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  • Originariamente inviato da Lord Vell Visualizza il messaggio
    Finito di leggere Macerie prime di Zerocalcare.
    E' in un certo senso la summa del pensiero di Calcare; ci sono più o meno tutti i temi cari all'autore, ma trattati con una maturità stilistica e una consapevolezza maggiori che nelle sue opere precedenti (che già avevo apprezzato). In particolare qui si vuole porre l'accento sui "demoni interiori" con cui una generazione -quella dei 30/40enni di oggi- è costretta a confrontarsi; quindi le storie dell'autore e dei suoi amici più stretti diventano lo specchio di problemi universali (infatti diversi recensori hanno parlato di "manifesto generazionale"). Se le opere precedenti erano fortemente incentrate sulla figura del protagonista (che qui rimane comunque il personaggio cardine della trama), stavolta i suoi amici (caratterizzati così bene da sembrare tangibili) acquisiscono un peso molto maggiore nella storia, diventando coprotagonisti a tutti gli effetti (e addirittura in certi frangenti la vicenda viene narrata dal loro punto di vista).
    La struttura è bilanciatissima (eccetto forse qualche piccolo calo di ritmo verso la fine), e in tal senso credo che la divisione in due volumi (che coincide con uno stacco temporale di 6 mesi) abbia giovato, così come l'inserimento di sequenze oniriche che si intersecano benissimo con la trama principale. Il "cliffhanger" finale della prima parte riesce bene a creare un senso di inquietudine e smarrimento nel lettore, pur lasciandolo con il sentore che il peggio debba ancora arrivare; nella seconda parte i toni si fanno decisamente meno ironici (pur senza rinunciare a qualche momento molto divertente), e il climax tanto atteso funziona benissimo, per poi arrivare ad un finale agrodolce che ben sintetizza la morale dietro all'opera.
    L'impressione che ho avuto leggendola è che questa graphic novel si possa considerare la chiusura della prima fase della carriera di Zero come fumettista, infatti si può vedere una sorta di ringkomposition con La profezia dell'armadillo (come sottolineato dal ritorno, inaspettato quanto efficace, di un "personaggio" di quell'opera)
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    E' anche il libro più lungo di Calcare, ma è scorrevolissimo; la seconda parte soprattutto si legge in un attimo. Sul versante grafico non ci si discosta dal solito stile di Zero, anche se forse si può notare qualche passo avanti nella costruzione di certe tavole (soprattutto nelle sequenze oniriche). Ottimo poi il character design dei mostri.
    Difficile dire se sia davvero l'opera migliore di Zerocalcare (a caldo mi verrebbe da dire di sì), sicuramente è già la mia preferita ad un giorno dalla fine della lettura
    Sono stato al circolo dei lettori a vedere la presentazione del libro....devo dire che mi è sembrato una persona molto umile, oltre che molto simpatica. Si nota un vissuto complicato alle sue spalle. Ci ha fatto morire dal ridere (un riso amaro) parlando di un suo amico, non si è ben capito se orfano o con genitori con problemi, che da solo ad una certa età tirava a campare alzando due euro al poker online. Ma non per se stesso....alcuni utenti lo pagavano per giocare col loro account per farli vincere. Il problema è che lui non aveva un computer e, forse, manco una casa fissa...e allora si appoggiava alle wifi dei bar o ai pc dei laboratori delle scuole e biblioteche. Ora, con uan trafila che Zero non ha voluto rivelare per evitare ripercussioni legali, pare si sia fatto assumere in una scuola privata pur non avendo il titolo di studio adeguato XD, e almeno ha uno stipendio fisso da qualche mese.
    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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    • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio

      Sono stato al circolo dei lettori a vedere la presentazione del libro....devo dire che mi è sembrato una persona molto umile, oltre che molto simpatica. Si nota un vissuto complicato alle sue spalle. Ci ha fatto morire dal ridere (un riso amaro) parlando di un suo amico, non si è ben capito se orfano o con genitori con problemi, che da solo ad una certa età tirava a campare alzando due euro al poker online. Ma non per se stesso....alcuni utenti lo pagavano per giocare col loro account per farli vincere. Il problema è che lui non aveva un computer e, forse, manco una casa fissa...e allora si appoggiava alle wifi dei bar o ai pc dei laboratori delle scuole e biblioteche. Ora, con uan trafila che Zero non ha voluto rivelare per evitare ripercussioni legali, pare si sia fatto assumere in una scuola privata pur non avendo il titolo di studio adeguato XD, e almeno ha uno stipendio fisso da qualche mese.
      Era Secco, probabilmente l'amico di Zero piú presente nelle sue storie. Tra l'altro la sua esperienza come insegnante è proprio uno dei nodi centrali della trama di Macerie prime (dove viene in parte rivelata la trafila che ha fatto per essere assunto).
      Comunque Mauri il libro te lo straconsiglio (anche se prima sarebbe meglio che ti leggessi almeno La profezia dell' armadillo). Potrebbe metterti un po' d'ansia visto che parla di sentimenti e paure comuni fra quelli piú o meno della tua fascia d'etá, ma credo proprio che apprezzerai il messaggio finale, molto potente nella sua semplicitá. E poi è divertentissimo

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      • Originariamente inviato da Lord Vell Visualizza il messaggio

        Era Secco, probabilmente l'amico di Zero piú presente nelle sue storie. Tra l'altro la sua esperienza come insegnante è proprio uno dei nodi centrali della trama di Macerie prime (dove viene in parte rivelata la trafila che ha fatto per essere assunto).
        Comunque Mauri il libro te lo straconsiglio (anche se prima sarebbe meglio che ti leggessi almeno La profezia dell' armadillo). Potrebbe metterti un po' d'ansia visto che parla di sentimenti e paure comuni fra quelli piú o meno della tua fascia d'etá, ma credo proprio che apprezzerai il messaggio finale, molto potente nella sua semplicitá. E poi è divertentissimo
        eh magari...ma ho tanta roba da leggere....XD
        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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        • Vorrei parlare un (bel) po' di un fantasy che ho letto di recente e che potremmo riassumere con: "You know where you are? You're in the jungle baby, you're gonna DIE!"...
          ... che è pressapoco quello che viene detto alla giovane Ofelia, protagonista di Fidanzati dell'inverno di Christelle Dabos, dal fidanzato Thorn. Ma facciamo un passo indietro.

          In un imprecisato futuro, il mondo è stato mandato in frantumi da un non meglio specificato Dio (in alcuni passaggi viene menzionato Odino, ma non è sicuro che si tratti di lui): i frammenti di pianeta sopravvissuti alla Lacerazione costituiscono le Arche, sorta di regni orbitanti attorno al Nocciolo del mondo - ovvero il più grande residuo della Terra (una massa vulcanica inabitabile perennemente attraversata da folgori e avvolta da idrometeore) - e la cui struttura ricorda vagamente il sistema dei villaggi di Naruto. Ogni Arca ha una popolazione discendente da uno Spirito di famiglia, entità che sembrano un incrocio tra gli dei dell'Olimpo e quelli del romanzo Pan di Francesco Dimitri (ovvero creature soprannaturali e immortali ma che convivono e interagiscono con l'umanità... Delle specie di Dottor Manhattan senza mutazione, circa); le popolazioni delle diverse Arche si distinguono le une dalle altre dai poteri, oltre che dagli usi e costumi.
          Ofelia vive su Anima, una piccola Arca tranquilla i cui abitanti, tutti imparentati tra loro, discendono da madama Artemide, il loro Spirito di famiglia. Gli animisti hanno come potere un feeling particolare con gli oggetti, che si declina in diversi modi a seconda della propensione individuale; la zia di Ofelia, per esempio, è specializzata nella carta (è capace solo con un gesto di farla tornare liscia, ripararla, restaurarla), mentre il prozio può riparare qualunque oggetto come se avesse un incantesimo Reparo incorporato. Ofelia invece è una lettrice: toccando un oggetto riesce a risalire il passato dello stesso andando a ritroso, percependo le sensazioni e i pensieri di chi l'ha toccato nel momento in cui l'ha tenuto in mano (qualcosa di vagamente simile - ma molto meno distruttivo - al potere di Rogue degli X-Men, infatti anche Ofelia deve costantemente indossare dei guanti per evitare di leggere inavvertitamente tutto ciò che la circonda e profanare così la vita privata di chi le sta intorno). La sua abilità l'ha portata a gestire un museo di Storia primitiva, luogo dove vengono conservati reperti risalenti al mondo prima della Lacerazione e a cui è estremamente dedita. Ma Ofelia ha anche un altro potere: è un'Attraversaspecchi, ovvero - come facilmente intuibile dal nome stesso - ha la capacità di passare attraverso uno specchio e sbucare fuori da un altro, a patto che conosca la collocazione dello specchio di arrivo, vi si sia specchiata in precedenza e non si trovi in un luogo troppo lontano.
          Ofelia è però costretta ad abbandonare la sua Arca natale e la sua serena esistenza: dopo aver rifiutato la proposta di matrimonio di due cugini la sua famiglia ha organizzato un matrimonio combinato con un uomo proveniente da un'altra Arca, il Polo, una regione molto più grande di Anima e popolata non da una famiglia sola ma da diversi clan, ognuno dei quali contraddistinto da un particolare potere e tutti in lotta tra loro.
          Il futuro sposo di Ofelia, Thorn, approda quindi su Anima, preleva la fidanzata (non prima di essersi inimicato tutta la sua famiglia con i suoi modi sgarbati e scostanti) e la porta a Città-cielo, capitale del Polo in cui svolge la funzione di intendente (ovvero amministra le finanze e la contabilità di tutto il reame) nonché sede della corte del sire Faruk, lo Spirito di famiglia del Polo. Qui Ofelia, preventivamente avvertita da Thorn delle sue scarse possibilità di sopravvivenza nel nuovo ambiente, dovrà imparare a non farsi sopraffare dagli inganni e dalle cospirazioni della corte, dove tutti indossano una maschera, intrighi di palazzo e attentati politici sono all'ordine del giorno e nulla è come sembra.

          Esposta la trama, vorrei spendere due parole sul modo in cui il romanzo (primo volume della saga francese dell'Attraversaspecchi, composta da quattro tomi di cui l'ultimo ancora inedito in Francia) è stato pubblicizzato in campagna stampa da noi: nella quarta di copertina si può leggere che "è una serie letteraria che mescola sapientemente Fantasy, Belle Époque, Steampunk, creando un’atmosfera unica che sedurrà completamente il lettore", e che è una saga per chi ha amato "Philip Pullman, la sua fantasia e le sue atmosfere. Twilight per la storia d’amore tra un uomo misterioso e tormentato ma capace di profonde passioni e una ragazza apparentemente impacciata, ma piena di risorse. Hunger Games per le incredibili avventure e per l’azione politica dei protagonisti che vogliono rovesciare un sistema di potere. Harry Potter per la ricchezza e l’articolazione del suo magico mondo."
          Parto col dire che di steampunk, a parte qualche dettaglio "estetico" (i dirigibili con cui ci si sposta da un'Arca all'altra e anche all'interno della stessa Arca, e alcune macchine volanti descritte nel museo di Ofelia, tipo uccelli meccanici, elicotteri a vapore, quadriplani e idrovolanti) e il fatto che, sebbene siamo in un futuro indefinito, gli usi e i costumi della società ricordano una sorta di lungo Ottocento alternativo (in particolare, come viene ben detto, l'ambientazione sembrerebbe rifarsi al periodo tra il 1890 e gli anni Dieci del Novecento), non c'è davvero niente (potrebbe forse rientrare, a fatica, nello steamfantasy, ma anche questa è una definizione che prenderei con le pinze), quindi, se siete appassionati di steampunk vero e cercate un romanzo che si rifaccia alle opere di Jeter, Blaylock, Powers, Di Filippo, Moorcock o a "La macchina della realtà" di Gibson e Sterling, potrebbe non essere l'opera che fa per voi.
          Della trilogia di Queste oscure materie ho letto soltanto La bussola d'oro molto tempo fa e non mi pare c'entri nulla (il che di per sé non è né un pregio né un difetto, credo); vorrei rassicurarvi sul fatto che neanche con Twilight fortunatamente c'entra nulla (né per personaggi, né per atmosfere, né tanto meno per la "storia d'amore"), se escludiamo il fatto che sul Polo è presente un clan di cacciatori
          Anche con Hunger Games non ci azzecca niente: è vero che ci sono complotti politici e che sul Polo vige una rigida divisione in caste (situazione peraltro comune in molte altre distopie e che non è certo una prerogativa di HG), ma nessuno cerca di "rovesciare un sistema di potere".
          La saga di Harry Potter per certi versi è l'accostamento più sensato: tra tutti i titoli a cui Fidanzati dell'inverno è stato paragonato è sicuramente quello che gli si avvicina di più per atmosfere e ambientazione e diversi dettagli, pur mantenendo una loro originalità, rimandano molto all'immaginario e allo stile di J.K. Rowling (su Anima le case hanno un loro carattere e sono sensibili all'umore di chi le abita, quindi gli oggetti talvolta si muovono in modo simile a come succede a Hogwarts o nel castello della Bella e la Bestia; sul Polo le illusioni regnano sovrane, quindi passando da un ambiente all'altro cambia radicalmente l'arredamento e il clima senza soluzione di continuità e anche gli spazi si possono deformare, il che mi ha ricordato il Ministero della Magia inglese col suo "finto meteo" e le tende da campeggio ampliate internamente con la magia; il potere di Ofelia di leggere gli oggetti per certi versi ricorda l'immersione nei ricordi attraverso il Pensatoio di Silente; pur essendo un romanzo fantasy ha una componente preponderante di mystery che rimanda molto alla commistione di generi in HP, in particolare c'è una parte che sfocia nel giallo puro - anche se secondo me non è gestita con l'eleganza e la maestria di J.K. Rowling; la classe politica è laida e corrotta, e anche l'uso dei giornali mi ha ricordato la critica alla stampa che la Rowling ha spesso mosso attraverso la Gazzetta del Profeta; inoltre Ofelia a un certo punto si troverà in una situazione che ricorda un po' alcuni dei soprusi subiti da Harry da parte dei Dursley).
          Io aggiungerei che ho trovato alcune affinità con un certo tipo di animazione giapponese, ma ne parlerò più avanti.

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          • Punto forte del romanzo sono sicuramente le ambientazioni: la Dabos padroneggia a meraviglia lo show, don't tell e riesce a rappresentare le scenografie in cui di volta in volta ambienta l'azione in modo estremamente vivido, concreto e sensoriale, cosicché il lettore riesce a visualizzare immediatamente gli ambienti (per quanto immaginifici possano essere) come se li avesse davanti agli occhi. In particolare ho apprezzato la partenza da Anima col dirigibile (la descrizione degli interni e il mal d'aria provato da Ofelia sono molto verosimili), l'arrivo a Città-cielo (non voglio spoilerare, ma quella parte è scritta talmente bene da mettere le vertigini) e il palazzo dell'ambasciatore (probabilmente il set più bello dell'intero romanzo, con alcune trovate che rasentano la genialità). Anche quando la Dabos si adagia su qualche topos un po' logoro e inflazionato (ad esempio il labirinto di specchi), per lo meno ha il buon gusto di scegliere qualcosa di suggestivo e sempre d'effetto e di non abusarne.
            Città-cielo è una specie di immenso castello di Howl galleggiante irto di torrette, ponti, scale, comignoli; si sviluppa verticalmente ed esistono vari ascensori che permettono di passare da un piano all'altro, ma ogni piano è a sua volta un dedalo inestricabile di viette e scale nel vuoto, e si passa da un ambiente all'altro attraverso porte che danno apparentemente nel nulla (talvolta però l'ambiente circostante muta da solo, lasciando intravedere solo per pochi istanti il suo vero aspetto). Come detto, le illusioni ammantano ogni anfratto di Città-cielo, rendendo del tutto imprevedibile immaginare che cosa si troverà appena voltato l'angolo: per certi versi ricorda le architetture nei sogni di Inception, con i loro paradossi e le loro transizioni.
            Anima, su cui si ambientano i primissimi capitoli del romanzo, è invece una location molto più rustica, anche se non priva del suo fascino: sebbene ce ne venga dato solo un brevissimo scorcio, il museo in cui lavora Ofelia è sicuramente l'elemento più steampunk del romanzo, e ho trovato simpatica l'idea delle case che si animano. Inizialmente però mi aveva fatto storcere un po' il naso l'atmosfera troppo "favolistica" (mi ha ricordato un po' la trilogia di Fairy Oak di Elisabetta Gnone): temevo che tutto si risolvesse in una trama semplicistica e infantile. Fortunatamente appena si arriva al Polo la solfa cambia: certo non si arriva mai al livello di cinismo, nichilismo, squallore e violenza di Cuore d'acciaio di Swanwick, ma il mood disneyano (nel senso negativo del termine) viene presto abbandonato per un'atmosfera più ambigua che mi ha ricordato, oltre al già citato Castello errante di Howl, anche La città incantanta sempre di Miyazaki, e Kuroshitsuji della Toboso (per l'ambientazione pseudo-vittoriana, la presenza dell'elemento soprannaturale, il contesto raffinato e decadente e un certo personaggio che per non fare spoiler non menzionerò).
            Se Anima può verosimilmente essere identificata con la Francia, il Polo mi sono fatta l'idea che corrisponda alla penisola scandinava o alla Groenlandia; la corte che popola Città-cielo però, per mollezza di costumi, licenziosità e congiure, coniuga il gusto del decadentismo e dell'estetismo con un modello tipico di alcuni regimi dell'Europa sud-occidentale dei secoli passati (penso in particolare alla corte della Reggia di Versailles o ai Borgia). In questo contesto, la piccola e provinciale Ofelia sembra un'Alice di Carroll precipitata tra la società de Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos e i balli in maschera di Doppio sogno di Schintzler.
            A livello di world building siamo su livelli discreti. L'ambientazione non è complessa come quella del già citato Cuore d'acciaio né articolata come quella del mondo di Harry Potter (o meglio, al momento ce ne viene dato uno scorcio troppo ristretto per poter dare una valutazione con cognizione di causa), ma è sicuramente più solida e innovativa rispetto al 99% degli high fantasy medievaleggianti di tokeniana memoria; non ci sono bizzarrie incredibili e fantasiose come nel ciclo di Ambergris di VanderMeer o come nei romanzi di Carlton Mellick III, e sono pochi anche gli elementi veramente originali, che non suonino derivativi, lo stesso non manca qualche trovata brillante. Per fantasia e creatività siamo quasi ai livelli di L'accalappiastreghe di Moers.
            Il sense of wonder non è esondante ma sprizza di tanto in tanto, in particolare nell'idea delle "stanze nelle stanze" che si trovano al palazzo di Chiardiluna (non spiego meglio il concetto per non rovinare troppo la sorpresa, ma è una delle invenzioni della Dabos che mi ha più positivamente colpita, e la scena in cui ci viene mostrata ha un ottimo livello di suspense).

            La trama non ha guizzi fenomenali, ma possiede una buona dose di conflitto e azione. La struttura è solida, con una divisione in atti rigorosa e un arco di trasformazione del personaggio di Ofelia non ineccepibile ma comunque degno.
            Il ritmo nel complesso è buono: inizialmente ingrana un po' a fatica, l'incipit è poco coinvolgente e il primo atto un po' farraginoso, ma appena Ofelia arriva al Polo la storia decolla e le restanti 400 pagine volano (capita di tanto in tanto qualche momento morto, ma viene risolto in fretta senza dare il tempo al lettore di annoiarsi). C'è qualche punto che ho trovato un po' forzato, come se venissero usati con scarsa convinzione dei pretesti giusto per generare determinate conseguenze e mandare avanti la storia, e alcuni nodi della trama vengono risolti in modo non molto elegante (in particolare la sottotrama gialla che si presenta a un certo punto, e che per fortuna non è di grande importanza), ma nel complesso nulla che infici il risultato nel suo insieme.
            L'andamento della storia è un po' ondivago, nel senso che non è chiarissimo dove si voglia andare a parare: conosciamo da subito la situazione di Ofelia e la sua posta in gioco (è costretta a sposare un uomo che non conosce e che non ama, ma non vuole arrendersi al destino impostole), sappiamo in che contesto viene inserita (il suo futuro matrimonio con Thorn sembra rimettere in discussione gli equilibri di potere all'interno della corte, generando congiure e macchinazioni ai danni di entrambi; diventa quindi indispensabile per Ofelia ingegnarsi per non essere accoppata o maltrattata durante gli otto mesi di fidanzamento che la separano dal matrimonio), ci viene fornito qualche altro elemento che capiamo si rivelerà importante in futuro (all'inizio del romanzo viene menzionato un Libro posseduto da Artemide - tutti gli Spiriti di famiglia a quanto pare ne hanno uno, anche Faruk - ma impossibile da leggere dai lettori, ed è evidente che esso si rivelerà cruciale più avanti) e nel finale si svelano alcuni segreti sul motivo per cui Thorn ha chiesto in sposa un'animista come Ofelia, ma manca un quadro della sovrastruttura generale della saga.
            Tuttavia questo primo volume, pur lasciando ovviamente aperte moltissime questioni, porta a compimento l'asse della sua premessa implicita, che potremmo riassumere con: in un mondo di falsità e menzogne, l'onestà e la sincerità sono valori incorruttibili.

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            • I personaggi sono l'elemento che, da quel che ho visto in giro, è stato più criticato di questo romanzo (non da tutti, è chiaro, ma è il difetto che è stato rilevato più spesso), ma io non mi trovo d'accordo.
              Lungi da me sostenere che la Dabos abbia un talento sopraffino nel tratteggiare sofisticate psicologie, ma secondo me molti personaggi sono più studiati e complessi di quanto alcuni lettori abbiano colto.
              Per esempio Ofelia è stata tacciata di essere la classica ragazza da young adult: è imbranata, impacciata, di costituzione minuta e cagionevole (starnutisce in continuazione ed è costantemente raffreddata). Tuttavia ci viene spiegato che la sua goffaggine è dovuta a un incidente occorso quando aveva tredici anni: la prima volta che ha cercato di attraversare uno specchio è rimasta incastrata a metà per varie ore; in seguito si è sottoposta a riabilitazione, ma ciononostante le sono rimasti degli sfasamenti nella coordinazione motoria. In pratica è come se avesse una sorta di "disabilità" - la Dabos ha preso quindi un cliché da young adult e gli ha creato intorno una cornice che lo giustifica e che anzi apporta maggiore verosimiglianza al mondo che descrive e al personaggio stesso di Ofelia (un po' come in Una tomba per le lucciole, in cui la sorellina del protagonista apparentemente sembra disegnata con i classici pomelli rossi stile Heidi ma si scopre che in realtà ha un eritema sulle guance, e quello che sembrava un vezzo del character design acquisisce così realismo e verosimiglianza). Inoltre Ofelia ha una personalità particolare e ben delineata: è taciturna, discreta, introversa e non ama esporsi troppo per amore del quieto vivere, ma è anche molto schietta e onesta (solitamente piuttosto che mentire preferisce tacere, e quando decide di aprire bocca è sempre sincera - eccetto in una circostanza, in cui però ha ottime ragioni per mentire - per quanto scomodo possa essere ciò che ha da dire). Mi ci sono rivista abbastanza. La sua fragilità esteriore contrasta con la sua personalità: è tanto delicata esteriormente quanto solida, quasi coriacea interiormente. Non piange mai, non si lamenta, fa sempre quel che c'è da fare e questo non perché sia remissiva ma perché è abbastanza sveglia da capire cosa conviene fare per sopravvivere nel covo di serpi in cui è finita. Non manca di spirito d'inventiva e di intraprendenza (che talvolta sconfina nell'imprudenza, pagandone sulla sua pelle le conseguenze, ma imparerà dai suoi errori). Ha un animo sensibile ed empatico, ma allo stesso tempo è come se i suoi sentimenti e la sua capacità emotiva fossero un po' "anestetizzati". Mi è piaciuto molto poi il modo in cui usa i suoi poteri: li manifesta di rado, soprattutto la lettura degli oggetti che per forza di cose è limitata data sia la deontologia dei lettori sia il senso del dovere e il rispetto della privacy altrui di Ofelia, ma li usa sempre a proposito e in modo ingegnoso, soprattutto l'attraversamento degli specchi (che in un paio di contesti è impiegato in modo davvero brillante e originale). Il potere di attraversare gli specchi riassume inoltre in chiave allegorica il senso del romanzo: finché resterà fedele a sé stessa, finché riuscirà a guardarsi allo specchio e a riconoscersi, lei sarà un'Attraversaspecchi.
              Anche Thorn è stato piuttosto criticato: si è detto che è un personaggio monodimensionale, sessista, classista e detestabile, tutte caratteristiche su cui io non concordo. E' vero che ci viene presentato come sgarbato, scostante, cafone, rude, sprezzante, insofferente e insensibile, una combo di Darcy, Heathcliff e Vegeta, ma questo solo all'inizio; col passare del tempo scopriamo che sotto la sua apparenza glaciale, flemmatica e distaccata cela invece un magma di sentimenti, emozioni e pensieri in continuo ribollimento. La Dabos è stata anche brava a evitare l'effetto "personaggio tenebroso e misterioso che nasconde un segreto" e che qualunque lettore un po' smaliziato avrebbe sgamato subito: nonostante sia un alto funzionario ha delle cicatrici sul viso e sul corpo che rendono immediatamente lampanti i maltrattamenti e le aggressioni che deve aver subìto in vita sua e che l'hanno indurito, e appena Ofelia giunge alla dimora della zia di Thorn questa le racconta alcuni dettagli del background del futuro sposo che fanno luce sulla sua personalità, quindi le carte in tavola vengono scoperte abbastanza in fretta (anche se rimangono oscuri alcuni dettagli che verranno svelati più avanti). Trovo anche assurde tanto le accuse di sessismo (come si fa a dire una cosa del genere di un personaggio il cui unico affetto, per quanto manifestato in modo anomalo, è rappresentato da sua zia, cioè una donna, e che prende spesso e volentieri a pesci in faccia molti uomini?) quanto di classismo (basti pensare al modo in cui tratta esponenti di spicco dell'alta società nonché l'opinione che nutre nei confronti dei ministri del regno e in generale di tutti i membri della corte) - è la struttura sociale del Polo ad essere rigidamente gerarchica e classista in sé, non Thorn in particolare. Io direi piuttosto che è un misantropo - come dice di lui un altro personaggio, "tutti odiano l'intendente e l'intendente odia tutti". Mi piace! Thorn è forse l'unico cortigiano di tutto il Polo a non indossare mai una maschera, a non nascondere mai il suo disprezzo per la società in cui vive e a non fare quasi mai buon viso a cattivo gioco, e per questo è detestato ed emarginato da chiunque.
              I personaggi secondari sono abbastanza poco approfonditi, ma per molti di questi va anche bene così (ad esempio la zia Roseline, la parente che ha accompagnato Ofelia al Polo per farle da chaperon durante il periodo di fidanzamento, è una spalla comica e non ambisce ad essere niente più di questo). Altri personaggi invece secondo me hanno una discreta introspezione, ad esempio Berenilde, la zia di Thorn. Io penso che il problema della Dabos non risieda tanto nella sua capacità o meno di caratterizzazione quanto nello stile: le sfumature dei suoi personaggi a volte sono rappresentate con tratti un po' grossolani e con dettagli un po' troppo espliciti che fanno perdere di efficacia e sottigliezza, ma è un problema che sarebbe facilmente risolvibile curando meglio in qualche passaggio la scrittura piuttosto che rivedendo la caratterizzazione. Diciamo che, laddove J.K. Rowling con pochissimi particolari appena accennati su uno sguardo, un tic, un gesto riusciva a dare un quadro ben più ampio di quel personaggio (o per lo meno dell'impressione che Harry ne aveva), la Dabos manca un po' di finezza.
              C'è solo un personaggio che ho trovato gestito davvero male, serviva qualche dettaglio in più per generare il giusto livello di ambiguità che rendesse comprensibile il suo comportamento (quel livello che, una volta svelata la sua vera natura, ti faccia esclamare: "è vero, adesso quei dettagli che avevo visto in un certo modo acquistano tutto un altro senso!", che era ciò in cui J.K. Rowling eccelleva).

              Lo stile è molto buono, con picchi di eccellenza, e devo dire che non me lo sarei aspettato dall'incipit che parte con un esecrabile narratore onnisciente: per fortuna il romanzo si assesta presto sui binari della terza persona limitata dal punto di vista di Ofelia, anche se non sempre rigorosissima (in qualche punto si ricade nel narratore onnisciente, ma niente che davvero comprometta la lettura).
              Il linguaggio è semplice e concreto e la scrittura pulita e trasparente: la Dabos non lascia mai trasparire la sua presenza (anche quando interviene il narratore onnisciente è sempre un narratore impersonale e super partes, che non si lascia andare in giudizi sulla storia o sui personaggi) e lascia il lettore libero di esplorare con i suoi occhi i meandri del mondo da lei creato.
              Come dicevo anche sopra, la Dabos impiega magistralmente lo show, don't tell, rendendo la sua scrittura molto immersiva, fluida e sensoriale. Il suo punto forte sono senz'altro le descrizioni, soprattutto degli ambienti, sebbene non se la cavi male nemmeno nei dialoghi (non avrebbe guastato di tanto in tanto un po' di conflitto in più e qualche dialogue tag in meno - ha il vizio di aggiungere un po' troppi dettagli sull'intonazione e l'espressione dei parlanti, invece di lasciare che le battute parlino da sole). A volte è un po' ripetitiva anche nelle descrizioni dei personaggi, soprattutto di Thorn - va benissimo ripetere alcuni particolari (Flaubert sosteneva che un dettaglio vada ribadito almeno tre volte perché il lettore creda davvero nella sua esistenza), ma avrei preferito un po' più di varietà: ho perso il conto delle volte in cui ci viene ripetuto che Thorn "è irragionevolmente alto", "ha delle gambe interminabili", "è scheletrico", "il suo profilo è tagliato con l'accetta" e così via.
              Grazie alla sua ottima padronanza dello show, don't tell, la Dabos solitamente riesce a scampare il pericolo-infodump, tuttavia in qualche (raro, per fortuna) caso subisce delle brutte cadute in cui riversa informazioni statiche (e almeno in un caso anche inutili) senza integrarle adeguatamente nel tessuto narrativo, o in cui ricorre all'orrido espediente delle domande retoriche che Ofelia si auto-pone.

              Nel complesso l'ho trovato un buonissimo romanzo, un eccellente esordio e un ottimo primo capitolo di una saga che non vedo l'ora di proseguire

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              • Ottima rece.
                Ribadisco, dovresti aprirti un blog
                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                • Sto leggendo il libro da cui Tarkovskij ha tratto il suo Stalker. Non c'entra praticamente nulla col film, se non qualche cosina ina ina, ma è molto interessante. Si chiama Picnic sul ciglio della strada.
                  E' anche molto simile all'Area X (di cui ho adorato il primo libro, ho faticato alla fine del secondo e non ho letto il terzo per noia) seppur un pelo più filosofico e "russo".

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                  • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                    Ottima rece.
                    Ribadisco, dovresti aprirti un blog
                    L'hai letta tutta?
                    Grazie
                    Ma sai che per il blog ci sto pensando seriamente da un po' di tempo? E' che dovrei mettermi a imparare da 0 o quasi un po' di cose per sistemarlo come si deve (dovrei ripassarmi i rudimenti di HTML e CSS per rendere il template dinamico, assicurarmi che il design sia responsivo, curare la grafica, studiare l'organizzazione dei contenuti, personalizzare la sidebar, capire come funziona l'ottimizzazione in ottica SEO e via dicendo...), e manca il tempo (senza contare il fatto che scrivo molto lentamente e rischierei di aggiornarlo ogni morte di papa, quindi non so se ne varrebbe la pena)

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                    • Originariamente inviato da Enfad Visualizza il messaggio
                      L'hai letta tutta?
                      Grazie
                      Ma sai che per il blog ci sto pensando seriamente da un po' di tempo? E' che dovrei mettermi a imparare da 0 o quasi un po' di cose per sistemarlo come si deve (dovrei ripassarmi i rudimenti di HTML e CSS per rendere il template dinamico, assicurarmi che il design sia responsivo, curare la grafica, studiare l'organizzazione dei contenuti, personalizzare la sidebar, capire come funziona l'ottimizzazione in ottica SEO e via dicendo...), e manca il tempo (senza contare il fatto che scrivo molto lentamente e rischierei di aggiornarlo ogni morte di papa, quindi non so se ne varrebbe la pena)
                      Sisi, tutta. L'atmosfera mi ha ricordato certe puntate del Doctor Who...con i lnuovo pianeta che fa da sfondo ad una trama piuttosto fantasy piu che di fantascienza.
                      Per il blog...non conosci nessuno pratico di web designing? Per i contenuti potresti recuperare certi post messi sul forum e rielaborarli. Ciò accellerebbe il tuo lavoro.
                      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                      Spoiler! Mostra

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                      • Originariamente inviato da Enfad Visualizza il messaggio
                        vorrei rassicurarvi sul fatto che neanche con Twilight fortunatamente c'entra nulla (né per personaggi, né per atmosfere, né tanto meno per la "storia d'amore"), se escludiamo il fatto che sul Polo è presente un clan di cacciatori
                        Perfetto, ma mi avevi già convinto a questo punto della rece:
                        In un imprecisato futuro, il mondo è stato mandato in frantumi da un non meglio specificato Dio (in alcuni passaggi viene menzionato Odino, ma non è sicuro che si tratti di lui): i frammenti di pianeta sopravvissuti alla Lacerazione costituiscono le Arche, sorta di regni orbitanti attorno al Nocciolo del mondo - ovvero il più grande residuo della Terra (una massa vulcanica inabitabile perennemente attraversata da folgori e avvolta da idrometeore) - e la cui struttura ricorda vagamente il sistema dei villaggi di Naruto. Ogni Arca ha una popolazione discendente da uno Spirito di famiglia, entità che sembrano un incrocio tra gli dei dell'Olimpo e quelli del romanzo Pan di Francesco Dimitri (ovvero creature soprannaturali e immortali ma che convivono e interagiscono con l'umanità... Delle specie di Dottor Manhattan senza mutazione, circa); le popolazioni delle diverse Arche si distinguono le une dalle altre dai poteri, oltre che dagli usi e costumi.
                        E i paragoni successivi non hanno fatto altro che incuriosirmi ulteriormente (tra l'altro Cuore d'acciaio l'ho letto di recente, e apprezzato molto)

                        Originariamente inviato da teo Visualizza il messaggio
                        Sto leggendo il libro da cui Tarkovskij ha tratto il suo Stalker. Non c'entra praticamente nulla col film, se non qualche cosina ina ina, ma è molto interessante. Si chiama Picnic sul ciglio della strada.
                        E' anche molto simile all'Area X (di cui ho adorato il primo libro, ho faticato alla fine del secondo e non ho letto il terzo per noia) seppur un pelo più filosofico e "russo".
                        Niente male la trilogia dell'Area X, anche se pure io ho preferito il primo al secondo (e pure al terzo, che però ho trovato migliore del secondo). Il terzo ti consiglierei di leggerlo ugualmente almeno per avere un quadro completo della vicenda, visto che diversi nodi vengono al pettine. E mi è piaciuto anche il film tratto (abbastanza liberamente) dalla saga libraria

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                        • Originariamente inviato da Lord Vell Visualizza il messaggio
                          Niente male la trilogia dell'Area X, anche se pure io ho preferito il primo al secondo (e pure al terzo, che però ho trovato migliore del secondo). Il terzo ti consiglierei di leggerlo ugualmente almeno per avere un quadro completo della vicenda, visto che diversi nodi vengono al pettine. E mi è piaciuto anche il film tratto (abbastanza liberamente) dalla saga libraria
                          Ma in realtà a me il primo è piaciuto tantissimo (letto in soli due giorni) proprio perché non spiega nulla. E' una semplice esperienza esplorativa. I nodi che vengono al pettine non mi interessano proprio, rovinano tutta la splendida atmosfera

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                          • Originariamente inviato da Lord Vell Visualizza il messaggio
                            Finito di leggere Macerie prime di Zerocalcare.[...]
                            Difficile dire se sia davvero l'opera migliore di Zerocalcare (a caldo mi verrebbe da dire di sì), sicuramente è già la mia preferita ad un giorno dalla fine della lettura
                            Bella rece...

                            Di Zerocalcare, fino a un mese fa, avevo letto solo il bellissimo e commovente contributo alle Unioni Civili per WIRED. Poi finalmente mi sono deciso e ho cominciato a spararmi tutte le sue cose in ordine cronologico... per ora ho letto LA PROFEZIA DELL'ARMADILLO, UN POLPO ALLA GOLA, OGNI MALEDETTO LUNEDI' SU DUE e DODICI... Mi sono tutti piaciuti molto (vabbe' DODICI è una sciocchezzuola, ma comunque divertente), soprattutto per il bellissimo equilibrio fra il divertimento - tanti i momenti in cui sono scoppiato a ridere da solo, buttato sul letto magari alle due di notte - e la malinconia anche lancinante di certi passaggi, come il finale raggelante del Polpo... ma gli esempi si sprecherebbero. Adesso ho lì pronti, già comprati, DIMENTICA IL MIO NOME e KOBANE CALLING... li sto inframezzando ai romanzi "tradizionali" (un po' come le famiglie!). Dopo JAMAICA INN della Du Maurier (carino, via, ma un po' datatello), mi sono letto l'esordio letterario di Gino Vignali (quello di Gino & Michele) con LA CHIAVE DI TUTTO, un godibile poliziesco in salsa romagnola; il vincitore dell'ultimo premio Pulitzer per la narrativa, LESS di Andrew Sean Greer (molto bello - anche questo divertente e commovente insieme - storia di uno scrittore gay alle soglie dei 50 che organizza un tragicomico giro del mondo per sfuggire all'invito alle nozze del suo ex) e ora mi sono buttato su IL FALO' DELLE VANITA' di Tom Wolfe, per celebrarne la recente scomparsa: per il momento mi sembra all'altezza della sua fama... alla fine recupererò sicuramente anche il film di De Palma, uno dei pochissimi suoi a mancarmi, anche se so che è considerato una ciofeca.

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                            • dimentica il mio nome e la seconda parte di macerie prime secondo me sono i suoi due migliori lavori
                              kobane calling anche, ma è un'opera un pò troppo diversa dalle altre per poter essere messa sullo stesso livello


                              Honour to the 26s

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                              • Originariamente inviato da teo Visualizza il messaggio

                                Ma in realtà a me il primo è piaciuto tantissimo (letto in soli due giorni) proprio perché non spiega nulla. E' una semplice esperienza esplorativa. I nodi che vengono al pettine non mi interessano proprio, rovinano tutta la splendida atmosfera
                                Ah, perfetto! Comunque non vengono al pettine proprio tutti i nodi, su diversi punti VanderMeer rimane volutamente vago e fumoso (e non aggiungo altro per non spoilerare), ma arrivati alla fine si avvertono una certa circolarità e una certa coesione della trilogia nel suo insieme

                                Originariamente inviato da ColonelBlimp Visualizza il messaggio

                                Bella rece...
                                Grazie Potrei sbagliarmi, ma se hai apprezzato i primi libri di Zero credo proprio che ti piaceranno molto anche i successivi (tra l'altro gli eventi del Polpo avranno un'importanza fondamentale per quel che verrà narrato in Macerie prime)

                                Originariamente inviato da Uncle Scrooge Visualizza il messaggio
                                dimentica il mio nome e la seconda parte di macerie prime secondo me sono i suoi due migliori lavori
                                kobane calling anche, ma è un'opera un pò troppo diversa dalle altre per poter essere messa sullo stesso livello
                                Quotone! Ma estenderei la qualifica di lavoro migliore anche alla prima parte di Macerie prime (perchè li considero un'opera sola a tutti gli effetti)

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