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Le STORIE_Bonelli ed.

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    63. Il Cuore di Lombroso
    Testi_ Davide Barzi / Disegni_ Francesco De Stena.
    Rabbonito e trasfigurato alla stregua di Emil Jannings ne “L’Angelo azzurro”, l’inciprignito anatomopatologo Cesare Lombroso scavalla progressivamente le sue teorie antropologiche proto-nazistoidi e diventa un bonaccione gasato dai romanzi di Sir Conan Doyle per raccapezzare un giallo moderatamente intricato e tostamente sanguinolento che coinvolge , nella Torino del 1889, gli ormai adulti protagonisti del “Cuore” di De Amicis.
    Con quel filo di ambiguità del chiamare a raccolta protagonisti reali e letterari per scalmanarli in situazioni del tutto inedite, dove recuperano a spizzichi e bocconi caratteristiche che gli riconosciamo a priori (a là “Weird Tales”), un racconto a fumetti che smoccola le sue icone in saldi e continuati comportamenti, permettendo con ciò l’operoso ravvedimento del Lombroso, che diventa il classico diavolo migliore di come lo si dipinge(va). Non sgarrano, per rimanere ai fondamenti, gli step che chiudono il cerchio, ovviamente criminale , in vista di una punizione che diventa l’ ultimo tassello “revisionista” del personaggio.
    Attenendoci alla presentazione dell’albo i disegni impostano uno stile “gotico –romantico” che talvolta rischia di essere assorbito dalla carta, nei suoi tratteggi /panneggi fini e molto lavorati . A dispetto dell’avvertita pesantezza del vestiario assegnato all’attendibilità dell’epoca, le figure hanno uno slancio quasi supereroistico quando passano alle frequenti vie di fatto ; ma anche e piacevolmente nei frangenti più statici non manca l’enfatizzazione compositiva che stacca egregiamente i primi ed i secondi piani “aggredendo gli spazi” alla maniera (obliqua) di un apporto tridimensionale. Godibile (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • #77
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      64. Il Dono di Atena
      Testi_ Giuseppe De Nardo / Disegni_ Andrea Riccadonna.
      L’espansiva ateniese nella guerra del Peloponneso ( 431_404 a.C.)bagna d’assedio anche Siracusa, che si logora ma resiste a guardia delle mura, del porto e delle sue alture, indispensabili canali di rifornimento dei suoi abitanti, militarmente spalleggiati dagli spartani. La loro riconosciuta perizia bellica si agevola di un (o più) esfiltrato delatorio nell’esercito di Atene, dunque impantanato in azioni che il nemico impara in anticipo a schermare. Un giovane ufficiale viene appositamente sbarcato in Sicilia per smascherare il traditore.
      Capiamo fin dal prologo che la mission del protagonista( che sembra un Ned Ellis/ Magic Wind con l’armatura…)sarà lunga e penosa , prolissa nella verbalizzazione retorica, pugnace e quasi notarile del report dettagliato; e sulla scorta di soggetti similiari già analizzati in questa stessa collana intuiamo alcuni passaggi “obbligati” per questo genere di storie, che non si fanno mancare i tarli del dubbio temporaneamente placati da false piste e stringenti necessità offensive ( ma col preludio dell’inazione che porta a riflettere sull’insostenibilità oltranzista della guerra, salvo sperare che sia sempre la controparte a cedere prima, disonorandosi della sconfitta), qui rese in esteso nel loro respiro tattico( fatto che nei fumetti difficilmente non annoia , almeno me…) , mentre il riposo del guerriero è piuttosto il tormento per le amicizie sul campo di battaglia che cadono virilmente , e lo struggimento per gli affetti lontani che “gli Dei” non propendono a colmare. Uff… Che “epica” sarebbe dopo tutto senza una estenuata misura di tempo ciclico?
      Il disegnatore arriva da “Mytico!” , che rimpolpava col colore ora assente linee piuttosto monotone negli spessori delle bordature e nelle pieghe dei panneggi ( salvo un breve intermezzo “onirico” che compatta tratteggi a là Toppi…), incriccati di spigolosità che rendono anatomicamente poco ricevibili gli slanci posturali.

      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • #78
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        65. Il Terzo giorno
        Testi_Isaak Friedl e Marco Nucci / Disegni_ Stevan Subic.
        Una tipa col suo compagno ed un socio hanno alzato dei soldi con una rapina, ma lei ora è ferita e loro hanno sul groppone della coscienza lo scontro a fuoco finito male stavolta per loro, ultimo di squillanti nefandezze che li hanno infine fatti arrancare in macchina ad imboscarsi nella brughiera . Ma le colline hanno gli occhi, nel villaggio dei dannati dove non aprite quella porta nella notte dei morti (e) viventi. Creature fantastiche e dove trovarle : in un pozzo dove il solito alchimista ha pastrugnato di formulari esoterici tirando su dalle viscere marine una parata carnivora di Cosi, che giusto una vegliarda del posto rimembrava alla lontana non ipnotizzata dalle bestialità che reclamano ora la superficie. Scappa, spara, scappa; poi un colpo di scena, poi un colpo di scena che smentisce il colpo di scena e via ri-andare di assedi ed attacchi. Che dio ci aiuti o almeno che non finiscano le pallottole. Una concatenazione abbastanza punitiva di stereotipi che riesce ad essere ampollosa ed al contempo quasi rarefatta , collegando blandamente episodi che si sostengono di reciproca implausibilità , e dunque si digeriscono _per quanto mi riguarda_ in un crescendo di disinteresse generale e generato.
        I disegni , epigoni di un Battaglia, di un Breccia (l’evidenza è citata anche nella presentazione dell’albo) ed aggiungo di un Miller per certe soluzioni di bianchi che sparano ( in senso di risaltare sulle parti a china), considerati in parti (tavole…)distaccate possono suscitare ammirazione virtuosistica /manieristica ( come sono belli i …Brutti) , poi però _anche considerando la slavatura dei grigi graduati solo nelle ultime pagine_ subentra una certa fatica a seguire il filo degli avvenimenti, già di loro ben poco familiari , con la carica a testa bassa di un dinamismo esasperato ma anch’esso non lucido espositivamente.
        Poche idee ma confuse. Bocciato.
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        • #79
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          66. Angela
          Testi_ Paolo Morales / Disegni_ Fabio D’Agata.
          Una coppia di nativi americani in amorosi sensi; ma siamo ormai nel 1906 ed il “progresso” impartito dall’uomo “bianco” ha un disegno imperativo da completare ad ogni costo (!). A tamponarne il marciume e le derive più abominevoli interverrà da New York nelle più rustiche terre dell’Oklahoma, per vie alquanto traverse una ex fotomodella di nudo artistico diventata sposa “per corrispondenza” dello sceriffo di New Ponka. Un buon diavolo il neo marito ; ma quando fiuta una sinistra concatenazione di eventi…
          Il compianto Morales declina al crepuscolo del genere western, laddove a breve le autovetture soppianteranno i cavalli e la dura legge della Frontiera assumerà connotati ulteriormente pervasivi e magari più sottilmente melliflui, scardinando ed accantonando ogni principio etico nel mercanteggio pecuniario di un mutuo interesse, benché sbilanciato in crescendo a favore di contraenti di stampo oligarchico . Nel mezzo dunque di un’epoca in ruggente trasformazione la sceneggiatura fa’ spolvero di dinamiche comportamentali ancora precise e radicali, tenendo la barra ferma dentro un quadro di familiarità che è capace di integrare elementi esterni ma anche di auto sostenersi stringendo vincoli fattuali oltre i naturali legami di sangue. Chi non sente il richiamo identitario rischia di perdersi , o di consegnarsi a qualche impersonale e borderline comitato d’affari . I toni verbali del discorso tradiscono a sprazzi un qual certo schematismo didascalico , ed anche la stessa Angela sembra tipicizzata nel suo richiamato anticonformismo; mentre è quasi offensivo narrativamente e sul piano logico ( per i pellerossa…)il passaggio dell’ispezione dei cadaveri (…).
          L’intreccio comunque (intrat)tiene, anche seminando ambiguità intriganti quantunque infondate, e risolvendosi con una chiusa spettacolarmente quasi “biblica”, anche se poi “Gomorra” rimonta dietro l’angolo ;-) .
          Nella presentazione dell’albo , con un garbato panegirico si offre ( tra le righe :si impone…) al “giovane esordiente” disegnatore di affinare il suo tratto , che in effetti trasmette in diverse tavole una certa sensazione di rigidità anatomica e di una economica “comodità” di saturazione ed uniformità delle chine. Si vede potenzialità nell’appoggio di alcuni (primi) piani d’ascolto , ma pure ruvidezze tirate via di approssimazione (imho).


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          • #80
            67. Giochi di potere
            Testi_ Paolo Morales/ Disegni_ Stefano Voltolini.
            Una spy-story con un protagonista, Cosimo Tempesta, assimilabile alle incarnazioni più fumantine di un James Bond piuttosto che di un Jason Bourne/ XIII, ma con una ambientazione _ tra Venezia e Costantinopoli_ databile ai primi anni del Cinquecento , a ridosso della Guerra denominata della Lega di Cambrai. La politica guarda sempre a l’argent de poche, e l’abile ed arguto Tempesta ,oltre ad intercettare con zelo i mestatori infiltrati nella Repubblica ( di Venezia, in una fase espansionistica che inquieta molti nemici e tiene desta l’attenzione dei Regni “neutrali”…),ha agio di passare utili indiscrezioni a ricchi mercanti , infittendo le sue (interessate) conoscenze , che d’altronde gli passano di che vivere bene. Accettando infine un nuovo incarico, che già lo mette in una posizione spinosa, si comprometterà oltre ogni fosca aspettativa, divenendo l’elemento potenzialmente eversivo di una segreta macchinazione, precipitandovi _per una volta_ senza corrispettivo pecuniario , inseguendo un quasi fantasma (d’amore?).

            Vicenda serrata, carica di avvenimenti ed azioni proditorie ,che scagliona le informazioni concesse al lettore , chiamato a soddisfarsi nell’orientamento della vicenda acquisendo il filo (crono)logico degli intrighi ,che potrebbero stritolare anche gli “spioni” più provveduti , tra “Ragion di Stato” ed umane ,ancorché coronate, debolezze. La prospettiva è “femminista” nel lasciare a donne emancipate decisioni esiziali e di rottura, mentre i maschi si azzuffano strappandosi dalle mani l’effimera supremazia su labili arrocchi di alleanze e di ri-scrittura di territori fecondi(…specie se non spremuti dai sistematici sforzi bellici); con una resa complessiva dell’albo che svaga con profitto . Solidi, viepiù corretti e particolareggiati i disegni, con le facce segnate da non poche righe di espressione , quasi a caricare d’intensità vignette che sembrano reclamare la finitura coi colori (imho).



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            • #81
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              68. Ucciderò Madiba
              Testi_ Gabriella Contu / Disegni_ Giuseppe Baiguera.
              In piena apartheid sudafricana, nel 1963. Inserviente al palazzo di giustizia di Pretoria, vedovo ed avendo perso anche il figlio ( attivista politico in organizzazioni bandite che rispondevano alla repressione dei “bianchi” anche con atti dimostrativi violenti…), Moses tira avanti tenendo un basso profilo, suo malgrado contentandosi di vivere in una baraccopoli e mostrandosi sottomesso al potere , invariabilmente precluso agli Zulu _come a qualsiasi ceppo tribale nativo_ come lui; evitando di farsi coinvolgere dall’entusiasmo _invero solo parolaio_ dei suoi più stretti e pochi amici per i “ribelli” clandestini del African National Congress. Ma il burrascoso incontro con una giovane (…) farà cambiare profondamente la sua (prospettiva di) vita.

              Un rispettoso spazio ai testi , sottotitolati in didascalia, in lingua locale illustrano una vicenda certo dai forti accenti socio-politici , che tuttavia non sacrifica affatto il linguaggio grafico per raccontarsi ( si vedano le molte vignette , anche mute, che annettono varie informazioni visive sulla condizione personale e generale di Moses…)e fanno emergere un protagonista non totalmente emendato (inevitabilmente?) da una drammaturgia esemplarmente declamatoria ( per esempio nel rapporto col figlio…) che tuttavia non lo snatura fino a stravolgerlo caratterialmente _ sebbene la sua “epifania” avvenga con modalità quasi sconvolgenti nello spirito e nella prassi_ , deviando una gran fetta della sua esistenza in una ancora dura esperienza che lo avvicina a (…) niente meno. Qualche comprimario è un poco macchietti stico , forse giustificando l’intento di intrattenere senza salire in “cattedra” ,affrontando fatti storici che non nascondono la criticità di alcuni “pur necessari” comportamenti delle avanguardie della lotta indigena per macroscopiche ingiustizie , peraltro non inosservate (ossia accettate) da personalità “insospettabili” appartenenti alla classe dominante.
              Corposo e descrittivo il segno di Baiguera, bravo a non appiattire la dinamicità dei personaggi verso gli elementi di sfondo , meritatamente contestualizzati in maniera pulita ed ordinata. Quasi una provocazione però che tutti i neri abbiano caratteristiche somatiche somiglianti , nemmeno a dar ragione al razzismo di trovarli “tutti uguali”. Dovendo già caratterizzare la pelle , le campiturea china non sono molto estese , magari supportate dal clima estivo soleggiato. Un numero che, senza “trombonismi” , si lascia leggere(imho).
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              • #82
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                69. Il Rianimatore
                Testi_Antonio Costantini / Disegni_ Claudio Montalbano.
                Una misteriosa vicenda che si dipana fondamentalmente nell’ambiente studentesco bolognese ai nostri giorni, alternando estesi flashback esplicativi che pescano negli stessi luoghi ma in un raggio d’azione temporale di sei decenni a cavallo del diciannovesimo secolo, ove operava Giovanni Aldini (1762_1834) _ figura realmente esistita_ , scienziato ed abile promotore di se stesso nel campo della elettrofisiologia “di frontiera”, coi ritrovati del galvanismo ( lui stesso , del resto, era nipote di Luigi Galvani…), stupendo i suoi contemporanei e fomentando gli scettici con esperimenti ( qui parte, vogliamo ben immaginare, la parte romanzata…) andati ben oltre la sollecitazione elettrica di arti sezionati di rane…
                La sceneggiatura non smarrisce la bussola di una coerenza ( termine da adattare, s’intende , ad avvenimenti decisamente oltre l’ordinario ;-) )narrativa scomposta e ri-assemblata nell’andirivieni dei piani cronologici, a consegnarci un finale volutamente ellittico ed inquietante , tenuto in tensione da un apparente anti-climax. Insieme ad un tratto gotico, horror e moderatamente citazionista la storia batte i sentieri dell’umorismo nero , dissacrante di stereotipi di genere comunque regolarmente sfruttati pure a ‘sto giro :-p . Ecco dunque un prologo con una fanciulla in pericolo fatto invece combaciare alla successiva situazione goliardica di una classe liceale in visita al “Museo del Patrimonio Industriale”; da cui si stacca un terzetto di bontemponi scriteriati con l’intentodi ficcanasare nella “ala sotterranea abbandonata” dell’edificio, attirati dalle sinistre (vedi la tipa dell’incipit…)dicerie sorte e tramandate intorno al labirintico complesso museale : che avrà il suo “Belfagor”?
                Belle cose dalla parte grafica , che gode di un puntiglio stilistico vicino a cose di Genzianella e di Luca Rossi, ossia nell’alveo dello staff di “Dampyr”, che del resto come testata si presterebbe all’accoglienza di questo episodio ;-) .La ricercatezza nell’indurire le ombre sui visi a scopi drammatici forse non è sempre in linea con le fonti di illuminazioni date ; tuttavia perlopiù di tipo artificiale e quindi si può licenziare sulla “creatività” della loro interpretazione (imho).
                Ultima modifica di henry angel; 16 giugno 18, 04:26.
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                • #83
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                  70.Leone
                  Testi_ Diego Cajelli / Disegni_ Arjuna Susini e Francesco Francini.
                  Fuori dal giro da molto, troppo, tempo, per eludere situazioni critiche della sua incolumità ,il delinquente italiano Leone torna su piazza , nei luoghi metropolitani che ha più battuto nella sua vita criminale, a cercare le ragioni e la vendetta dell’uccisione di suo fratello, caduto in un cruento regolamento di conti malavitosi in seguito ad una partita diamantifera della Liberia intercettata e trafugata. Non si ruba a casa dei ladri…Specie se hanno contatti con contractors disposti a far marciare qualunque traffico illecito, con qualsiasi mezzo se adeguatamente compensati.
                  Trovandosi quasi da ospite in una topografia che ha quasi del tutto cambiato i suoi referenti fuori-legge Leone , per quanto governato solo dal suo individualismo si ritaglia un ruolo collaborativo in seno ad un arrampicatore sociale, avvocato mafioso e politico in ascesa; senza perdere d’occhio una munita banda di russi che altrettanto non vuole deflettere dagli affari sporchi. Temprato dalle dure esperienze del suo passato L. non ha perso smalto e (…)

                  Avulso dalla tradizione di questa collana l’episodio ha una ambientazione contemporanea e_senza riferirlo esplicitamente, almeno nei testi_ conterranea dell’autore (milanese Cajelli) ,che mette a referto un “antistato”capace di spicciare alcune incombenze della (povera) gente comune _offrendo forme di protezione più immediate delle, peraltro evanescenti, forze di pubblica sicurezza; mentre ai “piani alti”la tessitura di connivenze scellerate si prepara a dare la scalata ai gangli amministrativi del Potere, fino a livello nazionale. Abbastanza per un dibattito d’attualità…Altrimenti si può seguire la parabola di Leone tra racket, pestaggi selvaggi e trattative sul filo del rasoio per arrivare ai mandanti ed esecutori dell’omicidio che ha a cuore. Tenuto vivo dalla prudenza peraltro il “nostro” gangster non può passare inosservato ma poi… Finiscono le pagine! Sembra abbastanza palesemente una prima parte di ipotetica miniserie , causa le troppe questioni lasciate monche ed insolute, e bisognose di rabboccamenti a breve termine , salvo ci si voglia appellare a pretese di “realismo” che contemplano appunto l’incompiutezza come dato esistenziale nei termini più generali.
                  Nei disegni c’è la buona volontà di arricchire la tavola cercando soluzioni grafiche non scontate od appiattenti ma si ravvisano rigidità anatomiche e un non saldo controllo delle proporzioni , ossia della struttura ossea del corpo umano . Le posture appaiono talvolta innaturalmente accartocciate, mentre al contrario elementi come autoveicoli e bici sono fin troppo geometricamente squadrati , rigidi e “finti”( come pure i capelli che, per apparire spettinati al contrario risultano come fissati da una permanente…). Uno stile che rammenta gli eccessi di “The Cannibal Family” peraltro in alcune parti (i disegnatori sono due…) non disambinguati nel sottrarre /aggiungere i chiaroscuri (imho).
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                  • #84
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                    71. Gli Eroi del Messico
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                    Il protagonista è fornito di fraterno amico, ad oltranza al suo fianco, a cui snocciola con impudenza il suo credo politico-sociale, ed anche se il tono vuol apparire arguto affiora una qualche pesantezza retorica, mitigata dalle intemerate del Riley, che periodicamente si tira dietro il “cagnaccio” istruttore , con rese dei conti a fil di spada, anche qui tarate sulla falsariga dell’onor militare. Fino all’assedio finale di Churubusco dove Riley ( s’intende che è un personaggio realmente esistito…)si mette in gioco all’estremo per salvare gli altri. Ed anche la sottotrama “duellante” concorre alla costruzione di una storia che vede con nettezza buoni contro cattivi ,e coscienza di classe contro espansionismo predatorio ed ingordo.
                    L’albo omaggia lo scomparso disegnatore Renzo Calegari , nella presentazione tra l’altro descritto come eccezionale nella creatività grafica e capace di variare tra la plasticità realista fino a momenti “espressionistici”. Impegnato nei laboriosi quadri d’insieme dei campi di battaglia , Calegari “strizza” i suoi uomini dentro vestiari che sembrano fin troppo inamidati in una irrigidente marzialità, sottolineando con tratteggi vistosi volti scavati , ad eccezione di JR, che pare invece un limpido Dottor Zivago da film (imho).
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                    • #85
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                      72. Come quando fuori piove
                      Testi e Disegni_ Simone Gabrielli.
                      Esordiente ma sobbarcato di una opera da autore completo Gabrielli lavora partendo da una base grafica di fotorealismo ( alcuni ritratti frontali_meno quelli di profilo invece_ sembrano davvero fotografie inserite digitalmente da un software pc…) trattando a mezza tinta le vignette , con le chine che sgranano (vedi l’effetto nebbia o la pioggia), salvo fissarsi nelle capigliature e nei contorni; non tutti peraltro , dando ai quadri un taglio estetico molto evocativo, da film anni ’30, con tanto di parti notturne (però) che tendono a scurirsi ed inghiottire la corposità del disegno che _in modo uguale e contrario_degrada all’estremo della leggibilità in certi lattiginosi esterni diurni, a partire dagli elementi scalati in secondo piano.
                      Il soggetto , che peraltro proprio sul finire si prende una licenza storica francamente incongrua, verte sulla titanica impresa(economica ed ingegneristica, promossa di concerto da iniziative private e dalla attività politica dei Governi, di Francia ed Usa in particolare e non d’amore e d’accordo ;-) ) di aprire un Canale a Panama di collegamento transoceanico.
                      Le pur durissime condizioni di lavoro materiale attirano anche una cospicua immigrazione europea ( parliamo di un periodo tra gli ultimi ed i primi vent’anni dei secoli XIX e XX) supportata dalla relativa logistica , ove si annidano affari e “servizi” anche criminali).Di padre in figlio (e nipote)gravita la passione/maledizione per il gioco del Poker , che porterà disgrazie finanziarie, cambiamenti radicali di vita, diventando però pure la chiave di un riscatto esistenziale per chi rimarrà, dopo aver lottato in modo alacre ed avventuroso per trovare una serenità da poter trasmettere alle nuove generazioni familiari. E’ una saga generazionale che intreccia presente ed antefatti del passato, vorticosamente e parimenti con la “pazienza” delle gravi questioni che si riscattano anche dopo molti anni, in maniera anche rocambolesca , mettendo all’angolo le persone_specie quelle “buone”_ costringendole a scelte esiziali e gravide di conseguenze mai lineari, per la soddisfazione del lettore. Come quando fuori piove sono i semi del mazzo di carte e pure gli scrosci torrenziali a Panama che tengono a casa gli uomini dai cantieri . Pause prima di altre tempeste. Mi è piaciuto (imho).
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                      • #86
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                        73.Inciso nel sangue
                        Testi_ Emiliano Polo (Paolo Mancino, Gianmarco Guazzo e Francesco Tedeschi) / Disegni_ Salvo Coniglione.
                        Oggi, a Bologna. Metronotte che sembra un incrocio tra Valter Buio ed il Commissario Ricciardi _ fatto che peraltro non perplime affatto la sua morosa_ diventa tramite medianico di un concittadino giustiziato nel 1518, Francesco Griffo , inventore di un agile carattere di stampa in corsivo ( questo dato è storico e si riferisce in sostanza al font “ Times New Roman”)utile alla divulgazione dei libri con significativo risparmio cartaceo. Mentre la figura di Griffo attende di essere riabilitata da una condanna immeritata più d’uno batte i portici bolognesi con la smodata ambizione di far sue le matrici originali virtuosamente create dallo stampatore, anima in pena da cinque secoli !
                        Con un coté culturale che _probabilmente bestemmiando_ viene fatto discendere da Umberto Eco , una saga familiare buona piuttosto per “Dallas” e “Falcon Crest” letteralmente evocata da uno stressatissimo umarell dotato di compositi e provvidenziali “poteri” che putacaso si attivano puntualmente per far procedere la trama che, nel remoto passato è un accumulo di “spiegoni” e nel nostro presente un incastro di coincidenze e di personalità narcisistiche ancorché accreditate di fama accademica, dei Robert Langdon sedotti dal lato oscuro della cattedra. Ne esce una cosa plateale ed un po’ insulsa, per me.
                        C’è aria di mini-serie Star Comics nei disegni in certe (limitate) rigidità anatomiche e nella distribuzione dei chiaro-scuri, che appaiono troppo in levare od al contrario aggiunti con un criterio arbitrario ( i vestiti) e reiterato (i serramenti : ovunque uguali). In sintesi un giallo horror storico che fa’ perno con disinvoltura sul soprannaturale. Disegni sufficienti ,con margini di perfezionamento (imho).
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                          74.Wildlife
                          Testi_ Michele Medda e Paola Barbato / Disegni_ Werner Maresta e Fabio Detullio.

                          Un albo che a dispetto della sua datazione futuribile, un vicino 2025,saccheggia a bracciate il cinema di Carpenter e Romero anni '70/'80, oltre al contorno di b-movies sparsi nel campo della fantascienza intinta nell’horror, prendendo al balzo l’occasione per insistere sui risvolti etici, filosofici e “funzionali” delle pratiche della tortura messe in atto contro la dissidenza politica(presunta o…)radicale dell’Ordine costituito. Una catena di rivalse che non riesce mai del tutto a spezzarsi nemmeno innanzi ad un pericolo immediato (anche troppo: qui il soggetto viaggia decisamente di disinvolta fantasia…) e letale per gli uomini, ovvero per i cosiddetti tali ( e non mancano le donne soldato ed il riferimento all’antiterrorismo metodo stelle e strisce è voluto ed assolutamente sottolineato…). Evidentemente l’ironia sarebbe fuori luogo e dunque si va’ di dialoghi folti e bruschi per raccontare di attivisti e fuorilegge “formali” acchiappati anche platealmente in varie parti del globo e schiaffati in una sinistra prigione/ struttura militare da qualche parte in Africa. Le malsane dinamiche tra carcerati e carcerieri /carnefici , a malapena attutite dalle sfumature caratteriali degli uni e degli altri hanno una accelerazione ambivalente ancorché un nefando e secretato esperimento di ingegneria bellica costringe tutti a precipitarsi all’esterno (…). Finale nerissimo e pessimista , per tenere memoria che siamo tutti (brutte) bestie.
                          Chine e matite di base vanno bene , un po’ a là Matteo Cremona e le historietas, ma un po’ inciampano nella affatto facile “zoologia” di creature da “The Island of Dr. Moreau”, che peraltro devono reggere diversi primi piani, piuttosto che defilarsi ignote e perciò più paurose, ma tant’è. Un episodio che si lascia leggere, prestando il fianco a diverse riserve (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • #88
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                            75. Il Mistero del lago
                            Testi_ Fabrizio Accattino / Disegni_ Tommaso Bianchi.
                            La tragica ma non seria genesi della casata dei Visconti di Milano, biscione vessillifero compreso. Un passo indietro : nel 1193, un cavaliere e il suo scudiero , dai millantati trascorsi alle Crociate ma dal presente errante ed economicamente esangue s’incaricano _ con il fiero cipiglio dei consumati (sedicenti)guerrieri_ di bonificare un borgo della pianura padana prospiciente il Lago Gerundo (nota : la cui ubicata esistenza è storicamente all’oggi controversa…)da un demoniaco Drago alato che divora i cristiani ed appesta la fauna nel vasto perimetro delle sue rive. Poté la fame e l’insana baldanza, i due assumono con zelo la loro missione , specie quando,toccati nell’orgoglio si vedono affiancare un giovane ,nobile di lignaggio e di posata saggezza, Uberto Visconti , desideroso di sperimentarsi alla pugna!
                            Sceneggiatura ben organizzata nel distribuire i colpi di scena e nell’illustrare i tratti salienti dei personaggi , fino ad offrire un “lieto fine” che lascia “amareggiati” ma plaudenti per lo sviluppo astutamente congegnato della storia. Il tono semiserio e “donchisciottesco” ivi infuso prepara la deriva più fantasy di una tenzone che comunque si radica in motivazioni decisamente materialistiche e concrete. Supportato nelle ultime tavole da Stefania Carretta, Giulia F. Massaglia e Luca Bossetti il tratto grafico di Bianchi ama i contrasti carichi a china , tagliati su uno stile che personalmente mi ricorda cose di Cavazzano e di Magnus (con un’ombra di Uderzo…) , affrontati con un tratto molto mosso e fine(mente) particolareggiato (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • #89
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                              76. La Corsa del Lupo (1 di 3)
                              Testi e Disegni_ Gigi Simeoni.
                              Col titolo “Tre pietre nere”, la prima parte di un’opera ( il 13/02 prossimo sarà in edicola la seconda delle tre uscite previste …) che principalmente dà respiro alla abbastanza acclarata fascinazione di Hitler e del Nazismo per il portato esoterico e simbolico di manufatti che hanno generato od accompagnato momenti nodali , cruciali e collettivamente suggestivi della Storia Umana , per accaparrarseli e replicarne il “potere” ad uso e gloria (anche storiograficamente adulterata) del Terzo Reich. Da autore completo Simeoni imposta una narrazione di ampio respiro, andando a cingere distanze geografiche e temporali varie, consecutive ma diverse , battezzando un gran numero di personaggi, ognuno oberato da una fase topica della propria vita , trasportata quasi solo in tragedia dall’essere una qualche parte in causa nella acquisizione e conservazione della Corona (adornata dalle pietre menzionate…)di Erode il Grande . l’Oggetto (d’arte ed archeologico), tra i più concupiti dai tedeschi, li porta ad occupare di prepotenza un borgo aretino (immaginario, ma riconducibile a tragiche esperienze della Seconda Guerra Mondiale, nei mesi delicati in cui i fascisti sperimentano la perdita di controllo del Regime sul Paese ed i loro alleati bruni sentono il morso dell’offensiva partigiana…) dove, per vie traverse si cerca di occultare il reperto, oltre che di formare la Resistenza antifascista. A comandare le operazioni germaniche l’ufficiale Hans Weissmann detto il Lupo, solitario (ha “gusti” diversi da quelli richiesti dall’ideologia nazionalsocialista…) e metodicamente feroce, pronto a dedicarsi sistematicamente alla missione ricevuta…

                              Vibrante dei molti avvenimenti che descrive, a cominciare dal movimento partigiano in Toscana, ovvero la “guerra civile” e le diverse parentesi storiche che fissano il mito della Corona del sovrano , un albo che si potrebbe definire “introduttivo” _in senso incoraggiante_ ma già denso, divulgativo e piacevole da leggere, mai affossato da cadute di ritmo o dalla necessità descrittiva dei dialoghi e delle parche didascalie.
                              Si può convenire che lo stile grafico di Simeoni ha nelle morbidezze del segno e nella lavorazione delle chine (qui peraltro non mancano anche parti retinate) caratteristiche che lo accomunano al grande Magnus, specie il più trattenuto nei suoi lavori da fumetto realista. Continua. (imho).
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • #90
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                                77.La Corsa del Lupo_(2 di 3). Nel Nido del ragno
                                Testi e Disegni_ Gigi Simeoni.
                                Col sangue versato a Campomediano durante una pretestuosa rappresaglia Il Lupo s’impossessa infine della Corona di Re Erode ma è subìto costretto ad occultarla ed a consegnarsi agli inglesi, che stanno progressivamente puntando alla linea gotica, risalendo e liberando la (nostra) Penisola. Così il Maggiore Hans L. Weissmann , detto Il Lupo, finisce nelle fauci del suo pari grado britannico Clark, un duro e sadico torturatore “stranamente” ben informato della vera missione del Lupo in Toscana. Costretto infine a capitolare , il tedesco instrada il suo aguzzino verso il nascondiglio del manufatto archeologico ma (…). Intanto i partigiani anti-fascisti , ormai prevalenti sul territorio cercano la collaborazione dell’esercito straniero di Re Giorgio per agguantare a loro volta Weissmann , ma il suo “dossier” sembra quanto mai “scottare” e sfuggire alla registrazione tra i prigionieri di una Guerra che finalmente volge alla fine, lasciando immani lutti e distruzioni ma pure qualche nuovo ed a-morale arricchito dalle necessità indotte del Conflitto mondiale.
                                Questo atto centrale della trilogia conferma la capacità affabulatoria di Simeoni , che dispiega un carico non indifferente di dialoghi e didascalie per puntellare osservazioni di carattere generale sulla guerra e sul ri-assetto delle nazioni dopo la capitolazione del Reich e dei suoi esponenti più compromessi, che d’altronde, per questo, hanno qualche “dote” da negoziare , offrendola perlopiù al blocco occidentale della costruenda “Cortina di ferro”, ossia in funzione anti sovietica / comunista; e in più mandare avanti l’arco narrativo intorno al possesso della famigerata Corona. Tra soldati un po’ bastardi senza gloria ed un esoterismo che guarda ad Alan Moore ( in modalità “V per Vendetta”la trama viaggia dunque spedita,intersecando in forma ellitticamente incrociata le alterne vicende e vicissitudini degli italiani e del Lupo, qui disgiunte ma destinate, è palese, a ricongiungersi (attra)verso il capitolo finale , con modalità che si preannunciano fragorose e (speriamo altrettanto) avvincenti dei due albi sinora letti. Impettiti nelle uniformi od al contrario nella grisaglia (le pose di) alcuni personaggi hanno del legnoso, in un affresco comunque generoso ed affollato di notazioni visive puntuali e ricercate. Continua (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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