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Le STORIE_Bonelli ed.

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    102. Rio Kid
    Testi_ Giovanni Luigi Bonelli / Disegni_ Roy D’Amy.
    Per il “cult” del mese _ovvero il suffisso guadagnato dalla testata “Le Storie” nella sua nuova veste editoriale_ la redazione ( prodiga di note e foto a completamento dell’albo, in cui si dà conto dell’attività di Giovanni Luigi_Gianluigi_ Bonelli negli anni del Regime e si fornisce una lista di massima di libri e film apparentabili al soggetto di questo fumetto…) riesuma un personaggio concepito nel lontano 1953, per offrire una variante a “Tex”,nel medesimo o quasi contesto temporale/ambientale sfruttando gli scenari western per contaminarli con più fantasiose avventure “esotiche/esoteriche”seppure non prive di addentellati storici. Il biondo pistolero, preceduto dalla sua fama tra i territori a sud del Texas e l’estremo nord del Messico ( nella seconda metà del 1800…)ed affiancato dalla robusta spalla dell’esuberante Bill Hanighan detto “Whisky” (…causa entusiastica propensione al noto liquore…)non ebbe evidentemente quel successo che Bonelli sr. sperava, e lo sceneggiatore quindi finì talvolta per traslare proprio su “Tex”questa sua vena per così dire “Salgariana” o come diremmo oggi a là Indiana Jones : certo con maggiore verbosità ma anche con una gestione della violenza in senso non iperrealista e dunque affine.
    Per regole d’ingaggio che rimangono misteriose Rio e Bill dsi scalmanano dietro ad un viscido Messicano , in combutta con un’altrettanto spregevole banda di indiani, che si è proposto come guida di un archeologo che, con la figlia ed il quasi genero pensa di poter ritrovare un antico tempio azteco di straordinario valore storico ,custodente manufatti in oro ;-) . Il messicano tagliagole è ovviamente interessato al metallo prezioso, e i malcapitati ricercatori vanno avvertiti e sollevati dal pericolo che corrono con quella serpe in seno…
    Frettoloso nella chiusa finale, la vicenda accumula stereotipi , qualche ingenuità che mina la tenuta logica dell’impianto narrativo ed un “rimpiattino”di sotterfugi che buoni e cattivi si giocano a distanza decrescente fino alla resa dei conti (…in cui , per altro Rio Kid non incassa un cent. Contento lui…).
    Ai pennelli l’italiano Rinaldo Dami che, dovendo soggiacere ai fluviali testi del Bonelli (lettering fatto a mano, con le approssimazioni del caso…), si trova sovente a dover schiacciare i protagonisti su dimensioni lillipuziane e sacrificare gli sfondi; magari risolvendo gli uni e gli altri in una colata d’inchiostro in silhouette . Nella pagina di presentazione a lui riservata gli vengono attribuite influenze da Alex Toth, Milton Caniff e Frank Robbins; però Whiski Bill gli è venuto un incrocio tra Dan Blocker di “Bonanza” e un nano disneyano di “Biancaneve…” xD (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      106. Il Ribelle
      Testi_Guido Nolitta / Disegni_Sergio Tarquinio.
      Negli ultimi scampoli della Guerra di Secessione ( 1865), un Tenentino sudista ha più volte occasione di mostrare il suo coraggio in brillanti operazioni belliche per cui si offre ,sovente , volontario. Ma quando viene messo al corrente (ironia della sorte da un _corpulento e bonario_ militare nordista ) che il Gen. Lee ha firmato nelle mani del Gen. Grant la resa dell’Esercito Confederato, cessa le ostilità per intraprende il lungo viaggio che lo separa da casa, non senza tuttavia subire gli strascichi di un devastante conflitto fratricida che ha visto la sua parte soccombente.
      L’albo è completato da tre storie brevi di “Mister No”, sempre di Nolitta e disegnate da Roberto Diso (praticamente un concentrato del personaggio e delle sue avventure amazzoniche , scarrozzando con l’aereo turisti che poi tali non sono ecc…) , con l’intento di commemorare Sergio Bonelli ( Guido Nolitta è uno pseudonimo) a dieci anni dalla scomparsa (26/09/2011; “Il Ribelle” torna sul numero 107, appunto sett. 2021). Si fanno tuttavia sentire gli anni (sessanta) in cui fu confezionato questo fumetto , partendo dall’idea di prendere il protagonista dalle file dei perdenti insorti , dunque “Ribelli”, salvo tuttavia conferirgli ugualmente le caratteristiche abbastanza manichee comuni ad altri “Eroi” Bonelli. Quindi Lui è buono e giusto, lo ribadisce menando e sparando col piglio deciso e sborone di chi sa il fatto suo in ogni situazione che gli capita ( in dinamiche e drammaturgie ritrite, buone per il western come pure per la commedia sentimentale !), dopo una fulminea conversione da valoroso patriota in armi a costruttore di pace senza rancori. Tanto da avere come socio proprio il suo ex nemico nordista che lo sconvolse (solo per un attimino neh!) informandolo della capitolazione dei gray’s.
      Tutti parlano (in sovrabbondanza…) con un linguaggio forbito e notarile , poco consono per non dire inverosimile , ed il lettering manuale brucia importanti porzioni della vignetta, in cui il buon Tarquinio deve assiepare un “can can” di uomini , mezzi e vegetazione campestre. Tende perciò a sbiadire/sfumare alcune comparse in secondo piano ,quando complessivamente l’inchiostrazione è piuttosto robusta, fino a non fargli chiudere le linee di stretto contorno ( vedi i visi , per un effetto _ da me non particolarmente apprezzato che ha i suoi epigoni . E se la “spalla comica” è pensata come un incrocio tra Felipe Cayetano ed il Stg. Garcia (quello di “Zorro”), potremmo divertirci a vedere nel protagonista un Jake Gyllenhaal ai tempi di “Donnie Darko” , nell’ovviamente inconsapevole interpretazione del disegnatore ;che piuttosto , in alcuni tratteggi , anticipa la sua propensione al cimento con “Ken Parker”, in cui diverrà colonna grafica nei decenni a venire (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        105. Il Piccolo Ranger
        Testi_ Andrea Lavezzolo / Disegni_ Francesco Gamba.
        Con i suoi aiutanti, la vecchia tabacchina Zia Annie “Quattropistole” ed il vecchio collega Frankie Bellevan , Il Piccolo (giovane) Ranger Kit Teller tenta di liberare un prigioniero degli indiani, che tuttavia spira appena ritrovata la libertà. Incuriositi da una pergamena con segni in codice che teneva appresso i tre ne ricavano la mappa di una valle sconosciuta ai più _ e d’altronde ubicata in una assai poco accogliente zona altrimenti desertica_ che custodirebbe un clamoroso giacimento aureo. Prima di poter verificare la fondatezza della suggestione che hanno desunto ,constateranno loro malgrado che lo scottante documento ha già attirato le sgradevoli attenzioni di (…).
        L’albo è corroborato di testi redazionali e contributi iconografici che fanno il punto sulla produzione artistica (letteratura e cinema…) ispirata alla mitologia di terre inesplorate , inaccessibili o di cui non si conserva memoria storica “ufficiale”; ma anche si dà cenno al contesto storico-culturale in cui operò negli anni ’50 l’attuale Sergio Bonelli Editore , con riferimento particolare alla censura perbenista e preventiva a carico dei fumetti, genericamente accusati di traviare i loro giovani fruitori. Forse con questo in parte si spiega la scolasticità dei testi di questa storia , andata alle stampe nel 1958, che poco o nulla concede alle sgrammaticature del parlato pratico ( salvo il neologismo-tormentone “Cracchignollo”), per andare su una inattaccabile ricerca formalista da verifica in classe . Magari senza raggiungere le ridondanze di un G.L. Bonelli; e ben articolando la trama senza farraginosità. A dispetto dell’età verde, pensata per l’identificazione generazionale coi lettori, il putto imberbe Kit Teller è bello che formato nelle sue nobili caratteristiche personali, che addirittura gli conferiscono autorevolezza e popolarità nei pur vasti angoli del west. Carinamente il nostro , un secchione temperato di prudenza e saggezza ,usa la violenza solo in casi inderogabili anche se nutre una scottata diffidenza verso i pellerossa , d’altronde di norma ruvidi e vendicativi con i visi pallidi .
        Annie e Frankie sono grinzosamente caricaturali anche per come sono resi graficamente, mentre il “Piccolo Ranger” gode di tratti ingentiliti e realistici , afferibili all’ormai decennale, all’epoca, esperienza guida di Galleppini sulle tavole di “Tex” (imho).


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