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  • Originariamente inviato da Enfad Visualizza il messaggio



    Una delle tante contraddizioni della mia vita Anche la premessa implicita della storia ("solo i forti restano a galla in ogni situazione") è molto americana e molto di destra, ma diciamo che ci passo sopra perché sono tutti elementi di contorno che vengono compensati da molti aspetti positivi - tra cui la caratterizzazione dei protagonisti (Rossella genera tanto scandalo perché è avanti per i suoi tempi: è forte, determinata ed emancipata, ha il senso degli affari e non esita a sposarsi tre volte più o meno per interesse... E' un prototipo perfetto di donna in carriera - in un periodo in cui fare carriera per una donna era di per sé disdicevole; è sicuramente vanitosa, egoista, testarda, superficiale, poco empatica, opportunista e volgare, ma è anche coraggiosa, intraprendente, intelligente e a tratti fragile, insoddisfatta della donna che è diventata e perennemente inquieta... Insomma, è un personaggio complesso e sfaccettato, molto più interessante di quanto potrebbe sembrare a priori senza aver letto il romanzo, e con un gran arco di trasformazione Su Rhett poi potrei scrivere 4 protocolli ) e il loro rapporto (il doppio triangolo Melania-Ashley-Rossella-Rhett in mano a un qualunque odierno autore rosa/young adult sarebbe l'apoteosi del trash, e invece la Mitchell riesce a gestire perfettamente i complicati equilibri che si instaurano tra loro senza mai insultare l'intelligenza del lettore, anche grazie a una caratterizzazione dei personaggi - come dicevo sopra - articolata e tridimensionale)... E' poi una storia ricca di eventi e di conflitto, e il conflitto è il motore principale della (buona) narrativa - ciò la rende una lettura poco riposante ma, in compenso, molto divertente

    Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio




    Il romanzo di VIA COL VENTO è bellissimo, molto più lungo e ricco di avvenimenti rispetto al film (adesso a memoria mi ricordo vagamente che Rossella, per esempio, ha tre figli nel romanzo) e più approfondito del tratteggio psicologico dei personaggi (mi è rimasto impresso il personaggio di Melania, che sulla pagina, pur rimanendo "talmente buona da sembrare stupida", è comunque assai più "auto-cosciente" di quanto non sembri nell'interpretazione della De Havilland). Però la sceneggiatura del film è un esempio sommo di adattamento, che sacrifica quello che è giusto sacrificare e tiene tutto ciò che serve per fare "cinema" appunto, e non letteratura. Sempre andando a memoria, mi ricordo che la celeberrima chiusa della prima parte del film, col breve monologo di Rossella ("non soffrirò mai più la fame") nel libro è un passaggio di poche righe, non particolarmente sottolineato o importante (solo un tassello fra mille nella costruzione del personaggio)... mentre sullo Schermo diventa un momento di grande Cinema, utilizzando gli strumenti che sono propri del linguaggio cinematografico: fotografia, montaggio, movimento della mdp, musica di Steiner.
    Molto bene. Vorrà dire che entra ufficialmente nella mia TBR list

    Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
    Bhe chi non è mai stato ad Anderville?
    Magnifica serie MMMM....se PK guardava ai fumetti Marvel e DC, MMMM guardava a Bonelli....una serie che per distanzarsi dai toni fantasy e fantascientifici di PK aveva deciso di virare sul Noir. Grande sceneggiatore Faraci, capace di dialoghi brillanti e battute ad effetto. Dato che il noir si fonda su citta´corrotte, non basta spostare Topolino di un quartiere (come avvenuto con Paperino e la Ducklair). Tocca portarlo ad Anderville, una citta´che coniuga la vastita´della metropoli (capace di far sentire in nostro topo ancora piu piccolo) con archietture classiche....un po come Torino o come la citta´di Blade Runner. Una location unica, necessaria a coniugare il bisogno di modernita necessario a svecchiare un personaggio come il topo (come appunto accaduto con PK) ma mantenendo lo stile classico del genere poliziesco.
    Per ovvie ragioni non si possono inserire le femme fatale, ma gli altri stilemi ci sono tutti...dal barman onnisciente (che pare quasi una citazione all Irma la dolce di Wilder), fino al tassita amicone (per quanto un po troppo pariodico). Topolino finalmente si spoglia della sua spocchia saccente e torna ad essere l eroe per caso, l uomo comune ficcato in ingranaggi troppo grandi. Sgradito alla polizia e ai malviventi (anche quelli, colpa pure dello stesso Faraci, si erano un po ammorbiditi a Topolinia...con Gambadilegno ridotto ad un criminale un po bambinone e in fondo dal buon cuore). Si torna quindi alle atmosfere del topolino anni 40, con cattivi che ti legano alla sedia solo per decidere con calma come eliminarti. Scena cult quella del primo numero, in cui Topolino prova a segare le corde con una vite ma viene sgamato subito. "Credo che a Topolinia avrebbe funzionato", commenta.
    Qualche ingenuita´céra....ad esempio ad un certo punto compare un ragazzone di campagna a fare da deus ex machina (una sorta di Ciccio senza nonna papera ma sotto steroidi). Ma céra anche una forte variazione sulle tematiche...fughe da prigioni, treni assassini e dal design feroce (il Black mask), terroristi che pensanodi farsi saltare in aria durante una maratona (il terrorismo in un fumetto disney!), e ovviamente politici corrotti (ma stavolta non per ridere, come il maialesco sindaco di paperopoli).
    In rete si trovano tutti e 13 i numeri dell unica serie. Peccato ebbe poca fortuna. Ma si sa, il noir non ha mai attecchito molto in italia.

    Nota: da fan di quel filosofo mancato che e´Pippo, la sua assenza come spalla si faceva per me sentire. Per fortuna non hanno inserito un qualche suo parente gemello (ne ha milioni....la mamma dei pippi e´sempre incinta), ma avrei gradito qualche comparsata...anche solo nei ricordi del topo ad esempio....
    Quoto tutto. MMMM è un vero gioiellino, è un peccato che sia durata solo 12 numeri. La presenza di Pippo forse avrebbe alleggerito un po' troppo i toni cupi della serie, però sono d'accordo, almeno qualche comparsata in flashback non avrebbe stonato
    Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio



    Un romanzo semplicemente stupendo: il momento in cui tirano a sorte tu sai cosa e il finale sospeso sono indimenticabili. Ho sempre pensato che, con il giusto adattamento ovviamente, si potrebbe fare un film bellissimo innestando il cuore della storia de Le montagne della follia di Lovecraft a partire dal finale di Gordon Pym.
    Se investissero una bella somma nel progetto e lo affidassero ad un regista capace potrebbe venirne fuori una bella bomba

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    • Pippo sta a Topolino come Groucho sta a Dylan...non e' solo una spalla comica, anche se ovviamente lo e', e' anche una sorta di "filosofo"...spesso lo si vede costretto a rinunciare al suo stile di vita ma poi lui, col suo modo personale di ragionare, decide di ritornarci....come Groucho, attacca un po il conformismo di tutti col suo stile stravagante.
      Mi piace pensare che la ragione per cui il topo se lo porta sempre dietro nelle immagini, sia proprio perchè il topo non è adatto alle indagini...ci prova (e vince, ma quello è un altro discorso), ma durante l' indagine magari ha paura di non farcela e non essere all altezza, per cui preferisce avere un Pippo al suo fianco. Io in effetti avrei un po inserito un Topolino malinconico che, alienato a Anderville, nei momenti di sconforto si fermasse a pensare "che mi direbbe Pippo?" e nella classica nuvoletta dei pensieri comparirebbe tale personaggio con una uscita delle sue.
      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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      • Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio

        E' uno dei molti libri che vorrei rileggere, ma la voglia matta di buttarmi sui milioni di libri che mi interessano e ancora mi mancano mi frena dalla pratica della rilettura, che invece andrebbe coltivata. Tutti i miei film preferiti li ho visti innumerevoli volte, e fanno parte di me proprio perché li ho metabolizzati sequenza per sequenza, grazie alle molteplici re-visioni. Per questioni di tempo, invece, è abbastanza naturale che con la lettura questo sia molto più difficile, e quindi - tranne rari casi - è normale che un libro che hai amato "rimanga con te" in modo molto diverso rispetto a un film del cuore.



        La lunghezza di un libro per me è molto soggettiva. Se un romanzo mi prende davvero, può anche essere lungo 2.000 pagine, ma lo finisco in un amen, anche perché la voglia di andare avanti mi spinge a moltiplicare i momenti che posso rubare per la lettura; e quindi mi ritrovo a leggere in ogni minimo spiraglio che mi riesca di scovare durante la giornata, oppure vado a dormire alle 3 di notte solo per arrivare al punto che mi sono prefissato di raggiungere. Se invece ho la sfortuna di beccare un libro che mi annoia, posso metterci anche un mese a finirlo, anche se magari è lungo solo 200 pagine... e stupidamente non riesco (tranne rarissimi casi) ad abbandonarlo... devo finirlo a tutti i costi! Per questo sono un lettore molto incostante: se ho la fortuna di infilare una serie di titoli di mio gradimento, ne leggo magari 4/5/6 in un mese o anche meno; ma se mi incaglio sul titolo sbagliato, sono capace di far passare 2 o 3 mesi senza toccare una pagina. E' anche uno dei motivi per cui leggo molti autori del passato anche remoto: coi classici difficilmente rischi di beccarti la "sòla".
        stessa situazione, ma io per molto tempo ho preferito i libri di racconti. Potevo interromperli e riprenderli a piacimento.
        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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        • Ecco la mia lista, pochi titoli ma sviscerati:

          - Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

          Letto all'ultimo anno di superiori, mi ha segnato due ragioni. La prima è il protagonista, il principe Fabrizio, un uomo nel pieno del proprio vigore, che inizia a vedere l'inizio del proprio declino (fisico, ma anche dell'aristocrazia di cui fa parte per via dell'Unità d'Italia), amante del ragionamento astratto, possente ma con in sottofondo una disillusione profonda verso tutto che lo schiaccia in un' inerzia esistenziale, indifferenza, e nichilismo totali.
          Ricordo vividamente il capitolo del party, in cui non si trova a proprio agio in nessun ambiente, ne con gli altri nobili (troppo "astratto" ma anche troppo acuto nel vedere la loro miopia laddove lui si è accorto benissimo delle trasformazioni che stanno avvenendo) ne con la nuova borghesia che ascende (per la quale lui è soltanto una pecora passiva da spennare come gli altri nobili, seppur un po' bizzarra per l'acume), ad un certo punto durante il party se ne va nella libreria per stare da solo e riflettere. Il nipote super sveglio e in gran carriera lo becca e gli dice "zione, tu corteggi la morte!"; Fabrizio si domanda spesso quanto questo nipote così sveglio e di successo colga del suo mondo interiore, e quanto delle cose che fa verso di lui sono dovute a convenienza e ad affetto. E' un insieme di situazioni in cui all'epoca mi riconoscevo molto.
          Un altra ragione è il capitolo finale che mi ha inculcato una paranoia. In esso una donna arrivata al termine della vecchiaia entra nella sua stanza e "per chiunque sarebbe stata una stanza perfettamente normale fatta di oggetti comuni, ma per lei ogni oggetto era un inferno di ricordi", e poi c'è una descrizione straziante di questa stanza (perché alcuni elementi li abbiamo visto precedentemente, e ora è tutto in rovina). Tra questo passaggio e il film di Fight Club ("le cose che possiedi finiscono per possederti") ho una repulsione verso il collezionismo e cerco di avere un'abitazione spartana, tanto che poco alla volta sto vendendo tutti i libri e dvd che possiedo


          - Berserk di Kentaro Miura

          Questo è un manga, sotto spoiler un commento generale che avevo fatto nel topic dei manga:
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          Mi ha formato:
          - per come mi ha dato una mentalità e visione molto individualista della vita ("Miracles make me puke, if you want something you get things done yourself", "If you meet God, tell him to just leave me alone).
          - per come il protagonista (Guts) sia un monumento alla resilienza (robe che DiCaprio in the Revenant che striscia, grugnisce e si cauterizza le ferite gli fa una pippa a Guts) che mi ha sempre ispirato
          - per come Guts fin dall'inizio della storia abbia la sensazione di essere "non voluto, non previsto" dal mondo e dal destino, e come per il solo fatto di esistere egli mandi alla rovina molte cose pur senza volerlo, semplicemente cercando di vivere la propria vita (adesso non pensate che sia una drama queen)
          - per la concezione sociopatica ma affascinante di sogno e amicizia di Griffith ("ogni uomo nasce con un sogno, io non accetterei mai di sopprimerlo e vivere nell'ignavia, farei di tutto per ottenerlo (...) mi fido dei miei soldati, darebbero la vita per me, ma non sono miei amici, sono gente che si sacrifica per inseguire il mio sogno (...) per me un amico è un mio pari, che pur di ottenere ciò che vuole sarebbe disposto ad andare contro di me se lo intralciassi nel suo cammino") su cui ancora rifletto
          - per come Guts sia l'antipodo di Griffith, di pari enormi capacità e forza di volontà ma senza un preciso sogno da inseguire, che si limita a sopravvivere e che ad un certo punto sceglie di isolarsi per un anno per scoprire qual è la sua via (riuscendoci solo parzialmente), in cui mi riconosco (non per le capacità , per il resto del discorso)
          - per come è crudo, mi ha anestetizzato verso qualsiasi atrocità proveniente da un lavoro di finzione (ad un certo punto c'é un evento che in confronto le Nozze Rosse delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco/Il Trono di spade sono acqua fresca)

          E' l'unico rilettura che ho fatto da quando ero ragazzino, e sto pianificando di farne un'altra prima o poi.


          Guida galattica per autostoppisti (ciclo) di Douglas Adams

          E' una saga di fantascienza umoristica-non sense, non aspettatevi chissà quale intreccio o scavo psicologico, ma è divertentissima, leggera e con varie perle di filosofia. Ricopio sotto spoiler un breve commento che avevo fatto per ogni libro:
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          Mi ha formato:
          - per come rappresenta il mio lato cazzaro e non-sense
          - per come Arthur Dent (il mio avatar) passi i primi 3 libri andando a spasso in accappatoio e ciabatte, e io sono (ero, poi la vita ti forza ) uno scassatissimo nell'abbigliamento, e quando torno a casa la primissima cosa che faccio è mettermi il pigiama
          - perché l'Uomo che governa l'Universo (secondo romanzo) è una delle cose più geniali mai scritte, 4 pagine in cui mi piegavo dal ridere ogni 2 righe, e quando l'ho letto ho saputo immediatamente che: 1) essere come lui sarebbe di gran lunga la maniera migliore di vivere 2) se fossimo governati da lui non saprei se le cose andrebbero meglio o peggio, ma di sicuro fare l'analista politico sarebbe un lavoro esilarante
          - perché nell'ultimo libro si passano pagine a descrivere la professione del Paninaro e ora per me il paninaro è un lavoro tra i più nobili che esista






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          • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
            Bhe chi non è mai stato ad Anderville?
            Magnifica serie MMMM....se PK guardava ai fumetti Marvel e DC, MMMM guardava a Bonelli....una serie che per distanzarsi dai toni fantasy e fantascientifici di PK aveva deciso di virare sul Noir. Grande sceneggiatore Faraci, capace di dialoghi brillanti e battute ad effetto. Dato che il noir si fonda su citta´corrotte, non basta spostare Topolino di un quartiere (come avvenuto con Paperino e la Ducklair). Tocca portarlo ad Anderville, una citta´che coniuga la vastita´della metropoli (capace di far sentire in nostro topo ancora piu piccolo) con archietture classiche....un po come Torino o come la citta´di Blade Runner. Una location unica, necessaria a coniugare il bisogno di modernita necessario a svecchiare un personaggio come il topo (come appunto accaduto con PK) ma mantenendo lo stile classico del genere poliziesco.
            Per ovvie ragioni non si possono inserire le femme fatale, ma gli altri stilemi ci sono tutti...dal barman onnisciente (che pare quasi una citazione all Irma la dolce di Wilder), fino al tassita amicone (per quanto un po troppo pariodico). Topolino finalmente si spoglia della sua spocchia saccente e torna ad essere l eroe per caso, l uomo comune ficcato in ingranaggi troppo grandi. Sgradito alla polizia e ai malviventi (anche quelli, colpa pure dello stesso Faraci, si erano un po ammorbiditi a Topolinia...con Gambadilegno ridotto ad un criminale un po bambinone e in fondo dal buon cuore). Si torna quindi alle atmosfere del topolino anni 40, con cattivi che ti legano alla sedia solo per decidere con calma come eliminarti. Scena cult quella del primo numero, in cui Topolino prova a segare le corde con una vite ma viene sgamato subito. "Credo che a Topolinia avrebbe funzionato", commenta.
            Qualche ingenuita´céra....ad esempio ad un certo punto compare un ragazzone di campagna a fare da deus ex machina (una sorta di Ciccio senza nonna papera ma sotto steroidi). Ma céra anche una forte variazione sulle tematiche...fughe da prigioni, treni assassini e dal design feroce (il Black mask), terroristi che pensanodi farsi saltare in aria durante una maratona (il terrorismo in un fumetto disney!), e ovviamente politici corrotti (ma stavolta non per ridere, come il maialesco sindaco di paperopoli).
            In rete si trovano tutti e 13 i numeri dell unica serie. Peccato ebbe poca fortuna. Ma si sa, il noir non ha mai attecchito molto in italia.

            Nota: da fan di quel filosofo mancato che e´Pippo, la sua assenza come spalla si faceva per me sentire. Per fortuna non hanno inserito un qualche suo parente gemello (ne ha milioni....la mamma dei pippi e´sempre incinta), ma avrei gradito qualche comparsata...anche solo nei ricordi del topo ad esempio....
            Gran bella analisi Anderville è una bellissima ambientazione, mi è molto piaciuto il fatto che abbia una topografia complessa ma ben definita e che vari luoghi di interesse inizialmente citati di sfuggita vengano poi impiegati nelle storie (mi ricordo ad esempio Victoria), sarebbe stato bello che la serie continuasse anche solo per vedere in quali altri modi avrebbero potuto sfruttarla; il fatto che la città sia molto più grande, verosimile e pericolosa, molto più simile a una Detroit o a una Chicago, e che sia popolata da delinquenti "veri" (che spesso rimangono a piede libero a detrimento dei "pesci piccoli", proprio come accade nella realtà) contribuisce a svecchiare Topolino e contemporaneamente a riportarlo alle atmosfere delle strisce di Gottfredson, quando era davvero l'incarnazione dell'uomo comune che si trova a fronteggiare pericoli più grandi di lui e che spesso e volentieri deve scendere a patti con la criminalità per salvare la pelle.
            Per quanto riguarda la femme fatale, la fidanzata di Sonny Mitchell è quanto più vi si possa avvicinare per gli standard della Disney Per quanto riguarda Pippo invece io ho preferito che non ci fosse, come dice Lord Vell avrebbe sdrammatizzato troppo, e la cosa bella di questa serie è anche il fatto che Topolino si trovi completamente da solo in una realtà nuova e disorientante.


            Cambiando discorso, non so se avete visto che è stato assegnato il Nobel per la letteratura a Kazuo Ishiguro Avendo letto ed apprezzato Quel che resta del giorno e Non lasciarmi la cosa mi fa piacere (sicuramente se lo merita molto più di Bob Dylan)

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            • hai postato alle 3:47 e non alle 5:00? Sei andata a letto presto stasera.....XD

              cmq Non lasciarmi lo consigliate in molti...lo doveri recuperare.....bene o male la trama e´nota per via del film omonimo. Quel che resta del giorno invece di che tratta?

              Lord belle saghe che ti fai...Berserk io l ho adorato, almeno fino alla saga con gli Inquisitori e Caska la pazza....scene lovecraftiane di demoni, Griffin che riprende luciferinamente la figura dell angelo caduto, rapporti incestuosi che manco games of throne, e tante immagini che restano in testa (tipo la pelle degli eretici usata come vessillo).

              ...detto ciö...dopo un po diventa ripetitivo.
              In effetti potrei metterlo anche nella mia classifica...dato che un amico (quello ritardatario) aveva comprato uno stock di fumetti da un nostro amico fumettaro e TUTTI nel gruppo abbiamo letto l intera saga di griffin a casa sua mentre aspettavamo che si docciasse....

              Curioso il Gattopardo...e´nella libreria di mia madre ma l ho sempre trovato troppo ampolloso per avvicinarmici...
              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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              • Originariamente inviato da Enfad Visualizza il messaggio
                contribuisce a svecchiare Topolino e contemporaneamente a riportarlo alle atmosfere delle strisce di Gottfredson, quando era davvero l'incarnazione dell'uomo comune che si trova a fronteggiare pericoli più grandi di lui e che spesso e volentieri deve scendere a patti con la criminalità per salvare la pelle.
                Per quanto riguarda la femme fatale, la fidanzata di Sonny Mitchell è quanto più vi si possa avvicinare per gli standard della Disney Per quanto riguarda Pippo invece io ho preferito che non ci fosse, come dice Lord Vell avrebbe sdrammatizzato troppo, e la cosa bella di questa serie è anche il fatto che Topolino si trovi completamente da solo in una realtà nuova e disorientante.


                Cambiando discorso, non so se avete visto che è stato assegnato il Nobel per la letteratura a Kazuo Ishiguro Avendo letto ed apprezzato Quel che resta del giorno e Non lasciarmi la cosa mi fa piacere (sicuramente se lo merita molto più di Bob Dylan)
                Non conosco Gottfredson ma Antonio Aprera, autore del blog Antro Atomico del Doc. Manhattan, ha spesso riassunto il tuo stesso concetto su quell autore.
                Per il discorso Pippo....alla fine non volevo il Pippo spalla comica ma il pippo filosofo XD

                Sul discorso PK a me piaque moltissimo DUE e ovviamente il personaggio tragicissimo di Xadoom. Poi per il numero Trauma confesso di essermi commmosso (ancora Faraci se non sbaglio).

                Purtroppo riletta da adulto la serie perde moooolto. Ducklair diventa una sorta di Deus Ex Machina che inventa troppe cose, troppo difficili da nascondere, e soprattutto troppo difficili da alimentare.

                Lord La saga della Guida la dovrei recuperare...ma non voglio accollarmi una saga di X libri, dato che nel frattempo potrei invece leggere X libri diversi non legati a saghe....
                Ultima modifica di UomoCheRide; 06 ottobre 17, 07:36.
                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                • Molto bello IL GATTOPARDO. L'adattamento di Visconti è molto fedele e visivamente sontuoso, ma il capitolo finale del libro, in effetti, è splendido e approfondisce inaspettatamente un personaggio che nel film è invece marginale. C'è un altro libro molto bello, pubblicato qualche anno fa, che si chiama OPERAZIONE GATTOPARDO e analizza appunto libro e film, prima separatamente (genesi, sviluppo, curiosità) e poi comparandoli con grande acume.

                  Anyway, del romanzo di Tomasi di Lampedusa - fra le mille cose - mi è rimasta impressa un'immagine bellissima. A un certo punto descrive un paesino visto da lontano, abbarbicato sul fianco di una montagna, con un campanile che si erge nel mezzo e che pare uno spillone piantato nel terreno per impedire al villaggio di scivolare giù.

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                  • ma alla fine di che parla sto gattopardo?
                    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                    • Di una famiglia aristocratica siciliana all'indomani dei moti rivoluzionari risorgimentali, e del tramonto di un'epoca...

                      E del perché alla fine le cose non siano cambiate poi molto, e che forse si stava meglio quando si stava peggio...

                      E' un po' il nostro VIA COL VENTO, ma meno epico e feuilleton, e più pensoso e malinconico. Anche se forse l'analogia sarebbe più azzeccata con I VICERE' di De Roberto, che però ancora mi manca.

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                      • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                        Lord belle saghe che ti fai...Berserk io l ho adorato, almeno fino alla saga con gli Inquisitori e Caska la pazza....scene lovecraftiane di demoni, Griffin che riprende luciferinamente la figura dell angelo caduto, rapporti incestuosi che manco games of throne, e tante immagini che restano in testa (tipo la pelle degli eretici usata come vessillo).
                        Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio



                        Lord La saga della Guida la dovrei recuperare...ma non voglio accollarmi una saga di X libri, dato che nel frattempo potrei invece leggere X libri diversi non legati a saghe....
                        Veramente è stato Cooper a menzionare Berserk e la Guida, ma li ho letti e apprezzati anch'io, quindi ci avevi visto giusto comunque
                        Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio



                        Sul discorso PK a me piaque moltissimo DUE e ovviamente il personaggio tragicissimo di Xadoom. Poi per il numero Trauma confesso di essermi commmosso (ancora Faraci se non sbaglio).

                        Purtroppo riletta da adulto la serie perde moooolto. Ducklair diventa una sorta di Deus Ex Machina che inventa troppe cose, troppo difficili da nascondere, e soprattutto troppo difficili da alimentare.
                        (spoilerone su PKNE)
                        Spoiler! Mostra
                        Ecco, una cosa che mi era piaciuta particolarmente in PK2 era il ribaltamento di prospettiva sul personaggio di Everett, che dal miliardario generoso e altruista che era sembrava essersi trasformato in un uomo d'affari freddo e senza scrupoli, che non esitava a compiere scelte estreme
                        Spoiler! Mostra
                        ; un personaggio ambiguo, che però non si poteva certo definire malvagio (specialmente una volta scoperte le sue vere intenzioni).
                        Il top di PKNA per me rimangono Trauma (sempre di Faraci, sì) e Frammenti d'autunno, seguiti a brevissima distanza da Mekkano e Il giorno che verrà (e poi da molti altri, potrei scrivere paginate intere sulla serie)
                        Originariamente inviato da Enfad Visualizza il messaggio



                        Cambiando discorso, non so se avete visto che è stato assegnato il Nobel per la letteratura a Kazuo Ishiguro Avendo letto ed apprezzato Quel che resta del giorno e Non lasciarmi la cosa mi fa piacere (sicuramente se lo merita molto più di Bob Dylan)
                        Concordo. Nobel meritatissimo, direi

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                        • Nel Gattopardo c'é anche una riflessione bellissima e amarissima, seppur forse un po' troppo romantica, sulla condizione della Sicilia, e in generale sul processo dell'unificazione dell'Italia che qui vien detto chiaramente è stata fin dal principio un tentativo fallito di piemontesizzazione. Ricordo ancora quel capitolo quando arriva il baronetto del Nord giù in Sicilia così imbottito di dicerie da "vedere in ogni tagliacarte un pugnale, in ogni minestra del veleno" e che preso atto della miseria e della criminalità siciliana pensa "ma tutto questo non può durare, ora che c'é stata l'Unità arriveranno le istituzioni", mentre il principe Fabrizio in cuor suo sentenzia che la Sicilia è una "terra irredimibile".
                          Ancora oggi ad ogni legislatura c'é un nuovo Piano per il Mezzogiorno. Sperando sempre che il prossimo sia quello buono.

                          Uomo capisco la tua avversione per robe lunghe che sono impegnativi: sono come te, tutti questi titoli li ho letti ai bei tempi delle superiori. Tuttavia la Guida galattica è una lettura molto leggera se vuoi darle una chance. Il Gattopardo invece pur essendo meno di 300 pagine è bello denso e impegnativo, lo stesso autore definiva il suo stile "grasso"; ricordo costruzioni del periodo piuttosto elaborate, con frase 1: frase 2: subfrase1 ; subfrase 2; subfrase 3. E varie virgole e parentesi nelle subfrasi.
                          Che poi magari in confronto alle frasi nella Ricerca di Proust, da come la descrive Colonel, son robetta, però all'epoca per me erano un filo ardue, croce e delizia.
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                          • Proust dovrei recuperarlo...ce l ho un po in antipatia per via che Baricco lo osanna troppo (Baricco mi sta antipatico..non come scrittore, non ho mai letto niente di suo, ma come persoaggiio pubblico...)
                            Mi dareste una opinione su Proust?
                            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                            • Prova con "Un amore di Swan". E' la seconda parte del primo volume della Recherche, e si può leggere come storia autoconclusiva. Così ti fai un'idea.

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                              • Grazie del suggerimento.
                                Per caso qualcuno di voi ha letto Jane Eyre?
                                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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