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Le STORIE_Bonelli ed.

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    102. Rio Kid
    Testi_ Giovanni Luigi Bonelli / Disegni_ Roy D’Amy.
    Per il “cult” del mese _ovvero il suffisso guadagnato dalla testata “Le Storie” nella sua nuova veste editoriale_ la redazione ( prodiga di note e foto a completamento dell’albo, in cui si dà conto dell’attività di Giovanni Luigi_Gianluigi_ Bonelli negli anni del Regime e si fornisce una lista di massima di libri e film apparentabili al soggetto di questo fumetto…) riesuma un personaggio concepito nel lontano 1953, per offrire una variante a “Tex”,nel medesimo o quasi contesto temporale/ambientale sfruttando gli scenari western per contaminarli con più fantasiose avventure “esotiche/esoteriche”seppure non prive di addentellati storici. Il biondo pistolero, preceduto dalla sua fama tra i territori a sud del Texas e l’estremo nord del Messico ( nella seconda metà del 1800…)ed affiancato dalla robusta spalla dell’esuberante Bill Hanighan detto “Whisky” (…causa entusiastica propensione al noto liquore…)non ebbe evidentemente quel successo che Bonelli sr. sperava, e lo sceneggiatore quindi finì talvolta per traslare proprio su “Tex”questa sua vena per così dire “Salgariana” o come diremmo oggi a là Indiana Jones : certo con maggiore verbosità ma anche con una gestione della violenza in senso non iperrealista e dunque affine.
    Per regole d’ingaggio che rimangono misteriose Rio e Bill dsi scalmanano dietro ad un viscido Messicano , in combutta con un’altrettanto spregevole banda di indiani, che si è proposto come guida di un archeologo che, con la figlia ed il quasi genero pensa di poter ritrovare un antico tempio azteco di straordinario valore storico ,custodente manufatti in oro ;-) . Il messicano tagliagole è ovviamente interessato al metallo prezioso, e i malcapitati ricercatori vanno avvertiti e sollevati dal pericolo che corrono con quella serpe in seno…
    Frettoloso nella chiusa finale, la vicenda accumula stereotipi , qualche ingenuità che mina la tenuta logica dell’impianto narrativo ed un “rimpiattino”di sotterfugi che buoni e cattivi si giocano a distanza decrescente fino alla resa dei conti (…in cui , per altro Rio Kid non incassa un cent. Contento lui…).
    Ai pennelli l’italiano Rinaldo Dami che, dovendo soggiacere ai fluviali testi del Bonelli (lettering fatto a mano, con le approssimazioni del caso…), si trova sovente a dover schiacciare i protagonisti su dimensioni lillipuziane e sacrificare gli sfondi; magari risolvendo gli uni e gli altri in una colata d’inchiostro in silhouette . Nella pagina di presentazione a lui riservata gli vengono attribuite influenze da Alex Toth, Milton Caniff e Frank Robbins; però Whiski Bill gli è venuto un incrocio tra Dan Blocker di “Bonanza” e un nano disneyano di “Biancaneve…” xD (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      106. Il Ribelle
      Testi_Guido Nolitta / Disegni_Sergio Tarquinio.
      Negli ultimi scampoli della Guerra di Secessione ( 1865), un Tenentino sudista ha più volte occasione di mostrare il suo coraggio in brillanti operazioni belliche per cui si offre ,sovente , volontario. Ma quando viene messo al corrente (ironia della sorte da un _corpulento e bonario_ militare nordista ) che il Gen. Lee ha firmato nelle mani del Gen. Grant la resa dell’Esercito Confederato, cessa le ostilità per intraprende il lungo viaggio che lo separa da casa, non senza tuttavia subire gli strascichi di un devastante conflitto fratricida che ha visto la sua parte soccombente.
      L’albo è completato da tre storie brevi di “Mister No”, sempre di Nolitta e disegnate da Roberto Diso (praticamente un concentrato del personaggio e delle sue avventure amazzoniche , scarrozzando con l’aereo turisti che poi tali non sono ecc…) , con l’intento di commemorare Sergio Bonelli ( Guido Nolitta è uno pseudonimo) a dieci anni dalla scomparsa (26/09/2011; “Il Ribelle” torna sul numero 107, appunto sett. 2021). Si fanno tuttavia sentire gli anni (sessanta) in cui fu confezionato questo fumetto , partendo dall’idea di prendere il protagonista dalle file dei perdenti insorti , dunque “Ribelli”, salvo tuttavia conferirgli ugualmente le caratteristiche abbastanza manichee comuni ad altri “Eroi” Bonelli. Quindi Lui è buono e giusto, lo ribadisce menando e sparando col piglio deciso e sborone di chi sa il fatto suo in ogni situazione che gli capita ( in dinamiche e drammaturgie ritrite, buone per il western come pure per la commedia sentimentale !), dopo una fulminea conversione da valoroso patriota in armi a costruttore di pace senza rancori. Tanto da avere come socio proprio il suo ex nemico nordista che lo sconvolse (solo per un attimino neh!) informandolo della capitolazione dei gray’s.
      Tutti parlano (in sovrabbondanza…) con un linguaggio forbito e notarile , poco consono per non dire inverosimile , ed il lettering manuale brucia importanti porzioni della vignetta, in cui il buon Tarquinio deve assiepare un “can can” di uomini , mezzi e vegetazione campestre. Tende perciò a sbiadire/sfumare alcune comparse in secondo piano ,quando complessivamente l’inchiostrazione è piuttosto robusta, fino a non fargli chiudere le linee di stretto contorno ( vedi i visi , per un effetto _ da me non particolarmente apprezzato che ha i suoi epigoni . E se la “spalla comica” è pensata come un incrocio tra Felipe Cayetano ed il Stg. Garcia (quello di “Zorro”), potremmo divertirci a vedere nel protagonista un Jake Gyllenhaal ai tempi di “Donnie Darko” , nell’ovviamente inconsapevole interpretazione del disegnatore ;che piuttosto , in alcuni tratteggi , anticipa la sua propensione al cimento con “Ken Parker”, in cui diverrà colonna grafica nei decenni a venire (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        105. Il Piccolo Ranger
        Testi_ Andrea Lavezzolo / Disegni_ Francesco Gamba.
        Con i suoi aiutanti, la vecchia tabacchina Zia Annie “Quattropistole” ed il vecchio collega Frankie Bellevan , Il Piccolo (giovane) Ranger Kit Teller tenta di liberare un prigioniero degli indiani, che tuttavia spira appena ritrovata la libertà. Incuriositi da una pergamena con segni in codice che teneva appresso i tre ne ricavano la mappa di una valle sconosciuta ai più _ e d’altronde ubicata in una assai poco accogliente zona altrimenti desertica_ che custodirebbe un clamoroso giacimento aureo. Prima di poter verificare la fondatezza della suggestione che hanno desunto ,constateranno loro malgrado che lo scottante documento ha già attirato le sgradevoli attenzioni di (…).
        L’albo è corroborato di testi redazionali e contributi iconografici che fanno il punto sulla produzione artistica (letteratura e cinema…) ispirata alla mitologia di terre inesplorate , inaccessibili o di cui non si conserva memoria storica “ufficiale”; ma anche si dà cenno al contesto storico-culturale in cui operò negli anni ’50 l’attuale Sergio Bonelli Editore , con riferimento particolare alla censura perbenista e preventiva a carico dei fumetti, genericamente accusati di traviare i loro giovani fruitori. Forse con questo in parte si spiega la scolasticità dei testi di questa storia , andata alle stampe nel 1958, che poco o nulla concede alle sgrammaticature del parlato pratico ( salvo il neologismo-tormentone “Cracchignollo”), per andare su una inattaccabile ricerca formalista da verifica in classe . Magari senza raggiungere le ridondanze di un G.L. Bonelli; e ben articolando la trama senza farraginosità. A dispetto dell’età verde, pensata per l’identificazione generazionale coi lettori, il putto imberbe Kit Teller è bello che formato nelle sue nobili caratteristiche personali, che addirittura gli conferiscono autorevolezza e popolarità nei pur vasti angoli del west. Carinamente il nostro , un secchione temperato di prudenza e saggezza ,usa la violenza solo in casi inderogabili anche se nutre una scottata diffidenza verso i pellerossa , d’altronde di norma ruvidi e vendicativi con i visi pallidi .
        Annie e Frankie sono grinzosamente caricaturali anche per come sono resi graficamente, mentre il “Piccolo Ranger” gode di tratti ingentiliti e realistici , afferibili all’ormai decennale, all’epoca, esperienza guida di Galleppini sulle tavole di “Tex” (imho).


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          107. Dopo la sconfitta
          Testi_Guido Nolitta / Disegni_ Sergio Tarquinio.
          Albo che conclude “Il Ribelle” e l’omaggio al suo autore Sergio Bonelli /Guido Nolitta. Le pagine redazionali si concentrano sul fumetto western sfornato dall’editore già a partire dagli anni ’50; dal cinema americano sulla Guerra di Secessione e sui film con protagonisti che “sognano”di essere persone straordinarie,che è poi lo spunto di una della quattro storie brevi di “Mister No”, realizzate dal tandem G.Nolitta/ R.Diso e di norma pubblicate su testate non di pertinenza SBE.

          Torniamo sulle vicende dell’ex ufficiale sudista e del suo amico irlandese d’origine ed arruolato nell’Esercito del Nord. Faticosamente ritornato nella natia Greenville , il “Ribelle” scopre che il babbo è passato a miglior vita e l’azienda agricola di famiglia è passata al Fattore , atteggiato da signorotto dispotico e gradasso. Il mafiosetto l’ha giocata assai sporca , ma ai trepidi concittadini manca la tempra per opporvisi. Tocca al nostro ed al suo “scudiero” farsi valere, ma per l’onore avito, non per una terra e degli abitanti che “Il Ribelle” sente ormai come distanti e con pochissime eccezioni estranei.
          Senza dimenticare di farne un sudista/schiavista straordinariamente progressista anche anteguerra,limpido nei propositi ed al massimo un po’ bontempone in certi tormentoni linguistici, Nolitta imbastisce una vicenda lineare e la espone inequivocabilmente, mettendoci un finale tipico nel genere western ma che in questo caso forse serve più a chiudere nelle pagine prefissate una resa dei conti che si profilava ingombra e reiterata di pistoleri e pistolettate .Non che ne manchino qui, comunque, confezionati graficamente da un Tarquinio ( classe 1925 , da Cremona) che talvolta è costretto a schiacciarli prospetticamente per farli entrare nelle vignette, con lodevole sforzo anche per caratterizzarli in maniera distinta, ed anche in pose “acrobatiche” il più possibile non goffe. Non possono mancare i cavalli galoppanti , mentre sono centellinati i campi lunghi , preziosi per la lavorazione degli sfondi (imho)
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            108. Un Uomo un’avventura
            Testi_ Gino D’Antonio / Disegni_ Ferdinando Tacconi.
            Ristampa di due fumetti usciti sulla collana _tra le più prestigiose dell’editore _ dal titolo programmatico “Un Uomo Un’Avventura”; entrambi firmati dal dinamico duo D’Antonio / Tacconi.
            In “L’Uomo del deserto”, un giovane “quasi pilota d’aereo” soldato inglese durante la Grande Guerra, un po’ svagato ma idealisticamente patriottico ,cade cotto come una pera ai piedi di un’avvenente e scaltra spia russa doppiogiochista che traffica a Porto Said (Egitto), che lo induce ( pure con le cattive, ma poi s’innamora…) ad accompagnarla in una missione di contrasto al disegno di Lawrence d’Arabia di coalizzare gli arabi in chiave anti-turca , ovvero filo-inglese. Imbarazzante, per l’aviatore connazionale, ma poi i casi della vita e della battaglia…

            Scrittura leggera e filante , ricorda nelle parti più rocambolesche un Max Bunker ( d’altronde “Alan Ford” fisicamente s’ispira a Peter O’Toole /Lawrence D’Arabia ;-) )di stringente precisione negli eventi storici , ampiamente romanzati dall’irruente ed originale strana coppia , col compito anche d’interrogarsi sull’abnormità della tragedia in armi che si sta consumando perfino negli aridi deserti mediorientali.

            “L’Uomo di Rangoon”. Asso del volo acrobatico americano si esibisce col suo apparecchio vintage nel ’41; ma una groupie ,focosa quanto svampita e maldestra , lo riduce in bolletta sparata. Per risollevarsi ,il pilota,con un collega, accetta un ingaggio per solcare i cieli… Della Birmania! Lì ed in maniera non ufficiale l’aeronautica militare statunitense sta organizzando una batteria di aviatori civili per contrastare (cioè abbattere…) i raid volanti giapponesi, giacché il Sol Levante ha in animo di allargare al massimo la sottomissione all’impero dell’Asia , compresa la Cina, molto dipendente dai flussi commerciali che transitano in terra birmana . L’interesse strategico di tenere le due nazioni fuori dal dominio made in Japan tocca molto relativamente il pilota americano, che punta ai soldi ed è quasi più preoccupato dal trovarsi ancora tra i piedi la stessa sognante fan che lo ha rovinato negli Usa, aggregata al campo base come crocerossina. Ma la sua maschera di cinismo finirà per cadere a fronte di drammatici avvenimenti sul auolo e tra le nuvole di Rangoon e dintorni…
            Ok, il tipo tira pure uno sberlone alla tipa, Ché erano altri tempi anche per/nei fumetti , comunque in questo caso modernamente concepiti su un impianto di tavola più franco-belga che prettamente bonelliano (ai tempi Cepim), e su ricorrenti figure ( la maliarda, qui una cinese, dai piani tortuosi; la battaglia ; la politica politicante opposta alle conseguenze sperimentate realmente sul terreno del conflitto…)allegoriche di una narrazione veloce e pimpante, con il principale protagonista che non brilla per empatia e piuttosto se la tira di maschia strafottenza. Buoni i disegni , con personale preferenza per il secondo ep. , per l’inchiostrazione maggiormente robusta ma capace di non sopraffare le matite , infondendo piuttosto carattere, spaziatura e tridimensionalità alle vignette. Chiaramente a suo agio nel disegnare i mezzi aerei Tacconi si destreggia egregiamente anche con i mezzi militari a terra , oltre che con i paesaggi desertici o cittadini (imho).
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              109. Il Cavaliere nero
              Testi_ Giovanni Luigi Bonelli / Disegni_ Pietro Sartoris, Dario Guzzon e Giovanni Sinchetto.
              Ed ecco, riesumato dagli anni ’50 , membro del “Bonelli Universe” ( praticamente : la testa di Gianluigi, ossia Bonelli padre), un tamarro da rodeo però evocato e conosciuto nel west dei fumetti come “Il Cavaliere Nero”, ennesimo raddrizzatore di torti ampiamente reputato alla bisogna, poiché gli gira così (!), avendo una generica qualifica di Ranger-detective.Lui che,si chiama Frisco Smith , sull’onda dell’ispirazione si scalmana in quel di Loredo , cittadina del Texas meridionale, per mettere le cose a puntino; ed infatti una pesante criticità gli si para innanzi ancora prima di giungervi; e perbacco possa essere impiccato se non è vero (…ehm, nel fumetto parlano tutti così…).
              Butta male in quella landa di confine, causa signorotto che vi spadroneggia con metodi squisitamente…Mafiosi, e con l’anziano sceriffo che punta al quieto vivere; ma una bella ragazza presto in pericolo in quanto depositaria di una enigmatica (punta di) freccia d’oro con iscrizioni indiane ( situazione che capiterà in pratica pure a Tex Willer insieme alla squaw Tesah…) bramata dal Boss di Loredo, riverserà un po’ di sangue nelle vene del Marshall , generosamente sostenuto dall’esempio tangibile e sborone del Cavaliere Nero.
              E’ la ristampa integrale di una storia ad episodi usciti in origine in formato “libretto” ( 9,5x 13,5 cm),qui raccolti in ben centoventotto pagine, ospitanti ognuna quattro strisce. Ciò determina una gabbia piuttosto regolare , con quattro vignette di egual formato _singole o talvolta doppie_ con qualche close-up per puntualizzare un singolo particolare o più spesso per aggiungere una ulteriore guarnizione di testi (didascalie) a dialoghi già debordanti e fitti.
              Ogni segmento narrativo si compone sostanzialmente di una sparatoria più o meno collettiva, scaturita dal rincorrersi ed il sabotarsi a vicenda di buoni e cattivi, che finiscono sempre a giocarsela simmetricamente, perfino equivocando le intenzioni altrui o carpendole grazie ad una botta di c.
              Se vogliamo lo stesso finale appare un po’ sterile e frettoloso , giacché il “vero divertimento” stava appunto nelle continue schermaglie tra pistoleri. Smith ne esce nobilmente, come quello che spara per uccidere come estrema risorsa; ed in questo ammaestra un giovane indiano che si ritroverà come alleato : un “buon selvaggio” che parla coi verbi coniugati all’infinito e _fosse per lui_ accopperebbe la gente senza troppi pensieri, salvo diventare paurosissimo al cospetto di superstizioni pseudo religiose (sic!).
              Cura la parte grafica un affiatato team che si faceva chiamare “Essegesse”, che impone una spiccata caratterizzazione dei molti e ciarlieri cowboys , col capo dei cattivi ( secondo una gerarchia pacificamente delineata : ossia i suoi sgherri sono palesemente più scemi di lui…) che somiglia a Yasser Arafat (xD ). Le pennellate di nero sono ben profuse nelle tante situazioni in notturna e servono anche come sintesi per far stare diversi elementi (e piani) in vignetta .Un comic d’altri tempi, e si sente (imho).
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                110.Judas
                Testi_ Ennio Missaglia / Disegni_ Vladimiro “Miro” Missaglia.
                Ritorna la foliazione tipica a 110pp. completa di contributi redazionali , testo e materiale iconografico, che stavolta vertono _collegati ai temi dell’albo_ sulla figura (in specie cinematografica…) del “Traditore”e naturalmente sulla presentazione di “Judas”effimero parto editoriale della Bonelli , risalente agli anni ’79 ed ’80, ad opera dei Missaglia Bros. A livello grafico _detto che il protagonista era stato modellato sulla figura attoriale di Charles Bronson_ , facendosi onore nel nobile solco dei (lavori di) D’Antonio, Marraffa e Travisan , Miro Missaglia svecchia l’estetica western fissata nei fumetti della casa dei decenni addietro , prendendosi anche maggiori libertà nel gestire la gabbia delle tavole e con un ruspante ed analogico gusto per le tessiture dei tratteggi , prodromici ad una maggiore raffinatezza delle ombreggiature e del curare nel dettaglio il “look” stratiforme dei cowboys. I testi invece suonano ancora zavorrati da pomposità lessicali e dalla tigna di andare a de-scrivere quanto è già palesato coi/dai disegni nelle didascalie, mentre i dialoghi sono già più “parla come mangi”, e si tacciono nelle risolute sparatorie , dove tuttavia sono i disegni a tradire qualche esasperazione/incertezza posturale, nel contesto di una narrazione per molti versi lineare , ordinata e sostanzialmente risaputa. Dunque c’è costui , Alan Scott detto “Judas” (anzi JUDAS! : nei fumetti di quei tempi ancora, l’eroe bonelliano è sempre preceduto da fama consolidata ed aurea da Vip…), un Paolo di Tarso che al seguito di un fatto drammatico ( qui evocato ma non approfondito) è passato da fuorilegge a castigamatti implacabile, un ossesso coptato dall’Agenzia (di Allan)Pinkerton a fare da cacciatore di taglie od addetto alla security offerto a servigio dove necessita; ad esempio un delicato trasporto via treno di valori di risparmio postali ed un sostanzioso forziere di monete in oro, da far gola ad una organizzata banda di malfattori che infatti…
                Cosicché Judas ed un collega ,secondo una dinamica da Buddy Movie in cui l’(anti)eroe è sotto osservazione per il suo torbido passato ma avrà svariate occasione per dar prova della ritrovata rettitudine (ed anzi…) meritando dal partner una piena e virile rivalutazione, andando dietro ai banditi. Per l’angolo del politicamente scorretto (?) che fu, si segnali una certa misoginia di fondo, dato che ogni personaggio femminile con facoltà di parola qui presente è una zoccola fatta e finita,infida e bugiarda fino al midollo, passibile di “meritarsi” sberloni ben assestati dal Judas; che in fatto di genere femminile al massimo (sic!) si lega alla sua Colt “Calibro 45”, che è poi il titolo stesso dell’episodio :-p (imho).
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                  111. L’Uomo di Chicago
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                  Comprende cinque storie brevi di “Martin Mystère”, cedute ad editori terzi per un albo interamente consacrato alla scrittura del longevo Castelli (1947), in primis col ripescaggio del suo contributo alla collana “Un Uomo, un’Avventura”; intuitivamente un fumetto ambientato negli ambienti malavitosi di una città che, più di altre , dagli anni ’20 divenne coacervo di attività moralmente discutibili _accelerate per paradosso dalle leggi proibizioniste_ a cura di una ramificata e competitiva schiera di gangster, sempre pronti a misurare i rapporti di forza stendendo (…uccidendo) quelli delle bande avversarie. Invenzioni recenti e vistose ( le autovetture, i fucili mitragliatori e pure l’energia elettrica…) contribuiscono , con la loro efficienza tecnica ad incattivire un clima che enumera centinaia di morti ammazzati.
                  Riuniti da un Master che si rivela solo in voce, cinque elementi di chiaro valore nelle loro specializzazioni ma con delle gravi pendenze di cui rispondere se non fossero “coperti “ da colui che li comanda ,che li adibisce a sabotare il crimine organizzato , in modo che questo si avviti in una spirale di ritorsioni incrociate decimanti. Come ultima missione al gruppo è affidato il compito di eliminare un pericoloso emergente criminale psicotico. Una sinistra presenza che si rivela un bersaglio ostico , capace di intuire al volo i punti deboli dei suoi avversari, passando da “bersaglio” a “cacciatore” dei suoi stessi killer; fino a che…
                  Posto che a Castelli piace riassumere fitti resoconti introduttivi, per altro in una forma colloquiale scorrevole, e tenendo conto che il comic risale al lontano 1977, convince la combinazione di suggestioni messe in campo e svolte nel classico scandire del contdown (…degli uccisi), secondo un raziocinio che _per non darlo in pasto agli spoiler_ si potrebbe abbinare ad una “Casa di carta” che incrocia un famoso film di Sergio Leone e uno di David Fincher. Ed il tutto, paradossale ed estremizzato per quanto, tiene ed avvince nel formato standard franco-belga delle quarantasei tavole. Illustrate da un al tempo giovanotto Alessandrini che appunto invece non era ugualmente transitato verso lo stile tipico delle bande dessinée, andando piuttosto di robusti tratteggi e neri compatti (…il genere e l’argomento lo richiedevano , del resto), prediligendo ritratti con “carattere “ ad illustrazioni asetticamente composte e regolari (magari che c’entri un’infatuazione a là “Dick Tracy”, vai a sapere…). Visto il carattere sollecito della trama trova logicità che le vignette x tavola superino le sei ; e le tre fasce (imho).
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                    112.Nick Raider
                    Testi_ Claudio Nizzi / Disegni_ Bruno Ramella.
                    A supporto della mini-serie attualmente in corso di pubblicazione (mensile, in edicola”) questo numero de “Le Storie” omaggia “Nick Raider”, ristampando due brevi one shot apparsi sulla rivista delle FF.SS. “Amico Treno” e soprattutto l’episodio “Immagini di morte”.
                    Trama : una procace escort viene brutalmente assassinata nell’appartamento ove riceve, senza destare eccessivo scandalo tra i coinquilini. La vittima aveva come vicina di casa una signora, vedova benestante, che si occupa esclusivamente di Efrem, il figlio di 25 anni con gravi deficit di sviluppo psico-motorio ma con la sbalorditiva facoltà di predire eventi infausti , testimoniandoli con criptici disegni stilizzati, di suo pugno o da lui “guidati”. E la morte della ragazza è in uno di questi !
                    Nella sua reggente e robusta cornice poliziesca Nizzi riesce ad inserire un elemento “soprannaturale”che non schiavizza la risoluzione del caso ( per altro caricato di un ulteriore snodo delittuoso) , scaturito dalle sempre prosaiche motivazioni pecuniarie e da distorte possessività “passionali ( appena accennata , con l’occasione, la questione della sessualità nei portatori di handicap…) .Naturalmente Nick vi si caccia con l’abituale mix di deduzioni investigative ed ardore nell’affrontare i pericoli “sul campo”, scontando lo scetticismo dei colleghi nel tener conto dei “messaggi in codice” di Efrem, stringendo un ‘amicizia col “ragazzo-bambino” disposta a calpestare i “formalismi2 anche della Legge (!).
                    Forte di una lussureggiante meticolosità immersiva degli sfondi Ramella riesce a rendere altamente suggestive le tavole in cui mitiga la definizione con gli effetti della pioggia battente e dell’oscurità ambientale, creando linee caratterialmente ondulate, equipollenti senza mai risultare piatte , grazie alla gestione registica delle vignette/inquadrature. Quasi un “Johnny Freak” (cit.) ma con lieto fine (imho).
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                      113. Un Ragazzo nel far west
                      TestI_ Guido Nolitta / Disegni_ Franco Bignotti.
                      In due albi consecutivi l’epopea del puttino biondo Tim Carter , giovincello già orfano di padre e poi di zio ( presente Luke Skywalker? ),già scalpitante e formato a far fumare le Colt ma moderato dal saggio tutore. A cui però confezionano la giacchetta di legno ; così Tim molla tutto e si vota all’avventura . Grazie alle leali amicizie del fu parente si aggrega ad una guarnigione di soldati, giusto in tempo per essere assegnato ad una insidiosa missione di trasporto munizioni in territorio ostile, vuoi per le estreme condizioni climatiche , vuoi per la presenza di “musi rossi” (cit.) e perfino di un traditore doppiogiochista nella truppa…
                      Peccato di gioventù (xD) di Sergio Bonelli , che scrive _celato dall’abituale alias di affilatore di coltelli e riparatore di ombrelli :-D) soggetto e sceneggiatura di un fumetto western adattato all’identificazione protagonista/lettore piallando qualsiasi ambiguità nell’intreccio o nell’attribuzione di campo tra buoni e cattivi . Dunque bisogna aspettarsi indiani numerosi, feroci ma discretamente fessacchiotti, salvo il loro Capo; e una raccolta di (stereo)tipi di ruvidi militari in carriera burberi-ma-bonari. Da lasciare basiti e sconcertati è la fulminea crescita gerarchica di Tim , da ultimo arrivato ad ascoltatissimo stratega anti-nativi in un amen; giusto il tempo di appiedare il Cap. (ferito) e di sistemare a sganassoni i soldati più insubordinati ( ma alla bisogna comunque valorosi…), ben presto sottoposti di fatto al ragazzo meraviglia. Poi tutto il resto della storia scivola sulla medesima bisettrice : conservare il carico ( e la pelle) rintuzzando la foia dei “rossi” (sic!). Pur rispettando la consegna di chiarificare con le parole ogni minimo accadimento, l’allora “novizio” ( nel lontano ’58) Bonelli figlio non esagera in gergalità pompose ma obiettivamente costringe il disegnatore a pennellare anche vignette anguste , dove magari devono trovare posto più personaggi in campo lungo, e qui virtualmente tocca far finta che la luce solare cada sempre a mezzo dì producendo ombre imperforabili . Diversamente non stona , qualitativamente e stilisticamente con le altre pubblicazioni dell’editore in quel periodo ( all’epoca in formato “striscia”/”libretto” ora riproposte nel classico formato bonelliano 16x21). Le ultime dodici pagine offrono inoltre un contributo redazionale in tema di “orfani”, nella letteratura , cinema , cartoni animati e fumetti (imho).
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                        114. Un Ragazzo del far west (Parte seconda)
                        Testi_ Guido Nolitta / Disegni_ Franco Bignotti e Giovanni Ticci.
                        Il caparbio e saputello Tim Carter , ricevuto l’encomio per la missione brillantemente conclusa con la consegna delle munizioni a Fort Laramie, ottiene una licenza e di portarsi via Dusty , soldato sbevazzone e simpaticamente borioso per fargli da spalla (comica) , a sostegno del proposito di beccare il carognone che gli ammazzò lo zio ed il fedele pard indiano ( con i nativi lui ha un rapporto ambivalente , dato che di norma gli sono ostili , lo costringono a difendersi senza tuttavia disperare del tutto di andarci d’accordo), per senso di Giustizia. Sulla strada delle tracce di sé lasciate dal manigoldo i due avranno comunque modo di aiutare altri cristiani impegnati a fare il loro dovere (o meno, ma anche qui si trova lo spazio per redimersi grazie, s’intende , al luminoso esempio del biondo…)nel far west ( per altro mediamente una pietraia dove non cresce un ca…ctus).
                        In coda una breve storia presa da “Il Sergente York” ed un contributo redazionale a tema “la vendetta” ,declinata sui media per intrattenimento, a chiudere le infine un poco stucchevoli avventure di questo giovine so-tutto-io , nato già pronto ed accessoriato per affrontare e domare spavaldamente il selvaggio ovest. Non che il Nolitta non si sforzi in una certa fluidità di scrittura , tenendo parzialmente a bada l’autocompiacimento del protagonista, ma sembra ancora condizionato da Bonelli sr. , Gianluigi, nel concepire l’Eroe come una granitica figura non realmente perturbata nell’inseguire e completare con rettitudine coerente la missione che gli è preposta. Curiosità : non so se è un record ma in due numeri non si trova una sola donna (!) salvo una squaw a pag.26; ma in compenso si abbonda di ceffi brutti come il peccato e conseguentemente cattivi , neanche a voler dar ragione al Lombroso. Li disegna anche un neppure diciottenne all’epoca Giovanni Ticci , poi una delle colonne portanti del “Tex”. D’altronde la parte grafica esprime il meglio nei ritratti , quasi scolpiti, e nelle posture “acrobatiche” dei personaggi , giacché gli sfondi continuano spesso ad essere neutri o danno conto di sguincio delle immancabili costruzioni in tronchi ed assi , più una location intermedia con campanile in muratura. Fine (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          115. Il Giudice Bean
                          Testi_Guido Nolitta / Disegni_ Sergio Tarquinio.
                          Un bandito, per altro appena scarcerato, compie azioni disdicevoli nel Villaggio guidato con polso fermo dal Giudice Roy Bean e viene assicurato alla prigione locale. Ma i tre degni compari ( di rapine) del delinquenti s’ingegnano a liberarlo , tramite la distrazione di un incendio doloso. Il tacito accordo del trio con l’evaso è di farsi condurre al nascondiglio _ conosciuto solo da quest’ultimo_ di due bisacce colme di monete d’oro, frutto di un loro colpo comune; anche se dividere il malloppo in quattro non è l’opzione più gradita del manigoldo patentato…Sulle cui tracce il Giudice spedisce il brillante nipote Danny ed un amico, il corpulento ex militare nordista Sam. La resa dei conti si consumerà infine in una zona interna dell’Arizona, particolarmente infida a causa del caldo siccitoso estremo e della compresenza di indiani.
                          Personaggio storicamente esistito , Roy Bean qui però si limita a concordare istruzioni con la vera e “solita” strana coppia di protagonisti , allineate a modalità narrative che l’allora giovane Nolitta (…ossia Sergio Bonelli)alla fine degli anni cinquanta reiterava con lo stampino, di conserva all’editore (…la sua famiglia, del resto). Ed ecco dunque il prefissato ed irrinunciabile obbiettivo (l’oro); l’estenuante inseguimento/caccia all’uomo come fulcro elettivo della storia; l’interdizione dei “selvaggi” nativi (in questo caso però, e a dispetto della stessa copertina , declinata con una punta di originalità); l’ovvio scontro definitivo, potenzialmente mortale, col cattivone e naturalmente la dinamica di una coppia agli antipodi : il giovane belloccio , serio e riflessivo ed il vecchiotto simpatico brontolone pacioso/adiposo leale scudiero. Nella sua classicità un episodio comunque neppure troppo arzigogolato e con dialoghi ricevibili e filanti. L’albo si completa di un breve fumetto del Nolitta sulle tombe egizie e con la riproposta di un articolo dossier sui tesori/luoghi /protagonisti “maledetti”già uscito nel 2013 nell’ Almanacco della Paura.
                          Danny e Sam trovano affinità grafica con “Il Ribelle” già uscito del disegnatore su questa collana; mentre per il resto Tarquinio spinge su facce fortemente caratterizzate , ripudiando certamente canoni di bellezza che d’altronde stonerebbero in un far west ottocentesco tutto polvere e sudore . L’inchiostrazione corposa è una risorsa per sveltire la realizzazione delle tavole , ma anche in questo caso non difetta di personalità e di opportuna notazione ambientale (imho).

                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            116. L’Esploratore scomparso
                            Testi_Decio Canzio / Disegni_ Alfio Ticci.
                            Si accende in Europa, nell’inverno del 1870, una gara di solidarietà per rintracciare in Africa il celebre esploratore missionario David Livingstone, da tempo irreperibile in una parte poco precisata del continente nero . Sponsor delle missioni salvifiche alcuni grandi quotidiani, con intesa speranza di vendere più copie con la cronaca giornalistica dettagliata dell’iniziativa. Al promotore Henry Morton Stanley per il “New York Herald” si contrappone così Serge Bergerac , giovane firma del “Paris Matin”, praticamente obbligato dal suo Direttore ad imbarcarsi nell’impresa ! Titubante e francamente inesperto , una volta giunto in Africa (a Mombasa) sulle prime Serge si affida completamente al suo contatto locale , Nate Collins, che pare effettivamente molto preparato sulla questione e con una idea abbastanza precisa su dove muoversi. Dal canto suo anche H.M.Stanley può vantare nel sig. Melville una guida esperta, ed anch’esso latore di una “dritta” per arrivare al “bersaglio”. Il tempo di assumere una squadra di portatori locali ed inizia un’esotica marcia verso l’interno , giacché le residue tracce “lasciate” da Livingstone porterebbero al grande lago Tanganika…
                            Principalmente direttore generale di Sergio Bonelli Editore, lo stimato Decio Canzio si cimentò come autore per “Il Piccolo Ranger” , ed in questo fumetto avventuroso , scritto con oliata scorrevolezza narrativa, frutto d’altronde di un soggetto lineare nella suo incedere con limpida comprensibilità. Come si può desumere dal saggio illustrato in coda all’albo ,che G.Contro dedica agli uomini e donne d’azione ed esplorazione , tra storia e fiction ,sulla base di avvenimenti e personaggi reali viene inserita la figura romanzata del francesino Bergerac, bellino e biondino come Alan Ford, magari un filo ingenuo ma di cuore ,che si fortifica nel corso del viaggio incontrando difficoltà di vario tipo (il catalogo è quello di un “Adam Wild “ di bonelliana e futura memoria), capaci di sviarlo dalla missione, ma pazienza altre priorità gli renderanno onore. La cover è eloquente, dello stesso disegnatore, impegnato a tirare giù graficamente un’enciclopedia della fauna e flora di savane e boscaglie sub sahariane . Non gli difettano gusto compositivo e paziente finitura del dettaglio , anche grazie ad un tratto sottile che forse tradisce qualche incertezza nelle pose e nei ritratti che tendono al grottesco, per altro secondo copione (imho).
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                              117. Il Serpente d’argento
                              Testi_ Pier Carpi / Disegni_ Virgilio Muzzi.
                              Durante un ciclo di conferenze ,Mark Twain (!) ha modo d’intrattenere i gentiluomini e donne che già lo conoscono e seguono di fama, con un affascinante racconto _in sé affatto umoristico_ sulle credenze degli Apache , trasposte nella liturgia di una enigmatica preghiera che ben pochi “visi pallidi” possono dire di aver visto rappresentata, tanto più che essa assume i connotati di un rituale magico e soprannaturale. E dunque, con le dovute “cautele” Twain rende testimonianza di una storia che sarebbe accaduta parecchi anni addietro, in cui…Un giovane ufficiale statunitense amoreggia con la sua bella ( che poi è la figlia del bellicoso comandante nel Fortino ove il graduato presta servizio…), ma l’idillio è spezzato da un attacco indiano . Nel furibondo tentativo di svincolarsi dall’aggressione entrambi gli amanti, separatamente, hanno un’esperienza “mistica”inerente la litania (recitata da Twain) che propizia il simbolismo sacrale di un serpente fatto d’argento , simbolo supremo e tangibile della prosperità dei pellerossa, oltre che segno indiscusso _per chi lo possedesse_ di ascendenza del comando sulla propria gente. Una sostanza inibente impedisce alla coppia di focalizzare l’accaduto che tuttavia non è esemplare della volontà del più ascoltato capo Apache, votato alla pacificazione. Ma tra i suoi ed anche tra i “bianchi” c’è chi muove invece per preparare una guerra aperta ; in cui anche il “mito” della serpe argentea può venire utile al loro sciagurato scopo se…
                              La cover , fin troppo aderente ad altri numeri della serie “Le Storie_Cult” non tradisce il contenuto dell’albo, in cui trovano posto diversi ed ostili scontri ravvicinati tra nativi e colonizzatori; ma nel racconto _ praticamente immune da pomposità assertive e didascaliche_ è preponderante un certo deferente rispetto per la sfera del sacro non cristiano ed una puntuta critica alle posizioni guerrafondaie, specularmente infide da qualunque parte provengano . Più sottilmente vi si potrebbe scorgere anche una critica al capitalismo , ovvero all’utilitarismo ipocritamente mascherato con cui si vorrebbe conciliare l’espansionismo dei pionieri e la conservazione del suolo spettante a chi vi ha sempre dimorato.In coda un articolo in prosa sull’argomento.
                              I disegni patiscono forse una ieratica fissità d’illustrazione; non giurerei sulla fedeltà nel riportare l’incidenza delle ombre ma risulta apprezzabile lo sforzo di caratterizzare ogni singolo personaggio in modo inequivocabile, con uguale attenzione a divise , piumaggi e cavalcature. Il vecchio west, ma nemmeno tanto vecchio ;-) (imho).
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                                118. Un Uomo e la sua colt
                                Testi_ Andrea Mantelli / Disegni_ Renato Polese.
                                Effimera fiammata editoriale della Bonelli, concepita nel 1977 per non essere impermeabile ai fermenti (contro)culturali della sua epoca, la parabola western di Dustin Coy qui ri-vissuta ha perlomeno il merito_ trattando il tema con un approccio tematicamente ricorrente_di non consegnarci un personaggio monodimensionale e già formato, da porre al centro di una strada maestra in cui il “bene” ed il “male” sono due sponde opposte naturalmente riconoscibili.
                                Vicino a Topeka (Stato del Tennessee), Dustin Colt fa’ il ranchero ,ma all’insaputa di tutti _compresa la bellissima moglie Raquel_ anche l’assaltatore di diligenze. Pizzicato tuttavia dall’onesto sceriffo Gary York finisce al fresco e perde ogni contatto con la consorte , nonostante le molte missive a lei inviate. Uscito di prigione anzitempo per aver meritato un condono , Dustin si precipita a casa , solo per scoprire che la sua fattoria ed il suo matrimonio sono “evaporati” (…). Sconfortato, non accetta però di rimettersi a delinquere , nonostante la proposta di unirsi ad una batteria di malfattori che ha messo nel mirino il Tennessee come terreno ideale di scorribande criminose. Cambiando aria ed “amicizie” Dustin asi dedicherà ad attività disparate che lo porteranno costantemente in viaggio ,ma mesi dopo si ritroverà ellitticamente ancora nei pressi di Topeka e davanti a problemi ancora più stringenti con lo sceriffo, la sua ex e soprattutto la prepotente gang dei fuorilegge …
                                Eccessivamente ingobbiti nel prestarsi all’azione ed un po’ andanti in qualche ritratto i personaggi trovano una sistemazione grafica pure in molte vignette scontornate e verticali in una pregnante passata delle chine che altrimenti puntualizzano in maniera ficcante cose e persone, mediamente dettagliate , magari senza adornamenti ricercati(imho).
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