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  • Originariamente inviato da Roy E. Disney Visualizza il messaggio
    Con un ritardo imperdonabile "Il piccolo principe"
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    Il grande Gatsby
    Finito anche il grande Gatsby. Curioso come anche qui sia stato fortunato nella scelta...il narratore ha infatti 29 anni quanti io ne ho compiuti. Lui durante il libro ne compierà 30. Fatto strano per la cultura americana, anche lui muove i primi passi nel mondo, dato che è stato in guerra. Inoltre Gatsby pare un contraltare positivo di Heatcliff, in quanto entrambi fanno fortuna e si arricchiscono, venendo fuori dal nulla e circondandosi di un'aurea di mistero, pur di ottenere una donna. Il romanzo alla fine dura pochi capitoli, ma forse a causa della traduzione economica che ho comprato, scorre non facilmente in alcuni passaggi. Molti dialoghi e situazioni mi hanno ricordato la commedia sofisticata di quegli anni.
    Strano come in questi libri, in cui si parla di persone così lontane da me e dalla mia personalità, riesca sempre a trovare almeno due o tre frasi che sembra parlino di me o in cui poter riconoscermi. Ma ne parlerò nel topic delle citazioni.
    Il libro è comunque poco più di un racconto allungato. Sicuramente è un romanzo chiave per decostruire il sogno americano, e alla sua parabola di crescita e successivo crollo si saranno ispirati in tanti (Scarface ad esempio). Alla fine non mi ha preso più di tanto. Interessante però l'idea che Gatsby cerchi di riconquistare una donna non per il suo amore o per la donna in sè, ma per ricercare uno stato d'animo che gli apparteneva quando aveva conosciuto quella donna...come se attraverso la sua ri-conquista potesse ritrovare il se stesso di un tempo.
    Il film uscito di recente non l'ho visto ma, a giudicare dal libro, sia le scelte del cast che del regista sono state più che azzeccate. Specie la scelta della Mulligan, che molti hanno giudicato non sufficientemente bella da generare un'ossessione...io nel suo personaggio cartaceo ho visto, nonostante tutti i difetti che le competono, un senso di purezza e luminosità, la stessa che riesce ad emanare la Mulligan, e di cui credo sia alla ricerca Gatsby.

    l'uomo che ride di Victor Hugo
    Riscrivo dopo tanto tempo una recensione del libro da cui porto il nome. Interessante ribaltamento del tema del freak (qui di successo, invidiato, celebrato, e pieno di donne, laddove in altri romanzi, come il Notre Dame dello stesso autore, o nel Frankenstein, il freak è un reietto). Interessante il personaggio di Balchipedro, a suo modo un comico, che tuttavia fa ridere non umiliando se stesso come i clown ma umiliando gli altri, e non usa una comicità fisica, istintiva, di pancia, ma un umorismo di parola, arguto, sofisticato. Troppo orgoglioso della sua intelligenza per ammettere i suo limiti, e per ammettere il suo innamoramento per una donna bellissima ma superficiale. Dea, la non vedente innamorata del freak, è un personaggio che mostra una certa intelligenza nonostante sia un archetipo. Troppo stereotipata nella sua bellezza, anche se ciò è forse dovuto al fatto che ce la descrive Gwynpaylene. Josianne, la femme fatale, è caratterizzata male....una pazza non può ammettere di essere pazza. A suo modo anche lei risulta essere un freak, estromessa dalla società per via del suo (eccessivamente bello) aspetto. Per capire i personaggio forse bisogna affrontare le altre pagine del romanzo in cui si analizzano le vite delle corti, fatte di donne che assumono nani di compagnia, scimmie depilate come focosi amanti, o che baciano teste di decapitati, per la noia o per la vacuità delle loro vite. Romanzo ancora attuale per come il protagonista si faccia problemi inutili dal punto di vista pratico e per come anticipi di anni il concetto di società dell'immagine, ma soprattutto perchè il modo con cui viene descritta la società nobiliare privilegiata, intoccabile, ostracizzante il popolo è molto simile a ciò che noi viviamo tramite la nostra classe politica. L'autore si dilunga molto in nozioni storiche per dare realismo al racconto, che però finisce per soffrire di troppe coincidenze nella trama. Difficile empatizzare coi personaggi dato che Dea è un personaggio passivo, Gwynpaylane si fa troppi problemi inutili e, almeno prima di arrivare al finale, pare troppo concentrato su se stesso. La loro storia d'amore inoltre è descritta in maniera troppo leziosa e zuccherosa. Solo il cinismo di Ursus, il loro padre adottivo, riesce a bilanciare il racconto. Quasi immotivati alcuni passaggi di trama come l'incontro tra Gwyn e Josianne, mentre risulta molto potente l'immagine del naufragio, con decine di uomini che attendono inginocchiati il loro destino lasciandosi affogare.
    Tempo fa pensai pure a quali cambiamenti andrebbero fatti per un possibile adattamento.
    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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    • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
      Il grande Gatsby

      [...] io nel suo personaggio cartaceo ho visto, nonostante tutti i difetti che le competono, un senso di purezza e luminosità, la stessa che riesce ad emanare la Mulligan, e di cui credo sia alla ricerca Gatsby.
      Per me invece è un personaggio molto negativo, la cui facciata si discosta in maniera netta dalle apparenze candide.
      A differenza degli altri protagonisti, lei non ha dovuto mai lottare per nulla: certo ha avuto anche lei momenti difficili, ma la sua (complessa) personalità riesce secondo me a incarnare il peggio della disillusione e del cinismo della società dell'epoca.

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      • Originariamente inviato da Mr Bloody Visualizza il messaggio
        Per me invece è un personaggio molto negativo, la cui facciata si discosta in maniera netta dalle apparenze candide.
        A differenza degli altri protagonisti, lei non ha dovuto mai lottare per nulla: certo ha avuto anche lei momenti difficili, ma la sua (complessa) personalità riesce secondo me a incarnare il peggio della disillusione e del cinismo della società dell'epoca.
        parliamone. Qui o anche in pm.
        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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        • Ho detto la mia. Non saperei cos'altro aggiungere, nel senso che io ho avuto quella percezione di Daisy: la sua aura delicata e virginale da angioletto viene meno pagina dopo pagina. Io la considero a tutti gli effetti il personaggio più "cattivo", o meglio "negativo", del romanzo.

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          • Il più grande uomo scimmia del pleistocene .

            Lewis Roy


            semplicemente fantastico


            Il più grande uomo scimmia del Pleistocene è un romanzo non facilmente inseribile in ben definito genere letterario, dato che tratta argomenti mai scritti prima in quella forma. Scritto dal giornalista inglese Roy Lewis, narra le vicende di un gruppo di cavernicoli dell'Africa centrale del tardo Pleistocene, le loro lotte per sopravvivere ed evolversi. Tutto però è esposto in modo umoristico, spesso facendo uso di anacronismi per scherzare su argomenti attuali che il lettore vede trasportati nell'Africa preistorica.


            Micol
            [URL=http://s03.flagcounter.com/more/ojF][/U

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            • Originariamente inviato da Mr Bloody
              Ho detto la mia. Non saperei cos'altro aggiungere, nel senso che io ho avuto quella percezione di Daisy: la sua aura delicata e virginale da angioletto viene meno pagina dopo pagina. Io la considero a tutti gli effetti il personaggio più "cattivo", o meglio "negativo", del romanzo.
              bhè è vero...il personaggio in se non è molto positivo ma come dici tu lo scopri pagina dopo pagina...è un personaggio inquinato dai soldi..l'importante è che sembri positivo, che sembri puro, che sembri angelico...in modo da farci condividere all'inizio l'idea di purezza a cui sembra aspirare anche Gatsby. Mi segui?

              e cmq secondo me è più positivo di ciò che sembra
              SPOILER
              quando le chiedono di dire di non aver mai amato il marito lei si rifiuta. Sarebbe stato facilissimo per lei voltargli le spalle e andarsene col ricco e bello Gatsby.
              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
              Spoiler! Mostra

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              • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                bhè è vero...il personaggio in se non è molto positivo ma come dici tu lo scopri pagina dopo pagina...è un personaggio inquinato dai soldi..l'importante è che sembri positivo, che sembri puro, che sembri angelico...in modo da farci condividere all'inizio l'idea di purezza a cui sembra aspirare anche Gatsby. Mi segui?
                Fin qui concordo su tutto.

                Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                e cmq secondo me è più positivo di ciò che sembra
                SPOILER
                quando le chiedono di dire di non aver mai amato il marito lei si rifiuta. Sarebbe stato facilissimo per lei voltargli le spalle e andarsene col ricco e bello Gatsby.
                Qui secondo me c'è un discorso molto più complesso alle spalle. Perchè, fin dall'inizio, Gatsby è visto un pò da tutti come il ricco e affascinante straniero misterioso, quello che dà le feste più belle, che tutti sembrano voler conoscere ma che in realtà a nessuno importa realmente conoscere.
                Gatsby è un'ombra passeggera, qualcuno che adesso c'è ma che così com'è apparso potrebbe svanire da un giorno all'altro, "uno su cui è meglio non farsi illusioni".
                Daisy se ne rende conto fin troppo presto, e benchè sia evidente che non ami il marito, e che forse nemmeno lo abbia mai amato, preferisce la stabilità di lui, il buon nome e la reputazione, la posizione sociale certa già conquistata, piuttosto che "rischiare" tutto con Gatsby.
                Il suo (di lei) non è coraggio o fedeltà, ma vigliaccheria, l'essersi ormai assuefatta a un mondo e a un modo di vedere che ruota attorno alle apparenze.

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                • quindi almeno concordi sulla scelta della Mulligan
                  Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                  • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                    quindi almeno concordi sulla scelta della Mulligan
                    Assolutamente sì: una Daisy perfetta.

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                    • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                      com'è?
                      E' la prima volta che termino un libro sulla soglia delle lacrime.
                      E' incredibile quanto ti faccia sentire piccolo pur essendo un adulto, e quasi in colpa per aver perso l'innocenza.
                      Credo sia diventato già uno dei miei libri preferiti.

                      Stasera inizio John Carter.

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                      • Mi hai dato un motivo in più per recuperarlo
                        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                        • L'ho letto in un'oretta e continuo a portarmelo dietro per giorni.

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                          • Originariamente inviato da franzo89 Visualizza il messaggio
                            Ha scritto anche racconti a fumetti, o novel ispirati a questi (ad esempio su Batman), ma il suo lavoro migliore sta nei suoi romanzi al confine tra thriller e pulp.

                            Forse quelli che ho apprezzato di più sono i più "seriosi" In fondo alla palude e La sottile linea scura per molti versi simili nel rievocare atmosfere da ghost story della profonda America più rurale, intrecciate alla paura e al conservatorismo degradato di certi spazi per quanto riguarda la questione razziale.

                            Ma anche i più divertenti Drive In, omaggio al cinema di serie B, e i racconti polizieschi della stramba "coppia" Hap e Leonard, che citavo prima, meritano.


                            Fuoco nella polvere sai che iniziai a leggerlo ma poi, non so perchè, non continuai? Magari prima o poi lo riprendo.
                            Grazie per l'esauriente parere!! :3 Recupererò sicuramente qualcosa delle opere che hai citato ^u^
                            Fuoco nella polvere è molto strambo, direi al limite della bizarro fiction, e qualcuno potrebbe considerarlo solo un colossale ammasso di idiozie... Io lo consiglio come lettura disimpegnativa a chi apprezza le cose molto molto sopra le righe (e senza troppe pretese di logicità) :3

                            Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                            Ho concluso la saga di Harry Potter in inglese (i miei primi libri in inglese), prima o poi scriverò un commento su tutta la saga nella sezione apposita.
                            Quanto amo quella saga Se poi scrivi qualcosa in merito nell'altra sezione ne parlerò anch'io per bene di là (e sfogherò la mia logorrea virtuale in un modo che voi umani non potete immaginare mwahahah XD) :3 Ma comunque, brevemente, cosa te n'è parso?? Ti è piaciuta??

                            Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                            A parte che la spiaggia quest'anno l'ho vista poco, mi rivedo tantissimo nel profilo 1 (tra un po' avevo la valigia piena più di libri che di vestiti... E ho centinaia di titoli anche sull'e-reader!!) e 6 (rientro nella schiera di quelli che riconoscono la superiorità del digitale sul cartaceo su tutti i fronti... E' stata veramente la svolta) ò.ò

                            Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                            cime tempestose
                            il romanzo scorre benissimo, e si può leggere in un baleno. I personaggi sono ben caratterizzati.
                            Ho apprezzato molto lo stile, in particolar modo l'utilizzo di immagini macabre per descrivere azioni amorose.
                            La prima parte del romanzo è secondo me la migliore, in quanto il lettore è incuriosito dal cercare di capire come si arriverà alla disastrata struttura familiare mostrata nella cornice del racconto.
                            Su questi punti concordo, ho riscontrato anch'io questi (unici) pregi nell'opera =P In particolare il fatto che la storia d'amore sia atipica, morbosa, più un "odi et amo" (considerando i personaggi, soprattutto Catherine, come potrebbe essere diversamente??)... Il problema è che Catherine è talmente odiosa che ho sempre trovato assurdo lo struggimento di Heathcliff (un po' come Clara ne Il padrone delle ferriere, che a tratti ti verrebbe voglia di entrare nel romanzo e centrarle la testa con una palla da demolizione... La reazione naturale davanti a simili figure dovrebbe essere mandarle a cagare, non soffrire per loro!! Non che Heathcliff sia uno stinco di santo, ovviamente), e di conseguenza irritante buona parte della storia :evil:

                            Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                            Meno brillante la seconda parte (150 pagine), dove si va a capire già dove si andrà a parare e resta solo la (relativa) tensione di una tragedia annunciata. Il finale, inoltre, appare un pò forzato per quanto riguarda il personaggio di Cate (la seconda Cate).
                            Quoto anche questo, ulteriore punto a sfavore del romanzo (per me): sai già come andrà a finire, senza il minimo pathos, la storia rotola e si crogiola nel suo melodramma intrinseco in modo stucchevole >OOOOOO<

                            Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                            Il grande Gatsby
                            Sicuramente è un romanzo chiave per decostruire il sogno americano, e alla sua parabola di crescita e successivo crollo si saranno ispirati in tanti (Scarface ad esempio). Alla fine non mi ha preso più di tanto. Interessante però l'idea che Gatsby cerchi di riconquistare una donna non per il suo amore o per la donna in sè, ma per ricercare uno stato d'animo che gli apparteneva quando aveva conosciuto quella donna...come se attraverso la sua ri-conquista potesse ritrovare il se stesso di un tempo.
                            Anche per me è un romanzo gradevole ma non immenso ò.ò Direi che concordo abbastanza su tutto, dalla lettura del personaggio di Gatsby (anche in questo caso la storia d'amore è atipica, nello specifico perché non si tratta di amore "vero", ma anzi è solo un pretesto sia per lui che per lei) a quella di Daisy (mi trovo d'accordo anche con quanto detto da Mr Bloody... Un personaggio fondamentalmente cinico, vagamente meschino e direi anche opportunista, ma dalle apparenze radiose e immacolate che nascondono bene la sua vera personalità) .-.

                            Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                            l'uomo che ride di Victor Hugo
                            Romanzo ancora attuale per come il protagonista si faccia problemi inutili dal punto di vista pratico e per come anticipi di anni il concetto di società dell'immagine, ma soprattutto perchè il modo con cui viene descritta la società nobiliare privilegiata, intoccabile, ostracizzante il popolo è molto simile a ciò che noi viviamo tramite la nostra classe politica. L'autore si dilunga molto in nozioni storiche per dare realismo al racconto, che però finisce per soffrire di troppe coincidenze nella trama. Difficile empatizzare coi personaggi dato che Dea è un personaggio passivo, Gwynpaylane si fa troppi problemi inutili e, almeno prima di arrivare al finale, pare troppo concentrato su se stesso. La loro storia d'amore inoltre è descritta in maniera troppo leziosa e zuccherosa. Solo il cinismo di Ursus, il loro padre adottivo, riesce a bilanciare il racconto.
                            Forse il romanzo di Hugo che preferisco, anche se non è esente da pecche (soprattutto un frequente sbrodolamento infodumposo che inficia molto la scorrevolezza, e che purtroppo ricorre anche in altre sue opere... Ricordo che c'erano interi capitoli di Notre-Dame de Paris che io avrei tranciato senza pietà, e secondo me ci avrebbe solo guadagnato) =P

                            Originariamente inviato da MicolZara Visualizza il messaggio
                            Il più grande uomo scimmia del pleistocene .

                            Lewis Roy


                            semplicemente fantastico
                            Lo lessi tipo alle elementari, ma ricordo ancora le risate XD Davvero brillante :sisisi:

                            Parlando un po' delle mie letture estive:
                            Pride and prejudice di Jane Austen
                            Una delle mie riletture cicliche per eccellenza, un romanzo che adoro *ç* L'ho letto per la prima volta in inglese per un esame che devo dare, lo stile è talmente semplice che probabilmente anche se non conoscessi praticamente a memoria la traduzione italiana non avrei avuto problemi a seguirlo ;3
                            Forse è un po' troppo "girlie" e con pochi momenti di tensione, tuttavia trovo sia il romanzo della Austen più equilibrato sia sul piano stilistico che dell'intreccio, con buonissime caratterizzazioni dei personaggi (alcuni magari un po' piatti, privi di ombre, ma tutti estremamente funzionali e coerenti a se stessi, e quelli che mancano di profondità solitamente compensano col divertimento ^u^), una solida struttura della trama e un british humor delizioso :3
                            Darcy è stato il Ridge della mia gioventù, il Brad Pitt della mia adolescenza :musino: xD

                            Raccontami ancora di noi di Giulia Besa
                            La Besa è una giovane autrice che stimo, ma decisamente la preferisco nella narrativa fantastica (ho preferito in particolare Numero sconosciuto, un ottimo urban fantasy, e La gatta degli haiku, racconto steampunk brillante e fresco) >.<
                            Questo è un romanzo rosa che narra la storia di Caterina, commessa venticinquenne senza particolari caratteristiche degne di nota, e Robert della Rovere, affascinante e misterioso scrittore di successo... La Besa è sempre brava a livello tecnico, ma la storia soffre di alcuni cliché (basta, basta, BASTA protagonisti maschili fighi&ricchi&misteriosi&tenebrosi... Come se una non si potesse innamorare di nessuno che non sia un ricchissimo, bellissimo, intelligentissimo e mentalmente disturbato uomo di successo :banghead: Che ovviamente pur di conquistarti ti coprirà di regali costosissimi e ti starà attaccato alle terga come una piattola, anche se tu sei l'ultima delle sceme e quindi tale immotivato interesse non si spiega...) e di una zuccherosità che rendono il romanzo diabetico :/
                            Ci sono alcuni spunti innovativi apprezzabili (il fatto che lui, a mo' di corteggiamento, sfrutti la sua abilità nella scrittura per scriverle un racconto che narra la loro storia, come lui la immagina, e in generale il fatto che la scrittura faccia da ponte tra loro due), ma a mio parere non sono abbastanza valorizzati, o comunque non riescono a emergere rispetto al mare di banalità :contrariatoo:
                            Mi è piaciuta la ricorrente citazione a Orgoglio e pregiudizio, che oltretutto stavo appunto rileggendo in inglese proprio in quel momento =D

                            La Macchina della Realtà di William Gibson & Bruce Sterling
                            I padri del cyberpunk che collaborano a quattro mani in un romanzo steampunk :mrgreen:
                            Infatti è uno dei pochi romanzi steampunk ad avere atmosfere noir/thriller/poliziesche, comprendendo oltretutto c'è anche una vaga componente informatica (il romanzo è basato sul presupposto che Charles Babbage abbia completato e sviluppato la sua macchina analitica, che è appunto un prototipo di computer), ed è stato anche uno dei primi romanzi a cambiare la percezione del genere steampunk (da storie science-gonzo historical retrofuturistiche ambientate nella "vera" Inghilterra vittoriana, a ucronie tendenzialmente distopiche) ò.ò
                            Lo stile non è eccelso ma comunque in linea di massima più che discreto (ottima la gestione dei pov), buona caratterizzazione dei personaggi (anche se non si empatizza mai completamente con nessuno di loro, ma ciò trova la sua - parziale - giustificazione nel finale), splendida ambientazione che non scade mai nei topoi del genere (niente dirigibili, occhialoni da aviatore, rotelle everywhere e via discorrendo), trama molto articolata e la suddivisione in parti la rende a tratti confusionaria, ci sono momenti in cui si perde di vista il focus, ma nel finale vengono tirate le fila di tutti i discorsi e gli indizi disseminati lungo il romanzo è.é
                            I principali meriti sono la sovrastruttura politica, curatissima e impressionante, e le simpatiche citazioni di personaggi storici, opportunamente riscritti in base al contesto :3

                            Q dei Wu Ming (al secolo Luther Blisset)
                            Premetto che sono stata costretta a leggere questo romanzo per un esame che devo dare.
                            Che dire... Una sprangata sulle gengive sarebbe stata più piacevole O.O
                            La trama di per sé avrebbe anche potuto essere carina - una spy story a sfondo storico ambientata nel Cinquecento della riforma protestante e delle rivolte contadine - ma il brodo viene inutilmente allungato (da questo punto di vista soffre a sua volta del difetto che affligge un po' anche Le Macchine della Realtà, ovvero la sovrabbondanza di materia - mal gestita - rende il romanzo debole, poco fruibile), lo stile sincopato, frammentato e "sporco" vorrebbe essere cool&undergound ma risulta solo farraginoso e molto poco conforme rispetto al periodo storico d'ambientazione, oltre che sciatto e con una sovrabbondanza di raccontato rispetto al mostrato (tenendo presente che è narrato prevalentemente in prima persona, quindi ancor meno giustificabile)_ i personaggi sono insipidi, parlano tutti con la stessa voce (con l'unica eccezione di Qoèlet, almeno nelle lettere che scrive a Carafa, perché poi nel suo diario personale e nei dialoghi con gli altri personaggi di uniforma anche lui al piattume generale) e la loro eventuale macellazione lascia più indifferenti di una gara di corsa tra lumache.
                            Poi ci sono un sacco di situazioni inverosimili... Per fare un esempio, ma quant'è probabile che uno studente di teologia che, per sua stessa ammissione, non ha mai ammazzato nessuno in vita sua, faccia fuori da solo un intero gruppo di mercenari armati?? Questo significa non solo prendere per il culo il lettore, ma dilettarsi nel buttarlo fuori dall'immersione narrativa a cinghiate nel suddetto culo è_é
                            L'unica parte che ho trovato carina è stata la truffa ordita ai danni dei banchieri Fugger, che fa molto La stangata =P

                            The Prestige di Christopher Priest
                            Finalmente ho letto il romanzo da cui è tratto l'omonimo film di Nolan (una delle sue opere migliori, a mio parere)!! *^*
                            Più che di trasposizione, parlerei di libera ispirazione: la struttura è più lineare (le rispettive storie di Borden e Angier vengono narrate su piani ben separati, al contrario del film in cui si intersecano a mo' di scatola cinese), è presente una cornice narrativa che nel film è stata eliminata e anche la trama ha subito profondi rimaneggiamenti. Di fondo, nell'opera di Nolan, rimane solo la rivalità tra i due illusionisti, qualche personaggio e situazione secondari e una componente fantascientifica (usata però in modo abbastanza differente).
                            Ho preferito le scelte di scrittura adottate nel film: nel romanzo il fatto scatenante che innesca l'astio tra i due protagonisti non ha lo stesso impatto emotivo della controparte cinematografica, e spesso l'andamento del loro rapporto risulta altalenante e forzato (mentre nel film si trasforma da vendetta a rivalità a desiderio di predominio sull'altro in modo crescente e ossessivo, ribaltando il personaggio di Angier da "vittima" a carnefice), anche se l'espediente dei diari per raccontare prima la versione dei fatti di uno e poi dell'altro evidenzia come le cose avrebbero potuto prendere una piega diversa se tra di loro ci fosse stata più comunicazione =P
                            Un'altra cosa che ho preferito più nel film rispetto al romanzo è la rivelazione del segreto di Borden, che nel romanzo non ha minimamente lo stesso impatto =P Di contro, il finale del romanzo è più enigmatico ò.ò

                            Al momento sto leggendo Altai dei Wu Ming, seguito (anche se hanno detto di non cosiderarlo un vero sequel) di Q, sempre per i motivi di cui sopra... Ora come ora posso solo dire che lo stile mi sembra pari al suo predecessore e la gestione del pov nel prologo è semplicemente raccapricciante :afrrraid: Almeno questo è molto più breve (300 e rotte pagine contro le quasi 700 di Q) >O<

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                            • Qualcuno ha letto "l amante di lady chatterley"?
                              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                              Spoiler! Mostra

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                              • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                                Qualcuno ha letto "l amante di lady chatterley"?
                                Io :lingua: Carino, anche se l'aspetto licenzioso che poteva scandalizzare ai tempi in cui è uscito al giorno d'oggi è un po' superata (ma come per tutte le cose, bisogna contestualizzare l'opera nel suo periodo di riferimento) :lingua: Lettura comunque piacevole e scorrevole

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