fisicità che sbocciano nei giovani. Magari tende un po’ ad arrotondamenti da manga (e quassi tutti c’hanno dei mascelloni da bellimbusto di “Beautiful”), cercando una confacente distribuzione delle ombre , ad incidere sulle volumetrie e sull’impianto drammatico della sceneggiatura. Il segno mi suggerisce anche dei punti in comune col mio amato Terry Moore.

                Numero discreto; ed alla Barbato non si deve rimproverare un eccesso di spiegazioni ( gli “spiegoni”),ma al limite un difetto di freschezza creativa.
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • #53
                  41. Atto d’accusa
                  Testi_ Giuseppe De Nardo / Disegni_ Giuliano Piccininno .
                  In Roma, lì 69 A. C. L’abile giurista Cicerone patisce l’onta della calunnia dopo aver assunto il compito di pubblico accusatore in un complesso procedimento contro Verre, il Governatore della Sicilia con influenti amicizie e spiccate ambizioni politiche, imputato di spadroneggiare coi siciliani ed a danno di liberi cittadini romani, muovendosi nella corruzione e nelle ritorsioni intimidatorie. Un testimone oculare potrebbe far propendere la giuria senatoria per una condanna, ma deve arrivare vivo al dibattimento…

                  Guardare al passato sembra essere espediente elettivo per parlare dell’oggi, di una Giustizia offesa e piegata alle manovre dilatorie e cavillose di biechi interessi concomitanti a voler tralasciare “verità” che gridano di venire formalmente (ri)conosciute. E magari per smentire chi crede ai giorni nostri di aver inventato qualcosa nella gestione del malaffare.
                  Quasi del tutto a levare l’ambiguità storicizzata di Cicerone, a cui la sceneggiatura affianca un epigono o quasi di Spartaco, anche lui votato ai “buoni”, che funge da braccio armato per sgominare intrighi ed intriganti, con tanto di motivazione personale amorosa. Un po’ la spada e l’altrettanto affilata oratoria del principe del foro ci traghettano su un finale che sembra comprimersi in apnea nelle pagine standardizzate a disposizione, alternando nuda e concitata azione alle verbalizzazioni penali in punta di diritto.

                  Altrettanto “classici” i disegni , che inducono a rammentare le pose plastiche e marmoree lasciate dall’Arte antica; anche per la quasi assenza di ombreggiature negli esterni diurni od ai bagni termali. Buona la tenuta d’insieme di momenti spesso affollati.
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                  • #54


                    42.La Terra dei vigliacchi
                    Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Pietro Vitrano.
                    Un noir di ambientazione rurale, al capezzale di una America “profonda” agonizzante sui rovesci finanziari della Grande Depressione, ultima di dure prove che la terra esige, nella Salinas Valley ( California) . Un detective dal passato turbolento torna alla cittadina da cui aveva fortemente voluto emigrare per indagare sul brutale omicidio di una giovane del posto. Riemergono ricordi ed amicizie di gioventù, che tracciano la pista per la soluzione del caso; a cui il Cop non potrà sottrarsi senza mettere in gioco se stesso , i nuovi ed i vecchi affetti.

                    L’ultimo spettacolo chiede alla polvere di scansare segreti e bugie, nella tradizione di “provincia” che seppellisce turpitudini per quieto vivere , ma non riesce mai del tutto a conviverci. La cultura è un lusso che i bifolchi non possono permettersi e che ricade su pochi saggi o disturbati . Si sprecano le battute su libri posseduti ma non letti (?) ; e nel caso confluiti in un frasario grave e sentenzioso. Lo sceriffo assolve al necessario equilibrio legalitario , mentre una misteriosa dama locale tiranneggia con le sue fortune l’intera tenuta economica della valle, destinata a tornare comunque nelle sue disponibilità.

                    La ciclicità degli elementi costitutivi dell’intreccio è un po’ sottaciuta a preservare gli sviluppi della narrazione del giallo, punteggiato da rivelazioni fin troppo puntualmente eclatanti. L’investigatore ha il piglio analitico da Dale Cooper con gli scatti da ribelle irredento; mentre il saggio Sceriffo non si capisce se ci fa’ alla Durrenmatt o ci è’un po’ ottuso.
                    Il confronto con effettivi casi di cronaca nera recente fa sembrare anche l’ideazione di questo fumetto una conferma narcisistica del profilo attribuibile ai protagonisti di efferati fatti di sangue…
                    Disegni che peccano di una certa sommarietà, con rigidità anatomiche acuite dall’appesantito e monotono passaggio a china.
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                    • #55


                      43. Le Nebbie di Boisbonnard
                      Testi_ Fabrizio Accatino / Disegni_ Eleonora Dea Nanni.
                      Le memorie d’un gendarme, intristito dalla vecchiaia e dalla vedovanza ricorda infine a se stesso il caso irrisolto di una giovane vita spezzata, diciotto anni prima, nella regione dei Paesi della Loira, nella plumbea Boisbonnard, anno 1921. Tra i sospettabili, un altezzoso ex Ministro , che aveva come scherano lo stesso Sindaco del paese, desideroso di reperire un colpevole purchessia della povera vittima, giovanissima bellezza benvoluta da tutti; come del resto la moglie del gendarme, di lì a poco…

                      Scritto con sensibilità e una misura retorica adatta allo stile del tempo, l’episodio si lascia seguire con interessata partecipazione , anche emotiva. I protagonisti del “cold case” sono caratterizzati in maniera sufficiente a reggere dei “ruoli” a cui la sceneggiatura eventualmente assegna uno sbocco che al lettore potrà apparire sorprendente . Soddisfatta una credibile ricostruzione investigativa ( con un espediente letterario che , rapportato alle macerazioni interiori del protagonista , sembra un po’ forzato…), con ormai tutti o quasi gli attori della vicenda passati a miglior vita l’esecuzione della pena non ha un profilo pubblico ma è secretata tra le pesanti suppellettili delle altrettanto antiche ed austere case di Boisbonnard.
                      Non ancora ottimale (imho) la qualità dei disegni, che pagano una sensazione di rigidità rassodata, come se dei tessuti infeltriti vestissero figure intagliate nel legno, in un sovraccarico di tratteggi che neanche un Luigi Siniscalchi ( il riferimento a salire guarda a Ferdinando Tacconi?). In mirati flashback viene lasciata la sola matita, morbida al limite di non assistere una gran resa di stampa.
                      ?
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                      • #56


                        44. Xamu
                        Testi_ Gigi Simeoni / Disegni_ Alessandro Giordano.
                        Se Han Solo (Star Wars) facesse il cacciatore di taglie, come Il Volere (Saga), ma con un papà ingombrante alla Prof. Jones Sr (ovviamente burbero-ma-bonario).e un copilota robot _ dove l’ho già visto?_ ; tutti su una nave spaziale bisunta ma gagliarda, a contrabbandare una baby extraterrestre , frutto innocente di sperimentazioni genetiche ad uso profitto e militare della solita mega corporation che spadroneggia come in “Alien”. Linguaggio pseudo-scientifico a profusione, connessioni neurali per squadernare spiegoni, corridoi ferrosi e labirintici, pub frequentati da svariate razze extraterrestri, due antagonisti deprivati della vista ma potenziati negli altri sensi, un prologo sotto la neve de “L’Eternauta”.

                        E’ una macedonia di luoghi comuni fantascientifici, governati lasciando indietro la compiutezza degli assunti introdotti , scalati disinvoltamente a favore delle tipiche e gradasse soluzioni alla Roberto Recchioni : combattimenti a mani nude, inseguimenti, battute sprezzanti, e giusto qualche pistolettata per sveltire una storia intelaiata su canoni diligentemente (troppo) derivativi.
                        Sul grezzo i disegni, a predilezione della sveltezza ed immediatezza dinamica piuttosto che della solidità realistica del segno, nebulosamente sporco anche in poco aggraziati primi piani. Un po’ alla Piccatto , passando per lo staff di “Orfani”.

                        ?
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                        • #57


                          45. Balaklava
                          Testi_ Liugi Mignacco / Disegni_ Salvatore Pezone.
                          I giornalisti annotano, e gli strateghi scrutano e dispongono, da posizione favorevole e riparata; nel budello collinoso in Crimea, non distante dal villaggio di Balaklava, addì 25 ottobre 1854, fanti, cavalieri ed artiglieri da Italia (Regno di Sardegna), Turchia , Francia , Austria e soprattutto Inghilterra (temprata dal mito di Wellington )a muovere contro le batterie di cannoni dell’Esercito zarista russo, a cercare gloria ed a riprendersi fette strategiche (?) di campo. Un tenentino di fresco arruolamento ( che pare Keith Carradine ne “The Duellists”) e un vecchio soldato, che non ha fatto carriera ma ne ha già combattute fin troppe di battaglie; ufficiali boriosi in competizione tra loro e magari attendisti al limite della codardia oppure arditi al limite del suicidio; informazioni distorte e frammentate; una malcelata diffidenza intrinseca verso alleati ma pur sempre stranieri accompagnano l’avanzata degli oltre seicento inglesi della “Brigata leggera” incontro alle linee nemiche _ disposte anche sui fianchi del terreno di guerra_ , a scardinarle al costo di devastanti perdite, acuite da una tragica e difficoltosa ritirata finale. In mezzo ed in ogni dove lo spettro della triste mietitrice , resa ineluttabile dal demone dell’autodistruzione che corrode gli uomini…

                          Apologia antimilitarista (?) con richiami filosofici ( diciamo con un piccolo e prevedibile “giallo”) che spezzano ma non alleggeriscono un racconto centrato sulle manovre degli eserciti (“ovviamente” comandati da più o meno degni eredi di aristocratiche casate…), sulle tattiche militari ed i proclami gravi e ridondanti, non proprio sfiziosi per chi cercasse spiragli di evasione (imho).

                          Problematica la messa in tavole, la “disegnabilità” _ per citare Moreno Burattini_ di una storia che dispiega uomini in divisa, cavalli ed armamenti nel groviglio di furiosi combattimenti . Il tratto è mosso e sottile di preferenza ( non sorprenda che professionisti usino anche penne biro…), carico di segni sui piani ravvicinati ,e sfumati scalando verso la sinteticità degli sfondi. Per i campi lunghissimi ci si fa bastare qualche nuvola di polvere e qualche stendardo al vento.
                          Onestamente un po' una palla, e non di cannone.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • #58


                            46. Illusioni
                            Sceneggiatura malandrina di Fabrizio Accatino, che mostra e non dimostra , profittando del tema della magia , collocandolo tra le brume praghesi d’inizio novecento ; riservandosi come protagonista un quattordicenne ammaliato dall’arte dei giochi di prestigio e da una sua amica , una “monella” appena seienne con cui condivide i primi stentati e difficili mesi di carriera. Poi arriverà la gloria professionale ma anche la separazione, che nei successivi dieci anni diventerà languore amoroso, da colmare infine per…Magia. Ha una linearità di racconto , se vogliamo stiracchiata nell’intreccio, che fa pensare a cartoni animati come “Remi” e “Candy Candy”, che appunto lascia la curiosità inappagata di conoscere i meccanismi dei trucchi del mago , razionalizzando l’illusione e forse facendo la tara al fragile soggetto. Uno “speciale tratto fanciullesco” (cit.) accompagna le tavole di Giampiero Wallnofer, un poco slabbrate nel ripasso a china e omaggianti lo stile di Grazia Nidasio sebbene adattato alle lugubri vie di Praga , agli interni damascati od ale misere stanzette testimoni mute di prodigi mai svelati.
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • #59


                              47. Sangue e ghiaccio
                              Testi_ Tito Faraci / Disegni_ Pasquale Frisenda .
                              Poco magnifici, sette soldati dell’Armata Napoleonica in penosa ritirata dal suolo immenso e dall’implacabile inverno russo, stremati ed affamati si lasciano coinvolgere dalla richieste d’aiuto di una ben “strana” ragazza del luogo, che li guida al suo villaggio. Il più giovane del drappello , un caporale con velleità di scrittore racconterà a posteriori in un formale interrogatorio i tragici, luttuosi e viepiù incredibili particolari della sua esperienza…

                              Spicca il trattamento estetico conferito all’albo , insolito per la serie : esclusi i passaggi col rapporto fatto dal caporale , in un bianco e nero rabbuiato e compattante ( ne coglieremo il senso nel finale dell’albo…), tutto l’episodio è reso in toni di grigio, con sprazzi ( e spruzzi) rossastri ( il sangue, il fuoco…)con superbi tocchi pittorici che prendono la lievità espressiva di ombre fino ad incidere primi piani di assoluta intensità. Rammentano, direi, gli esperimenti del cinema muto con la pellicola “a colori”, ovvero dipinta a mano fotogramma per fotogramma. Nella seconda parte della storia si affastellano elementi soprannaturali che penalizzano leggermente la definizione degli elementi ritratti. Nulla osta, all’occorrenza ,a spaginare le tavole ( od eccedere le sei vignette ciascuna) per servire egregiamente l’azione , sia nell’esposizione della tundra sia negli interni gotici o delle fortificazioni perimetrali del paesino innevato. Meno corposo (imho) il soggetto della storia, che scusa la letterarietà dei testi ( la “voce narrante” è appunto quella del caporale/scrittore) ed imprime una dialettica meta fumettistica col lettore _ tramite l’incaricato a raccogliere la sbalordita testimonianza militare_ come a cautelarsi degli stereotipi da racconto horror che comunque somministra in pieno rispetto di suoi moduli tematici , assolti con consumato, diligente mestiere.


                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • #60
                                48. Notturno newyorkese
                                Testi_ Samuel Marolla / Disegni_ Max Avogadro.
                                NYC, anni ’30. Uno scrittore di pulp fiction, confinato in un misero alberghetto, viene a patti con il suo in-successo letterario e la singolare situazione di aver preso, anni prima, una pallottola in testa che ha cancellato quasi completamente i ricordi della sua vita passata; che tornano a tormentarlo nella forma di due poliziotti corrotti e di una ragazza bionda che lui “sente” di aver sempre amato e che potrebbe aiutarlo a diradare nella sua testa una nebbia dai contorni equivoci, una amnesia che i suoi spicci nemici scambiano per reticenza…

                                Calato nelle fosche atmosfere del noir, mentre le persone perbene dormono il sonno dei giusti, il racconto sfila sicuro scolpendo dialoghi asciutti e ad effetto , permettendo _qualsiasi cosa succeda_ il cerimoniale dell’accensione di una paglia da fumare e la sveltezza di colluttazioni e pistolettate, accese tra i vicoli e le comodità moderne (…all’epoca). L’intreccio, piacevolmente spiazzante, affastella senza soluzione di continuità fatti vissuti e scene immaginate da romanzo per lettori “di bocca buona”, generando una fusione “meta-narrativa” che trova scioglimento nella (stringata) spiegazione finale, col regalo filosofeggiante di una pagina /vita letteralmente ancora da scrivere.
                                Il bianco e nero è iconograficamente ( non mancano citazioni di libri e film) d’elezione per il periodo storico e si può immaginare la cura e la ricerca su cui il disegnatore ha stilizzato un potente resoconto visivo degli ambienti metropolitani, delle case private, o delle brulicanti vie ; graduando le chine a conferire contrasti di luce e profondità di campo, nell’attrattiva di una ricca cornice urbana e retrò. Bel fumetto (imho).


                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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