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Le STORIE_Bonelli ed.

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    78.La Corsa del Lupo ( 3 di 3)_ L’Ultimo miglio
    Testi e Disegni_ Gigi Simeoni.
    Luigi Simeoni si consacra grande affabulatore ed illustratore di storie con il compiuto finale de “La Corsa del Lupo”. Pregna eppur scorrevole di riflessioni significative sulle credenze collettive ingenerate dal portato iconico di alcuni oggetti/simboli (in sé, magari, non manufatti di materiale particolarmente “nobile”…), tra cultura, storia ed ascendenza; ma anche ingegnosa e travolgente azione dinamica, supportata dalla robustezza dei nessi logici e dalla esplosività degli imprevisti orchestrati che pure non scongiurano un lieto fine, consegnato ad italiani che si apprestano ad entrare , almeno in parte, in un periodo storico di espansione e cresciuto benessere, onorante il dettato costituzionale del lavoro. Che è quello che la brigata partigiana è andata/ritornata a fare , nei suoi componenti sopravvissuti , alla fine della Guerra. Anche il Lupo suo malgrado si è “rintanato”, soggiogato da un piano a lunghissimo termine del suo “benefattore” collezionista banchiere svizzero (oltre naturalmente per non farsi trovare dalla Giustizia post Norimberga…). Cerca come può di allentare il giogo , nella diffidenza, del tutto reciproca, da un padrone che accarezza pur sempre l’idea di recuperare la Corona di Erode rimasta in Italia. L’amena occasione si presenta con l’evento sportivo motoristico della corsa Mille Miglia, in partenza dal centro di Brescia nel giugno del ’47; con Weissmann che si propone come pilota ma, pur nel “circo” delle quattro ruote non riesce a passare del tutto inosservato e…

    L’arrembante potenza dei cavalli vapore e la viscerale passionalità di attingere al Lupo sono salde nella regia e realizzazione delle tavole, coerenti come in precedenza ad un segno ed a una inchiostrazione che richiamano con profitto un Roberto Raviola , ragionato dentro uno stile personale particolarmente adatto alla “dolcezza” di ambienti agresti e popolari finalmente floridi e liberati dalle privazioni di un conflitto mondiale, che d’altronde non può non aver lasciato ferite nell’animo che reclamano una terrena soddisfazione. Fine. Fumetto molto buono (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • #92
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      79. China song
      Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Marco Foderà.
      Su “Le Storie” la prima parte , intitolata “Sulla Via della seta”, di una mini-serie che evoca e ripropone i personaggi di “Tropical Blues” ( 2015. Tre albi, non ricondotti ad una collana specifica : croce e delizia dei collezionisti-completisti di materiale editoriale…), a bazzicare all’avventura l’estremo oriente, in anni dove in Cina prova a prendere consistenza unificante il riformismo socialista , mentre in Europa drenano consenso i regimi che porteranno alla II Guerra Mondiale. Stampa e propaganda di essi concorrono in iniziative come il raid automobilistico “Roma_Pechino”, sulla “Via della seta” di una esibizione muscolare di primato tecnologico in terre piuttosto concentrate su Signorie guerresche e traffici di ben altro tipo (l’oppio… ;-) ). La lunga mano di articolate organizzazioni massonico-mafiose (?) monitora come e meglio di un Servizio Segreto i movimenti degli stranieri…Ed ecco perciò l’ex ingegnere minerario e sindacalista divenuto investigatore privato Ray Harvest , di stanza ad Hong Kong a sgrugnarsi/allearsi con le sopra menzionate Cose Loro, raggiunto da Fletcher Joseph, già consumato lupo di mare ed ora asso dell’aviazione (!)che gli riferisce del suo ex comandante di Marina , il tedesco Starke si è avventurato nella corsa transcontinentale con un amico ,connazionale, di liceo nel frattempo fattosi sacerdote; ma i due sembrano dispersi chissà dove. Urge mettersi sulle loro (assai labili) tracce , una volta pagato pegno agli “amici che hanno amici” cinesi…

      Un episodio che pare voler divagare, prendere il soggetto un po’ alla larga e dare alla neo coppia di arditi Ray Harvest /Flethcher Joe di inciampare su vari “imprevisti” da aggirare con brillante ed improvvisata spregiudicatezza, col piglio simpaticamente scellerato e la battuta pronta. Allo sceneggiatore sembra premere di dare dignità illustrativa ad aspetti della cultura cinese , richiedendo qualche atto di fede ( come facevano i cinesi a sapere in anticipo dei “problemi” di Starke?)e demandando i futuri sviluppi di alcune premesse del racconto a fumetti ( la cover, ad esempio, non trova affatto rispondenza nel contenuto…): dunque vedremo. Certo azzeccate le location : si veda l’accattivante bianco e nero della zona portuale notturna di Hong Kong, come pure gli interni in generale (mobilia ed illuminazione compresi), con uno sfruttamento molto efficace delle vignette doppie, per inquadrature benissimo composte e spaziate. Gli occidentali in particolare godono , pettinature “mosse” e fisicità asciutte, di una certa stilosità modaiola, ricavata da segni d’espressione calibrati anche sul piano quantitativo. Continua. (imho).


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      • #93
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        80. China Song
        Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Marco Foderà.
        Col titolo “ La Tigre di ferro “ la seconda e conclusiva parte di CS. Traghettati dallo straniante colpo di scena in coda al primo albo, che si protrae in funzione di ulteriormente equivocati doppio-giochismi spina dorsale di una sceneggiatura un po’ cervellotica e compressa nell’evocare fattualità e personaggi impicciati nelle camaleontiche iniziative dei protagonisti , non indenni dall’essere attinti da fuoco (quasi) amico nella caotica girandola di avvenimenti talvolta orchestrati e “telefonati”in una tempistica oltremodo provvidenziale . La scansione del racconto a fumetti si apre a fisarmonica con larghe digressioni per battaglie aeree o sul campo pietroso delle”vie della seta”; quando piuttosto alcuni passaggi chiave dell’intrigo sono relegati in una stringata riga di testo , magari posati su un campo lungo generico inserito in una singola vignetta. Il rischio dunque è di perdere il “filo del discorso” , palleggiato peraltro su una discreta libertà del disegnatore di aprire la gabbia giostrando forma e numero dei riquadri. La necessità è di tenere tre o più persone in primo piano, dare solida imponenza ai combattimenti a terra e registrare le evoluzioni _ anche incidentate_ di ingegnosi quanto datati monomotori dell’aria. Missione portata a termine con successo, in cui forse non avrebbe stonato una edizione a colori. Fine (imho).
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        • #94
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          81. Napoleone
          Testi e Disegni_ Carlo Ambrosini.
          E Napoleone (ri-) fu! Dopo lungo abboccamento dei fan ( del resto l’ultima tavola di questo numero “1. Le Ali di Allegra” è firmata 2016)ed indiscrezioni sulla trama _ che vede appunto , tra le altre cose,sbocciare alla vita adulta Allegra, studentessa alle Belle Arti ed ormai maggiorenne_ in svolgimento in tre parti alla foliazione però di 96pp. in luogo delle 110 canoniche di questa serie, trovando dunque qui il suo accasamento editoriale; con le pene fraterne (?) di Napoleone Di Carlo per la sua protetta ,sempre più propensa a lasciare “il nido” ginevrino dell’ Hotel Astrid poiché coinvolta sentimentalmente da un Artista “il nuovo Giacometti!” ,più grande di lei e con problemi di “salute”, che già l’ha ritratta nuda ed alata. Abbastanza per far salire sentimenti contrastanti a N., nel frattempo coinvolto nel fermare uno psicopatico vestito da prete che _con minuziosa premeditazione_ priva alcune signore della fede nuziale…Tranciandogli contestualmente il dito (!). Con l’ultimo assalto finito in tragedia ( la vittima, peraltro di estrazione sociale diversa dalle precedenti, ha perso anche la vita…)l’Ispettore Dumas teme un inasprimento delle efferatezze , o l’opera di un sopraggiunto “copycat” o qualcosa di sinistramente ancora diverso. ..Per il resto Napoleone se la vede con i suoi “materiali psichici” che gli fluttuano attorno, anche un po’ fastidiosamente. Sempre meno comunque del suo nemico giurato, che pare tornato dall’inferno per lanciargli una macabra nuova sfida…

          Talvolta arrivando a quattro fasce per contenere dialoghi comunque mai stucchevoli , Ambrosini nutre un contesto giallo –noir ( ormai trattato in tutte le salse seriali ed omicidiarie in famiglia Bonelli da “Morgan Lost”)intrigando i lettori iniziati con l’inquietudine ( leggasi : gelosia) verso la “sua” Allegra : uno dei tiranti psicologici su cui è ancorata la attenta sonda psicologica di afferimento caratteriale dei personaggi , però espettorata graficamente in forme stravaganti partorite e pescate “da qualche parte”dalla persona cogitante. Singolare e di carattere lo stile di disegno ( in un albo consacrato alle arti visuali si sprecano le nozioni in merito, anche ironicamente meta-testuali…) ,che in questo caso si prende pure la copertina, ammissivo di qualche sbavatura dentro un’impronta compositiva e costruttiva del segno comunque solida e dettagliata, che tiene insieme rane in smoking, ballerine del carillon in topless, cuori di Jesus adornati di spine, un Napoleone /Marlon Brando quarantenne e una Natalie Portman (Allegra) che non è più la ragazzina di “Leon” ;-) (imho).


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          • #95
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            82. Napoleone
            Testi_ Carlo Ambrosini / Disegni_ Paolo Bacilieri.
            Seconda parte, di tre, dal titolo “La Signora Robinson” , che allarga con profitto ed attenzione alla consequenzialità logica nel ritorno degli avvenimenti la trama; mai suscitando l’impressione di cincischiare in vacuità riempitive ma anzi aggiungendo ulteriore “pepe” ad un intreccio _ come tipico in “Napoleone”_ pronto ad aprirsi in flashback ficcanti e chiarificatori come pure in flah forward oniricamente immaginifici. Perno dell’indagine , che riparte da un dito indice mozzato ad una donna uccisa, l’enigmatica com-presenza della Sig.ra Robinson ( un maschio che ha cambiato sesso : e possiamo sospettare che …), già in contatto con la vittima per questioni oltremodo scottanti. Un quadro investigativo in cui Napoleone può muoversi sentendo, ovviamente, testimonianze indirette e badando a trattenere il suo temperamento, stressato da tragiche rimembranze giovanili ed attualissime apprensioni per Allegra, sempre più “presa” in una relazione sentimentale forse troppo gravosa e “sbilanciata” per le sue giovani forze. Ma ormai la “sfida” lanciata dal killer a Napoleone non può che essere raccolta, pur se un passo indietro alle disposizioni del criminale. Lettura fluida, chiara e ben articolata, invogliante e quasi arrembante nel ritmo : tocca dunque alla parte grafica cadenzare i tempi , con lo sviluppo della gabbia, il montaggio delle vignette e persino ( per citare un esempio : Dino Battaglia) il famoso spazio bianco tra di esse, che pare dilatarsi nel peculiare stile e tratteggio del Bacilieri, capace di liberare con millimetrica accortezza esecutiva le più varie intonazioni emozionali dei personaggi. Bravi tutti, avanti così (imho).
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            • #96
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              83. Napoleone
              Testi_ Carlo Ambrosini / Disegni_ Giulio Camagni.
              Nella Favela di Sao Paulo giovani e giovanissimi stanno morendo a grappoli causa la droga sintetica formulata da chimici in Svizzera, trafugata ( vedi “Le Storie” 82) e messa sul mercato brasiliano dal transessuale altrove conosciuta come Sig.ra Robinson. Per vie traverse un incorrotto Ispettore paulista visiona prove documentali che finalmente agganciano , ovvero collegano la “Robinson”con gli affari del narcotraffico , ulteriore bacino di “lubrificate” corruzioni che permettono alla Signora di risiedere impunita in città e smerciare il suo veleno. Mentre i rapporti con Allegra sono di nuovo raffreddati causa il compagno “con problemi” di Lei (… che la assorbe in una relazione passionale quanto forse distruttiva…) Napoleone, con Boulet, ha l’occasione di partire alla volta del Paese sudamericano per fare da consulente all’Ispettore come, dalle sue esperienze in terra africana, “massimo esperto” del criminale detto Il Cardinale , certo non estraneo a Mrs. Robinson.

              Terza parte, conclusiva, titolata “L’Inferno in cielo” ( con irriverenza a stoppare “scappatoie” metafisiche e religiose univoche), che riporta “Napoleone” a meritata acclamazione. Sceneggiatura dall’incedere sicuro e limpido, nonostante il radicale cambiamento delle locazioni e senza quelle forzature cronologiche che potevano indurre a sovrapposizioni tra Robinson/Cardinale (quest’ultimo , nei flashback ambientati in Africa sembra un attempato colonnello fascio da film di G.Pontecorvo ;-) ) e con roboanti colpi di scena ( alcuni _vedi la situazione di Allegra_ attesi ma ugualmente deflagranti ) ; che si offrono alla speculazione socio-politica ( L’Esercito che bombarda “chirurgicamente” la favela sta facendo una “guerra giusta”al degrado ed alla connazionale criminalità a mano armata?) e si ritagliano uno spazio onirico accessoriato delle proiezioni psichiche di Napoleone, imbarazzato nel valutare il suo stato di salute dopo (…) , preso ad interrogarsi sul “nulla” che comunque dev’essere pur qualcosa dato che viene pensato, altrimenti non se ne farebbe nulla del…Nulla. Di conseguenza si annienterebbe la transizione che ci traghetta “dopo” la morte nel Nulla.

              Parte grafica stavolta affidata a Camagni, assai convincente nel pennellare le contrade più fetide di un tessuto urbano rigorosamente stratificato in classi sociali disgiunte (ma quando troppi miserabili hanno modo di procurarsi armi allora il malcontento rischia di debordare ed allora ai piani alti se ne preoccupano loro malgrado…). Assai più andante negli sfondi maggiormente anonimi .Discontinuo inoltre nei ritratti , che passano _in senso stilistico_ da una pregnante incisività a là Casertano fino a squagliare nella mollezza di uno Stano a cui sfuggisse compattarli in una sintesi che non rammenti ingredienti sparsi su una pizza (sic!). Valida mini serie. Fine. (imho).


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              • #97
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                6. SPECIALE Le Storie_ Kentucky River
                SBE. 128pp., a colori. 6,90€.
                Testi_ Mauro Boselli / Disegni e Colori_ Angelo Stano.
                Sequel di “Mohawk River” ( albo di cui ho, onestamente, uno sbiadito ricordo…), ambientato in Nordamerica nel 1775-76, secondo un flusso narrativo che promette ulteriori capitoli , idealmente apparentabile per incrocio tematico e temporale alla saga de “I Pionieri del Nuovo Mondo”, il fumetto francese. E Boselli d’altronde non ha nascosto di protendere per la sponda gallica sul piano storico, preferendo il feudalesimo francofono all’espansionismo anglofono. Perno della sceneggiatura di questo “Speciale” due fratelli ed una sorella , una famiglia allargata ai rispettivi/e cognati e figli ed alla frequentazione amicale con nativi di diverse tribù. I tre peraltro vivono separati , ognuno si è saputo costruire un dignitoso e stabile principio di benessere, ma è il più giovane ed irrequieto , facendo la spola tra l’altro fratello e la sorella, ad annunciare _e per conto suo fagocitare_ venti di cambiamento bellicosi , destinati appunto a cingere d’assedio e finanche spazzar via i coloni (in abiti e mansioni) civili, in una fluida e mai sopita faida territoriale che vede sfilare gli spagnoli , gli inglesi ,e gli europei divenuti (neo)americani, decisi a puntellare una fondativa Indipendenza; che già anela di aggregare suolo canadese ( la Storia ci dirà : con scarso successo). Non stanno a guardare certo i pellerossa , pronti a stringere alleanze in base ad ataviche rivalità tra nazioni indiane o piuttosto recentissime “conversioni tattiche” di convenienza, dove ex nemici si trovano a spalleggiarsi contro “ex amici” in una carneficina dove nessuno può pienamente ritagliarsi una posizione neutrale.
                Il curatore ed autore di testi per “Tex” e “Tex Willer”dissoda suppergiù lo stesso campo, con rapide notazioni affettivo-sentimentali che danno la stura a tutta una serie di inseguimenti e combattimenti , per liberare (…) , scappare da (…), riunirsi con (…) in vista di estenuanti ed ambigue trattative , dove non si lesina la crudezza di morti inferte con studiata ferocia. Anche i vari elementi della famiglia (Chapman) vengono burrascosamente segnati dagli eventi “disperdendosi” in diverse e tra loro sconosciute direzioni.
                Angelo Stano sceglie di lavorare direttamente sul colore per degli sfondi “ovattati “ con tinte pittoricamente tenui ed accorpate, lasciando piuttosto a colori vivaci sostenere la caratterizzazione personalizzata dei nativi “pittati” da combattenti in guerra, oltre naturalmente ai soldati regolari e cacciatori occidentali (un posticino lo occupano pure uomini afro-americani), resi con la conosciuta ed affilata eleganza del disegnatore, puntuale invece a ripassare a china ogni linea sui piani ravvicinati, timbrando un evidente stacco prospettico con le figurazioni in lontananza (imho).
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                • #98
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                  84. Il Prisma oscuro
                  Testi_ Maurizio Principato / Disegni_ Max Avogadro .
                  Da questo numero la foliazione torna di 110 pagine, ma l’albo rincara a 4,50€.

                  Milano ,in città, ai giorni nostri. Alcuni professionisti , legati a vario titolo ad una rampante Casa editrice , muoiono improvvisamente in modi cruenti ed impensabili. Un elaborato congegno di tragiche sparizioni, coordinate con la messa in campo di diversi sicari, che concede il flebile indizio di biglietti numerati a scalare con impresse frasi auliche apparentemente sconnesse.
                  Sui casi si fiondano un graduato dei carabinieri ;ed un cronista tutto fare ( in verità critico musicale, ma la crisi morde il settore…) di un Free Press con sito acchiappa click incorporato, attratto dal “potenziale” di cronaca (nera) di una storia che pare imperniata sulla “mente di un serial killer” ( le frasi fatte scodellano i pezzi giornalistici quasi in automatico ;-) )sofisticato e assai vendicativo. Le “origini del male” sembrano spingere agli inizi delle fortune della Casa editrice : un romanzo giallo-thriller lanciato a là Elena Ferrante…

                  Abbondante nei dialoghi, sovrabbondante nelle citazioni erudite la sceneggiatura è portatrice (mal)sana di una milanesità fichetta (xD) espletata in diversi suoi luoghi simbolo , con i tratti caratteriali dei personaggi adeguati ad una trama un po’ in tutti i sensi sofisticata, che ha forse il merito di avere dei guizzi narrativi oltre la precoce percezione del “cattivo” designato, al costo però di raddoppiare pure gli spiegoni ( tra l’allusivo ed il quasi patetico…) che ci mettono a parte delle (cattive) massoniche intenzioni di “Loro” che la sanno _e la fanno_ lunga. Mah.

                  Stese su un grigiore di mine più che di chine (…peraltro e comunque belle intrise, da lasciar trapelare poca differenza tra giorno e notte) con quel _per me brutto_ effetto da fotocopia sporcata dal toner della stampante (sic!) , sbrodolante su sfondi altrimenti solidi e dettagliati , le tavole forse peccano un po’ nelle posture dei personaggi ( facce da cinema alla Giallini, Battiston , Lo Cascio :-p…) inquartati e poco omogenei in proporzione agli ambienti in cui si trovano. Magari , in questo, il “difetto” è forse nel manico, cioè nella sceneggiatura dell’esordiente Principato , perfino “troppo generosa” nel fornire info verbali e visive (imho).
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                  • #99
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                    85. L’Uomo temperato
                    Testi_ Chiara Rufino / Disegni_ Matteo Mosca.
                    Di questi tempi, a Torino. Un’affermata ancorché giovane avvocatessa decide di svolgere privatamente un approfondimento conoscitivo sulle ragioni del folle gesto di un suo zio, contabile in una grossa società , che assassinò due suoi superiori sul luogo di lavoro, prima di togliersi la vita a sua volta. Attriti nell’avanzamento di carriera ed opache operazioni finanziarie dei vertici sembrano aver nutrito l’esacerbazione ossessiva del professionista, fino al tragico epilogo (?).
                    La nipote _pensando a sua zia ed al cugino coetaneo, ovviamente distrutti per l’accaduto_ comincia a scavare nella mole documentale e nelle testimonianze postume che riesce ad avere da ogni fonte. Intuisce che c’è forse dell’altro ,e senz’altro che la completa “verità” che ne potrebbe emergere dà fastidio a qualcuno, pronto ad attentare perfino (!) alla sua incolumità.

                    Sceneggiatura concepita in uno dei corsi della Scuola Holden e dunque di una esordiente, che fida _almeno all’inizio_ nella capacità del lettore di introiettare fatti suggeriti con sintetiche notazioni e digerire disinvolti salti temporali , per poi introdursi nel “cuore di tenebra” dell’atto più eclatante, secondo modalità piuttosto stereotipe ( e sì, vedremo la tipa in tuta da ginnastica a casa a studiarsi tonnellate di faldoni, oppure per strada vestita in tiro a schivare pseudo pirati al volante…), armarsi di un piglio da agente segreto per ficcanasare dove “non” dovrebbe e portare infine a casa una parziale riabilitazione del congiunto. Il risultato peraltro era (già) abbastanza sotto gli occhi del cugino , che l’autrice caratterizza come un ragazzotto non troppo sveglio , iscritto da adulto a Forza Nuova (sic!) per ri- trovare un’identità comune e “familiare” spezzata da suo padre, peraltro pure fedifrago. Un espediente magari un po’ forzato ma insieme minimamente originale e puntato sull’ attualità. Si concede inoltre un’insolitamente lunga coda finale , successivo alla resa dei conti ,degna della “meccanicità” d’intreccio di un film poliziesco della Warner Bros. negli anni ’40,andando ad aggiungere pochino alla trama e piuttosto rimpolpando la caratterizzazione psicologica dei personaggi, incluso il “temperato” zio borderline ( come dire che ci vuol poco a sbroccare in talune situazioni…).
                    Qualche imperfezione nei disegni, con personaggi in secondo piano strizzati come marionette dei Thunderbirds e in generale viene trasmessa un’ineffabile sensazione di legnosità contratta. Le “statuine” maturano nei piani narrativi una rimarchevole e fittamente dettagliata limpidezza ; e dotate di bordature a là Bacilieri staccano ds sfondi dalla geometrica esattezza borghese metropolitana sabauda(?) o giù di lì (imho).
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                      86, 87 e 88. Keller
                      Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Paolo Raffaelli.
                      Uscito in edicola in tre parti, è un romanzo a fumetti da tempo disponibile in volume, nelle librerie.
                      Nella pagina del sito anche la mia recensione , "da qualche parte" postata ai tempi anche sul forum.

                      https://www.amazon.it/Keller-Luigi-M...s=books&sr=1-1
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                        89.La Giungla nera
                        Testi_ Paolo Morales / Disegni_ Dante Spada.
                        Oramai a sette anni dall'immatura scomparsa del suo autore, trova il semaforo verde dell'uscita in edicola una sceneggiatura che fonde, con buon costrutto, l'esotismo avventuroso ottocentesco con il melodramma sciolto nell'amor cortese, che tuttavia affatto annacqua passaggi ferocemente violenti degni delle pagine più crude di un “Adam Wild”.Là era l'Africa, qui l'India ma col denominatore comune dell'imperialismo britannico, spadroneggiante in molti suoi elementi qualificati (nobili, notabili, militari...)con un atteggiamento proto nazistoide di disprezzo aprioristico degli indigeni che vanno a soggiogare e sottomettere con modi spicci e sistematicamente arroganti. Il rapimento di alcune fanciulle inglesi della buona società colonizzatrice di Calcutta sembra dunque una vile vendetta perpetrata da una incivile Setta indiana tornata a macabri rituali che parevano debellati. Sulle sue piste, al rientro in Asia da Londra, un giovane ispettore della Corona, abile e provveduto nelle deduzioni investigative quanto “impedito” nelle questioni pratiche, il pubblico ufficiale si avvarrà dell'aiuto di altri due stranieri eccentrici : un portoghese dalla inesausta faccia tosta ed un possente e valoroso malese soprannominato “ Tigre” (;-). Cit. ), che lo spalleggeranno in modo decisivo ed in territori oltre la legalità e “l'etichetta”alla sconvolgente scoperta di...
                        Alimentata da una folta schiera di personaggi che si aggiungono senza creare incertezze di comprensione , il racconto a fumetti avvince nella trama , al contempo politica, romantica e pure umoristica , ben ispirata in colpi di scena che personalmente trovo in parte in sintonia con un certo cinema commerciale italiano anni '70, con licenza “di genere” ad eccessi che denunziano l'asprezza delle dominazioni inglesi (/occidentali)su realtà socio-culturali diversamente dignitose.Finale un po' invece ribilanciato sul romanzo d'appendice.


                        Con qualche richiamo iperrealistico ed iconico da “Figurina Miralanza” ( altra cit. vintage...)i disegni cesellano molto di fino scenari e ritratti , lavorando su una integrale tessitura di sgranature sulla base dei grigi, che vanno a saturarsi progressivamente in funzione della espressività delle ombre e dell'esigenza di staccare i piani della, come detto, messa in scena. Estrema la duttilità espressive dei ritratti , con sporadiche rigidità posturali che cozzano magari con smorfie fin troppo accentuate. Buono (imho).
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                          SPECIALE_ Le Storie 7. LEONARDO_ L’Ombra della congiura
                          SBE. 128pp., a colori. 6,90€.
                          Testi_ Giuseppe De Nardo / Disegni e Colori_ Antonio Lucchi.
                          Opera di fantasia basata su fatti e personaggi storicamente reali; qui (tocca specificarlo?)Il sommo Da Vinci, in anni giovanili ma anche con una puntata ai suoi ultimi giorni terreni , dove si dipanerà un “giallo” da lui documentato tra gli innumerevoli interessi che coltivò per brama di sapere , collegandoli al suo impiego artistico di pittore, immediatamente e magistralmente riconosciuto. Sullo sfondo di dispute politiche e congiure nobiliari, tra il terso Arno della sua Firenze e i nebbiosi navigli di Milano dove terrà bottega e salde relazioni con gli amici ( non risulta un eguale trasporto per le amiche, ehm…), andrà a sfoderare la sua perizia nella meccanica e i suoi studi pionieristici da anatomopatologo per salvarsi la vita e soprattutto per onorare la memoria di un collega e sodale , scannato a morte causa una faida che aveva cinto pure Lorenzo De’ Medici ed è arrivata (dunque!) sulla sponda meneghina nonostante anni trascorsi ed un camuffamento identitario che pareva saldo e tranquillizzante…

                          Un po’ a là Umberto Eco , una stilla di Dan Brown ed una zaffata di Shakespeare in love” ( col Leo sempre in ritardo nelle consegne, che brucia gli anticipi elargiti dai committenti in altre cose…), una corposa ma filante sceneggiatura che si lascia ben leggere , probabilmente con uno sviluppo narrativo duttile per ogni epoca ma irrorato comunque di usi e costumi peculiari . Non ci si scampa d’altronde da sordidi giochi di potere, dalla schiavitù del soldo e da un libertinaggio alla meglio giocoso e (spesso) alla peggio rancoroso e vendicativo; e dunque “meglio” il pragmatismo razionalista “davinciano”, sebbene in anni senili sarà (pare) lui stesso a cercare conforto in speranze paradisiache, temendo un futuro gaglioffo nel trattenere e replicare i suoi lasciti. Ve ne sono , che potremmo ardire come immortali!
                          Strettamente correlati alla stesura dei colori i disegni del Lucchi hanno il tocco e la raffinatezza tipica del pennello, con una grassezza che al limite si mangia il particolare minuto , ma sa altrettanto essere altamente evocativa ed all’occorrenza ficcante nell’edificazione plastica delle pose. Nei flashback invece “sganghera” le vignette, impone una dominante rugginosa e va’ di linee raspate, sufficienti e perentorie; meno immediate nella comprensibilità, anche poiché più frenetiche dei momenti contemplativi ( ma certo, come viene spiegato, tutt’altro che rigidi o neutri) fissati su tela o parete dal Maestro , e consegnati all’ammirazione imperitura (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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