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  • Ho iniziato a leggere "Candido e L'ottimismo" di Voltaire.
    Che dire...sono sorpreso! Praticamente è Fantozzi, ma 100 anni prima di Villaggio. Candido subisce una serie di sfighe una dopo l'altra, raccontate con un aplomb molto anglosassone e distaccato (a cui, credo, Villaggio si sia ispirato), e presenta una serie di personaggi moralmente orripilanti, chiaramente ispirati al genere del racconto picaresco (ma anche al Satyricon Petroniano). A volte si può restare turbati da ciò che può sembrare una frase eccessivamente discriminatoria o misogina, o antisemita, o xenofoba, al punto da sospettare che Voltaire sia razzista...ma ad un certo punto l'accumulo di tale frasi è tale da renderti consapevole che l'obbiettivo dell'autore è di realizzare un libro misantropo, in cui tutti i personaggi, oltre che perseguitati da innumerevoli sfighe, sono personaggi gretti. Lo stesso Candido, nonostante il nome, si macchia di vari delitti passionali.
    Oltretutto, il che sorprende, è un testo che non disdegna un linguaggio forte o anche pepato (cito ad esempio il brano in cui una serva, dopo essere stata violentata da una intera ciurma di stranieri, sviene esausta sulla spiaggia e, al suo risveglio si ritrova un eunuco addosso, il quale impreca: "Che sfortuna non avere più il c####"). Giuro, non sto inventando nulla.

    Ad un certo punto si sfiora una tematica già affrontata ne I Viaggi di Gulliver, ossia l'eroe raggiunge un eden fantastico, dove ricchezza, invidie o altro non esistono....eppure decide di lasciarlo...in parte per inseguire la donna che ama (Cunegonda....un nome di persè molto fantozziano), in parte perchè preferisce essere ricco nel nostro mondo che non uguale agli altri in quell'eden.
    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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    • buondì, torno in questi lidi per il mio solito recap delle letture estive durante i due mesi di eremitaggio alpino. Quest anno è stato più deludente dell'anno scorso dal punto di vista letterario: meno scoperte, qualche conferma ma anche svariate delusioni (ho compunque mantenuto l'orgogliosa media di un libro ogni 3,75 giorni )

      si parte in leggerezza con due fantasy: Fuoco e sangue del vecchio Martin conferma ciò che già si sapeva di questo scrittore: capacità di affascinare e risucchiare in un modo ottimamente costruito nonostante una scrittura piatta e banale, bravo cicciopanzo!, viceversa La principessa Insonnia del mio amato Moers è stata una delle grandi delusioni (forse la più scottante) dell'estate e tutto quello che amavo di questo teutonico mancava. Peccato.
      Seguono un saggio storico sull evoluzione (L'orologiaio cieco del prof Dawkins) e le memorie di Humboldt: L'invenzione della natura, piacevoli ma niente per cui strapparsi i capelli, idem dicasi per la terzina di "classici d'avventura" (Michele Strogoff di Verne, Lupo di mare di London, I tre moschettieri di Dumas). Sempre sul versante memorie, Niente di nuovo sul fronte occidentale.
      Sul fronte nostrano ho ivece recuperato due di Marone (Magari domani resto, Tutto sarà perfetto) e Le otto montagne di Cognetti: il primo è un ottimo romanzo agrodolce come quelli che piacciono a me, mentre il secondo tende ad esagerare il lato agro diventando in certi passaggi eccessivamente insostenibile, Le otto montagne è scivolato senza fare danni nè impressioni significative. Piacevolissime distrazioni sono state A volte ritorno, di John Niven, e Il lamento del prepuzio di Shalom Auslander: romanzi leggeri che si leggono in un pomeriggio e fanno ridere a voce alta. Avercene.
      Confermo di avere un problema con McCarthy: ho infatti avuto serie difficoltà a finire Meridiano di sangue, ma credo sia un problema mio quindi lascerò andare questo scrittore per la sua strada. Viceversa, non mi sento in difetto a considerare WIlbur Smith uno dei peggiori romanzieri di successo: Il leone d'oro è un'accozzaglia di luoghi comuni e banalità che davvero non capisco come faccia tale scrittore ad avere il successo che ha. Superiore è stato I pilastri della terra: vero mattone dell'estate, le 1000 e passa pagine scorrono senza ostacoli ma data la fama mi aspettavo qualcosa di più


      Honour to the 26s

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      • Ho iniziato Moby Dick.
        Procedo molto lentamente per via di vari impegni e situazioni varie.
        Ero prevenuto perchè avevo detestato Billy Bud, dello stesso autore.
        Che dire, i primi capitoli sono meravigliosi. Un romanzo d'avventure divertente, cinematografico nello stile, che riesce a trasmetterti con una valanga di dettagli le atmosfere, lo stupore, gli odori, i sapori a cui va incontro il protagonista.
        Tutta la parte nella locanda, dove un angolo viene costruito con le mandibole di una balena, e il successivo incontro con un bizzarro personaggio scorrono che un piacere.
        Purtroppo ammetto di non avere il protagonista nelle mie corde, essendo eccessivamente lontano dal mio carattere.
        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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        • bravo mi fa piacere
          diciamo che Ismaele è un personaggio abbastanza neutro, che funge più da spettatore che altro

          tienici aggiorniati man mano


          Honour to the 26s

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          • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
            Ho iniziato a leggere "Candido e L'ottimismo" di Voltaire.
            Che dire...sono sorpreso! Praticamente è Fantozzi, ma 100 anni prima di Villaggio. Candido subisce una serie di sfighe una dopo l'altra, raccontate con un aplomb molto anglosassone e distaccato (a cui, credo, Villaggio si sia ispirato), e presenta una serie di personaggi moralmente orripilanti, chiaramente ispirati al genere del racconto picaresco (ma anche al Satyricon Petroniano). A volte si può restare turbati da ciò che può sembrare una frase eccessivamente discriminatoria o misogina, o antisemita, o xenofoba, al punto da sospettare che Voltaire sia razzista...ma ad un certo punto l'accumulo di tale frasi è tale da renderti consapevole che l'obbiettivo dell'autore è di realizzare un libro misantropo, in cui tutti i personaggi, oltre che perseguitati da innumerevoli sfighe, sono personaggi gretti. Lo stesso Candido, nonostante il nome, si macchia di vari delitti passionali.
            Oltretutto, il che sorprende, è un testo che non disdegna un linguaggio forte o anche pepato (cito ad esempio il brano in cui una serva, dopo essere stata violentata da una intera ciurma di stranieri, sviene esausta sulla spiaggia e, al suo risveglio si ritrova un eunuco addosso, il quale impreca: "Che sfortuna non avere più il c####"). Giuro, non sto inventando nulla.

            Ad un certo punto si sfiora una tematica già affrontata ne I Viaggi di Gulliver, ossia l'eroe raggiunge un eden fantastico, dove ricchezza, invidie o altro non esistono....eppure decide di lasciarlo...in parte per inseguire la donna che ama (Cunegonda....un nome di persè molto fantozziano), in parte perchè preferisce essere ricco nel nostro mondo che non uguale agli altri in quell'eden.
            Tutto giusto, ma considera ancora un aspetto in più. Il Candido di Voltaire è una voluta confutazione, in chiave parodistica, di Leibniz e della sua concezione per cui noi abitiamo nel migliore dei mondi possibili.

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            • appena finito Le montagne della follia di Lovecraft
              mah, onestamente mi aspettavo molto ma molto di più


              Honour to the 26s

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              • Primi regali scartati.
                Gli amici mi hanno regalato: Il ciclo della fondazione di Asimov e Le notti di Salem di King. Due autori che ho sulla To Be Read List con molte opere da recuperare
                Ho insistito affinchè mi scrivessero una dedica all'interno, dato che non li leggerò subito (sono volumi molto.....voluminosi XD, e provare a studiare programmazione, leggere articoli di psicologia e finire Moby Dick, di cui sono ancora al 10%, non aiuta XD XD).

                Comunque sono molto contento di questi due tomi che orneranno la mia libreria e rimarranno come ricordo di chi, regalandomeli, ha pensato a me
                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                  Primi regali scartati.
                  Gli amici mi hanno regalato: Il ciclo della fondazione di Asimov e Le notti di Salem di King.
                  E' una lettura molto snella; se è l'edizione che credo, contiene ben 4 romanzi in un unico tomo. Di questi 4 il primo (Prima Fondazione) contiente brevi racconti abbastanza slegati fra loro, quindi è molto leggero. Anche il secondo e il terzo sono molto leggeri, visto che si dividono ciascuno in due parti abbastanza slegate, che possono essere lette separatamente anche a distanza di tempo. Il quarto (L'orlo della fondazione) è l'unico romanzo "una tantum", ed è anche quello più impegnativo (metà pagine del tomo).
                  Facci sapere
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                  • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio

                    E' una lettura molto snella; se è l'edizione che credo, contiene ben 4 romanzi in un unico tomo. Di questi 4 il primo (Prima Fondazione) contiente brevi racconti abbastanza slegati fra loro, quindi è molto leggero. Anche il secondo e il terzo sono molto leggeri, visto che si dividono ciascuno in due parti abbastanza slegate, che possono essere lette separatamente anche a distanza di tempo. Il quarto (L'orlo della fondazione) è l'unico romanzo "una tantum", ed è anche quello più impegnativo (metà pagine del tomo).
                    Facci sapere
                    Bhe, dovrei anche rileggere dei racconti di Asimov prima di approcciarmi a questo super testo .
                    Più che altro mi spaventa la mole di libri da leggere, starò a posto per un pò XD

                    Anche se avevo una mezza intenzione di acquistare L'umorismo di Bergson
                    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                    • Altri manga letti:


                      My lesbian experience with loneliness

                      Breve (si legge in mezz'ora) storia autobiografica, è stata una lettura durissima nonostante il tono leggero ed i contrappunti d'umorismo. Si va a parlare di malattia mentale, inettitudine, ricoveri in ospedali psichiatrici, disoccupazione, isolamento, di tutto e di più. E sapendo che è autobiografico in certi passaggi non potevo fare a meno di immaginarmi i fatti concreti e dolorosi, che stridono coi disegnini stilizzati e gradevoli. Mi ha scosso (e di questi tempi non è facile), anche perché talvolta mi ci sono riconosciuto, e sicuramente lo rileggerò prima o poi.
                      I disegni si discostano da quelli tipici di un manga e sono molto gradevoli, in più si distinguono perché oltre al classico bianco e nero si fa largo uso di rosa pastello.



                      Inuyashiki
                      Una boiata. Storia di un vecchio che nessuno rispetta minimamente e di un ragazzo sociopatico che per un incidente guadagnano dei super poteri che li rendono invincibili. Uno li userà per il bene l'altro per il male (scopiazzando da Akira e mille altre robe).
                      L' unico dato interessante è che la storia evidenzia come nessuno sospetti dell'"identità segreta", dei superpoteri del vecchio, perché i vecchi sono ai margini della società, considerati un peso e trascurati. Per il resto è la fiera degli stereotipi, la banalità dei contenuti e delle caratterizzazioni è fuori scala, e c'è pure un finale buonista che spunta fuori per redimere il ragazzo sociopatico ed evitare che il vecchio si sporchi le mani.


                      Claymore
                      Una boiata. L'inizio non è male, il dualismo umano/mostro, mezzi-mostri ecc. è un tema sempre interessante per quanto stra-visto (e con ben altro spessore). Già dall'inizio però si inizia a fare casino coi rapporti di forza tra guerriere (e più in là diventerà un puttanaio wathever) ed il sistema di poteri. Dopo un po' sembra che la storia si allarghi peccato che il world-building ed i rapporti di forza tra fazioni non sono ben definiti e cambiano all'occorrenza. Via via gli scontri diventano ripetitivi (con degli orribili momenti dragon ball) e si sente che tanta roba è infilata per allungare il brodo.
                      Ma veniamo al peggio: lo spessore psicologico dei personaggi è pari a zero tolta la protagonista (ma solo per i primi volumi). Per dare il colpo di grazia i volti si somigliano tutti (l'autore non è in grado di disegnarli diversi), sicchè sono un po' tutti intercambiabili.
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                      • consiglio a tutti di leggere Il priorato dell'albero delle arancie
                        per chi già legge fantasy e per vuole iniziare, andate oltre le prime cento pagine e non riuscirete a smettere fino alla fine.
                        "Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l'essenza di memorie future. La fratellanza d'armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi."

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                          L’INQUILINO di Marco Vichi
                          Guanda Editore. 142pp. 12,00€.
                          Sulle spese, Carlo, traduttore in Firenze, fitta una stanza del suo appartamento condominiale di proprietà; e così si ritrova per casa tal Fred, immediatamente irritante, sfacciato, opportunista e scroccone. Vuoi una certa insicurezza caratteriale e vuoi il peso di una protratta solitudine , anche se vorrebbe quanto prima liberarsi dell’inquilino il padrone di casa inizia piuttosto ad accumulare nervosismo e risentimento , congetturando le peggio cose sullo spregevole; perfino la uccisione a scopo di rapina di una povera anziana “loro” dirimpettaia…Trovandosi avvilito e per paradosso ancora più povero di prima e mal conciliando la forzosa “convivenza” con le sue scadenze lavorative il Carlo riceve il “colpo di grazia” scoprendo del peraltro evasivo su diverse altre cose , che Fred garba sistematicamente a tutte le ragazze che piacciono anche a Lui! Spiazzato ed in competizione con la sua faccia tosta il tranquillo (sottopagato) professionista in pochi giorni va’ incontro, esasperandosi, ad uno stress nemmeno solo psicologico (sic!).Nel mentre viene accoppata , sempre nei dintorni, un’altra vecchietta…

                          L’introverso , arrendevole ed un po’rancoroso Carlo contro l’estroverso cialtrone smaliziato Fred fanno scintille brillanti in senso umoristico in questo spaccato esistenziale di “strana coppia” ancora ai tempi della lira ( il libro è uscito nella primavera del ’99), con dei risvolti “gialli” che puntellano la (loro)tensione interpersonale, principalmente giocata su frizzanti dialoghi e sulle masturbazioni mentali di Carlo, in qualche modo costretto a fare i conti con se stesso , ai suoi desideri esistenziali , messo alla frusta dal (in)decifrabile inquilino, che alla fine (il romanzo è piuttosto corto e gli avvenimenti sono compressi…)gli lascerà qualcosa in tutti i sensi. La prosa non va’ sul difficile nello snodare i termini e seppure la città sia molto presente in senso toponomastico viene evitata ogni contaminazione dialettale, favorendo una lettura scorrevole e discretamente divertente (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            IL PRIGIONIERO di Anna Laura Braghetti, Paola Tavella
                            Feltrinelli. 203pp.2003 e ristampe. 8,00€.
                            Il prima, il durante ed il dopo la militanza nelle Brigate Rosse di Anna Laura Braghetti, per un testo declinato in prima persona con il contributo della giornalista Paola Tavella , in XIII capitoli non in ordine cronologico ma facenti perno sul sequestro del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, ovvero dei 55 giorni che durò ed in cui la scrivente rivestiva un ruolo “militarmente” defilato ma con la cruciale consegna di vettovaglito, vigilanza del prigioniero e volto spendibile per dare una parvenza di buona borghesia alla angusta “prigione del popolo” che segregò Moro fin dal tragico agguato alla sua scorta (avvenuto il 16/03/1978). La diegesi non contempla, per sua intrinseca natura, un contraddittorio, sta dunque al lettore fare la “tara”del testo, magari individuando tratti di narcisismo, autoindulgenza ed “inevitabile” partigianeria che si porta dietro un racconto delle cose con un'impronta di prosa opportunamente asciutta e sfrondata da orpelli letterari . La “versione di Laura”appartiene ad una certa ortodossia di fondo sui fatti e personaggi da lei osservati, senza concessioni ad ipotesi arditamente “complottiste” ed estranee al nucleo dei “compagni ”, rintuzzate con risposte polemiche differite ad articoli ed editoriali usciti nei giorni caldi del cosiddetto “Affare Moro”. E d'altro canto la suddivisione compartimentata dei ruoli assegnati, insita nell'eversione armata, per definizione clandestina, diventa un naturale scudo per omettere informazioni all'epoca a lei incompetenti .Si alternano pagine relativamente leggere ed aneddotiche su usi e costumi comuni(sti) dei (sedicenti) rivoluzionari armati colti nelle loro necessità umanamente personali, e passaggi più densi sul rigore organizzativo ed ideologico delle BR, col tetragono obiettivo di agganciare un proletariato già svezzato a sinistra del PCI ed a cascata attivare una sollevazione generale contro il partito-stato, la DC, e i suoi “fantomatici” partner imperialisti. L'omicidio “politico” rimane uno spartiacque esiziale della lotta armata, superato con la molla ideologica e sebbene la Braghetti più volte ribadisca che una eventuale fuoriuscita leale dalle BR fosse un'occasione concessa e senza ritorsioni. Nel suo caso,con un percorso di ravvedimento passato anche dall'arresto nell'80 e successivi 22 anni di carcere continuativo , il senno del poi le fa trovare parole di rispettosa considerazione per le vittime cagionate, alimentando con ciò il retropensiero che Moro non fosse spacciato a priori nella condotta strategica del suo rapimento , almeno per la parte dei suoi aguzzini . E l'aver abbondantemente sperimentato il carcere diviene occasione per sovrapporsi , in parte, all'esperienza patita dallo statista democristiano , che dunque non si salvò causa concorso morale dei suoi colleghi istituzionali nel negare la pur minima contropartita interlocutoria , ossia di carattere politico, ai terroristi di matrice marxista-leninista. Nel '78 Anna Laura Braghetti & friends erano decisamente sordi ad appelli di tipo umanitario o volgarmente banditesco ( lei non ne scrive, ma tra le varie ipotesi di scambio c'era stata pure quella dello Stato che cacciava un riscatto in denaro …), delusi peraltro da non aver cavato (o capito?) granché dal “processo” intentato a Moro , con i riverberi testamentali del suo pensiero filtranti dalle lettere scritte di suo pugno ( in controllo ed integrità d'intelletto)e selezionate in allegato ai “Comunicati” brigatisti. Uscita di galera, bene o male come tutto il gruppo “di fuoco” di via Fani infine Anna Laura Braghetti dichiara il suo affetto amicale equamente diviso tra i due fratelli preti del Prof. Vittorio Bachelet ( da lei stessa “giustiziato” il 12/02/1980) e la Francesca Mambro ex dei NAR. Sic! Molte sfaccettature della verità processuale del Caso Moro negli anni sono state ricusate e confutate in maniera seria e convincente, motivo in più per accostarsi al libro con una scorta critica e dubitativa (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • Navigando in rete mi sono imbattuto in questo racconto che trovo molto interessante:

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                              Credo sia esplicativo di un certo atteggiamento moderno, ritrovabile anche ne il giovane Holder, un atteggiamento di rifiuto del meccanismo di annullamento dell'individuo in nome del profitto, ma affiancato dall'impossibilità di offire una alternativa, ritrovandosi nell'immobilismo più totale.
                              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                              • Da un mese mi sono arenato su Moby Dick XD
                                E niente...spero la quarantena mi spinga a riprendere in mano il romanzo (anche se, visto l'umore, mi sto dedicando a qualche Dylan Dog).
                                Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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