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Angolo di reciproca consolazione

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  • Originariamente inviato da spiderman2707 Visualizza il messaggio
    Ricordo che uno degli ultimi esami universitari era "Impianti di trattamento degli effluenti inquinanti". La preparazione per questo esame era una cosa mastodontica, e richiedeva di imparare a memoria centinaia di formule fisiche e matematiche, alcune delle quali erano così grandi che occupavano una pagina intera, andando letteralmente a capo più volte..
    Formule lunghe pagine? Complimenti davvero. Ma quando leggo di questi esami non posso fare a meno di chiedermi qual è il loro senso. A volte mi sembra che lo scopo di aluni esami sia di mettere alla prova psicologicamente gli studenti per vedere se riescono a sopportare certi carichi di lavoro (non importa se sensati o meno), o di sfoltire i ranghi facendo abbandonare gli studi a qualcuno.

    Nel mio caso si tratta di decine di impianti chimici industriali, ciascuno con le sue reazioni (e relative considerazioni cinetiche e termodinamiche) da sapere, logiche di funzionamento, condizioni operative di temperatura e pressione, ecc. da memorizzare.


    Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
    E comunque, piuttosto che sottolineare, meglio fare dei riassunti
    Sottolineare è un non-metodo in cui non fai niente. Comunque ottimi consigli.
    Ultima modifica di Cooper96; 28 aprile 21, 14:30.
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    • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio

      Formule lunghe pagine? Complimenti davvero. Ma quando leggo di questi esami non posso fare a meno di chiedermi qual è il loro senso. A volte mi sembra che lo scopo di aluni esami sia di mettere alla prova psicologicamente gli studenti per vedere se riescono a sopportare certi carichi di lavoro (non importa se sensati o meno), o di sfoltire i ranghi facendo abbandonare gli studi a qualcuno.
      Ma secondo me è un approccio sensatissimo. Soprattutto in ambito ingegneristico, riuscire a comprendere l'intero processo, dalla teoria su carta alla pratica in stabilimento, è fondamentale. Imparare formule lunghe letteralmente pagine permette di riuscire a ragionare su ogni singolo dettaglio del processo, capirne i passaggi chiave, i punti deboli, le parti empiriche, le approssimazioni. L'equazione diventa un'entità che prende vita, come una persona, e ne impari a conoscere tutte le sfaccettature, come sei arrivato ad ottenerla, quali sono i parametri noti, e quali devi ricavare in un secondo momento con più pazienza.
      La domanda lecita è: "Ma adesso quelle formule le usi? Che senso ha avuto impararle?". la risposta è che nella pratica poi è possibile usare delle semplificazioni, ma non è quello il punto. Lo scopo è sviscerare un processo fino all'ultima virgola, capirne il procedimento e come ci si arriva, e preparare una forma mentis che ti sarà utile nel futuro, anche nei problemi di tutti i giorni.
      "Per me".

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      • E' un punto di vista interessante, ma non sono d'accordo.
        Capire quali formule usare, quali assunzioni sono accettabili, range di validità, quali parametri sono tabulati e quali si possono ricavare per correlazione ecc. sono concetti che io assorbo a furia di esercizi pratici da risolvere.
        Proporne la memorizzazione pura finisce che la maggior parte degli studenti memorizza a furia di mera ripetizione, invece che tramite logica e collegamenti come hai fatto tu. Poi lo so che questo approccio "sola ripetizione" non porterebbe al 30 come nel tuo caso e una volta dato l'esame non si ha imparato nulla. Ma sarebbe più utile (e più semplice) impostare l'esame con quasi solo esercizi, richiedere la memorizzazione solo di alcune equazioni fondamentali e solo di quelle basate su principi fisici (le correlazioni empiriche io concederei formulari).
        Ho avuto un paio di esami di questo tipo (anch'essi di impiantistica, sul dimensionamento di pompe, compressori, valvole e tubazioni) e sono tra quelli che mi sono piaciuti di più. Ho acquisito comunque una certa "sensibilità" sui parametri e sulle assunzioni, anche grazie al fatto che molti dimensionamenti erano basati su approcci ricorsivi/iterativi e "first guess".

        Mia opinione umile e personalissima.
        Ultima modifica di Cooper96; 29 aprile 21, 10:26.
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        • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
          E' un punto di vista interessante, ma non sono d'accordo.
          Capire quali formule usare, quali assunzioni sono accettabili, range di validità, quali parametri sono tabulati e quali si possono ricavare per correlazione ecc. sono concetti che io assorbo a furia di esercizi pratici da risolvere.
          Proporne la memorizzazione pura finisce che la maggior parte degli studenti memorizza a furia di mera ripetizione, invece che tramite logica e collegamenti come hai fatto tu. Poi lo so che questo approccio "sola ripetizione" non porterebbe al 30 come nel tuo caso e una volta dato l'esame non si ha imparato nulla. Ma sarebbe più utile (e più semplice) impostare l'esame con quasi solo esercizi, richiedere la memorizzazione solo di alcune equazioni fondamentali e solo di quelle basate su principi fisici (le correlazioni empiriche io concederei formulari).
          Ho avuto un paio di esami di questo tipo (anch'essi di impiantistica, sul dimensionamento di pompe, compressori, valvole e tubazioni) e sono tra quelli che mi sono piaciuti di più. Ho acquisito comunque una certa "sensibilità" sui parametri e sulle assunzioni, anche grazie al fatto che molti dimensionamenti erano basati su approcci ricorsivi/iterativi e "first guess".

          Mia opinione umile e personalissima.
          Probabilmente ho omesso una parte importante. Il corso non prevedeva solo la memorizzazione meccanica delle formule, ma ovviamente anche una loro applicazione pratica, con esercizi o casi reali. La memorizzazione non era fine a se stessa.

          Aggiungo anche che, non concordo sul fatto che alcuni studenti potessero memorizzare e basta. Impossibile memorizzare quella roba se non ne capivi il significato, non era un testo, una canzone o un elenco.
          "Per me".

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          • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
            finisce che la maggior parte degli studenti memorizza a furia di mera ripetizione, invece che tramite logica e collegamenti.
            credo sia molto importante che esistano esami "filtro" che magari risultino anche più difficili di quanto non serva (per quanto, appunto, come diceva spidey, a chi sa sfruttarli servono eccome, non tanto nella nozione quanto nella comprensione di una dinamica) per setacciare il corpo studentesco.


            Honour to the 26s

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            • Originariamente inviato da Uncle Scrooge Visualizza il messaggio

              credo sia molto importante che esistano esami "filtro" che magari risultino anche più difficili di quanto non serva (per quanto, appunto, come diceva spidey, a chi sa sfruttarli servono eccome, non tanto nella nozione quanto nella comprensione di una dinamica) per setacciare il corpo studentesco.
              Totalmente d'accordo.
              Il primo anno, per il mio ramo di ingegneria, eravamo in 200 iscritti. L'ultimo anno in 6.
              "Per me".

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              • Aggiornamento. Più che altro perchè siamo bloccati in ufficio da una mail che non arriva e ho vari pensieri che mi ronzano in testa. Sarà il maltempo.

                Dodicesimo collega che lascia l'azienda quest'anno. Mi spiace perchè era venuto da meno di due mesi e stavo cominciando a legarci, facendo anche qualche bevuta la sera (poche, perchè ho passato la Pasqua in smart working dal sud).
                Con il progetto su cui lavoro va tutto bene. Si stacca alle 17, e si matura esperienza nel ferroviario. Poche competenze spendibili fuori dal ferroviario comunque.

                Con i ragazzi con cui faccio teatro sto provando ad organizzare qualche aperitivo o cena, ma non è facile. Tutti abbiamo i nostri impegni.Li conosco ancora poco, e non so quanto mostrare di me. Tipo l'altro giorno si parlava di "ex", e pur di non specificare di non aver mai avuto relazioni ho usato una battuta per deviare il discorso. La prendo alla leggera, se questi incontri faranno nascere delle amicizie, si vedrà. A volte però mi sembra tutto solo un modo per ammazzare il tempo per poi ritrovarmi a fine anno con l'idea di aver buttato un altro anno. Se non altro ho ottenuto due ruoli comici e far ridere gli altri mi crea piacere.

                Ho provato a riallacciare i rapporti con i ragazzi della vecchia comitiva di Nocera, ovviamente tagliando qualche ramo secco. Ma oramai il vecchio gruppo è scoppiato in 4 o 5 gruppetti da 3-4 persone, che ogni tanto riscoppiano e si riaggregano tra loro, come le bolle di olio che galleggiano sull'aceto dopo che hai condito l'insalata. Molti hanno lasciato la casa a Roma e sono tornati a vivere in famiglia a Nocera, risparmiando sull'affitto. Quando finirà lo smart working "si vedrà".

                Ogni tanto mi chiedo "come ti vedi tra 5 o 10 anni?" e non so cosa rispondermi.
                Non so se sia pigrizia o resistenza al cambiamento, proprio non so cosa immaginarmi. Di sicuro non potrei fare il tipo di vita che sto facendo ora (sub-afitto, nella prima azienda che mi ha assunto, a contare il numero di persone che ogni anno vanno via), o a stringere legami di amicizia che spesso durano giusto un paio di anni e basta.

                Nonostante abbia passato quasi 5 mesi a lavorare da giù, continuo ogni tanto a sentirmi in colpa per mia madre, che immagino si sentirà sempre più sola in futuro quando sarà meno autonoma. Nonostante non abbia problemi col mio progetto, continuo a sentirmi in colpa per il non cambiamento (almeno mi ci sento ogni qual volta qualcuno me lo fa notare).

                Con un figlio in arrivo, mia sorella avrebbe sempre meno tempo di scendere da Roma alla Campania per sostenere mia madre o per controllare quegli immobili in nostro possesso. Con lei e con mio cognato ci parlo poco, principalmente perchè ho paura di litigarci.
                Con la mia attuale azienda, potrei facilmente (credo) farmi trasferire sulla sede di Roma (dove comunque sono attivi progetti sul ferroviario), o su Napoli (con cui, paradossalmente, collaboro in remoto da Torino e dove, stranamente, i colleghi sembrano tutti più "soddisfatti", forse perchè lavorare vicino casa li compensa di altre pretese). Ne parlo in terapia. Mi viene fatto notare che l'unica motivazione che stavo ponendo sul piatto per sostenere questo cambiamento sarebbe di "togliere un fastidio agli altri".
                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                • Oggi mi ha ricontattato un ex collega. Quando sono entrato in azienda in ufficio eravamo poche persone, lui era tra questi. Quindi si pranzava assieme spesso. Non che amassi molto la sua compagnia, del resto non avevamo interessi comuni e si passava il tempo solo a parlare male dell'azienda. Ma non avendo conoscenze a Torino, devo ammettere che sia stato gentile a passare del tempo con me. Lui era molto insoddisfatto del lavoro e, anche per colpa di come è stato trattato dall'azienda, ha litigato col manager, per poi andarsene. In sostanza il suo progetto era venuto meno e ha passato mesi senza una attività. Quando poi gli hanno proposto una attività in Campania, lui ha lasciato la sua casa ma, poco prima del trasferimento, pare che la contrattazione sia sfumata e gli abbiano imposto di restare a Torino. Non mi risulta qualcosa del genere sia accaduta ad altri dipendenti mentre io ero in azienda in questi anni.

                  Dopo anni in un'altra regione è tornato a Torino.

                  Mi ha proposto di andarci a bere una birra. Non so se proporgli di incontrarci. Lo farei più per educazione, visto che mi ha contattato. Ho paura possa basare tutta la nostra conversazione su una sorta di "interrogatorio" per capire come stiano andando le cose nell'azienda che ha lasciato, e di cui faccio ancora parte, e cosa sia accaduto ai manager con cui ha litigato (curiosità legittima). Essendo lui una persona molto schietta (spesso mi dava "affettuosamente" del "cog***ne" per sottolineare il fatto che io fossi un ingenuo che tende a farsi "fare fesso" dai manager), temo possa involontariamente ferirmi, e rinfacciarmi il lato negativo delle mie azioni e delle mie scelte. Quando lui lasciò l'azienda attuale per andare in un'altra regione, fece inserire un altro paio di nostri colleghi e, visto che mia madre era ospite da me in quel periodo, quando uno di questi venne a salutarmi a casa spiegò i numerosi vantaggi economici di quell'offerta. Io neanche presi in considerazione quell'offerta perchè mi spaventava il cambiamento e anche perchè non volevo cambiare regione. Fatto sta che la mia famiglia mi rinfaccia ingiustamente ancora questa scelta, per varie ragioni.

                  Non ultimo, temo possa involontariamente umiliarmi per non aver lasciato questa azienda.
                  La cosa più semplice sarebbe di non affrontarlo, ma anche questa sarebbe quasi una "ammissione di colpa", da parte mia. Un modo per evitare di mettersi in discussione. Se effettivamente mi sono fatto "infinocchiare" in questi anni, non sarebbe male saperlo (ma del resto lui, cosa ne potrebbe sapere? anzi, quasi sicuramente avrebbe una opinione solamente avvelenata dell'azienda...).

                  Paradossalmente, affrontavo un tema simile col mio terapista, l'altro giorno: il timore di re-incontrare i miei ex colleghi. In sostanza il terapista mi faceva presente di tenere a mente i miglioramenti fatti in questi anni e di come io non sia più la persona che ero quando mi trasferii a Torino anni fa. Inoltre mi faceva presente che per instaurare un rapporto con le persone bisogna anche provare ad aprirsi... ma ho paura ad aprirmi questi ex colleghi, perchè in sostanza ho paura di essere ferito. Ho paura di tornare agli stati di ansia di qualche anno fa, quando i vecchi ex colleghi erano in ufficio. O forse ho paura di essere messo in discussione, e preferisco illudermi che tutto vada bene. Non so.

                  Certo che incontrarlo, spiegargli cosa ho fatto in questi anni e sentirmi rispondere una cosa tipo "Hai sbagliato a non andartene quando ce ne siamo andati tutti, ora per te è troppo tardi e non puoi porvi rimedio, noi ti abbiamo avvisato" non è che mi aiuterebbe molto.... anzi mi farebbe un pò "regredire" vanificando gli sforzi fatti in tanti anni di aprirmi con gli altri...

                  In passato ho avuto una conversazione telefonica (via messaggi wazup) simile con un altro ex collega e ne uscii con le ossa rotte... pur ripetendomi di non badare alle parole degli altri, ancora ripenso a volte a quella conversazione e a come ci stetti male.
                  Ultima modifica di UomoCheRide; 19 maggio 21, 15:51.
                  Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                  • Porta pazienza ma qui veramente ti stai facendo un castello in aria:
                    - hai paura (paura???) del giudizio altrui, come se questi altri all'epoca delle scelte avevano la tua esatta situazione personale/economica/famigliare e dai per scontato loro abbiano imbroccato la strada migliore
                    - hai paura (paura???) neanche tanto del giudizio altrui, ma dei loro reminder di vantaggi/svantaggi delle tue scelte passate, che comunque sai già da solo senza che gli altri te lo ricordino, poi pare che ogni volta che fai una scelta a posteriori ti focalizzi solo sugli svantaggi

                    E tutto queste rimuginazioni perché ti ha invitato a bere una birra.


                    Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                    Essendo lui una persona molto schietta, temo possa involontariamente ferirmi, e rinfacciarmi il lato negativo delle mie azioni e delle mie scelte.
                    E tu potresti rispondergli schiettamente.
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                    • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                      Porta pazienza ma qui veramente ti stai facendo un castello in aria:
                      - hai paura (paura???) del giudizio altrui, come se questi altri all'epoca delle scelte avevano la tua esatta situazione personale/economica/famigliare e dai per scontato loro abbiano imbroccato la strada migliore
                      - hai paura (paura???) neanche tanto del giudizio altrui, ma dei loro reminder di vantaggi/svantaggi delle tue scelte passate, che comunque sai già da solo senza che gli altri te lo ricordino, poi pare che ogni volta che fai una scelta a posteriori ti focalizzi solo sugli svantaggi

                      E tutto queste rimuginazioni perché ti ha invitato a bere una birra.




                      E tu potresti rispondergli schiettamente.
                      A livello razionale riconosco di quanto sia sciocco tutto ciò, e ti dò ragione.
                      Eppure si, come dici tu, ho paura. Non riesco a spiegarmi questa cosa, ho paura che l'incontro con questa persona possa farmi soffrire e rigettarmi nell'ansia.
                      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                      • Ne stai facendo l'incarnazione di tutti i tuoi dubbi esistenziali, quando sicuramente è un comune mortale come tutti. Comunque, da un lato mi verrebbe da dire che magari ti farebbe bene un confronto schietto sugli argomenti di carriera (schietto, includendo con sincerità anche le ricadute sulla sfera personale, non la gara a chi ce l'ha più lungo). Sempre se poi si finisce davvero a parlare di quello come ipotizzi, magari vuole solo giocare a carte al bar con qualcuno che conosce.
                        Da un altro lato incontrarsi al bar "per educazione" mi sembra uno spreco di tempo ed energie.
                        Ultima modifica di Cooper96; 19 maggio 21, 16:04.
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                        • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                          Oggi mi ha ricontattato un ex collega. Quando sono entrato in azienda in ufficio eravamo poche persone, lui era tra questi. Quindi si pranzava assieme spesso. Non che amassi molto la sua compagnia, del resto non avevamo interessi comuni e si passava il tempo solo a parlare male dell'azienda. Ma non avendo conoscenze a Torino, devo ammettere che sia stato gentile a passare del tempo con me. Lui era molto insoddisfatto del lavoro e, anche per colpa di come è stato trattato dall'azienda, ha litigato col manager, per poi andarsene. In sostanza il suo progetto era venuto meno e ha passato mesi senza una attività. Quando poi gli hanno proposto una attività in Campania, lui ha lasciato la sua casa ma, poco prima del trasferimento, pare che la contrattazione sia sfumata e gli abbiano imposto di restare a Torino. Non mi risulta qualcosa del genere sia accaduta ad altri dipendenti mentre io ero in azienda in questi anni.

                          Dopo anni in un'altra regione è tornato a Torino.

                          Mi ha proposto di andarci a bere una birra. Non so se proporgli di incontrarci. Lo farei più per educazione, visto che mi ha contattato. Ho paura possa basare tutta la nostra conversazione su una sorta di "interrogatorio" per capire come stiano andando le cose nell'azienda che ha lasciato, e di cui faccio ancora parte, e cosa sia accaduto ai manager con cui ha litigato (curiosità legittima). Essendo lui una persona molto schietta (spesso mi dava "affettuosamente" del "cog***ne" per sottolineare il fatto che io fossi un ingenuo che tende a farsi "fare fesso" dai manager), temo possa involontariamente ferirmi, e rinfacciarmi il lato negativo delle mie azioni e delle mie scelte. Quando lui lasciò l'azienda attuale per andare in un'altra regione, fece inserire un altro paio di nostri colleghi e, visto che mia madre era ospite da me in quel periodo, quando uno di questi venne a salutarmi a casa spiegò i numerosi vantaggi economici di quell'offerta. Io neanche presi in considerazione quell'offerta perchè mi spaventava il cambiamento e anche perchè non volevo cambiare regione. Fatto sta che la mia famiglia mi rinfaccia ingiustamente ancora questa scelta, per varie ragioni.

                          Non ultimo, temo possa involontariamente umiliarmi per non aver lasciato questa azienda.
                          La cosa più semplice sarebbe di non affrontarlo, ma anche questa sarebbe quasi una "ammissione di colpa", da parte mia. Un modo per evitare di mettersi in discussione. Se effettivamente mi sono fatto "infinocchiare" in questi anni, non sarebbe male saperlo (ma del resto lui, cosa ne potrebbe sapere? anzi, quasi sicuramente avrebbe una opinione solamente avvelenata dell'azienda...).

                          Paradossalmente, affrontavo un tema simile col mio terapista, l'altro giorno: il timore di re-incontrare i miei ex colleghi. In sostanza il terapista mi faceva presente di tenere a mente i miglioramenti fatti in questi anni e di come io non sia più la persona che ero quando mi trasferii a Torino anni fa. Inoltre mi faceva presente che per instaurare un rapporto con le persone bisogna anche provare ad aprirsi... ma ho paura ad aprirmi questi ex colleghi, perchè in sostanza ho paura di essere ferito. Ho paura di tornare agli stati di ansia di qualche anno fa, quando i vecchi ex colleghi erano in ufficio. O forse ho paura di essere messo in discussione, e preferisco illudermi che tutto vada bene. Non so.

                          Certo che incontrarlo, spiegargli cosa ho fatto in questi anni e sentirmi rispondere una cosa tipo "Hai sbagliato a non andartene quando ce ne siamo andati tutti, ora per te è troppo tardi e non puoi porvi rimedio, noi ti abbiamo avvisato" non è che mi aiuterebbe molto.... anzi mi farebbe un pò "regredire" vanificando gli sforzi fatti in tanti anni di aprirmi con gli altri...

                          In passato ho avuto una conversazione telefonica (via messaggi wazup) simile con un altro ex collega e ne uscii con le ossa rotte... pur ripetendomi di non badare alle parole degli altri, ancora ripenso a volte a quella conversazione e a come ci stetti male.
                          Non so neanche da dove cominciare.
                          Ho evidenziato tutti i termini del tuo post che lo rendono passivo e negativo.
                          Premesso che non sai quale sia il vero scopo di questo invito, e magari vuole solo bere una birra, io utilizzerei tutte queste costruzioni mentali che ti stai facendo a tuo vantaggio. Appena verrà fuori il discorso del lavoro e ti chiederà come vanno le cose, MENTI e BLOCCALO. Digli che le cose vanno benissimo, che dopo qualche mese da quando se ne è andato hai trovato nuovi stimoli, nuovi progetti, nuovi contatti. Che la situazione è molto diversa e che secondo te avrebbe dovuto essere più cauto e furbo col manager, e non avrebbe dovuto litigarci ma giocare d'astuzia. Digli che è stato ingenuo. Digli che sei contentissimo dove sai e zittiscilo da subito.
                          Mettilo all'angolo prima che faccia un tentativo.
                          Destabilizzalo.
                          Non avere paura: ATTACCA.
                          "Per me".

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                          • Originariamente inviato da spiderman2707 Visualizza il messaggio
                            Premesso che non sai quale sia il vero scopo di questo invito, e magari vuole solo bere una birra,
                            Possibile, ma sarebbe un pò improbabile che una persona che ha vissuto anni a Torino e che ora convive con la fidanzata (a cui quindi non manca la compagnia), inviti me per una birra dopo non essersi fatto sentire per anni (e io altrettanto), casualmente proprio l'anno in cui dodici persone tra cui 3 colleghi "storici" lasciano l'azienda dove abbiamo lavorato entrambi e dopo che 3 miei ex colleghi (che lui non ha fatto in tempo a conoscere) sono finiti a lavorare per l'azienda per cui lavora lui (e per cui, indirettamente, lavoro io, dato che la sua azienda è la cliente dell'azienda di consulenza per cui lavoro).

                            Alla fine tanto il problema non è tanto questa persona, quanto il fatto che riesca a far leva sulle mie insicurezze e sui miei irrisolti. Fosse solo uno che mi da "affettuosamente" del "co***one" e che critica le mie scelte non sarebbe nè il primo nè l'ultimo. Forse è un pò come quando uno incontra gli ex partner, è il fastidio di incontrare una persona associata ad una parte del tuo passato che non apprezzi.

                            Penso comunque di doverlo affrontare. Magari presentandomi al bar con un qualche altro amico, in modo da sentire una persona "vicina" dal punto di vista emotivo qualora dovessi vacillare.
                            Ultima modifica di UomoCheRide; 20 maggio 21, 08:44.
                            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                            Spoiler! Mostra

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                            • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                              Possibile, ma sarebbe un pò improbabile che una persona che ha vissuto anni a Torino e che ora convive con la fidanzata (a cui quindi non manca la compagnia), inviti me per una birra dopo non essersi fatto sentire per anni (e io altrettanto), casualmente proprio l'anno in cui dodici persone tra cui 3 colleghi "storici" lasciano l'azienda dove abbiamo lavorato entrambi e dopo che 3 miei ex colleghi (che lui non ha fatto in tempo a conoscere) sono finiti a lavorare per l'azienda per cui lavora lui (e per cui, indirettamente, lavoro io, dato che la sua azienda è la cliente dell'azienda di consulenza per cui lavoro).
                              Benissimo. Questo è un tuo punto di forza, sei preparato e pronto, e hai già ben capito dove andrà a parare per cercare di curare la sua insicurezza, tentando di sminuire la tua posizione.
                              Ma non ha calcolato che, grazie a Spidey tuo, ora sai cosa fare.
                              Lavoratelo, prendilo in giro, portatelo dove vuoi tu.
                              "Per me".

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                              • Originariamente inviato da spiderman2707 Visualizza il messaggio

                                Benissimo. Questo è un tuo punto di forza, sei preparato e pronto, e hai già ben capito dove andrà a parare per cercare di curare la sua insicurezza, tentando di sminuire la tua posizione.
                                Ma non ha calcolato che, grazie a Spidey tuo, ora sai cosa fare.
                                Lavoratelo, prendilo in giro, portatelo dove vuoi tu.
                                Posso vincere la battaglia con lui, resta poi la guerra contro me stesso e le mie insicurezze. Il tempo passa e devo trovare un punto fermo nella mia vita. Indipendentemente dagli altri.
                                Ringrazio comunque tutti per i consigli avuti, e per i consigli che poi verranno.


                                Comunque questa cosa di vedere gli incontri con le persone come "sfide" o "partite a scacchi" da vincere mi fanno davvero cadere le braccia e venire "lo schifo per i rapporti umani" (complice anche altre cose riportate in altri topic).
                                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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