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Angolo di reciproca consolazione

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  • Eh ho capito. Però la vita è questa.
    "Per me".

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    • Originariamente inviato da spiderman2707 Visualizza il messaggio
      Eh ho capito. Però la vita è questa.


      Resistere a questo concetto secondo me porta un'enorme dispendio di energia e un'enorme sofferenza.
      E tentare di negare il cambiamento è come impagliare la vita.
      "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
      The Smiths - I Know It's Over

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      • Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio


        Resistere a questo concetto secondo me porta un'enorme dispendio di energia e un'enorme sofferenza.
        E tentare di negare il cambiamento è come impagliare la vita.
        Ma non è che io non sappia adeguarmi al cambiamento...ne ho passati ovviamente anche io (trasferimento a Torino, cambio di gruppi di amici, lutti familiari, trasferimenti di mia sorella...).
        E che non riesco ad innescarne, credo, di efficaci per stare meglio. In genere, secondo le teorie, ad innescare qualcosa tale da farci superare la paura al cambiamento sono 3 cose: a) una paura piu grande, b) una forte ambizione, o il volere un bene piu grande (magari non per se ma per altri) c) la rabbia. Nel mio caso, escludendo la rabbia che caratterialmente difficilmente riesco a riversare verso gli altri, entrerebbero in gioco paura e ambizione.

        Ma come si diceva prima, se la paura maggiore in gioco è quella di rimanere solo in futuro o di non essere abbastanza per i propri affetti (amici e famiglia, presenti e futuri), o di rimanere fuori dal mercato del lavoro dalla sera alla mattina, dubito si possa fare qualcosa, a questo punto.

        Forse hanno ragione Spidey, Scrooge e Enfad a dire che il problema è più basato sul rapporto che ho con me stesso che non altro, non saprei dirlo.

        Onestamente, è un pò di tempo che non ci capisco più granchè.
        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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        • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio

          Ma non è che io non sappia adeguarmi al cambiamento...ne ho passati ovviamente anche io (trasferimento a Torino, cambio di gruppi di amici, lutti familiari, trasferimenti di mia sorella...).
          E che non riesco ad innescarne, credo, di efficaci per stare meglio. In genere, secondo le teorie, ad innescare qualcosa tale da farci superare la paura al cambiamento sono 3 cose: a) una paura piu grande, b) una forte ambizione, o il volere un bene piu grande (magari non per se ma per altri) c) la rabbia. Nel mio caso, escludendo la rabbia che caratterialmente difficilmente riesco a riversare verso gli altri, entrerebbero in gioco paura e ambizione.

          Ma come si diceva prima, se la paura maggiore in gioco è quella di rimanere solo in futuro o di non essere abbastanza per i propri affetti (amici e famiglia, presenti e futuri), o di rimanere fuori dal mercato del lavoro dalla sera alla mattina, dubito si possa fare qualcosa, a questo punto.

          Forse hanno ragione Spidey, Scrooge e Enfad a dire che il problema è più basato sul rapporto che ho con me stesso che non altro, non saprei dirlo.

          Onestamente, è un pò di tempo che non ci capisco più granchè.
          Pensavo che parte del tuo malessere fosse nel fatto che sei consapevole che anche non facendo niente le cose comunque cambiano. E temi quel cambiamento. Se avessi la certezza che niente andrebbe peggio di come è adesso potresti tutto sommato accontentarti. Tu stesso dici che ogni tanto riesci ad "accontentarti" della tua confort zone, ma dura poco.

          Se rimani dove stai cosa rischi? Deterioramento dei rapporti e possibilità di rimanere fuori dal mercato del lavoro?
          Se cambi cosa rischi? Deterioramento dei rapporti e possibilità di rimanere fuori dal mercato del lavoro?


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          • Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio
            Pensavo che parte del tuo malessere fosse nel fatto che sei consapevole che anche non facendo niente le cose comunque cambiano. E temi quel cambiamento. Se avessi la certezza che niente andrebbe peggio di come è adesso potresti tutto sommato accontentarti. Tu stesso dici che ogni tanto riesci ad "accontentarti" della tua confort zone, ma dura poco.

            Se rimani dove stai cosa rischi? Deterioramento dei rapporti e possibilità di rimanere fuori dal mercato del lavoro?
            Se cambi cosa rischi? Deterioramento dei rapporti e possibilità di rimanere fuori dal mercato del lavoro?

            In sostanza... la mia preoccupazione spesso dipende da un senso di solitudine e di non appartenenza che però mi porto dietro dai tempi di Salerno....ovvio che in un contesto in cui devo cambiare con una certa frequenza i gruppi di amici, la cosa si ripropone ugualmente spesso.

            In ambito lavorativo, sono 4 anni che facciamo lavori da tester piuttosto "sempliciotti", per cui basterebbero dei periti tecnici. In sostanza non sfruttiamo ciò che abbiamo faticosamente studiato agli esami. Poco me ne importava...facevo comunque esperienza come tester, avevo lo stipendio...non sono mai stato uno smanettone. Tuttavia, oramai, dopo 4 anni, vengo visto solo come tester.

            Non avendo mai effettuato design di componenti, non potrò mai vendermi come hardwarista. Come tester vieni facilmente venduto ad altre società di consulenza, sempre come tester. Ma tocca cambiare certe tecnologie. Come sapete, a ottobre ho evitato di cambiare lavoro per poter fare sviluppo invece che ancora il tester presso un'altra azienda. Per ragioni varie (basso carico di lavoro, un progetto che non è partito, problemi di organico), da febbraio avrò programmato 2 o 3 volte, in un codice a blocchi proprietario dell'azienda ferroviaria (e quindi poco spendibile in altri contesti, ma speravo di passare da lì a Python o C), e per lo più ho supportato i vecchi colleghi tester, usando i programmi degli sviluppatori. La cosa, devo dire, a volte mi piaceva anche perchè ottenevo riconoscimento della mia esperienza pregressa. Doveva partire un nuovo progetto, in cui sarei stato più coinvolto, ma non è partito. Colpa forse dell'azienda cliente, quella che si rivolge alla mia azienda per prendere i consulenti. Ora, non so se sono stato preso per i fondelli, o se ci sono state davvero delle problematiche.

            Ora, dai miei colleghi vengo visto come una anomalia, dato che nella business unit dove sono assunto se ne sono andate 15 persone in 4 anni, se non di più. Tutta gente che non voleva fare test e che alla prima occasione è andata via. Anche il mio stesso terapeuta ha fatto presente che dopo un tot di tempo uno non dovrebbe aspirare a fare solo la parte "manuale" del lavoro. In ufficio c'è molto malcontento....pochi cambiano lavoro per via di certe comodità come i pochi straordinari, l'ambiente comunque giovanile, e il non avere il fiato sul collo dalla parte dei manager (ci autogestiamo il lavoro). Per esempio, spesso ci viene permesso il lavoro da casa (sono contentini che credo ci danno per non farci scappare in massa). Non so come vada nelle altre unità di businness...so che il mio manager è un pò mal visto ai piani alti proprio per la fuga di massa che c'è stata. Oramai i piu anziani nella bu sono 4 persone, di cui 3 erano qui prima di me. Una di loro, laureata in ingegneria del cinema, non credo cambierà mai, sia per pigrizia e sia perchè il suo fidanzato è nella stessa azienda ma lavora dal cliente. Un secondo, il mio capo progetto, è appunto il capo progetto ed è felice. Un altro ragazzo, 40 anni, dice che cambierebbe solo per uscire dalla consulenza. La mia preoccupazione è che non ci siano le competenze per farlo perchè non le maturiamo.

            In passato, alcuni colleghi dalla sera alla mattina hanno dovuto cambiare città, perchè il loro progetto è venuto meno e l'azienda li ha trasferiti. Hanno quindi rinunciato a casa, amicizie e quanto hanno costruito. In altri casi, dei colleghi, veramente stanchi di questo lavoro, hanno tribolato a lungo per uscirne. Un mio ex collega, che ha mollato 2 anni fa per andare a Pistoia e mi aveva proposto di fare a mia volta il colloquio, a Marzo mi ha scritto di essere stato assunto presso l'azienda cliente e di non essere piu consulente. Ora fa il sistemista. L'ha fatto credo anche con la soddisfazione di poter parlare male della mia attuale azienda e del mio attuale manager, con cui aveva pesantemente litigato (il manager promette molto ma dà poco ai suoi dipendenti). Credo l'abbia fatto per spronarmi (ma forse piu per prendersi una soddisfazione indiretta verso la mia azienda). E dire che io ero sempre stato gentile con lui, mi ero anche proposto di insegnargli inglese, visto che era una sua carenza. E' una delle ragioni per cui socializzo molto poco coi colleghi...non mi fido piu.
            All'epoca ero abbastanza felice, avevo ricevuto visita da degli amici di famiglia tedeschi per cui sono quasi un figlio e mi sentivo molto ben voluto. Dopo quel messaggio sono andato in crisi, di nuovo. E sono quasi 3 mesi.
            Ho pensato: "Bene, ora sto male e questo dolore mi darà la forza di cambiare!". Poi ho iniziato a stare un pò meglio, e paradossalmente sono iniziati i problemi.

            Con manager ho un rapporto simile a quello con mia madre e mia sorella. E' infantile dirlo, ma ho difficoltà a farmi valere perchè ho paura che si arrabbi. Questo mi renderebbe ulteriormente difficile anche licenziarmi.
            Dai test che mi hanno fatto i vari terapeuti, è emerso che sono il tipo di persona che si farebbe in 4 per aiutare l'altro e che farebbe di tutto per compiacerlo, visto che sono cresciuto con l'idea che le persone possano amarci in base a come ci comportiamo con loro (visione distorta dell'attaccamento). Era successo, se ricordate, qualcosa di simile quando un collega mi aveva offerto la sua casa e avevo problemi a rifiutare. Succede, credo, qualcosa di simile con colleghi, manager, parenti, amici....i colleghi mi spingono ad andarmene, il manager a restare, la famiglia a guadagnare, mia sorella ad avvicinarmi, altre persone ad andare all'estero....in questo, l'ipotesi sostenuta da Enfad era assolutamente corretta. Ed essendo reduce da un periodo in cui non avevo con chi uscire la sera e litigavo sempre con i familiari, credo di aver "marcato" di piu questo aspetto, invece di affrancarmene.

            Ho paura che, cambiando, perderei quel poco di approvazione che ho qui, il benessere di un lavoro poco stressante e che permette una certa work life balance....d'altro canto sono 4 anni che sono a Torino e non faccio certo nè carriera nè costruisco chissà quali rapporti....e allora che cosa sto facendo della mia vita? Non ho una pseudo-famiglia intesa come cerchia stretta di amicizie, se ho un problema, di nuovo, posso parlarne solo con voi e al max on un paio di altre persone, non faccio carriera e piu passa il tempo piu divento anziano per il mondo del lavoro (ho 33 anni), quando qualunque neolaureato che ancora può farsi mantenere dai suoi, può fare uno stage e imparare qualcosa di piu spendibile.

            Purtroppo ogni volta che faccio colloqui, subentra l'ansia...l'ansia di cambiare città e tornare a sentirmi un pesce fuor d'acqua, l'ansia di ribellarmi al capoufficio, l'ansia di non star soddisfando le mie esigenze ma quelle altrui, l'ansia di finire a lavorare fino alle 20 e quindi di non aver tempo di trovarmi una buona casa e dei buoni amici...
            ....e tutti i manager che incontro sembrano degli squali, pronti a rivenderti al mercato al miglior offerente.

            C'è qualcosa in cui sbaglio? Lo trovate strano?

            P.s. : Oggi, senza aver detto nulla del colloquio, stavo parlando con i colleghi....piu giovani di 2 anni...

            "Sapete...forse è un bene che sono qui ad aiutarvi con i test ora che altre persone sono andate via e siete in emergenza...potrei avere piu potere contrattuale, tra un pò ho lo scatto per i 4 anni..."
            "Mauri, sei qui da 4 anni???"
            "Bhe, quasi...."
            "Scappa. Qua ci stiamo bruciando tutti..."
            Ultima modifica di UomoCheRide; 29 maggio 19, 15:42.
            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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            • So che per te è importante spiegare in modo articolato ciò che ti succede e tutte le implicazioni. Perciò ti chiedo scusa se mi permetto ancora una volta di semplificare, non perché non abbia interesse in ciò che racconti ma perché ho paura, considerando troppi elementi, di fraintendere il senso delle tue parole (sto notando che per esempio quando discuto ho una sorta di deficit di attenzione di fronte a pensieri troppo articolati, che crea un grosso ostacolo alla comunicazione, perché finisco per prendere cantonate).

              Semplificando ti chiedo, perché voglio averlo ben chiaro: se resti al punto in cui sei cosa ti aspetti? Di restare allo stesso punto o che col tempo la situazione possa deteriorarsi?
              Voglio capire questo, tralasciando per ora l'aspetto che se non cambi perdi delle possibilità., visto che quello per ora non è qualcosa che possiedi e che dunque stai materialmente perdendo.
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              • Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio
                So che per te è importante spiegare in modo articolato ciò che ti succede e tutte le implicazioni. Perciò ti chiedo scusa se mi permetto ancora una volta di semplificare, non perché non abbia interesse in ciò che racconti ma perché ho paura, considerando troppi elementi, di fraintendere il senso delle tue parole (sto notando che per esempio quando discuto ho una sorta di deficit di attenzione di fronte a pensieri troppo articolati, che crea un grosso ostacolo alla comunicazione, perché finisco per prendere cantonate).

                Semplificando ti chiedo, perché voglio averlo ben chiaro: se resti al punto in cui sei cosa ti aspetti? Di restare allo stesso punto o che col tempo la situazione possa deteriorarsi?
                Voglio capire questo, tralasciando per ora l'aspetto che se non cambi perdi delle possibilità., visto che quello per ora non è qualcosa che possiedi e che dunque stai materialmente perdendo.
                Che col tempo la situazione possa deteriorarsi.
                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                  Che col tempo la situazione possa deteriorarsi.
                  Ti ringrazio per avermi assecondata nel bisogno di semplificazione. Se posso ti chiedo un ulteriore chiarimento: sei intimamente convinto di questa tua valutazione? Voglio dire: la tua analisi della tua situazione ti ha convinto completamente o quanto meno con una alta percentuale che senza azioni da parte tua la prospettiva obbligata è il deterioramento, oppure metti in dubbio la tua valutazione, e quindi ti aspetti di poter essere smentito, dai fatti o da una valutazione di qualcun'altro?
                  Lo chiedo per capire meglio la direzione delle spinte in gioco.
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                  • Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio
                    Ti ringrazio per avermi assecondata nel bisogno di semplificazione. Se posso ti chiedo un ulteriore chiarimento: sei intimamente convinto di questa tua valutazione? Voglio dire: la tua analisi della tua situazione ti ha convinto completamente o quanto meno con una alta percentuale che senza azioni da parte tua la prospettiva obbligata è il deterioramento, oppure metti in dubbio la tua valutazione, e quindi ti aspetti di poter essere smentito, dai fatti o da una valutazione di qualcun'altro?
                    Lo chiedo per capire meglio la direzione delle spinte in gioco.
                    Dipende dai giorni. Dipende su quale problema mi sto focalizzando al momento (se sfera lavorativa, affettiva o altro). Di sicuro sono molto influenzabile (in terapia stiamo lavorando anche su questo), e la cosa mi perplime.
                    DIciamo che assorbo molto il malcontento altrui, e questo lavoro non rispecchia esattamente le mie ambizioni. Oltretutto, per quanto possiamo essere liberi, mi sembra che in azienda stiano investendo poco su di noi come risorse umane...a volte sembriamo piu degli operai con la laurea. La cosa spesso mi sta anche bene, vuoi perchè magari vengo distratto da altre questioni (l'anno scorso ad esempio mi capitava troppo spesso di avvertire un senso di solitudine nonostante conoscessi molte persone....ma li c'è tutto un ragionamento da fare a parte su come le relazioni vadano misurate in qualità e non in quantità etc etc). Diciamo che, sicuramente non mi sarà facilissmo spostarmi di ruolo o di azienda con il mio cv attuale, per cui se litigassi col manager o se per ragioni affettive cambiassi città potrei avere delle difficoltà in tal senso. Per cui si, o il ruolo da sviluppatore che ora sto ricoprendo inizia a dare i suoi frutti, oppure la situazione è destinata a deteriorarsi.

                    Comunque tra giovedi e oggi sto molto meglio. Ho fatto un colloquio in cui mi sono fatto valere (credo) e la cosa mi ha dato molta soddisfazione. Evitando di fare straordinario al lavoro sono anche riuscito ad andare in terapia meno rimbambito del solito e quindi il dialogo col terapeuta è stato piu produttio XD.
                    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                    • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                      [....]

                      Comunque tra giovedi e oggi sto molto meglio. Ho fatto un colloquio in cui mi sono fatto valere (credo) e la cosa mi ha dato molta soddisfazione. Evitando di fare straordinario al lavoro sono anche riuscito ad andare in terapia meno rimbambito del solito e quindi il dialogo col terapeuta è stato piu produttio XD.
                      Evvai!
                      "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
                      The Smiths - I Know It's Over

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                      • Da lunedi invece butta male (spero scusiate la radiocronaca "giorno per giorno" tipo CIS - viaggiare informati XD).
                        Ho scoperto che un gruppetto di assunti piu giovani (circa un paio di anni di vita in questa azienda in meno rispetto a me), tra cui quello che mi aveva consigliato di "scappare" mercoledi scorso, si stanno organizzando in gruppo per effettuare colloqui su colloqui in modo da lasciare l'azienda. Li vedo spesso confabulare tra loro e, a parte sentirmi tagliato fuori (anche se ammetto è una cosa infantile), mi sento in colpa a non aver cambiato prima lavoro. Non so spiegarlo razionalmente. Fatto sta che in questi giorni, venire in ufficio è piuttosto dura.

                        Forse dovrei usare questo "disagio" come forma di energia per rendere di piu ai colloqui e trovare la forza di cambiare lavoro. Alla fine queste forme di disagio si presentano ciclicamente e non va bene. Ne perdo di salute.

                        Tuttavia più invio cv più mi rendo conto di non avere maturato in questi 3 anni 3 mezzo delle competenze spendibili.
                        Lamentarsi è inutile, comunque
                        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                        • Ma, riagganciandomi a quello che aveva chiesto non mi ricordo se Viola o enfad... è così deleterio rimanere in questa azienda? che ha di così terribile? nessuno si fa la doccia?
                          Inoltre, non vedi la possibilità che la partenza di molti ingegneri dia più campo libero a te, per guadagnare qualche livello o posizione?
                          "Per me".

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                          • Oggi in radio ho sentito parlare di questo libro. Tratta anche della paura di commettere errori, e conseguentemente di rimanere bloccati. Uomo, prova a vedere se lo trovi utile.Te lo regalo io per il compleanno (vabbè, te lo devi pagare tu però).

                            https://www.amazon.it/fallimento-riv.../dp/8820068087
                            "Per me".

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                            • Originariamente inviato da spiderman2707 Visualizza il messaggio
                              Ma, riagganciandomi a quello che aveva chiesto non mi ricordo se Viola o enfad... è così deleterio rimanere in questa azienda? che ha di così terribile? nessuno si fa la doccia?
                              Inoltre, non vedi la possibilità che la partenza di molti ingegneri dia più campo libero a te, per guadagnare qualche livello o posizione?
                              In realtà la domanda l'hai fatta tu XD.
                              Ma infatti il punto è proprio che spesso tergiverso dal cambiare proprio perchè mi trovo bene, dopo essermi fatta una mia confort zone e un mio ciclo di abitudini, e proprio perchè ho potere contrattuale (che non uso quasi mai...diciamo ogni 2 anni...).

                              Note dolenti del luogo di lavoro: periodicamente assorbo il malcontento di chi lavora qui, investo tempo in maturare esperienze in campi che sono rivendibili solo in aziende del ferroviario (che sono dislocate su 475 città italiane) il che è poco lungimirante perchè se decidessi di cambiare mi renderebbe piu difficile il rivendermi. Inoltre, il lavoro è spesso ripetitivo, si investe poco sulla nostra formazione (sono piu le cose che scordiamo che quelle che impariamo), e gli scatti, salvo essere figli di buonadonna pronti a mercanteggiare ad ogni occasione, sono rari. Non mi lamento dello stipendio, per quanto qualche euro in piu non fa schifo a nessuno e permette maggiore sicurezza economica (di questi tempi, sapere di non avere problemi di mutuo o poter fare un leasing ad un'auto non è roba da poco....).

                              Paradosso: oggi è venuto un neoassunto...è fuggito dall'azienda multinazionale per cui io ho fatto il colloquio mercoledi, uscendone soddisfatto XD.
                              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                              • Originariamente inviato da spiderman2707 Visualizza il messaggio
                                Oggi in radio ho sentito parlare di questo libro. Tratta anche della paura di commettere errori, e conseguentemente di rimanere bloccati. Uomo, prova a vedere se lo trovi utile.Te lo regalo io per il compleanno (vabbè, te lo devi pagare tu però).

                                https://www.amazon.it/fallimento-riv.../dp/8820068087
                                Ottimo. Vedrò di fare acquisti. Per quanto ci siano migliaia di libri sull'argomento. Ti sembra un buon tomo?
                                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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